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Le “Mamme No Pfas”, premio Argav 2021, lanciano un appello agli agricoltori per collaborare insieme nel trovare una soluzione alla produzione di alimenti privi di Pfas

Da sx Stelluto, Cola, Zamboni e ZuccatoMotivazione premio Argav 2021

(di Marina Meneguzzi, consigliera Argav) “La nostra alimentazione da alcuni anni a questa parte? Non a km zero!” A dirlo, con grande nostalgia per i bei tempi andati, è stata Cristina Cola, che insieme a Michela Zamboni e Patrizia Zuccato, lo scorso 18 dicembre hanno ritirato a nome del comitato “Mamme No Pfas”, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche, il Premio Argav 2021, alla presenza dei soci, riuniti nelle sale di Osterie Meccaniche ad Abano Terme (PD) (nella foto in alto, insieme al presidente Argav Fabrizio Stelluto). Le tre “mamme” provengono rispettivamente dalle province di Vicenza, Verona e Padova, territori coinvolti in uno dei più grandi casi di inquinamento da Pfas al mondo, causato da oltre 40 anni, secondo la Relazione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso (13 giugno 2017) che ha dato il via all’indagine da parte della Procura, dalla ditta Miteni di Trissino (VI), oggi fallita e sotto processo a Vicenza per reati ambientali (prossima udienza il 27 gennaio 2022) e che interessa un’area in cui vivono 350 mila persone. Il loro è un comitato spontaneo e apartitico di genitori, persone normali che hanno messo a disposizione del gruppo la popria esperienza professionale e, con determinazione e tenacia, difendono dal 2017 il diritto ad avere acqua pulita per la salute e il benessere di tutti.

Fiducia tradita. “il problema dell’inquinamento Pfas è emerso nel 2013, in seguito a controlli effettuati dall’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione e prevenzione ambientale del Veneto), che ha agito su indicazioni regionali in base a uno studio dell‘Isra-Cnr sulle acque potabili e sui fiumi Po, Adige e loro affluenti, ma non ci è stato comunicato ufficialmente dalla Regione Veneto fino a quattro anni dopo, è questo è davvero grave. La gran parte delle persone, noi comprese, si sono fidate del fatto che l’acqua è sempre stata dichiarata potabile e sicura, per cui l’abbiamo sempre bevuta e usata per lavare frutta e verdure, cucinare e lavarci i denti. Se fossimo state rese consapevoli del problema, avremmo potuto scegliere come comportarci. La nostra lotta è iniziata quando abbiamo ricevuto le analisi del sangue dei nostri figli, tutti contaminati da Pfas (nel sangue sono state ricercate le concentrazioni dei 12 Pfas più conosciuti, su oltre 4.000/7.000 presenti attualmente in commercio, ndr). Ricordiamo che, una volta entrati nell’organismo, queste sostanze possono provocare gravi problemi ia distanza di molto tempo: da un basso peso alla nascita a malattie della tiroide, dal cancro ai testicoli e ai reni, all’ipertensione all’ipercolesterolemia. Da allora, non ci siamo mai fermate”, hanno spiegato le tre “Mamme No Pfas”. Il loro è stato, e lo è tutt’ora, un lavoro d’inchiesta puntuale e serrato, che ha portato a risultati tangibili, di cui potete leggere nel sito mammenopfas.org, non ultimi i ricorsi accolti lo scorso aprile dal Tar dl Veneto presentati insieme a Greenpeace, che ha obbligato la Regione Veneto a fornire i dati completi relativi alla presenza di Pfas ngli alimenti, fino ad allora forniti parzialmente. Dalle elaborazioni emergono molte criticità: numerosi alimenti risultano infatti contaminati non solo per la presenza di Pfoa e Pfos, ma anche per tanti altri composti di più recente applicazione industriale. “Alla Regione Veneto, abbiamo chiesto e continuamo a chiedere che venga esteso a tutti il diritto di accedere alle analisi del sangue per i Pfas. Attualmente i cittadini residenti in aree contaminate (arancione) non hanno la possibilità di sapere la concentrazione di Pfas nel loro sangue, nemmeno a pagamento”.

