• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Aperta fino all’1 giugno 2017 la consultazione pubblica UE in tema di indicazioni nutrizionali fornite nelle etichette

Tutti i cittadini europei sono invitati a partecipare alla consultazione in tema di indicazioni nutrizionali fornite nelle etichette dei prodotti alimentari.

Aperta fino al 1 giugno. La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, aperta fino al prossimo 1° giugno, che punta a raccogliere le opinioni dei cittadini europei sulla revisione in corso del regolamento sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari e su come le sostanze vegetali utilizzate nei prodotti alimentari sono regolamentati nell’UE.

Obiettivo. In particolare, con questa iniziativa si vuole ottenere informazioni su come i cittadini/consumatori comprendano queste informazioni fornite nell’etichetta di un prodotto alimentare, come percepiscono la salubrità degli alimenti e quali siano gli elementi specifici che guidano le loro scelte alimentari.

Fonte: Europe Direct Veneto

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/3. A rischio sicurezza alimentare e lavoro.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Secondo l’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord, ndr), l’accordo commerciale UE/Canada rappresenta l’ennesimo regalo del Parlamento europeo alle multinazionali e una mazzata per il Made in Italy. Se da una parte c’è chi sostiene che “il meglio deve ancora venire”, dall’altra c’è chi avverte che questo accordo UE/Canada rappresenta un grande rischio per le nostre imprese. “Il via libera al CETA da parte del Parlamento europeo – scrive infatti in una nota l’on. Mara Bizzotto – rappresenta l’ennesima truffa che l’UE sta compiendo ai danni dell’Italia, dei nostri cittadini e delle nostre aziende. Se si pensa, ad esempio, che saranno soltanto 41 su un totale di quasi 300 i prodotti italiani di Indicazione Geografica ad essere riconosciuti in Canada, ben si capisce il disastro a cui andremo incontro con questo CETA fortemente voluto da Bruxelles, da Berlino e da uno scandaloso Governo Italiano che sta svendendo il lavoro e le eccellenze delle nostre terre”.

Tempi duri per il comparto zootecnico italiano e veronese. Denuncia invece Coldiretti Verona: “Migliaia di posti lavoro, solo in territorio scaligero, sono a rischio in virtù dell’accordo Ceta, che fa vacillare la competitività di un settore noto in tutto il mondo per qualità e sicurezza alimentare. Fonte di ulteriori preoccupazioni, poi, sono le notizie allarmistiche diffuse negli ultimi giorni, come quella sui dazi che Trump vorrebbe imporre ai prodotti italiani come ritorsione al divieto comunitario di importazione della carne Usa trattata con ormoni.L’accordo del Ceta decreta la libera entrata in Europa di generi alimentari prodotti con standard qualitativi impensabili in Italia e a Verona, visto che in Canada vengono usate 99 sostanze attive vietate nell’Ue. L’accordo ha bisogno dell’assenso di tutti gli Stati europei e quindi anche dell’Italia: non c’è molto da dire su ciò che dovrebbe fare un Paese che ha a cuore l’agricoltura di qualità e la sicurezza dei propri cittadini. Si rende quindi ancora più necessario che le etichette siano chiare sulla provenienza degli alimenti e che nei ristoranti e nelle mense i menù riportino informazioni utili per una scelta consapevole. La situazione deve essere risolta e non resteremo a guardare. Quella veronese è tra le prime province italiane per numero di allevamenti “professionali” di bovini da carne. Il forte rischio è che l’indotto che tale attività porta nella nostra provincia venga ridimensionato a causa di scelte politiche a dir poco discutibili”.

