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Tutti i numeri dell’apicoltura europea

miele-sfusoIl settore dell’apicoltura UE ha dimensioni ridotte rispetto ad altri comparti agricoli, ma è importante per il ruolo che svolge. La Commissione europea ha pubblicato un rapporto sull’attuazione dei programmi di apicoltura nazionali che beneficiano di 33 milioni di euro ogni anno dal bilancio dell’UE.

Circa 16 milioni di alveari. L’elaborato mostra che nel periodo 2013/2015 il numero di alveari presenti negli Stati Membri è salito a 15,7 milioni di unità, segnando un +12% rispetto al periodo 2011-2013. E’ invece calato del 4% il numero degli apicoltori che da sempre devono affrontare grandi sfide per preservare la loro produzione.  L’aumento dei costi, la forte concorrenza delle importazioni di miele a basso costo dai Paesi terzi, la perdita di colonie di api, le malattie, gli aggressori degli alveari nonché il degrado dell’ambiente di foraggiamento stanno esercitando una forte pressione sul
settore.

Programmi nazioni apicoli cofinanziati al 50% dall’Unione europea. L’UE sostiene direttamente il settore dell’apicoltura dal 1997 e, nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), sono disponibili diversi strumenti dedicati, anche per  attenuare gli effetti negativi che alcune attività agricole potrebbero avere sugli impollinatori gestiti. L’UE consente agli Stati Membri di redigere programmi nazionali apicoli, cofinanziati al 50% dall’UE, il cui obiettivo è quello di migliorare le condizioni generali della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura. E’ in questo contesto che la Commissione redige ogni tre anni una relazione sull’attuazione delle misure inerenti il settore dell’apicoltura europea la cui ultima stesura è di dicembre 2016.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa di Veneto Agricoltura

 

Biodiversità, la Corte dei conti europea individua le criticità del progetto Natura 2000

biodiversità argavLa perdita di biodiversità è una delle principali sfide ambientali che l’UE è chiamata ad affrontare. La rete Natura 2000 è stata istituita ai sensi delle direttive Habitat ed Uccelli quale elemento chiave della strategia dell’UE fino al 2020 per arrestare la perdita di biodiversità e migliorare lo stato degli habitat e delle specie.

Cosa prevedono le direttive. Instaurano un quadro comune per la tutela della natura in tutti gli Stati membri. La rete Natura2000 conta oltre 27.000 siti in tutta Europa a protezione di diversi habitat e specie e si estende su oltre il 18% della superficie terrestre dell’UE e su circa il 6% di quella marina. Le attività socio-economiche non sono proibite nei siti, ma gli Stati membri devono far sì che questi non si deteriorino e adottare le misure di conservazione necessarie a mantenere o ripristinare uno status di conservazione soddisfacente per le specie e gli habitat protetti.

Visitati 24 siti. Ebbene, pur riconoscendo l’importanza del ruolo che Natura 2000 svolge ai fini della tutela della biodiversità, la Corte dei conti europea ha rilevato debolezze nella gestione e una carenza di informazioni attendibili sui costi e sulle risorse. Ed i finanziamenti non sono stati sufficientemente calibrati in base alle necessità dei siti ambientali. Gli auditor hanno visitato 24 siti Natura 2000 in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania, coprendo la maggior parte delle regioni biogeografiche europee, e consultato vari gruppi di portatori di interesse. “La creazione della rete Natura 2000 è stato un processo lungo, ora per lo più completato. Per tutelare adeguatamente la biodiversità nei siti, gli Stati membri devono ancora introdurre idonee misure di conservazione, opportunamente finanziate e corredate di una serie completa di indicatori per misurare i risultati conseguiti” ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

I punti di debolezza/1. Secondo la Corte, gli Stati membri non stanno gestendo la rete Natura 2000 in maniera soddisfacente. Il coordinamento tra autorità competenti, portatori di interesse e Stati membri limitrofi non è sufficientemente sviluppato. Troppo spesso le necessarie misure di conservazione hanno subito ritardi o sono state definite in modo inadeguato. Gli Stati membri visitati non avevano adeguatamente valutato i progetti che producevano un impatto sui siti Natura 2000. Benché la Commissione abbia esercitato una sorveglianza attiva sugli Stati membri, avrebbe potuto migliorare la comunicazione dei propri orientamenti. La Commissione ha trattato un numero ingente di denunce, in genere trovando una soluzione con gli Stati membri o avviando procedure d’infrazione, ove necessario.