Come devono comportarsi i cittadini? Continuano Cola, Zamboni e Zuccato: “Gli enti preposti dovrebbero mettere in atto misure che garantiscano una reale prevenzione, facendo tutto il possibile per azzerare l’esposizione ai Pfas della popolazione già contaminata. Riteniamo insufficiente la soluzione della Regione Veneto di mettere dei filtri negli acquedotti per depurare l’acqua dai Pfas. Con l’esclusione del divieto di consumo del pescato, non ci risulta siano state adottate altre misure di precauzione in seguito ai risultati delle analisi, nemmeno indicazioni ai cittadini per il consumo di prodotti “a km zero” che mostrano i livelli più elevati di contaminazione, come ad esempio uova, etc. La Regione Veneto con DGR n. 854 del 13 giugno 2017 ha stabilito che le acque ad uso zootecnico devono rispettare gli stessi limiti delle acque ad uso umano, indicati dal Ministero della Salute in 1.030 ng/l come somma totale di PFOA (500 ng/l) + Pfos (30 ng/l) + altri Pfas (500 ng/l). Questo valore appare chiaramente troppo elevato per garantire la sicurezza degli alimenti. Il più recente parere Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) 2020 fissa l’assunzione settimanale tollerabile attraverso la dieta a 4,4 ng/kg di peso corporeo per quattro molecole (Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs). Non sappiamo, inoltre, se e come vengono effettuati i controlli e le verifiche del rispetto di tale norma. Molti pozzi sono stati fatti chiudere, ma la maggior parte dei pozzi privati non è dichiarata e, di conseguenza, non controllata. Inoltre, le gravi criticità interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa”.

Collaborazione per trovare una soluzione.“La cosa preoccupante è che queste sostanze sono indistruttibili e persistenti e la loro capacità di bioaccumolo l’abbiamo vista direttamente nelle nostre analisi del sangue. Molti dei nostri ragazzi soffrono già di malattie alla tiroide. Il problema è molto grave, quando lo si coglie, capisci che bisogna lottare a livello globale per ottenere limiti zero e fermare le produzioni per salvare il salvabile. Con questo non vogliamo criminalizzare gli agricoltori e gli allevatori, che sono anch’essi vittime di questo grave inquinamento – le concentrazioni più elevate di Pfas nel sangue sono state riscontrate proprio nei dipendenti della Miteni e negli agricoltori – e vogliamo dire loro di non considerarci dei “nemici” ma di combattere insieme a noi nel trovare una soluzione. Intanto, nel chiedere che vengano fissati limiti nazionali il più restrittivi possibile per tutti i Pfas nelle acque ad uso umano, negli alimenti e negli scarichi industriali. All’incontro nella cittadina termale era presente anche il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, che si è dichiarato solidale con loro, essendo gli agricoltori della zona, nonché le loro famiglie, direttamente coinvolti, ma che c’è necessità di riflettere con calma insieme per valutare come attuare la bonifica dell’area del sito industriale “ex Miteni” e della falda sottostante, problema di non facile soluzione.

Una lotta contro il tempo. Un problema di cui le “Mamme No Pfas” sono consce ogni giorno e a cui cercano di porre rimedio chiedendo aiuto alla ricerca scientifica. “Ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili.Per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas – Raccolta Fondi per Azioni Legali, a cui tutti possono partecipare con donazioni, anche piccole. Insieme al comune di Lonigo, abbiamo ingaggiato il prof. Philippe Grandjean, ricercatore al dipartimento di Salute Ambientale all’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, tra i massimi esperti mondiali sulle conseguenze dei Pfas sulla salute, che è stato consulente per lo stato del Minnesota, negli Stati Uniti, nel procedimento contro la 3M per l’inquinamento da Pfas nel 2010 nell’area metroplitana di Twin Cities, e presto verrà da noi. Noi non ci arrenderemo, siamo convinti che la nostra forza di genitori uniti potrà cambiare le cose, è un dovere morale che abbiamo nei confronti dei nostri figli, della nostra terra e delle generazioni future”. Un obiettivo che non possiamo che condividere e supportare, ringraziandole per la tenacia e il coraggio profusi nel perseguirlo.

Alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021

Logo mamme no pfas

Va alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021. La cerimonia di consegna, alla presenza della coordinatrice Cristina Cola, è in programma oggi, sabato 18 dicembre, alle 12 alle Osterie Meccaniche di Abano Terme (PD).

