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All’Esao Awards 2021/22, indetto dalla Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna, trionfano gli oli d’oliva extravergine italiani 

olio

La Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna, con sede a Madrid, ha annunciato i risultati della sesta edizione dell’ESAO Awards 2021 – 2022, premio da loro organizzato con l’obiettivo di cercare e riconoscere i migliori EVOO internazionali. Al concorso, suddiviso in sei categorie, hanno partecipato più di 190 oli provenienti da sette diversi Paesi, tra cooperative e produttori e imbottigliatori. Ebbene, sul podio, sono saliti due oli extravergine d’oliva italiani, il San Giuliano Cuor d’Olivo Fruttato (varietà bosana e coratina), dell’azienda Domenico Manca Spa – Oleificio San Giuliano, che è stato riconosciuto come il miglior Olio Extravergine di Oliva del premio e, nella categoria Best International EVOO ,si è aggiudicata il secondo posto l’azienda agricola Andrea Piero Brunotti con l‘extravergine Brunotti Biologico l’Olivaggio olio d’oliva. Il terzo posto è andato allo spagnolo EVOO “La Quinta Esencia” (varietà picual).

I vincitori della categoria “Best EVOO from Italy”.  Il San Giuliano Cuor d’Olivo Fruttato di Domenico Manca S.P.A – Oleificio San Giuliano è un olio extravergine di oliva a base delle varietà bosana e coratina, prodotto ad Alghero (Sassari), i suoi profumi ricordano gli agrumi, le erbe aromatiche e le foglie di olivo. L’azienda, fondata più di 100 anni fa, ha un uliveto di 167.495 piante di ulivo e una lunga storia alle spalle. Brunotti Biologico l’Olivaggio dell’azienda agricola Andrea Piero Brunotti ha un fruttato medio ed è di produzione biologica. Nata alla fine del 18° secolo, si trova a Canino, in provincia di Viterbo. Gran Riserva dell’Accademia Olearia Srl: questa produzione, dai profumi che ricordano la mela e il pomodoro, è originaria di Alghero (Sassari) ed è realizzata con olive raccolte con metodi semimeccanici. Completano la categoria come finalisti i DOP Sardegna di Accademia Olearia SRL e San Giuliano Monocultivar Bosana di Domenico Manca S.P.A – Oleificio San Giuliano.

A proposito di ESAO. La Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna è una scuola pionieristica nella formazione online sull’olio d’oliva ed è stata la prima scuola spagnola specializzata nel settore olivicolo. “Gli ESAO Awards hanno visto la partecipazione di oli principalmente dalla Spagna, ma anche da altri paesi produttori come Italia, Portogallo, Grecia, Turchia o Marocco”, affermano dall’organizzazione.” Gli EVOO italiani presentati a questa edizione degli ESAO Awards stanno sviluppando un lavoro straordinario, scommettendo sull’alta qualità. Faccio loro le mie più sincere congratulazioni”, afferma Susana Romera, direttore tecnico dell’ESAO e responsabile degli ESAO Awards. “La presenza degli EVOO italiani agli ESAO Awards è davvero notevole. Vogliamo congratularci con gli oli che fanno parte del podio italiano per la loro produzione di altissima qualità”, aggiungono dalla Scuola.  La Scuola ha fatto coincidere la delibera dei Premi con il lancio della Guida ESAO, dove i vincitori e i finalisti compariranno non solo degli ESAO Awards, ma anche dei premi Mario Solinas dell’International Olive Council e del Food Premi della Spagna del Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione. Come novità, quest’anno la guida si presenta in formato online e ad accesso libero. Include filtri per la ricerca in base alle varietà, ai premi ottenuti, ai certificati e altro. Vedi guida: info.esao.es/guia

Fonte: Servizio stampa Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna

 

 

2021, produzione quasi azzerata per l’olio extravergine d’oliva del Veneto

olio

Si profila un’annata fortemente negativa per l’olio di oliva extravergine del Veneto, che andrà a uguagliare il disastroso 2019 che segnò una perdita di prodotto di oltre il 90 per cento. Anche quest’anno le condizioni atmosferiche avverse hanno causato gravi danni alla produzione di olio nell’area del Veneto e della Lombardia, tanto che ci saranno produttori che non tireranno fuori le reti per la raccolta.

