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Stati generali dei boschi di pianura, Carta di Sandrigo: un impegno per tutti!

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Ad ottobre 2017 si sono tenuti a Sandrigo (VI) gli Stati Generali dei Boschi di Pianura, in cui sono state espresse una serie di considerazioni sull’importanza di aumentare le superfici boscate nella Pianura Padana.

Servizi ecosistemici. Nella Carta di Sandrigo, frutto dei lavori congressuali, si legge: “Sulla carta della distribuzione delle foreste in Europa c’è uno spazio vuoto: la pianura padano-veneta! Esso non dipende da fattori orografici o climatici ma dal fatto che, negli ultimi millenni, gli uomini vi hanno eliminato l’originario manto forestale in modo pressoché totale“. Questo svuotamento ha interessato ben il 99,99% della superficie originale! Ma i boschi sono molto importanti! Forniscono alla società numerosi prodotti e servizi (Servizi Ecosistemici). In particolare, per i veneti, è stato ricordato: “hanno un valore del tutto speciale perché rappresentano la memoria vivente di un’epoca in cui le navi veneziane, il cui scafo era fatto di legno di quercia, dominavano commercialmente e militarmente i mari, facendone per secoli la più grande potenza economica del pianeta”.

I boschi di pianura sono di fondamentale importanza quale “spazio sempre disponibile per l’acqua” contribuendo all’infiltrazione profonda delle acque meteoriche per alimentare le falde acquifere sempre più ridotte in portata o, peggio, inquinate in modo diffuso, garantendo, al contempo, “un’importante funzione regimante in occasione degli eventi alluvionali”; sono fonte di produzione di ossigeno e trattenimento di importanti quote di inquinanti atmosferici (soprattutto PM10) ma anche “aree di produzione” di “legno, funghi, tartufi, miele, piante alimurgiche ed officinali, selvaggina”; sono aree ricreative e scuole all’aperto, elemento identitario delle comunità locali.

Obiettivo, 5000 ettari entro il 2050. Negli ultimi 30 anni c’è stato in Veneto un leggero incremento di queste aree boscate grazie alla Carta di Rosà (VI) e della L.R. n. 13/2003, ma i boschi di pianura oggi sono solamente lo 0,05% della pianura veneta, concentrati in prevalenza soprattutto nella parte orientale della provincia di Venezia. Conoscendo i molteplici benefici che le superfici boscate offrono e, vista la consistente occupazione urbanistica del suolo, non possiamo che condividere l’ambizioso obiettivo che la Carta di Sandrigo si è posta, cioè raggiungere la quota dell’1% della superficie agricola, ovvero 5000 ettari entro il 2050.

Sinergia d’intenti. Un’attenzione particolare dovrà essere posta anche per le superfici esistenti a bosco per rafforzarne il valore naturalistico, eradicando specie vegetali invasive, lavorando, al contempo, “intervenendo sulla loro struttura con le migliori tecniche che la selvicoltura mette a disposizione ed introducendo in modo attivo le componenti floritiche ancora assenti vista la loro recente origine artificiale. Dovrà essere creato un marchio collegato ai processi di certificazione forestale, che indichi i prodotti dei boschi di pianura, ed in particolare il loro pregiato legname di quercia, al fine di creare una forte domanda da parte delle imprese che vogliono valorizzare i legnami di origine locale”, hanno riferito i relatori a Vicenza. Ma per fare tutto ciò ci sarà bisogno di tutti: della Regione Veneto, affinchè garantisca sostegno mettendo a disposizione adeguate risorse economiche; dei Comuni, nel disporre superfici da destinare all’ampliamento dei boschi esistenti o alla realizzazione di nuovi; dei proprietari dei terreni privati, “realizzando interventi di forestazione anche di piccole dimensioni, significativi nel creare connettività ecologica all’interno del territorio (stepping stones);” delle imprese, nel “valorizzare i prodotti locali dei boschi di pianura ed in particolare il loro pregiato legname di quercia”; delle associazioni di volontariato, “attori della gestione attiva dei boschi di pianura”; dei cittadini, per far sentire la loro voce a tutti i livelli decisionali, sostenendo gli attori che operano per l’allargamento ed il miglioramento dei boschi di pianura.