Il premio. A decidere l’attribuzione è stato il direttivo di Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato giornalisti Veneto e componente dell’unione nazionale Unarga. Si tratta di un riconoscimento, come spiega il presidente  Fabrizio Stelluto «destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia». Nel corso delle edizioni a ricevere il premio Argav sono stati, tra gli altri, l’attore  Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association),  Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (Presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Aragv  2021 alle “Mamme no Pfas”. “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate Pfas, acronimo di Sostanze perfluoro alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo  il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Attribuito a “Mamme No Pfas” il Premio Argav 2021, sabato 18 Dicembre 2021 la cerimonia di consegna

Logo mamme no pfas

Il Direttivo Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti e componente dell’unione nazionale Unarga, ha deciso di attribuire alle ”Mamme No Pfas”, rappresentate dalla coordinatrice Cristina Cola, il Premio Argav 2021, destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia.

La consegna avverrà sabato prossimo, 18 Dicembre, alle ore 12.00 ca., nel corso di una semplice cerimonia prevista al ristorante Osterie Meccaniche, ad Abano Terme, nel padovano. Nel corso degli anni recenti, a ricevere il premio Argav. sono stati, tra gli altri, l’attore Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association), Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Argav 2021 alle “Mamme No Pfas” recita: “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate PFAS, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Michele Boato, premio Argav 2019: “Pfas l’emergenza in Veneto più grave e sottovalutata, fallito il piano di azione mondiale contro il riscaldamento globale”

da sx Fabrizio Stelluto e Michele Boato

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) L’inquinamento da Pfas delle falde acquifere è la più grave emergenza ambientale che abbiamo oggi in Veneto e di cui ancora non abbiamo compreso tutta la gravità: è il monito lanciato da Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto Alexander Langer, nel ricevere dal nostro presidente, Fabrizio Stelluto, il premio Argav 2019, lo scorso 7 dicembre, nel centro congressi del ristorante hotel La Bulesca, a Selvazzano Dentro (PD). Boato ha paragonato le mamme venete del comitato “No Pfas”, alle mamme di Taranto che chiedono la chiusura dell’ex Ilva: da Nord a Sud, in Italia le donne lottano per la tutela della salute dei loro figli, un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dalla nostra Costituzione.

Storico attivista ambientale, Boato si è proclamato estremamente pessimista in merito al futuro: “Abbiamo fatto la resistenza ambientale ma dobbiamo ammettere di aver perso, da Cop 21 di Parigi (2015), in cui si definiva un piano di azione globale per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2° C, a Cop 25 di Madrid (2019) tutto è fermo, e molti studi prevedono che stiamo andando velocemente verso un innalzamento della temperatura di 4° C. Dico sempre ai miei amici dell’Alpago che sono fortunati a vivere lì e che da qui a 20 anni tutti noi che viviamo in pianura vorremo risiedere in montagna. Il problema è che non ci sono capi di stato in grado di affrontare davvero il problema del cambiamento climatico. In Italia, le situazioni ambientali migliori sono paradossalmente legate alla povertà o comunque ad uno sviluppo economico limitato”. Boato comunque non si dà per vinto e proclama di essere passato da “resistente” perdente a “resiliente”, per cercare di limitare, almeno, i danni.

Va in questa direzione anche il suo recente impegno associazionistico di riunire architetti, urbanisti e paesaggisti per progettare una Mestre diversa dall’attuale, da sottoporre poi al giudizio dei cittadini. Nella sua idea dovrebbe essere una Mestre più vicina all’immagine che Carlo Goldoni (1707-1793) espresse nella commedia “La cameriera brillante” (1753-54) : quella, cioè, di una “Versailles in piccolo” per la presenza di grandi ville e giardini – una per tutte, quella settecentesca, di cui si narrano ancor oggi le vestigia, che si trovava sul molo del canal Salso in piazza Barche, con teatro, sala da lettura, voliere, giardini all’italiana, casa del caffè e orto botanico -.

15 giugno 2019, a Vicenza l’assemblea Argav di metà anno, ospite Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Veneto, Premio Argav 2018

Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Veneto, Premio Argav 2018

L’assemblea Argav per l’approvazione dei bilanci si terrà sabato 15 giugno prossimo, con inizio alle ore 10.30, nella sala Delle Fratte del Centro Congressi Confartigianato, a Vicenza ( via Fermi,201). Al termine degli obblighi statutari, i partecipanti avranno l’opportunità di confrontarsi con Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Veneto (Premio Argav 2018) e Sergio Maset, ricercatore, sul recente studio dedicato a come si sta trasformando il territorio veneto a partire dall’analisti dei flussi residenziali.

L’Assemblea per l’approvazione dei bilanci è convocata in prima convocazione alle ore 7,30 ed in seconda convocazione alle ore 10.30, ordine del giorno: insediamento organi assembleari, relazione Presidente, discussione ed approvazione bilancio consuntivo 2018, discussione ed approvazione bilancio preventivo 2019, varie ed eventuali

Agostino Bonomo, premio Argav 2018: “Il nostro sogno? Abbattere nel 2019 un capannone al giorno!”

Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto, premio Argav 2018

Lo scorso 15 dicembre, nelle sala conferenze del ristorante La Bulesca di Rubano (Pd), si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Argav 2018 ad Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

da sx Federico Dalla Puppa, Agostino Bonomo e Fabrizio Stelluto, presidente Argav

Il premio è stato attribuito all’organizzazione imprenditoriale per lo studio realizzato dal ricercatore Federico Della Puppa (Studio Smart Land), sulle potenzialità di riutilizzo anche a fini sociali di immobili produttivi e capannoni dismessi oppure sul loro abbattimento con recupero del suolo e “trasferimento” della volumetria demolita in altri siti.

da sx Fabrizo Stelluto e Luigi Perini

Premio speciale. Nel corso dell’evento, è stato premiato per il suo contributo alla professione anche il collega giornalista Luigi Perini, socio Argav di lungo corso.

Riqualificazione urbana e rinaturalizzazione del territorio veneto. Durante l’incontro, Bonomo e Dalla Puppa hanno avuto modo di approfondire l’indagine, realizzata in collaborazione con Regione Veneto, dai cui risultati è scaturito il premio Argav e che quantifica la disponibilità dei crediti edilizi e stima la potenzialità dello strumento che può generare tra i 2,75 ai 6,63 miliardi di euro di giro d’affari in 10 anni, oltre alla rinaturalizzazione del paesaggio che “non ha prezzo” per una regione tourism-intensive.

Dove eravamo rimasti. “Ci siamo lasciati alla fine dello scorso anno con un impegno: iniziare a sdoganare la demolizione dei manufatti irrecuperabili anche alla luce delle potenzialità dei crediti edilizi previsti della legge regionale 11 del 2004. Oggi, in vista della approvazione, da parte della Regione Veneto, del “nuovo piano casa” -che per la prima volta sarà una norma strutturale -, e per dare prima attuazione ai principi contenuti nella legge regionale sul contenimento del suolo, Confartigianato Imprese Veneto si è interrogata sugli strumenti più idonei per coniugare gli aspetti dell’ambiente e territorio con un intervento di recupero del patrimonio edilizio esistente in chiave di efficientamento energetico e riqualificazione dei centri urbani, ma anche delle zone produttive. E lo ha fatto con una nuova originalissima ricerca realizzata da Smart Land (società di ricerca specializzata nel settore), sempre in collaborazione con Regione Veneto”, ha detto Bonomo.

Lo stato dell’arte dei crediti edilizi. “Serviva, infatti – ha continuato Bonomo – prima di tutto quantificare con precisone la presenza dei crediti edilizi sui registri comunali accessibili online per capire se il metodo previsto dalla legge regionale 11/2004 funziona e come potrebbe funzionare con il nuovo strumento normativo proposto dal PDL 402. E’ risultato che 372 comuni su 571 (65%) non hanno un registro e che, dei 199 comuni che hanno reso accessibile online il Registro dei Crediti Edilizi, soltanto 57 hanno al loro interno dei crediti registrati (il 35% dei comuni con il registro accessibile e il 10% dei comuni del Veneto). Dei 57 comuni, il 72% riporta sul proprio registro da 1 a 3 pratiche di crediti edilizi registrati e il 18% da 3 a 6 pratiche. Sono soltanto due i comuni con un numero di pratiche di crediti edilizi registrati superiore a 10. Se si passa poi alla loro quantificazione (numero e volumetrie) emerge che, in totale, in Veneto sono 171 i crediti edilizi per un totale di 572.175 mc. Due su tre sono concentrati nelle province di Verona (31%), Padova e Treviso (con rispettivamente il 24% e il 21% delle volumetrie totali). A Vicenza ricadono il 18% delle volumetrie mentre nella città metropolitana di Venezia appena il 4%; risultano quasi prive le province di Belluno e Rovigo”.

