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Più frutta nei succhi, la giunta del Veneto se ne fa promotrice presso il Governo

dieta-della-frutta-macedoniaLa Giunta veneta richiederà al Governo provvedimenti per sostenere l’aumento del contenuto di succo di frutta nelle bibite analcoliche, a tutela del “Made in Italy” agroalimentare, della trasparenza delle etichettature, della equità delle filiere, della competitività delle imprese del primario e della qualità delle produzioni.

Percentuale minima, dal 12 portarla al 20 per cento. E’ quanto prevede una specifica delibera, proposta da Coldiretti e adottata su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato, finalizzata a sollecitare il Governo affinchè si impegni a rendere effettivo l’innalzamento della percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall’attuale 12 per cento al 20 per cento. “Il comparto del Made in Italy nelle filiere agroalimentari è universalmente riconosciuto come una straordinaria leva competitiva “ad alto valore aggiunto” per lo sviluppo dell’economia nazionale – ha sottolineato Manzato – tanto più in un momento di grave crisi nella quale sia il Paese, sia la Regione sono alla ricerca di azioni e risorse per il rilancio dell’economia e della crescita occupazionale”. Per questo è necessario qualificare ciò che immettiamo sul mercato e, fra i tanti prodotti italiani che chiedono norme più qualificanti, anche i succhi di frutta e le bevande a base di frutta soffrono di una normativa merceologica che banalizza la qualità, non valorizza la materia prima e non consente al consumatore di reperire prodotti di alto valore qualitativo.

In Veneto, oltre 10 mila aziende frutticole. Sull’argomento si era anche espresso il Consiglio regionale con una mozione del 7 maggio scorso, presentata dall’assessore all’Ambiente Maurizio Conte,  con la quale la giunta veniva impegnata a sollecitare l’aumento della percentuale di frutta effettivamente utilizzata nelle bibite che alla frutta si richiamano. “Il plauso di Coldiretti – ha detto Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti – va nella direzione di chi sta sostenendo questa operazione di sensibilità che riconosce il lavoro degli agricoltori che dalle piante raccolgono frutti veri e non surrogati o polverine per ingrassare solo gli interessi di chi non ha a cuore il “Made in Italy”. “Il Veneto – ha ricordato in proposito Manzato – è un importante produttore di frutta con oltre 10 mila aziende frutticole, una superficie di circa 20 mila ettari e una Produzione Lorda Vendibile di settore di oltre 200 milioni di euro: il 3,8 per cento di tutta la PLV regionale. I frutti più coltivati sono mele, pere, pesche, nettarine e  kiwi, prodotti che possono avvantaggiarsi dalla trasformazione in succhi di frutta. Sul territorio regionale sono inoltre presenti alcune aziende di trasformazione importanti a livello nazionale”. Coldiretti ricorda che ad ora si sono schierati sul territorio più di 27 comuni primo tra tutti l’amministrazione comunale di Calalzo a Belluno. All’elenco va aggiunta anche la Provincia di Treviso.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti)

A Verona si vendono più fragole spagnole che italiane

fragole VeronaA Verona, chi si reca nei supermercati o nei punti vendita della grande distribuzione in cerca del succoso frutto nostrano rimane deluso. Gli esercizi commerciali di grandi dimensioni ignorano i fornitori locali, cioè i produttori ortofrutticoli veronesi. «Per poter trovare frutta freschissima e di ottima qualità ci si deve necessariamente rivolgere ai fruttivendoli o alla vendita diretta, sia nei mercatini che in azienda. Solo in questi contesti, infatti, il consumatore ha l’assoluta certezza di acquistare il vero made in Italy e di trovare prezzi più abbordabili». E’ quanto afferma Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona, nel rilevare la grave situazione in cui versano gli agricoltori locali che quotidianamente si recano ai mercati all’ingrosso in cui si vedono riconoscere prezzi ben al di sotto dei costi di produzione.

