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Contrasto frodi alimentari, utile l’impronta digitale chimica dell’origano

OriganoL’origano ha un’impronta digitale chimica che ne rivela l’autenticità. A dirlo è uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sulle frodi alimentari in spezie ed erbe aromatiche, condotto in collaborazione con il gruppo Barilla e pubblicato sulla rivista internazionale Food Control.

Impronte digitali per smascherare le frodi. Spezie ed erbe aromatiche che usiamo per arricchire i nostri piatti spesso provengono da Paesi lontani. La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate. A questo riguardo, l’origano è una delle erbe aromatiche maggiormente soggette a frode. Questa pianta originaria del Mediterraneo, per esempio, viene sostituita con foglie di oliva, sommacco, mirto, cisto o fragola, arrivando in alcune miscele fino al 70% di sostituzione con altre specie. “La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per attività fraudolente” spiega Roberto Piro, direttore della SCS8 – Valorizzazione delle produzioni alimentari dell’IZSVe. “In qualsiasi punto della catena di approvvigionamento possono infatti verificarsi frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate”.

Per contrastare questo fenomeno i ricercatori del Laboratorio di chimica sperimentale (SCS8) hanno messo a punto una metodica sperimentale di fingerprinting chimico che rileva l’impronta digitale dell’origano ed è in grado di identificare quantitativi di adulteranti compresi tra il 1,5 e il 30%, presenti nel campione per causa volontaria e involontaria. Per lo studio è stata utilizzata la spettrometria di massa ad alta risoluzione ad analisi diretta in tempo reale (DART-HRMS) combinata con l’analisi statistica, che ha permesso quindi di creare un modello di classificazione e di identificazione corretta dell’origano adulterato, con una specificità del 92% , una sensibilità del 95% e un’accuratezza del 94%.

Il modello funziona come un sistema di apprendimento su base empirica, proprio come accade per i sistemi di machine learning. I costituenti chimici di ciascun alimento o matrice emettono una serie di segnali caratteristici che vengono “insegnati” allo strumento. Ogni volta che i campioni sono sottoposti ad analisi, lo strumento impara a riconoscere i segnali dei prodotti genuini, distinguendoli da quelli adulterati. Questo metodo di riconoscimento intelligente dell’impronta chimica messo a punto dai ricercatori è ora utilizzabile per analisi di screening dei lotti di materia prima in ingresso.

L’Ue spinge verso metodi di fingerprinting chimico. Lo studio dell’IZSVe si inserisce in un filone di ricerca che le istituzioni europee stanno spingendo da qualche anno. Per combattere le frodi alimentari nel mercato alimentare europeo, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l’Unione Europea stanno incentivando lo sviluppo di tecniche analitiche sempre più accurate e rapide in grado di identificare le matrici alimentari.

Un report della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo già dal 2013 invitava gli Stati membri a stimolare la ricerca sullo sviluppo e l’implementazione di metodi non-targeted che si basano sulla caratterizzazione dell’impronta digitale chimica e metabolica di un alimento genuino. Ma anche fuori dall’Europa, altri Paesi si stanno muovendo in questa direzione. Dello stesso avviso è la Convenzione della Farmacopea degli Stati Uniti d’America, che in un documento suggerisce di utilizzare metodi non-targeted per definire il fingerprinting chimico di un prodotto autentico e quindi di individuare per comparazione tutti quelli che hanno un’impronta chimica alterata che si discosta dal profilo originale. Alimenti e oltre: versatilità della spettrometria di massa DART-HRMS. Le agenzie internazionali si affidano sempre più alle capacità tecnologiche dei laboratori di ricerca per contrastare le frodi alimentari. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce.

Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari, e i cui risultati sono al momento al vaglio di riviste internazionali. La tecnica ha trovato interessanti applicazioni anche nell’ambito della tossicologia forense per il rilevamento rapido di tossine in fieno causa di morte in bovini e della diagnostica  veterinaria per l’individuazione precoce di paratubercolosi, in collaborazione con l’università di Calgary (Canada), a partire dal siero di vacche asintomatiche. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce. Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Intelligenza artificiale per smascherare le contraffazioni alimentari sul web

Stop all’Amarone contraffatto in rete, grazie ad un sistema di intelligence online messo a punto dall’Università degli Studi di Trento e con la cabina di regia affidata al Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza. È quanto prevede il protocollo di collaborazione firmato, tra gli altri, dal Consorzio Vini Valpolicella con il Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, la Provincia Autonoma di Trento e l’Ateneo, che vede per la prima volta i grandi rossi della Valpolicella sorvegliati speciali sul web.

La sperimentazione consentirà al Consorzio di attivarsi ulteriormente su due diversi fronti: da un lato sensibilizzando le proprie aziende associate a collaborare nell’identificazione di situazioni “borderline” e a rischio, dall’altro testando i nuovi sistemi informatici anticontraffazione come la tecnologia blockchain, software e algoritmi specificamente messi a punto con l’Università trentina, in grado di identificare siti web contenenti presunti prodotti falsificati ed eventuali illeciti nell’utilizzo di riferimenti alle denominazioni di origine. Si intensifica così l’attività di tutela della denominazione da parte del Consorzio che, a 2 anni dalla firma del protocollo di cooperazione con l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole (ICQRF), ha contribuito con l’invio di 308 segnalazioni di casi sospetti di contraffazione di vini della Valpolicella – soprattutto Amarone – sul web.

Innovazione per la lotta alla criminalità. “La firma di questo protocollo conclude un percorso che ha caratterizzato il mio mandato, ponendo al centro la tutela delle nostre denominazioni, sempre più copiate e contraffatte“, ha dichiarato Andrea Sartori, presidente del Consorzio Vini Valpolicella. “La lotta alla criminalità organizzata – prosegue il Generale di Brigata Ivano Maccani, Comandante Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza – si può e si deve vincere anche con l’innovazione. Uno dei filoni messi in campo, riguarda l’analisi avanzata di dati online e l’esplorazione del web, sempre più nuova frontiera dei traffici illeciti e vetrina attraente anche per le organizzazioni criminali.” Dal 2018 ad oggi, sono complessivamente 54 le iniziative legali a livello internazionale promosse dal Consorzio e 48 i controlli inclusi nell’attività di vigilanza a livello nazionale. Con una spesa media nel triennio di oltre 150 mila euro l’anno, il capitolo ‘tutela e vigilanza’ rappresenta una delle voci di costo più importanti del bilancio consortile, oltre che una delle principali attività istituzionali perseguite dall’ente.

I partner dell’accordo. Oltre al Consorzio Vini Valpolicella, che farà da apripista a un format di tutela replicabile per altri prodotti dell’agroalimentare tricolore minacciati dall’Italian sounding, aderiscono al protocollo anche altri enti e associazioni: Provincia Autonoma di Trento, Procura Distrettuale della Repubblica di Trento, Procura della Repubblica di Rovereto, Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – Direzione Regionale Trentino-Alto Adige, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro – Dir. Prov. Trento, Università degli Studi di Trento, CODACONS – Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, CRTCU – Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti, INDICAM – Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, Consorzio di tutela Vini del Trentino, Federazione Trentina della Cooperazione, Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini (APOT s.c.a), CGIL, CISL, UIL del Trentino, anche per conto delle proprie associazioni di tutela dei consumatori – rispettivamente Federconsumatori, Adiconsum, ADOC -, Cia, Coldiretti, Confagricoltura del Trentino, AcliTerra e l’Associazione Contadini trentini.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Gli affari sporchi delle mafie a Nordest

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L’ex procuratore Giancarlo Caselli

