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8 ottobre 2018, inizia nel Triveneto la campagna olivicola, in Veneto stimata una produzione in crescita del 40 per cento

Con oggi, lunedì 8 ottobre, nel Triveneto apriranno i frantoi e la campagna olivicola si presenta buona con una stima di produzione in Veneto di un + 40% di olive presenti sulle piante, superando così le 22.000 tonnellate, pur con leggere percentuali diverse in alcuni areali.

Dalle prime analisi e prove, la componente di acido oleico e di polifenoli sembra ottima, anche grazie ai forti sbalzi di temperatura di questi ultimi dieci giorni, con minime notturne anche di 5°C e massime giornaliere che superavano i 26°C. È quanto afferma Coldiretti Verona nel commentare le previsioni divulgate dall’Ismea per l’Italia alla giornata nazionale dell’extravergine italiano al “villaggio contadino” al Circo Massimo a Roma, che ha dato inizio alla spremitura delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

L’annata 2018. «Nel territorio veronese e veneto – evidenzia Daniele Salvagno presidente regionale e provinciale di Coldiretti –  l’annata si prospetta buona e decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno a causa del clima sfavorevole, anche secondo le previsioni di Aipo Verona, Associazione Interregionale Produttori Olivicoli. Ci attendono così oli extra vergini d’oliva dai grandi profumi di erba appena falciata, di mandorla fresca, di agrumati e abbondi e armonici amari e piccati, insomma “grandi oli”».

La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari e concentra circa il 70% delle superfici regionali, così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari) fanno segnare dei leggeri incrementi.

A livello nazionale e mondiale si registra un calo di produzione di olio rispettivamente del 38% che scende a 265 milioni di chili e dell’8% per una previsione di poco più di 3 miliardi di chili. E’ necessario recuperare il deficit italiano con il piano che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari, anche con l’incremento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia e che  può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

Etichettatura nutrizionale. «Una necessità per rispondere alla crescita record dei consumi mondiali di olio d’oliva nel mondo che in una sola generazione hanno fatto un balzo di quasi il 49% negli ultimi 25 anni cambiando la dieta dei cittadini in molti Paesi, sulla scia del successo della Dieta Mediterranea dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco», ha affermato Salvagno nel sottolineare che «a preoccupare sono ora i sistemi di etichettatura nutrizionale a semaforo come quella adottata in Gran Bretagna che promuove con il semaforo verde cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e boccia con il rosso elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva».

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

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2018, annata in rimonta per le olive padovane e veronesi. Perdite ancora importanti, invece, per le province di Treviso e Vicenza

Si prospetta un’annata di riscossa per le olive padovane e veronesi, dopo un 2017 che ha segnato grandi perdite di prodotto a causa delle gelate e della siccità straordinaria. Le piante nel Veronese, nel Basso Padovano e sui colli Euganei, quest’anno, sono invece cariche di prodotto e si prevede una raccolta anticipata grazie al meteo favorevole.

Episodi di cascola da indagare. “Contiamo di recuperare nelle zone del Veronese e del Padovano quello che si è perso lo scorso anno, quando il fenomeno dei disseccamenti delle infiorescenze e di cascola delle olive appena allegate causò la perdita di quasi tutte le olive nell’areale padovano e del Grappa – spiega Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto -. Il clima è stato favorevole, a parte qualche grandinata che ha causato danni a macchia di leopardo. C’è stata anche molta umidità tra giugno e luglio che ha inciso sulla presenza della mosca dell’olivo, ma i bollettini puntuali diramati dall’Aipo, l’associazione interregionale dei produttori olivicoli, ha consentito di difendersi tempestivamente dagli attacchi. Sarebbe stata un’annata eccellente, se non fosse per elementi di criticità legati a fitopatie non bene identificate, che hanno causato episodi di cascola pari a un 15-20% nel Veronese e nel Padovano, ma fino al 40% nel Vicentino e nel Trevigiano. Su questi microorganismi patogeni chiediamo una risposta più rapida da parte degli enti, dall’Università di Padova alla Regione”.

La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari e concentra circa il 70% delle superfici regionali, così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari), fanno segnare dei leggeri incrementi: + 3,3% la Marca, + 1,2% la città del Santo. Secondo le stime di Aipo, quest’anno la raccolta regionale arriverà a 160.000 quintali di olive, quasi il 35% in più rispetto all’anno scorso.

Calo ancora più drastico nel resto d’Italia. Spiega il direttore di Aipo, Enzo Gambin: “Nonostante gli attacchi funginei, nel Nordest è andata molto meglio rispetto al resto d’Italia, dove la resa quantitativa è scarsa a causa delle basse temperature primaverili e delle patologie. Da sottolineare che gli olivicoltori del Nordest sono cresciuti molto nell’attenzione e nella cura delle piante, riducendo il rischio di attacchi anche della mosca, che diventa insidiosa con l’aumento dell’umidità. Infine, va rimarcato l’importante ruolo che sta rivestendo la sinergia tra olivicoltura e turismo, che stimola i turisti a visitare le colline e ad acquistare i nostri oli Dop”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Allarme in Veneto per gli uliveti, attaccati da funghi patogeni. Nel Padovano, colpito il 30 per cento circa delle piante.

Le ondate di freddo tra febbraio e marzo scorso hanno lasciato il segno sugli uliveti: pare sia questa infatti la principale causa di un fenomeno che sta preoccupando gli olivicoltori veneti, a partire da quelli dei Colli Euganei, nel Padovano. “Due funghi stanno attaccando migliaia di ulivi in maniera particolarmente aggressiva, provocando il disseccamento della pianta fino alla morte per apoplessia, causata dalla chiusura totale dei vasi linfatici, come fosse un infarto”, spiegano i tecnici di Coldiretti Padova, dopo aver eseguito un sopralluogo in alcune aziende olivicole dei Colli Euganei nelle quali si è notata questa nuova emergenza fitopatologica.

Alla ricerca di una cura efficace. “Il freddo della fine dell’inverno – prosegue Paolo Minella, responsabile ambiente di Coldiretti Padova – ha provocato delle micro ferite sui rami di ulivo, nelle quali sono entrati dei patogeni fungini particolarmente aggressivi, della famiglia delle tracheomicosi. Questi funghi hanno interessato i vasi linfatici delle piante, prima in forma lieve e poi con il passare del tempo sempre più accentuata, provocando disseccamenti diffusi, fino ad arrivare alla morte di numerosi olivi”. Per studiare il fenomeno sono stati coinvolti il servizio fitosanitario regionale e istituti universitari. Dalle analisi chimiche effettuate, ad oggi ancora in fase di approfondimento, sono stati individuati in particolare due patogeni fungini, “phytophthora” e “phoma”. Ora la speranza è quella di arrivare al più presto a formulare una cura efficace, che potrebbe essere attuata con prodotti fitosanitari sistemici a base di triazoli, un po’ come i nostri antibiotici.

Colpito nella regione il 40 per cento delle piante coltivate. In Veneto su circa 5.000 ettari coltivati ad oggi si stima che questo “attacco” abbia raggiunto il 40% delle piante coltivate. Nei Colli Euganei Coldiretti Padova sta monitorando la situazione ipotizzando un coinvolgimento di circa il 20/30% delle piante. Nel Veronese, sul Lago di Garda in particolare, la percentuale si abbassa al 20% mentre nelle colline trevigiane e nell’area di Valdobbiadene si raggiungono punte di attacco più gravi che arrivano a interessare anche il 70/80% delle piante. La preoccupazione è altissima fra gli olivicoltori, ricorda Coldiretti Padova, reduci dalla predicente annata in forte flessione e ora alle prese con questo nuovo allarme che rischia di avere delle ripercussioni sulla produzione dell’olio extravergine dei Colli Euganei, sempre più richiesto e ricercato per le sue pregiate caratteristiche organolettiche.

La provincia di Padova conta oltre 450 ettari di ulivi e 80 mila piante circa, coltivate sui Colli Euganei. La produzione lo scorso anno è stata di circa 12-15 mila quintali di olive da cui si sono ricavati intorno ai 2 mila quintali d’olio. Olio di alta qualità, in ogni caso, perché le olive erano perfettamente sane. In provincia di Padova gli olivicoltori, per professione o per hobby, sono circa 900. Ovviamente sono determinanti per la resa finale la tecnica di coltivazione, di raccolta e di spremitura.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Olio extra vergine d’oliva, come per l’uva, annata 2017 in forte calo ma qualità buona

foto Coldiretti Padova

In occasione della raccolta delle olive effettuata nei giorni scorsi nei colli Euganei, nel Padovano, anche al chiaro di luna, (azienda Evo del Borgo ad Arquà Petrarca), Aipo Veneto, l’associazione che rappresenta i produttori olivicoli, ha fatto il punto con Coldiretti Padova sull’annata 2017.

In Veneto, la metà della produzione di olio d’oliva del Nord Italia. “La nostra regione è all’avanguardia e copre circa la metà della produzione di olio d’oliva del Nord Italia con 120 mila quintali di olive e oltre 13 mila quintali di olio. La produzione quest’anno sarà in calo, con flessioni anche significative a seconda delle zone, in media intorno al 40 per cento. Va detto, però, che lo scorso anno avevamo raccolto una quantità ben sopra la media. La qualità comunque, promette molto bene perché le olive sono sane. Certo, conta molto anche la tecnica di spremitura e l’attenzione delle risorse singoli produttori”, ha spiegato Enzo Garbin, direttore di Aipo Veneto.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Olio di oliva, Italia al secondo posto per l’export (ma produzione nazionale insufficiente), al primo per il prezzo medio di esportazione

Nel 2016, il valore degli scambi internazionali di olio d’oliva si è attestato intorno ai 6,9 miliardi di dollari, 400 milioni di dollari meno dell’anno precedente ma comunque in crescita del 41%, confrontando il 2009 con la media dell’ultimo triennio.

Le quote di mercato. L’Italia si conferma il secondo paese esportatore di olio d’oliva dopo la Spagna, precedendo con ampio margine gli altri principali esportatori, Grecia, Portogallo e Tunisia. Confrontando il 2009 con la media del triennio 2014-2016, l’Italia ha perduto circa il 12% della propria quota di mercato; la Tunisia ha perduto il 7%; tutti gli altri concorrenti hanno invece incrementato la quota di mercato per valori compresi fra il 4% e il 9%, tranne il Portogallo che ha segnato un forte avanzamento (+78%). Complessivamente la quota di mercato dei principali paesi esportatori è cresciuta di circa il 4%.

Le quantità esportate. Per quantità esportate, nel 2016, la Spagna precede l’Italia di oltre due volte e mezzo (9,2 contro 3,5 milioni di quintali). Confrontando il 2009 con la media del triennio 2014-2016, l’incremento della
Spagna (+41%) è pressoché doppio di quello dell’Italia (+21%). Anche per questo indicatore, il Portogallo segna il valore più alto con +208%. L’Italia, per far fronte ai consumi interni e all’esportazione, ha importato, nel triennio 2014-2016, olio
d’oliva in quantità comprese fra 3,2 e 3,8 milioni di quintali. Nel 2014 e nel 2016
l’esportazione è stata superiore alla produzione nazionale.

Il valore dell’esportazione. Il valore complessivo dell’esportazione di olio d’oliva spagnolo è, nel 2016, circa doppio di quello italiano. E la Spagna, confrontando il 2009 con la media del triennio 2014-2016, ha registrato un incremento del 55% contro il 25% dell’Italia. Dunque il valore delle esportazioni spagnole è cresciuto di circa 14 punti percentuali più della quantità (55,5% contro 41,4%), mentre questa differenza per l’Italia è di 4,5 punti percentuali (25,1% contro 20,6%). Ciò significa che, nell’intervallo temporale considerato, il prezzo medio all’esportazione dell’olio spagnolo è aumentato più di quello dell’olio italiano.

I prezzi di esportazione. Il prezzo medio all’esportazione dell’olio d’oliva italiano è superiore, negli anni considerati, a quello di tutti i concorrenti. Dietro l’Italia si posizionano, nell’ordine, Grecia, Portogallo, Spagna e Tunisia. Ma confrontando il 2009 con la media del triennio 2014-2016 vediamo che il prezzo italiano è cresciuto meno (+4%) di quello di Grecia e Tunisia (+18%) e dalla Spagna (+10%). Solo il Portogallo segna un andamento del prezzo negativo (-8%).

Conclusioni. Nell’ultimo triennio, rispetto al 2009, gli scambi internazionali di olio d’oliva sono cresciuti del 41% attestandosi intorno ai 7 miliardi di dollari. Nel 2016 i principali paesi esportatori (Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Tunisia) hanno rappresentato una quota di mercato del 96%. L’Italia è il secondo paese esportatore di olio d’oliva dopo la Spagna e il primo per prezzo medio all’esportazione. Tuttavia la nostra esportazione è sostenuta in misura notevole dall’importazione essendo la produzione nazionale insufficiente a soddisfare il consumo interno e la stessa esportazione. Nel 2014 e nel 2016 la produzione nazionale è stata inferiore all’esportazione. Nel triennio 2014-2016 la quota media di mercato dell’Italia si è attestata intorno al 24% mentre quella della Spagna ha raggiunto il 47%. Confrontando il prezzo medio all’esportazione dell’ultimo triennio con quello del 2009, si evidenzia per il nostro Paese un incremento sensibilmente inferiore a quello dei concorrenti, con l’esclusione del Portogallo. Nel 2016 il prezzo all’esportazione dell’olio d’oliva italiano è stato superiore del 26% al prezzo medio all’esportazione dei paesi concorrenti.

Fonte: Centro studi Confagricoltura

 

 

 

 

Olio di oliva, crolla la produzione nazionale (ma cresce in Veneto) e volano i prezzi

olioE’ carestia a livello mondiale di olio d’oliva, lo comunica Coldiretti che segnala anche un crollo della produzione nazionale del 38%.  Il Veneto però tiene duro, con una realtà di nicchia pari a 1.761 tonnellate  nel 2015 e una previsione di incremento del 30%.

Mobilitazione nazionale. “Merito dell’alta professionalità degli olivicoltori del territorio regionale – spiega Enzo Gambin, direttore Aipo, la più importante  associazione del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, a cui aderiscono circa 5000 imprese olivicole singole, cooperative e consorzi di produzione, lavorazione e trasformazione delle olive. “Gli agricoltori – continua Gambin – non si sono fatti scoraggiare dalle avversità atmosferiche e dagli attacchi funginei alle piante dimostrando capacità imprenditoriali di alto livello e rispondendo con corrette strategie di difesa puntando ovviamente tutto sull’alta qualità”. I dati del settore sono stati rivelati da Coldiretti sulla base di studi Ismea/Unaprol in occasione della Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Mandela Forum di Firenze in Toscana dove diecimila agricoltori con i trattori si sono mobilitati per difendere il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

Spagna leader mondiale. Minacciato dalla concorrenza sleale, dalle speculazioni e dalla mancanza di trasparenza in etichetta, con truffe ed inganni l’olio d’oliva italiano rispecchia un andamento che si riflette sulla produzione a livello globale dove si prevede una storica diminuzione dei raccolti per effetto di difficoltà segnalate anche in Grecia con circa 240 milioni di chili (-20%) ed in Tunisia dove non si supereranno i 110 milioni di chili (-21%) mentre in Spagna, che si conferma leader mondiale, si stimano circa 1400 milioni di chili, in linea con l’anno scorso. In controtendenza la Turchia che aumenta la produzione del 33% per un totale di 190 milioni di chili. Il risultato è una previsione di produzione totale a 2,785 miliardi di chili in calo del 9%, con conseguenti tensioni sui prezzi che si prevedono in forte rialzo per effetto della corsa all’acquisto dell’olio nuovo. I cambiamenti si faranno sentire sul carrello della spesa soprattutto in Italia dove i consumi di olio di oliva a persona sono attorno ai 9,2 chili all’anno, dietro la Spagna con 10,4 chili e la Grecia che con 16,3 chili domina la classifica.

I prezzi alla borsa merci di Bari, che è la più rappresentativa a livello nazionale, sono in significativo aumento, con un balzo nell’ultima settimana del 14% per l’extravergine rispetto all’inizio dell’anno. Le previsioni Ismea/Unaprol che classificano l’Italia come secondo produttore mondiale nel 2016/17, indicano che la Puglia si conferma essere la principale regione di produzione nonostante il calo, mentre al secondo posto si trova la Calabria con una riduzione della produzione inferiore alla media nazionale e sul gradino piu’ basso del podio si trova la Sicilia dove il taglio dovrebbe essere più marcato a causa  delle condizioni meteorologiche primaverili che hanno causato perdite in fioritura. Complessivamente, nel Mezzogiorno si stima un calo produttivo del 39%, al nord di appena il 10% mentre al centro del 29%, con la Toscana in linea con questa riduzione.

In Italia, il più vasto patrimonio di varietà d’ulivo. “Con l’approvazione dei piano olivicolo nazionale si è aperto un percorso di crescita del vero “made in Italy” sul quale fare leva per incrementare la produzione nazionale, sostenere attività di ricerca, stimolare il recupero varietale e la distintività a sostegno della competitività del settore”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’Italia puo’ contare su oltre 250 milioni di piante di ulivo su oltre un milione di ettari di terreno coltivato con il maggior numero di oli extravergine a denominazione (44) in Europa e sul più vasto patrimonio di varietà d’ulivo del mondo (395) che garantiscono un fatturato al consumo stimato in 3,2 miliardi di euro nel 2015”.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

L’olio “novello” non esiste, dicitura sul collarino passibile di sanzione

olioSu alcune bottiglie e sul collarino dell’olio extra vergine di oliva della nuova campagna olearia possiamo trovare la dicitura “novello”. Tale dicitura non è però prevista da alcuna normativa e può anche indurre in errore.

Produzione uguale al restante extra vergine. Al contrario del vino novello, prodotto con procedure diverse da quello del vino comune, l’olio dichiarato novello è infatti prodotto allo stesso modo del restante extra vergine. La dicitura “novello” è quindi passibile di sanzione, ai sensi dell’articolo 7 del regolamento comunitario 1169/2011 sull’etichettatura dei prodotti alimentari.

Olio nuovo torbido, da consumare entro qualche settimana. Se l’olio novello non esiste, l’olio nuovo, ovvero della campagna olearia avviata da qualche settimana in tutta Italia, non solo esiste ma è particolarmente apprezzato e ricercato. L’intenso fruttato, l’amaro e il piccante sono caratteristiche tipiche dell’olio appena estratto e la bruschetta con l’olio nuovo è una tradizione dell’autunno. Spesso l’extra vergine venduto in queste prime settimane di campagna olearia non è filtrato né decantato e si presenta particolarmente torbido. Man mano che passano le settimane, però, le sostanze in sospensione, che conferiscono torbidezza, si vanno a depositare nella bottiglia e possono fermentare, dando luogo a difetti organolettici. Non è quindi consigliabile conservare l’olio nuovo torbido per più di qualche settimana. Come dimostrato da molte ricerche, tra le ultime quelle del Laboratorio Chimico di PromoFirenze, la degradazione nel tempo è più marcata per l’olio non filtrato che, al termine del periodo di conservazione, risulta più impoverito nelle componenti nutrizionali caratteristiche dell’extra vergine, come i polifenoli.

Fonte: Servizio Stampa Veronafiere/Solagrifood