• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

20-22 ottobre 2017, in mostra a Trento le più belle razze di polli ornamentali

Concorso Moroseta Trento_padovana argento di marcello bertoli

Dal 20 al 22 ottobre 2017, Trento sarà la vetrina della più importante rassegna nazionale delle razze ciuffate di polli ornamentali, caratterizzati da un gran ciuffo attorno alla testa e in alcuni casi anche da piume che calzano le zampe. Saranno circa 300 i “contendenti” che si disputeranno il titolo nazionale di “bellezza” nel padiglione della Federazione provinciale allevatori (via delle Bettine 6). La manifestazione è organizzata dal più importante Club di allevatori operante, il Club italiano della Moroseta e delle razze ciuffate, presieduto da Enrico Cecchin, trentenne di Feltre (Bl).

Concorso Moroseta Trento_Showgirl di Enrico Cecchin

Tra le razze in mostra, ci saranno le Moroseta, batuffoli di seta dal carattere estremamente dolce e dalla grande attitudine alla cova. E poi le Padovane dalle piume disegnate, le Olandesi in nuove e rare colorazioni. Per la prima volta in Italia saranno presenti anche le Showgirl, Moroseta dal collo nudo ingentilito da un cravattino di piume, e le Silkie americane, che attrici di grido non esitano a portarsi a passeggio sottobraccio. “Gli allevatori di queste razze ornamentali, ma soprattutto semplici appassionati che hanno come unico scopo quello di rallegrare il proprio giardino, stanno crescendo di anno in anno – dice Cecchin – anche se l’avicoltura italiana è ancora una nana rispetto agli altri paesi europei”.

Una passione che salva dall’estinzione. Basti pensare che gli avicoltori amatoriali iscritti alla Federazione nazionale, la Fiav, sono 1.150 contro 30-40 volte tanto gli iscritti alle federazioni degli altri paesi europei. Un divario enorme. “Noi rappresentiamo comunque in Italia la punta di diamante – dice ancora Cecchin – non solo perché salvaguardiamo razze che altrimenti sarebbero destinate all’estinzione, come purtroppo avvenuto per tantissime nel corso degli ultimi cinquant’anni, ma anche perché divulghiamo una cultura di protezione, di cura e di amore per i nostri animali. E questa, indipendentemente da chi saranno le più belle del reame nella manifestazione trentina, è la cosa per noi più importante”.

Fonte: Servizio Stampa Club Italiano della Moroseta e delle razze ciuffate

2017, sicurezza idraulica in Veneto, lo stato dell’arte

Sicurezza idraulica del territorio veneto, a che punto siamo? Informazioni e dati sullo stato di attuazione dei lavori di difesa del suolo realizzati, in fase di realizzazione e pronti a partire nel 2017 sono stati forniti dall’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin. Si tratta di un “pacchetto” di interventi che tocca i 600 milioni di euro, utilizzando risorse regionali, nazionali ed europee e che riguardano non solo grandi opere, come i bacini di laminazione, ma anche lavori di difesa idraulica minori e di sistemazione idraulico-forestale che hanno comunque un grande impatto sulla sicurezza dei territori interessati.

Redatto un piano dopo l’alluvione del 2010. Ha riferito l’assessore: “In generale, nel dare le priorità, seguiamo un tipo di approccio impostato secondo criteri legati all’indice di rischio. E’ sicuramente un percorso lungo, ma che deve essere fatto. Noi lo abbiamo intrapreso e i risultati ci sono”. Dopo l’alluvione del 2010, sotto la supervisione del prof. Luigi d’Alpaos è stato infatti redatto un piano che individua tutti gli interventi necessari in una regione dove nei precedenti 80 anni non era stata realizzata nessuna nuova opera di difesa. “La spesa complessivamente individuata – ha aggiunto l’assessore – ammonta a 2,7 miliardi di euro, una cifra esorbitante per le sole finanze regionali”.

Per quanto riguarda le grandi opere infrastrutturali, quelle in fase di attuazione ammontano 255.250.000 euro e quelle in fase di programmazione a 214.100.000 euro. Sono interventi che impegnano cifre considerevoli e finalizzate alla difesa di interi centri abitati. Nel Vicentino, in avanzata fase di realizzazione ci sono, ad esempio, il bacino di laminazione nel comune di Caldogno (41 milioni), collaudato nel corso del 2017; il bacino in comune di Trissino (25 milioni), realizzato al 60%; in provincia di Verona, il bacino della Colombaretta nel comune di Montecchia di Crosara (11 milioni), realizzato al 90%. In fase di prossimo avvio ci sono i lavori del bacino sul Muson (18 milioni) nei comuni di Riese Pio X e Fonte (TV), il bacino di San Lorenzo (5 milioni) nei comuni di Soave e San Bonifacio (VR), e il bacino sul Bacchiglione, a monte di viale Diaz nel comune di Vicenza (18 milioni). L’assessore ha ricordato che fra la grandi opere ci sono anche gli interventi sulla rete idraulica del bacino Lusore nel comune di Venezia, finanziati con fondi statali per 62 milioni di euro.

Interventi di difesa idraulica a cura dei Geni Civili. Quelli attuati e in fase di attuazione ammontano a circa 33 milioni di euro e quelli in fase di avvio a più di 18,5 milioni di euro. Si va dalla manutenzione ordinaria alla realizzazione di opere ex novo, distinte fra quelle eseguite nelle zone montane prettamente di difesa idrogeologica, quelle realizzate in pianura di difesa idraulica e quelle riguardanti la fascia costiera che spaziano da interventi di ripascimento ad interventi di realizzazione di opere rigide di difesa costiera (pennelli e barriere sommerse);

Gli interventi di sistemazioni idraulico forestali realizzati e in fase di realizzazione ammontano a più di 10 milioni e quelli in fase di avvio a 9,5 milioni di euro, a cura delle Unità Organizzative Forestali della Regione. Incidono sulla rete idrografica minore interessando prevalentemente il territorio montano o comunque sottoposto a vincolo idrogeologico. La tipologia dei lavori riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria e la realizzazione di opere in cui si applicano prevalentemente tecniche di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e di ingegneria naturalistica.

Banca dati geografica. L’assessore ha infine annunciato che la Regione ha avviato il lavoro di costruzione di un’importante banca dati geografica che individui le opere di sistemazione idraulica presenti nel territorio veneto ed allo stesso tempo fornisca strumenti per consentire di inserire le nuove opere in maniera semplice e veloce. Tale operazione consentirà di fotografare il territorio come è stato infrastrutturato con opere idrauliche dal dopoguerra ad oggi e di migliorare così la programmazione e la progettazione delle opere future.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

1 aprile 2016, inizia il primo corso di formazione per bachicoltori, in programma 30 ore di lezioni teorico-pratiche a Treviso e a Padova

kitL’Associazione Italiana Gelsibachicoltori (AIG) apre le iscrizioni al primo corso di formazione per aspiranti bachicoltori.

L’abc del neo imprenditore bachicolo in 30 ore teorico-pratiche. La partecipazione è aperta a futuri imprenditori del settore ma anche a simpatizzanti compresi ex allevatori che vogliono rispolverare tecniche e abilità conservate nella memoria. L’intervento formativo, unico nel suo genere, è promosso in collaborazione con gli esperti del Centro ricerca in agricoltura (Crea) e compone di lezioni teoriche e pratiche (30 ore totali) che saranno organizzate nelle sedi di Coldiretti Treviso e presso il Centro bacologico di Brusegana, in provincia di Padova. “Abbiamo avuto molte richieste in questo senso e a pochi giorni dalla costituzione della nuova organizzazione – commenta il presidente Fernando Pellizzari –  ci sentiamo incoraggiati a procedere nella direzione giusta: alla filiera della seta italiana al 100% mancava la parte produttiva che ora c’è. Il nostro invito è rivolto ai giovani che si affacciano a questa professione con curiosità ma consapevoli che in agricoltura nulla va improvvisato”. Per informazioni 0422-954100.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Presentata a Mestre (VE) l’Associazione di Gelsibachicoltori nata per promuove la rinascita della seta in Italia

