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A Lanzarote la XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso, all’’unanimità, di dedicare la campagna di studio, cura e divulgazione della XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino al Jardín de Cactus di Lanzarote, parte di una speciale costellazione di cave e crateri coltivati dell’’isola che costituisce una testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

Lanzarote, la prima isola dell’’arcipelago canario che si incontra arrivando dall’’Europa, a soli 130 chilometri dal continente africano, sorprende per le grandi distese di lava che occupano un quarto di una superficie di 846 chilometri quadrati e con un’’estensione longitudinale di appena 58 chilometri. Su un suolo di scarsa pendenza, l’’avanzata lenta e la forma espansa di questo manto di lava, in tempi recenti, a più riprese, ha lasciato dietro di sé un mondo privo di vita, che ha visto emergere venticinque nuovi vulcani. Investita da numerose eruzioni vulcaniche – la più recente, durata sei anni consecutivi, nel XVIII secolo– l’’isola ha saputo più volte ripartire da zero, e cogliere in condizioni di vita estreme – la natura povera del suolo, i venti incessanti, l’’assenza di acqua – i motivi di una sua rigenerazione e gli strumenti per un legame consapevole con il proprio ambiente. L’’estensione e la qualità delle sue coltivazioni, in particolare quella della vite, testimoniano oggi questo carattere e questa attitudine a convivere in modo inventivo con un territorio apparentemente inospitale. Un’’attitudine che si è espressa anche attraverso sguardi estetici e politiche culturali di grande interesse.

Coscienza ambientale. In particolare, nel XX secolo, un artista e abitante dell’’isola, César Manrique (1919-1992), ha saputo riconoscere il valore dei propri luoghi e mettere in atto strumenti e pratiche tali da sviluppare una coscienza sociale e politica di un ambiente sino ad allora considerato povero e privo di attrattività. Il contributo di questo artista militante che, a partire dagli anni sessanta, si battè contro lo sfruttamento turistico dell’’isola, proponendone un modello alternativo, ci mette di fronte alle questioni irrisolte nel rapporto tra conservazione e trasformazione nel campo del paesaggio. Manrique ha mostrato con il proprio lavoro una possibile strada, costruendo luoghi come il Jardín de Cactus, che nel loro insieme si presentano come il manifesto di un diverso modo di vivere nell’’isola e di riconoscerne, con occhi nuovi, la bellezza.

Il giardino. Inaugurato il 17 marzo 1990 nella località di Guatiza, e immerso nel mosaico delle coltivazioni di fico d’India (Opuntia ficus-indica), il Jardín de Cactus si è insediato in una cava di picón (lapilli vulcanici, che nell’isola si usano in agricoltura) abbandonata e poi ridotta a discarica. Al suo interno, un sistema concentrico di terrazzamenti e ambienti che si inseriscono nelle pareti della cava ospita oggi una spettacolare collezione di succulente che diventano, in questo contesto, il punto di contatto dell’’isola con altri ambiti geografici e colturali, in particolare con il continente americano. Un progetto che contemporaneamente prosegue, assumendo forme inaspettate e fantasiose, il lavoro di trasformazione delle pieghe e delle cavità del suolo dell’’isola, con le modalità di sempre: elevare terrazzamenti, distendere superfici di cenere vulcanica, inventare forme di protezione dal vento. La sensibilità estetica di Manrique si manifesta qui, in modo particolare, in termini di lavoro di squadra, trasmissione collettiva di sapere, indirizzo di pratiche e capacità manuali animate più che da un sentimento nostalgico o ideologico di riproposizione di paesaggi tradizionali, da un desiderio di lasciare il segno del proprio tempo, compreso il piacere del gioco e di uno sguardo divertito sul mondo. Il giardino dei cactus raccoglie in sintesi, e in uno spazio ristretto, tutti i caratteri di una storia – la cultura del paesaggio di Lanzarote – che qui invita a proseguirne e rinnovarne i caratteri.