Dati sul comparto zootecnico 2016 (Fonte Coldiretti Veneto). Carne bovina nella provincia veronese. A Verona oggi il settore conta circa 800 allevamenti  (di cui oltre metà professionali) con almeno un capo per un totale di 130.000 capi allevati annualmente, la stragrande maggioranza di questi allevamenti soffre la dipendenza cronica dalla Francia per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ristalli. In termini occupazionali sono circa  1100 gli occupati nelle aziende zootecniche professionali, numero che raddoppia se si considera l’indotto sul territorio (macelli, trasporti, tecnici, mangimisti, vendita al dettaglio…) con un valore d’affari stimabile intorno ai 400 milioni di euro. Settore avicolo Gli allevamenti avicoli sono in Veneto circa 2.000 di cui piu’ di 1.000 a Verona, che risulta essere il principale distretto nazionale, con il seguente indirizzo: 57% polli da carne, 3% galline ovaiole, 35% tacchini e 5% altri volatili (faraone,anatre, quaglie ecc.); la  P.L.V. è stimata a  550.000.000,00 di Euro a livello Veneto,  Verona incide per il 46% della  P.L.V. totale per  Euro 253.000.000,00; vengono allevati a Verona annualmente circa 30.000.000 di capi. Questo settore essendo “regolato” praticamente da un regime di duopolio e da rapporti di soccida, non risente particolarmente di sussulti di mercato. Settore suinicolo. Gli allevamenti  di  suini i provincia di Verona  sono circa 150 di cui l’80% destinati all’ingrasso per un totale di 23.000 scrofe per  circa 300.000 suini prodotti annualmente. E’ indispensabile l’avvento dell’obbligo dell’indicazione della zona di provenienza della carne, sia per i tagli freschi, sia per quella  utilizzata per i prodotti trasformati dal momento che oltre il 50% dei prodotti venduti ha provenienza estera con nomi di fantasia che però evocano l’italianità. Settore cunicolo. Il Veneto detiene  oltre il 30% della produzione nazionale che si attesta sull’allevamento di circa 1.000.000 di fattrici /anno; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti e’ Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 di conigli, seguita da Padova e Verona con rispettivamente 60.000 e 55.000  fattrici con 3.000.000 di conigli ciascuna.

Fonte: Europe Direct Veneto/Coldiretti Verona

 

 

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/2. Accordo con il Canada, il via dell’Europarlamento.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

L’accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA), che punta ad aumentare il commercio e gli investimenti nelle due aree, è stato ratificato dal Parlamento europeo. Potrebbe essere applicato in via provvisoria già dal prossimo mese aprile.

L’accordo CETA eliminerà i dazi sulla maggior parte dei beni e dei servizi e prevede il mutuo riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti. Il Canada aprirà il mercato degli appalti pubblici federali e municipali alle imprese europee (per il Paese nord americano il mercato europeo è oggi già accessibile). I fornitori europei di servizi quali il trasporto marittimo, le telecomunicazioni, l’ingegneria, i servizi ambientali e la contabilità avranno accesso al mercato canadese.

Protezione dei prodotti agricoli e degli standard sociali. Durante i negoziati, l’UE ha garantito la protezione di oltre 140 Indicazioni Geografiche europee per cibo e bevande venduti sul mercato canadese. Sono state inoltre incluse clausole per uno sviluppo sostenibile, per salvaguardare gli standard ambientali e sociali e garantire che il commercio e gli investimenti le incrementino. Per fugare le preoccupazioni di quei cittadini che sostengono come l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i Governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale.

Eccezioni: servizi pubblici, audiovisivo e alcuni prodotti agricoli. L’accordo CETA non rimuoverà le barriere doganali per i servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e per alcuni prodotti agricoli, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, il pollame e le uova.

Accordo strategico di partenariato UE-Canada. A complemento del CETA, l’Europarlamento ha approvato anche un accordo strategico di partenariato UE-Canada (SPA) il cui scopo è quello di intensificare la cooperazione bilaterale per una vasta gamma di questioni non commerciali, quali la politica estera e di sicurezza, la lotta al terrorismo, la lotta alla criminalità organizzata, lo sviluppo sostenibile, la ricerca e la cultura.

