• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

  • Annunci

Agricoltura biologica, approvate dall’Europarlamento le nuove norme, che entreranno in vigore nel 2021. Europarlamentari italiani contro il provvedimento in quanto poco restrittivo su soglia contaminazione accidentale da pesticidi non autorizzati e deroghe concesse a importazione prodotti bio da Paesi terzi.

Le nuove norme sul biologico, che dovranno essere formalmente approvate dal Consiglio UE prima di essere applicate, arrivano dopo quattro anni di negoziato ed entreranno in vigore a partire dal 2021.

Il regolamento prevede controlli annuali antifrode per tutti gli operatori della filiera del bio, quindi non solo agricoltori, con le ispezioni che diventano a cadenza biennale per chi risulta in regola per tre anni di fila. I produttori con aziende di piccole dimensioni potranno aggregarsi e ottenere una certificazione bio di gruppo, riducendo i costi.  Potranno continuare a essere usate sementi convenzionali, ma sarà creato un database europeo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di quelli bio. Le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, mentre sulle importazioni viene sancito il principio che prodotti bio provenienti da Paesi terzi debbano rispettare gli standard europei e non solo, come oggi, essere ad essi equivalenti. Numerose sono però le deroghe a questo principio che, per esempio, non viene riconosciuto per gli accordi commerciali bilaterali.

Europarlamentari italiani, voto contro il provvedimento. I prodotti che accidentalmente vengono contaminati da pesticidi non autorizzati nel settore biologico potranno continuare ad avere la certificazione. I Paesi che, come l’Italia, hanno un meccanismo di decertificazione automatico potranno mantenerlo, ma non impedire la commercializzazione nel proprio mercato di prodotti di altri Paesi europei che si comportano diversamente. Quest’ultimo aspetto, insieme alle numerose deroghe al principio di conformità dei prodotti importati, hanno spinto gli europarlamentari italiani a votare contro, confermando l’orientamento già espresso dagli eurodeputati della Commissione agricoltura.

In dettaglio le nuove regole approvate. Garantire l’alta qualità dei prodotti biologici attraverso controlli rigidi e basati sul rischio di contaminazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. Grazie all’insistenza del Parlamento, i controlli saranno effettuati in sede per tutti gli operatori, annualmente di regola o ogni due anni se nessuna irregolarità è stata riscontrata nel corso di tre anni. Tutti i prodotti importati da Paesi extra UE dovranno rispettare gli standard dell’UE. Le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai Paesi terzi di conformarsi a norme simili ma non identiche, saranno eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore. Aumentare l’offerta di semi biologici per soddisfare i bisogni degli agricoltori: le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminati entro il 2035. Aziende agricole miste per incoraggiare la produzione: le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, a condizione che le due attività agricole siano chiaramente ed efficacemente separate.

Certificazioni più facili per i piccoli coltivatori. Le certificazioni di gruppo permetterebbero ai piccoli coltivatori che si convertono al biologico di risparmiare soldi e tempo. Evitare la contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici. Misure precauzionali: i coltivatori e altri operatori nella catena di approvvigionamento saranno obbligati ad applicare una serie di misure per evitare la contaminazione; se si sospetta la presenza di un pesticida o un fertilizzante non autorizzato, il prodotto finale non potrà essere etichettato come biologico fino ad ulteriori indagini; se la contaminazione risulterà volontaria o se l’operatore non ha applicato le misure precauzionali, il prodotto perderà lo status di alimento biologico. Gli Stati Membri che al momento applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come pesticidi, potranno continuare a farlo, a condizione che permettano ai prodotti biologici provenienti da altri Paesi UE e che rispettano le regole dell’Unione di entrare nel loro mercato. Valutazione dell’efficacia. Quattro anni dopo l’entrata in vigore di questo regolamento la Commissione valuterà l’efficacia delle norme europee contro la contaminazione e le soglie nazionali e, se necessario, elaborerà un progetto di legge per armonizzarle.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europa

Annunci

Energia, nuovi obiettivi europei su efficienza e rinnovabili

L’Europarlamento intende negoziare precisi obiettivi vincolanti con i Ministri dell’UE al fine di aumentare entro il 2030 l’efficienza energetica e la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico totale. Ha quindi approvato nuovi obiettivi vincolanti a livello UE per un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Membri dell’UE sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia. Vediamo in sintesi i contenuti dei nuovi obiettivi europei.

Efficienza energetica dell’UE: obiettivo vincolante del 35%. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Parlamento ha votato in favore di un obiettivo minimo vincolante del 35% e di obiettivi nazionali indicativi. Tale obiettivo sarà definito sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’UE). La risoluzione sull’efficienza energetica è stata approvata con 485 voti favorevoli, 132 contrari e 58 astensioni.

Energia rinnovabile: obiettivo vincolante del 35%. In una risoluzione legislativa separata, approvata con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni, i deputati hanno affermato che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati Membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%.

Trasporti: biocarburanti più avanzati, olio di palma vietato entro il 2021.
Nel 2030, ogni Stato Membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario. I deputati intendono inoltre vietare l’uso dell’olio di palma a partire dal 2021. La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell‘elettricità rinnovabile, dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030.

Stazioni di ricarica. Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza per i veicoli elettrici.

Biomassa. I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui.

Autoconsumo e comunità energetiche. Il Parlamento europeo vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte. Il mandato negoziale chiede inoltre agli Stati Membri di valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate.

Piani nazionali e ruolo della Commissione europea. Per raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia, ogni Stato Membro deve notificare alla Commissione un “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni dieci anni. Il primo Piano coprirà il periodo dal 2021 al 2030, mentre i Piani seguenti copriranno il periodo di dieci anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal Piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i “Piani nazionali integrati per l’energia e il clima” e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti. La risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia è stata approvata con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni.

Prossime tappe. I negoziati potranno iniziare immediatamente poiché il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre del 2017.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Uova, nuove regole Ue per la descrizione in etichetta “da galline ruspanti”

Le aziende produttrici di uova da galline ruspanti potranno continuare a commercializzare i loro prodotti con questa dicitura anche se gli animali avranno un accesso limitato alle aree esterne. Gli standard definiti nel 2008 consentivano ai produttori di uova da galline allevate all’aperto di continuare a commercializzare il loro prodotto con la distinzione “da galline ruspanti” anche se gli animali non avevano accesso all’aria aperta per un massimo di 12 settimane. Ora, una modifica alla normativa, entrata in vigore il 25 novembre scorso, estende questo periodo a 16 settimane.

Ridurre l’alto rischio di esposizione all’influenza aviaria. Tale modifica arriva come risposta della Commissione europea alle preoccupazioni sollevate dagli allevatori in merito alle potenziali perdite economiche per gli allevamenti all’aperto. In tempi di alto rischio di influenza aviaria, le norme veterinarie europee richiedono che le galline siano tenute al chiuso per ridurre il rischio di infezioni da uccelli migratori; ciò risulta però in contrasto con le norme dell’UE sulle uova di galline allevate all’aperto, che stabiliscono che gli animali devono avere accesso continuo diurno alle piste scoperte. Da qui il compromesso e quindi la decisione di prolungare il periodo da 12 a 16 settimane.

I numeri degli allevamenti nell’UE. Nell’UE si allevano circa 390 milioni di galline, di cui circa 54 milioni (il 14%) allevate in sistemi a campo libero. Le uova da allevamenti all’aperto sono particolarmente importanti nel Regno Unito (il 53% delle galline allevate), in Irlanda (40%), Austria (21%), Francia (18%), Germania (18%) e Paesi Bassi (15%). In termini di dimensioni, gli allevamenti più importanti sono presenti nel Regno Unito, che detiene la quota maggiore della popolazione di galline allevate all’aperto (41%), seguito da Germania (17%), Francia (16%) e Paesi Bassi (10%). Le restrizioni dovute all’influenza aviaria imposte dall’UE nel 2016/2017 hanno avuto un impatto particolarmente grave in Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Belgio, Francia e Irlanda.

Fonte: Europe Direct Veneto Agricoltura Europa

PAC, azione di greening inefficace dal punto di vista ambientale, a segnalarlo la Corte dei conti europea

L’UE spende 12 miliardi di euro l’anno per  l’inverdimento (greening), pari al 30 % di tutti i pagamenti diretti della PAC e a quasi all’8% dell’intero bilancio dell’UE. Per gli agricoltori, questo si traduce in un importo medio di circa 80 euro per ettaro all’anno. Quando è stato introdotto l’inverdimento nel 2013, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno spostato questi fondi dagli altri pagamenti diretti. L’ammontare totale dei pagamenti diretti della PAC è quindi rimasto sostanzialmente stabile.

L’inverdimento rientra nell’ambito della gestione concorrente, in cui la Commissione europea detiene la responsabilità complessiva per l’esecuzione del bilancio dell’UE, ma delega i compiti di attuazione agli Stati membri. Lo scopo della sua introduzione era quello di compensare gli agricoltori per l’impatto positivo che tali pratiche avrebbero prodotto sull’ambiente, un beneficio che non sarebbe stato altrimenti compensato dal mercato. Si tratta dell’unico pagamento diretto la cui principale finalità dichiarata è di carattere ambientale.