Distorsione del mercato. «Le ragioni – spiega Ruffini – stanno prevalentemente in una distorsione del mercato che premia i prodotti che costano meno ma che sono meglio identificati, ad esempio attraverso una confezione accattivante, a discapito di quelli di maggiore qualità ma meno visibili». I produttori locali lamentano una situazione che crea un grave danno all’economia del territorio (oggi le fragole sono vendute a 7,50 euro per 5 kili, pari a 1,5 euro al kilo, mentre hanno un costo di produzione tra 1,40 e 1,50 euro al kilo) e che nel contempo ha ripercussioni pesanti anche dal punto di vista sociale e di principio: nonostante le fragole nostrane non abbiano alcunché da invidiare a quelle spagnole, la grande distribuzione persevera nell’ignorarle e nel rivolgersi ai fornitori stranieri.

Da migliorare la riconoscibilità? «Fermo restando che la qualità delle nostre fragole non è in discussione – aggiunge il direttore – dobbiamo lavorare sulla loro caratterizzazione, puntando sulla valorizzazione del prodotto Fragola di Verona magari attraverso un marchio che lo renda immediatamente riconoscibile». «Coldiretti è disponibile a cercare soluzioni immediate ed efficaci aprendo un confronto tra tutti gli attori coinvolti – precisa Ruffini – con lo scopo di imprimere un meccanismo virtuoso che valorizzi le produzioni locali. La nostra attenzione è infine rivolta anche a chi si trova a dover optare tra le fragole spagnole e quelle veronesi. Si tratta di educare i consumatori a compiere un acquisto consapevole, ma in questo Coldiretti ha già ottenuto ottimi risultati, basta guardare alle affluenze ai nostri mercatini».

La produzione di fragole nel Bel Paese e a Verona. In Italia, su una superficie coltivata di oltre 6300 ettari, una settantina di province producono mediamente più di 153.000 tonnellate di fragole l’anno, delle quali circa l’8% è prodotto nel Veronese. Con una superficie a coltura superiore a 500 ettari, Verona raggiunge un output che si aggira attorno ai 127.000 quintali annui per valore della produzione all’origine di 241.300 euro oltre all’indotto che le consente di essere la prima produttrice nel Veneto con una quota del 72%e la quinta a livello nazionale.

(Fonte: Coldiretti Verona)

 

Stop agli agrumi Sudafricani colpiti dalla malattia della macchia nera

Agrumi malattia macchia neraBloccare le importazioni nell’UE di agrumi provenienti dal Sudafrica contaminati dalla malattia della macchia nera (Black Spot), una delle più devastanti malattie che colpiscono gli agrumi causata dal fungo Guignardia citricarpa. A chiederlo è l’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca in seguito alla pubblicazione di una relazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Copa-Cogeca chiede dunque alla Commissione europea di avviare azioni urgenti evidenziando la necessità di incrementare le attività di monitoraggio.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Prealpi trevigiane, stime disastrose per il raccolto dei marroni Igp a causa di un insetto. Salva la produzione Dop nel veronese.

Dryocosmus_kuriphilus

Dryocosmus_kuriphilus (vespa cinese)

Sulle Prealpi trevigiane, dove si producono i celebri marroni Igp del Monfenera e di Combai, la vespa cinese (cinipede galligeno, Dryocosmus kuriphilus. Yatsumatsu) sta facendo disastri. Quest’anno non c’è proprio produzione: si stima che sia andato perduto oltre il 90 per cento del potenziale raccolto.