Il Veneto ha le risorse ideali, umane e materiali per permettersi dei boschi in pianura e ognuno di noi può fare la sua parte per migliorare la situazione attuale con un pensiero particolare rivolto ai nostri eredi. Dobbiamo però sganciarci da un modo di pensare miope, perché, viene citato nella Carta di Sandrigo,: “gli uomini hanno fretta e misurano il tempo in giorni, settimane, mesi, anni. Gli alberi ed i boschi hanno pazienza e misurano il tempo in secoli. Il 2050 è lontano per gli uomini ma è vicino per gli alberi“.

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15-16 febbraio, “Animali, giardini, paesaggi” il tema 2018 delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio in scena a Treviso, partecipazione libera previo accredito

E’ un tema originale e stimolante quello che la Fondazione Benetton Studi Ricerche affronterà giovedì 15 e venerdì 16 febbraio a Treviso, nella quattordicesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio. L’’argomento che il Comitato scientifico della Fondazione ha scelto per questo appuntamento, coordinato da Luigi Latini e Simonetta Zanon, è infatti “Animali, giardini, paesaggi”.

Interazione flora-fauna in un paesaggio artificiale. Ad affrontarlo sono stati chiamati storici dell’’arte e filosofi, paesaggisti e agronomi, architetti, etnografi, geografi, registi. Competenze diversissime e traversali perché trasversale, oltre che affascinante, è l’’interazione flora-fauna nella creazione di un paesaggio artificiale, come può essere un parco e un giardino o un’’area di coltura agraria, o nel formarsi ed evolversi naturale di un ambiente. Gli animali che popolano un paesaggio sono reali ma possono essere fantastici, vivi o eternati in statue, mosaici o altri manufatti artistici. Delfini di pietra dalla cui bocca sgorga l’’acqua, cervi affiancati a divinità di marmo, rappresentazioni in mosaici pavimentali, animali-divinità, mostri. Oppure, ammiratissimi pavoni bianchi e cigni, protagonisti in tanti giardini all’’italiana e parchi storici. O ancora, laghetti e peschiere che, oltre che piacevoli alla vista, avevano la funzione di essere riserva di pesci. Fino agli animali ricreati dall’’ars topiaria, vale a dire dalla potatura di alberi e arbusti al fine di dare loro una forma geometrica, diversa da quella naturalmente assunta dalla pianta, per scopi ornamentali.

Impatti. Attraverso giardini e parchi sono stati introdotte non solo nuove varietà di piante che hanno poi colonizzato interi territori, ma anche animali egualmente provenienti da terre lontane, anch’’essi poi moltiplicatisi al di fuori dei recinti originari. Nella cultura del giardino giapponese, ma più tardi anche in Europa, il gusto per il naturalismo ha portato a ricreare nei giardini, anche urbani, ciò che in termini di flora ma anche di fauna si poteva osservare in ambiti naturali. Con le conseguenze di popolamento di specie animali sino al tempo non presenti nelle città. In agricoltura va citato, ad esempio, l’’impatto che tra ‘500 e ‘800 hanno avuto nelle nostre pianure i filari di gelsi, piantati per consentire gli allevamenti dei bachi da seta. Ma i temi possibili sono infiniti. Per restare a secoli più vicini, un racconto a sé è quello dei luoghi progettati per “contenere” e mostrare gli animali, ovvero zoo, parchi tematici, e progetti di habitat nei quali avviene una vera e propria messa in scena del mondo animale.

Per l’’ambito agricolo e la sua evoluzione nella contemporaneità, si pensi al ruolo delle api e dell’’apicoltura negli ambienti urbani, dal punto di vista ecologico, didattico e persino di progetto, o a quello che gli erbori possono giocare nella cura e nel mantenimento del paesaggio, in campagna come in città. Senza trascurare l’’affascinate connubio tra flora e fauna nella storia del giardino, nell’’arte, ma anche nel costume e persino nello sguardo del cinema. Il serpente e il melo del Paradiso Terrestre possono essere i simboli di una storia che scende sino alla notte dei tempi.

Interventi di Margherita Azzi Visentini (Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, già Politecnico di Milano); Gabriele Bovo (Città Metropolitana di Torino, Servizio Pianificazione e Gestione Rete Ecologica); Serge Briffaud (École nationale supérieure d’architecture et de paysage de Bordeaux); Hervé Brunon (Centre André Chastel, Paris); Gilles Clément (paysagiste, Paris); Jean Estebanez (Université Paris-Est Créteil, département de géographie); Pauline Frileux (École nationale supérieure de paysage-Larep, Versailles); Davide Gambino (regista, Palermo-Bruxelles); Andrea Ghisoni (dottore in architettura, Milano); Owain Jones (Bath Spa University, College of Liberal Arts); Federico López Silvestre (Università di Santiago de Compostela, Dipartimento di Storia dell’Arte); Christina May (storica dell’’arte, Ahrenshoop); Monique Mosser (École nationale supérieure d’architecture de Versailles, Centre André Chastel, Paris – Honoraria); Dirk Sijmons (H+N+S Landscape Architects, Amersfoort); Jan-Erik Steinkrüger (Università di Bonn, Dipartimento di Geografia); Mauro Veca (apicoltore urbano, ilmielediElia, Milano).

Partecipazione. Il programma è disponibile nel sito www.fbsr.it. La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite e-mail all’indirizzo paesaggio@fbsr.it oppure telefonicamente al numero 0422 5121 (lunedì-venerdì ore 9-13,14-18). È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi. Le giornate di studio saranno disponibili in diretta streaming nel sito della Fondazione http://www.fbsr.it. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali che ne faranno richiesta saranno riconosciuti i crediti formativi.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

10 febbraio 2018, all’insegna di “Amiamo il nostro fiume Brenta”, la cittadinanza è invitata alla giornata di pulizia degli argini fluviali

Dopo l’indagine svolta la scorsa Primavera sullo stato delle arginature nel basso corso del fiume Brenta, preceduta dagli allarmanti risultati dello studio commissionato dalla Regione Veneto nel 2014, per tenere alta l’attenzione su fiume, migliorarne l’aspetto e controllare eventuali nuovi fenomeni franosi, il comitato intercomunale “Brenta Sicuro” organizza domani, sabato 10 febbraio la prima giornata “Amiamo il nostro fiume Brenta“,  giornata di pulizia degli argini fluviali, a cui la cittadinanza è invitata a partecipare.

L’organizzazione segnala quattro tappe iniziali: da Cadoneghe (PD), ritrovo in piazza Sant’andrea, ore 09.30, da Vigonovo (VE), ritrovo parco Sarmazza, ore 09.00, da Fossò (Ve), ritrovo chiesa di Sandon, ore 09.00, da Campolongo Maggiore (VE), ritrovo ponte fra Campolongo e Bojon, ore 09.00. Maggiori info Gelindo Prado cell. 348 8633400 – Marino Zamboni cell. 347 2305979, profilo Facebook Brenta Sicuro.

Argini usati come discariche. Segnalano gli organizzatori: “Purtroppo, oggi le arginature sono utilizzate come vere e proprie discariche, costituendo un pericolo per i tanti materiali gettati ed è facile è lo sversamento, in quanto sono scarsi o del tutto assenti i controlli. Con le piene, il crimine commesso in qualche modo “sparisce”, e si scarica su chi abita a valle. A distanza di circa un anno dall’importate indagine che ha rilevato centinaia e centinaia di frane, proponiamo questa iniziativa per contribuire a migliorare l’aspetto delle arginature oltre che a ponderarne le criticità. L’invito è aperto a tutti, crediamo sia un modo semplice ma estremamente concreto di vivere e amare il territorio, un modo per prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo. Ai partecipanti saranno forniti guanti, sacchi ed una pettorina “Amiamo il nostro fiume Brenta”, disponibile fino ad esaurimento scorte, insieme verranno definite i tratti da pulire, ai fini della sicurezza e incolumità dei partecipanti si raccomanda di portare e indossare la pettorina fornita oppure un giubbetto ad alta visibilità”.

Fonte: Comitato intercomunale Brenta Sicuro

ISZVe stila il primo report di una moria di pesci causata da pesticidi in acque dolci italiane (venete)

L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (IZSVe) ha stilato un primo importante report di una moria causata da piretroidi in acque dolci italiane, di cui diamo notizia nei paragrafi successivi. Dopo aver identificata la causa della moria, e averne pubblicato i risultati su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, auspichiamo che il prossimo passo delle Istituzioni – Arpav in primis – se ancora non è stato fatto, sia quello di prendere provvedimenti verso chi l’ha provocata (ndr).

“Le morie di pesci sono eventi che possono far sospettare l’inquinamento di fiumi e mari. In realtà sono spesso dovute a eventi naturali, come ad esempio bassi livelli di ossigeno nell’acqua; le cause però possono essere difficili da identificare e spesso restano ignote. Non è il caso però di una moria di pesci verificatasi nell’ottobre 2014 in un canale di scolo nel sud della provincia di Padova. I ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in collaborazione con i laboratori dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV), hanno infatti identificato la causa della moria nella presenza nell’acqua di pesticidi appartenenti alla classe dei piretroidi”.

“Il ritrovamento è partito dalla segnalazione di un cittadino, che ha contattato l’ARPAV dopo aver avvistato un liquido biancastro provenire dallo scarico di acqua piovana di un’area industriale e riversarsi nel canale. I tecnici dell’ARPAV hanno raccolto dei campioni dell’acqua contaminata, anche se inizialmente non hanno rinvenuto alcun animale morto nei pressi dello sversamento. Nei giorni seguenti sono però state trovate lungo il canale numerose carcasse di pesci di diverse specie, fino a una distanza di 6 km dal punto della segnalazione originale”.

“Le analisi dell’ARPAV hanno mostrato la presenza di concentrazioni rilevanti di cipermetrina, permetrina, deltametrina e tetrametrina nei campioni d’acqua. Sui tessuti dei pesci analizzati dal Laboratorio contaminanti e biomonitoraggio dell’IZSVe è stata invece riscontrata la presenza di cipermetrina e permetrina ad intervalli di concentrazione rispettivamente compresi tra 476 e 2834 μg/kg e tra 346 e 2826 μg/kg. I pesci sono particolarmente sensibili ai pesticidi, in particolare ai piretroidi, ritenuti essere tra i più tossici nei confronti della fauna acquatica; tuttavia, i casi riportati di massicce mortalità dei pesci selvatici a causa di queste sostanze tossiche sono pochissimi. La relazione sulle analisi condotte dall’IZSVe, pubblicate nella rivista internazionale Forensic Science International, hanno contribuito in modo significativo alla letteratura disponibile sulle mortalità di fauna ittica causate da pesticidi”.

Fonte: Istituto Zooprofilattico delle Venezie

8 febbraio 2018, ore 11, a Padova presentazione alla stampa di un nuovo brevetto di edilizia “green” made in Veneto

Tutto un altro pianeta! E’ questo lo slogan del nuovo brevetto di modulo costruttivo “Icaro” destinato a “rivoluzionare” il mondo edile e che sarà, per la prima volta, presentato domani, giovedì 8 febbraio 2018, alle ore 11.00 nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Padova, in via Rienza 26 (zona Altichiero, uscita autostradale Padova Ovest) negli spazi dell’Italian Solar Infocenter, dalla cui esperienza è nata l’idea.

Edilizia green.  Grazie ad un originale sistema ad incastro, questi innovativi “mattoni”, certificati all’origine con il massimo grado di efficienza termica (A2), permetteranno di costruire in pochi giorni abitazioni e/o uffici, ma soprattutto “new town” ecosostenibili (nel corso dell’incontro stampa sarà visibile un prototipo ad uso dei fotografi e delle emittenti televisive). In casi d’emergenza, tali costruzioni sono infatti reversibili (riutilizzabili in diverse situazioni), hanno garanzia decennale e possono facilmente diventare “energeticamente attive”, sfruttando fonti rinnovabili.

Fonte: Servizio Stampa Italian Solar Infocenter

Consorzi di bonifica e Regione del Veneto insieme contro la siccità

da sx, Vincenzi, Pan, Romano, Crestani

Con la Legge di Stabilità regionale 2018, approvata lo scorso dicembre, il Veneto si dota di un proprio Piano Irriguo, strumento fondamentale per affrontare il tema della siccità in maniera strutturata, uscendo cioè dalle logiche dell’emergenza. I dati, del resto parlano, chiaro: il 2017, secondo il Cnr, è stato l’anno più secco degli ultimi due secoli con precipitazioni inferiori del 30% rispetto alla media di riferimento (1971-2000).

Tra i compiti dei Consorzi, garantire acqua alle colture. Il tema è stato affrontato nei giorni scorsi a Veronafiere, nel contesto di Fieragricola 2018, in una conferenza dal titolo “Il Veneto oltre l’emergenza siccità: dal Piano Irriguo Regionale agli strumenti per il risparmio idrico” promosso da Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al quale sono intervenuti l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, il presidente di Anbi Francesco Vincenzi, il presidente e il direttore di Anbi Veneto Giuseppe Romano e Andrea Crestani. I Consorzi di bonifica, che tra i propri compiti fondamentali hanno quello di garantire l’acqua alle colture, e Anbi Veneto, avevano sollevato il tema dell’efficientamento della rete irrigua nonché della realizzazione di nuovi bacini e infrastrutture già da tempo. Il Piano Irriguo regionale pertanto interpreta attentamente questo richiesta rappresentando uno strumento per un approccio strutturato alla tematica. Tematica fondamentale per l’agricoltura: si tratta infatti di preservare un comparto che in Veneto vale ogni anno 5 miliardi di euro, con produzioni di altissima qualità apprezzate anche all’estero.

Oltre cento gli interventi necessari. Il collegato alla Legge di Stabilità 2018 della Regione del Veneto prevede che il Piano Irriguo venga tracciato entro giugno (180 giorni dall’entrata in vigore della legge) e affida ai Consorzi di Bonifica la realizzazione degli interventi secondo criteri di efficacia ed efficienza sull’utilizzo della risorsa idrica irrigua, riconoscendo ai medesimi un contributo nella misura massima del cento per cento sulla spesa ammissibile. Gli undici Consorzi di Bonifica del Veneto (Acque Risorgive, Adige Euganeo, Adige Po, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, Brenta, Delta del Po, L.E.B., Piave, Veneto Orientale, Veronese) hanno individuato complessivamente 148 interventi necessari a garantire un’efficiente rete di distribuzione dell’acqua e che per dimensione e costo si candidano ad essere incluse nel Piano regionale. ll valore complessivo di queste opere ammonta a 60.990.000 euro, opere “minori” per dimensioni e costi – nessuna supera i 500mila euro -, ma non per gli effetti sul territorio, visto che tali opere interessano una superficie di ben 208.345 ettari. Tutte le opere rispondono, inoltre, a criteri legati al risparmio della risorsa idrica anche in relazione alla problematica molto attuale del deflusso ecologico.

I relatori. “Oggi a Fieragricola intendiamo ribadire che c’è tutto un sistema, quello dei consorzi di bonifica, che lavora costantemente tutto l’anno per mantenere la rete irrigua, affrontare stati di crisi e portare acqua nei nostri campi, per questo dobbiamo essere grati loro per questo lavoro. Negli ultimi dieci anni, stiamo registrando danni dovuti alla siccità soprattutto in periodi tradizionalmente caratterizzati da piogge e precipitazioni nevose, per questo dobbiamo prepararci ad un piano irriguo articolato che preveda in primis il mantenimento della rete attuale che ereditiamo da un passato glorioso precedente alla Repubblica Veneta”, ha affermato Pan. “Due anni fa abbiamo espresso la necessità di un piano Irriguo regionale, oggi il Piano è stato inserito nella legge di stabilità della Regione; siamo qui a Fieragricola a definire i particolari dato che sarà a regime nel 2018, dalle parole ai fatti dunque, pertanto ringraziamo il governatore Luca Zaia e l’assessore regionale Pan per la prontezza nella risposta. Questi sono fatti concreti, ancor più fondamentali dopo una stagione particolarmente siccitosa. Sono inoltre fatti strutturali che permetteranno ai Consorzi di bonifica di fare programmazione pluriennale”, ha affermato Romano. “Pensiamo ad un piano regionale che si focalizzi sulla manutenzione delle infrastrutture irrigue prima ancora a nuove opere , parliamo dell’ampliamenti delle reti già esistenti, sistemazione di manufatti di derivazione, sostegni, canalette, bacini di accumulo, sistemi di telecontrollo, potenziamento di pompe e opere di contrasto del cuneo salino”, ha aggiunto Crestani.

Il contesto nazionale. Il Piano Irriguo regionale si inserisce in un sistema di strumenti finanziari più articolato che a livello nazionale, per la “grande progettualità” (opere più complesse e onerose), include il Piano Irriguo Nazionale (per il quale in Veneto contempla progetti esecutivi per 147 milioni di euro) e il Piano Invasi, previsto nella legge di Stabilità del 2018 (per il quale in Veneto ha progetti di bacini di accumulo e riconversioni irrigue per 600 milioni di Euro). Grande fabbisogno di investimento dunque, a fronte di risorse ancora limitate (complessivamente lo stato mette a disposizione 646 milioni di euro di risorse, meno di quanto necessita il solo Veneto, prima regione per progetti presentati), ma intanto il tema della siccità comincia ad essere affrontato in maniera strutturale e si lascia alle spalle il concetto fuorviante di “emergenza. Per il presidente di Anbi Francesco Vincenziva preservato il reticolo idraulico minore così come vanno terminate le grandi incompiute idrauliche ed ottimizzato l’uso dei bacini esistenti, molti  dei quali hanno capacità fortemente ridotta per mancanza di manutenzione”. Vincenzi ha proseguito sottolineando come, per la prima volta, la rete irrigua sia entrata a pieno titolo tra le infrastrutture strategiche italiane come strade, porti, ferrovie ed aeroporti. “Una partita tutta da giocare ma nella quale i Consorzi di bonifica si caratterizzano per capacità progettuale ed operativa”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Il Veneto oltre l’emergenza siccità, a Fieragricola, giovedì 1 febbraio 2018 ore 13.30, Anbi Veneto incontra la stampa per fare il punto sulla situazione

I dati degli ultimi anni relativi alle precipitazioni piovose dimostrano che il Veneto, come tutto il Paese, si troverà sempre di più a far fronte a lunghi periodi siccitosi. La questione non può più essere trattata come emergenza ma attraverso misure strutturali che necessitano di progetti a lungo termine e nuove risorse.

Incontro rivolto alla stampa. A questo riguardo, Anbi Veneto organizza l’incontro stampa “Il Veneto oltre l’emergenza siccità” – Dal nuovo Piano Irriguo Regionale agli strumenti per il risparmio idrico“, che si terrà a Veronafiere nel Padiglione 3 – Area Forum giovedì 1 febbraio alle ore 13.30 nell’ambito di Fieragricola, in corso fino al 3 febbraio. All’incontro saranno presenti Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Regione del Veneto, Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto, Francesco Vincenzi, presidente Anbi.

Gli strumenti in via di definizione. L’istituzione del nuovo Piano Irriguo regionale, previsto nella legge di stabilità regionale 2018, rappresenta un nuovo fondamentale tassello nell’efficientamento della rete irrigua, affiancandosi ad altre misure quali il Piano Irriguo Nazionale, i nuovi strumenti finanziari previsti nella Legge di Stabilità dello Stato, l’aggiornamento sui fondi del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) e sui Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC), nonché le innovazioni tecnologiche messe in campo dai consorzi di bonifica per il risparmio idrico e il riuso delle acque di depurazione. L’incontro presenterà una panoramica su tali strumenti, partendo dal nuovo Piano Irriguo regionale, attualmente in fase di definizione, e che dovrà essere adottato entro giugno.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto