• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Florovivaismo veneto, calano le aziende ma tiene la produzione

Il settore florovivaistico veneto conferma di attraversare una fase di transizione. Nel 2016, infatti, nonostante alcuni segnali positivi, come per esempio l’incremento delle aziende più strutturate e con maggiori propensioni all’export, si sono confermate le difficoltà di mercato che perdurano da 5-6 anni, fortemente influenzato dalla debolezza della domanda interna e dai prezzi. È questa, in sintesi, l’analisi del comparto effettuata lo scorso settembre al Flormart di Padova, il Salone Internazionale del florovivaismo, dagli esperti economici dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario.

Alcuni dati spiegano la situazione: continua nel Veneto il calo del numero di aziende sceso a 1.491 unità (-2,4% rispetto al 2015): Padova, seppur in flessione dell’1,3%, si conferma la provincia con più aziende (456), seguita da Treviso (316, -3,4%). In diminuzione anche la superficie, scesa a circa 2.730 ettari coltivati (-1,1%), dato che però riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.070 ha, -1,6%), mentre le superfici in coltura protetta risultano in ripresa (circa 660 ha, +1%). Una nota positiva giunge invece dalla produzione complessiva regionale che, sempre nel 2016, ha raggiunto quasi 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del 7,3% rispetto al 2015 e costituita in maniera prevalente (77%) da materiale vivaistico, cioè prodotto venduto ad altri operatori professionali, mentre il rimanente 23% è costituito da prodotto finito.

La fase di stagnazione che il settore sta attraversando trova conferma anche nella stabilità del valore della produzione che nel 2016 si è attestato a circa 206 milioni di euro, in crescita solo del +0,5% rispetto all’anno precedente. Questo risultato è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 28 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

La ristrutturazione del settore non pare essere ancora del tutto conclusa: positivo, in tal senso, il calo delle aziende iscritte come “piccolo produttore” (684 aziende, -5,9%) a fronte di una crescita di quelle iscritte al Registro Unico dei Produttori (820 aziende, +1%) e di quelle in possesso dell’autorizzazione all’uso del Passaporto fitosanitario necessario per l’esportazione (410 aziende, +7,6%) e che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria) necessaria per la commercializzazione nell’UE, che nel 2016 sono state 225 (+5%). Tuttavia, nei primi sei mesi del 2017 le imprese venete hanno fatto segnare un risultato negativo del commercio con l’estero di piante vive: il deficit è salito a -34,4 milioni di euro (+28,2%), in seguito all’aumento delle importazioni (57 milioni di euro, +6,5%) e al contestuale calo delle esportazioni (22,6 milioni di euro, -15,3%). Un trend in decisa controtendenza rispetto al dato nazionale, che registra invece un miglioramento del saldo positivo (276 milioni di euro, +18,5%).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Annunci

Florovivaismo veneto, 2016 anno difficile, ma cresce la produzione complessiva. Con l’acquisizione della CAC (Conformità Agricola Comunitaria) cresce la propensione all’export.

Anche nel 2016 il settore florovivaistico veneto conferma di attraversare una fase di transizione: calano ancora le aziende e le superfici, ma le quantità prodotte risalgono. Nonostante alcuni segnali positivi, legati alle certificazioni e alla propensione all’esportazione, permangono tuttavia le difficoltà di mercato, fortemente influenzate dalla debolezza della domanda interna e dai prezzi.

La ristrutturazione del settore non pare essere ancora del tutto conclusa, come si può cogliere dai dati sulle fonti di approvvigionamento e sui canali commerciali che indicano come siano in atto ulteriori cambiamenti nelle scelte strategiche da parte delle aziende, nel tentativo di trovare soluzioni migliorative per affrontare il mercato. È questo, in sintesi, quanto emerge dall’analisi annuale effettuata dagli esperti economici dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario.

Il numero di aziende venete attive è sceso a 1.491 unità (-2,4% rispetto al 2015): in calo soprattutto le province di Rovigo (-4,5%), Vicenza (-4,2%). Padova, seppur in flessione dell’1,3%, si conferma la prima provincia per numerosità delle aziende (456), seguita da Treviso (316), che presenta però un calo più rilevante (-3,4%). La superficie destinata al florovivaismo in Veneto è leggermente diminuita, scendendo a circa 2.730 ettari coltivati (-1,1%). La flessione riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.070 ha, -1,6%), mentre sono in ripresa quelle in coltura protetta (circa 660 ha, +1%). A livello provinciale, Padova (900 ettari) e Treviso (circa 500 ettari) fanno segnare le maggiori flessioni in valore assoluto, perdendo circa una ventina di ettari ciascuna; da segnalare le maggiori superfici coltivate a Verona (465 ettari) e Rovigo (290 ettari circa), trainate dall’aumento di ettari destinati a vivaismo frutticolo.

Nota positiva, la produzione complessiva regionale viene stimata a poco meno di 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del +7,3% rispetto al 2015. Risultato fortemente influenzato dal comparto del vivaismo orticolo, la cui produzione supera l’1,1 miliardi di piantine (+9,5%); in aumento anche la produzione del vivaismo frutticolo (18,6 milioni di piante, +11,8%), mentre è sostanzialmente stabile quella di piante ornamentali e in flessione l’output del vivaismo viticolo (-9%). La produzione di materiale vivaistico torna a rappresentare una parte rilevante della produzione veneta, con una quota del 77% (+18 punti percentuali rispetto al 2015) mentre il rimanente 23% è costituito da prodotto finito.

Manutenzione parchi e giardini in attivo. Il fatto che il settore non sia ancora del tutto uscito dalla situazione di difficoltà trova riscontro nella stagnazione del valore della produzione che nel 2016 si è attestato a circa 206 milioni di euro, in leggera crescita rispetto all’anno precedente (+0,5%), ma con un andamento alquanto altalenante negli ultimi cinque anni. Va detto, tuttavia, che questo risultato è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 28 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

Canali commerciali. Rispetto alla provenienza delle forniture, è in ripresa la scelta di auto approvvigionamento del materiale di base, utilizzata in maniera massiccia dalle aziende del vivaismo orticolo, dove costituisce l’80% della provenienza del materiale di lavorazione, e il 61% degli approvvigionamenti per gli altri comparti. Da segnalare il forte calo delle forniture provenienti da paesi esteri dell’Unione Europea, a favore di un incremento delle forniture nazionali e soprattutto da altri paesi extra-UE, in particolare per quanto riguarda i comparti ornamentali e frutticoli. Per quanto riguarda i canali commerciali, l’aumento della produzione di materiale vivaistico ha portato con sé la conseguenza di una ripresa delle vendite ad altri vivaisti e/o aziende agricole, la cui quota si è riportata al 77,4% sul totale, a scapito di tutti gli altri canali di vendita (a privati/hobbisti, dettaglianti e grossisti), che registrano un calo.

Sale l’export. Poche variazioni invece per quanto riguarda l’area di commercializzazione: si segnala la flessione delle vendite a livello regionale, la cui quota sul totale scende dal 22,6% al 21,5% e locale (33,1%) a favore dell’aumento della quota di vendite destinate all’estero in ambito UE, che registrano un’ulteriore crescita passando dal 5,2% al 6,3%, e delle vendite sul territorio nazionale (38,7%). Positivo, in tal senso, il calo delle aziende iscritte come “piccolo produttore” (684 aziende, -5,9%) a fronte di una crescita di quelle iscritte al Registro Unico dei Produttori (820 aziende, +1%) e all’incremento ancora più consistente di quelle in possesso dell’autorizzazione all’uso del Passaporto fitosanitario necessario per l’esportazione (410 aziende, +7,6%). Se a ciò si aggiunge la crescita registrata nelle aziende che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria) necessaria per la commercializzazione nell’UE, che nel 2016 sono state 225 (+5%), è ipotizzabile una maggiore propensione e capacità delle aziende venete ad esportare nei mercati esteri le proprie produzioni.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

