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Prezzi pomodoro, pesche e nettarine, nell’Unione Europea situazione migliore delle previsioni

SALUTE: COLDIRETTI, ARRIVA SUPERPOMODORO ANTI-ETA'Nell’Unione Europea i prezzi medi dei pomodori nel mese di luglio sono risultati superiori del 25% rispetto al prezzo medio registrato nello stesso mese negli anni 2013, 2104 e 2015. Lo rivelano gli ultimi dati pubblicati da Eurostat nell’ultimo cruscotto relativo il mercato del pomodoro.

I prezzi registrati in Italia, Spagna e Francia – tre dei quattro principali Paesi produttori dell’UE – sono aumentati dal 24% al 43%. Un dato decisamente migliore di quanto ci si aspettava all’inizio dell’estate, quando la combinazione data dall’aumento della produzione e dalla mancanza di sbocchi all’esportazione suggeriva un livello di prezzi molto basso. La situazione nei Paesi Bassi, l’altro grande produttore europeo, rimane invece più difficile, con prezzi che risultano oltre il 20% al di sotto del dato medio del mese di luglio (anche se gli ultimissimi dati mostrano una piccola ripresa).

Pesche e nettarine. Gli ultimi dati elaborati dalla DG Agricoltura della Commissione europea mostrano che i prezzi di mercato delle pesche e nettarine in alcuni Paesi dell’UE sono mediamente più alti del 10% rispetto allo stesso periodo degli ultimi anni, in particolare in Spagna, Francia e Italia. Per la Grecia, invece, i prezzi rimangono inferiori del 7%. La produzione stimata del 2016 dovrebbe risultare dell’8% inferiore rispetto al 2015. La stagione è iniziata con prezzi che, rispetto agli anni precedenti, tendevano verso il basso, tanto che si sono resi necessari alcuni ritiri dal mercato al fine di assorbire un eccesso di offerta a breve termine.

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct di Veneto Agricoltura

Mangimi, approvato il codice di buone pratiche per l’etichettatura e modifiche al quantitativo di rame ammesso

MangimiLa Commissione Europea ha approvato il codice di buone pratiche in materia di etichettatura dei mangimi composti per gli animali destinati alla produzione alimentare.

Etichettatura. Sviluppato congiuntamente dall’Organizzazione agricola Copa-Cogeca e dalla Federazione europea dei fabbricanti di mangimi composti (FEFAC), il codice intende chiarire le norme stabilite dal regolamento europeo sull’etichettatura dei mangimi, fornire suggerimenti pratici ai produttori di mangimi composti su come realizzare un’etichetta e mettere a disposizioni degli agricoltori utili informazioni affinché possano compiere scelte informate sull’uso corretto dei prodotti. Il testo punta, inoltre, ad armonizzare le pratiche in tutti gli Stati Membri per semplificare le attività di agricoltori, cooperative agricole e mangimifici. L’approvazione formale della Commissione europea ha ottenuto anche il sostegno degli Stati Membri nel Comitato permanente per i vegetali, gli animali, gli alimenti e i mangimi (SCoPAFF).

Livelli di rame nei mangimi. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha proposto, invece, una serie di modifiche ai livelli massimi di rame ammessi nei mangimi destinati  a suinetti, bovini e vacche da latt, mentre ha proposto  un aumento nei mangimi per capre. I livelli proposti dall’EFSA ridurrebbero la quantità di rame rilasciata nell’ambiente, il che potrebbe avere un ruolo favorevole nel ridurre la resistenza agli antimicrobici. Nello specifico, gli esperti dell’Agenzia europea raccomandano che il contenuto di rame nei mangimi completi per suinetti non superi i 25 mg per kg (una diminuzione rispetto ai precedenti 170 mg/kg). Il tenore massimo di rame in un mangime completo per vacche da latte e bovini dovrebbe invece essere ridotto da 35 mg/kg di mangime a 30 mg/kg. Per quanto riguarda la maggior parte dei restanti gruppi di animali, i livelli massimi attualmente autorizzati restano invariati, tranne per le capre, per le quali l’EFSA raccomanda un incremento. La riduzione del rame nei mangimi potrebbe dunque contribuire a ridurre la resistenza agli antimicrobici nei suini e nell’ambiente (nei suinetti il rilascio di rame nell’ambiente tramite deiezioni è stato calcolato del 20%). Ciò perché la resistenza agli antimicrobici potrebbe essere connessa alla vicinanza genetica tra alcuni geni di resistenza agli antibiotici e alcuni geni di resistenza al rame.