Costretti ad “importare” i marroni per la Festa. “E’ un disastro, commenta Antonio Fragosa, presidente dell’Associazione di produttori del Monfenera, 130 soci: quest’anno si arriverà a poco più di 60 quintali rispetto agli oltre mille quintali che si sono fatti prima dell’arrivo della micidiale vespa cinese. Al terribile insetto hanno ceduto piante che davano marroni da oltre 500 anni”. “E’ un vero peccato, commentano a OPO Veneto, organizzazione di produttori trevigiani che commercializzava una buona parte della produzione Igp del Monfenera, un marrone pregiato, molto richiesto, con un mercato di elite che stava dando soddisfazione”. Non c’è stato prodotto locale nemmeno per l’inaugurazione della Festa, che dura quasi tutto il mese di ottobre e che attira ogni anno a Pederobba, cuore dei marroni del Monfenera, decine di migliaia di visitatori, i quali stanno arrivando ugualmente, ma trovano prodotto “importato”. Buono, ma non del Monfenera. Stessa situazione nella vicina Combai, dall’altra parte del fiume Piave. Anche qui la vespa cinese ha fatto disastri. E’ arrivata ultimamente anche sul versante del Monte Baldo, a San Zeno di Montagna, che domina dall’alto il lago di Garda, dove si produce un ottimo marrone che si fregia della Dop, denominazione di origine protetta: è il solo marrone dop d’Italia. Una produzione attorno ai 300 quintali, che quest’anno è quasi salva. Ma tra la cinquantina di produttori c’è forte preoccupazione perché la presenza della vespa è incombente. Più di qualche pianta è già colpita.

La guerra al cinipede galligeno è disperata e molto costosa: è possibile, per ora, soltanto attraverso un’altra vespa, la Torymus sinensis, sempre di origine cinese, che distrugge le larve della sua antagonista. Si provoca, in sostanza, la guerra tra vespe cinesi, che sembra essere efficace: quella buona riesce ad avere il sopravvento su quella cattiva, e sul Monfenera trevigiano, ad esempio, qualche risultato si vede, ma è ben poca cosa rispetto al disastro che si ha. Si è appena agli inizi del trattamento dei castagni e, alla distanza, non si è del tutto certi sui benefici. Fatto sta che i famosi marroni igp del Monfenera, che hanno sfidato i secoli, che sono sopravvissuti alla prima guerra mondiale, di cui sono stati spettatori in prima linea, e alla seconda guerra mondiale, stanno cedendo a un piccolo insetto di colore nero, il cinipede galligeno.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Drosophila suzukii, in provincia di Verona diversi milioni di euro di danni per gli agricoltori, Coldiretti in prima linea per combattere il moscerino

SuzukiiUna strategia per la lotta alla Drosophila Suzukii, l’insetto che ha già causato gravi danni in tutta Italia e soprattutto al ciliegio nel veronese, è tra le priorità di Coldiretti. In provincia di Verona i danni ammontano a diversi milioni di euro per gli agricoltori che, in assenza di fitofarmaci sul mercato adatti a combattere questo insetto, hanno visto perdere dal 25 al 30% del raccolto.

150 mila di quintali di ciliegie a rischio. Coldiretti sta valutando insieme ad aziende produttrici di prodotti fitosanitari possibili soluzioni di difesa integrata per combattere efficacemente l’insetto ed impedire che nella prossima campagna agraria si verifichino i medesimi danni registrati quest’anno. A questo proposito, si è tenuto nei giorni scorsi un incontro tecnico nella sede veronese in Viale del Lavoro 52 con Annalisa Saccardo dell’area ambiente e territorio della Coldiretti nazionale, Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona e numerosi agricoltori provenienti da tutta la provincia. Tra gli obiettivi dell’incontro vi è raccogliere le indicazioni e i suggerimenti degli imprenditori agricoli al fine di riportarli alle aziende produttrici. La preoccupazione è forte: a rischio ci sono 150.000 quintali di ciliegie di cui circa il 50% destinate all’export.