“Ditelo con un fiore” non va più di moda, settore in recessione

serrapIl florovivaistico veneto è rappresento da 1.600 aziende, da una superficie investita di 3.200 ettari e produce un miliardo e 400 milioni di piante. Questa, in sintesi, la fotografia di un importante settore dell’agricoltura e dell’economia veneta. Un settore che sta pagando, più di altri, la ridotta capacità di spesa dei cittadini.

claudio padovaniA fare il punto sul settore è Claudio Padovani, presidente della Sezione Economica Florovivaistica di Confagricoltura Veneto.

Presidente Padovani, qual è il trend del settore nel Veneto? “In questi ultimi anni il settore florovivaistico ha subito una riduzione delle aziende del 2- 3% all’anno, segno delle difficoltà che sta incontrando il comparto. Indubbiamente la diminuita capacità di acquisto delle persone e l’incertezza occupazionale hanno ridotto gli acquisti. Sono cambiati anche le abitudini e gli stili di vita”.

“Ditelo con un fiore” non va più di moda?  “Le nonne e le mamme sono ancora legate alla casa e pertanto curano il giardino e le terrazze con fiori e piante. I giovani sono attratti più da un fiore virtuale spedito con il cellulare che da un bel mazzo di fiori profumati”.

Com’è andata la stagione? “Le buone condizioni climatiche hanno favorito sia la produzione che le vendite primaverili. Il caldo estivo ha però creato qualche problema nelle coltivazioni e sono diminuite le vendite”.

Il vivaismo gode oggi di buona salute?  “Se da un lato sono cambiate le abitudini e si vive meno nelle nostre case, dall’altro il crollo del settore edilizio ha trascinato con sé anche l’attività di creazione e manutenzione dei parchi e giardini. Anche gli interventi delle Amministrazioni pubbliche si sono ridotti di molto. Spesso i pochi Bandi pubblici sono presi d’assalto dalle ditte “affamate” di lavoro e si sa la fame gioca brutti scherzi !  Le manutenzioni del privato si sono ridotte: in alcuni casi le nostre manutenzioni sono state sostituite da pensionati o da altre figure non professionali”.

Quali azioni si dovrebbero intraprendere per il rilancio del settore? “Sono varie le attività promozionali che si potrebbero mettere in campo, però e un problema di costi. L’importazione nel nostro Paese di fiori e piante dell’estero è notevole, si pensi che l’Olanda, con la sua capacità produttiva e di penetrazione nel nostro mercato, è in grado di esportare quasi il 70% del prodotto. Ci deve essere una maggiore attenzione del Governo per il nostro settore con un sostegno ai costi energetici ed elettrici per le nostre serre e complessivamente ai costi aziendali (accesso al credito, defiscalizzazioni, etc.). Indispensabile è aumentare la ricerca e la sperimentazione per avere miglioramento genetico e nuove varietà, la promozione e valorizzazione del nostro prodotto, etc. Come florovivaisti dobbiamo sempre più ricercare un’unione e riorganizzazione dell’offerta, fare squadra fra produttori anche con processi innovativi come con gli accordi di Rete”.

Fonte: Confragricoltura Veneto

8 novembre 2015, dai garofani alle rarità botaniche, Autunno tra fiori e sapori a Merlara (PD)

whatfield_wispCi sono le piante che crescono senza radici e quelle che si spingono negli ambienti più estremi di alta montagna, le specie acquatiche e quelle aromatiche e “insolite”, garofani di ogni foggia e rose multicolore, ma anche mele e pere di varietà antiche, gli ortaggi del dopoguerra, lo zafferano di montagna e molto altro ancora. Sarà una domenica dedicata al mondo floreale tra le serre dell’azienda floricola Billo a Merlara, nel cuore della Bassa Padovana.

L’8 novembre per tutto giorno porte aperte al pubblico per un evento che riunisce sotto la stessa serra undici aziende specializzate in differenti settori del gardening e alcuni agricoltori che si sono cimentati in coltivazioni originali. Un happening inedito e originale, che vedrà protagoniste piante e fiori nelle varietà e specie, anche storiche, selezionate con cura e attenzione. “E un importante contributo alla conoscenza della biodiversità in agricoltura” afferma Coldiretti Padova “e offre uno spaccato di aziende impegnate nella diffusione e nel recupero delle più diverse e originali varietà di piante, fiori e ortaggi”.

“Oltreconfine”, è il tema della giornata arricchita anche dalla presentazione del libro “Piante sull’orlo di una crisi di nervi” di Eliana Feroli, ex direttrice della rivista “Gardenia”. “Vogliamo uscire dalle classiche e convenzionali tecniche di produzione per scoprire nuove modalità o riproporre vecchie pratiche agricole, da qui la scelta del tema “Oltreconfine”. -spiega Federico Billo, titolare dell’azienda di Merlara – Abbiamo messo insieme un gruppo di amici produttori e coltivatori di piante provenienti da diverse regioni italiane, Umbria, Marche, Piemonte, Lombardia, Emilia. Tutti insieme per portare cultura e conoscenza del settore del verde attraverso diverse specializzazioni ed esperienze. Ricerca, passione, dedizione, ecologia, agricoltura, promozione, conservazione, salvaguardia, metodo, evoluzione, arte, selezione e alimentazione: questi i termini di sintesi che contraddistinguono le diverse aziende agricole presenti,e gli ospiti che parteciperanno a questa straordinaria giornata”.

Cosa riserva la giornata. I padroni di casa, la Floricoltura Billo, sono specializzati nella sola coltivazione di garofani del genere Dianthus, estremizzando il concetto di monocultura. Accanto a loro molte altre proposte, a partire dalla pionieristica pratica di coltivare lo zafferano nell’altopiano di Asiago (azienda MalgAsiago), alle begonie botaniche e colorate di “Un quadrato di giardino”, alla sorprendente e fascinosa riscoperta da parte dei ragazzi di “Agrinativa” di una gamma di piante orticole selezionate dagli agricoltori nel dopoguerra (mantenimento delle biodiversità), oppure la proposta di Melapè nella riscoperta di varietà di meli e peri utilizzati nell’areale prealpino, alla dedizione nella pratica dell’ibridazione delle rose da parte di “Novaspina”. Inoltre il vivaio “Vivalpi” è specializzato in piante rare alpine mentre il “Peccato Vegetale” propone un viaggio alla scoperta delle erbacee perenni. Presente anche l’italianissima collezione di piante autoctone di “Vita Verde vivaio”. Oltreconfine vanno anche due tipi di piante molto curiose nel suo genere: le piante acquatiche da utilizzare nei laghetti, nelle biopiscine di “Arborea Farm” o addirittura per la fitodepurazione ma anche le piante epifite, che vivono senza radici in natura.

Non solo verde. “Oltreconfine – prosegue Billo – perché queste due giornate saranno caratterizzate anche da ospiti non propriamente del settore ortoflorovivaistico ma con stretta appartenenza al settore agricolo. Avremo con noi il professor Giovanni Nalin che ci illustrerà l’utilizzo e la gestione delle siepi campestri per usi domestici. L’azienda Agricola “il Ponte al Maser” ci allieterà con la degustazione di vini del territorio locale. L’azienda “Daniolo Prosciuttificio” ci racconterà il sapore delle nostre terre con la degustazione di uno dei prodotti principe del territorio dei dieci comuni del montagnanese,il prosciutto crudo dolce di Montagnana Dop”. Tutti i dettagli su www.floricolturabillo.it, informazioni al numero 338 4331967.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