La verifica. La Corte dei conti europea, quindi, ha esaminato se l’inverdimento sia stato in grado di migliorare la performance della PAC sul piano ambientale e climatico in linea con gli obiettivi dell’UE. Sono state consultate le autorità di cinque Stati membri: Grecia, Spagna (Castiglia e León), Francia (Aquitania e Nord-Pas-de-Calais), Paesi Bassi e Polonia. È emerso che la Commissione europea non aveva sviluppato una logica di intervento completa per i pagamenti verdi, né aveva definito obiettivi ambientali chiari e sufficientemente ambiziosi da conseguire grazie a tali pagamenti. Inoltre, la dotazione di bilancio assegnata all’inverdimento non è basata sul conseguimento degli obiettivi della politica in materia di ambiente e clima. In base a quanto osservato, la Corte ritiene improbabile che l’inverdimento apporti benefici significativi per l’ambiente e per il clima, principalmente perché una parte significativa delle pratiche sovvenzionate sarebbe stata attuata comunque, anche senza tale contributo. La Corte stima che i cambiamenti delle pratiche agricole indotti dall’inverdimento interessino soltanto il 5% circa della superficie agricola dell’UE. La Corte ha rilevato infine che è improbabile che i risultati della politica giustifichino la notevole complessità che l’inverdimento ha aggiunto alla PAC, dovuta in parte alla sovrapposizione tra gli obblighi introdotti dall’inverdimento e gli altri obblighi ambientali della PAC.

Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di definire, in occasione della prossima riforma della PAC, una logica di intervento completa riguardo al contributo della PAC agli obiettivi dell’UE in materia di ambiente e di clima. Nella proposta di riforma, la Commissione dovrebbe applicare i seguenti princìpi:gli agricoltori dovrebbero percepire i pagamenti PAC soltanto se rispettano una serie di norme ambientali di base. Le sanzioni applicate in caso di inosservanza dovrebbero costituire un deterrente sufficiente; i programmi agricoli volti a rispondere a necessità di carattere ambientale e climatico dovrebbero includere obiettivi di performance e finanziamenti che rispecchino i costi sostenuti e il mancato guadagno risultante da pratiche che vanno oltre gli standard ambientali di base; quando gli Stati membri hanno la possibilità di scegliere tra più opzioni per l’attuazione della PAC, dovrebbero dimostrare di aver scelto opzioni efficaci ed efficienti ai fini del conseguimento degli obiettivi della politica.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

 

 

Futuro della PAC e cambiamenti climatici

Incredibilmente il cambiamento climatico rappresenta ancora un concetto astratto per molte persone, nonostante sempre più spesso si senta parlare di fusione dei ghiacci polari, di incremento delle temperature del globo terrestre, di eventi atmosferici quali uragani e trombe d’aria sempre più distruttivi, ecc. Troppe persone, cioè, danno poca importanza al verificarsi di questi fenomeni, soprattutto perché non influiscono direttamente nella loro vita quotidiana. Niente di più sbagliato: i cambiamenti in atto devono interessare tutti noi per svariate ragioni a partire dalle sorti dal cibo che  consumiamo, che dipende da un’agricoltura sempre più esposta proprio ai cambiamenti del clima.

Le conseguenze del cambiamento climatico nel settore agroalimentare influiscono sempre di più sull’agricoltura. Le condizioni meteorologiche estreme e i cambiamenti repentini di stagionalità hanno un impatto significativo sulla produzione agricola, influenzando sia la quantità che la qualità dei prodotti. In futuro questi effetti potrebbero intensificarsi sfidando il settore agroalimentare. Nella prima parte del 2017 l’Europa ha affrontato condizioni climatiche estreme, con gravi ripercussioni sulle produzioni. Per esempio, le grandi tempeste di grandine e gelo registrate nello scorso mese di aprile hanno causato gravi danni a molte colture, in primis al vigneto europeo. Di conseguenza, nel 2017 la produzione di vino è stimata in calo del 14% rispetto al 2016, segnando un preoccupante minimo storico. Non è però solo la quantità di prodotti agricoli ad essere minacciata dal cambiamento climatico ma anche la qualità. Un esempio è dato dalle frequenti piogge che sempre quest’anno hanno colpito l’Europa settentrionale, causa questa di una
forte riduzione di contenuto proteico nel frumento. Tutto questo determina
anche un impatto negativo sulle esportazioni agroalimentari europee.