Il primo ministro canadese. In occasione dell’accordo UE/Canada, il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, ha tenuto un discorso alla Plenaria di Strasburgo sottolineando che “il Canada sa che avere un’efficace voce europea sulla scena globale non è solo preferibile – ma essenziale”. “L’UE – ha detto Trudeau – rappresenta una conquista veramente notevole e un modello senza precedenti di cooperazione pacifica. Il mondo intero trae benefici da una UE forte”. “Con il CETA abbiamo costruito qualcosa di importante insieme. Soprattutto in questo momento, nel vostro continente e nel mio. Ora abbiamo bisogno di farlo funzionare, per il vostro popolo e il nostro. (…) Il meglio deve ancora venire.”

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/1. I risultati di uno studio della Commissione europea per quanto riguarda il settore agroalimentare UE.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Uno studio svolto dalla società di consulenza indipendente Copenhagen Economics per conto della Commissione europea, indica che gli accordi commerciali hanno contribuito in questi anni a promuovere le esportazioni di prodotti agricoli dell’UE offrendo, nel contempo, un sostegno all’occupazione nel settore agroalimentare e in altri comparti economici. Lo studio analizza nel dettaglio gli accordi commerciali con tre Paesi: Messico, Corea del Sud e Svizzera.

In sostanza, l’elaborato dimostra che gli accordi commerciali sottoscritti dall’UE hanno contribuito a intensificare gli scambi in entrambe le direzioni, incrementando dunque sia le esportazioni dell’UE che le importazioni di prodotti provenienti da questi tre Paesi, offrendo ai consumatori e alle imprese europee un maggiore accesso ai prodotti agroalimentari.  Lo studio  ha esaminato l’impatto sulle esportazioni di prodotti agroalimentari di tre diversi tipi di accordo commerciale: accordi più vecchi, ossia di prima generazione, come quello con il Messico; accordi di libero scambio approfonditi e completi, di nuova generazione, come quello con la Corea del Sud; accordi specifici settoriali, come quello con la Svizzera.

UE/Messico. L’accordo tra l’Unione Europea e il Messico ha comportato un aumento di 105 milioni di euro per le esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE nel 2013, tre anni dopo la soppressione di tutte le barriere commerciali che le parti si erano impegnate ad eliminare grazie all’accordo stesso. Si tratta per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Le importazioni supplementari per un valore di 316 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da prodotti di base. Lo studio identifica inoltre potenzialità per il settore agricolo dell’UE provenienti da un’ulteriore riduzione delle attuali tariffe e barriere. La questione viene ora affrontata nel quadro dei negoziati volti a modernizzare questo accordo.

UE/Messico, intesa per accelerare i negoziati commerciali. Lo scorso anno l’UE e il Messico avevano avviato dei negoziati per aggiornare l’attuale accordo di libero scambio in vigore dal 2000. Nei sedici anni dalla firma dell’accordo attuale i flussi commerciali globali sono profondamente cambiati, evidenziando la necessità di un nuovo accordo più ampio e profondo. I prossimi cicli di negoziati tra l’UE e il Messico si terranno nei giorni 3-7 aprile e 26-29 giugno nella capitale del Paese centroamericano. Obiettivo: compiere ulteriori progressi nell’ambito dei negoziati commerciali in corso per stimolare la crescita, rendere le imprese più competitive e ampliare la scelta per i consumatori, creando nel contempo nuovi posti di lavoro. “Di fronte al preoccupante aumento del protezionismo in tutto il mondoscrive in una nota la Commissione europeaé giunto il momento, in qualità di partner che condividono gli stessi principi, di difendere fianco a fianco l’idea di una cooperazione mondiale aperta. I nostri sforzi congiunti per rafforzare l’apertura al commercio da entrambe le parti sono già a buon punto; ora intendiamo accelerare il ritmo di questi colloqui così da coglierne i benefici ancora più velocemente”.

UE/Corea del Sud. Sebbene non ancora pienamente attuato, l’accordo di libero scambio UE-Corea del Sud ha dato luogo a esportazioni agroalimentari supplementari dell’UE per un valore di 439 milioni di euro nel 2015 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), soprattutto sottoforma di prodotti di base. Le importazioni supplementari per un valore di 116 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da alimenti trasformati e bevande.