Gli interessi illeciti nel settore agroalimentare con l’infiltrazione nei mercati ortofrutticoli dei Nord Italia e nel commercio di prodotti oleari da parte di soggetti riconducibili alla cosca Piromalli sono la punta di un iceberg del business della criminalità organizzata nell’agroalimentare che vale 16 miliardi all’anno. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il blitz eseguito dai Ros qualche giorno fa contro la potente cosca dell’’ndrangheta con 33 provvedimenti di fermo e di sequestro di beni emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Prezzi aumentati anche del 300 per cento dal campo alla tavola. “Il fatto che i tentacoli delle agromafie arrivino fino a Nordest non ci stupisce”, commenta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova. Che aggiunge: “La malavita si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. La presenza di attività criminali nella filiera agroindustriale non fa che aggravare gli aspetti patologici dell’indotto agroalimentare, come la lievitazione dei prezzi di frutta e verdura nella filiera che va dal produttore al consumatore. Sono la conseguenza non solo dell’effetto dei monopoli, ma anche delle distorsioni e speculazioni dovute alle infiltrazioni della malavita nelle attività di intermediazione dai mercati ortofrutticoli ai trasporti. L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche per effetto del controllo monopolistico dei mercati operato dalla malavita in certe realtà territoriali”.

Servono armi efficaci per combattere criminalità. Il fenomeno non può lasciare indifferenti, tanto che Coldiretti da anni sta tenendo alto il livello di attenzione con l’attività dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura. E proprio da Padova, l’anno scorso, l’ex procuratore Giancarlo Caselli, alla guida del comitato scientifico dell’Osservatorio, aveva messo in guardia sull’effetto devastante delle agromafie. “Nel Nordest c’è una mafia “silente” – aveva ricordato Caselli – che applica il proprio metodo di assoggettamento senza fare troppo rumore e senza far scorrere sangue. E’ interessata al denaro, alla ricchezza presente in queste terre per realizzare i sui traffici. L’agricoltura è un settore che fa gola alla criminalità perché il made in Italy è conosciuto in tutto il mondo e perché mettere le mani sull’agroalimentare significa assicurarsi ampli margini di guadagno con le contraffazioni, le falsificazioni e ogni genere di frode. Per combattere le agromafie servono delle armi efficaci, per questo l’Osservatorio ha proposto un disegno di legge”. Gli interessi criminali sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l’ambiente e la salute.

mafiaanordestUn libro inchiesta. A proposito di malavita organizzata in Veneto, interessante anche la lettura del libro “Mafia a Nordest” (Bur Biblioteca Univ. Rizzoli 2015), in cui gli scrittori Luana de Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi squarciano il velo di silenzio interessato che da troppo tempo lascia campo libero all’azione dei clan e dei loro alleati, raccontando senza tabù i loschi interessi che mafia e imprenditori locali condividono: dal riciclaggio di denaro sporco al pericoloso mal costume del “nero”, dal traffico di droga e armi ai disastri ambientali, dall’infiltrazione nelle ditte appaltatrici di Fincantieri al business del tarocco.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova/Bur

Impariamo a riconoscere l’olio extravergine di oliva e il pane, incontro con test di degustazione a Monselice (PD) il 7 ottobre 2016

pane e olio nuovo(di Maurizio Drago) Sappiamo davvero cosa mangiamo? Come ci si può difendere dalle truffe alimentari? Siamo sempre sicuri di sapere riconoscere un alimento di qualità? Una buona alimentazione è la base per uno stile di vita sano ma ogni anno in Italia rischiamo di mettere in tavola prodotti contraffatti, scadenti e pericolosi che possono danneggiare salute e portafogli.

Frodi alimentari. Nonostante la nostra eccellente tradizione agroalimentare, con oltre 800 prodotti a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione Europea, il nostro è anche uno dei paesi che conta un numero sempre crescente di frodi alimentari. Solo nel 2015 in Italia, secondo il report dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, sono state ben 77.000 le tonnellate di prodotti sequestrati, per un valore economico che ha sfiorato i 70 milioni di euro.

Per guidare i consumatori ad una scelta consapevole dei prodotti alimentari e tutelare la salute, evitando trappole e raggiri, le Associazioni dei Consumatori Asso Consum, Federconsumatori e Adoc hanno organizzato, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, 50 giornate di formazione e informazione in tutta Italia. Un impegno nato nell’ambito del progetto ministeriale Care Sharing, che punta a fornire strumenti sull’acquisto dei prodotti, sulla loro conservazione e sul riconoscimento di qualità, freschezza e provenienza.

Il primo dei due incontri organizzati nella Regione VenetoImpariamo a riconoscere l’olio di oliva e il pane” si terrà il prossimo 7 ottobre alle 20.30 a Monselice (PD) nella sala della Loggetta. Un evento patrocinato dal Comune al quale prenderanno parte: Elena Capone, segretario provinciale Asso Consum, Sandro Zancanella, esperto di prodotti agricoli e presidente del Mercato Stabile per la vendita diretta degli agricoltori  Agrimons, Bruno Mori, presidente regionale Eurocoltivatori Veneto, Gabriella Zanin, esperta di economia e gestione delle imprese. Un incontro, questo, che offrirà anche una “bussola” per orientarsi nel complesso mondo della sofisticazione alimentare, delle qualità nutritive e nutrizionali dei cibi e delle possibili truffe che si nascondono anche dietro alla più ingenua etichetta.

Test. Nella serata Sandro Zancanella presenterà dei  test: insegnerà a riconoscere, attraverso un percorso di degustazione, vari tipi di olio di oliva e di pane per “smascherare” i prodotti meno nobili e apprezzare le qualità dei più raffinati. Un allenamento per imparare a riconoscere attraverso il gusto le eccellenze di questi di due straordinari pilastri della dieta mediterranea. Maggio info: AssoConsum 3287312862 e-mail stampa_assocosum@yahoo.com

 

Avviso: attenzione a possibili truffe sui fondi comunitari

frode_gotcreditLa Rappresentanza in Italia della Commissione Europea avvisa che ai Centri Europe Direct in Italia sono pervenute ultimamente diverse segnalazioni di imprenditori raggirati da persone che si presentano come consulenti in finanziamenti europei per le imprese. Riteniamo quindi utile darne notizia.

La frode. Le persone in questione offrono consulenza per lo sviluppo di progetti europei e chiedono delle cifre che possono andare da poche centinaia a qualche migliaia di euro, garantendo finanziamenti a fondo perduto provenienti direttamente dalla Commissione Europea. Spesso le aziende vengono circuite dicendo loro che la Commissione Europea ha messo a disposizione della loro azienda dei fondi ingenti finanziati anche al 100%, addirittura per spese già sostenute, e che basta solo fare domanda per ottenerli. Le persone in questione sono dei truffatori e dopo aver ricevuto l’importo richiesto quasi sempre si rendono introvabili. Queste persone non hanno nulla a che fare con strutture istituzionali che garantiscono serietà e correttezza.

Cosa fare. Ciò inoltre getta discredito su quei professionisti seri che invece cercano di aiutare le imprese in maniera corretta e professionale, chiarendo subito che l’ottenimento di fondi comunitari avviene solo a seguito della partecipazione a specifici bandi molto competitivi, in base a progetti redatti in inglese e assieme ad altri partner europei. La Rappresentanza Ialiana della Commissione Europea sottolinea che, comunque, non esistono finanziamenti comunitari retroattivi nella maniera più assoluta e consigliano a chi venga approcciato in maniera sospetta di: cercare di ottenere la maggior quantità possibile di informazioni sulla società e sullo specifico programma di finanziamento proposto e fare le opportune verifiche; non sborsare le cifre richieste, anche se modeste;segnalare l’accaduto ai Centri Europe Direct presenti sul territorio o agli Uffici della Rappresentanza della Commissione europea, inoltrando eventualmente la documentazione di proposta ricevuta nei casi più gravi, sporgere denuncia alle autorità competenti.

Fonte: Europe Direct Comune di Venezia

Prodotti contraffatti: Asiago DOP blocca vendita su Amazon

asiagoNOLOGOUn nuovo tentativo di contraffazione online è stato sventato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, sulla piattaforma Amazon Europe, ha fatto ritirare una sedicente salsa “Asiago Dressing” non contenente affatto Asiago DOP.