Cambiamenti climatici. “L’annata olearia 2021-2022 si profila con una produzione sostanzialmente azzerata – sottolinea Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto. Le gelate dei primi giorni di aprile hanno provocato una fioritura ritardata, slittata al mese di giugno che è stato estremamente caldo e secco. A questo si sono aggiunte le grandinate estive, che hanno ulteriormente compromesso la produzione. I produttori delle zone interessate auspicano un intervento delle Regioni a tutela di una produzione che, specialmente in questi ultimi anni, a fronte di una qualità molto alta raggiunta dall’olivicoltura veneta, subisce ingenti danni”. Alessandra di Canossa, presidente di settore di Verona, provincia in cui si concentra la maggior parte degli oliveti (3.565 ettari su 5.142), indica come i cambiamenti climatici siano alla radice dell’infausto andamento. “È la seconda volta in tre anni che incassiamo un mancato raccolto – dice -, che non trova motivazione nella fisiologica alternanza di produzione che caratterizza l’olivo. I mutamenti del clima, che stanno pesantemente condizionando l’agricoltura, sono senz’altro tra i responsabili di queste annate disastrose, cui concorrono le nuove fitopatie dell’olivo, in larga parte causate da insetti come la cimice asiatica”.

Dopo un 2018 eccellente, coronato da un’abbondante produzione (220.000 quintali di olive in Veneto), nel 2019 le piante furono colpite dalle gelate nel pieno della fioritura e subirono altri danni a causa della mosca olearia e della cimice asiatica, con produzione quasi azzerata. L’anno scorso l’annata è stata buona, con raccolto quasi ai livelli del 2018 e rese produttive aumentate del 555 per cento rispetto all’anno precedente. In Veneto il 70% degli investimenti rimane localizzato a Verona, seguita da Vicenza, Treviso e Padova.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

De Castro: «La Pac conferma i 34 milioni per le associazioni olivicole italiane»

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Paolo De Castro

«La Pac, seconda voce di spesa dopo il Recovery Plan nel bilancio europeo, ha subito una riduzione complessiva dei fondi disponibili, ma siamo riusciti a confermare i 34 milioni di euro destinati alle associazioni italiane dell’olio di oliva». Questa la dichiarazione di Paolo De Castro, eurodeputato, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervenuto alla quarta edizione degli Evoo Days, il forum per l’approfondimento e il networking della filiera dell’olio extravergine di qualità (5-6 luglio 2021 a Veronafiere).

«Il regolamento europeo sulle pratiche sleali – ha aggiunto – può essere molto utile anche al settore olio per riequilibrare i rapporti tra produttori e Gdo. Molti Paesi l’hanno già recepito nel loro ordinamento, in Italia si attende che i ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico trovino un’intesa per la sua piena applicazione».

Daniele Salvagno

Ad ottobre 2021 edizione speciale Sol&Agrifood. «Anche quest’anno gli Evoo Days, evento promosso da Veronafiere-Sol&Agrifood, hanno offerto alla filiera oliviola-olearia qualificati approfondimenti con i migliori esperti e spunti di riflessione comune per sostenere le nuove sfide produttive e commerciali lanciate dal mercato – osserva Daniele Salvagno (nello foto sopra), consigliere di amministrazione di Veronafiere Spa –. Il prossimo appuntamento per il settore è la Special Edition di Sol&Agrifood, in programma dal 17 al 19 ottobre, prima occasione di incontro col mercato per le imprese del settore dopo la pandemia».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

2020, annata eccellente per l’olio Veneto Dop

olive pronte per il frantoio

L’ultima annata olivicola-olearia veneta è stata definita da Daniele Salvagno, presidente del Consorzio di tutela olio Veneto Dop, “la migliore del secolo, assieme a quella del 2018, sia per qualità che per quantità”. Una produzione di altissimo valore, dunque, che segna la rinascita dell’olivicoltura regionale dopo la disastrosa annata del 2019.

La produzione. Nella video intervista fatta con Veneto Agricoltura, Salvagno ha messo in risalto le caratteristiche dell’olio veneto Do prodotto in Valpolicella (Vr), sui Monti Berici (Vi), sui Colli Euganei (Pd) e sulle colline della pedemontana trevigiana e vicentina da oltre 340 produttori per 48 aziende agricole certificate e 55 etichette. Complessivamente quest’anno sono stati prodotti 125.000 litri di Olio Veneto DOP, pari a 250.000 bottiglie commercializzate nel formato da mezzo litro in Italia e in numerosi Paesi stranieri. Il video-clip, online su tutti i canali Social di Veneto Agricoltura, è accompagnato da una sintetica scheda tecnica che inquadra il prodotto e il territorio di produzione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Nel Veronese, olive, caldo e sole favoriscono la quantità. Ma la Dop interregionale del Garda lamenta nessun sostegno dalle 3 regioni coinvolte.