10-12 settembre 2014, in fiera a Padova c’è Flormart

florovivaismoDal 10 al 12 settembre 2014 torna in fiera a Padova “Flormart”, la storica manifestazione dedicata al settore del verde. In fiera sarà presente anche Veneto Agricoltura (stand 7 C 065, padiglione 7), con esperti che saranno a disposizione del pubblico e forniranno materiale informativo riguardante le attività dei propri Centri Sperimentali ortofloricolicoli, vivaistici e frutticoli.

Il comparto florovivaistico conta grandi numeri in terra veneta, anche se va detto che negli ultimi anni è un po’ in sofferenza: sono 1600 le aziende del settore attive nel 2013; il dato, in leggero calo rispetto al 2012 (-1,3%), è pubblicato nel report elaborato da Veneto Agricoltura con i numeri forniti dal Servizio Fitosanitario Regionale (SFR) e proposto anche sul sito http://www.venetoagricoltura.org. Quasi il 90% delle aziende del settore è impegnato nel vivaismo ornamentale, e a livello territoriale, Padova conferma la propria leadership con circa il 30% delle aziende regionali. In calo  la superficie florovivaistica: sono 3.550 gli ettari coltivati nel 2013 (-5,5%) e la flessione colpisce in particolare le superfici in serra, che scendono a circa 650 ettari (-14% circa).

In esposizione a “Flormart”. Presso lo stand di Veneto Agricoltura, saranno visibili piante in vaso di melo, pero e vite provenienti dal Centro Sperimentale Frutticolo Pradon di Porto Tolle (RO), oltre a piante di melograno, sulle quali è  in corso un progetto sperimentale. Dal Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI), invece, l’Azienda regionale propone numerose varietà di piante forestali, erbacee perenni e acquatiche, tra queste anche esemplari di nocciolo, platano e corniolo, iris acquatico e aglio angoloso, anemone montana e campanula spicata. Non mancheranno inoltre sementi e materiale informativo dedicato a varie tematiche: piante autoctone, biodiversità, certificazione, agro forestazione, riqualificazione ambientale, conservazione delle specie minacciate. Infine gli esperti del Centro Sperimentale Ortofloricolo Po di Tramontana di Rosolina (RO) saranno a disposizione per illustrare le prove sperimentali.

Fonte: Veneto Agricoltura

Florovivaismo in Veneto, nel 2013 luci ed ombre

florovivaismoLuci e ombre investono il florovivaismo veneto. Se da un lato, infatti, la produzione complessiva regionale continua a crescere, raggiungendo nel 2013 i 2,2 miliardi di piante prodotte (+5% rispetto al 2012), dall’altro si registra un calo del numero di aziende attive, sceso lo scorso anno a 1.600 unità (-1,3%), il valore più basso dal 2003.

In dettaglio. Sono questi i dati salienti di una approfondita analisi realizzata dagli esperti di Veneto Agricoltura sullo stato di salute di un comparto che resta comunque dinamico e in evoluzione. Più in dettaglio, lo studio mette in evidenza la ripresa della produzione di materiale vivaistico (+9%), la cui quota sul totale della produzione si riporta al 70%, valore questo che rimarca la forte tradizione vivaistica veneta. Nel contempo però si registra un leggero calo della produzione di piante finite, che nel 2013 segna un -3% rispetto al 2012, mantenendosi comunque su livelli più che doppi rispetto al 2011. La nota più dolente arriva, come accennato, dalla riduzione del numero di aziende attive, fenomeno che purtroppo accomuna quasi tutti i settori della nostra agricoltura. Nel settore florovivaistico veneto le perdite maggiori si registrano nelle province di Padova (479 aziende, -2,4%) e Rovigo (112, -6,7%), ma il segno negativo è presente anche nelle altre province, con eccezione di Treviso (342 aziende, +1,5%) e Verona (246 aziende, +0,8%).