Le iniziative a Treviso. La campagna di attenzioni del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2017 prosegue a Treviso, nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con le giornate pubbliche di venerdì 19 e sabato 20 maggio, che prevedono: l’’apertura di un’’esposizione dedicata al luogo del Premio con un concerto di musica tradizionale canaria, un seminario pubblico di approfondimento, la pubblicazione di un volume collettivo dedicato a Lanzarote e al Jardín de Cactus, la cerimonia pubblica del Premio con la presentazione del documentario realizzato e la consegna del sigillo disegnato da Carlo Scarpa (1906-1978), simbolo del Premio.

Sigillo al giardiniere. Quest’’anno, il Comitato scientifico della Fondazione Benetton ha deciso di consegnare questo sigillo ad Antonio Martín Santos, giardiniere lanzaroteño del Jardín de Cactus. Il suo lavoro, fatto di cure quotidiane e passione civile, raccoglie il senso di un insegnamento che è all’’origine di questa avventura culturale e politica unica, che ha trasmesso agli abitanti dell’’isola la coscienza di un paesaggio che in ogni momento, nonostante la fragilità della sua condizione, può riconoscere in quelle mani lo strumento per costruire il proprio futuro. La campagna del Premio proseguirà con altre iniziative pubbliche, anche a carattere internazionale, nel corso dell’’anno. Iniziativa culturale con il patrocinio di: Observatorio del Paisaje de Canarias, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione del Veneto, Città di Treviso

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Clima, Italia a secco dopo inverno caldo con -24 per cento di pioggia

Dopo un inverno climatologico più caldo di quasi mezzo grado (+0,49) con il 24% di pioggia in meno l’Italia è a secco e la natura è in tilt. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’arrivo della Primavera, dalla quale si evidenzia che ad aggravare la situazione è un marzo bollente e drammaticamente asciutto dopo febbraio che in Italia si è classificato al sesto posto tra gli anni piu’ caldi dal 1800 con la colonnina di mercurio che è risultata di 2,11 gradi superiore alla media del periodo di riferimento.

Se è allarme siccità con il Po in magra come ad agosto, le alte temperature hanno provocato l’esplosione contemporanea delle fioriture che provoca una impennata delle allergie da polline. L’Italia – sottolinea la Coldiretti – si è inaspettatamente coperta di fiori che sono comparsi nello spazio di pochi giorni dai giardini fino ai campi coltivati dove è un tripudio di colori.  Primule, viole e margherite ricoprono i prati mentre nelle campagne – precisa la Coldiretti – sono fioriti mandorli, albicocchi, peschi e tutte le piante da frutto si sono “risvegliate” con la diffusione del polline e delle allergie. Alla bellezza del paesaggio si contrappone però una preoccupante mancanza di acqua perché la pioggia e le nevicate invernali – spiega la Coldiretti – sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante alla ripresa vegetativa primaverile per crescere e garantire i raccolti.

La situazione di difficoltà in cui versa il Paese è evidente dalla situazione dei principali bacini idrografici del Paese a partire dal fiume Po che fa segnare lo stesso livello idrometrico della scorsa estate ed inferiore di oltre un metro rispetto allo stesso periodo del 2016, al Ponte della Becca dove il livello e di appena -2,7 metri. Il risultato – continua la Coldiretti – è visibile nei principali bacini idrici dove, secondo l’ultimo monitoraggio della Coldiretti, lo stato di riempimento del lago Maggiore è al 51,5%, quello del Lago di Iseo al 22,1% quello del Lago di Como al 17,1% mentre piu’ positiva è la situazione del Garda con il 79,2%. Al Nord in Piemonte e in Emilia Romagna il volume complessivo delle risorse idriche disponibili è ai livelli minimi dal 2010, ma in difficoltà sono anche la Lombardia dove è già attivato da settimane l`Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, il Trentino Alto Adige e il Veneto. Nel resto della Penisola la situazione è a macchia di leopardo con Abruzzo, Basilicata e Sicilia, che segnalano le più basse disponibilità idriche degli ultimi anni.

