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Agribusiness in Africa, dal potenziale inespresso agli scenari futuri: i dati dell’International Market Watch di Nomisma

L’economia dell’Africa è caratterizzata da un potenziale produttivo inespresso: è questo uno degli aspetti principali messi in luce dal Report “Agribusiness in Africa e le relazioni commerciali con UE e Italia” realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Nomisma – Veronafiere – Fieragricola. Come evidenziato dal rapporto coordinato da Chiara Volpato, project manager ed esperta dell’area Agrifood di Nomisma, e presentato da Denis Pantini, responsabile del settore agroalimentare, lo scenario africano è dominato da un ritardo strutturale che si esprime anche in campo agricolo e genera una crisi di sistema della filiera. Da qui deriva un’economia che, pur rappresentando il 24% della superficie agricola utilizzabile a livello mondiale, in termini di valore non va oltre il 6%.

Africa – resto del mondo: il gap è ancora ampio. Lo studio di Nomisma evidenzia che, nonostante i trend della ricchezza prodotta siano positivi, il gap tra Africa e resto del mondo rimane ampio. Le origini di questo gap sono da attribuire a  un quadro economico-demografico ancora in via di sviluppo in molte aree del continente, che è all’origine di problemi come la denutrizione (in Africa raggiunge un tasso del 20%, mentre nel resto del mondo si ferma a quota 11% sul totale della popolazione) e a un’agricoltura che in molte aree del continente non va oltre la sussistenza e fa crescere il deficit commerciale dell’agroalimentare, elementi a cui paradossalmente si aggiunge l’aumento dello spreco alimentare (a causa delle perdite lungo la filiera produttiva e distributiva, arriva a toccare il 15%). Lo scenario delineato da Nomisma evidenzia, inoltre, che nel prossimo futuro a livello globale l’Africa avrà un impatto decisivo in termini ambientali, commerciali e demografici (entro i prossimi 30 anni sarà africano 1/4 della popolazione mondiale).

Il potenziale di sviluppo agricolo del continente africano. I dati espressi dall’Osservatorio dedicato all’Agribusiness in Africa evidenziano che, nonostante un quadro economico – demografico ancora in via di sviluppo, il continente africano è l’area geografica con le maggiori potenzialità di sviluppo agricolo: la sua produzione, che tocca un valore di 232 miliardi di dollari, deriva per la maggior parte da colture a seminativo (l’Africa è l’epicentro mondiale delle coltivazioni di sorgo, seconda coltura nel Continente dopo il mais). Le colture a maggior valore aggiunto, come frutta e ortaggi, invece, si sviluppano solo sul 3% della superficie coltivata.
Sul fronte dell’allevamento l’Africa contribuisce al 20% della produzione mondiale di carne ovina e bufalina ma, per far fronte al fabbisogno legato al fortissimo incremento demografico, dovrà comunque mantenere canali di approvvigionamento esterno, restando di fatto un importatore netto di alimenti di origine animale. In base alle proiezioni sviluppate dall’Osservatorio, la domanda di prodotti zootecnici in Africa raggiungerà quota +145% (in volume) per quanto riguarda nello specifico il mercato della carne entro il 2050.

Lo scenario delle importazioni di derrate agricole. Sul fronte delle importazioni di derrate agricole l’ultimo decennio ha fatto registrare cambiamenti sostanziali a causa dell’entrata in scena di nuovi attori. Emblematico il caso della Russia che è diventata il principale fornitore, con una quota di mercato salita dal 5% del 2008 al 12% del 2018. Restano indietro gli Stati Uniti, la cui quota è passata dal 13% al 9%, e la Francia scesa al 7%. Tra i nuovi fornitori guadagna terreno l’India che in dieci anni ha aumentato la quota di 4 punti percentuali. Con il 64% del totale, i cereali sono in testa ai prodotti importati. Pesci e crostacei raggiungono il 13%, l’ortofrutta l’11%, mentre semi e frutti oleosi si fermano all’8%.