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct di Veneto Agricoltura

Dermatite nodulare dei bovini, varcata la soglia orientale dell’Unione Europea

LSD_infezione in corso

foto da internet

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) mette in guardia gli Stati Membri contro i possibili rischi derivanti dalla diffusione della lumpy skin disease (LSD), o dermatite nodulare, malattia virale che colpisce anche i bovini.

Presente in Grecia, Bulgaria e paesi Balcanici. Con la pubblicazione di una dichiarazione scientifica, l’EFSA ha rimarcato che la vaccinazione dei bovini rappresenta l’opzione più efficace per controllare la diffusione della LSD. Lo studio è stato richiesto dalla Commissione europea a seguito della rapida diffusione della malattia in Grecia, Bulgaria e in altri Paesi balcanici. La LSD è una malattia che viene trasmessa da insetti ematofagi, come ad esempio alcune specie di mosche, zanzare e zecche. Nella nota, gli esperti dell’EFSA ricordano che quando la vaccinazione è completamente applicata, l’abbattimento parziale di animali colpiti risulta efficace per sradicare la malattia. In particolare, la vaccinazione è più efficace se applicata prima che il virus entri in una Regione o in un Paese. Gli esperti raccomandano che la vaccinazione venga applicata in modo uniforme in tutte le aree. La LSD è attualmente presente in molti Paesi africani; dal 2012 si é diffusa dal Medio Oriente verso l’Europa sud-orientale. Il rischio di una sua ulteriore diffusione è elevato.

Fonte: Europe Direct Veneto

TTIP nel limbo, in dirittura d’arrivo però il CETA, l’accordo di libero scambio Unione Europea-Canada

CETAMentre il TTIP sembra essersi arenato sul no francese ed i tempi stretti dettati dalla fine dell’amministrazione Obama, la Commissione Europea ha formalmente presentato al Consiglio dell’Unione Eropea una proposta riguardante la firma e la conclusione dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada, noto come accordo economico e commerciale globale o CETA.

Firma ad ottobre? Per accelerare la procedura di firma e l’applicazione provvisoria, la Commissione ha proposto il CETA come accordo “misto”. Ciò non pregiudica la sua interpretazione giuridica, quale espressa in una causa attualmente all’esame della Corte di Giustizia europea concernente l’accordo commerciale concluso tra l’Unione Europea e Singapore. Così facendo, la Commissione apporta il proprio contributo affinché l’accordo sia firmato durante il prossimo vertice UE-Canada, in ottobre. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato al riguardo che “l’accordo tra l’UE e il Canada è il nostro accordo commerciale migliore e maggiormente proiettato al futuro. Il CETA offre nuove opportunità alle imprese europee, promuovendo nel contempo i nostri standard elevati a beneficio dei cittadini”.

L’accordo.  Quello raggiunto con il Canada, viene presentato dalla Commissione Europea come un accordo commerciale in grado di generare crescita economica e nuovi posti di lavoro, e allo stesso tempo capace di difendere le rigorose norme europee in settori quali la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, la tutela dell’ambiente e i diritti dei lavoratori. Dopo aver ricevuto il via libera del Consiglio e l’approvazione del Parlamento europeo sarà possibile applicare l’accordo in via provvisoria. Il CETA eliminerà tutti i dazi doganali permettendo alle imprese dell’Unione Europea di risparmiare centinaia di milioni di euro all’anno, il che andrà anche direttamente a vantaggio dei consumatori poiché i prezzi diminuiranno e aumenterà la scelta di prodotti importati dal Canada. Il CETA dovrebbe incrementare lo scambio di servizi, creare nuovi sbocchi sul mercato e fornire un migliore accesso ai prestatori europei di servizi, che siano servizi marittimi, di telecomunicazione, d’ingegneria, ambientali o contabili. I prestatori di servizi potranno viaggiare più facilmente tra l’UE e il Canada mantenendo così migliori contatti con i loro clienti. Il riconoscimento delle qualifiche professionali nell’ambito delle professioni regolamentate (per esempio quelle di architetto, commercialista e ingegnere) sarà facilitato, aprendo nuove opportunità ai professionisti di questi settori. Le imprese dell’UE potranno partecipare ad appalti pubblici in Canada a tutti i livelli amministrativi (federale, provinciale e locale) in settori quali l’informatica, i trasporti su strada e su rotaia. Oltre a ridurre i dazi doganali, il CETA permetterà alle imprese dell’UE, in particolare a quelle di minori dimensioni, di ridurre i costi. Ciò sarà possibile grazie al reciproco riconoscimento dei cosiddetti “certificati di valutazione della conformità” per un’ampia gamma di prodotti. Il Canada si è inoltre impegnato a seguire l’approccio dell’UE e a pubblicare tutti i bandi di gara di appalti pubblici in un unico sito web. Sarà perciò molto più facile per le imprese dell’UE interessate accedere alle informazioni in merito.

