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Accordo Ministero-eBay per tutela del made in Italy agroalimentare

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell’imballo la pasta Zara

Rinnovando una collaborazione già avviata negli anni scorsi, è stato siglato al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo un protocollo d’intesa tra eBay e l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (ICQRF), l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (AICIG), la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani (Federdoc).

L’accordo. Avrà la durata di due anni ed ha come obiettivo quello di proteggere dalle contraffazioni sul sito web eBay le indicazioni geografiche italiane Dop e Igp, tutelare il Made in Italy agroalimentare e vitivinicolo e favorire la presenza nel mercato online dei prodotti italiani autentici e di qualità. L’intesa prevede anche una nuova collaborazione, tra Mipaaft, ICQRF ed eBay per garantire la protezione dei consumatori online anche sotto il profilo delle corrette informazioni in etichetta di tutti prodotti agroalimentari in vendita.

Fonte: Garantitaly.it

Capolarato/2. Confartigianato Imprese Veneto lancia un appello ai sindacati: ““Aggrediamo il fenomeno non solo in agricoltura, ma anche nel manifatturiero e nei servizi”

“Encomiabile l’iniziativa assunta da Fai Cisl che ha lanciato la campagna “#SosCaporalato” contro lo sfruttamento nel lavoro agroalimentare dopo i tragici fatti di a Puglia, ma no a compartimenti stagni. Aggrediamo il fenomeno non solo in agricoltura ma anche nel manifatturiero e nei servizi”.

La “catena” produttiva della moda veneta tra le più colpite. E’ un vero e proprio appello alla Cisl ed alle altre sigle sindacali a combattere il caporalato a 360 gradi quello che parte da Giuliano Secco,  presidente della Federazione Moda di Confartigianato Imprese Veneto. Che spiega: “non serve andare molto lontano. Basta chiederlo ad uno qualsiasi dei 5mila imprenditori artigiani terzisti della moda veneta. Ognuno ha testimonianza di veri e propri fenomeni di caporalato industriale che coinvolgono sia lavoratori del territorio, sia numerosi immigrati (quasi sempre di etnia cinese) anche qui a nord est. Offrire sempre di più, a un prezzo sempre più basso ed in tempi assurdi. Disponibilità e reperibilità ovunque e a qualsiasi ora del giorno. Sono i principi su cui oggi si basa la produzione tessile, in tutto il mondo. E a farne le spese sono soprattutto le condizioni di vita dei lavoratori, condizioni spesso definite “disumane”, con operai in nero, costretti a lavorare ben oltre 12 ore al giorno, a cottimo, senza alcuna garanzia per la sicurezza e la salute. E non stiamo parlando né del Bangladesh e nemmeno dell’Europa dell’Est, ma della nostra Italia e del Veneto, dove centinaia di laboratori cinesi -ma non solo- avvelenano il mercato con tagli al costo del lavoro, alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori”.

In vent’anni, dimezzato le imprese in Veneto e persi 50 mila posti di lavoro. Continua Secco: “E’ un fenomeno che denunciamo da tempo ma che, a parte i periodici raid della finanza che chiudono temporaneamente qualche laboratorio, sembra non interessare. Eppure negli ultimi 20 anni -prosegue Secco- il fior fiore delle imprese industriali del nostro Paese hanno prima spostato di qua e di là, nell’est Europa e nel mondo (anche il più sconosciuto e lontano), un intero settore come quello della moda sulla pelle di noi artigiani. Solo in Veneto, abbiamo dimezzato in pochi anni le imprese (passate da oltre 15mila alle poco più di 6mila) e perduto 50mila posti di lavoro. Ed ora per chi, come me, è riuscito a sopravvivere garantendo qualità, tempestività, prezzi competitivi ed efficienza, si trova a combattere una nuova “guerra” con coloro che vorrebbero vedere realizzate le loro creazioni qui da noi, ma allo stesso costo del Bangladesh. O peggio, ci mettono in concorrenza con i laboratori clandestini o con quelli cinesi che, nei nostri stessi territori, producono nell’ignoro totale di qualsiasi regola e tutela del lavoro”.

Da riformare i reati in materia di lavoro nero e contraffazione. Conclude Secco: “Bene, quindi, questa nuova campagna lanciata dalla Cisl che chiediamo di estendere però (in particolare dall’amico Onofrio Rota, già leader della Cisl Veneto ed ora al FAI Cisl nazionale) al manifatturiero e non solo. Penso ad esempio allo sfruttamento degli autotrasportatori stranieri che fanno cabotaggio nel nostro Paese. Come condividiamo l’dea di mettere in etichetta il costo della produzione (lancia sempre per i pomodori), battaglia anche questa che ci piacerebbe portare anche nel campo della moda. Assieme ad altre azioni congiunte tra le quali quella di presentare al Ministero della Giustizia un progetto di riforma dei reati in materia di lavoro nero e contraffazione nel sistema moda e quella di garantire la tracciabilità di tutta la filiera produttiva, come da anni chiediamo, con il progetto di etichetta parlante dove blockchain e sistemi rfid garantiscono la provenienza e la veridicità del prodotto”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Contraffazioni vendita on line prodotti agroalimentari, nata task force tra Ispettorato Centrale tutela qualità e repressione frodi e Consorzio tutela vini Valpolicella per contrastare la vendita web di falsi Amarone e Valpolicella

È stato siglato ieri, mercoledì 4 luglio, a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), il protocollo di cooperazione tra l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole (ICQRF) e il Consorzio tutela vini Valpolicella.

L’accordo, firmato da Stefano Vaccari, capo dipartimento ICQRF e Andrea Sartori, presidente del Consorzio della più importante Dop di vino rosso del Veneto e una delle più importanti a livello nazionale, prevede azioni di contrasto per ostacolare le vendite sui canali e-commerce, fino al sequestro, di prodotti evocanti e usurpanti i nomi “Amarone”, “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso” e “Recioto della Valpolicella” in Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Irlanda, Danimarca e negli altri Paesi scandinavi a regime di monopolio , ossia i principali mercati di destinazione delle top denominazioni veronesi. L’attività di tutela, secondo quanto previsto dal documento, sarà effettuata anche in collaborazione con altri organi di controllo internazionali abilitati al sequestro dei prodotti illeciti.

Una denominazione tra le più falsificate sui mercati esteri. “Stop ai falsi, stop a chi pensa di guadagnare sfruttando sui mercati i nomi delle nostre indicazioni di qualità certificata. Il nostro sistema di controlli è tra i migliori al mondo. Un sistema di verifiche capillari in tutta la filiera e sul web e per questo ringrazio tutti coloro che quotidianamente lavorano all’ICQRF”, ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio. “L’accordo di cooperazione firmato rafforza ulteriormente la collaborazione già in atto tra ICQRF e il Consorzio sul fronte della tutela delle denominazioni della Valpolicella, con le due inserzioni top – Amarone e Valpolicella – tra le più imitate e falsificate sui mercati esteri – ha commentato il presidente del Consorzio Andrea Sartori.

Nel web, Amarone il vino “di lusso” più venduto. Complessivamente dal 2015 ad oggi, sono 25 le azioni di tutela dei marchi Dop promosse dal Consorzio, a cui si aggiungono 14 azioni attualmente in corso. “Un impegno – ha proseguito Sartori – che ora si estende ai canali e-commerce, dove l’Amarone è il vino più venduto nella fascia ultra premium e luxury, seguito dal Valpolicella Ripasso e dal Valpolicella*. Rilevante anche l’attività di registrazione e deposito internazionale dei marchi e delle denominazioni di origine a nome del Consorzio. Ad oggi, infatti, la protezione delle Dop rappresentate si estende a 32 paesi, con un totale di 123 depositi effettuati”.

Monitorati centinaia di siti web anglosassoni. Per Stefano Vaccari, “L’accordo consente di rafforzare l’azione di tutela della denominazione Valpolicella sui mercati anglosassoni, dove i prodotti sono diffusi e apprezzati. In particolare, sulle due denominazioni “Amarone” e “Valpolicella”, ICQRF ha già attivato nell’ultimo biennio ben 85 operazioni di tutela sul web e fuori dei confini nazionali, con risultati importanti. Nelle ultime settimane abbiamo monitorato centinaia di siti web canadesi, USA, britannici e irlandesi e, insieme al Consorzio, attiveremo nei prossimi giorni una massiccia azione di tutela su quei siti per rimuovere le inserzioni usurpanti i nomi Amarone e Valpolicella”.

Tra le misure contemplate dal protocollo, la nascita di una unità operativa interna al Consorzio, con personale formato dall’ICQRF e specificamente dedicato al monitoraggio web e alla segnalazione della frode. Parallelamente il Consorzio di tutela vini Valpolicella metterà a disposizione, già nei prossimi mesi, un servizio di formazione e informazione sulle specificità delle denominazioni “Amarone” e “Valpolicella”, per il personale degli organismi di polizia dei paesi esteri interessati dal controllo di autenticità dei due vini rossi della Valpolicella.

Il chi è del Consorzio. Attivo da oltre 80 anni, il Consorzio di tutela vini Valpolicella rappresenta 286 aziende di imbottigliatori e trasformatori della Dop, per una filiera che conta 7 cantine cooperative, 2286 aziende agricole produttrici di uva. Nel 2017, il vigneto Valpolicella ha raggiunto i 7994 ettari. Sono poco più di 60 milioni le bottiglie delle denominazioni (Valpolicella, Amarone, Recioto e Ripasso) prodotte lo scorso anno, per un giro d’affari complessivo di 600 milioni di euro, di cui 355 milioni stimati solo per l’Amarone, che traina l’export della Dop. Nel 2017, infatti, il 68% della produzione di Amarone ha varcato i confini nazionali. Tra i principali paesi di destinazione Germania (24%), USA (13%) e Svizzera (11%) che congiuntamente assorbono il 48% dell’export totale di Amarone. Seguono UK (9%), Svezia e Danimarca (16%) e il Canada (6%) (dati:indagine sull’export 2017 dell’Osservatorio Vini Valpolicella a cura di Nomisma Wine Monitor). 

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

Contraffazione agroalimentare: la Regione Veneto finanzia un progetto per la tutela dei prodotti tipici, allo studio provvedimenti cautelari di ritiro dalla vendita

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell’imballo la pasta Zara

Con 87.500 euro complessivi per tre anni, la Giunta regionale del Veneto ha finanziato un progetto sperimentale per la tutela dei prodotti agroalimentari veneti dalla concorrenza sleale della contraffazione, affidandone la realizzazione all’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare, fondazione nazionale istituita nel 2014 da Coldiretti per contrastare agromafie e contraffazioni e tutelare la filiera italiana agroalimentare.

Come si svilupperà il progetto. Gli esperti dell’Osservatorio, coordinati da Marcello Maria Francanzani, docente dell’Università di Udine, studieranno i flussi della contraffazione nel settore agroalimentare e testeranno uno strumento giuridico di intervento che consenta alle autorità giudiziarie italiane e dei Paesi europei di assumere provvedimenti cautelari nei confronti della merce contraffatta in distribuzione. “La prima difficoltà sta nel mappare il fenomeno della contraffazione creando un data-base delle sofisticazioni e delle concorrenze sleali che tuteli non solo i grandi produttori ma anche i piccoli produttori locali. La seconda è quella di far intervenire, tramite i gruppi antifrode, la Guardia di Finanza, i Carabinieri o la Polizia di Stato, nel ritiro dei prodotti contraffatti, con azioni giudiziarie che sventino la catena dei falsi. Per fare tutto questo bisogna prima di tutto creare uno schema di azioni a ventaglio e mettere a punto strumenti giuridici, che siano riconosciuti anche all’estero dalle magistrature straniere. Da qui l’idea di costruire un modello di intervento che salvaguardi e promuova il “made in Veneto” sia tra i produttori che tra i consumatori, con la capacità di agire direttamente fino agli scaffali di vendita, sia della grande che della piccola distribuzione, tutelando la filiera dei prodotti di sicura e certificata provenienza dal cosiddetto “italian sounding”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura Pan..

La cartina di tornasole per verificare l’efficacia dell’iniziativa di tutela del “made in” verrà dalle azioni in giudizio che si riusciranno a proporre, davanti alle corti nazionali e straniere, per ottenere provvedimenti in difesa dei prodotti tipici veneti minacciati da concorrenza sleale o contraffazione fraudolenta.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

La denuncia di Caselli: ci sono lobby che frenano la lotta al falso

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Giancarlo Caselli

Giancarlo Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” promosso da Coldiretti, è intervenuto a palazzo Ferro Fini per un incontro con i consiglieri regionali del Veneto. «Vorremmo comprendere – ha chiesto il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato – quale può essere il nostro ruolo di consiglieri e politici di una delle regioni più avanzate del Paese, affinché i nostri prodotti, le nostre terre, la nostra imprenditoria, il nostro commercio non finisca nelle mani della mafia».

1/3 della spesa quotidiana costituita da alimenti importati. A questo proposito Caselli ha sottolineato che la lotta alla mafia in genere non è semplice, perché si tratta di una mafia ricca, in grado di infiltrarsi in ogni settore, compreso l’agroalimentare, che rappresenta un comparto tra i più economicamente vantaggiosi. In Italia 1/3 della spesa quotidiana, ha spiegato, è costituita da alimenti importati, per i quali non esiste una normativa di tutela, di tracciabilità, anche perché ci sono interessi industriali e di alcune lobby che lo impediscono. Questo, non solo rappresenta un danno alla nostra economia, ma rappresenta un pericolo per la salute dei consumatori. La lotta alla mafia, ha poi spiegato Caselli, deve essere una lotta anche culturale, partendo proprio dalle istituzioni, come sta facendo il Consiglio regionale del Veneto. «Bisogna avere il coraggio – ha concluso – di denunciare certe situazioni, così come avere l’obbligo di sostenere chi lo fa. Solo con la coerenza e lavorando con la responsabilità del risultato si possono ottenere dei risultati concreti».

Fonte: Garantitaly.it

Lotta alla contraffazione, bloccato in poche ore un falso Asiago Dop in vendita sulla piattaforma di e-commerce

cONTRAFFAZIONE ASIAGO-ARCHIVIO Con il ritiro, su segnalazione del Consorzio di Tutela, di un’inserzione di un produttore americano di falso ASIAGO DOP disponibile all’invio in Europa e in vendita su eBay è entrato nel vivo della sua applicazione il protocollo d’intesa per la tutela e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari DOP e IGP siglato lo scorso maggio tra l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), la piattaforma online eBay e l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (AICIG) alla quale anche il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago DOP aderisce. Il tutto proprio quando, nelle stesse ore, il Consorzio di Tutela ha provveduto a far sequestrare due prodotti contraffatti, uno lettone e l’altro americano, al Sial di Parigi.

Verifica dei diritti di proprietà. Il protocollo, siglato lo scorso maggio, assegna un ruolo centrale al Programma di verifica dei diritti di proprietà (Verified Rights Owner – VeRO), un sistema che consente ai titolari di diritti di proprietà intellettuale (come copyright, marchi registrati o brevetti) di segnalare eventuali violazioni.  Per il tramite del Programma VeRO, il Dipartimento ICQRF ha inviato a eBay la “notifica di violazione di diritti di proprietà intellettuale in relazione alle produzioni DOP e IGP” e il marketplace ha rimosso l’annuncio. Contestualmente, l’Ispettorato ha attivato le procedure di protezione ex officio su tutto il territorio dell’Unione europea per il blocco della commercializzazione dei prodotti rilevati.

La crescente diffusione dell’e-commerce agroalimentare impone un impegno senza confini nella tutela del consumatore, nella promozione e valorizzazione delle produzioni DOP e IGP italiane così come nella lotta alle contraffazioni, a tutto vantaggio anche dei produttori dell’autentico Made in Italy.  “In questa occasione – afferma il presidente del Consorzio, Roberto Gasparini – siamo lieti di testimoniare l’efficacia dell’azione congiunta tra il Consorzio di Tutela, ICQRF e eBay”.

Fonte: Consorzio Tutela Asiago Dop

Lotta alla contraffazione, alimentare e non. Coldiretti Veneto partner di Federconsumatori nel progetto “Io sono originale”

guardia_finanza_contraffazioniUna vera e propria piattaforma nazionale anticontraffazione quella che sarà presentata oggi in conferenza stampa al Park Hotel “Ai Pini” a Mestre da Federconsumatori.  Si tratta di un progetto dal titolo “Io sono originale”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, nel quadro delle “Iniziative di sensibilizzazione dei cittadini sulla tutela della proprietà industriale e sulla prevenzione e contrasto del fenomeno contraffattivo”.

Di durata biennale (2014 e 2015),  punta alla massima diffusione di messaggi mediante i più efficaci strumenti e le più coinvolgenti modalità di comunicazione: indagini conoscitive, un osservatorio nazionale, una piattaforma digitale online, una pagina facebook, newsletter, app, un concorso a premi,  uno sportello informativo virtuale per chi privilegia gli acquisti tramite internet,  grandi eventi, materiale divulgativo e informativo, 14 DVD multimediali  illustranti i contenuti di altrettanti  vademecum riferiti alle categorie merceologiche maggiormente colpite dal tarocco.

Sei sportelli territoriali (Venezia, Torino, Roma, Napoli, Bari, Catania), ciascuno con una propria area geografica di competenza, offriranno un servizio di informazione e consulenza anche legale  secondo due modalità operative: statica,  presso un ufficio aperto al pubblico; dinamica, in luoghi diversi di aggregazione e ad alta frequentazione  e presso le sedi di organismi ed attori pubblici e privati  impegnati nelle attività di presidio del territorio e di lotta alla contraffazione, coinvolti in maniera proattiva in una rete partenariale.

Osservatorio sulla criminalità in agricoltura. Nell’operazione scende in campo anche Coldiretti, forte della recente costituzione dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura presieduto dall’ex procuratore antimafia Giancarlo Caselli. La fondazione è nata per contrastare le contraffazioni alimentari, diffondere una cultura che valorizzi gli elementi distintivi della produzione agricola e proponga azioni collettive di tutela dei consumatori. Le nuove forme di illegalità, infatti, riguardano la falsa evocazione di marchi Dop/Igp/Stg/Doc e biologico, e le violazioni alle norme su etichettatura e tracciabilità. Alcuni numeri illustrano la situazione attuale con i sequestri di etichette contraffatte, che nel 2013, ammontano 3.367.846 unità (634.000 nel 2012 + 431%) e dei sequestri di prodotti agroalimentari irregolari che ammonta a 9,7 mila tonnellate (7,1 mila nel 2012 + 34%). E ancora, meno 9.308 tonnellate di vino non conforme ai disciplinari di produzione, non tracciato e, in alcuni casi, risultato adulterato con varie sostanze di dubbia natura. Una stima sul volume di affari delle agromafie parla di qualcosa come 14 milardi di euro: un dato allarmante, che deve far riflettere. Le mafie hanno individuato nel comparto agricolo una nuova fonte di business.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Anti-contraffazione “made in Italy”, contrassegni di stato per le D.O. Lison-Pramaggiore, Piave e Venezia

Consorzio Vini VeneziaI continui successi dell’agroalimentare italiano, in Europa e nel mondo, rafforzano e consolidano le nostre eccellenze, ma le espongono, inesorabilmente, alla contraffazione causando un ingente danno a tutta l’economia del comparto. Tale situazione fa sì che il consumatore abbia sempre più bisogno di essere garantito sulla qualità e provenienza dei prodotti che mette sulla sua tavola.

Dal 2014, fascetta alle bottiglie. Nel settore vitivinicolo, la massima garanzia viene data dal contrassegno di Stato, una fascetta, prima in esclusiva delle Docg, ora estesa anche alle più importanti Doc italiane. Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Vini Venezia, consapevole di dover affrontare con il giusto approccio le nuove esigenze del consumatore, ha deliberato di “vestire” con la fascetta anche le bottiglie delle Doc Venezia, Lison-Pramaggiore e Piave dal 1° gennaio 2014. «Un passaggio fondamentale – afferma Giorgio Piazza, presidente del Consorzio Vini Venezia – che permetterà di salvaguardare ulteriormente le tipologie più rappresentative, in primis il nostro Pinot Grigio. Nella convinzione che questa scelta non sia un limite ma un valore aggiunto per i nostri vini». Per approfondire con tutti i produttori le azioni annunciate, il Consorzio Vini Venezia organizza per lunedì 25 novembre alle ore 18 un incontro nel quale interverranno i rappresentanti di Valoritalia e dell’ ICQRF per illustrare tutte le procedure necessarie per questo delicato passaggio.

(Fonte: Consorzio Vini Venezia)

Agroalimentare, la Forestale sequestra a Bari alimenti contraffatti e pericolosi per la salute pubblica

Corpo Forestale StatoNel corso dell’attività investigativa per la sicurezza e la tutela dei prodotti agroalimentari effettuata dal Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale di Bari, in una azienda nel Sud Barese, gli uomini del Nucleo tutela regolamenti comunitari hanno sottoposto a sequestro un ingente quantitativo di prodotti alimentari quali pasta, taralli, uova e dolcetti.

Truffe alimentari e commercio di sostanze pericolose per la salute. Sulle confezioni di pasta e taralli erano riportate false indicazioni di provenienza, come “Qualità & Tipicità 100% Made in Puglia”, “Apulia Italy” e “Con ingredienti a chilometri a zero” e “semola di grano duro prodotta nella Murgia Barese Altamurana”. Le indagini hanno appurato che i prodotti erano realizzati con ingredienti provenienti da paesi dell’Unione Europea, extra europei e da altre regioni italiane. Il grano, ad esempio, proveniva dal Canada, non dalla Murgia Barese e non era a chilometro zero. Nel corso del controllo in azienda la Forestale ha accertato, inoltre, la presenza di 10.000 uova sporche di escrementi di gallina, con gusci immaturi, completamente rotti e non conformi alla produzione di alimenti, perché tenute a temperatura ambiente, non idonea alla loro conservazione. I reati contestati sono frode in commercio, detenzione per il commercio di sostanze destinate all’alimentazione non contraffatte né adulterate, pericolose per la salute pubblica e impiego nella preparazione di alimenti, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Denunciato il rappresentante legale dell’azienda, un cinquantacinquenne con precedenti penali delle stessa materia.

(Fonte: Corpo Forestale dello Stato)

Gli italiani chiedono pene più severe per chi altera i prodotti alimentari

alimentari-alterati-150x150Gli italiani chiedono un inasprimento delle pene per i reati di contraffazione alimentare che possono avere anche pericolosi effetti sulla salute: è quanto emerge da una Indagine Coldiretti/IXE’ secondo la quale per chi commercia in prodotti taroccati un italiano su tre (29 per cento) sarebbe favorevole all’arresto e il 63 per cento propone la sospensione dell’attività.

Vittima un italiano su cinque. Nel caso degli alimentari il reato è infatti più grave perché spesso, a differenza di altri prodotti, la vendita avviene all’insaputa dell’acquirente. Ad esserne vittima quest’anno è stato quasi un italiano su cinque (18 per cento) secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici venduti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Dietro questi prodotti spesso si nascondono, anche, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma – denuncia la Coldiretti – possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri.

I prodotti alterati. Nei primi nove mesi del 2013 sono stati sequestrati infatti beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come la carne (24 per cento), farine pane e pasta (16 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (8 per cento). Sequestri anche nel mondo della ristorazione (20 per cento) dove per risparmiare si diffonde purtroppo l’utilizzo di ingredienti low cost. Secondo Coldiretti si è verificato un aumento del 170 per cento del valore dei cibi e bevande sequestrate rispetto al 2007, anno di inizio della crisi.

(Fonte: Garantitaly.it)