Macchinari agricoli: il ruolo dei nuovi player orientali. Per quanto riguarda l’import di macchinari agricoli, la storica posizione di leadership dell’Italia è stata ridimensionata dall’avvento di nuovi player orientali. Tra i protagonisti principali nel mercato delle trattrici c’è l’India, che nel giro di un decennio è passata in testa incrementando del 15% la propria quota di mercato sul fronte delle trattrici, mentre l’Italia pur restando il secondo fornitore di trattrici per il continente africano ha registrato un decremento del 2% della sua quota (ora al 15%). Sul fronte delle macchine agricole ha un ruolo di leadership anche la Cina, la cui quota di mercato è passata, nel giro di un decennio, dal 14% al 27% e oggi domina la top 5 dei fornitori, seguita ancora una volta dall’Italia, che resta al 9%. Nel complesso, il settore dei macchinari agricoli è quello che presenta la prospettiva più promettente nel breve periodo: la domanda complessiva di queste forniture è passata da 1,4 miliardi del 2008 a 2,3 miliardi nel 2018, con una crescita che ha toccato quota +65%.

Interscambio Italia – Africa e scenari futuri. Sul fronte dell’interscambio di prodotti agricoli e alimentari tra Italia e Africa, si registra un saldo negativo della nostra bilancia commerciale. Nello specifico: per le derrate agricole siamo a quota -580 milioni, mentre per quanto riguarda il settore alimentare la bilancia commerciale segna -62 milioni, per un saldo negativo complessivo di quasi 650 milioni. Questo dato è determinato soprattutto dagli acquisti di derrate agricole africane che comprendono prevalentemente pesci, verdura e frutta, (per oltre un terzo si tratta di agrumi provenienti in gran parte dal Sud Africa). Per l’Africa, lo sviluppo del proprio settore primario sarà un’esigenza sempre più stringente per dare risposta al progressivo aumento demografico e la crescente domanda alimentare. Come ha spiegato Denis Pantini, per il continente africano lo sviluppo deve basarsi sull’aumento della produttività in chiave sostenibile, elemento strettamente connesso a un incremento della dotazione tecnologica e meccanica. Per maggiori informazioni e approfondimenti sugli osservatori Nomisma o sulla piattaforma dedicata all’Agribusiness italiano si può scrivere a osservatori@nomisma.it o visitare il sito di Agrifood Monitor.

Fonte: Servizio stampa Nomisma

 

 

 

 

Le proposte per il nuovo PSR regionale di Agrinsieme Veneto

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi“Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto è uno strumento fondamentale, ma è solo il punto di partenza: la tutela dell’agroalimentare e il sostegno alla competitività delle sue imprese richiedono, infatti, una strategia a tutto tondo, in grado di rimuovere i colli di bottiglia che impediscono il rilancio del settore”.  All’indomani del tanto sospirato accordo sulla riforma PAC (Politica Agricola Comune), firmato a Bruxelles, e alla vigilia del nuovo PSR (2014-2020), atteso per la prossima primavera, il messaggio, forte e chiaro, è stato lanciato all’assessore Franco Manzato da Agrinsieme Veneto, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci-Agrital.

Tra le proposte, creare una “macroregione della Pianura Padana”. “Fondamentale per le imprese agricole – è stato rimarcato – è innanzitutto risolvere il nodo dell’accesso al credito, dando gambe alle proposte elaborate dal coordinamento in sinergia con Veneto Sviluppo. Altra richiesta urgente al Governo regionale è quella di collocare in cima all’agenda la salvaguardia della filiera cerealicolo-zootecnica: in particolare, è stata sottolineata la necessità di individuare una “macroregione della Pianura Padana” – che si candiderebbe così a diventare un unico bacino con regole comuni – per evitare che il regime dei pagamenti previsti dal primo pilastro della riforma PAC (con le nuove tipologie: di base, greening, per i giovani agricoltori, e ancora aree con svantaggi naturali, cosiddetto redistributivo e accoppiato) ne riduca il valore complessivo.

I desiderata. Passando allo specifico del PSR 2014-2020 – che detterà le linee guida circa strategie e utilizzo dei fondi comunitari e non per i prossimi sette anni – proviene da Agrinsieme Veneto l’auspicio di un piano redatto in una forma più snella e più chiara rispetto al passato e che condivida una medesima cornice normativa con i PSR delle altre Regioni: l’appello, dunque, è a uno sforzo comune fra i diversi territori, nel segno dell’omogeneità e della coerenza. E ancora, fra i desiderata, che il prossimo PSR sostenga in primis il valore economico delle produzioni dell’agroalimentare veneto, privilegiando le imprese agricole che aggiungono plusvalore al settore primario. Due le strade per perseguire quest’ultimo obiettivo: supporto alle aggregazioni (ad esempio alle reti di impresa) e alle esportazioni.  Premessa a tutto ciò deve essere un decisivo processo di semplificazione della burocrazia regionale: per non perdersi mai più fra dettagli e cavilli burocratici, sacrificando le cose importanti. Si potrebbe ad esempio rilasciare un “certificato unico”: un unico attestato che permetta all’azienda agricola di accedere a tutti i procedimenti, bandi, richieste di autorizzazione.

AVEPA e Veneto Agricoltura da riformare. Ma è invocando una riforma integrale degli enti strumentali – a partire da Veneto Agricoltura e AVEPA (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) – che Giangiacomo Bonaldi, coordinatore di Agrinsieme Veneto, si è rivolto direttamente a Palazzo Balbi: «Entrambi gli enti, oggi, non sono vicini alle aziende agricole. Perché diventino tali, occorre innanzitutto riconcepire completamente Veneto Agricoltura, ridefinendone i compiti sulla base degli effettivi bisogni del comparto: a partire dl sostegno alla ricerca, che deve essere indirizzata a obiettivi strettamente corrispondenti alle priorità indicate dalle imprese, nel segno di un reale supporto all’innovazione e alla penetrazione nei mercati. Per AVEPA, invece, occorre una “cura dimagrante” che ne semplifichi l’accesso ai servizi e guardi alla nostra proposta di certificato unico».

Richiesto l’apertura di un bando per la messa a disposizione dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale e la revisione della legge per l’agriturismo. Parlando delle opportunità offerte dall’Expo di Milano, Bonaldi ha rilanciato: «La promozione delle produzioni agricole venete deve tornare in capo ad un solo soggetto, unico riferimento per tutte le competenze e le risorse che al momento sono invece distribuite fra diverse direzioni e enti. Gli agricoltori oggi chiedono meno mostre e meno fiere, ma più buyers e accordi commerciali con la DO e la GDO». E ancora: «Chiediamo che la Giunta regionale approvi, entro tre mesi a partire da oggi, un bando per l’immediata messa a disposizione dell’imprenditoria agricola veneta dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale, ricorrendo allo strumento degli affitti. Subito un nuovo censimento dei beni». Infine, Agrinsieme ha evidenziato l’urgenza di invertire la rotta della neonata legge regionale per l’agriturismo: alla Regione e a Zaia si chiede di rimettere mano alla normativa, che il coordinamento denuncia come «la meno liberista d’Italia».

(Fonte: Agrinsieme)

Protocollo d’intesa tra Corpo Forestale e Antimafia

Un momento dell'accordo

“La battaglia principale che dobbiamo affrontare è quella per la legalità nel nostro Paese. Noi siamo attenti agli indicatori economici e alla crescita, ma al tempo stesso dobbiamo alzare il livello dello scontro con le organizzazioni criminali per riportare la legalità nella nostra comunità nazionale. Questo è il nostro dovere, anche nei confronti delle generazioni a cui lasceremo l’Italia. Sono orgoglioso del contributo che il Corpo Forestale dello Stato dà, ha dato e potrà continuare a dare, grazie alla firma di questo protocollo, al raggiungimento di questo obiettivo”.

Obiettivo, contrastare ancor più lo smaltilmento illegale di rifiuti e la sicurezza agroalimentare.  il ruolo di contrasto Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, intervenendo alla cerimonia per la firma di un protocollo d’intesa tra il Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, ed il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, a seguito del quale verrà rafforzato il ruolo di contrasto svolto dal Corpo forestale dello Stato, all’interno delle Forze di Polizia, in materia di traffici illeciti, smaltimento illegale dei rifiuti e di sicurezza agroalimentare. Alla cerimonia, che si è tenuta presso il Parlamentino delle Foreste del CFS, hanno partecipato anche i Procuratori nazionali Roberto Pennisi, Maurizio De Lucia, Filippo Beatrice, Giovanni Russo e, per la DDA di Napoli e Caserta il Procuratore aggiunto Federico Cafiero De Rhao e il Sostituto Procuratore Giovanni Conzo.

Dietro ai reati ambientali, interessi economici e sodalizi mafiosi. “La sottoscrizione del protocollo d’intesa tra CFS e DNA – ha detto il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso – darà un nuovo impulso al perseguimento dei reati ambientali che sempre più hanno una connotazione criminale di stampo associativo, riconducibili ai cospicui interessi economici perseguiti dai sodalizi mafiosi con particolare riferimento al traffico illecito dei rifiuti. Oggi firmiamo questo documento, ma è da adesso in poi che dovremo mettere sempre maggiore impegno. Sono convinto che grazie alla preziosa collaborazione con il Corpo Forestale riusciremo a ottenere ancora molti risultati”.

(Fonte: Asterisconet.it)

Cambia il territorio, i Consorzi di bonifica si candidano a nuove responsabilità

I Consorzi di bonifica si candidano a nuove responsabilità nella gestione di un territorio veneto sempre più impermeabilizzato: 218.000 ettari cementificati, di cui 70.000 sotto il livello del mare e mantenuti asciutti dal lavoro di circa 400 idrovore; grazie ad un forte rapporto con le Amministrazioni Comunali (circa 300 convenzioni e accordi di programma) puntano a rafforzare il ruolo di “front-office territoriale” per le comunità locali.

Le azioni da intraprendere. A fronte di ciò è quantomai chiaro il messaggio lanciato dall’Unione Veneta Bonifiche alla settima conferenza organizzativa A.N.B.I. svoltasi  a Napoli: “Serve un ulteriore articolo correttivo alla legge regionale sulla bonifica da inserire in Finanziaria 2012: se la Regione non riesce a far fronte alla carenza di risorse da destinare alle attività dei Consorzi di bonifica, la nostra proposta è di rimodulare il limite di esenzione in funzione delle disponibilità finanziarie del bilancio regionale”. A dirlo è il Presidente dell’UVB, Giuseppe Romano, che ribadisce la volontà di trovare un punto d’incontro con Servizio Idrico Integrato (S.I.I.) e Regione Veneto: “I gestori del SII, per farsi carico del contributo di scolo esentandone i residenti  urbani già allacciati a fognatura, dovrebbero aumentare le bollette. Su tali incrementi però, andrebbe applicata anche l’IVA, cosa che non avviene attraverso il contributo di bonifica, che è deducibile”.

“La tutela del cittadino viene prima di tutto: per ridurre gli oneri, ci muoveremo attivamente in Regione per disapplicare l’esonero dei contribuenti urbani. Restiamo quindi in attesa- conclude Romano – di vedere come si evolverà la questione nelle prossime sedute del  Consiglio Regionale”. Nel 2011 sono state 665.000 i contribuenti esonerati  dal tributo alla bonifica per un ammontare di 5,9 milioni di euro; una  somma che non  è stata coperta, come dovuto, dalla Regione Veneto, che ha stanziato solo 1 milione di euro, provocando, di fatto, un “buco” di circa 5 milioni ai bilanci dei Consorzi. Senza interventi correttivi, tale situazione è destinata a ripetersi anche nell’anno in corso.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Pacchetto latte, gli aspetti più salienti

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha illustrato nei giorni scorsi il “pacchetto latte”, il progetto di regolamento contrattuale dei prodotti lattiero-caseari approvato a Bruxelles. Il progetto di regolamento si configura, sul piano giuridico, come una modifica del regolamento del Consiglio 1234/2007, relativo all’Ocm unica, da adottare secondo la procedura di codecisione prevista dal Trattato sul funzionamento dell’unione europea.

Gli aspetti salienti, punto 1 e 2. 1) Riconoscimento delle organizzazioni professionali e interprofessionali. Viene introdotto l’obbligo, per gli Stati membri, di riconoscere le organizzazioni professionali di produttori di latte, costituite su iniziativa dei produttori, che perseguono determinate finalità definite dal regolamento. 2) Negoziazione del prezzo del latte. Il ruolo innovativo conferito alle organizzazioni professionali è costituito dalla negoziazione del prezzo del latte in deroga alle norme sulla concorrenza. La negoziazione del prezzo può avere luogo indipendentemente dalla proprietà del latte da parte delle organizzazioni professionali. Ogni organizzazione professionale può negoziare un quantitativo di latte non superiore al 3,5% della produzione comunitaria e al 33% della produzione dello Stato membro in cui avviene la negoziazione (45% per Stati membri che non producono più 500.000 Tonn.). Il rispetto delle percentuali è monitorato dalla Commissione. I quantitativi di latte negoziato non devono essere coperti da vincoli di conferimento con altre organizzazioni professionali o cooperative.

Gli aspetti salienti, punto 3) Programmazione della produzione dei formaggi Dop e Igp. Gli Stati membri, su richiesta di un’organizzazione di produttori riconosciuta o di un’organizzazione interprofessionale o di un gruppo di operatori, potranno adottare norme per consentire, per periodi limitati non superiori a 3 anni, comunque rinnovabili, la programmazione della produzione dei formaggi protetti da denominazione di origine o indicazione geografica. Le regole di programmazione dovranno essere concordate tra le parti interessate. L’accordo dovrà coinvolgere almeno due terzi dei produttori di latte o loro rappresentanze che esprimono almeno i due terzi del latte utilizzato per la produzione del formaggio in questione e, se del caso, almeno due terzi dei produttori del formaggio in causa che rappresentino almeno i due terzi della produzione del quel formaggio nella zona di produzione. La programmazione non deve prevedere la fissazione di prezzi, non deve causare penuria del prodotto, non deve creare discriminazioni, costituire barriere nel mercato o ledere i piccoli produttori.

Gli aspetti salienti, punto 4, 5, 6, 7 e 8. Punto 4) Clausole di salvaguardia per interrompere eventuali distorsioni di concorrenza. La Commissione potrà intervenire per intimare allo Stato membro l’abrogazione di norme di programmazione non compatibili con il diritto comunitario o che creano distorsione di concorrenza. 5) Deleghe conferite alla Commissione.  La Commissione adotterà, con atti delegati, norme per il riconoscimento di organizzazioni professionali e interprofessionali transfrontaliere, le regole per l’assistenza amministrativa e le regole per il calcolo dei volumi di latte coperti da negoziazione. 6) Comunicazioni alla Commissione in materia di latte raccolto. A partire dal 1° aprile 2015 sono previste comunicazioni obbligatorie delle quantità di latte raccolto da parte dei primi acquirenti. Le modalità di comunicazione saranno stabilite con atti esecutivi. 7) Obbligo di contratti scritti. Gli Stati membri possono imporre contratti scritti per le consegne di latte e/o obbligare l’acquirente a fare un’offerta scritta per i contratti di fornitura. I contratti devono indicare il prezzo pattuito, che può essere fisso o indicizzato, il volume di latte interessato, la durata, i termini di pagamento, gli accordi per la raccolta e la consegna nonché le clausole applicabili in causa di forza maggiore. Per quanto concerne la durata del contratto gli Stati membri possono prevedere una durata minima del contratto di almeno 6 mesi o far includere nell’offerta scritta da parte dell’acquirente l’indicazione di una durata minima di almeno 6 mesi. L’allevatore potrà rifiutare la fissazione di una durata minima e negoziare liberamente questo elemento con l’acquirente ferma restante la libera negoziazione di tutti gli altri aspetti. 8) Entrata in vigore. Il regolamento sarà pubblicato probabilmente a marzo 2012 ed entrerà in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali)

Torna la tassa sui Consorzi di bonifica, CIA Veneto: “Accettabile, ma prima si cambi la legge attuale”

Cia Veneto ritiene accettabile la proposta della Commissione agricoltura della Regione Veneto di ripristinare la tassa sui Consorzi di bonifica sugli immobili urbani, per i contributi al di sotto del limite di 16,5 euro ad una condizione indiscutibile: prima di procedere con la proposta deve essere rispettato l’iter di modifica dell’attuale legge regionale sulla bonifica, la Legge 12/09.

Le attuali “Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio”, a tutt’oggi in vigore, hanno infatti stabilito l’abolizione del prelievo nel caso delle cosiddette “mini bollette”, con importi inferiori al limite fissato. A chiedere di apportare alcuni cambiamenti tecnici sostanziali alla legge in questione sono prima di tutto 15 mila firme di cittadini raccolte dalla Confederazione italiana agricoltori veneta, attraverso una petizione popolare e consegnate il 21 dicembre 2010 al Consiglio regionale del Veneto. A dimostrazione di quanto i cittadini veneti considerino insostituibile il ruolo dei consorzi a garanzia della sicurezza del territorio.A sottolinearlo è il presidente di Cia Veneto Daniele Toniolo: “I politici si assumano le proprie responsabilità: sia chiaro, prima di procedere con questa proposta bisogna modificare l’attuale legge regionale sulla bonifica. La Regione deve ancora dare una risposta a quei 15 mila cittadini che ormai da più di un anno hanno chiesto di modificare in alcuni punti ben precisi la legge”.

Le modifiche proposte, oltre a chiedere di rivedere i criteri della rappresentanza, domandano di garantire ai consorzi l’opportuna dotazione finanziaria in grado di permettere l’espletamento delle loro funzioni, al servizio di tutti i cittadini. Con le modifiche richieste Cia ribadisce che la sicurezza idraulica è un problema di tutti e riconosce l’uguaglianza di tutti i contribuenti, seppur con impegni e pesi diversi: “In un momento di crisi e di mancanza di risorse c’è ancora più bisogno di serietà, coerenza e capacità amministrative – conclude Toniolo – A chi ha la responsabilità di amministrare i consorzi di bodifica chiedo una gestione delle risorse più attenta alla domanda dei cittadini di sicurezza idraulica che alla gestione interna dell’organizzazione”.

(Fonte: CIA Veneto)

In vendita il ‘tesoretto’ dell’agricoltura veneta. Manzato: con 40 milioni di euro di palazzi finanzio 500 nuove imprese agricole

Villa Rietti Rota

Il patrimonio di proprietà regionale che fa capo al sistema agricolo vale 40 milioni. Cifra che rapportata con il potenziale di investimento dei giovani agricoltori potrebbe garantire 500 nuove imprese. Sarà questa la prossima mossa dell’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, che con l’alienazione del patrimonio immobiliare in possesso dell’ente strumentale Veneto Agricoltura potrà avere disponibili 25 milioni riferiti ai beni immobiliari in possesso di Veneto Agricoltura e 15 milioni relativi alle proprietà agricole gestite sempre dall’Azienda ma di proprietà della Regione del Veneto. Tra i beni in vendita figurano l’ex base militare ‘Bianchin’ e il rifugio ‘S. Osvaldo’ in Cansiglio, ‘Villa Rietti Rota’ di Motta di Livenza, il complesso ex ‘Corte Benedettina’ di Legnaro.

(fonte Regione Veneto)

8 milioni di euro a sostegno delle aziende agricole in alta quota

Dopo l’approvazione in Giunta, la Regione Veneto dà l’ok al bando della misura 121 del Programma di Sviluppo Rurale, così anche le aziende di ‘alta quota’ potranno accedere ai finanziamenti per adeguare la propria struttura, apportando migliorie.

Un’azione che interessa 4 province. La preparazione di un provvedimento che deve tener conto della specificità della montagna veneta che interessa le aree difficili nelle quali si pratica l’attività zootecnica prevalentemente, accanto ad altre in cui  si  attuano produzioni pregiate come quella del Prosecco, o addirittura coltivazioni di nicchia come frutti di bosco e fragole, ha richiesto diverso tempo agli uffici regionali – commenta Coldiretti Veneto – man l’esito finale è quello di un’azione ad hoc che privilegia il lavoro svolto nelle zone più impervie, cucendo insieme quattro province distinte come Belluno, Vicenza, Verona, Treviso.

Alla IV commissione consigliare il compito il via operativo. L’amministrazione pubblica riconosce lo sforzo richiesto a questi agricoltori – spiega Coldiretti – che operando tra gli svantaggi forniscono anche servizi straordinari verso la collettività. E’ proprio la presenza dell’agricoltore a garantire la salvaguardia ambientale, la conservazione del paesaggio, della biodiversità e la tutela del territorio – insiste Coldiretti – e quindi va giustamente riconosciuta ogni forma di sostegno per mantenere la competitività di stalle, malghe alla pari delle altre fattorie di pianura. Spetta ora alla IV commissione consigliare esprimere il giudizio e dare l’ultimo nulla osta all’operatività immediata.

(fonte Coldiretti Veneto)

29 aprile p.v., al “Pensionato Day” a Vicenza, anche gli agricoltori veneti

Faranno sentire la loro voce anche gli agricoltori veneti il 29 aprile prossimo a Vicenza al “Pensionato Day”, evento in programma all’Hotel Alfa con inizio alle ore 9.30 organizzato dal Comitato Unitario Pensionati del lavoro autonomo (Cupla) che associa 300 mila iscritti tra cui gli imprenditori di Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), Confagricoltura e Coldiretti.

In Veneto oltre la metà  delle aziende agricole è condotta da “over 65” specchio fedele della situazione nazionale. Difficoltà assistenziali, socio previdenziali, caro vita sono uguali a tutte le altre categorie, i nonni agricoltori devono però fare i conti con una pensione più bassa rispetto agli altri colleghi autonomi.  “Mediamente un dipendente ha una pensione di 750 euro mensili, un artigiano di 680 euro mensili, un commerciante di 615 euro, quella del coltivatore diretto è di 462 euro – spiega Marino Bianchi coordinatore del Cupla del Veneto e anche rappresentante dell’agricoltura – è che  negli ultimi anni le cose sono peggiorate e se la percentuale di coloro che giudicano la propria  pensione insufficiente ha superato il 67 % è più che raddoppiato il numero degli anziani che valutano le proprie condizioni economiche inadeguate al costo della vita”.

Una vera e propria “emergenza terza età”. Sono rilevanti le difficoltà legate alle sempre maggiori spese per la gestione dell’abitazione, dei generi alimentari. La voce trasporti nel bilancio famigliare pesa in maniera consistente in quanto le fattorie sono distanti dai centri urbani. Altre criticità sono relative ai costi dei medicinali  e delle visite mediche specialistiche nonché delle liste di attesa che costringono scelte alternative, private più costose del servizio pubblico. “Un quadro complicato – afferma Bianchi – nonostante  in agricoltura l’anziano trovi possibilità di scampo in quanto  è capace di svincolarsi dai rigidi dettami di un mercato globale attraverso un suo impegno che ne esalta le potenzialità di esperienza e saggezza maturate in anni di lavoro come negli agriturismi, fattorie didattiche e aziende multifunzionali”. “Per questo saremo presenti al convegno – chiosa Bianchi – per dire all’unisono ai rappresentanti istituzionali e ai politici europei, nazionali e regionali di affrontare quella che è una vera e propria emergenza “terza età”.

(fonte Coldiretti/Cia)
 

Un Piano di Sviluppo da 11 milioni di euro per la promozione del turismo rurale nel Veneto orientale

“6.000.000 di buone idee e opportunità per lo sviluppo del nostro territorio”. Con questi propositi Carlo Miollo, presidente dell’agenzia di sviluppo VeGAL, presenterà il Piano di Sviluppo Locale del Veneto Orientale in un appuntamento strategico che si svolgerà a Caorle giovedì 21 aprile 2011, alle ore 15, presso la sede del Centro Civico in piazza Vescovado.

15 le misure del Programma di Sviluppo Locale. “La programmazione oggi sta entrando in una fase strategica per il nostro territorio di riferimento. La sfida è quella di concretizzare il potenziale della fruizione turistica di un’area ambientalmente e paesaggisticamente unica qual è il nostro entroterra rurale – spiega il presidente del VeGal – Per questo abbiamo voluto la presenza anche del Ministero, della Regione e della Provincia. Con un gioco di squadra per il territorio riusciremo a coordinare lo sviluppo del nostro territorio garantendo agli operatori degli strumenti coordinati e soprattutto tra loro in armonia”. Sono 15 le misure del Programma di Sviluppo locale (PSL) del Veneto orientale incluse quelle destinate allo sviluppo della cooperazione interterritoriale e transnazionale, che verranno lanciate al territorio con una quota di  finanziamenti previsti pari a € 6.191.000,00 ed una spesa privata richiesta di circa € 4.991.000,00 per un totale di circa € 11.182.000,00 di interventi.

I bandi che verranno presentati riguardano: lo sviluppo dell’attività agrituristica, di informazione e promozione agroalimentare, di formazione per gli operatori economici delle aree rurali, la tutela e la riqualificazione del patrimonio rurale, la realizzazione di nuovi itinerari turistici, la qualificazione del paesaggio rurale, degli investimenti forestali, lo sviluppo dell’ospitalità agrituristica e la creazione di fattorie didattiche polifunzionali. Il  PSL prevede,Tra i beneficiari di tali contributi ci potranno essere Enti pubblici, i consorzi di tutela, le aziende agricole e agrituristiche, organismi di formazione, associazioni e consorzi di promozione turistica e altre categorie di soggetti privati.

Gli obiettivi ottenuti. “Nell’ultimo decennio, grazie all’azione combinata del Programma di Sviluppo Rurale, dei Fondi strutturali e dei programmi Leader II e Leader +, l’area ha fortemente rafforzato questa vocazione di turismo rurale nell’entroterra, nella duplice direzione di integrare l’offerta turistica balneare e, progressivamente, di costituire potenziale offerta turistica a sé – sottolinea il Presidente del VeGal, Carlo Miollo –  Sono quindi aumentati in numero e qualità gli operatori agrituristici, nonché le sedi aziendali in particolare per il settore vinicolo, sono stati recuperati i principali centri storici collocati lungo il Lemene, sono stati realizzati itinerari ciclopedonali in particolare lungo i corsi d’acqua e si è avviato il recupero del patrimonio storico-architettonico. Si tratta ora di dar seguito all’azione intrapresa, rafforzando l’azione a sostegno dell’area con un’azione integrata volta a creare degli itinerari di turismo rurale in un ambiente di pregio per la visita e la valorizzazione dei prodotti della terra: questo rappresenta, in sintesi, il “tema centrale” del nostro PSL, da qui al 2015”.

Programma dell’incontro. 14.45 Registrazione partecipanti, 15.00 Carlo Miollo – Presidente VeGal PSL – Opportunità di crescita nel Veneto Orientale, 15.15 Andrea Comacchio – Segretario Settore Primario Regione Veneto, PSR – Strategie e orientamenti della Regione Veneto, 15.30 Renato Chisso – Assessore Infrastrutture e trasporti Regione Veneto Sviluppo locale e politiche infrastrutturali: quali sinergie,  15.45 Mario Dalla Tor – Vicepresidente Provincia di Venezia Il ruolo della Provincia nello sviluppo delle politiche di pianificazione locale. 16.00 Coffee break, 16.30 Nicola De Felice – Referente Ministero del Turismo Quadro strategico delle politiche di promozione del territorio, 16.50 Pietro Cecchinato – Regione Veneto – dal PSR al PSL,  17.10 Giancarlo Pegoraro – Direttore VeGal, PSL: aspetti tecnici e presentazione bandi. 17.30 Diego Frezza – Avepa Venezia Procedure e iter di presentazione delle candidature. 17.50 Dibattito. 18.00 Chiusura lavori

(fonte vegal.it)