Gli studi in atto, la molecola Cyazpyr. “Per trovare una soluzione a questo terribile moscerino – ha detto Annalisa Saccardo – Coldiretti sta incontrando due multinazionali DuPont e Dow Agrosciences che hanno illustrato i loro studi per combattere la drosophila. La molecola studiata da DuPont è la cyazypyr, sperimentata negli Stati Uniti a partire dal 2011. La sostanza attiva ­agisce sui muscoli degli insetti, bloccandoli, e di conseguenza poi l’insetto muore. ­Dopo due giorni dal trattamento gli insetti possono essere ancora vivi ma la sostanza attiva li immobilizza. Da un punto di vista ambientale la sostanza attiva non è tossica per l’uomo, è trascurabile sulle piante, su mammiferi, pesci e uccelli, su alghe e piante acquatiche, e soprattutto non ha effetti sulle api. I risultati della sperimentazione mostrano che con 1,8 grammi si abbattono il 90% delle uova ma non è possibile eliminare il 100% della drosophila. Si arriva a eliminarne l’80%: queste percentuali consentano comunque di salvare gran parte del raccolto”. Ci sono già sperimentazioni in Italia, attraverso IASMA nel centro di saggio S. Michele all’Adige per i frutti di bosco e attraverso AGREA centro di saggio in provincia di Verona. Le sperimentazioni sul ciliegio sono iniziate nel 2013, partendo dal presupposto che se la molecola funziona sui frutti di bosco può essere efficace anche sul ciliegio. Coldiretti intende sostenere la richiesta di registrazione del cyazypyr. Nel 2011 DuPont ha presentato domanda di registrazione con il dossier a Bruxelles, nel 2014 chiederà di registrare i formulati e il prodotto sarà pronto per la campagna 2015.Per la prossima campagna agraria, Coldiretti chiederà a gennaio l’uso d’emergenza per 120 giorni al fine di coprire tutte le colture colpite da drosophila.

Gli studi in atto, la molecola Saccharopolyspora spinosa. “La molecola della Dow Agrosciences è spinetoram – ha continuato Saccardo – In Francia e Spagna dallo scorso anno sono autorizzati usi di emergenza per drosophila con spinetoram. Principio attivo è Saccharopolyspora spinosa ed è altamente compatibile con i programmi di difesa integrata. Il profilo tossicologico e ambientale sono favorevoli. ­Al momento tutti gli enti ufficiali stanno chiedendo di anticipare la registrazione in Italia e in particolare dallo scorso anno chiedono di presentare istanza per gli usi di emergenza sui piccoli frutti e le ciliege. Nonostante l’Italia sia il Paese più importante Dow Agrosciences non ha potuto sceglierlo come Stato Relatore zonale, beneficiando per primi dell’autorizzazione, per le difficoltà organizzative e di rappresentatività in ambito europeo del Ministero della Salute. Coldiretti sosterrà la richiesta di registrazione dello spinetoram e richiederà l’uso d’emergenza”.

Trappole alimentari, risultati poco soddisfacenti. “I nostri agricoltori – ha sottolineato Piccioni – hanno provveduto quest’anno a fare un monitoraggio delle colture e si sono attivati con trappole alimentari ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Queste azioni unite ai nuovi prodotti di cui Coldiretti sta seguendo la ricerca potranno realizzare una strategia di lotta integrata al moscerino. Ci auguriamo, anche, che l’anno prossimo il clima sia più favorevole e meno piovoso di quest’anno. L’umidità aumenta, infatti, il proliferarsi della drosophila”. “L’agricoltura italiana – ha aggiunto il direttore – si trova in una situazione difficile con l’uso sempre più restrittivo di prodotti. Quelli a basso impatto ambientale sono spesso inefficaci e necessitano di essere somministrati più volte. L’assurdo è poi che consumatori italiani anziché consumare prodotti italiani coltivati secondo regole molto severe, acquistano prodotti stranieri, coltivati con protocolli meno restrittivi dei nostri. L’auspicio è che le Amministrazioni pubbliche competenti in materia di fitofarmaci si rendano conto dell’emergenza che sta provocando tale insetto nella frutticoltura italiana e al momento in cui sarà chiesto di autorizzare delle molecole per combattere efficacemente la drosophila suzukii non siano posti inutili ostacoli alla commercializzazione di nuove sostanze attive. Basti pensare ai danni che la diffusione di tale insetto potrebbe provocare nel settore della frutta”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Allarme tra i ciliegeti del vicentino, attaccati dalla Drosophila suzuki

SuzukiiUn anno terribile per i ciliegeti delle colline vicentine di Marostica e dintorni: il primo raccolto è stato distrutto dal maltempo; le ultime ciliegie, le tardive, chiamate in zona “duroni”, sono state intaccate dalla terribile Drosophila suzuki (Matsumura, 1931), un micidiale insetto proveniente dal Sud Est asiatico, contro il quale per ora le armi sono piuttosto spuntate.

Trappole con esce, successo relativo. Parecchi cerasicoltori ne hanno sofferto la presenza, ed è scattato l’allarme. “Un disastro per le ciliegie che ne sono infestate, rileva Federico Corradin, cerasicoltore, responsabile della sede di Opo Veneto nel Mercato di Bassano del Grappa; per ora non esiste alcun prodotto efficace; contro la Drosophila si usano trappole con esche, ma con relativo successo. Le ciliegie, dove “il moscerino” depone le uova, marciscono”. Sulle colline di Marostica lo si è visto sul finire della stagione delle ciliegie; potrebbe essere arrivata dal Trentino. Attacca non solo le ciliegie, ma tutta la frutta a bacca rossa: un problema dunque che interessa diverse qualità di frutta e la stessa uva.

Stagione cerasicola, bilancio negativo. Alla Drosophila suzuki è stato dedicato buona parte di un incontro di cerasicoltori, promosso in collaborazione da OPO Veneto e dal Consorzio di tutela della ciliegia Igp di Marostica, presieduto da Giuseppe Zuech. Sono stati valutati le possibili azioni preventive con l’intervento del Servizio fitopatologico di Vicenza e della Regione Veneto. E’ in programma un incontro con l’assessore regionale Franco Manzato. Nella riunione, inoltre, è stato fatto il bilancio della stagione cerasicola, che si presenta decisamente negativo. Si stima che sia stato raccolto meno del 50 per cento del prodotto. “La Drosophila, purtroppo, ha rovinato un finale delle ciliegie di Marostica e delle colline vicentine che sembrava molto soddisfacente, tanto da far pensare a un parziale recupero di una stagione molto negativa: commenta Francesco Arrigoni, direttore di OPO Veneto”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Lotta biologica per salvare i marroni di Combai e Monfenera nonché i castagni della Pedemontana veneta

L'antagonista della vespa del castagno 2013-05-08 11.58.36Sarà un antagonista naturale della temibile vespa del castagno a salvare le pregiate coltivazioni della Pedemontana veneta, dove questo parassita ha fatto da qualche anno la sua comparsa, falcidiando tra l’altro le storiche produzioni di “Marroni di Combai e “Marroni di Monfenera” a Indicazione Geografica Protetta.

Lotta biologica. In termini scientifici, sarà “Torymus sinensis” contro “Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu”, imenottero contro imenottero: un esempio di lotta biologica in grande stile tra specie di insetti originarie dell’Asia, ma ormai diffuse in buona parte del pianeta, l’una parassitoide dell’altra, a proteggere una coltura preziosa e importante del Veneto, sia dal punto di vista ambientale sia sotto il profilo economico e commerciale.

I primi risultati si vedranno nell’autunno 2013. Nei giorni scorsi, al Centro Operativo Polifunzionale di Onè di Crespano del Grappa, in provincia di Treviso, alle falde dello storico massiccio montuoso, c’è stato l’ultimo di 22 lanci di parassitoidi effettuati nel periodo primaverile, ciascuno composto di 100 femmine 50 maschi. A loro sono affidati il compito e le speranze di ridurre il danno causato dalla vespa o cinipede del castagno, il Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu appunto, che negli ultimi sei hanno ha ridotto la produzione di marroni e castagni della Regione anche dell’80 per cento, con punte che per il Marrone di Monfenera IGP hanno significato un calo dagli 850 quintali delle “vecchie” stagioni ai 70 quintali del 2012. Gli insetti antagonisti sono incubati ed allevati in numerose sedi di sperimentazione, da Treviso a Belluno, Verona e Vicenza. “Nel territorio veneto – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – si contano circa 2.700 ettari coltivati a castagno, con oltre 300 produttori, che stanno accompagnando questa fase della ricerca sperando che già nell’autunno prossimo si possano vedere i primi effetti positivi”.

Il gruppo di lavoro contro la vespa del Castagno

Il gruppo di lavoro contro la vespa del Castagno

Contenere in sei anni almeno l’80 per cento dell’infestazione. La sperimentazione è stata avviata quasi tre anni fa, grazie alla collaborazione tra Regione Veneto, Servizi Forestali e Università di Padova, con l’obiettivo di contenere l’impatto della vespa del castagno sulle coltivazioni. Analoghe iniziative sono state portate avanti con successo in Giappone e anche in altre regioni italiane raggiunte per prima dal parassita. L’obiettivo è di intervenire in modo sostenibile e stabile, contenendo di almeno l’80 per cento in sei anni l’infestazione, grazie alla presenza nell’ambiente dove crescono i castagni di un antagonista che riduce naturalmente il cinipede e i conseguenti danni. I risultati finora ottenuti fanno ben sperare e in taluni casi sono stati ottimi.

(Fonte: Regione Veneto)

OPO Veneto si consolida e getta le basi per una sensibile crescita

VENETO_2013Per OPO Veneto il 2012 è stato un anno di ulteriore consolidamento. L’organizzazione di produttori ortofrutticoli di Zero Branco (Treviso) ha registrato un aumento delle vendite, nonostante il terribile momento economico, che inevitabilmente si è riflettuto anche sui consumi del settore. C’è stato un più 4 per cento rispetto al 2011, un risultato rilevante in un quadro assai critico in cui molte imprese hanno evidenziato cali generalizzati negli ordinativi, nelle vendite e nei fatturati.

Prevista una crescita nel 2013. Dati, situazione, programmi sono stati discussi dal Consiglio di amministrazione che ha approvato il bilancio da sottoporre all’assemblea dei soci. “Abbiamo fatto un buon lavoro, dichiara il presidente di OPO Veneto Francesco Daminato, ma soprattutto ci siamo dati un programma di sviluppo molto impegnativo. Abbiamo creato le basi per un rafforzamento delle strutture e dei servizi, che consentiranno di aumentare, completare e qualificare ulteriormente l’offerta di prodotti”. Un bilancio dunque positivo, ma soprattutto sviluppi che fanno intravvedere un considerevole aumento dell’attività nel corso del 2013. Sul finire dello scorso anno OPO Veneto ha incorporato la cooperativa associata ex Cos di Chioggia (Cooperativa ortolani Sottomarina), una operazione che consente una presenza molto forte in un territorio di orti molto importante, che ha nel radicchio di Chioggia Igp un prodotto strategico e di notevole valore per quantità e per qualità. “E’ interesse di OPO Veneto, sottolinea il presidente Francesco Daminato, sviluppare l’attività e la presenza della cooperativa nelle aree di produzione dei prodotti ortofrutticoli a denominazione con particolare riferimento ai magnifici cinque radicchi IGP.”

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Nasce “prodotti veneti in tavola”, sito web a tutela dei consumatori

Prodotti veneti in tavolaE’ nata la rubrica web “prodotti veneti in tavola”, realizzata da Regione Veneto in collaborazione con le associazioni dei consumatori operanti nel territorio regionale e Veneto Agricoltura. Alla pagina in questione si accede tramite il seguente link.

Conoscere meglio i prodotti di stagione del territorio. “Abbiamo voluto creare questa rubrica – ha spiegato l’assessore all’agricoltura e alla tutela del consumatore del veneto, Franco Manzato – non tanto e non solo per promuovere le produzioni di stagione delle nostre terre, ma come operazione culturale ed economica ad un tempo. La gente, i consumatori, spesso ignorano i prodotti tipici e quasi nessuno conosce più i tempi e i ritmi delle stagioni, quando i vari tipi di frutta e verdura sono naturalmente maturi, abbondanti e più buoni e spesso meno cari. La pubblicità e la maggior parte delle società agroalimentari multinazionali non aiutano e anzi tendono a proporre alimenti e prodotti senza tempo, di origine non nota, che hanno viaggiato settimane per raggiungere i nostri mercati, coltivati con regole e rispetto che non sono i nostri. Noi vogliamo far sapere cosa ci è vicino e quando”.

