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Trento. Agricoltura biologica e biodiversità nel territorio, i risultati del progetto Terra, Aria e Acqua.

biodiversità argav

Sono stati presentati lo scorso 25 novembre presso la sala Falconetto di Palazzo Geremia a Trento i primi risultati del progetto promosso dal Biodistretto di Trento con il supporto del Comune e la consulenza scientifica del MUSE dedicato alla realizzazione di un grande catalogo della biodiversità che insiste nel territorio agricolo del comune capoluogo.

Terra, Aria e Acqua. Sono questi i tre elementi attorno ai quali l’omonimo progetto ha concentrato i suoi sforzi: ricerca, azioni condivise a favore della biodiversità, analisi di dettaglio e a scala di paesaggio, attività di divulgazione e coinvolgimento dei cittadini. Approcci e proposte diverse, indirizzati però ad una visione comune, basata sulla tutela e valorizzazione partecipata del territorio, sulla sostenibilità e sul buon uso degli ambienti agricoli e urbani, con un’attenzione ai paesaggi che li caratterizzano e alla loro biodiversità. 

Interventi. Presentando la serata il presidente dell’Associazione Biodistretto di Trento Giuliano Micheletti si è soffermato sull’importanza del ruolo dell’agricoltura biologica in favore della comunità cittadina sottolineando il valore del contadino inteso come custode della terra. Il vicesindaco e assessore all’agricoltura del comune di Trento Roberto Stanchina ha insistito nell’inserire il ruolo dell’agricoltura biologica nel tema più generale della transizione ecologica confermando l’impegno dell’amministrazione comunale nel portare avanti questo progetto che punta alla crescita della biodiversità nell’ambito cittadino. Il tutto in coerenza con l’Ordine del giorno recentemente approvato dal Consiglio comunale per il sostegno al settore biologico. Massimo Bernardi, sostituto direttore Ufficio ricerca e collezioni museali del MUSE ha ribadito la disponibilità del museo nel proseguire un’esperienza che ha anche l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico angoli di natura e di biodiversità presenti nel sistema agricolo cittadino di inestimabile valore naturalistico e sociale. Numerosi sono anche gli attori coinvolti nel progetto: le aziende del Biodistretto di Trento (Azienda agricola Foradori, Cantina Aldeno, Cantina La-Vis, Cantina Moser Trento, Cantina Sociale di Trento, Cantine Ferrari, Cooperativa Samuele, Maso Cantanghel, Maso Martis e Società Frutticoltori Trento), l’amministrazione comunale, le Cooperative sociali Progetto 92 e La Sfera, la cittadinanza e, non ultimi, i ricercatori e le ricercatrici del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, affiancati da molti appassionati volontari che hanno contribuito alla raccolta di preziose informazioni.

300 cassette nido nelle aziende a favore di specie insettivore a rischio habitat. Grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, le indagini condotte su paesaggi, avifauna e insetti impollinatori hanno permesso di approfondire le conoscenze sulla biodiversità delle aree agricole e verdi del territorio del Comune di Trento, individuando i fattori e gli elementi che influenzano la presenza delle specie al loro interno. I risultati ottenuti hanno quindi fornito spunti per la proposta e sperimentazione di specifiche misure di conservazione e buone pratiche. Tra queste, l’installazione di quasi 300 cassette nido all’interno delle aziende che hanno aderito al progetto a favore di importanti specie insettivore che nel recente passato hanno risentito della perdita di habitat e di opportuni siti di nidificazione legata ai cambiamenti nelle pratiche agricole. I dati raccolti nel corso del primo anno di monitoraggio fanno ben sperare: diverse coppie di codirossi comuni e cince si sono riprodotte nelle cassette nido, riuscendo a portare all’involo fino a 7 piccoli, mentre il ritorno di specie più rare come il torcicollo e l’upupa conferma la bontà dell’azione.

Altri approfondimenti sono stati dedicati ai suoli, grazie al supporto del pedologo Giacomo Sartori. Le analisi condotte hanno permesso di ricavare importanti informazioni per la caratterizzazione delle unità di paesaggio più rappresentative della città di Trento e dei suoi ambiti collinari e per la definizione di linee guida per una gestione sostenibile di questa preziosa risorsa. Un tema che proseguirà con specifiche ricerche relative alla biodiversità dei suoli, assieme a nuove indagini su altre forme di vita come le formiche, le farfalle e gli insetti impollinatori. Alle attività di ricerca si sono quindi affiancate quelle di divulgazione e di coinvolgimento della comunità e delle scuole, invitate a riscoprire la ricchezza di vita che popola gli ambienti urbani e a contribuire con le proprie osservazioni naturalistiche alla descrizione della biodiversità presente all’interno del Comune di Trento. I dati così raccolti hanno permesso di analizzare come le caratteristiche del paesaggio influenzino la frequentazione dei cittadini e la fornitura di particolari servizi ecosistemici, quali l’impollinazione e quelli di tipo culturale. La serata di è conclusa con la piena soddisfazione degli organizzatori e con la convinzione condivisa di proseguire in questa esperienza di scoperta e miglioramento del territorio agricolo e naturale. A tale proposito è stata anche individuata una nuova pista di lavoro tesa alla definizione di alcuni percorsi cittadini legati alla biodiversità e all’agricoltura da realizzare nei prossimi anni.

Fonte: Servizio stampa Progetto Terra, Aria, Acqua. 

2 e 16 Dicembre 2022, in Saccisica due serate di approfondimento a carattere ambientale organizzate dal “Gruppo per l’Idrovia”. Tra i relatori, il socio Argav Renato Malaman, che parlerà dei “colli” ritrovati.

serate del 2 e 16 dicembre

Dopo le due iniziative organizzate a Ponte San Nicolò (PD) e Camponogara (VE), il “Gruppo per l’Idrovia” composto da Gigizip (Gruppo imprenditori zona industriale di Padova),  Legambiente con i circoli di Piove di Sacco, Albignasego, Selvazzano, Cia – Agricoltori di Venezia-, Rete Wigwam, Comitato spontaneo alluvionati di Montegrotto Terme, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro -, invita a partecipare ad altri due appuntamenti in cui saranno presentate due pubblicazioni a carattere ambientale e che si terranno alle ore 20.30 (entrata gratuita fino ad esaurimento posti) il prossimo Dicembre nella sede direzionale di Banca Patavina (via Alessio Valerio, 79/80) a Piove di Sacco (PD).

Il 2 DicembreGianfranco Bettin, attivista ambientale e saggista, ex deputato e prosindaco di Venezia, attualmente consigliere del comune lagunare, presenterà l’ultima sua opera letteraria “I tempi stanno cambiando”- clima, scienza, politica. Un agile libro, definito una “piccola guida ambientalista per umani consapevoli”, in cui Bettin dialoga con Marco Rabito, meteorologo e divulgatore scientifico di alto livello, sul docufilm prodotto dall’attore Leonardo Di Caprio “Before the flood” che parla dei cambiamenti climatici.

Il 16 Dicembre Antonio Mazzetti e Renato Malaman, co-autori insieme a Claudio Grandis e Toni Grossi, presenteranno il volume “I colli ritrovati”- gli Euganei a cinquant’anni dalla Legge che fermò le cave. Il libro ricorda quel che successe con la Legge che li salvò, mettendo al centro i colli con le loro straordinarie specificità ambientali e culturali. I due autori dialogheranno con Fabrizio Brancoli, direttore dei quotidiani veneti del gruppo Gedi Il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre, il Corriere delle Alpi. A far da spunto per la discussione, le immagini, pressochè esclusive, degli anni ‘70 tratte da trasmissioni televisive. Antonio “Toni” Mazzetti è naturalista e profondo conoscitore ed amante dei Colli Euganei che costantemente presenta con visite guidate e consulenze. Di rilievo, oltre a “I colli ritrovati”, le altre sue opere “La flora dei Colli Euganei ed “I nomi della terra – Toponomastica dei Colli Euganei”. Renato Malaman è giornalista, socio Argav, specializzato in reportage ambientali, culturali e culinari che unisce in modo magistrale. Ha viaggiato in ben 122 paesi, ha, quindi, una eccezionale visione del mondo e dei nostri Colli Euganei.

Fonte: “Gruppo per l’Idrovia”

Influenza aviaria, nel 2021-2022 la più grande epidemia in Europa

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017L’epidemia 2021–2022 di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è la più grande finora mai osservata in Europa. A dirlo sono i dati contenuti nel report congiunto EFSA, ECDC e Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria dell’IZSVe: 2.467 focolai nel pollame, 48 milioni di uccelli abbattuti negli stabilimenti colpiti, 187 rilevamenti negli uccelli in cattività e 3.573 eventi HPAI negli uccelli selvatici. Anche l’estensione geografica dell’epidemia è senza precedenti: dalle isole Svalbard al Portogallo meridionale e ad est fino all’Ucraina, colpendo 37 paesi europei.

Solo negli ultimi tre mesi, tra giugno e settembre 2022, è stato segnalato in Europa un numero mai registrato prima di casi di infezione da virus ad alta patogenicità (HPAI) di influenza aviaria in volatili selvatici e domestici. Come riporta il comunicato ufficiale di EFSA:sono 788 casi di virus HPAI in 16 Paesi dell’UE/SEE e nel Regno Unito: 56, 22 e 710 rispettivamente nel pollame, nei volatili in cattività e in quelli selvatici. L’insolita persistenza negli uccelli selvatici si è protratta per tutta l’estate verificandosi in 15 Paesi europei. Il virus ha raggiunto le colonie di riproduzione di uccelli marini sulle coste atlantica settentrionale e del Mare del Nord, causando una massiccia mortalità, in particolare in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.”Contestualmente è stato pubblicato anche il report congiunto sui test per il rilevamento delle infezioni da virus dell’influenza zoonotica negli esseri umani e sulle misure di sicurezza sul lavoro per i lavoratori esposti. Il documento mira a fornire una guida su come identificare tempestivamente le infezioni umane trasmesse da virus influenzali animali, al fine di fornire un’allerta rapida e implementare le necessarie misure di prevenzione e controllo. Illustra inoltre gli obblighi dei datori di lavoro per la protezione dei lavoratori dall’infezione o in caso di focolai.

Rischio basso per l’uomo. “Nonostante la situazione eccezionale che si è verificata in Europa, al momento il rischio di spillover di un virus influenzale aviario dagli animali all’uomo è basso – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – “ma la situazione necessita di essere costantemente monitorata perché il virus è molto diffuso e può evolvere in senso negativo in ogni momento”. Infatti i virus zoonotici dell’influenza animale, principalmente aviaria e suina, possono trasmettersi dagli animali all’uomo e causare epidemie o addirittura pandemie, come è già successo in passato. Le persone più esposte ad eventi di spillover sono quelli in prima linea nei focolai: gli allevatori di specie sensibili ai virus influenzali, il personale negli zoo e nei macelli, nei laboratori, nelle strutture sanitarie e gli addetti alla gestione dei rifiuti zootecnici o alla conservazione della fauna selvatica.

Fonte: IZSVe

Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza, seminario sabato 19 Novembre alla Biblioteca La Vigna. Tra i partecipanti all’iniziativa, il consigliere Argav Alessandro Bedin.

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Sabato 19 Novembre alle ore 15.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” il seminario “Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza”, organizzato nell’ambito del corso di Geografia del Paesaggio, parte del Laboratorio Città e Territorio del corso di laurea triennale in Architettura dell’Università IUAV di Venezia. L’incontro è coordinato dalla prof.ssa Viviana Ferrario, titolare del corso ed esperta di paesaggi agrari, e dell’arch. Raffaella Lioce, IUAV Venezia | CDA Bibl. Int. “La Vigna”, con la collaborazione di Eugenia Spinelli e Leonardo Rossi, assistenti del corso.

Il corso di Geografia del Paesaggio ha l’obiettivo di formare gli studenti sui concetti di base della geografia, nello specifico quelli di territorio e di paesaggio. Quest’ultimo è osservato come oggetto di studio e, al contempo, utilizzato come strumento d’indagine al fine di produrre strategie per il territorio, in particolare agricolo. L’area di studio scelta quest’anno è proprio la città di Vicenza sulla quale è stata avviata un’esercitazione che punta a comporre un’analisi complessiva del paesaggio agrario urbano e periurbano, che possa essere interrogata e utilizzata per la produzione di strategie e progetti per il territorio. Al mattino, gli studenti saranno accompagnati a visitare le aree di studio dai rappresentanti delle associazioni Laboratorio spazi rurali e boschi urbani e Comunità Vicentina per l’Agroecologia Davide Primucci, Pierangelo Miola e Alessandro Bedin, anche consigliere Argav. L’incontro pomeridiano, coordinato dalla prof.ssa Ferrario e con la presenza di alcuni esperti e rappresentanti di progetti e realtà del settore, avrà lo scopo di raccontare i progetti attivi sul territorio e di creare un dialogo tra volontari e studenti.  L’appuntamento viene proposto come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024.

Interventi.  Pierangelo Miola (Lab. spazi rurali e boschi urbani), Il bosco, il campo, le acque. Dalla segregazione al connubio. Filippo Fortuna (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), I capisaldi del verde periurbano di Vicenza. Davide Primucci (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), Strategia di valorizzazione territoriale attraverso il Parco Agricolo di Carpaneda. L’incontro è aperto al pubblico, entrata libera fino ad esaurimento posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

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Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

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E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

Irrigazione e sicurezza idraulica, raddoppiati i costi, i Consorzi di bonifica chiedono sostegno alla Regione Veneto

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“I costi energetici peseranno sempre più nei bilanci dei Consorzi di bonifica a causa dei mutamenti climatici che richiedono lavoro extra sia per il pompaggio di acqua irrigua in estate, sia per il funzionamento delle idrovore chiamate a mantenere in sicurezza il territorio in presenza di precipitazioni dal carattere sempre più torrenziale” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di bonifica, intervenuto nei giorni scorsi in Regione nelle audizioni della Commissione Bilancio.

La richiesta. “I Consorzi di bonifica sono tenuti al pareggio di bilancio e non vogliono gravare interamente sulle spalle di agricoltori e cittadini, già oberati dall’inflazione, chiediamo pertanto alla Regione un impegno finanziario concreto.” Dati alla mano, il 2022, tra siccità e caro bolletta, passerà agli annali come annus horribilis anche per il sistema dei Consorzi di bonifica cui spetta la sicurezza idraulica e la gestione dell’acqua irrigua e che, a tal proposito, gestiscono circa 400 impianti di pompaggio per l’irrigazione a pressione e altrettanti impianti idrovori. “Secondo le nostre previsioni – ha spiegato il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani in Commissione-, a fronte di un +15% di energia utilizzata, i Consorzi del Veneto dovranno far fronte a una bolletta del 103% in più rispetto all’anno scorso. In euro significa 19 milioni non previsti a inizio anno: da 18,2 milioni del 2021 ai 37 milioni del 2022”. Nell’audizione ANBI Veneto ha anche chiesto alla regione di sostenere il “Piano Laghetti”, attualmente in fase di definizione, fondamentale per realizzare invasi in grado di aumentare la capacità del territorio di trattenere acqua da utilizzare nei periodi siccitosi.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto 

23 Ottobre 2022, a Battaglia Terme (PD) in programma la giornata “Dalle cave ad un’economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, con escursione e dibattito

Schermata 2022-10-20 alle 18.55.53 Domenica 23 ottobre 2022 a Battaglia Terme (Pd), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è in programma un’escursione al Monte delle Croci e un convegno al Centro Bachelet, in ricordo della battaglia per la chiusura delle cave dei Colli Euganei, avvenuta grazie alla legge del 1971. L’episodio fu prodomo della nascita di Wigwam, oggi a valenza internazionale, che fu tra le prime associazioni ecologiste ad esordire in Italia e che oggi è l’unica in Veneto riconosciuta dal Ministero della Transizione Ecologica quale Associazione di Tutela Ambientale a valenza Nazionale ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 349/86. La giornata, dal titolo “Dalle cave a un’Economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, vuole offrire una visione prospettica sul futuro dell’area euganea, senza peraltro dimenticare, e semmai valorizzare, che qui si è stata generata la prima legge di tutela ambientale italiana. Un provvedimento che ha fatto scuola e che continuerà ad essere esempio e punto di riferimento per il futuro. L’escursione inizierà alle ore 15:30 presso l’area Bar Fiore – Parco ex cava Monte Croci, nella zona dov’era l’antica Abbazia di Santa Maria del Monte delle Croci. Alle ore 18:00, presso il Centro Bachelet, si svolgerà l’incontro con testimonianze di ieri e di oggi e un brindisi finale. Saranno presenti: Gianni Sandon e Franco Sandon, già rispettivamente presidente e vicepresidente dei Comitati Difesa dei Colli Euganei; Claudio Pedron, presidente dell’Associazione La Vespa di Battaglia Terme; Christianne Bergamin del Comitato Lasciateci Respirare e portavoce delle Associazioni Ambientaliste della Comunità del Parco dei Colli Euganei; Renato Malaman, giornalista, socio Argav, coautore del volume “I Colli ritrovati”; Toni Mazzetti, naturalista e coautore del volume “I Colli ritrovati” ed infine Efrem Tassinato, fondatore e presidente di Rete Wigwam, socio Argav, già vicepresidente del Comitato Difesa Colli Euganei di Padova. La partecipazione è libera ed aperta a tutti. Info e adesioni: La Vespa, info@lavespa.org +39 340 9889232 (Giacomo); Wigwam, direzione@wigwam.it +39 333 3938555 (Efrem). Cinquant’anni fa la legge 1097/71, cosiddetta “Romanato-Fracanzani” salvò i Colli Euganei dalla distruzione, imponendo la chiusura immediata di una settantina di cave allora in attività. Fu la prima legge in materia di tutela ambientale varata dal Parlamento italiano. L’escursione proposta ha come suggestivo teatro la ex Cava del Monte delle Croci di Battaglia Terme, dove iniziò la battaglia civile (avviata da Comitati di giovani) che portò alla legge. Iniziò dalla protesta per la demolizione di ciò che rimaneva di un monastero millenario. L’escursione sarà guidata da alcuni protagonisti dell’epoca. La legge 1097/71 ha il merito di aver contribuito a cambiare la sensibilità verso l’ambiente (e non solo sui Colli Euganei) e, attraverso un’agricoltura di eccellenza (vino, olio) e nuove forme di turismo, a dare significato al concetto di sostenibilità. Che ora è al centro della candidatura dei Colli Euganei (oggi area protetta da un parco regionale) a un riconoscimento Unesco. Fonte: Servizio comunicazione Wigwam

Da Flormart 2022 partita la campagna “The green Italy” per la riforestazione urbana. Ma per il settore del florovivaismo c’è allarme costi e “invasione” dall’estero.  

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Da Flormart 2022, conclusasi a Padova fiere lo scorso 23 settembre, è partita la campagna “The Green Italy” per la riforestazione delle città e per l’ampliamento delle aree verdi su tutto il territorio nazionale. Un contributo rilevante nel contesto di una risposta globale al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla siccità.

L’Italia, come è noto, ha aderito all’Agenda europea 2030 per il Green Deal, consapevole che la forestazione urbana favorisce lo stoccaggio di CO2 e l’assorbimento delle polveri sottili, contribuendo a far sì che le strade trafficate e le aree vicino a parchi giochi, asili nido e scuole diventeranno più puliti se alberi e pianti potranno legare piccole particelle e biossido di azoto. “The Green Italy” significa far procedere speditamente la transizione ecologica, con progetti per realizzare giardini verticali, per riutilizzare aree industriali dismesse, il vertical farming, la logistica e le tecniche sostenibili di produzione in serra e in campo. Anche con progetti di privati, basti pensare al progetto KilometroVerdeParma che ha già messo a dimora 46.000 alberi e prevede di piantare ulteriori 30.000 piante. A Flormart 22 ha partecipato e preso la parola anche Josep Pagès, segretario generale di ENA, European Nurserystock Association, Associazione dei vivaisti europei, che promuove “Green Cities Europe”, un progetto, finanziato all’80% dall’Europa Unita, cui aderiscono 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il verde urbano ha un impatto notevole sull’ambiente – ha dichiarato Pagès – perché riduce l’inquinamento, brucia CO2, produce ossigeno e rende le città più belle e i cittadini più sani e felici”. Il progetto prevede l’attivazione di congressi, seminari e incontri B2B, per assistere i professionisti che svolgono un ruolo decisivo nell’urbanistica e nella pianificazione del paesaggio.

Per “The Green Italy” sarà importante anche lavorare per la educazione verde dei cittadini, effettuando un cambio di rotta culturale, coinvolgendoli nella gestione attiva e responsabile del territorio e del verde, rendendo i giardini luoghi incantevoli e sicuri. C’è attesa tra i vivaisti italiani per la i programmi di riforestazione urbana che beneficeranno dei fondi del PNRR e dell’interesse di varie Amministrazioni Locali, nonché di Enti privati. L’Italia oggi ha una disponibilità immediata di circa 4 milioni di nuovi alberi l’anno, ma si potrà fare di più se si investirà sul florovivaismo e sullo sviluppo fisico dei vivai in particolare, per trovare nuove superfici utilizzabili per le piantagioni e superare ostacoli burocratici e vincoli ambientali. “Non era facile ripartire con Flormart dopo la lunga pausa dovuta al Covid – ha detto Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma, ente che ha organizzato la fiera per la prima volta e che continuerà nel prossimo decennio – ma ci siamo impegnati perché siamo convinti che il florovivaismo sia un’altra eccellenza del made in Italy, anch’essa da esportare, potenziando maggiormente quanto già fatto finora. Ci rassicura la soddisfazione espressa dalle aziende florovivaistiche espositrici e dai 150 buyer esteri, giunti qui a Padova grazie alla collaborazione con ICE – Agenzia”.

1 prodotto su 5 arriva dall’estero. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia come, con un’analisi su dati Crea in occasione del Flormar, i vivai siano stati travolti da rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre con il calo delle temperature per l’arrivo dell’autunno. Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti Padova- stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggidalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. Il florovivaismo – afferma Coldiretti – è un comparto strategico per il Paese con 30mila ettari di territorio coltivati da 21.500 imprese coinvolte fra produzione di piante e fiori in vaso (14mila) e quelle di piantine da trapianto (7.500) messo sotto pressione dalle importazioni dall’estero cresciute del +59% nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con oltre 2/3 (71%) rappresentati dagli arrivi dall’Olanda. Fra gennaio e giugno di quest’anno, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro coprendo in sei mesi il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca. “Occorre combattere la concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero facendo in modo che piante e fiori vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori” afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, nel sottolineare “l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Flormart 2022/Coldiretti Veneto

Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, a Venezia il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie”

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Sino al 30 settembre 2022 si tiene la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile con un ricco programma di eventi in tutta Europa. Tema di questa edizione è “Going green and digital for Europe’s energy transition”.”Diventiamo verdi e digital per la transizione energetica in Europa“. Europe Direct Comune di Venezia partecipa da oltre 10 anni alle manifestazioni, in linea con l’evento centrale di Bruxelles, in collaborazione con NordEstSudOvest, associazione senza scopo di lucro. In particolare, con il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie“, che si tiene giovedì  29 settembre presso all’Ateneo Veneto di Venezia (Campo San Fantin, 1897 Venezia). Contatti: Associazione NordEstSudOvest, Via Canetti, 28 – 30175 Marghera Venezia info@nordestsudovest.org Europe Direct del Comune di Venezia, Via Spalti, 28 – 30174 Mestre Venezia, numero verde gratuito 800 496200 infoeuropa@comune.venezia.it. A questo link le iniziative in programma.

Fonte: Servizio stampa Europe Direct Comune di Venezia