I punti di debolezza/2. Secondo la Corte, i fondi UE non sono stati non sono stati utilizzati in modo soddisfacente per sostenere la gestione della rete. L’approccio adottato prevedeva che gli Stati membri si servissero dei fondi UE esistenti per integrare quelli nazionali; gli auditor hanno riscontrato la carenza di informazioni attendibili sui costi della rete e sui finanziamenti ad essa necessari. Non era noto con precisione quali fossero i fondi effettivamente erogati dall’UE fino al 2013 e quali fossero gli stanziamenti programmati per il periodo 2014‑2020. A livello dei siti, i piani di gestione raramente fornivano valutazioni esaustive dei costi. I documenti di programmazione per il periodo 2014‑2020 non indicavano con esattezza il fabbisogno di finanziamenti e la Commissione non ha affrontato tali lacune in un modo strutturato. I regimi di finanziamento dell’UE non erano sufficientemente calibrati in base agli obiettivi dei siti.

I punti di debolezza/3. I sistemi di monitoraggio e rendicontazione erano inadeguati: mancava un sistema specifico di indicatori di performance relativo all’impiego dei fondi UE. Gli indicatori a livello di programma di finanziamento si riferivano a obiettivi generali in materia di biodiversità piuttosto che ai risultati di conservazione della rete Natura 2000. I piani per il monitoraggio dei siti spesso non erano inclusi nei documenti di gestione del sito. Le informazioni di base sulle caratteristiche dei siti non erano generalmente aggiornate in base gli esiti delle attività di monitoraggio. I dati trasmessi dagli Stati membri troppo spesso erano incompleti e difficilmente confrontabili. La Corte ha formulato una serie di raccomandazioni per aiutare la Commissione e gli Stati membri a dare piena attuazione delle direttive sulla tutela della natura, chiarire il quadro finanziario e contabile di Natura 2000, nonché misurare meglio i risultati conseguiti da questa rete.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

 

 

Prezzi materie prime alimentari, in calo anche nel 2016

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNell’anno appena concluso, i prezzi delle principali materie prime alimentari sono calati per il quinto anno consecutivo, registrando una media di 161,6 punti per l’intero anno, circa l’1,5 in meno rispetto ai livelli del 2015.

In generale. I raccolti abbondanti e le buone prospettive per i cereali di base compensano la pressione al rialzo di materie prime tropicali come lo zucchero e l’olio di palma, dove la produzione ha subito l’impatto di El Niño. Nel mese di dicembre, l’indice FAO ha registrato una media di quasi 172 punti, valore invariato rispetto al mese di novembre. Ricordiamo che l’indice dei prezzi alimentari della FAO è un indice ponderato su base commerciale che misura i prezzi di cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali: cereali, oli vegetali, prodotti lattiero-caseari, carne e zucchero.