A servizio dei consumatori. La rubrica, all’interno non a caso del sito www.venetoconsumatori.it viene aggiornata mensilmente con tutti i prodotti di stagione, sia quelli freschissimi, sia quelli raccolti in precedenza ma utilizzabili al meglio e disponibili in commercio. Vengono anche segnalati i prodotti tradizionali del Veneto, illustrati da una scheda che individua le peculiarità, la zona di provenienza e fornisce informazioni sulla storia e le tradizioni del prodotto, il processo di produzione e il periodo di disponibilità nel corso dell’anno. Naturalmente, dalla pagina si può accedere alle altre rubriche del portale a servizio dei consumatori: risparmio, casa, assicurazioni, famiglia, lavoro, consulenze e così via. “Resto convinto che i consumatori vogliono garanzie su ciò che acquistano e che portano in tavola – ha concluso Manzato – cercano il risparmio ma non il rischio, anzi il contrario. ‘Prodotti veneti in tavola’ vuole essere uno strumento, una guida utile a disposizione, che suggerisce a tutti cosa cercare e cosa chiedere al venditore. E’ anche il biglietto da visita dell’agricoltura regionale di qualità, un connubio tra le tradizioni, la storia e le peculiarità che caratterizzano la nostra regione”.

(Fonte: Regione Veneto)

Terlanzo (Bz), al convegno sui piccoli frutti, si è parlato di protezione antigelo e Drosofila suzukii

frutta-di-boscoNel convegno sui piccoli frutti e le drupacee svoltosi lo scorso 22 febbraio 2013 a Terlano (Bz), gli esperti del Centro di Sperimentazione Laimburg hanno riferito i risultati delle attuali ricerche sulla Drosofila suzukii e sulle novità in fatto di difesa delle piante dal gelo.

Metodi di protezione. “Nella coltivazione di drupacee e piccoli frutti bisogna considerare che nel giro di ogni quattro a cinque anni le colture soffrono danni causati dal gelo”,  ha affermato Max Zago, esperto del Centro di Sperimentazione Laimburg. Uno dei motivi della sensibilità al gelo è la fioritura precoce delle drupacee che avviene in media da metà marzo ai primi di aprile. In tre successive relazioni sono stati presentati molteplici metodi di protezione antigelo e la loro efficacia. Oltre alle esperienze con l’irrigazione antibrina e metodi di riscaldamento sono stati riferiti i risultati di ricerche sulla resistenza alle basse temperature da parte di varietà e di portainnesti di ciliegio. La resistenza al gelo, infatti, dipende dalla varietà scelta e dallo stato nutrizionale delle piante.

Drosofila suzukii. L’insetto che colpisce soprattutto i piccoli frutti e le drupacee non ha causato gravi danni nella stagione 2012. Difatti, la crescita della popolazione dei parassiti è iniziata due settimane più tardi rispetto al 2011 e non ha raggiunto il livello dell’anno precedente. Questo il risultato delle rivelazioni di 45 trappole sparse per tutto il territorio della provincia; oltre a ciò ci sono stati rilevazioni sull’infestazione dei frutti. I danni non sono stati gravi; tra le colture più colpite, figurano i lamponi. La ricerca attuale si concentra sull’influsso delle condizioni climatiche e della presenza di cibo per i parassiti nei boschi sulla crescita della popolazione della Drosofila. I ricercatori stanno, inoltre, elaborando un modello per poter valutare il rischio d’infestazione.

Utilizzo prodotti fitosanitari. La direttiva 2009/128 dell’Unione Europea mira a ridurre i rischi legati all’utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. Gli stati membri dovranno pertanto definire dei piani d’azione nazionali per raggiungere tale meta. Ci saranno inoltre cambiamenti per gli utenti di prodotti fitosanitari: l’aquisizione del patentino fitosanitario sarà legato ad una formazione apposita con rispettivo esame. Saranno inoltre vincolanti dei corsi di formazione per il rinnovo del patentino. I patentini già emessi resteranno validi fino alla scadenza stabilita e saranno poi integrati nel nuovo sistema.

(Fonte: Provincia di Bolzano)