Olivi lago di Garda

Il caldo e il sole stanno favorendo le olive veronesi, che quest’anno stanno segnando una grande rimonta rispetto all’annata disastrosa del 2019. Il fenomeno della cascola è molto ridotto e i frutti abbondano sugli alberi, soprattutto nella zona del lago di Garda che è stata meno colpita in primavera da bombe d’acqua e vento.

Laura Turri

Raccoltà metà di ottobre. “Se la stagione proseguirà così contiamo di iniziare la raccolta alla metà di ottobre – sottolinea Laura Turri, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio Olio Garda dop -. “Abbiamo avuto una fioritura ottima dalla metà di maggio, grazie alle giornate soleggiate che all’ulivo fanno molto bene. L’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto, è stata ottimale e perciò le piante sono cariche di olive. La cascola c’è stata, ma in percentuali minime che non hanno inciso sulle quantità. Gli olivi hanno, evidentemente, deciso di venirci incontro e di rimediare alle enormi perdite del 2019, quando l’olio Garda dop perse il 96 per cento della produzione”.

Regioni non sostengono il settore. Laura Turri esprime però rammarico per la mancanza attenzione degli enti regionali per il settore: “Nessuna delle tre Regioni cui fa capo il lago di Garda ha risposto alle nostre richieste di aiuto – dice – , quando al termine della scorsa stagione olearia abbiamo chiesto lo stato di calamità. Né, il Veneto, né la Lombardia, né la Provincia autonoma di Trento. Evidentemente non ci ritengono un settore importante come altri, ma dimenticano che l’olivicoltura è indispensabile per il paesaggio del lago di Garda, che si caratterizza proprio per queste piante sempre verdi, tra cui tante secolari, che sono uno dei punti di attrazione per il turista. Se noi olivicoltori abbandonassimo la coltura, l’ambiente risulterebbe impoverito e il territorio non sarebbe più così curato e in ordine com’è oggi. Auspichiamo perciò che gli amministratori diventino consapevoli dell’importanza del settore e ci sostengano nelle annate a reddito zero, come il 2019, nelle quali comunque le spese di potatura e manodopera rimangono immutate”.

Aromi. I produttori veronesi, che coltivano 3.560 ettari di superficie a olivo, incrociano le dita, sperando che il bilancio 2020 compensi le perdite dell’anno precedente. Oltre all’olio Garda dop, nel territorio scaligero si produce anche l’olio Veneto dop, che nel Veronese ha la sottozona Valpolicella coincidente con la zona di produzione del Valpolicella e dell’Amarone. L’olio gardesano è caratterizzato da un profumo di erba fresca, erbe aromatiche, fieno e carciofo, con un tipico retrogusto di mandorla. L’olio Veneto dop presenta sentori fruttati, di frutta secca e note speziate, con un retrogusto di mandorle e carciofo.

L’alimentazione EVOluta, l’importanza dell’olio extravergine d’oliva a tavola, se ne parla stasera a Padova

Un’occasione di confronto sull’importanza dell’olio extravergine di oliva nella dieta quotidiana, un prodotto di qualità che non dovrebbe mancare sulle nostre tavole. A proporlo sono Coldiretti Padova con Aipo, l’associazione veneta di produttori olivicoli, stasera, martedì 26 novembre a Padova, Caffè Pedrocchi, dalle 19 in sala Rossini, in collaborazione con i frantoi Colli del Poeta, Evo del Borgo e Valnogaredo.

Intervengono il direttore di Coldiretti Padova Giovanni Roncalli, il direttore del Sian dell’Uls 6 di Padova, Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione, Rocco Sciarrone, il direttore dell’Aipo -Associazione Interregionale Produttori Olivicoli Renzo Gambin, il responsabile Ufficio Catasto Olivicolo,Certificazioni Qualità e Normative Antonio Volani e Massimo Bressan, presidente Provinciale Coldiretti Padova.

Tanti i benefici, purché sia garantita la qualità e l’orgine. L’incontro vuole essere l’occasione per approfondire i benefici dell’olio EVO sull’alimentazione in una dieta equilibrata. Un olio extravergine di oliva (EVO) di qualità è alla base di una sana alimentazione e componente irrinunciabile della dieta mediterranea. Accanto ai principali alimenti che costituiscono la nostra dieta alimentare l’olio EVO costituisce un tassello indispensabile, purché sia garantita la qualità e l’origine. È risaputo, infatti, che l’olio extravergine d’oliva è ricco di sostanze polifenoliche antiossidanti, fondamentali per la salute. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio d’oliva tutti i giorni secondo uno stile alimentare fondato sulla dieta mediterranea. Negli Stati Uniti, inoltre, la Food and Drugs Administration (Fda) suggerisce di scrivere sulle bottiglie che il consumo di circa mezzo cucchiaio di olio, senza aumentare le calorie complessive assunte quotidianamente, garantisce un importante effetto di prevenzione per la salute, con benefici cardiovascolari quando sostituisce il grasso saturo dannoso per il cuore.

L’olivicoltura nel Padovano. “Gli olivicoltori sui Colli Euganei sono circa 650 – ricorda Bressan – e su oltre 450 ettari di terreno coltivano più di 100 mila piante di ulivo. L’anno scorso la produzione di olive aveva superato i 20.500 quintali, quest’anno invece si attesterà a poco meno di diecimila, anche se non è escluso che qualche uliveto possa rendere di più. Resa e qualità saranno comunque ottime. Le scorte di extra vergine d’oliva di alcuni oleifici del territorio, contribuiranno a limitare i danni di quest’annata di magra fisiologica”.

A favorire gli arrivi di olio dall’estero – ricorda la Coldiretti – è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre, spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. Ma c’è poca chiarezza anche sulle caratteristiche dell’olio di oliva con gli standard internazionali che permettono di etichettare come extravergine quello con acidità fino allo 0,8% mentre Coldiretti e Unaprol chiedono un intervento presso International Olive Council (OIV) per abbassare tale limite allo 0,5% per una giusta valorizzazione della qualità che possa incidere sul mercato. Il consiglio è quello di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Olivicoltura in Veneto, drastico calo dopo un 2018 abbondante

Il 2019 sarà un’annata di scarica produttiva per l’olivicoltura veneta. Dopo l’abbondanza eccezionale del 2018, le previsioni per il 2019 oscillano, infatti, tra il -50 e -60% di produzione, che è stata nel 2018 di oltre 220.000 quintali di olive in Veneto. La qualità delle olive è comunque ottima. Sono queste le stime di Aipo, Associazione interregionale produttori olivicoli Verona.

Il motivo della scarsa resa. Il meteo – l’inverno tiepido, le abbondanti e violente precipitazioni di maggio e l’eccessivo innalzamento delle temperature di giugno – hanno reso precario l’andamento produttivo dell’olivicoltura regionale. Alla riduzione delle rese contribuisce, altresì, l’insorgenza di parassiti emergenti, fungini e non, la cui identificazione ha messo a dura prova tanto le conoscenze scientifiche degli esperti agronomi di Aipo, quanto quelle dei maggiori centri universitari italiani. Alcuni areali veneti hanno tuttavia ottenuto buoni livelli produttivi tanto da prevedere una buona resa in olio che, unita alle scorte di extra vergine d’oliva di alcuni oleifici del territorio, contribuirà a limitare i danni di quest’annata di magra fisiologica. «I dati rilevati dall’Aipo già al risveglio vegetativo delle piante d’olivo lasciavano presagire una campagna all’insegna di una consistente riduzione quantitativa – evidenzia il direttore della Coldiretti di Verona Giuseppe Ruffini – Tuttavia resa in olio e qualità sembrano, tempo permettendo, garantire ottimi fruttati e bassi tenori di acidità».

L’Aipo, attraverso 250 punti di monitoraggio e sei stazioni meteo nei diversi areali olivicoli regionali, rileva dati meteorologici e le condizioni fenologiche e fitosanitarie dell’olivo che vengono regolarmente riportati sul proprio periodico. Un foglio tecnico attraverso cui l’associazione mantiene informati gli olivicoltori, non solo veneti, suggerendo il momento migliore per adottare eventuali interventi agronomici. “Ci si attende quindi un ottimo olio – conclude il direttore di Aipo Enzo Gambin – frutto della cura minuziosa che ogni singolo produttore presta nelle delicate fasi di raccolta, di trasporto delle olive al frantoio, di lavaggio del prodotto e di molitura che deve essere immediata; un’attenzione che non si riscontra in altri paesi del mondo».

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

8 ottobre 2018, inizia nel Triveneto la campagna olivicola, in Veneto stimata una produzione in crescita del 40 per cento

Con oggi, lunedì 8 ottobre, nel Triveneto apriranno i frantoi e la campagna olivicola si presenta buona con una stima di produzione in Veneto di un + 40% di olive presenti sulle piante, superando così le 22.000 tonnellate, pur con leggere percentuali diverse in alcuni areali.

Dalle prime analisi e prove, la componente di acido oleico e di polifenoli sembra ottima, anche grazie ai forti sbalzi di temperatura di questi ultimi dieci giorni, con minime notturne anche di 5°C e massime giornaliere che superavano i 26°C. È quanto afferma Coldiretti Verona nel commentare le previsioni divulgate dall’Ismea per l’Italia alla giornata nazionale dell’extravergine italiano al “villaggio contadino” al Circo Massimo a Roma, che ha dato inizio alla spremitura delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

L’annata 2018. «Nel territorio veronese e veneto – evidenzia Daniele Salvagno presidente regionale e provinciale di Coldiretti –  l’annata si prospetta buona e decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno a causa del clima sfavorevole, anche secondo le previsioni di Aipo Verona, Associazione Interregionale Produttori Olivicoli. Ci attendono così oli extra vergini d’oliva dai grandi profumi di erba appena falciata, di mandorla fresca, di agrumati e abbondi e armonici amari e piccati, insomma “grandi oli”».

La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari e concentra circa il 70% delle superfici regionali, così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari) fanno segnare dei leggeri incrementi.

A livello nazionale e mondiale si registra un calo di produzione di olio rispettivamente del 38% che scende a 265 milioni di chili e dell’8% per una previsione di poco più di 3 miliardi di chili. E’ necessario recuperare il deficit italiano con il piano che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari, anche con l’incremento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia e che  può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

Etichettatura nutrizionale. «Una necessità per rispondere alla crescita record dei consumi mondiali di olio d’oliva nel mondo che in una sola generazione hanno fatto un balzo di quasi il 49% negli ultimi 25 anni cambiando la dieta dei cittadini in molti Paesi, sulla scia del successo della Dieta Mediterranea dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco», ha affermato Salvagno nel sottolineare che «a preoccupare sono ora i sistemi di etichettatura nutrizionale a semaforo come quella adottata in Gran Bretagna che promuove con il semaforo verde cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e boccia con il rosso elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva».

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

2018, annata in rimonta per le olive padovane e veronesi. Perdite ancora importanti, invece, per le province di Treviso e Vicenza

Si prospetta un’annata di riscossa per le olive padovane e veronesi, dopo un 2017 che ha segnato grandi perdite di prodotto a causa delle gelate e della siccità straordinaria. Le piante nel Veronese, nel Basso Padovano e sui colli Euganei, quest’anno, sono invece cariche di prodotto e si prevede una raccolta anticipata grazie al meteo favorevole.

Episodi di cascola da indagare. “Contiamo di recuperare nelle zone del Veronese e del Padovano quello che si è perso lo scorso anno, quando il fenomeno dei disseccamenti delle infiorescenze e di cascola delle olive appena allegate causò la perdita di quasi tutte le olive nell’areale padovano e del Grappa – spiega Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto -. Il clima è stato favorevole, a parte qualche grandinata che ha causato danni a macchia di leopardo. C’è stata anche molta umidità tra giugno e luglio che ha inciso sulla presenza della mosca dell’olivo, ma i bollettini puntuali diramati dall’Aipo, l’associazione interregionale dei produttori olivicoli, ha consentito di difendersi tempestivamente dagli attacchi. Sarebbe stata un’annata eccellente, se non fosse per elementi di criticità legati a fitopatie non bene identificate, che hanno causato episodi di cascola pari a un 15-20% nel Veronese e nel Padovano, ma fino al 40% nel Vicentino e nel Trevigiano. Su questi microorganismi patogeni chiediamo una risposta più rapida da parte degli enti, dall’Università di Padova alla Regione”.