Asiago DOP non è nuovo a questo tipo di interventi. Già nel 2014, grazie all’accordo che rende operativo il Programma di verifica dei diritti di proprietà (Verified Rights Owner – VeRO),  sistema che consente ai titolari di diritti di proprietà intellettuale di segnalare eventuali violazioni, il Consorzio di Tutela, anche in quel caso con il pronto intervento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Mipaaf, aveva bloccato su eBay un’inserzione di un produttore americano di falso Asiago DOP disponibile all’invio in Europa.

L’e-commerce agroalimentare nel 2015 ha fatturato 260 milioni di euro. La crescente diffusione dell’e-commerce agroalimentare che, confermano i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, nel 2015, ha registrato un fatturato, per il Food & Wine enogastronomico, intorno ai 260 milioni di euro e, secondo stime europee, si prevede, nel 2017, raggiungerà il 7 per cento delle vendite totali, impone un impegno senza confini nella tutela del consumatore e valorizzazione delle produzioni DOP e IGP. “Ancora una volta – afferma il presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigonisiamo a testimoniare il nostro impegno contro ogni tentativo di contraffazione e a riconoscere come la strada della collaborazione tra Consorzio di Tutela, Ministero delle Politiche Agricole e, in questo caso, Amazon sia efficace.”

Distintività territoriale, tipicità, storia e tradizione sono il patrimonio anche di immagine e reputazione che distingue le produzioni italiane di denominazione d’origine protetta. A salvaguardia di questa ricchezza, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha da tempo attivato uno specifico servizio di monitoraggio sfruttando gli accordi delle autorità italiane con le principali piattaforme online internazionali da un lato e stimolando la piena applicazione della norma ex officio introdotta dal Regolamento (UE) 1151/2012 che stabilisce l’obbligo, per ogni paese della Ue, di difendere le denominazioni protette perché parte del patrimonio culturale dell’Unione. Sull’importanza del tema, basti ricordare che, da quando è in vigore la norma ex officio, l’Italia ha segnalato oltre 670 casi lesivi del made in Italy, sia all’estero che sul web e solo online sono state bloccate 395 tipologie di prodotti, 330 su eBay e 65 su AliBaba.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio tutela Asiago Dop

Presentate le linee guida per la legge contro i falsi agroalimentari

repressione-frodi-1-150x150Da un lato la delimitazione della categoria dei reati pericolosi per la salute; dall’altro la rielaborazione del sistema delle sanzioni contro le frodi agroalimentari, con particolare riferimento alle organizzazioni complesse e alla responsabilità delle persone giuridiche. Sono queste le due direzioni verso le quali si è mossa la commissione presieduta dell’ex magistrato, Gian Carlo Caselli, e incaricata dal Ministero della Giustizia di redigere le linee guida per l’elaborazione  di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare.

Prioritaria la tutela della salue dei consumatori. Il sistema di prevenzione e repressione penale specifico del settore, che è stato spiegato in occasione della presentazione delle linee guide dell’Expo, risulta obsoleto e presenta lacune:«C’è una sorta di farraginosità del sistema vigente – ha sottolineato Caselli – e un’inadeguatezza alla luce dei cambiamenti dello scenario. Abbiamo quindi lavorato a un rinnovamento che elevasse il livello di tutela della salute dei consumatori e desse coerenza e compattezza al sistema di tutela dalle frodii». Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha ricordato che :«il crimine alimentare fattura 15,4 miliardi e coinvolge ambiti complessi e articolati nelle attività di produzione e distribuzione dei cibi con un impatto rilevante sull’economia, sull’ambiente e sulla salute».

Tra le novità sottolineate da Coldiretti, l’elaborazione della figura del disastro sanitario per garantire una risposta sanzionatoria alle ipotesi di reato che vanno dalla contaminazione di acque o sostanze alimentari pericolose fino all’omesso ritiro degli alimenti dal mercato, quando da tali condotte possano derivare lesioni gravi o morte ai danni di più persone e il rischio grave e diffuso di analoghi eventi  che mettono in pericolo la salute pubblica. Conseguenze anche per chi si organizza con mezzi e strutture create ad hoc per commettere il reato di agropirateria, nuova figura criminosa che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o da marchi di qualità.

Punto di partenza. «Partiamo da un dato di fatto – ha detto il ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina – ovvero da reati difficili da dimostrare, da pene molto basse e da lacune da superare. La tutela non è a svantaggio delle imprese: regole chiare e una cornice sicura sono a vantaggio del sistema produttivo». Le linee guida intendono fornire un punto di partenza per un confronto aperto con tutti gli stakeholders del settore per arrivare successivamente all’elaborazione di una proposta normativa che abbia il duplice obiettivo di un più forte contrasto all’infiltrazione di organizzazioni criminali in un fondamentale asset  economico italiano e di una più incisiva tutela della salute e dei consumatori in relazione al cibo.

Fonte Garantitaly.it

Olio extravergine d’oliva, dispositivi antirabbocco nei ristoranti

olioEntra in vigore quanto previsto dalla legge europea 2013 bis approvata dal Parlamento e pubblicata sul supplemento n. 83 della Gazzetta Ufficiale 261: secondo il provvedimento, gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta.

Sanzioni. Lo rende noto Coldiretti nel sottolineare che la legge prevede anche sanzioni che vanno da 1 a 8mila euro e la confisca del prodotto per chi non userà oliere con tappo antirabbocco. È prevista anche una più accentuata rilevanza cromatica rispetto all’etichettatura degli oli che siano prodotti con miscele provenienti da uno o più Stati, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto. Si tratta di una misura di trasparenza per evitare che le vecchie oliere in bar, mense, ristoranti e pizzerie vengano riempite o allungate con prodotti stranieri spacciati per italiani, come purtroppo spesso avviene in una situazione in cui sono aumentate del 45% le importazioni nei primi sette mesi del 2014. «In una situazione in cui la produzione nazionale è crollata quest’anno del 35% a circa 300mila tonnellate – ha affermato il presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo – occorre adottare tutte le misure necessarie per garantire trasparenza negli scambi, combattere i rischi di frodi e assicurare la possibilità di fare una scelta di acquisto consapevole ai consumatori italiani».

L’Italia è il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Fonte: Coldiretti

Frodi agroalimentari, in forte aumento le etichette false

repressione-frodi-1-150x150Nel 2013 vi è stato un forte aumento del cosiddetto “etichette packaging”, ovvero la contraffazione di etichette che ha fatto registrare 3.367.846 sequestri contro i 643mila del 2012 da parte dei NAC. È quanto emerge dall’annuale rapporto di FareAmbiente sulle frodi agroalimentari.

Dai dati del 2013 balza subito all’occhio come siano aumentati fortemente i reati di contraffazione dei marchi (IPG, DOC, etc.), gli illeciti legati alla ristorazione, soprattutto quella etnica, dell’alterazione del vino e dei formaggi. È da sottolineare che i sequestri e l’accertamento di attività illecite sono cresciute a fronte di una diminuzione dei controlli nel 2013. Il NAF, Nucleo Agroalimentare della Forestale ha accertato 189 reati, l’80% in più del 2012, 226 segnalati all’autorità giudiziaria (+47%), 1114 illeciti amministrativi (-6%), i NAS invece su 11.803 controlli sui ristoranti hanno rilevato nel 45% dei casi delle difformità con la normativa vigente. La Guardia di Finanza poi ha sequestrato 12mila tonnellate e 280mila ettolitri di prodotti agroalimentari oggetto di frode.

Il primato spetta all’olio di oliva (circa 900 tonnellate), ai mosti e all’uva parzialmente fermentati (9000 tonnellate), e vini e spumanti per oltre 270mila ettolitri. I maggiori controlli della guardia costiera, sono stati fatti presso i punti di sbarco (45.322), seguiti da quelli in mare (12.258). Le sanzioni sono state 4885, le principali elevate in mare (1209), in pescherie ( 840), nei punti di sbarco (802) e nella ristorazione (606). L’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) infine, ha eseguito oltre 36mila controlli e verificati oltre 24mila operatori e 55mila prodotti.

La criminalità scopre i cibi “in polvere”. L’allarme lanciato dal rapporto FareAmbiente è relativo all’attenzione che la criminalità organizzata dedica a tutta la filiera del cibo avendo individuato in questa un’ottima fonte di guadagno illecito a spese di ignari consumatori che, a causa della crisi, controllano sempre meno ciò che mettono sulla tavola. Più che imporre il pizzo i clan, attualmente preferiscono imporre i prodotti da commercializzare a discapito della salute e della libera economia. La criminalità infatti non si limita più a contraffare o ad adulterare prodotti alimentari, ora li crea a tavolino: è il caso dei “wine kit” o dei “food kit”, cioè metodi per ricavare vino o formaggio partendo da polvere di mosto, acqua e additivi chimici o polvere di caglio, nel caso dei formaggi. Tali kit poi finiscono in rete presentandosi ai consumatori come vini o formaggi di qualità soprattutto italiani ma, anche francesi, a basso costo.

Fragilità sistema di controllo. Ma il 2013 è stato anche l’anno in cui è venuta a galla la fragilità del sistema di controllo della sicurezza alimentare nell’Ue. Sempre secondo i NAC sono 28,3 i milioni di euro di illeciti finanziamenti ai danni dello stato e della Ue, sono stati sequestrati beni per 6,7 milioni di euro e deferiti all’autorità giudiziaria 2055 autori di reato. 84 le violazioni penali, 111 quelle amministrative. Per informare i cittadini e tutelare i consumatori, FareAmbiente ha predisposto, in collaborazione con la testata gionalistica online http://www.frodialimentari.it, un corso gratuito di base di educazione alimentare online.

Fonte: Garantitaly.it

Prosecco “tarocco” nei Paesi del Nuovo Mondo

proseccoIn Sudamerica viene commercializzato un Prosecco, con tanto di leone marciano come logo in etichetta, prodotto da uve coltivate nella campagna attorno alla città argentina di Mendoza, località confinante con il Cile. Quello che viene commercializzato è un vino ‘metodo classico’ (?) dal nome ‘Proseccus Vino Espumoso Prosecco’ che del vero Prosecco DOP ha davvero poco visto che viene prodotto da uve cresciute a 11.398 KM di distanza dal Distretto del DOP.

Necessario tutelare all’estero la Denominazione. Sono decine di migliaia le bottiglie prodotte e commercializzate ogni anno in Argentina e sembra che nessuno sia intervenuto, almeno fino ad oggi. Mirco Battistella, produttore ventisettenne veneto delle celebri bollicine trevigiane, è molto polemico: «Noi produttori di vero Prosecco DOP siamo arcistufi. Quello scovato a Buenos Aires e’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di Prosecco ‘tarocco’: negli ultimi anni abbiamo, infatti, smascherato l’esistenza di ‘prosecco brasiliano’, ‘prosecco neozelandese’, ‘prosecco australiano’. Il Governo si faccia promotore, nelle sedi competenti, di iniziative chiare ed efficaci volte a tutelare la Denominazione Prosecco a livello extra UE». E Battistella sottolinea anche che il mercato nazionale e internazionale valorizza bollicine sempre più economiche: «Stiamo vivendo un abbassamento costante dei prezzi, fenomeno allarmante e, negli ultimi 12 mesi, sempre più frequente e tendente a dinamiche di dumping. Dall’altra l’attuale contesto normativo non e’ in grado di tutelare, e quindi valorizzare, all’estero le peculiarità della Denominazione: il nome ‘Prosecco’ ad esempio».

(Fonte: Garantitaly.it)