Protezione dei prodotti (oltre 140 IGP). L’accordo prevede di non compromettere per motivi di interesse commerciale gli elevati standard dell’UE e a lavorare insieme per incoraggiare altri Paesi in tutto il mondo, in particolare quelli in via di sviluppo, a elevare i propri standard. Oltre 140 Indicazioni Geografiche di prodotti alimentari e di bevande potranno beneficiare di un elevato livello di protezione sul mercato canadese. Il CETA garantirà che solo i prodotti genuini possano essere venduti in Canada con tali denominazioni. L’accordo introduce un nuovo sistema giudiziario per la protezione degli investimenti e migliora le norme in questo campo. Questo garantisce il diritto dei Governi dell’UE di legiferare nell’interesse dei loro cittadini, pur incoraggiando gli investitori stranieri mediante la tutela dei loro investimenti. Il nuovo sistema rende la risoluzione delle controversie in materia di investimenti più equa e trasparente. In quanto tale, esso costituisce un importante passo avanti verso l’obiettivo ultimo dell’UE di dar vita ad un tribunale degli investimenti di livello mondiale.

Fonte: Europe Direct Veneto

Certificazione dei biocarburanti: la Corte dei Conti Europea denuncia carenze nel riconoscimento e nella supervisione del sistema di controllo

biomasseCarenze nel sistema di certificazione sostenibile dei biocarburanti potrebbero minare la base degli obiettivi 2020 dell’UE per le energie rinnovabili nel settore dei trasporti: a denunciarlo è una recente relazione della Corte dei Conti Europea (ECA), (relazione speciale n 18/2016: “Il sistema UE per la certificazione dei biocarburanti sostenibili), effettuata nei quattro Stati membri che producono e/o consumano il maggior volume di biocarburanti: Germania, Francia, Polonia e Regno Unito.

Biocarburanti Ue certificati attraverso sistemi volontari. Secondo la Direttiva sulle Energie Rinnovabili, gli Stati membri UE possono utilizzare solo biocarburanti sostenibili certificati per raggiungere l’obiettivo 2020 del 10 per cento di approvigionamento da fonti rinnovabili per l’energia impiegata nei trasporti. La maggior parte dei biocarburanti immessi nel mercato UE sono certificati attraverso sistemi di controllo volontari riconosciuti dalla Commissione Europea. Ma i revisori hanno verificato che questi  soffrono di carenze nella procedura di riconoscimento e supervisione da parte della Commissione. “Gli obiettivi 2020 per l’energia sostenibile nei trasporti sono importanti sia per l’ambiente dell’Unione Europea che per gli utenti. Ma la tracciabilità della realizzazione degli obiettivi deve basarsi su dati audio e un sistema di certificazione affidabile. Questo era l’obiettivo del nostro controllo“, ha dichiarato Bettina Jakobsen, membro della Corte dei Conti Europea, responsabile della relazione.

Le carenze/1. I revisori hanno verificato che la Commissione non richiede controlli sul fatto che la produzione di biocarburanti sia fatta senza rischi socio-economici, come il conflitto sulla proprietà del suolo, il lavoro forzato o minorile, precarie condizioni di lavoro per gli agricoltori e pericoli per la salute e la sicurezza. Inoltre, le valutazioni non rilevano l’impatto indiretto sulla sostenibilità dei biocarburanti provocato dal cambio d’uso del suolo (nel caso in cui più terreno venga coltivato per il cibo in modo da compensare quello usato per la produzione di biocarburanti). La Commissione, inoltre, riconosce sistemi di controllo che non danno garanzia sulla provenienza dei biocarburanti da rifiuti o materie prime che non soddisfano i requisiti ambientali.

Le carenze/2. Alcuni sistemi di controllo sono apparsi ai revisori insufficientemente trasparenti o “governati” da un ristretto numero di membri, aumentando così il rischio di conflitti di interesse ed impedendo una comunicazione efficace con gli altri portatori d’interesse. Inoltre, la Commissione non supervisiona le operazioni dei sistemi di controllo volontari, quindi non può essere sicura che siano state applicate realmente le norme di certificazione come non è in grado di rilevare eventuali infrazioni alle regole. Gli Stati membri sono responsabili per l’affidabilità delle loro statistiche sui biocarburanti sostenibili ed il conteggio verso il raggiungimento dell’obiettivo del 10 per cento per l’energia impiegata nei trasporti. Tuttavia, i revisori trovano che le statistiche possano essere sovrastimate, perché gli Stati membri potrebbero aver incluso biocarburanti la cui sostenibilità non è stata verificata. Sono stati rilevati problemi anche per quanto riguarda la comparabilità dei dati. I revisori sono consci che questo tipo di valutazione presenti delle difficoltà tecniche, ciononostante, la mancanza di queste informazioni mina la rilevanza del sistema di certificazione.

Osservazioni. I revisori hanno invitato la Commissione a garantire che i sistemi di certificazione siano in grado di valutare quanto incidano nella produzione di biocarburanti i rischi socio-economici significativi ed il cambiamento indiretto dell’uso del suolo; siano in grado di verificare che i produttori di materie prime in agricoltura rispettino i requisiti ambientali; siano in grado di fornire prove sufficienti sull’origine dei rifiuti e dei residui utilizzati per la produzione di biocarburanti. La stessa Commissione dovrebbe valutare se la governance dei sistemi di controllo riduca il rischio di conflitto di interessi e sia sufficientemente trasparente; dovrebbe inoltre controllare che le operazioni dei sistemi di controllo certificati siano conformi alle norme presentate al momento del riconoscimento e che siano istituiti sistemi di reclamo trasparenti; infine, che raccolga dagli Stati membri elementi sull’affidabilità delle loro statistiche inerenti ai biocarburanti e che armonizzi la definizione delle sostanze di scarto.

Da tener presente. La legislazione europea definisce biocarburanti “liquidi o combustibili gassosi per i trasporti ricavati da biomassa”, per esempio da prodotti biodegradabili di origine agricola, forestale o dalla pesca, rifiuti o residui oppure da rifiuti industriali e urbani biodegradabili. La Direttiva sulle Energie Rinnovabili impone agli Stati membri dell’Unione europea di assicurare che entro il 2020 la quota di energia da fonti rinnovabili utilizzate nei trasporti sia pari almeno al dieci per cento sul consumo finale. Considerando l’attuale fase di sviluppo tecnico e la possibilità di utilizzare energie alternative nel settore dei trasporti, l’obiettivo del dieci per cento deve essere raggiunto solo attraverso un uso consistente di biocarburanti. I biocarburanti emettono meno gas serra, il biossido di carbonio, in particolare, rispetto ai combustibili fossili. Ma questo funziona solo se non ci sono ulteriori emissioni dovute ai cambiamenti di uso del suolo. Se l’uso del suolo  cambia, le emissioni aggiuntive sono causate dal recupero e  dalla coltivazione di nuove aree di  colture alimentari. Non c’è concorrenza con la produzione alimentare in cui i biocarburanti sono prodotti a partire da rifiuti, residui o altre biomasse non alimentari.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei Conti Europea

 

Ai minimi storici la fiducia degli agricoltori europei

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiMessa a dura prova dalla recessione economica, dal collasso dei prezzi del petrolio, dagli elevati costi dei fattori di produzione e dall’embargo russo sulle esportazioni, la fiducia degli agricoltori europei è crollata, come mostrano i risultati di un’inchiesta condotta dall’organizzazione agricola europea Copa-Cogeca.

Il sondaggio, realizzato generalmente due volte all’anno, è stato condotto nel primo trimestre del 2016 in 11 Stati Membri e ha previsto l’intervista di oltre 8.000 agricoltori. In 9 degli 11 Stati Membri (Italia, Belgio-Fiandre, Germania, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Regno Unito) la fiducia degli agricoltori sulla situazione presente e futura è diminuita drasticamente. Anche le preoccupazioni legate all’attuazione della PAC 2014-2020 e la burocrazia hanno causato molte difficoltà ad agricoltori e coltivatori. Soltanto due Stati Membri (Danimarca e Svezia) sono risultati più ottimisti rospetto al precedente rilevamento circa la situazione presente e futura.

Le richieste di Copa-Cogeca alla Commissione europea. “Il nostro barometro agricolo – ha sottolineato il presidente di Copa-Cogeca, Pekka Pesonen – conferma che gli agricoltori europei stanno davvero subendo una forte pressione, strangolati da prezzi alla produzione bassi e da costi di produzione elevati. I prezzi della maggior parte dei prodotti di base sono diminuiti nell’ultimo anno e non si intravede alcun miglioramento. A causa di un mercato penalizzato da un’eccessiva volatilità, dall’embargo russo sulle esportazioni agricole, dalla riduzione dei prezzi del petrolio, che ha esercitato una pressione al ribasso sui prezzi dei prodotti di base, e dell’imprevedibilità della domanda cinese, che ha esacerbato la volatilità dei mercati, gli agricoltori restano pessimisti circa le loro prospettive a breve e lungo termine.

Fonte: Europe Direct Veneto

Consiglio dei ministri agricoli UE, sintesi dei temi trattati nella sessione di giugno 2016

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’ultimo Consiglio dei ministri agricoli dell’UE svoltosi il 27-28 giugno scorso ha discusso di crisi dei mercati agricoli, agricoltura biologica, sprechi alimentari, silvicoltura e pesca. Ecco una sintesi dei principali risultati raggiunti.

Crisi mercati agricoli, chiesto entro luglio un nuovo pacchetto di misure. La Commissione europea ha aggiornato il Consiglio in merito agli ultimi sviluppi del mercato nei principali settori agricoli. Nell’occasione, ha fatto anche il punto sulle misure di sostegno varate nelle sessioni del Consiglio di settembre 2015 e marzo 2016. Nel dibattito che è seguito sono state valutate nei dettagli le misure in vigore al momento. Alcuni Ministri hanno espresso la loro grande preoccupazione per l’attuale situazione del mercato e hanno sottolineato la necessità di migliorare la difficile situazione cui fanno fronte gli agricoltori europei e di contribuire alla sostenibilità dei settori più colpiti. Alla fine della sessione, la Presidenza ha tratto le sue conclusioni, invitando la Commissione a proporre, in questo mese di luglio, una serie di misure che siano in grado di alleviare l’attuale pressione sul mercato e al contempo compatibili con i vincoli di bilancio esistenti. “Nonostante i due pacchetti di misure adottati nel mese di settembre 2015 e a marzo 2016, a causa di un persistente squilibrio tra domanda e offerta, la crisi nei settori lattiero-caseario, della carne suina e ortofrutticolo continua, con ripercussioni negative sui redditi degli agricoltori. Questa situazione complicata richiede al più presto ulteriori misure. Per questo abbiamo esortato la Commissione a presentare un nuovo pacchetto finanziario aggiuntivo entro luglio”. Così il Ministro dell’Agricoltura olandese Martijn van Dam, presidente di turno del Consiglio, ha motivato la richiesta dei Ministri europei.

Agricoltura biologica. La Presidenza di turno olandese ha informato i Ministri sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Parlamento europeo sull’agricoltura biologica. In sintesi, è stato sottolineato che sono stati conseguiti significativi progressi sulla maggior parte delle questioni, inclusi alcuni punti sensibili quali le importazioni, i controlli, nonché le questioni inerenti i prodotti e le sostanze non autorizzate.

Perdite alimentari e spreco di cibo. Ogni anno nell’Unione Europea quasi un terzo del cibo a disposizione viene perso o sprecato. Per far fronte a questo scempio, il Consiglio Europeo ha definito una serie di misure che comprendono l’invito agli Stati Membri e alla Commissione europea a migliorare il monitoraggio e la raccolta di dati per comprendere meglio il problema, concentrarsi sulla prevenzione dei rifiuti e le perdite alimentari e potenziare l’uso della biomassa. La futura legislazione europea dovrà, infine, facilitare la donazione di prodotti alimentari invenduti a enti di beneficenza (testo del documento a questo link

Legname illegale. Il Consiglio ha adottato, inoltre, le conclusioni sulla valutazione del Piano d’azione FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade) relativo l’applicazione delle normative, la governance e il commercio in ambito forestale e del regolamento europeo sul legname (EUTR). Le conclusioni mettono in evidenza il contributo positivo che questi strumenti hanno fatto nel ridurre importazioni nell’UE di legname illegale e di aumentare la consapevolezza degli operatori pubblici e di mercato in merito alla questione del disboscamento illegale. Le conclusioni invitano inoltre gli Stati Membri e la Commissione a fare ancora di più per affrontare questo fenomeno, al fine di realizzare una gestione sostenibile delle foreste a livello globale. Maggiori informazioni su FLEFT e EUTR a questo link.

Pesca, verso una gestione più sostenibile. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un orientamento generale sulla gestione sostenibile delle flotte di pesca esterne. La proposta punta a modernizzare e semplificare l’attuale quadro per la gestione delle autorizzazioni concesse alle navi dell’UE che pescano nelle acque extraunionali e delle autorizzazioni concesse ai pescherecci di Paesi terzi che pescano nelle acque dell’UE. Il testo affronta anche questioni cruciali quali il cambio di bandiera abusivo e gli accordi privati di pesca delle flotte dell’UE nelle acque extraunionali. L’orientamento generale del Consiglio si concentra sui miglioramenti tecnici, le procedure amministrative semplificate e un migliore allineamento al regolamento sul controllo di cui alla Politica Comune della Pesca.

Pesca, regole più semplici. L’orientamento generale del Consiglio conferma l’ambizioso ampliamento del campo di applicazione del regolamento così da includere questioni quali le licenze dirette di Paesi terzi, il noleggio e il cambio di bandiera. Sostiene inoltre l’approccio della Commissione relativamente all’introduzione di una banca dati congiunta al fine di migliorare ulteriormente la trasparenza delle attività di pesca esterne e semplificare il monitoraggio. Prima di poter pescare al di fuori delle acque dell’Unione, una nave dell’UE necessita di un’autorizzazione rilasciata dal Paese terzo o dall’organizzazione internazionale di gestione della pesca interessati oppure di un accordo con essi. Inoltre, ora una nave dell’UE necessita anche di un’autorizzazione rilasciata dal proprio Stato membro di bandiera. L’orientamento generale del Consiglio introduce modifiche alle varie procedure di autorizzazione al fine di limitare gli oneri amministrativi, accrescere la certezza del diritto, garantire il pari trattamento di flotte interne ed esterne e ridurre i tempi di risposta a chi presenta domanda.

Pesca, migliori obblighi di comunicazione. Gli obblighi di comunicazione sono riveduti al fine di renderli complementari ai canali e alle pratiche esistenti a norma degli accordi di pesca. La proposta di regolamento sulle flotte da pesca esterne integra i regolamenti sui controlli e sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), che sono pilastri fondamentali per l’attuazione della PCP. La Commissione ha inoltrato la propria proposta nel dicembre 2015 e il Consiglio ne ha avviato l’esame nel gennaio 2016 a livello di gruppo di lavoro. Possibilità di pesca per il 2017. I Ministri europei sono stati informati in merito a una comunicazione della Commissione relativa alle possibilità di pesca per il 2017. In linea di massima, gli Stati Membri hanno accolto con favore la comunicazione, riconoscendo il miglioramento complessivo dello stato delle risorse ittiche e sottolineando la necessità di migliorare la comunicazione relativa agli sforzi intrapresi nell’UE per ridurre il livello di pesca. Alcune delegazioni hanno espresso il loro sostegno al raggiungimento del rendimento massimo sostenibile (MSY) entro il 2017 per il maggior numero possibile di stock, essendo al tempo stesso pronte a considerare gli aspetti socioeconomici in caso di necessità. Altre delegazioni hanno evidenziato che l’attuazione dell’obbligo di sbarco potrebbe essere problematica nel prossimo futuro, in particolare per quanto riguarda le specie a contingente limitante. Le possibilità di pesca per il 2017, su cui il Consiglio dovrà raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, saranno fissate nel rispetto degli obiettivi della PCP del 2014 e si baseranno su pareri scientifici indipendenti. Nell’ambito della PCP, la pressione di pesca sugli stock dovrebbe essere allineata all’MSY il più rapidamente possibile, e al più tardi entro il 2020. Ciò contribuirà a garantire il raggiungimento del buono stato ecologico nei mari europei e a ridurre l’impatto della pesca sull’ecosistema marino.

Fonte: Europe Direct Veneto