kit

kit

“Ogni anno arrivano dalla Cina circa tremila tonnellate di seta tra filati e tessuti, mentre la produzione nazionale è praticamente azzerata visto che i bozzoli prodotti in Italia rappresentano meno di mezzo milione di euro. Tuttavia, se pensiamo al valore che può essere riconosciuto alla produzione nazionale, per il tramite del industria tessile di alta gamma, si aprono grandi possibilità per il riavvio di un comparto, quello bachicolo appunto, che negli anni ’50, solo in Veneto, contava 40mila allevamenti”.  Lo ha detto Martino Cerantola, presidente di Coldiretti, che oggi a Mestre (Ve) ha presentato ufficialmente l’Associazione nazionale gelsibachicoltura, rifondata per recuperare in un’ottica moderna una grande tradizione del nord est.

conf stampa

un momento della conferenza stampa

Contributi dal Psr 2014-2020. La realtà organizzativa a cui aderiscono florovivaisti, imprenditori agricoli, fattorie sociali, ex produttori e simpatizzanti anche fuori confine regionale, ha lo scopo primario di offrire ai soci l’assistenza tecnica necessaria per applicare le innovazioni nel processo produttivo oltre che formulare accordi di filiera con gli acquirenti. “Sullo sfondo c’è il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 – ha ricordato Cerantola-  che contribuisce all’ammodernamento delle aziende professionali, sia dal lato delle attrezzature che dal lato strutturale. Per tutte le imprese agricole in genere – ha continuato –  c’è la possibilità di realizzare siepi campestri con piante di gelso, oppure veri e propri impianti specializzati (gelseti) con un contributo al 100% rispetto ai costi di realizzazione”. “Per fortuna  – ha spiegato Cerantola – non è necessario sempre e comunque ripartire dall’impianto, perché molte di queste piante storiche appartengono ormai al patrimonio del territorio in quanto ancora presenti nei filari delle nostre campagne”.

gelsi

gelsi e bachi

Allevatori di bachi in tutta Italia. “Siamo all’anno zero ma puntiamo a mille realtà sul territorio – ha esordito  Fernando Pellizzari neo presidente dell’Associazione. Alla domanda  “Chi sono i nuovi bachicoltori? Pellizzari ha risposto: “Sono i figli di chi ha conservato strumenti – non certo per farne un museo – e i segreti del mestiere, molti di loro ancora studenti altri già  nuovi agricoltori insediatisi con il Programma di Sviluppo Rurale che hanno dimostrato un rinnovato interesse verso una professione in via d’estinzione come lo erano i “cavalieri” che non filavano più a causa di un prodotto usato per la cura dei frutteti. Gli appassionati di questo settore che affronta la sua rinascita arrivano da ogni parte d’Italia, come in ogni angolo del Paese sono attesi i vertici dell’Associazione per formare e incoraggiare gli interessati a questa professione.

seta

prodotti in seta

Start up. Tra i fondatori Giorgio Simionato che nella provincia di Padova a Massanzago ha già piantato 25 mila piante di gelso le cui foglie sono necessarie all’alimentazione: “Saranno pronte a settembre” – ha annunciato fiducioso. Nel frattempo due giovani biologi Emanuele Rigato e Pier Paolo Poli nel trevigiano possono fornire mangime e l’abc per partire con l’attività. Titolari di una start up “Smart Bugs” , oltre a promuovere un kit nelle scuole, si occupano di insetti, mosche, larve addirittura farfalle per eventi fashion,  sono loro i partner ideali per l’avvio iniziale.  “L’equilibrio naturale è stato ripristinato – ha commentato il direttore regionale di Coldiretti Pietro Piccioni – per questo non potevamo non prendere in considerazione l’ipotesi concreta di sviluppare politiche economiche orientate a sostenere sia gli agricoltori che hanno mantenuto tecniche ed attrezzature del passato che le nuove generazioni che intendono investire nella filiera”.

Una scommessa per il futuro dell’agricoltura veneta e italiana. Durante l’incontro non è mancata la vena nostalgica con immagini e racconti di vita vissuta: in particolare quella faticosa delle donne impegnate nelle filande. Toccante la testimonianza di Massimo Miotto di Istrana, che ha ereditato dal padre competenza e saggezza:” Quando ho ricominciato dove lui ha lasciato mia mamma ha pianto”.  “Mai come in questo caso l’esperienza del passato diventa maestra ma anche utile per delineare una scommessa vincente per il futuro dell’agricoltura regionale – ha concluso Elio Tronchin segretario dell’Associazione. All’evento erano presenti i rappresentanti della cooperazione sociale che in questo lungo periodo di black out hanno sperimentato per primi la ripresa dello stato vegetativo dei bachi utilizzandoli come contributo terapeutico, i referenti delle ditte farmaceutiche, artigianali del tessile e orafi per lo sviluppo progettuale e i funzionari regionali per le misure di sostegno finanziario europeo.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

Fieracavalli 2015, firmato protocollo per la crescita del comparto allevatoriale in Italia

Cavallo da sella italiano_salto in libertà

cavallo da sella italiano, salto in libertà

Un accordo per lo sviluppo del settore allevatoriale legato al cavallo da sella italiano. Lo hanno firmato ieri il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e Fise (Federazione italiana sport equestri), nel corso della terza giornata di Fieracavalli, la più importante manifestazione internazionale dedicata al mondo del cavallo, in programma fino a oggi alla Fiera di Verona.

Obiettivo del protocollo d’intesa è la valorizzazione della razza Sella italiano (S.i) e di tutta la filiera collegata. Fise conta 107mila tesserati, 28mila cavalli registrati e sono più di 10mila gli allevamenti dedicati a selezionare e addestrare esemplari per le competizioni sportive. Contando che soltanto un terzo degli animali nelle scuderie è italiano, i margini di crescita per il made in Italy sono ampi, anche a livello occupazionale e di indotto. Per questo il Ministero e Fise hanno deciso di unire le forze. «Questo protocollo rappresenta un punto di partenza verso una maggiore collaborazione, efficienza e utilizzo delle risorse per ridare competitività al cavallo e all’allevamento italiano» ha detto, firmando, Giuseppe Castiglione, sottosegretario del Mipaaf.

Allevamento dei cavalli inserito nel settore agricolo. Il primo e il più importante passo in questa direzione è l’inserimento a pieno titolo dell’allevamento dei cavalli nel settore agricolo, potendo così beneficiare dei vantaggi previsti a livello fiscale. In questo modo, coinvolgendo le Regioni, si potrebbe anche partecipare al riparto dei fondi strutturali europei previsti dal Programma di sviluppo rurale (Psr). “Quello dell’equitazione – ha dichiarato Vittorio Orlandi, presidente di Fiseè un settore che nasce nel mondo dell’agricoltura. Ritengo che i tempi siano maturi per rientrare oggi nella filiera agricola, al pari delle altre nazioni più avanzate”. Su questo progetto lavorerà una commissione congiunta Mipaaf-Fise, con maggiori sinergie anche nel campo della lotta al doping negli sport equestri e del controllo dei registri anagrafici, con data base condivisi. L’accordo inoltre, aumentando gli standard di formazione e addestramento negli allevamenti, punta a migliorare lo sviluppo qualitativo della razza per incentivarne l’utilizzo nelle competizioni top e nelle discipline olimpiche.

Fonte: Servizio stampa Fieracavalli

Coniglicoltura in forte crisi

rabbit-meat-500x500Un comparto in forte crisi quello delle carni cunicole in cui i prezzi dei conigli all’origine continuano a calare mettendo in dubbio la sopravvivenza della categoria. Gli allevatori sono infatti costretti a fissare un prezzo al di sotto del costo di produzione pur di rimanere sul mercato.

Prezzi fermi al ribasso. Attualmente il costo di produzione dei conigli si aggira intorno a 1,80 Euro/Kg carne anche a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti base per l’alimentazione e dell’energia. Per essere remunerativo per l’allevatore il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 Euro/kg carne, invece, le ultime quotazioni della Cun (commissione unica nazionale) riportate da Ismea rilevano che dal 21 luglio il prezzo è fermo a 1,37 euro al kg. Per fare il punto sull’attuale situazione di mercato e del comparto complessivo, dopo vari incontri promossi da Coldiretti, i produttori provenienti da Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna oltre ai rappresentanti dei principali macelli e di alcune delle principali ditte mangimistiche del settore e ai commissari della Borsa Merci di Verona che fa da riferimento a livello nazionale per il comparto si sono dati appuntamento nei giorni scorsi nella sede del Consorzio Agrario di Verona.

Importazione dalla Francia. La produzione di coniglio italiano soddisfa il fabbisogno interno ma da qualche anno si registra una forte importazione straniera, prevalentemente dalla Francia. La quantità importata settimanalmente non supera il 10% dei 600.000 conigli macellati in Italia ma è purtroppo sufficiente a far crollare le quotazioni. “Coldiretti Verona – ha precisato Giuseppe Ruffini, direttore dell’organizzazione – ha creato le condizioni affinché tutti i maggiori attori della filiera si sedessero attorno a un tavolo per affrontare concretamente la profonda crisi che ha investito il comparto. Allevatori, macellatori e mangimisti sono qui oggi per creare sinergia e mettere in atto una proficua collaborazione con l’unico scopo di valorizzare il coniglio made in Italy».

Il problema del comparto riguarda anche i consumi. “Questa situazione – ha continuato Ruffini – deriva da molteplici fattori a cominciare dai mutamenti culturali delle persone, che oggi percepiscono il coniglio come un animale da compagnia, ai cambiamenti degli stili di vita che orientano il consumatore verso tipologie di carni più veloci e comode da cucinare. Per questo è necessario riavvicinare i cittadini al consumo della carne di coniglio e definire con i produttori strategie efficaci per aumentare il potere contrattuale». «I produttori – ha sottolineato Pier Andrea Odorizzi, referente per il settore zootecnico dell’area economica di Coldiretti Veneto – soffrono dell’atavica debolezza del potere contrattuale nei confronti della distribuzione, in cui il valore aggiunto ricade quasi sempre sugli ultimi anelli della filiera. Sono pertanto necessari una programmazione e un coordinamento dell’offerta“.

In progetto la costituzione di un’Associazione di Filiera per l’identificazione e la valorizzazione del Coniglio Italiano. Allo stato attuale vengono importati dalla Francia conigli sottocosto che fanno crollare le quotazioni del prodotto nazionale, dal momento che non è obbligatoria l’indicazione di origine. Questo fattore esterno condiziona pesantemente le quotazioni del coniglio vivo che oggi sono di 1,37 Euro/Kg, quasi 50 centesimi sotto il costo di produzione». «E’ assolutamente necessario valorizzare il Coniglio Italiano – ha proseguito Odorizzi – che è un prodotto qualità garantita con importanti qualità nutrizionali. Ha basso contenuto di colesterolo (70 mg per 100 g ), è molto digeribile ed è ricca di proteine (21,5 grammi su 100 di prodotto edibile) e sali minerali (calcio, ferro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, cloro, zolfo)». «Se si riuscirà a costituire l’associazione di Filiera – ha concluso Odorizzi – sarà la base su cui continuare a lavorare per la tutela del comparto. Coldiretti Verona è disponibile ad altri incontri per sostenere il comparto della coniglicoltura».

Campagna di promozione nazionale. All’incontro è stata presentata la campagna di comunicazione nazionale per il consumo della carne di coniglio italiana, grazie al sostegno di imprenditori del settore. La campagna di comunicazione (spot radiofonici e pubblicità su riviste di cucina) ha l’obiettivo di fornire una corretta informazione ai consumatori finali, sui valori di qualità, sicurezza e qualità della carne di coniglio italiana. Attivo anche un sito con informazioni e ricette: www.coniglioitaliano.it.

Coniglicotura italiana e veneta, tutti i numeri. In Italia sono allevati circa 1.000.000 di coniglie fattrici all’anno in circa 8.000 allevamenti di cui 1.500 “professionali”, pari al 44% della produzione a livello comunitario. Le Regioni con maggiore specializzazione sono Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna dove esistono allevamenti medio grandi. Il Veneto detiene oltre il 40% della produzione nazionale di conigli; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti è Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 conigli, seguita da Padova con 60.000 fattrici e 3.000.000 di conigli e Verona con 53.000 fattrici e 3.000.000 conigli e 35 produttori.

Fonte: Coldiretti Verona

13 maggio 2014, l’iniziativa “Giornate della Biodiversità avicola veneta” fa tappa a Crespano del Grappa (TV), possibilità di acquistare polli di razza Padovana e di Polverara

Fiera Mercato Gallina di Polverara Gallina_PolveraraCon il progetto “Autoconservazione”, Veneto Agricoltura ha individuato le rivendite agrarie per la diffusione della biodiversità veneta di interesse agricolo. Si inseriscono in questo ambito le Giornate della Biodiversità avicola veneta il cui prossimo appuntamento farà tappa nel trevigiano, dove  gli allevatori tpotranno acquistare martedì 13 maggio presso la Rivendita Agraria Alfa Servizi a Crespano del Grappa (TV) i polli di razza Padovana e Polverara.

Come riconoscerle. I polli Padovani e di Polverara sono caratterizzati dalla presenza di un ciuffo che sostituisce la cresta, totalmente nel caso della Padovana e parzialmente nella Polverara. Questa caratteristica li rende idonei all’allevamento in zone con inverni freddi garantendo, anche in questa stagione, una buona produzione di uova.Nella Padovana il ciuffo è reso più elegante da un’ernia craniale che gli conferisce una forma a crisantemo mentre la Polverara sfoggia un ciuffo diritto preceduto da un abbozzo di cresta. Si tratta di due razze autoctone del Veneto anche se le loro origini sono differenti; la Padovana, che deriva da polli importati dalla Polonia, è stata selezionata dagli allevatori locali ormai da molti secoli e gli esemplari che troviamo oggi, diversi dai primi soggetti importati, si possono considerare a tutti gli effetti razza veneta. La Polverara deriva invece dalla gallina di Adria, conosciuta già al tempo dei romani, anche questa selezionata dagli allevatori locali e molto diversa dai polli citati da Plinio nel primo secolo dopo Cristo e disegnata da Aldrovandi alla fine del 1500.

Per le prenotazioni: Rivendita Agraria Alfa Servizi in via Rosset n. 1, Crespano del Grappa (TV) Tel. 0423 538982 – www.alfaservizisrl.itinfo@alfaservizisrl.it). Info: maurizio.arduin@venetoagricoltura.org

Allevamento suini, abuso antibiotici in Nord Europa, interrogazione alla Commissione europea

maiale_suino_250«Ho chiesto alla Commissione di intervenire per fermare, o almeno rallentare, l’uso ingiustificato di antibiotici che viene fatto negli allevamenti intensivi di suini da ingrasso, tipici del Nord Europa. Una pratica diffusa specialmente in Germania, nonostante sia vietata dalle norme europee, che mette a rischio la salute dei consumatori». Questa la richiesta avanzata alla Commissione europea dall’eurodeputato Giancarlo Scottà (ELD), in un’interrogazione parlamentare prioritaria avente come oggetto i metodi di allevamento adottati nelle grandi produzioni di carne suina del Nord Europa.

Uso massiccio di Carbapenem. È comprovato, infatti, che in numerosi allevamenti intensivi di suini da ingrasso si faccia un uso massiccio di Carbapenem, un antibiotico che la normativa europea (Regolamento CE 1831/2003) considera una sorta di extrema ratio nella lotta ai microrganismi nocivi, da utilizzare esclusivamente per fini terapeutici. Secondo le ultime stime dell’ufficio federale tedesco per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, ad esempio, i veterinari tedeschi somministrano agli animali, spesso a puro scopo profilattico, 1734 tonnellate di antibiotici all’anno, più del doppio di quelli prescritti ai cittadini tedeschi.

Nascita di ceppi di batteri resistenti. E’ uno dei problemi che scaturisce da questo abuso di anticorpi. In particolare, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) riconosce negli allevamenti intensivi di suini da ingrasso le condizioni ideali per fungere da laboratorio naturale nella selezione di nuovi batteri antibiotico-resistenti, tra cui quelli dei generi Campylobacter, Salmonella e alcuni Escherichia, che possono provocare gravi intossicazioni alimentari. «È giusto che i consumatori siano a conoscenza di questa situazione – afferma Scottà – il mercato interno è invaso da prodotti stranieri che, oltre a penalizzare la salute economica delle nostre aziende, possono rappresentare un rischio per la salute delle persone».

Produzione intensiva e tracciabilità. «La dimensione degli allevamenti, in particolare, incide in modo determinante sul rischio di proliferazione di questi batteri – spiega Scottà – gli studi dell’EFSA a tal proposito evidenziano come un allevamento con 400 o più suini da riproduzione presenta un fattore di rischio almeno doppio rispetto ad uno con 100 capi. E in Italia la dimensione media degli allevamenti è di 90 suini». «Altro fattore di rischio – prosegue l’europarlamentare trevigiano – è la movimentazione degli animali, controllabile solo intensificando la tracciabilità, che attualmente in Europa prevede l’indicazione solamente dei luoghi di nascita e di macellazione del suino, senza considerare i passaggi intermedi. L’esigenza di un maggiore controllo delle filiere lunghe è sia di natura sanitaria, che economica: la Commissione europea, infatti, stima che ogni anno circa 25mila pazienti muoiano a causa di infezioni causate da microrganismi resistenti, con costi sanitari che ammontano a oltre 1,5 miliardi di euro all’anno».

(Fonte: Segreteria Europarlamentare Scottà)

Anche un allevatore-macellaio veneto alla fiera del “bue grasso” di Carrù (CN)

Andrea Mazzaro allevatore razza PiemonteAndrea Mazzaro non è un semplice macellaio, lui è anche allevatore, uno dei pochi della razza piemontese in Veneto. Autodidatta, diplomato sul “banco”, ha scelto di vendere la carne che lui stesso produce per dare la massima garanzia ai consumatori. Tutto questo accade nel giro di poco più di 40 chilometri: la macelleria è a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, la stalla sul Montello e l’abitazione a Quinto: un tragitto della bontà apprezzato pure dai clienti del supermercato di qualità “Eat’s” di Conegliano, con sedi anche a Milano e Verona di cui l’azienda è fornitore ufficiale.

Ambasciatore veneto del bovino piemontese. Talmente convinto del proprio lavoro da essere considerato a tutti gli effetti l’ambasciatore veneto del bovino del Piemonte. Per questo è stato accettato come “straniero” in gara alla rassegna zootecnica del “bue grasso” di Carrù a Cuneo in programma per il 12 dicembre prossimo. La Fiera ha origini antiche, poiché si hanno notizie che fin dal 1473 si tenevano mercati di bestiame con frequenza bisettimanale. Ora è diventata un tradizionale appuntamento commerciale e folkloristico, la cui importanza è diffusa anche fuori dai confini regionali.A questa manifestazione, che si tiene annualmente il secondo giovedì antecedente il Natale, sono ammessi esclusivamente bovini da macello di razza piemontese, suddivisi nelle categorie buoi, manzi, vitelle vitelli, vacche, manze, torelli e tori.

Amore non solo per la razza Piemontese, ma anche per la francese Blond d’Aquitaine. Scelti per la gara quattro esemplari di rara bellezza allevati nella stalla sul Montello, nati autoctoni in provincia di Cuneo sotto l’occhio vigile di un esperto che da tre generazioni si occupa di miglioramento genetico. I capi sono diventati grandi e grossi nel pieno regime di benessere animale, anzi possiamo dire con il massimo del confort: tutti i componenti della famiglia Mazzaro li coccolano con letti di paglia, fieno dell’Alpago e dei campi limitrofi, cereali a secco, acqua buona, e con materie prime di ottima qualità secondo tradizione, negli spazi rimodulati secondo la crescita. “Le “principesse” a quattro zampe di Andrea sono viziate – dice la sorella Patrizia che asseconda il fratello in questa impresa – hanno ossa minute ma si presentano assai robuste e cicciotte per dare la miglior porzione da gustare”. Nell’ agenda di Andrea Mazzaro c’è già in programma la partenza per la Garonna in Francia dove porterà le vacche “Blond d’Aquitaine” varietà detta anche Garonnese, ovvero il primo amore dell’imprenditore zootecnico trevigiano che ne conta un centinaio.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

30 novembre-15 dicembre 2013, nel padovano c’è la tradizionale fiera mercato “Gallina di Polverara”

Fiera Mercato Gallina di PolveraraDal 30 novembre al 15 dicembre p.v., ritorna a Polverara (PD) la tradizionale fiera mercato della Gallina di Polverara, presso il centro Ricreativo e Nuovo Palazzetto dello Sport.

Programma della festa. Nel corso della manifestazione avranno luogo diversi eventi: il mercato in viale dello Sport nei giorni 1-8-15, la Mostra Gallina di Polverara e animali da cortile, l’esposizione di prodotti locali e di artigianato, la mostra di pittura e artisti locali. Ci saranno inoltre: uno spazio permanente d’intrattenimento per i bimbi, stand gastronomici nel nuovo Palazzetto dello Sport, musica e spettacoli nel centro ricreativo.

Polverara vince il bando “Alterenergy”, progetto presentato in fiera. Oltre che per la rinomata festa, la cittadina padovana è sugli scudi per essersi classificata prima nella graduatoria relativa al bando “Alternergy“, di cui Veneto Agricoltura è partner, finanziato nell’ambito del progetto quadriennale dell’Unione Europea  “Energy Sustainability for Adriatic small communities”. Il progetto europeo ha scelto Polverara come sede per le attività di dimostrazione, produzione e utilizzo di energie sostenibili e durante la Fiera uno stand presenterà le varie azioni previste.

Sostenibilità di utilizzo delle risorse energetiche. Il progetto fa parte del Programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico ed è finalizzato alla realizzazione di attività volte all’applicazione e alla sperimentazione di modelli sostenibili di gestione e utilizzo delle risorse energetiche. Il progetto sarà a costo zero per il comune e consentirà di acquisire conoscenze e competenze nel campo delle energie rinnovabili, comportando vantaggi ed opportunità sociali, economiche ed ambientali. Tra le attività previste, presentate per l’appunto nel corso della fiera ed in agenda nei prossimi mesi, incontri formativi con gli amministratori, le imprese ed i cittadini, per promuovere l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e stili di consumo energetico maggiormente sostenibili; inoltre il comune di Polverara beneficerà dello sviluppo di un bilancio e piano energetico locale, strategico per valutare le opportunità offerte dalla programmazione regionale nel futuro periodo di programmazione 2014/2020. Polverara attraverso “Alterenergy” entrerà quindi a pieno titolo nella rete di un partenariato che vede il coinvolgimento di 17 soggetti di 8 paesi (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Herzegovina, Montenegro, Albania, Grecia e Italia) del bacino dell’Adriatico impegnati nella promozione di modelli di produzione e consumo energetico sostenibili.

(Fonte: Comune di Polverara/Veneto Agricoltura)