Prezzi dei prodotti fluttuanti. Siamo di fronte – precisa la Coldiretti – agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal maltempo al sereno. Siccità e bombe d’acqua, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali – continua Coldiretti – si alternano lungo l’anno e lungo tutta la Penisola sconvolgendo i normali cicli stagionali. Una sfida anche per i consumatori che – conclude la Coldiretti – sono costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa dove a febbraio si sono registrati aumenti del 37,2% nei prezzi dei vegetali freschi per le gelate di gennaio mentre a marzo le quotazioni stanno rientrando con il bel tempo.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Lunedì 20 marzo, dalle 19 alle 23, Orto Botanico di Padova, inaugurazione mostra: fianco a fianco con animali e piante minacciati di estinzione nella notte che precede la Primavera, ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria. La mostra rimane aperta fino al 26 giugno 2017.

34 storie di animali a rischio di estinzione raccontate dalle sculture di Stefano Bombardieri, da modelli iperrealistici e dagli animali tassidermizzati delle collezioni di specie protette dei Musei di Storia Naturale (Museo di Zoologia e di Veterinaria dell’Università di Padova) e dalle collezioni di specie protette del Museo Cappeler e del Musero i Storia Naturale di Bassano del Grappa (VI). “Estinzioni, storie di animali minacciati dall’uomo” è la nuova mostra-evento all’Orto Botanico di Padova, in programma dal 21 marzo al 26 giugno. L’inaugurazione della mostra si tiene il 20 marzo alle 19, ingresso gratuito dalle ore 19 alle 23.00 (ultimo ingresso 22.30), con prenotazione obbligatoria

Animali che debbono temere l’uomo e le sue minacce. Un racconto che vede al centro animali collocati nel loro ambiente naturale, dalla foresta tropicale alla savana, dal bosco dei climi temperati alle aiuole del Mediterraneo fino ai deserti africani e del Centro America, che debbono, loro malgrado, temere l’uomo e le sue minacce. Tutti a grandezza naturale, tutti bellissimi, fieri e tutti a rischio di estinzione. L’esposizione padovana rappresenta la conclusione di un progetto di ricerca nazionale, coordinato da Telmo Pievani – evoluzionista e divulgatore – e promosso dall’università di Padova, in collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, il MUSE- Museo delle Scienze di Trento e FEM2 di Milano Bicocca, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Sinergia con il Muse di Trento. Questa mostra completa idealmente il percorso avviato con “Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità”, allestita al MUSE di Trento fino al 26 giugno, dedicata ai fenomeni delle estinzioni storiche. La selezione degli animali e la cura delle schede ad essi relative è stata curata da Paola Nicolosi, conservatrice del Museo di Zoologia dell’Università di Padova.

Fonte: Servizio stampa Orto Botanico Padova

15 marzo 2017, in Veneto è la Giornata dell’Irrigazione e nel veronese s’inaugura il canale L.E.B. Ma in generale, le riserve d’acqua (ed economiche) scarseggiano.

Mercoledì 15 marzo alle ore 9.30 il Consorzio di bonifica di II grado L.E.B, nel corso della Giornata dell’irrigazione veneta 2017, organizza il convegno “#LEB is green”, che si terrà in sala Bressan nella sede Coldiretti di Cologna Veneta (Vr), in via Serenissima/Strada provinciale 7. L’incontro metterà in luce i benefici dell’opera irrigua ed è realizzato in collaborazione con Anbi Veneto e i tre consorzi di bonifica Alta Pianura, Adige Euganeo e Bacchiglione.

Stagione irrigua 2017. L’incontro terminerà con l’apertura delle paratoie del canale L.E.B., alle ore 12.30, in via Tiro a segno 7, dando il via ufficiale alla stagione irrigua 2017 che però, già presenta delle difficoltà. Ne parla Giuseppe Romano, imprenditore agricolo, presidente Anbi Veneto (Associazione dei Consorzi di Bonifica del Veneto) e del Consorzio di bonifica Piave.

La situazione. “Il problema non si nota ora, ma le temperature si stanno alzando, presto comincerà a esserci bisogno di irrigazione per l’agricoltura che finora non ha utilizzato nemmeno un litro d’acqua per le proprie attività e la prospettiva non è delle migliori. Speriamo che possa esserci una Primavera e un’Estate sopra la media per le piovosità altrimenti avremmo una grandissima difficoltà a garantire l’irrigazione”.