UE/Svizzera. Gli accordi UE-Svizzera sul commercio di prodotti agricoli e di prodotti agricoli trasformati hanno consentito congiuntamente un aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE pari a 532 milioni di euro nel 2010, ossia tre anni dopo la loro piena attuazione. Si è trattato per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Importazioni supplementari per un valore di 1,17 milioni di euro erano costituite per la maggior parte da prodotti di base.

L’importanza di aggiornare periodicamente. Lo studio sottolinea l’importanza di seguire da vicino i negoziati commerciali dei principali concorrenti dell’UE per garantire che quest’ultima non resti indietro relativamente alle condizioni di accesso a mercati importanti per i prodotti agroalimentari. L’elaborato indica inoltre che, più recentemente, accordi più ambiziosi come quello con la Corea, entrato in vigore nel 2011, hanno un impatto positivo maggiore rispetto a quelli più vecchi e meno completi, come l’accordo UE-Messico del 2000. È questo un segnale del miglioramento della qualità ed efficacia degli accordi commerciali dell’UE in termini di eliminazione degli ostacoli nonché del successo del settore nel migliorare la competitività.

Promozione. Lo studio sottolinea infine l’importanza delle campagne di promozione e di informazione dell’UE per agevolare l’accesso degli esportatori europei a nuovi mercati e lo sviluppo delle loro attività sui mercati esistenti. La Commissione ha aumentato considerevolmente il bilancio destinato alla promozione e il Commissario Hogan ha già effettuato visite in sei Paesi (Colombia, Messico, Cina, Giappone, Vietnam e Indonesia) per promuovere i prodotti agroalimentari dell’UE e offrire alle imprese e alle organizzazioni europee la possibilità di trovare nuove opportunità commerciali. La prossima visita di questo tipo avrà luogo a maggio in Canada, che ha appena concluso un accordo di libero scambio con l’UE.

Esportazioni agroalimentari UE a livelli record nel 2016. I tre accordi commerciali sopra accennati hanno contribuito a far registrare un anno record per le esportazioni agroalimentari dell’UE nel 2016, con un volume totale di 130,7 miliardi di euro, ovvero 1,7 miliardi di euro in più rispetto al 2015. Gli aumenti maggiori sono stati registrati nelle esportazioni annuali verso gli Stati Uniti (+1,26 miliardi di euro) e verso la Cina (+1,06 miliardi di euro). Nello stesso periodo, il valore delle importazioni agroalimentari dell’UE è diminuito dell’1,5%, attestandosi a 112 miliardi di euro. Il settore agroalimentare ha rappresentato il 7,5% delle esportazioni totali di merci dell’UE nel 2016; il 6,6% di tutte le merci importate era costituito da prodotti agroalimentari. Con un’eccedenza di 18,8 miliardi di euro, il settore agroalimentare rappresenta quasi la metà dell’eccedenza complessiva dell’UE nel settore degli scambicommerciali, che nel 2016 è ammontata a 39,3 miliardi di euro.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Tutti i numeri dell’apicoltura europea

miele-sfusoIl settore dell’apicoltura UE ha dimensioni ridotte rispetto ad altri comparti agricoli, ma è importante per il ruolo che svolge. La Commissione europea ha pubblicato un rapporto sull’attuazione dei programmi di apicoltura nazionali che beneficiano di 33 milioni di euro ogni anno dal bilancio dell’UE.

Circa 16 milioni di alveari. L’elaborato mostra che nel periodo 2013/2015 il numero di alveari presenti negli Stati Membri è salito a 15,7 milioni di unità, segnando un +12% rispetto al periodo 2011-2013. E’ invece calato del 4% il numero degli apicoltori che da sempre devono affrontare grandi sfide per preservare la loro produzione.  L’aumento dei costi, la forte concorrenza delle importazioni di miele a basso costo dai Paesi terzi, la perdita di colonie di api, le malattie, gli aggressori degli alveari nonché il degrado dell’ambiente di foraggiamento stanno esercitando una forte pressione sul
settore.

Programmi nazioni apicoli cofinanziati al 50% dall’Unione europea. L’UE sostiene direttamente il settore dell’apicoltura dal 1997 e, nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), sono disponibili diversi strumenti dedicati, anche per  attenuare gli effetti negativi che alcune attività agricole potrebbero avere sugli impollinatori gestiti. L’UE consente agli Stati Membri di redigere programmi nazionali apicoli, cofinanziati al 50% dall’UE, il cui obiettivo è quello di migliorare le condizioni generali della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura. E’ in questo contesto che la Commissione redige ogni tre anni una relazione sull’attuazione delle misure inerenti il settore dell’apicoltura europea la cui ultima stesura è di dicembre 2016.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa di Veneto Agricoltura

 

Biodiversità, la Corte dei conti europea individua le criticità del progetto Natura 2000

biodiversità argavLa perdita di biodiversità è una delle principali sfide ambientali che l’UE è chiamata ad affrontare. La rete Natura 2000 è stata istituita ai sensi delle direttive Habitat ed Uccelli quale elemento chiave della strategia dell’UE fino al 2020 per arrestare la perdita di biodiversità e migliorare lo stato degli habitat e delle specie.

Cosa prevedono le direttive. Instaurano un quadro comune per la tutela della natura in tutti gli Stati membri. La rete Natura2000 conta oltre 27.000 siti in tutta Europa a protezione di diversi habitat e specie e si estende su oltre il 18% della superficie terrestre dell’UE e su circa il 6% di quella marina. Le attività socio-economiche non sono proibite nei siti, ma gli Stati membri devono far sì che questi non si deteriorino e adottare le misure di conservazione necessarie a mantenere o ripristinare uno status di conservazione soddisfacente per le specie e gli habitat protetti.

Visitati 24 siti. Ebbene, pur riconoscendo l’importanza del ruolo che Natura 2000 svolge ai fini della tutela della biodiversità, la Corte dei conti europea ha rilevato debolezze nella gestione e una carenza di informazioni attendibili sui costi e sulle risorse. Ed i finanziamenti non sono stati sufficientemente calibrati in base alle necessità dei siti ambientali. Gli auditor hanno visitato 24 siti Natura 2000 in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania, coprendo la maggior parte delle regioni biogeografiche europee, e consultato vari gruppi di portatori di interesse. “La creazione della rete Natura 2000 è stato un processo lungo, ora per lo più completato. Per tutelare adeguatamente la biodiversità nei siti, gli Stati membri devono ancora introdurre idonee misure di conservazione, opportunamente finanziate e corredate di una serie completa di indicatori per misurare i risultati conseguiti” ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

I punti di debolezza/1. Secondo la Corte, gli Stati membri non stanno gestendo la rete Natura 2000 in maniera soddisfacente. Il coordinamento tra autorità competenti, portatori di interesse e Stati membri limitrofi non è sufficientemente sviluppato. Troppo spesso le necessarie misure di conservazione hanno subito ritardi o sono state definite in modo inadeguato. Gli Stati membri visitati non avevano adeguatamente valutato i progetti che producevano un impatto sui siti Natura 2000. Benché la Commissione abbia esercitato una sorveglianza attiva sugli Stati membri, avrebbe potuto migliorare la comunicazione dei propri orientamenti. La Commissione ha trattato un numero ingente di denunce, in genere trovando una soluzione con gli Stati membri o avviando procedure d’infrazione, ove necessario.

I punti di debolezza/2. Secondo la Corte, i fondi UE non sono stati non sono stati utilizzati in modo soddisfacente per sostenere la gestione della rete. L’approccio adottato prevedeva che gli Stati membri si servissero dei fondi UE esistenti per integrare quelli nazionali; gli auditor hanno riscontrato la carenza di informazioni attendibili sui costi della rete e sui finanziamenti ad essa necessari. Non era noto con precisione quali fossero i fondi effettivamente erogati dall’UE fino al 2013 e quali fossero gli stanziamenti programmati per il periodo 2014‑2020. A livello dei siti, i piani di gestione raramente fornivano valutazioni esaustive dei costi. I documenti di programmazione per il periodo 2014‑2020 non indicavano con esattezza il fabbisogno di finanziamenti e la Commissione non ha affrontato tali lacune in un modo strutturato. I regimi di finanziamento dell’UE non erano sufficientemente calibrati in base agli obiettivi dei siti.

I punti di debolezza/3. I sistemi di monitoraggio e rendicontazione erano inadeguati: mancava un sistema specifico di indicatori di performance relativo all’impiego dei fondi UE. Gli indicatori a livello di programma di finanziamento si riferivano a obiettivi generali in materia di biodiversità piuttosto che ai risultati di conservazione della rete Natura 2000. I piani per il monitoraggio dei siti spesso non erano inclusi nei documenti di gestione del sito. Le informazioni di base sulle caratteristiche dei siti non erano generalmente aggiornate in base gli esiti delle attività di monitoraggio. I dati trasmessi dagli Stati membri troppo spesso erano incompleti e difficilmente confrontabili. La Corte ha formulato una serie di raccomandazioni per aiutare la Commissione e gli Stati membri a dare piena attuazione delle direttive sulla tutela della natura, chiarire il quadro finanziario e contabile di Natura 2000, nonché misurare meglio i risultati conseguiti da questa rete.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

 

 

Prezzi materie prime alimentari, in calo anche nel 2016

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNell’anno appena concluso, i prezzi delle principali materie prime alimentari sono calati per il quinto anno consecutivo, registrando una media di 161,6 punti per l’intero anno, circa l’1,5 in meno rispetto ai livelli del 2015.

In generale. I raccolti abbondanti e le buone prospettive per i cereali di base compensano la pressione al rialzo di materie prime tropicali come lo zucchero e l’olio di palma, dove la produzione ha subito l’impatto di El Niño. Nel mese di dicembre, l’indice FAO ha registrato una media di quasi 172 punti, valore invariato rispetto al mese di novembre. Ricordiamo che l’indice dei prezzi alimentari della FAO è un indice ponderato su base commerciale che misura i prezzi di cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali: cereali, oli vegetali, prodotti lattiero-caseari, carne e zucchero.

Cereali, zucchero e oli vegetali. Il 2016 è stato caratterizzato da un costante declino dei prezzi dei cereali, che dal 2015 sono scesi del 9,6% e sono diminuiti del 39% rispetto al picco raggiunto nel 2011. Allo stesso tempo, i prezzi degli oli vegetali sono aumentati rispettivamente dell’11,4%. L’Indice FAO dei prezzi dei cereali, sostanzialmente stabile da settembre, nel mese di dicembre è aumentato solo dello 0,5%, confermate le quotazioni del riso e del mais mentre stime di produzione più ampie del previsto in Australia, in Canada e nella Federazione Russa hanno portato ad un calo dei prezzi del grano. L’Indice del prezzo degli oli vegetali è salito del 4,2% dal mese di novembre, fissando il tetto del guadagno annuale a due cifre e raggiungendo il suo livello più alto dal luglio 2014. Sono salite le quotazioni sia dell’olio di palma che di quello di soia, il primo a causa di livelli d’inventario globale bassi e forniture ridotte, il secondo sulla prospettiva di un crescente utilizzo nei settori biodiesel in Nord e Sud America.

Lattiero-caseari. Anche l’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è aumentato del 3,3%, principalmente a causa dei prezzi più elevati del burro, del formaggio e del latte intero in polvere e una produzione contenuta nell’Unione Europea e in Oceania.

Zucchero. L’Indice FAO del prezzo dello zucchero, mentre è stato alto per quasi un terzo nel corso dell’anno, è sceso dell’8,6% nell’ultimo mese del 2016. Il forte calo è stato principalmente guidato da un indebolimento costante del Real brasiliano nei confronti del Dollaro, insieme ad un aumento del 18% sulle previsioni della produzione nel Centro Sud, principale regione di coltivazione della canna da zucchero del Brasile.

Carne. L’Indice dei prezzi della carne è sceso dell’1,1% dal rivisto livello di novembre. Il suo valore medio nel 2016 è stato del 7% inferiore rispetto a quello del 2015, principalmente a causa della caduta dei prezzi internazionali delle carni bovine e del pollame.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa Veneto Agricoltura