Superifici dedicate al florovivaismo. Dopo il forte incremento registrato nel 2012, riconducibile anche alla possibilità di sfruttare le serre per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, nel 2013 la superficie destinata al florovivaismo in Veneto è diminuita di circa 200 ettari, attestandosi a 3.550 ettari coltivati. In calo sia le superfici coltivate in piena aria (2.560 ha, -5%) che quelle in coltura protetta (circa 980 ha, -7%). A livello provinciale va registrata la flessione soprattutto delle province più vocate: Padova scende a 1.000 ettari (-9%), Verona si attesta a 1.120 ha (-7%), Venezia fa segnare la perdita relativa più significativa (500 ha, -11%), mentre Treviso è l’unica provincia che registra un incremento (545 ha, +2%).

Criticità. Continua a crescere la percentuale di materiale da coltivare autoprodotto dalle aziende venete e contemporaneamente si riduce la merce proveniente da altre destinazioni (ad esclusione della provenienza nazionale). Se questo, da un lato, può essere letto come un modo per ridurre i costi aziendali in presenza di una difficile situazione economica congiunturale, dall’altro espone le imprese al rischio di un prodotto indifferenziato, facilmente sostituibile, che si trova a competere sul mercato esclusivamente su una logica di prezzo, senza possibilità di essere valorizzato per la qualità certificata. Il secondo aspetto critico riguarda l’area di commercializzazione, che nell’ultimo anno si è ulteriormente ridotta. Risultano infatti in forte crescita le vendite effettuate in ambito locale (32,5% del totale) e regionale (24,7%), mentre registrano un vero e proprio tracollo le vendite a livello nazionale, la cui quota scende dal 47,6% del 2012 al 36,5% del 2013. L’incremento delle esportazioni (la cui quota supera per la prima volta il 6%) porta gli esperti di Veneto Agricoltura a concludere che nel settore vivaistico veneto si possono individuare due gruppi di aziende: quelle in difficoltà a confrontarsi con concorrenti più competitivi a livello nazionale e che pertanto si sono nuovamente rivolte ad una clientela più vicina e quelle di dimensioni maggiori, più strutturate e organizzate, che riescono a rivolgersi con successo all’estero per ampliare il proprio mercato di vendita.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

 

Arriva il freddo, a beneficio dei radicchi veneti, ma “congela” il florovivaismo per i costi di riscaldamento delle serre

florovivaismoIn ritardo, sostengono gli orticoltori, ma sempre efficace la prima brina sui radicchi veneti. Le coltivazioni dell’ortaggio prestigioso sono state baciate dal gelo della notte scorsa dopo che le temperature di ottobre e novembre hanno superato di 2-3 gradi le medie come non succedeva negli ultimi trenta anni.

Per il florovivaismo, importante il taglio dell’accisa sul gasolio. Ma se certe verdure cercano il freddo le altre vogliono ancora il caldo così che si ricorre al riscaldamento prolungato nelle serre per piante e fiori alimentate a gasolio. Coldiretti ricorda che non è stato ancora emanato il decreto di attuazione della norma contenuta nel “Decreto del Fare” che rende applicabile l’agevolazione sul gasolio con il taglio dell’accisa. A rischio – sottolinea la Coldiretti – c’è un settore di punta dell’agroalimentare Made in Italy che serve il mercato nazionale ed alimenta anche un consistente flusso di esportazioni. Complessivamente il settore florovivaistico contribuisce con un fatturato di oltre 3 miliardi ad oltre il 6 per cento del totale alla produzione agricola nazionale. Il saldo attivo nella bilancia import/export – conclude la Coldiretti – è stato pari a oltre 160 milioni di euro nel 2012 ed è importante garantire la competitività del sistema per agganciare la ripresa economica, già partita in altri Paesi.

(Fonte: Coldiretti Veneto)