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Imu agricola, il pagamento slitta al 10 febbraio. Esentati oltre tremila comuni montani.

Imu1Il Consiglio dei Ministri ha stabilito con decreto legge la revisione dei criteri per l’Imu sui terreni agricoli relativi al 2014, con l’applicazione dei criteri di montanità elaborati dall’ISTAT.

Comuni montani esentatitutelati coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Saranno esenti, quindi, tutti i comuni montani e, nei comuni parzialmente montani, vengono esentati tutti i terreni di proprietà o in affitto a imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti. Con i nuovi criteri 3456 comuni saranno totalmente esenti e 655 parzialmente esenti. Il termine di pagamento per chi non rientra nei parametri di esenzione è posticipato al 10 febbraio. “Abbiamo lavorato per una soluzione definitiva e strutturale della vicenda IMU sui terreni montani – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina. Con il decreto di oggi abbiamo risolto i problemi amministrativi sopravvenuti e tutelato ancora di più coloro che vivono di agricoltura nei territori rurali”.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

ICI non dovuta sui fabbricati rurali, entro il 30 settembre 2011 le domande di esenzione

Corsa contro il tempo per evitare di dover pagare l’Ici non dovuta sui fabbricati rurali, l’ennesimo balzello a danno delle imprese agricole. A ricordarlo è Coldiretti Veneto, poche ore dopo l’approvazione del decreto che conferma la scadenza del 30 settembre prossimo del termine previsto dalla Finanziaria per vedersi riconosciuta la giusta attribuzione per gli immobili per i quali sussistono i requisiti di ruralità. Solo in Veneto i casi sono migliaia e interessano gran parte degli imprenditori agricoli.

La richiesta va presentata all’Agenzia del Territorio e riguarda la variazione della categoria catastale A/6 per gli immobili rurali ad uso abitativo e D/10 per gli immobili rurali strumentali. Nella domanda l’interessato deve includere un’autocertificazione nella quale dichiara che l’immobile possiede i requisiti di ruralità, in via continuativa a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda. Ciò dovrebbe consentire di chiudere una volta per tutte l’annoso problema dei contenziosi con i Comuni, che aveva visto la Coldiretti impegnata in tutte le sedi per evitare il rischio che gli agricoltori dovessero di fatto pagare due volte.

Negli uffici Coldiretti un aiuto per l’esenzione. L’assoggettamento all’Ici dei fabbricati rurali avrebbe, infatti, comportato una vera e propria duplicazione di imposta, ricorda Coldiretti Veneto, poiché la capacità contributiva espressa dai fabbricati medesimi è compresa nel reddito dominicale dei terreni ai quali risultano asserviti e, in quanto tale, è già assoggettata al tributo comunale. Una battaglia che alla fine ha visto accolte le richieste degli agricoltori. In questi mesi Coldiretti ha presidiato l’iter legislativo in ogni suo passaggio ed è perciò in grado di accompagnare ed assistere le aziende sotto ogni aspetto. Tutti gli interessati sono invitati a rivolgersi con la massima urgenza agli uffici della Coldiretti sul proprio territorio per le informazioni necessarie ed ottenere così l’esenzione al pagamento.

Approvato il ddl sull’etichettatura degli alimenti

E’ stato approvato ieri, martedì 18 gennaio 2011, il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi. Il provvedimento pone una premessa fondamentale per la tutela dei consumatori e degli stessi produttori onesti che puntano alla qualità. Un elemento questo di cui il made in Italy si è fatto da sempre portabandiera.

La norma è per così dire in controtendenza rispetto all’orientamento europeo, laddove la commissione Ue ha mostrato sempre contrarietà a norme che ritiene possano frenare la libera circolazione delle merci, animata da varie anime e soggetta a pressioni di paesi non propriamente agricoli e comunque meno attenti alla salubrità degli alimenti. Tuttavia potrebbe allentare le resistenze, in questo momento così particolare alla nuova legge italiana, a fronte dell’allarme in corso per la diossina in Germania nelle uova e nella carne di maiale.

Contenuto legge etichettatura. Cuore del provvedimento è l’articolo 4, che rende obbligatorio riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari. Grazie alla nuova disciplina introdotta, infatti, sarà possibile fornire informazioni chiare e precise ai consumatori sulla provenienza degli alimenti che si comprano e mangiano quotidianamente. I consumatori italiani potranno così essere sicuri di acquistare prodotti Made in Italy, senza possibilità di confusione dovuta ad etichette ingannevoli, contribuendo così anche a valorizzare le produzioni tradizionali di cui è ricco il nostro Paese. Ad integrazione dell’obbligo di etichettatura, inoltre, l’articolo 5 prevede che l’omissione delle informazioni relative al luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari costituisca pratica commerciale ingannevole ai sensi del codice del consumo.

Altro punto cardine del provvedimento è la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e la definizione di nuove sanzioni per garantire il loro rispetto. Oltre alle disposizioni sull’etichettatura sopra ricordate, infatti, all’articolo 2 il ddl contiene sanzioni relative alla violazione delle norme che limitano l’utilizzo di latte in polvere, raddoppiando tali sanzioni qualora la violazione riguardi prodotti DOP, IGP o riconosciuti come specialità tradizionali garantite (STG). Rilevanti anche le nuove sanzioni in materia di sementi e di oli (articolo 3), la normativa relativa alla rilevazione della produzione giornaliera di latte di bufala (articolo 7) e l’istituzione del “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata” dei prodotti agroalimentari (articolo 2, commi 3-9), volto a garantire una qualità superiore del prodotto agroalimentare finale, contraddistinto da un basso uso di sostanze chimiche, controllato da organismi terzi accreditati e identificato con uno specifico logo, al quale i produttori potranno aderire su base volontaria. L’adesione al Sistema è quindi aperta a tutti gli operatori che si impegnino ad applicare la disciplina di produzione integrata e si sottopongano ai relativi controlli. Il provvedimento, infine, contiene importanti norme per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare, tra cui l’estensione all’intero territorio nazionale delle disposizioni che promuovono la stipula di contratti di filiera e di distretto (articolo 1), la cui operatività è attualmente limitata alle aree sottoutilizzate.

L’eurodeputato Scottà all’assemblea plenaria di Strasburgo. «Solo un’agricoltura trasparente può garantire il diritto alla sicurezza alimentare a tutti i cittadini e contrastare emergenze sanitarie, come quella della diossina scoppiata in Germania. Se vogliamo evitare altri casi simili, dobbiamo puntare sulla qualità, quindi sulla tracciabilità di ogni genere di prodotto alimentare». Questo il commento dell’onorevole della Lega Nord, Giancarlo Scottà, membro in Commissione Agricoltura, dopo il voto favorevole, espresso dall’Aula di Strasburgo, sulla relazione di Dacian Octavia Sârbu, “Agricoltura come settore strategico per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare“. «Ieri la Camera – ha proseguito Scottà – ha dato il via libera al decreto legge sull’etichettatura alimentare obbligatoria che prevede la piena tracciabilità dei cibi, dal luogo di produzione iniziale al consumo finale, seguendo così la linea del Parlamento europeo, alla quale ho contribuito attraverso il mio rapporto sulla “qualità dei prodotti agricoli” approvato dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea legislativa continentale». «La freschezza e l’origine del prodotto non sono solo indice di benessere, ma rappresentano anche i valori più autentici delle nostre terre. È proprio da un patrimonio enogastronomico di qualità che dipende lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile».

(fonte AdnKronos e Ministero Politiche Agricole/segreteria on. Scottà)

Oltre 3milioni di sostanze chimiche pericolose registrate

Più di tre milioni di notifiche sulla classificazione delle sostanze chimiche pericolose sono pervenute all’Agenzia europea per le sostanze chimiche di Helsinki (l’ECHA) entro le scadenze previste dal nuovo regolamento europeo del settore, noto come REACH. Tutte le imprese che fabbricano o importano sostanze chimiche sono state sollecitate a classificarle entro il 1° dicembre 2010 e a notificarle all’ECHA entro il 3 gennaio 2011. La classificazione è essenziale per stabilire se una sostanze chimica sia pericolosa per la salute e per l’ambiente e determinerà le informazioni da apportare sulle etichette delle sostanze chimiche che i lavoratori e i consumatori utilizzano.

Le nuove regole sono stabilite nel regolamento UE sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze chimiche che allinea il sistema di classificazione UE al Sistema mondiale armonizzato delle Nazioni Unite, per assicurare che gli stessi rischi siano descritti ed etichettati allo stesso modo in tutto il mondo. Questi dati consentiranno all’ECHA di predisporre il primo inventario europeo delle sostanze pericolose e delle classificazioni armonizzate. Ben 3.114.835 notifiche sono state presentate. Le sostanze e le miscele devono essere classificate secondo classi e categorie specifiche di rischio e etichettate con opportuni pittogrammi di pericolo, avvertenze, indicazione di pericolo e consigli di prudenza. Ciò è importante per assicurare che le informazioni siano trasmesse adeguatamente a tutti gli utilizzatori delle sostanze e che siano garantiti livelli equivalenti di protezione. I fabbricanti e gli importatori che immettono sostanze pericolose sul mercato per la prima volta successivamente alla scadenza devono notificare la classificazione all’ECHA entro un mese.

Il principale obiettivo del regolamento CEI è la protezione della salute umana e dell’ambiente, ma si vuole anche agevolare il funzionamento del mercato unico dell’UE armonizzando la classificazione delle sostanze chimiche e delle loro miscele. L’industria avrà la responsabilità di concordare la classificazione di tutte le sostanze. Tuttavia, per rischi particolarmente gravi – come nel caso di sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione – le autorità nazionali e l’ECHA riesamineranno tutte le informazioni disponibili e proporranno classificazioni armonizzate che la Commissione renderà obbligatorie.

Cancellata la legge sui cibi adulterati: notizia vera o errata interpretazione?

Da qualche giorno circola la notizia della cancellazione della legge 283 del 1962 considerata la principale norma contro le frodi alimentari in Italia.

Per farsi un’idea a questo riguardo, ecco l’informazione data dall’agenzia Asca il 15 gennaio scorso: ”La furia cieca del ministro Calderoli ha colpito ancora, e questa volta rischia di mandare gli italiani al pronto soccorso. Tra le leggi tagliate e’ finita incredibilmente la 283 del 1962, la norma sulla tutela degli alimenti che ha permesso nel corso degli anni di scoprire e punire veri e propri attentati alla salute pubblica, dalle cozze infettate dal vibrione del colera alle mozzarelle blu, passando per il vino adulterato chimicamente e le farine alimentari col prione. Questa cancellazione scellerata non sappiamo se sia frutto di distrazione,incompetenza o atto volontario, resta il fatto che il governo deve subito correre ai ripari”. Lo dichiara il senatore del Pd Francesco Ferrante, che aggiunge: ”Il Procuratore di Torino Guariniello, che tante volte ha applicato la legge 283, ha segnalato al ministro Fazio come attualmente ci sia una pericolosa zona franca, una deregulation del settore alimentare che non permette di procedere a sequestri preventivi e che consente che nel nostro Paese arrivino prodotti contraffatti dall’estero, con buona pace della tutela della salute e del Made in Italy.Per riparare al guaio del Ministro Calderoli, che ha gia’ mandato al rogo leggi utili e funzionali – conclude Ferrante – presenteremo un emendamento al decreto milleproroghe per ristabilire la legge sulla tutela degli alimenti e salvaguardare la salute a tavola degli italiani”.

La questione però non è così chiara come appare. Nel cercare informazioni per i lettori del nostro sito, ci siamo imbattuti in due posizioni: importanti quotidiani nazionali riportano infatti la notizia lanciando l’allarme, come fanno il Corriere della Sera e La Repubblica, altri evidenziano “una svista d’interpretazione” come fa Il Sole 24 Ore, che rimanda allo scritto più esaustivo di Dario Dongo sul sito Ilfattoalimentare.it. Poiché il confronto e il dibattito sono gli strumenti migliori di conoscenza, abbiamo preferito riportare le diverse opinioni attraverso i link ai relativi articoli, certi che presto gli addetti ai lavori (il Ministro Calderoli e giudici) chiariranno la questione, molto importante per la salute degli italiani.

(fonte Asca.it, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il fatto alimentare)

Vino: quattro Decreti ne semplificano il settore

”Una buona notizia per tutti gli operatori nel settore del vino: dopo vent’anni, sono stati firmati quattro decreti che modernizzano il comparto, fissando nuove regole per il riconoscimento della qualita’, della tutela e dell’accesso per le produzioni vitivinicole. Un traguardo importantissimo, per un settore in cui l’Italia e’ leader nel mondo intero”. Cosi’ il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha commentato i quattro decreti ministeriali da lui firmati riguardanti il settore del vino.

Decreto tutela DO e IG vini. In particolare, il decreto ministeriale recante disposizioni applicative del decreto legislativo 8 aprile 2010 n.61, relativo alla tutela delle DO e IG dei vini, per quanto concerne la disciplina dello schedario viticolo e della rivendicazione annuale delle produzioni, ha come obiettivo la semplificazione amministrativa degli strumenti e degli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli, degli enti e degli organismi preposti alla gestione del sistema di rivendicazione e dei controlli delle Do e Ig. Inoltre, il decreto applicativo disciplina il diritto di produttori, organismi ed enti che hanno diritto al cosiddetto ”sportello unico”, il SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale): si prevede la sostituzione degli strumenti attualmente gestiti dalle Regioni con un unico strumento, lo ”Schedario viticolo”, che restera’ alle Regioni e che rendera’ disponibili tutti i dati agli enti preposti alla gestione delle rispettive Do e Ig; prevede la presentazione di un’unica dichiarazione di produzione annuale direttamente in ambito Sian; viene disciplinata la gestione del potenziale agricolo non solo per i vini Do e Ig, ma per tutte le categorie di prodotti vitivinicoli.

Consorzi di Tutela, esame domande protezione Dop e Igp, concorsi enologici. Il decreto ministeriale concernente disposizioni generali in materia di costituzione e riconoscimento dei consorzi di tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, recepisce le innovazioni introdotte dalla riforma del settore avviata in ambito comunitario. Il decreto ministeriale recante la procedura a livello nazionale per l’esame delle domande di protezione delle Dop e Igp dei vini e di modifica dei disciplinari, ai sensi de Regolamento (CE) n.1234/2007 e del decreto legislativo n. 61/2010, apporta alcune modifiche ed integrazioni al decreto del 6 agosto 2009 per adeguarlo, dal punto di vista formale, ai nuovi riferimenti normativi comunitari e nazionali e, dal punto di vista sostanziale, ad alcuni nuovi requisiti riguardanti la rappresentativita’ del livello produttivo delle Dop e Igp, che deve essere espresso dal soggetto richiedente. Il decreto, recante la disciplina dei concorsi enologici, ridefinisce la disciplina in materia di concorsi enologici, ai quali possono partecipare solamente le partite dei vini Docg, Doc, Igt, nonche’ dei vini spumanti di qualita’.

(fonte Asca.it)

La denominazione “cioccolato puro” contro il diritto UE

La Corte di giustizia europea vieta all’Italia di denominare “puro” il cioccolato”. Secondo la Corte, la denominazione, che distingue il cioccolato tra puro e non, viola la direttiva europea, per la quale il consumatore debba essere informato dall’etichettatura solo sulla presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi.

Le norme europee sull’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato armonizza le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao». Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao, è possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purché sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore.

La legge italiana prevede che la dicitura «cioccolato puro» sia aggiunta o integrata nelle denominazioni di vendita o sia indicata in altra parte dell’etichettatura dei prodotti che non contengono grassi vegetali sostitutivi e, in caso di violazione, applica ammende da 3000 a 8000 euro. L’obiettivo delle norme UE è quello di garantire la coerenza delle regole nel mercato interno, attraverso un’armonizzazione completa delle denominazioni di vendita dei prodotti di cacao e di cioccolato. La disciplina europea non prevede né la denominazione di vendita «cioccolato puro» né l’introduzione di un’altra denominazione da parte del legislatore nazionale. Quindi, secondo la Corte la norma italiana è in contrasto con il sistema UE delle denominazioni di vendita. Il sistema di duplice denominazione italiano non rispetta neppure il diritto dei consumatori a disporre di un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva che non lo induca in errore. La Corte, infatti, ha già dichiarato che l’aggiunta di grassi sostitutivi a prodotti di cacao e di cioccolato che rispettano i contenuti minimi previsti dalla normativa non modifica la loro natura al punto di trasformarli in prodotti diversi. Di conseguenza, una distinzione delle loro denominazioni di vendita non è giustificata.

(fonte Asterisco Informazioni)