La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari e concentra circa il 70% delle superfici regionali, così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari), fanno segnare dei leggeri incrementi: + 3,3% la Marca, + 1,2% la città del Santo. Secondo le stime di Aipo, quest’anno la raccolta regionale arriverà a 160.000 quintali di olive, quasi il 35% in più rispetto all’anno scorso.

Calo ancora più drastico nel resto d’Italia. Spiega il direttore di Aipo, Enzo Gambin: “Nonostante gli attacchi funginei, nel Nordest è andata molto meglio rispetto al resto d’Italia, dove la resa quantitativa è scarsa a causa delle basse temperature primaverili e delle patologie. Da sottolineare che gli olivicoltori del Nordest sono cresciuti molto nell’attenzione e nella cura delle piante, riducendo il rischio di attacchi anche della mosca, che diventa insidiosa con l’aumento dell’umidità. Infine, va rimarcato l’importante ruolo che sta rivestendo la sinergia tra olivicoltura e turismo, che stimola i turisti a visitare le colline e ad acquistare i nostri oli Dop”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Allarme in Veneto per gli uliveti, attaccati da funghi patogeni. Nel Padovano, colpito il 30 per cento circa delle piante.

Le ondate di freddo tra febbraio e marzo scorso hanno lasciato il segno sugli uliveti: pare sia questa infatti la principale causa di un fenomeno che sta preoccupando gli olivicoltori veneti, a partire da quelli dei Colli Euganei, nel Padovano. “Due funghi stanno attaccando migliaia di ulivi in maniera particolarmente aggressiva, provocando il disseccamento della pianta fino alla morte per apoplessia, causata dalla chiusura totale dei vasi linfatici, come fosse un infarto”, spiegano i tecnici di Coldiretti Padova, dopo aver eseguito un sopralluogo in alcune aziende olivicole dei Colli Euganei nelle quali si è notata questa nuova emergenza fitopatologica.

Alla ricerca di una cura efficace. “Il freddo della fine dell’inverno – prosegue Paolo Minella, responsabile ambiente di Coldiretti Padova – ha provocato delle micro ferite sui rami di ulivo, nelle quali sono entrati dei patogeni fungini particolarmente aggressivi, della famiglia delle tracheomicosi. Questi funghi hanno interessato i vasi linfatici delle piante, prima in forma lieve e poi con il passare del tempo sempre più accentuata, provocando disseccamenti diffusi, fino ad arrivare alla morte di numerosi olivi”. Per studiare il fenomeno sono stati coinvolti il servizio fitosanitario regionale e istituti universitari. Dalle analisi chimiche effettuate, ad oggi ancora in fase di approfondimento, sono stati individuati in particolare due patogeni fungini, “phytophthora” e “phoma”. Ora la speranza è quella di arrivare al più presto a formulare una cura efficace, che potrebbe essere attuata con prodotti fitosanitari sistemici a base di triazoli, un po’ come i nostri antibiotici.

Colpito nella regione il 40 per cento delle piante coltivate. In Veneto su circa 5.000 ettari coltivati ad oggi si stima che questo “attacco” abbia raggiunto il 40% delle piante coltivate. Nei Colli Euganei Coldiretti Padova sta monitorando la situazione ipotizzando un coinvolgimento di circa il 20/30% delle piante. Nel Veronese, sul Lago di Garda in particolare, la percentuale si abbassa al 20% mentre nelle colline trevigiane e nell’area di Valdobbiadene si raggiungono punte di attacco più gravi che arrivano a interessare anche il 70/80% delle piante. La preoccupazione è altissima fra gli olivicoltori, ricorda Coldiretti Padova, reduci dalla predicente annata in forte flessione e ora alle prese con questo nuovo allarme che rischia di avere delle ripercussioni sulla produzione dell’olio extravergine dei Colli Euganei, sempre più richiesto e ricercato per le sue pregiate caratteristiche organolettiche.

La provincia di Padova conta oltre 450 ettari di ulivi e 80 mila piante circa, coltivate sui Colli Euganei. La produzione lo scorso anno è stata di circa 12-15 mila quintali di olive da cui si sono ricavati intorno ai 2 mila quintali d’olio. Olio di alta qualità, in ogni caso, perché le olive erano perfettamente sane. In provincia di Padova gli olivicoltori, per professione o per hobby, sono circa 900. Ovviamente sono determinanti per la resa finale la tecnica di coltivazione, di raccolta e di spremitura.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova