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Epidemia aviaria, Confagricoltura Veneto afferma: “E’ la peggiore mai vista”

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Il settore avicolo pagherà un alto prezzo con l’epidemia aviaria, che, oltre a enormi danni per le aziende agricole venete, comporterà anche una forte mancanza di prodotto. A dirlo è Michele Barbetta, rieletto presidente della sezione avicoltori di Confagricoltura Veneto per il prossimo quadriennio. Ad affiancarlo nel ruolo di vicepresidente sarà Diego Zoccante, veronese, titolare di un allevamento di 15.000 tacchini da carne a Bolca (VR) e presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona.

La più grave epidemia aviaria che si ricordi. “A partire dall’inizio degli anni Duemila, il Veneto è stato coinvolto in numerose epidemie di influenza aviaria, sia a bassa che ad alta patogenicità. Nel 2017 si era assistito all’ultima emergenza epidemica, nel corso della quale erano stati abbattuti milioni di volatili ed era stato disposto il divieto di allevamento all’aperto nelle aree a rischio. Ma quella che stiamo vivendo oggi è la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia e in Veneto, che avrà tremende ripercussioni sul settore – sottolinea Barbetta, allevatore di Carceri (Padova), titolare di un’azienda agrozootecnica che comprende quattro allevamenti avicoli -. Innanzitutto ci troveremo presto di fronte a una considerevole mancanza di prodotto, a cominciare dalla carne di pollo e tacchino, perché siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90 per cento degli allevamenti colpiti in Italia. La conseguenza più probabile sarà che tutta la filiera, a partire dalla grande distribuzione, andrà a cercare carni altrove e quindi in Paesi competitor come l’Ucraina, l’Argentina e il Brasile. Oltre a perdere quote di mercato, il nostro Paese non potrà più garantire ai consumatori una carne di qualità, come quella nostrana. Una batosta quindi non solo per le aziende agricole, ma anche per i consumatori”.

Di questa terribile epidemia, al momento, non si vede la fine. “Questa è la peggiore in assoluto, sia per diffusione, sia per aggressività del virus, dal momento che può uccidere fino al 100 per cento degli animali di un allevamento – rimarca Barbetta -. Oltre al Basso Veronese, che conta il maggior numero di focolai, a soffrire è anche il Basso Padovano, che attualmente conta oltre 35 aziende agricole colpite. Il virus si è diffuso nonostante le rigide normative e i sistemi di sicurezza attivati dagli allevatori italiani, che sono costantemente soggetti a visite ispettive delle Asl. Probabilmente la causa va ricercata nel fatto che gli animali allevati all’aperto hanno più probabilità di essere contagiati da uccelli migratori. Il risultato è che moltissime aziende avicole si ritrovano da un giorno all’altro con fatturato pari a zero e ciononostante devono continuare a far fronte a spese ingenti per pulire e sanificare gli stabilimenti e pagare le bollette dell’energia elettrica, che hanno subìto rincari abnormi. Chiediamo perciò ristori tempestivi sia per gli allevatori che per il personale, dato che con le aziende chiuse e improduttive il lavoro verrà a mancare. Bisogna considerare che, per far ripartire un allevamento che ha perduto tutti gli animali, ci vorranno mesi. Nella speranza che nel frattempo si riesca a contenere l’epidemia”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Aviaria, focolai a Verona e Ferrara, intensificate le misure di sorveglianza

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Torna l’allarme influenza aviaria, rafforzate le misure di sicurezza in decine di allevamenti in tutta la provincia, a partire dalla Bassa Padovana, per evitare il diffondersi di contagi dopo i casi delle scorse settimane registrati anche in Veneto, nel veronese, e Emilia Romagna, in provincia di Ferrara. Per ora non ci sono problemi negli allevamenti avicoli della nostra provincia, spiega Coldiretti Padova, ma è opportuno tenere alta la soglia di attenzione.  “I primi focolai avevano interessato alcuni stati europei – spiega  Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova –  fra cui Francia, Svezia, Repubblica Ceca e Finlandia, ora vi sono alcuni casi anche in Italia. Dapprima è stato interessato un allevamento in Provincia di Ferrara e in questi ultimi giorni sono stati confermati focolai anche in Veneto e in particolare in provincia di Verona. Il Ministero della Salute ha emanato un provvedimento teso a dare indicazioni operative per l’attuazione delle attività di rafforzamento delle misure di biosicurezza e di sorveglianza sul territorio nazionale”. 

Misure. Viene messo in atto, dunque, un rafforzamento dell’applicazione delle misure  che riguardano in particolare la pulizia e disinfezione, il divieto di entrata nelle aziende di personale non autorizzato, lo stoccaggio e lo smaltimento delle carcasse, della lettiera e della pollina, il divieto di mantenere all’aperto il pollame e i volatili in cattività negli allevamenti delle zone “A” e “B” delimitate in base alla diffusione del contagio.

Gli esperti mettono in guardia, siamo di fronte ad un virus particolarmente pericoloso, per il quale sembra essere in atto una delle più grandi epidemie mai verificatesi in Europa. “Raccomandiamo pertanto – conclude Roncalli – di rispettare rigorosamente le prescrizioni veterinarie e tutte le misure volte a limitarne la diffusione e a rafforzare la sorveglianza attiva e passiva”. Coldiretti Padova ricorda che sul fronte della produzione di carne avicola la nostra provincia è seconda in Veneto dopo Verona, con quasi 91,4 tonnellate realizzate nel 2019 per un fatturato di quasi 120 milioni di euro, in lieve ripresa dopo le difficoltà degli anni precedenti, nonostante i prezzi restino bassi. Ad incidere sull’incremento è stato il lockdown che ha portato ad un palco in avanti della produzione destinata al consumo domestico, insieme a quella delle uova che in Veneto supera i due miliardi di pezzi e copre oltre il 15% del mercato nazionale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Microfiliere sostenibili, dalla Lessinia, nel Veronese, l’esempio virtuoso della lana di pecora Brogna

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Due tonnellate di lana sucida, ovvero non ancora passata al lavaggio. È questo il quantitativo annuo medio che i soci dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna – nata nel 2012 allo scopo di scongiurare l’estinzione dell’ultima razza ovina autoctona della montagna veronese – riescono a raccogliere e a spedire a Prato, in Toscana, o a Biella, in Piemonte, per il lavaggio e la conseguente trasformazione del prodotto grezzo. La raccolta della lana viene effettuata a Roverè Veronese (VR), in Lessinia, nell’antico comune cimbro che funge da meta e da punto di incontro per dodici allevatori della provincia che conferiscono il prodotto, lo destinano a una valorizzazione ed evitano, altresì, che venga smaltito come rifiuto speciale. Tra loro ci sono anche Giuliano Menegazzi, di Erbezzo, e Cristina Ferrarini, di Sant’Anna d’Alfaedo.

Gli alti pascoli della LessiniaIl ruolo chiave dell’associazione. “L’associazione riunisce allevatori, ma anche tecnici del settore, ristoratori e trasformatori, con lo scopo di evitare l’estinzione di una razza autoctona, patrimonio di biodiversità culturale della Lessinia”, spiega Menegazzi, tra i soci fondatori. Il suo intento è quello di promuovere la valorizzazione dei prodotti ottenuti da questo prezioso animale, per consentire agli allevatori di continuare a presidiare il territorio, ritornando a dare così a questa zootecnia di montagna quel ruolo fondamentale di custode dell’ambiente che già ricopre da centinaia di anni e che è stato certificato recentemente anche dal Ministero delle Politiche agricole e forestali con l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro dei Paesaggi rurali di interesse storico». «Otto anni fa, quando siamo partiti, abbiamo creato tante iniziative e il coinvolgimento da parte degli allevatori, e non solo, è cresciuto costantemente. Nel 2012 c’erano 2500 capi certificati, oggi sono quasi 4000 quelli distribuiti in più di 40 allevamenti in Veneto. Una quindicina sono nati proprio dopo quel maggio del 2012, e per lo più grazie a iniziative di giovani. Tra questi anche io e Cristina». «L’associazione ha l’obiettivo di creare e diversificare le potenzialità della pecora Brogna, ad esempio individuando e seguendo le filiere di latte, carne e lana. Proprio parlando di lana, siamo arrivati al settimo anno consecutivo di raccolta» sottolinea Cristina Ferrarini, che da poco ha aperto un laboratorio di tintura naturale della lana di pecora Brogna e alpaca, con vendita di prodotti filati e lavorati, a Molina, piccolo centro montano nel comune di Fumane (VR).

Filati ottenuti con lana di Brogna e tinti con colori naturaliLa filiera della lana. «Tosiamo i nostri animali ogni primavera, da febbraio a giugno, per permettere alle pecore di affrontare i mesi estivi in una condizione di benessere,  – prosegue Cristina –, tuttavia la raccolta la organizziamo ogni due anni, a Roverè, comune baricentrico rispetto agli allevamenti distribuiti in provincia, per raggiungere il quantitativo necessario all’invio agli impianti di lavaggio che si trovano a Prato, purtroppo ancora per poco, e a Biella». «Una delle criticità della filiera è proprio legata agli impianti di lavaggio, riprende Menegazzi, con la chiusura prevista a fine anno di quello di Prato, in Italia rimane solo quello piemontese, tuttavia stiamo già pensando a delle alternative con gli amici allevatori della zona di Alpago. Dei circa duemila chilogrammi di lana sucida che raccogliamo qui a Verona, circa il 40% si trasforma poi in filato nelle aziende biellesi e la lana di pecora Brogna viene poi portata anche in Europa dalle lanivendole presenti in Liguria».

Pecore Brogna al pascolo in LessiniaL’artigianato e la filiera locale. A seguito di questa attività di tutela e valorizzazione della pecora Brogna sono nate alcune attività artigianali tra cui quella di Cristina. «Io, oltre ad allevare, coloro la lana con metodo naturale, utilizzando coloranti naturali derivati da fiori e piante che coltivo qui in Lessinia. Ci sono altre attività che sono nate sulla spinta di questa filiera, come una maglieria a Cerro Veronese, dove c’è anche una tessitrice che lavora con un telaio a mano, ma anche un’altra tessitrice e una filatrice a Verona città, una ragazza che si occupa come me di tintura naturale a Mantova, una magliaia a Torino e queste lanivendole, di cui parlava anche Giuliano Menegazzi, che tingono e producono filati a Genova». «Si sta creando un circuito interessante, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, aggiunge ancora Menegazzi, si tratta di un esempio di microfiliera con un potenziale molto elevato e che può esplodere in positivo negli anni che verranno. Sappiamo quanta attenzione ci sia nei confronti della sostenibilità economica e ambientale dei territori, specie quelli montani; delle opportunità offerte ai giovani, che qui stanno rispondendo molto bene; della salvaguardia del patrimonio rurale che è stato riconosciuto anche con la recente iscrizione degli Alti Pascoli nel Registro ministeriale. Con la pecora Brogna siamo sulla strada giusta».

Pecore di razza BrognaProdotti e caratteristiche della lana. Con la lana di pecora Brogna si producono i filati da aguglieria e maglieria di tipo pettinati e semipettinati; ritorti e a capo unico di diverse misure per consentire un’ampia gamma di lavorazioni. Poi c’è la maglieria con maglioni, berretti, scaldacollo; prodotti quali lanotti (piumini imbottiti di lana), trapunte (quilt) in collaborazione con un trapuntificio di Trento; con il recupero dello scarto della filatura, da cui si ricava un feltro pressato, anche ciabatte e altri prodotti per la casa. «Quali caratteristiche ha la lana Brogna? È una lana rustica, non troppo fine, al tatto risulta un po’ secca, ma ha un grande pregio: tende a non infeltrire e con i primi lavaggi si ammorbidisce. Ha un’ottima elasticità e si presta molto bene alla filatura e alla lavorazione. Tra i tecnici biellesi c’è chi l’ha paragonata alla lana delle Shetland, un paragone che ci ha riempito di orgoglio», conclude Cristina Ferrarini. Ulteriori informazioni: https://www.pecorabrogna.it/

Fonte: Servizio stampa Associazione promozione e tutela pecora Brogna

In Veneto un nuovo Presidio Slow Food: la pecora brogna della Lessinia

Pecora brogna (foto Marco Malvezzi)

In provincia di Verona, nei pascoli di un’area incontaminata circondata da vette che raggiungono i 1800 metri di altezza e protetta, in parte, dal Parco Naturale Regionale della Lessinia, una speciale razza ovina autoctona ha trovato il luogo ideale in cui stabilirsi e di cui, da secoli, è la protagonista. Si tratta della pecora brogna, conosciuta anche come badiota, prognola o nostrana, che da oggi è entrata a far parte della ricca famiglia dei Presìdi Slow Food.

L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana.

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente locale dei produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni ‘70 del secolo scorso per molte famiglie che abitavano queste montagne». E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio.

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti, vengono allevati al pascolo, in greggi con meno di cento capi, e sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. Non solo lana e formaggi a latte crudo, ma anche una carne dalle caratteristiche uniche. «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino, ma risulta gradevole e profumata. È molto delicata e porta con sé un equilibrio tale da non influenzare prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa».

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro».

Fonte: Servizio stampa Slow Food

Aviaria, Giunta del Veneto inserisce territorio veronese a sud dell’A4 tra quelli ad alto rischio

Con una delibera presentata dall’assessore alla Sanità Luca Coletto, di concerto con il collega all’Agricoltura Giuseppe Pan, la Giunta regionale del Veneto ha deciso di inserire il territorio della provincia di Verona situato a Sud dell’autostrada A4 tra le zone “ad alto rischio di introduzione e diffusione del virus dell’influenza aviaria”. L’individuazione di questa zona a rischio sarà sottoposta alle rivalutazioni e revisioni adottate a seguito dell’evoluzione epidemiologica della situazione nazionale e internazionale della malattia, e comunque dopo due anni dall’approvazione del provvedimento di oggi.

Veneto primo produttore di pollame. “La decisione – precisa Coletto – è stata presa alla luce di uno studio commissionato dalla nostra Direzione Prevenzione all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie sull’applicazione delle misure di riduzione del rischio e biosicurezza negli allevamenti avicoli del Veneto, che ha indicato, tra l’altro, la situazione di rischio presente in quest’area”. “Il Veneto – ricorda Pan – è il primo produttore nazionale di pollame, e in particolare del tacchino da carne, che è la specie a maggior rischio di diffusione della malattia. Inoltre, le aree a più alta concentrazione di allevamenti di tacchini sono proprio quelle costituite dalle province di Vicenza e Verona a Sud dell’A4 e dalla parte Sud della provincia di Padova”.

Rafforzato il sistema regionale di difesa. “Con questa delibera – fanno notare Coletto e Pan – si rafforza il sistema regionale di difesa contro la diffusione di un virus che causa molte preoccupazioni e gravi danni economici. Basti pensare che l’emergenza epidemica del 2017 ha costretto ad abbattere milioni di capi e procurato un costo per la sola pubblica amministrazione di 40 milioni di euro su scala nazionale, 11 dei quali in Veneto”. Nell’area del veronese inserita oggi in quelle a più alto rischio andranno applicate le misure già introdotte altrove dall’11 maggio 2016. Tra queste, in particolare, il divieto di costruzione di nuovi allevamenti di pollame all’aperto (compresa la riconversione di strutture preesistenti ad allevamenti all’aperto); la garanzia da parte degli allevamenti preesistenti che detengono pollame all’aperto (compresi quelli biologici) della possibilità di poter tenere al chiuso i propri animali in caso di necessità legata alla situazione epidemiologica e nei periodi a rischio; il divieto di allevamento promiscuo (nella stessa struttura) di anatidi e di altre specie di pollame.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

24-25 novembre 2018, a Trento si tiene il Campionato nazionale razze ciuffate, oltre 300 le galline ornamentali in mostra. E nel 2019, per la prima volta i campionati europei si terranno in Italia.

Oggi, sabato 24 e domenica 25 novembre si svolgerà a Trento, nei padiglioni dell’Associazione Allevatori Trentini (via delle Bettini 41) il Campionato nazionale razze ciuffate, giunto alla terza edizione, organizzato dal principale Club avicolo italiano. Un appuntamento particolarmente importante quest’anno in vista dei campionati europei 2019 che per la prima volta si terranno in Italia.

Nella giornata si esibiranno oltre 300 galline ornamentali provenienti da tutta Italia tra cui le Moroseta, l’Olandese, la Padovana e l’Appenzeller – stupende nei piumaggi variegati, nei ciuffi ribelli, nelle zampe calzate. Ma solo una tra tutte, domenica, sarà incoronata regina. Orario apertura al pubblico: sabato 24/11 ore 9-18, domenica 25/11 ore 9-16.

Disattenzione da parte delle Istituzioni. “L’Italia ha ormai raggiunto standard di selezione elevati e gli allevatori hanno ottenuto importanti riconoscimenti in Paesi di più consolidata tradizione avicola come Francia e Germania” dice Enrico Cecchin, presidente del Club Moroseta e razze ciuffate. “C’è tuttavia una colpevole disattenzione da parte delle istituzioni nei confronti di questa realtà amatoriale, non industriale, che deve sopportare per intero il peso della salvaguardia di razze che altrimenti sarebbero destinate all’estinzione”. Per informazioni: segreteria@clubitalianomoroseta.it cell. 3357724698 – 3473172537 – 3487044216

Fonte: Clut Italiano Moroseta

20 aprile 2018, i soci Argav visitano l’azienda Insetti Commestibili a Monselice (Pd)

foto sito azienda Insetti Commestibili

Su iniziativa del consigliere Maurizio Drago, nel pomeriggio di oggi, venerdì 20 aprile, i soci Argav avranno l’opportunità di visitare l’azienda di Antonio e Giuseppe Bozzaotra, gemelli quarantenni pordenonesi di origine ma monselicensi d’adozione, poiché da 11 anni risiedono nella città della Rocca. La loro azienda agricola, fondata nel 2013, si chiama Insetti Commestibili ed ha sede, per l’appunto, a Monselice in via Campestrin 18. Nata all’insegna dei bachi da seta, l’azienda si è specializzata nell’allevamento di insetti e nell’utilizzo di questa produzione a fini alimentari, al momento, però, non possibile in Italia.

Novel food. Il “novel food” è disciplinato dal Regolamento Ue entrato in vigore all’inizio del 2018. “Ai fini dell’impiego alimentare – spiega il comunicato ufficiale diramato dal Ministero della Salute – gli insetti e i loro derivati si configurano tutti come novel food (ossia alimenti o ingredienti “nuovi” rispetto a quelli tradizionalmente intesi, ndr). Ma al momento nessuna specie di insetto (o suo derivato) è autorizzata in Italia per tale”. La situazione si sbloccherà “solo quando sarà rilasciata a livello Ue” l’autorizzazione prevista.  Al momento, quindi, i fratelli Bozzaotra allevano insetti, in particolare grilli, destinati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, che ha sede a Catania e che è ente nazionale di riferimento per l’analisi di questi insetti, anche nell’ottica di eventuali fini culinari e alimentari.

 

 

Biodiversità avicola in Veneto, Regione in campo con azioni di tutela

gallina di Polverara

Il Veneto vanta da sempre una tradizione avicola da primato. Nei secoli, infatti, in questa regione sono state selezionate moltissime tipologie di polli, anatre, oche, tacchini e faraone. Alcune di queste sono col tempo scomparse, altre sono state ricostituite, altre ancora sono in corso di recupero. Tra le più note e apprezzate, si sono – per esempio – la gallina di Polverara e la Padovana Gran ciuffo.

Progetti regionali a difesa della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. “E’ compito della Regione sostenere non solo gli enti pubblici della rete regionale per la biodiversità, ma anche allevatori e agricoltori che sono custodi di razze autoctone e che, con il loro lavoro, possono arricchire le varietà iscritte del Registro anagrafico nazionale”, ha afferamato l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, presentando il programma delle iniziative regionali per il biennio 2018-19 per difendere la biodiversità di interesse agricolo e alimentare. In questi giorni la Giunta regionale ha impegnato 72.415 euro, provenienti dal riparto della legge 194/2015, per finanziare il piano degli interventi.

Dalla primavera 2018 sono in programma corsi, attività di formazione, scambio di esperienze e gruppi di lavoro tra allevatori e tra centri della rete regionale al fine di favorire lo scambio di conoscenze tra avicoltori e tecnici, in collaborazione con l’Associazione italiana allevatori e l’Agenzia veneta per lo sviluppo del settore primario. Materiali di lavoro, conoscenze e servizi correlati alla biodiversità, relativi anche ad altre specie animali e vegetali autoctone del Veneto, saranno condivisi tramite una nuova ed apposita piattaforma web.

Il progetto regionale prevede inoltre la realizzazione di focus group, work shop e study visit, finalizzati ad attività correlate alle “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”, con l’obiettivo di favorire accordi tra agricoltori e allevatori locali con gruppi di acquisto solidale, mense scolastiche, esercizi di ristorazione e commerciali, al fine di realizzare forme di filiera corta, di vendita diretta, di scambio e di acquisto di prodotti agricoli e alimentari nell’ambito di circuiti locali.

Tra le attività in programma nel biennio, infine, c’è anche la valorizzazione della Giornata mondiale della biodiversità, in programma il 22 maggio: “Sarà un’occasione – sottolinea l’assessore – per far conoscere il patrimonio di specie diverse di cui è ricco il Veneto e per dare rilievo al grande lavoro dei nostri allevatori nella conservazione di razze animali di diverso pregio, molto interessanti per storia, caratteristiche genetiche, e capacità produttive. Un patrimonio di tipicità che va salvato dall’omologazione industriale e dal rischio di estinzione, in funzione di una alimentazione sana e di qualità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Insetti come fonte nutrizionale alternativa sostenibile per l’allevamento degli avicoli, se ne parla ai seminari Cipat/Cia oggi pomeriggio nel Veneziano e lunedì 19 marzo a Padova

Gli insetti sono spesso considerati una fastidiosa seccatura per gli esseri umani e semplici parassiti delle colture e degli animali, mentre in realtà forniscono cibo a basso costo ambientale, contribuiscono positivamente ai mezzi di sussistenza e giocano un ruolo fondamentale in natura. L’allevamento di insetti come alimento e mangime rimane, però, un settore allo stato embrionale in Italia, mentre la sua crescita farebbe emergere probabilmente nuove importanti sfide. A questo riguardo, CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) organizza oggi, martedì 13 marzo, alle ore 16 a Zelarino (VE) nel Centro Pastorale Cardinale G. Urbani (via Visinoni 4/c) e lunedì 19 marzo a Padova (in via della Croce Rossa 112) alle ore 20.30 il seminario di informazione “Insetti: fonti proteiche sostenibili, si possono allevare? Si possono mangiare?

Obiettivo. Negli incontri verrà illustrato il progetto “Insect Feed Chick” fonte nutrizionale alternativa sostenibile per l’allevamento degli avicoli, ammesso a finanziamento PSR per il Misura 16.1.1 – Innovation Brokering. Il progetto, attraverso la valorizzazione e l’utilizzo degli insetti per la nutrizione di avicoli, sia derivanti dagli scarti di altri processi produttivi che prodotti ex novo da scarti vegetali aziendali, punta a: ridurre i costi di produzione grazie alla sostituzione parziale nei mangimi di elementi nutritivi derivanti da materie prime più costose; favorire una maggior salubrità del prodotto (avicolo) sia in termini di miglioramento delle performance produttive che dello stato di salute, soprattutto negli stadi giovanili; dare l’avvio e favorire, in un’ottica di lungo periodo e di grande scala, la diversificazione aziendale attraverso la produzione di insetti come fonti nutritive alternative. Per maggiori informazioni: Cipat Veneto, tel. 041.929167, info@cipatveneto.it
CIA Padova, tel. 049.8070011, info@ciapadova.it

Fonte: Cipat Veneto

Soci Argav in visita all’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale di Candiana (PD)

Oggi, sabato 18 novembre, i soci Argav sono in visita all’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale di Candiana, nella Bassa Padovana, in occasione dell’inaugurazione di un loro nuovo ramo aziendale. L’azienda, che non pratica l’allevamento intensivo, ma all’aperto e nutre gli animali solo con cereali prodotti in sede, ha una storia pluridecennale. Ora la proprietà ha deciso di dotarsi di un macello CE tra i più moderni esistenti in Veneto, che assembla al meglio attrezzature italiane e francesi. La nuova struttura consentirà loro di commercializzare non solo in Veneto, come accade oggi, ma su più larga scala. Inoltre, sarà presentata una nuova linea di prodotti precotti, il cui ricettario è stato affidato al consulente per ristoranti Pier Angelo Barontini, che lavorerà direttamente in azienda con cotture a bassa temperatura e sottovuoto.