La risposta dell’UE. In che modo l’Unione Europea risponde a queste importanti questioni? La Politica Agricola Comune (PAC) è una parte della risposta. Attraverso la PAC, infatti, l’UE ha messo in campo una serie di misure che contribuiscono a combattere i cambiamenti climatici. Non solo, la PAC offre anche concreti aiuti agli agricoltori che si trovano in difficoltà finanziarie a causa del clima in cambiamento. Ad esempio, nel settembre di quest’anno la Commissione europea ha permesso a 15 Stati Membri di aumentare i pagamenti anticipati agli agricoltori colpiti da difficili condizioni climatiche. Tale incremento è stato destinato ai pagamenti diretti (dal 50 al 70%) e ad alcuni pagamenti per lo Sviluppo rurale (dal 75 all’85%). Tuttavia, aiutare i produttori ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è solo una parte dell’impegno dell’UE. Un altro aspetto chiave si chiama “mitigazione”, ovvero come aiutare gli agricoltori a contribuire agli
sforzi generali che puntano a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. L’UE sta lavorando con forza su questo fronte, rinnovando costantemente le sue politiche e assicurando importanti finanziamenti per contribuire a garantire l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e limitare le emissioni.

Una politica in continua evoluzione. La PAC, nata nel 1962, si è evoluta nel tempo. Oggi più che mai le sue azioni si concentrano sulle questioni ambientali e climatiche e i risultati sono evidenti: dal 1990, ad esempio, si è registrata una riduzione del 23% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre l’agricoltura biologica europea è cresciuta del 5,5% all’anno nell’ultimo decennio. Per raggiungere questi obiettivi l’UE ha modificato le sue strategie e di conseguenza la PAC, prevedendo tra l’altro una maggiore sostenibilità nel settore agroalimentare. Anche i pagamenti diretti agli agricoltori possono essere incrementati con somme aggiuntive in cambio delle cosiddette misure “verdi”, quali la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche in cui la terra non viene coltivata. Queste misure (a dire il vero per alcune solo in parte) hanno già evidenziato i loro vantaggi ambientali per la biodiversità, la qualità dell’acqua e del suolo, il sequestro del
carbonio e la valorizzazione dei paesaggi.

L’importanza della politica di Sviluppo rurale. Anche i Programmi di Sviluppo Rurale stanno svolgendo un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I PSR elaborati a livello di Stati Membri o di Regioni affrontano infatti obiettivi che rappresentano importanti priorità quali il ripristino, la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi legati all’agricoltura e alla silvicoltura, alla promozione dell’efficienza delle risorse e il sostegno allo spostamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Innovazione, un alleato strategico contro i cambiamenti climatici. Anche l’innovazione e la conoscenza contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo. Dai robot ai satelliti, la tecnologia e l’innovazione stanno lentamente modificando l’agricoltura. Una grande quantità di informazioni è ora accessibile a un’ampia fascia di popolazione, consentendo agli agricoltori una maggiore precisione nelle loro attività in campo, ma anche contribuendo a migliorare la qualità delle previsioni meteo, monitorare i raccolti e prevedere i rendimenti. Questa combinazione consente di rispondere, a livello locale, all’utilizzo più responsabile delle risorse ma anche, a livello europeo, alla formulazione delle politiche. Attraverso il Programma Horizon 2020, l’UE investe con forza nella ricerca e nell’innovazione: nel suo ultimo programma di lavoro, lanciato lo scorso 27 ottobre, ben 1 miliardo di euro è dedicato alla conoscenza e all’innovazione in agricoltura, nel settore alimentare e nello sviluppo rurale, principalmente nei temi della sicurezza alimentare sostenibile, della rilancio delle aree rurali, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Il cambiamento climatico, un problema globale. È dunque fondamentale che l’UE adempia ai propri impegni nella lotta al cambiamento climatico ponendo al
centro l’agricoltura. Ricordiamo che gli impegni dell’UE derivano principalmente dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi adottato dopo i negoziati sul clima del COP21 svoltosi a Parigi nel novembre 2015, impegni che mirano a mantenere l’aumento globale della temperatura al di sotto di 2°C. L’Europa ha un settore agroalimentare ricco e diversificato, che dovrebbe essere protetto, e proprio per questo la futura PAC continuerà a mettere la sostenibilità al centro delle sue priorità, fornendo gli strumenti per consentire agli
agricoltori e agli attori delle aree rurali di affrontare le molteplici sfide causate dal cambiamento climatico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europe Direct

Consiglio dei Ministri agricoli europei di novembre 2017, tra i temi trattati figurano accordi commerciali con i Paesi dell’America latina, la gestione sostenibile del suolo e l’uso sostenibile dei pesticidi

In occasione del Consiglio Agricoltura di novembre, la Commissione europea ha aggiornato i Ministri UE sullo stato di avanzamento delle questioni agricole connesse al commercio, in particolare sui negoziati con il Messico, il Mercosur e l’OMC. Inoltre, sono stati affrontati altri importanti argomenti quali la gestione sostenibile dei suoli e l’uso sostenibile dei pesticidi.

Accordi commerciali. I Ministri hanno accolto con favore i progressi compiuti dall’UE sul fronte “accordi commerciali”, ma hanno anche espresso preoccupazione per il possibile impatto che gli accordi di libero scambio nel loro complesso possono avere sui prodotti agricoli sensibili come la carne bovina, l’etanolo e lo zucchero. I Ministri dell’Agricoltura hanno incoraggiato la Commissione a coinvolgere in maniera più decisa gli Stati Membri nei negoziati in corso. Come ha ricordato Tarmo Tamm, ministro degli Affari rurali della Repubblica di Estonia, presidente di turno dell’UE: “Le trattative commerciali che l’Unione Europea ha intavolato con vari Paesi possono aiutare gli agricoltori europei a crescere a livello internazionale, ma vogliamo essere sicuri che ogni futuro accordo tenga debitamente conto delle sensibilità dei diversi settori agricoli dell’UE e soprattutto che protegga i nostri agricoltori e possa accrescere la loro competitività”.

Gestione sostenibile del suolo. La Presidenza estone ha presentato i risultati della Conferenza di Tallin dello scorso ottobre sul tema “Suolo per produzioni alimentari sostenibili e servizi ecosistemici”. Nella discussione che ne è seguita, i Ministri hanno sottolineato l’importanza per l’UE di mantenere l’attuale elevato livello qualitativo della produzione agricola, assicurando nel contempo la gestione dei terreni agricoli in modo sostenibile, nonché le strategie possibili per proteggerli. I Ministri hanno affrontato la questione specifica delle buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo e della perdita di terreni agricoli, riconoscendo che le soluzioni dipenderanno soprattutto dalle specificità nazionali, mentre lo scambio di migliori pratiche dovrebbe essere incoraggiato. In quest’ottica, risulta fondamentale il trasferimento delle conoscenze e l’innovazione, come pure sensibilizzare e creare incentivi aggiuntivi per gli agricoltori attraverso misure di sostegno. Questi aspetti dovrebbero essere presi in considerazione nella PAC post 2020.

Uso sostenibile dei pesticidi. L’Esecutivo ha informato il Consiglio sui risultati della relazione sull’uso sostenibile dei pesticidi. Nel corso del dibattito, i Ministri hanno condiviso le misure attuali e future per conseguire gli obiettivi della direttiva europea sull’uso sostenibile dei pesticidi e su come accelerare l’attuazione dei principi integrati di gestione dei parassiti. Come è stato ribadito nel corso dei lavori, l’uso sostenibile dei pesticidi è importante per tutti i cittadini europei che non vogliono solo cibo sicuro, ma anche cibo prodotto con il rispetto della salute umana e dell’ambiente. Per questo, risulta importante migliorare la situazione attuale affinché la salute di tutti sia meglio protetta in tutta l’UE. Il prossimo Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE si terrà lunedì 11 dicembre.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

Pagamenti Pac: a causa delle avversità meteo occorse nel 2017, la Commissione europea ne autorizza l’anticipo dal 16 ottobre invece che da dicembre

Le condizioni climatiche avverse registrate quest’anno in alcuni Stati UE – siccità, ondate di calore, gelate primaverili, precipitazioni esagerate – hanno influenzato pesantemente le attività agricole creando non poche difficoltà agli agricoltori. Per questo motivo, la Commissione europea ha deciso di accogliere la richiesta di dieci Paesi Ue – Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo e Finlandia – e di ammorbidire le regole della PAC, consentendo agli Stati di anticipare i sostegni agli agricoltori legati ai Pagamenti diretti e ad altri contributi in ambito dello Sviluppo rurale.

L’accordo, che copre i pagamenti che solitamente vengono assegnati al 1° dicembre e fino al 30 giugno dell’anno successivo, consente ai Governi dei Paesi colpiti dalle condizioni sfavorevoli di versare gli anticipi a partire dal 16 ottobre fino ad un massimo del 70% dell’importo totale per i Pagamenti diretti (anziché 50%) e dell’85% per i pagamenti dello Sviluppo rurale (anziché 75%).

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct Veneto