Cereali, zucchero e oli vegetali. Il 2016 è stato caratterizzato da un costante declino dei prezzi dei cereali, che dal 2015 sono scesi del 9,6% e sono diminuiti del 39% rispetto al picco raggiunto nel 2011. Allo stesso tempo, i prezzi degli oli vegetali sono aumentati rispettivamente dell’11,4%. L’Indice FAO dei prezzi dei cereali, sostanzialmente stabile da settembre, nel mese di dicembre è aumentato solo dello 0,5%, confermate le quotazioni del riso e del mais mentre stime di produzione più ampie del previsto in Australia, in Canada e nella Federazione Russa hanno portato ad un calo dei prezzi del grano. L’Indice del prezzo degli oli vegetali è salito del 4,2% dal mese di novembre, fissando il tetto del guadagno annuale a due cifre e raggiungendo il suo livello più alto dal luglio 2014. Sono salite le quotazioni sia dell’olio di palma che di quello di soia, il primo a causa di livelli d’inventario globale bassi e forniture ridotte, il secondo sulla prospettiva di un crescente utilizzo nei settori biodiesel in Nord e Sud America.

Lattiero-caseari. Anche l’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è aumentato del 3,3%, principalmente a causa dei prezzi più elevati del burro, del formaggio e del latte intero in polvere e una produzione contenuta nell’Unione Europea e in Oceania.

Zucchero. L’Indice FAO del prezzo dello zucchero, mentre è stato alto per quasi un terzo nel corso dell’anno, è sceso dell’8,6% nell’ultimo mese del 2016. Il forte calo è stato principalmente guidato da un indebolimento costante del Real brasiliano nei confronti del Dollaro, insieme ad un aumento del 18% sulle previsioni della produzione nel Centro Sud, principale regione di coltivazione della canna da zucchero del Brasile.

Carne. L’Indice dei prezzi della carne è sceso dell’1,1% dal rivisto livello di novembre. Il suo valore medio nel 2016 è stato del 7% inferiore rispetto a quello del 2015, principalmente a causa della caduta dei prezzi internazionali delle carni bovine e del pollame.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa Veneto Agricoltura

Consiglio agricoltura europeo di gennaio 2017, le questioni affrontate

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiSi è tenuto lo scorso 23 gennaio a Bruxelles il Consiglio Agricoltura di gennaio, il primo sotto Presidenza maltese.

Le prossime discussioni riguarderanno la proposta della Commissione “Omnibus” sulla PAC e la produzione biologica. Un altro obiettivo della Presidenza maltese sarà quello di esplorare nuove idee e proposte su come adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici, favorendo la ricerca e l’innovazione nel campo della gestione delle acque. Questo, tra l’altro, sarà il tema centrale della riunione informale dei Ministri dell’Agricoltura prevista per i giorni 22-23 maggio prossimo. La Presidenza si adopererà per promuovere a livello internazionale una politica sostenibile delle foreste, comprendente la gestione del patrimonio forestale e il commercio di legname prodotto legalmente. La Presidenza maltese intende, inoltre, coordinare la posizione del Consiglio alla 12^ Sessione del Forum delle Nazioni Unite sulle foreste che si terrà nel prossimo mese di maggio. Per quanto riguarda il settore veterinario e fitosanitario, sarà data priorità al tema della salute delle piante e degli animali e alla resistenza agli antimicrobici, cercando di fare progressi sostanziali sui regolamenti in materia di medicinali veterinari e mangimi medicati. Infine, in tema di Politica Comune della Pesca, la Presidenza maltese intende sostenere la Commissione impegnata sulla strategia “MedFish4ever per il Mar Mediterraneo” promuovendo un evento a La Valletta nei giorni 20-30 marzo prossimo, nonché adoperandosi per l’adozione di una serie di importanti testi legislativi quali: il regolamento sulle misure tecniche, la trasposizione ICCAT, il regolamento relativo la gestione sostenibile delle flotte pescherecce esterne.

Commercio internazionale, negoziati in corso. La Commissione ha aggiornato il Consiglio sui negoziati commerciali in corso di rilevanza per l’agricoltura. Uno scambio di opinioni sullo studio della Commissione riguardante l’impatto cumulativo di accordi di libero scambio nel settore agricolo ha acceso il dibattito. I Ministri agricoli europei hanno sostanzialmente riconosciuto l’importanza e i potenziali benefici economici
derivanti dagli ambiziosi accordi di libero scambio tra l’UE e altri Paesi, ma hanno altresì chiesto un approccio equilibrato e un esercizio di cautela nei negoziati, in particolare per quanto riguarda alcuni settori sensibili per i quali c’è forte preoccupazione. I Ministri hanno anche messo in guardia contro il rischio di veder annacquate le rigide norme europee in materia di sicurezza alimentare, benessere degli animali e tutela dell’ambiente. Molti Ministri hanno anche chiesto maggiori garanzie a tutela delle Indicazioni Geografiche e reciprocità nelle concessioni.

Mercato agricoli e pacchetto latte. La Commissione ha informato il Consiglio sull’attuale situazione dei principali mercati agricoli e fatto il punto sull’attuazione del Pacchetto latte. Relativamente alla prolungata crisi che sta colpendo diversi settori agricoli dell’UE – in particolare lattierocaseario, carni suine e ortofrutta – è stato sottolineato come il Consiglio abbia approvato tre pacchetti di misure di sostegno per gli agricoltori (settembre 2015, marzo e luglio 2016, quest’ultimo implementato nel successivo mese di settembre). Il Consiglio, in linea di massima, si è detto d’accordo con la valutazione della  Commissione sulla situazione dei mercati agricoli, riconoscendo che la maggior parte dei compartii sta vivendo una certa ripresa, ma ha anche ricordato che la volatilità dei mercati è rimasta elevata. I Ministri hanno pertanto sollecitato la Commissione a continuare a monitorare i diversi mercati per farsi trovare pronta in caso di necessità; hanno anche ribadito che se il pacchetto di misure di settembre 2016 si é dimostrato utile, va altrettanto sottolineato che è ancora presto per valutare il suo reale impatto. Circa l’attuazione del Pacchetto latte, la Commissione ha presentato la sua seconda relazione. Al riguardo, il Consiglio ha evidenziato la necessità di prendere in considerazione un’estensione dell’applicazione del Pacchetto oltre il 2020.

Avvio dei negoziati commerciali tra Ue e Nuova Zelanda. La delegazione polacca ha espresso forti preoccupazioni relativamente all’apertura dei negoziati commerciali tra Unione Europea e Nuovo Zelanda, in particolare per le conseguenze negative che potrebbero abbattersi sul comparto lattiero-caseario europeo, già in grave difficoltà. La Polonia ha chiesto che questo settore venga escluso dal quadro dell’accordo e altri Stati Membri, condividendo tale posizione, hanno evidenziato forti preoccupazioni e chiesto alla Commissione di adottare un approccio prudente nell’ambito di qualsiasi futuro negoziato.

Fonte: Europe Direct ufficio stampa Veneto Agricoltura

Dalla lira all’euro, quindici anni di rivoluzione in agricoltura

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi“Negli ultimi 15 anni, da quando è avvenuto il passaggio dalla lira all’euro, l’agricoltura ha vissuto una rivoluzione di ampia portata”. A riconoscerlo, in una analisi per Fieragricola di Verona, rassegna internazionale dell’agricoltura in programma dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, è il professor Ermanno Comegna, economista agrario esperto di Politica agricola comune (Pac).

Gli effetti. Il prof. Comegna elenca i principali cambiamenti avvenuti nel periodo intercorso fra il 2002 e il 2017, da quando cioè il primo nucleo dei Paesi dell’Eurozona, fra i quali anche l’Italia, adottarono la moneta unica. L’euro, in verità, si usava già da tre anni nei conti europei, ma fu dal 2002 che entrò nelle tasche dei cittadini italiani. “Dal 2002 a oggi per l’agricoltura molte cose sono cambiate – osserva Comegna -. Si è verificata progressivamente una maggiore interconnessione dei mercati agricoli mondiali; la Pac nelle sue evoluzioni non ha saputo adeguarsi alle sfide di uno scenario globale mutato e fortemente scosso dalla crisi: abbiamo assistito a un’eccessiva volatilità dei listini delle materie prime e ad una progressiva convergenza dei prezzi europei con quelli internazionali.

Lavorati agricoli, diminuiti di un quarto in Europa. Continua Comegna: “Allo stesso tempo, si è innescato un fenomeno che ha portato a una progressiva centralità dell’agricoltura e dell’alimentare nelle strategie geopolitiche ed economiche globali: le conseguenze non sono state tutte positive, se si pensa ad esempio alle derive del land grabbing, una corsa all’accaparramento dei terreni, e a una riduzione dell’utilizzo del fattore lavoro in agricoltura, con il numero degli occupati in agricoltura che, a livello europeo, tra il 2005 ed il 2015 sono diminuiti di oltre un quarto. Vi sono da considerare i fenomeni della robotizzazione e digitalizzazione nel processo produttivo, da una parte essenziali per la competitività, ma allo stesso tempo sono fattori che contribuiscono all’espulsione di risorse umane dal settore”. In tale contesto, è in atto un evidente processo di concentrazione e industrializzazione del settore primario. Lo ha evidenziato anche l’Eurostat, che nell’ottobre dello scorso anno ha pubblicato una ricerca secondo la quale nell’Unione europea sono 329.00 le imprese agricole dove non esiste forza lavoro famigliare. “Sono appena il 3% del totale – ha ricordato Comegna – ma detengono il 28% dei terreni agricoli e il 23% degli animali allevati”.

Esport made in Italy in aumento e Pac semplificata. Per il prof. Comegna, però, l’euro più che un figlio prematuro dell’Europa è stato in alcuni frangenti uno scudo di protezione da probabili speculazioni monetarie. “In uno scenario che ha visto il sistema agricolo europeo aumentare la propria interdipendenza, su un piano microeconomico e settoriale la presenza dell’euro per l’agricoltura italiana non ha impedito di incrementare le esportazioni del Made in Italy e, allo stesso tempo, ha agito come elemento di semplificazione per la gestione dei meccanismi della Pac a livello nazionale”. Senza la moneta unica, è convinto Comegna, sarebbe stato molto diverso. “Il mantenimento della lira – sostiene – avrebbe richiesto complicate operazioni di conversione, per quantificare annualmente l’entità in moneta nazionale degli aiuti provenienti da Bruxelles, con il contraccolpo di possibili avventate operazioni di speculazione finanziaria a danno degli agricoltori, come del resto è avvenuto negli ultimi anni nel Regno Unito.

Volatilità e convergenza dei prezzi. A livello europeo, una Pac che si è distinta negli ultimi tempi «per le contraddizioni, la scarsa efficacia e per gli eccessivi costi amministrativi, dovrà dare risposte a un elemento che negli ultimi 15 anni si è rivelato onnipresente: la volatilità eccessiva, al limite dell’instabilità”. Un tema che, è convinto l’economista agrario, impegnerà non poco gli Stati Membri nella discussione delle linee guida della Pac post 2020. Dall’avvento dell’euro, inoltre, non è sfuggita una spinta convergenza dei prezzi europei con quelli internazionali. “Possiamo prendere come esempio il latte – dice Comegna -. Gli ultimi dati disponibili si riferiscono a fine 2016 ed evidenziano un prezzo medio per l’Unione europea di 32 centesimi di euro per chilogrammo, di 33 centesimi in Nuova Zelanda 33 e di 38,8 negli Stati Uniti. Nei primi anni duemila, invece, la situazione era molto diversa: nella Ue si viaggiava sopra i 30 centesimi al chilogrammo, negli Usa le quotazioni erano più vicine a 20 che a 30 centesimi e nella Nuova Zelanda attorno a 15 centesimi di euro per chilogrammo”.

50 grandi gruppi detengono il 50 per cento del mercato mondiale. Dal 2002 a oggi si è verificata una forte concentrazione del potere di mercato nella filiera agroindustriale. “Ci sono 50 grandi gruppi a livello mondiale che controllano il 50% del fatturato globale alimentare – ricorda Comegna -. Una recente analisi pubblicata in Germania evidenzia che nel 2015 ci sono state acquisizioni e fusioni nel settore per 329 miliardi di euro, cinque volte di più rispetto a quanto si è verificato nei settori farmaceutico e petrolifero. Il gruppo francese Lactalis, specializzato nel settore lattiero caseario, fattura complessivamente 16,5 miliardi di euro, quattro volte di più del valore dell’intera produzione annuale italiana di latte bovino”.

Fonte: Verona Fiere

 

Sisma in Italia centrale: Commissione europea aumenta il sostegno alle comunità agricole interessate. Ed il Wigwam Arzerello di Piove di Sacco propone il kit pasta alla Griscia solidale

terremoto-italia-centraleLa Commissione europea sta ulteriormente mobilitando gli strumenti a sua disposizione per offrire assistenza alle comunità agricole recentemente colpite dal terremoto aumentando la flessibilità nell’attuazione di diverse misure con effetto finanziario immediato.

Possibilità di triplicare il sostegno finanziario. Nelle regioni colpite, le autorità italiane potranno integrare la quota dei 21 milioni di euro di fondi UE ricevuti a luglio 2016 stanziata per le regioni colpite dal sisma con fondi nazionali fino al 200%, triplicando così il sostegno finanziario disponibile. La Commissione aumenterà dall’85 al 100% la percentuale di pagamenti anticipati per alcune misure di sviluppo rurale. Per ridurre la pressione sulle amministrazioni locali, questa possibilità sarà accompagnata dal rinvio da marzo a giugno 2017 del termine per la presentazione delle relazioni sui controlli relativi ad alcune misure di sviluppo rurale. Inoltre, la Commissione accoglierà la richiesta dell’Italia di aumentare i settori per i quali ha già autorizzato i pagamenti anticipati per alcuni regimi di pagamento diretto e ha acconsentito ad anticipare il pagamento di alcune misure di sviluppo rurale.

La politica di sviluppo rurale dell’UE può finanziare il ripristino del potenziale agricolo e forestale danneggiato dal recente terremoto. La riassegnazione di fondi finalizzata a rafforzare le misure già disponibili può essere adottata rapidamente. La Commissione prevede che le regioni interessate presentino proposte di modifica dei loro programmi ed è pronta a contribuire. Le misure di sostegno sono state presentate nel corso di una riunione tenutasi il 23 gennaio, a Bruxelles, a margine del Consiglio “Agricoltura”, tra il Commissario Hogan e Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Nel corso di un dibattito ad ampio raggio, Hogan ha espresso le sue più sentite condoglianze per le perdite e per la situazione difficile delle popolazioni dell’Italia centrale colpite dalle recenti scosse di terremoto, che hanno provocato danni ingenti alle comunità agricole nelle Marche, in Abruzzo, nel Lazio e in Umbria.

Impiego degli aiuti. Nell’ambito della misura di ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato dall’evento catastrofico e di esecuzione di adeguati interventi di prevenzione, già prevista nei programmi pertinenti, le autorità italiane possono anche finanziare alloggi temporanei per il bestiame o altri investimenti opportuni finalizzati a preservare il potenziale di produzione. Gli aiuti allo sviluppo rurale sono a disposizione per gli investimenti connessi ai servizi di base e alla ricostruzione dei paesi nelle zone rurali colpite dal terremoto. Le autorità italiane hanno già annunciato che utilizzeranno parte dell’importo ricevuto nell’ambito del pacchetto di aiuti di luglio come sostegno una tantum per capo di bestiame (bovini, ovini/caprini, suini), quale reddito per superare l’anno interessato dalla catastrofe naturale, che sarà pagato esclusivamente nei comuni colpiti dal sisma (cofinanziamento UE/Stato membro).

pasta-alla-griscia

pasta alla griscia solidale

Pasta alla Griscia solidale. Un’altra iniziativa destinata ad aiutare le aziende agricole colpite dal sisma in centro Italia è promossa dal circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD), sede abituali degli incontri Argav, a cui ci si può rivolgere per ritirare o prenotare dei kit per la preparazione della pasta alla Griscia solidale. Il kit si componte di pasta di grano duro di montagna, guanciale di maiale nero dei Monti Sibillini e pecorino da grattugia dei Monti della Laga prodotti dalle aziende del territorio terremotato del Centro Italia. Il kit costa 20,00 Euro e si possono preparare 10-12 porzioni abbondanti. Maggiori info:  333-3938555 arzerello@wigwam.it

Fonte: Commissione Europea/circolo di campagna Wigwam Arzerello

 

Efficienza energetica, Commissione europea vara un nuovo pacchetto di misure

impianto solare fotovoltaico pannelli fotovoltaici conto energiaNel 2015 le energie pulite hanno attirato più di 300 miliardi di investimenti a livello mondiale, confermandosi come uno dei settori maggiormente in crescita. Forte di questo risultato, la Commissione europea ha approvato un nuovo pacchetto di misure volte a privilegiare l’efficienza energetica per un valore di 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati a partire dal 2021, puntando a ottenere un aumento del PIL dell’1% nei prossimi 10 anni e a creare circa 900.000 nuovi posti di lavoro. Allo stesso tempo, il pacchetto contribuirà all’obiettivo vincolante dell’aumento dell’efficienza energetica del 30%, nonché di ridurre la dipendenza da importazioni di energia e di ridurre le emissioni.

Edifici “intelligenti” ed ecodesign. Il pacchetto punta dunque a migliorare l’efficienza energetica in particolare negli edifici, offrendo opportunità di finanziamento per progetti di “edifici intelligenti”. Inoltre, faciliterà il miglioramento del rendimento energetico dei prodotti (Ecodesign) e l’informazione dei consumatori. La direttiva sulle energie rinnovabili, unitamente alle proposte sul Nuovo Design e Governance del Mercato dell’Elettricità, fisserà un quadro normativo che incrementa la certezza degli investitori e garantirà la parità di condizioni per tutte le tecnologie senza compromettere gli obiettivi climatici ed energetici comunitari. Tutti i consumatori saranno autorizzati a generare elettricità per uso personale, per conservarla, condividerla, consumarla o venderla sul mercato.

Contatori intelligenti e contratti per l’energia elettrica a prezzo dinamico. Questi cambiamenti renderanno consumatori e imprese più attivi nel sistema energetico, mettendoli nelle condizioni di controllare il loro consumo di energia e rispondere ai segnali dei prezzi. Inoltre, la Commissione accelererà la diffusione dei contatori intelligenti e faciliterà la diffusione di contratti a prezzo dinamico di energia elettrica, essenziali per colmare il divario tra i consumatori e il mercato. Previo consenso dei consumatori, i dati di consumo significativi saranno a disposizione del mercato per offrire loro soluzioni su misura. Infatti, l’accesso regolato e non discriminatorio ai dati dei consumatori consentirà a questi ultimi di beneficiare di una maggiore concorrenza tra gli attori del mercato.

L’Unione Europea alla guida del cambiamento. Già dal 2014, la Commissione europea ha attuato delle strategie per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030 e accelerare la transizione verso un sistema a basse emissioni nei settori fondamentali dell’economia comunitaria. Questo pacchetto costituisce un ulteriore passo verso l’attuazione dell’Unione dell’Energia, una delle 10 priorità individuate dal presidente della Commissione europea Juncker nel 2014, finalizzata a garantire ai cittadini e alle imprese la disponibilità di energia sicura, ecocompatibile e a prezzi ragionevoli, garantendo l’efficienza energetica e combattendo i cambiamenti climatici.

Fonte: Europe Direct Veneto (Commissione europea – Rappresentanza per l’Italia)