I bacini montani rappresentano una riserva sufficiente? “Hanno acqua sufficiente a garantire l’irrigazione agricola per 35, 40 giorni. Normalmente è previsto che lo scioglimento delle nevi li riempia di nuovo man mano che si svuotano, ma se in montagna non c’è riserva nevosa e i laghi sono al 60, 65%, non si può andare avanti a lungo”.

Sarà ancora emergenza siccità?Più che un’emergenza, la siccità è una costante. Abbiamo avuto problemi di siccità nel 2003 – 2005 – 2009 – 2015 – 2016. Qui c’è una forte miopia da parte del sistema politico che sta facendo pochissimo per infrastrutturare i sistemi irrigui, per ammodernarli in modo da utilizzare meglio le scarse risorse idriche e poter avere con la stessa acqua maggiore capacità di irrigazione”.

I costi di ammodernamento del sistema irriguo veneto. “Sono presidente del consorzio Piave: a noi servirebbero 350 milioni di euro. La beffa è che l’ultimo piano irriguo nazionale stanzia per 7 anni (2014 – 2021) 280 milioni di euro per tutta l’Italia. Sono fondi comunitari co-finanziati tra Stato e Regioni, ma sono assolutamente insufficienti, non siamo neppure nell’ordine di grandezza della necessità dei dieci Consorzi di bonifica del Veneto”.

Quali le necessità in Veneto. “Il prodotto interno lordo dell’agricoltura nel Veneto è di 5 miliardi e 500 milioni. Questo è il dato da cui bisogna partire in termini di ricchezza. Abbiamo progetti cantierabili per l’irrigazione per oltre un miliardo, per il sistema complessivamente potrebbero servire 3,5 miliardi. Può sembra una cifra alta, ma bisogna considerare qual è il Pil dell’agricoltura in questa Regione e quanti sono i posti di lavoro coinvolti. La siccità è destinata ad essere una costante, non possiamo continuare a pregare e sperare senza fare nulla di concreto”.

L’irrigazione attuale. Abbiamo 600 mila ettari di irrigazione strutturati, di cui 50 mila con l’irrigazione goccia a goccia che è quella che dà risultati migliori con un consumo d’acqua molto inferiore. Bisognerebbe allargare questo tipo di irrigazione e quella a pioggia. Abbiamo poi altri 200 mila ettari di irrigazione “di soccorso” che si fa a un terreno quando si verificano condizioni non previste tali da pregiudicare la resa della coltura in atto”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi

 

14 marzo 2017, Giornata nazionale del Paesaggio, nell’Abbazia di Santa Giustina di Padova evento aperto al pubblico “I benedettini e le bonifiche nell’area padovana, una moderna sapienza antica”. Tra i relatori, il consigliere Argav Maurizio Drago.

In occasione della Prima giornata nazionale del Paesaggio, promossa martedì 14 marzo dal Ministero dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo (oltre 120 iniziative in tutta Italia), nella sala San Luca dell’Abbazia di Santa Giustina di  Padova, alle ore 16.00, si terrà l’evento aperto al pubblico “I benedettini e le bonifiche nell’area padovana, una moderna sapienza antica”. Nell’occasione verrà proiettato il documentarioBenedettini e Bonifiche” del 1982, restaurato dalla Cineteca di Bologna, seguito da vari interventi.

Un’imponente opera di bonifica durata due secoli. “Una “fantastica storia da divulgare” – sostengono gli organizzatori – per quel faraonico lavoro di bonifica iniziato quasi mille anni fa nella bassa padovana, in particolare nel territorio di Correzzola dove il paesaggio paludoso rendeva particolarmente difficile la vita degli abitanti. Con una imponente opera di bonifica durata secoli, i monaci benedettini di Santa Giustina di Padova riuscirono a  fare del territorio di Correzzola un modello di paesaggio agricolo unico nel suo genere, avviando (e monitorando) un efficiente “piano regolatore” che è durato per secoli, portando equilibrio della natura e benessere degli abitanti che dovevano tuttavia seguire  delle “regole” per il mantenimento del paesaggio”.

Oggi, sotto gli occhi di tutti, una situazione ambientale deteriorata. Il “carisma” benedettino può essere preso come esempio per la società di oggi. L’oblio e la dispersione di queste  testimonianze hanno depauperato il paesaggio. La mancanza di manutenzione e di rispetto del paesaggio stesso e la non  osservanza delle  “regole”  hanno  creato e  stanno creando non poche problematiche sotto gli occhi di tutti. Le bonifiche, la cura del paesaggio agrario, la costruzione delle fattorie benedettine, la Grande e la Piccola Vanezza, la Scuderia, la grandissima Corte Benedettina, le chiuse e le gastaldie, le possessioni, le mappe dei terreni suddivise tra prativi, ortivi, vallivi… tutto era scandito con precise regole impresse  dai monaci benedettini. Il territorio  di Correzzola, con la caratteristica di trovarsi al di sotto del livello del mare, grazie a questi lavori è rimasto  produttivo nel corso dei secoli, costituendo di conseguenza il buon vivere degli abitanti.

Relatori. Nell’incontro del 14 marzo sono previsti gli interventi dell’Abate di Santa Giustina, Padre Giulio Pagnoni, del sindaco di Correzzola Mauro Fecchio, della maestra emerita di Correzzola Girolama Borella (che sin dagli anni ’70 si è sempre battuta per la valorizzazione e la salvaguardia dei beni architettonici e artistici di Correzzola), del cellerario dell’Abbazia di Praglia Mauro Maccarinelli, del presidente del FAI Giulio Muratori e del giornalista e scrittore, Maurizio Drago, consigliere Argav.

L’evento è promosso dalla Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Santa Giustina congiuntamente con l’Abbazia benedettina di Santa Giustina, grazie alla collaborazione dell’Abbazia di Praglia, della Societas Veneta per la Storia Religiosa, del CTG “Arcobaleno”, della Cineteca di Bologna e con i patrocini dei comuni di Padova e di Correzzola e del FAI (Fondo Ambiente Italiano) Padova.

Fonte: Servizio Stampa Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di S.Giustina

Progetto di orti sociali nell’area industriale di Padova, necessario un voto di sostegno entro il 30 marzo 2017

ortisocialiilpresidioIl Circolo di Campagna® Wigwam® Il Presidio… sotto il portico…Associazione di Promozione Sociale ha candidato su Aviva Community Fund un progetto di creazione di un’area dedicata ad orticoltura sociale in un lembo di terra strappata alla zona industriale di Padova (tra via Germania e via Gramogne).

Ognuno di noi può donare 10 voti a sostegno del progetto. Per essere finanziato da Aviva Community Fund, che premierà i progetti on line più votati, c’è necessità di sostenere il progetto iscrivendosi alla Community e votandolo. Il 30 marzo si chiuderanno le votazioni, ed entro il 10 maggio si conosceranno i vincitori.

Il chi è del Presidio. L’associazione nasce il 7 marzo 2004 e il 20 marzo viene accettato come componente della Associazione Nazionale dei clubs Wigwam® . Ha sede in un edificio rurale del ‘700 nella prima periferia di Padova, segnalato nel censimento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I Luoghi del Cuore” del 2003 tra i primi in Italia. Circondato dai capannoni della zona industriale di Padova, rimane l’ultimo spicchio di campagna veneta in questa zona, coinvolta nel processo di industrializzazione fin dai primi anni ’60. Come circolo di campagna® Wigwam®, “il Presidio” si propone di riscoprire i valori più importanti della civiltà rurale ed il recupero delle aree marginali del territorio dimenticate e trasformate spesso in discariche, per renderle fruibili alla collettivià.

Cosa sono gli “Orti Sociali”? Si hanno quando più soggetti si riuniscono per coltivare un appezzamento di terra in concessione, dotandosi di un regolamento e di strutture comuni.  L’esperienza degli orti sociali, ormai molto diffusa, riveste un ruolo importante nella socializzazione dei cittadini, nel recupero di aree marginali della città, nel presidio del territorio, permettendo a soggetti “deboli” forme di aggregazione non altrimenti pensabili. Non è da trascurare anche l’aspetto economico di questa attività, da cui i medesimi soggetti ricavano significativi risparmi. Un’indagine dell’Istat ha scoperto che il oltre il 50% degli anziani ha una grande passione per il giardinaggio. Purtroppo non tutti hanno la possibilità di esercitare questa passione. Soprattutto chi abita nei centri cittadini, ha notevoli difficoltà a reperire un ” fazzoletto di terra”.

Gli obiettivi che il Presidio si propone con questo progetto sono essenzialmente tre: 1) migliorare la vita delle persone partecipanti al progetto. A volte basta anche un fazzoletto di terra per tenere lontano l’anziano dalla solitudine che lo attanaglia spesso in terza età e che, in alcuni casi, può portare alla depressione se non al vero e proprio deterioramento psicofisico. 2) Recupero e salvaguardia del territorio: questa attività ha come effetto non trascurabilela capacità di rigenerare aree degradate, e di sottrarre aree verdi all’abusivismo edilizio, alla speculazione e all’inquinamento ambientale. Migliora l’assorbimento delle acque piovane e riduce la “bolla termica” delle città. 3) Educazione ambientale come strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini a una maggiore responsabilità verso i problemi ambientali, e alla consapevolezza della necessità di essere coinvolti nelle politiche di governo del territorio.

Fonte: Circolo di Campagna Wigwam Il Presidio

11 marzo 2017, per mare, per cielo e per terra, tutti mobilitati per salvaguardare i confini del Parco Colli Euganei

Sabato 11 marzo tutti in marcia per salvare il Parco Colli Euganei! L’invito arriva da Legambiente Padova che ricorda come si stia avvicinando il 31 marzo, “data in cui scadono i 90 giorni entro i quali la Giunta del Veneto dovrà sottoporre al Consiglio regionale la modifica della planimetria del Parco dei Colli Euganei, come previsto da un emendamento alla Legge Finanziaria Regionale 2016, proposto dai Consiglieri Berlato e Barison e approvato dal Consiglio”.

Valorizzare il Parco, non distruggerlo. Continua Legambiente Padova: “A tutt’oggi risulta davvero difficile prevedere come andrà a finire questa confusa ed intricata vicenda, ma è lecito aspettarsi il peggio. Per tener viva l’attenzione di tutti su queste vicende decisive e per dare più forza alle iniziative in atto in modo da ottenere dalla Regione provvedimenti che non distruggano ma valorizzino il Parco, invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione indetta per convergere a Marendole – Cà’ Barbaro, tra Monselice ed Este”, nelle modalità e secondo gli orari riportati nella locandina a fianco (la manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo) e riassunti di seguito.

La scritta “Salviamo il Parco” composta con le figure dei partecipanti. Punto di convergenza Marendole (Monselice) ore 15.30, con ogni mezzo possibile! DAL CIELO: con deltaplani che fotograferanno la manifestazione dall’alto. DALL’ACQUA: con le barche lungo il canale Bisatto (partenza da Monselice Via Argine dx). DA TERRA: a piedi, in bici, a cavallo lungo l’anello ciclabile, oppure giungendo con altri mezzi direttamente a Marendole. Concentramenti diffusi ore 14.30 ( ogni gruppo organizza i propri concentramenti e le proprie modalità di spostamento): ESTE: sede del Parco Colli In Via Rana Ca’ Mori MONSELICE: Parco Buzzaccarini Via San Giacomo
BAONE: Piazza XXV aprile BATTAGLIA: Parco ex INPS PADOVA: Prato della Valle (Basilica di S. Giustina) ore 13.30. Ore 15.30 di fronte alla chiesa di Marendole e in corteo, fino alla bretella Italcementi per comporre con i corpi e i cartoncini colorati, la scritta SALVIAMO IL PARCO Ore 16.30 conclusione presso una vecchia corte di Marendole con punto ristoro, interventi e con la partecipazione di alcuni musicisti dei Calicanto.

Fonte: Legambiente Padova/Coordinamento Associazioni Ambientaliste del Parco colli