Necessario informare meglio istituzioni e cittadinanza. “Non ci siamo! – ha commentato Bonomo – è evidente che l’adozione del registro on line, pur obbligatorio dal 2004 per i Comuni, sia in realtà troppo limitata. A nostro avviso, serve innanzi tutto che la nuova norma preveda un forte coordinamento della regione definendo uno strumento comune che possa essere applicato da tutti i comuni. Se poi passiamo alla loro quantificazione, siamo di fronte a cifre troppo limitate a conferma che lo strumento è poco conosciuto. È indispensabile prevedere una capillare attività di informazione e formazione verso imprese, cittadini e tecnici comunali”.

Tornando all’indagine, sono stati analizzati gli interventi realizzati con le precedenti norme contenute nel Piano Casa, concentrando l’attenzione sulla componente residenziale, quale destinazione prevalente dei fabbricati oggetto dei suddetti interventi, per verificare, a partire da essi, gli impatti potenziali del nuovo DDL. Dal confronto emerge che, con la nuova legge, viene salvaguardata la possibilità di incrementare le volumetrie esistenti, al pari del vecchio piano casa, ma che per raggiungere i valori massimi di incremento si deve accedere alla potenzialità edificatoria data dai crediti edilizi. Per poter sfruttare il piano casa in futuro, dunque – ha commenta Dalla Puppa – si dovrà pensare all’edificazione come ad un sistema di vasi comunicanti: tanto si costruisce, tanto si demolisce”. “Questa inversione di rotta – ha agggiunto Bonomo – potrà integrarsi perfettamente con una proposta sviluppata da Confartigianato Edilizia, oggi al vaglio della Commissione Europea, sul riuso dei materiali da demolizione (al pari di quanto avviene ad esempio in Svizzera, dove il 75% dei materiali demoliti vengono riutilizzati nello stesso cantiere per le nuove costruzioni) e sul conferimento che non avverrà più in discarica, ma così come già avviene in Francia, potrà avvenire direttamente presso i rivenditori di materiali edili, mettendo finalmente in moto l’economia circolare che rappresenta in sostanza il vero obiettivo della norma”.

Capannoni dismessi. “Questa indagine sui Crediti Edilizi – ha spiegato ancora Bonomo – è diretta conseguenza di quella dello scorso anno sui capannoni e da quella, parte, per valutare l’impatto che si potrebbe avere con un utilizzo massiccio dei crediti su quel patrimonio immobiliare. Nel 2017 abbiamo stimato, nel territorio regionale, 4.570 capannoni dismessi non utilizzabili in mediocre e pessimo stato pari a circa il 43% dei capannoni dismessi totali. Si tratta di immobili di circa 11,9 milioni di mq che, per stato manutentivo e per caratteristiche intrinseche ed estrinseche, non sono più in grado di rispondere al mercato odierno e che quindi necessitano di un intervento di demolizione o riqualificazione. A partire dall’incidenza media della superficie industriale dismessa sita in area impropria calcolata nell’ambito dell’analisi puntuale su 7 comuni individuati (Trevignano, Galliera Veneta, S.Giovanni Lupatoto, Thiene, Mirano, Villamarzana e Sedico), è stato possibile stimare la superficie complessiva produttiva dismessa regionale, potenzialmente in grado di generare crediti edilizi: circa 4,6 milioni di mq (ben 27 volte i crediti edilizi oggi iscritti nei RCE del Veneto). Si tratta di 1.750 capannoni in area impropria da 2.600mq che, una volta demoliti, possono, come si dice in gergo, “decollare” e venire ricostruiti in area “di atterraggio” a cui sommare 2.800 capannoni da 4.000 mq potenzialmente riqualificabili con l’utilizzo del credito. Tutto ciò potrebbe generare un giro d’affari tra i 2.75 e i 6.6 miliardi di euro in 10 anni”.

Necessari incentivi. “Da ciò si desume – ha affermato il leader degli artigiani veneti- quanto sia fondamentale prevedere che i crediti edilizi possano essere generati non solo dalla demolizione di edifici situati in area impropria ma anche poter intervenire in quelli in disuso o pessimo stato di conservazione quindi di fatto inutilizzati. Inoltre, è opportuno prevedere che la legge consenta di potere trasferire il credito edilizio all’interno del territorio regionale per specifiche aree omogene con dimensione sovracomunale. Il progetto di legge -ha precisato – deve coniugare oltre a incentivi di tipo quantitativo anche dei parametri qualitativi per le nuove costruzioni inoltre, è necessario prevedere una premialità per l’utilizzo di materiali generati in un ambito da economia circolare. Infine per poter mettere in moto il meccanismo “demolizione-ricostruzione” siamo convinti che servano adeguati incentivi, attraverso la creazione di un apposito fondo di rotazione, che sostengano le imprese e i comuni nella prima fase di demolizione”.

Dare valore agli abbattimenti. “Abbiamo un sogno o meglio un obiettivo per il 2019 – ha concluso Bonomo-: una demolizione al giorno per rigenerazione, ma ci deve essere la possibilità di farlo in una logica di favorire il recupero, la rigenerazione e il riutilizzo dei materiali da demolizione per la costruzione. Altrimenti risolviamo solo metà del problema. La demolizione selettiva è un vantaggio ma i siti che accettano materiali oggi sono saturi, da qui la assoluta necessità del riutilizzo in luoghi adeguati e le proposte in campo oggi, se attuate, permetteranno una vera innovazione, ovvero l’avvio dell’economia circolare nell’edilizia. Ovviamente non dimentichiamo la riconversione dei capannoni per uso diverso, anche in chiave sociale. Non siamo “contro” i capannoni ma ne vogliamo di nuovi e diversi, abbattendo quelli non più compatibili e convertendo quelli ancora in buono stato e corretto inserimento urbanistico”.

Premio Argav 2017, oggi nel Padovano la consegna del riconoscimento al naturalista Paolo Fontana

Oggi, domenica 17 dicembre, i soci Argav si ritroveranno alle 10.30 nel centro congressi del ristorante La Bulesca a Selvazzano Dentro (PD) per l’annuale incontro di fine anno, con la relazione del presidente Fabrizio Stelluto. Al termine, verso le 11.30, avrà luogo la consegna del premio Argav 2017 al naturalista Paolo Fontana, presidente WBA e ricercatore alla Fondazione Edmund Mach. L’incontro si concluderà con il tradizionale pranzo di Natale.

Va all’entomologo Paolo Fontana, presidente della World Biodiversity Association, il premio Argav 2017

Il direttivo Argav ha deciso di assegnare il premio Argav 2017 all’entomologo vicentino Paolo Fontana, dal 2014 presidente della World Biodiversity Association onlus, il cui comitato scientifico è costituito da naturalisti di tutto il mondo che si prefiggono di censire la biodiversità attraverso spedizioni naturalistiche nelle aree in cui è più concentrata e di tutelarla con una capillare azione educativa, in particolare rivolta ai giovani, per sensibilizzare alla scoperta e conservazione attiva delle specie vegetali e animali presenti sul nostro pianeta e al rispetto degli equilibri naturali.

Il riconoscimento, che sarà consegnato domenica 17 dicembre a Padova, viene annualmente attribuito a personalità che, con la loro attività, danno lustro al territorio veneto. A fregiarsene lo scorso anno fu l’alpinista ambientalista Toio de Savorgnani, ma in edizioni recenti ne furono insigniti, tra gli altri, l’attore, Marco Paolini; la scienziata Ilaria Capua; il poeta e musicista Bepi De Marzi.

Il vincitore. Paolo Fontana, 52 anni,  si dedica allo studio e alla ricerca nel campo dell’entomologia e dell’acarologia dal 1986 e da 28 anni è coinvolto in molti campi di ricerca: dal 2009 il principale è quello delle api e dell’apicoltura. Ha creato e gestisce una collezione entomologica privata composta da oltre 30.000 esemplari di ortotteroidei prevalentemente delle regioni paleartica e neartica (Messico e USA); la collezione è schedata in un database ed è a disposizione di specialisti italiani e stranieri, che la visitano spesso. Nel corso degli anni ha allestito una biblioteca composta da centinaia di volumi (alcuni antichi) specialistici e divulgativi, relativi alle scienze naturali ed in particolare all’entomologia ed all’apicoltura. Paolo Fontana ha descritto fino ad oggi, anche in collaborazione con altri specialisti, ben 61 nuove specie; dal 1995 ha svolto numerose spedizioni entomologiche in tutta Italia col fine principale di registrare i canti delle molte specie endemiche di ortotteri. Ha al suo attivo 182 pubblicazioni prevalentemente in riviste scientifiche, ma anche di ambito didattico.

Mountain Wilderness, co-fondata da Tonio de Savorgnani, premio Argav 2016, chiede alla Regione Veneto di stralciare dal collegato al bilancio la proposta sul disturbo venatorio

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da sx, Fabrizio Stelluto, presidente Argav, e Tonio de Savorgnani, Premio Argav 2016

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) “Il mio compito è di parlare dei problemi della montagna, dicendo la verità senza compromessi, confidando nella forza della comunicazione e nei giornalisti che hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Certo, il confine tra quello che sarebbe conveniente dire e non dire è labile, è un problema non da poco con cui ci si deve confrontare, ma a cui si deve rispondere per il rispetto di se stessi”: questo il messaggio, semplice  e forte, che l’alpinista e ambientalista Tonio de Savorgnani, tra una proiezione e l’altra di luoghi a lui sacri come le montagne del Nepal e del Tibet, da lui visitate e scalate, ha espresso ai soci Argav presenti a Padova lo scorso 17 dicembre nelle sale del Forcellini 172 per insignirlo del Premio Argav 2016, riconoscimento che la nostra associazione assegna a quanti dimostrano con il loro operato di dare valore al territorio veneto.

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Un momento del Premio Argav 2016

Intralciare l’attività di un cacciatore costerà caro. Ed è un impegno di vita che Toio de Savorgnani, nel cui personale “Pantheon” spicca il mitico alpinista Walter Bonatti (1930-2011), ha espresso anche sabato scorso, comunicandoci l’ultima battaglia che sta conducendo insieme a Giancarlo Gazzola attraverso Mountain Wilderness Veneto, associazione di cui è co-fondatore, e Michele Boato dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer. “Lunedì prossimo (oggi per chi legge, ndr) in Consiglio Regionale del Veneto si aprirà la discussione sul Bilancio e sulla cosiddetta legge collegata, una lunga serie di leggi e leggine che la maggioranza non è riuscita ad  approvare, ma che in questo modo non verranno discusse ma votate in blocco. Una procedura molto discutibile e non tanto democratica. Una delle parti che più susciterà opposizione è quella relativa al cosiddetto disturbo venatorio, per cui chi si macchierà della colpa di azioni che in qualche modo dovessero creare intralcio all’attività di un cacciatore, potrà essere multato con un’ammenda da 600 a 3600 euro, caso unico in tutta Italia. Chiediamo, quindi, al presidente della regione Luca Zaia e al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti di ritirare questa proposta antidemocratica che, se approvata, renderebbe ancora più conflittuale il rapporto tra mondo venatorio e associazioni ambientaliste, vanificando quel poco di collaborazione che si era instaurato con la regione in occasione del referendum contro le trivellazioni”,  ha spiegato de Savorgnani.

In vista un nuovo referendum contro la caccia? “L’attività della caccia gode in Italia molti e ingiustificati privilegi – ha continuato de Savorgnani – prima di tutto il diritto di entrare nei fondi privati senza chiedere permesso ai proprietari, grazie all’art 842 del Codice Civile, violando i principi fondamentali della proprietà privata, validi in tutta Europa tranne che in Italia e concessi solo per la caccia. Altro inaccettabile privilegio è che la legge 157 del 1992 “finge” di concedere ai proprietari dei fondi il diritto di negare l’accesso ai cacciatori, in quanto obbliga il privato a costose recinzioni e a permessi che vengono erogati ogni cinque anni e che, causa complicate procedure burocratiche, quasi nessuno riesce ad ottenere. Ma una sentenza  della Corte dei Diritti dell’Uomo ha stabilito l’illegittimità di tale privilegio, anche se riferito alla Germania, andando esso contro i diritti dell’Uomo. E siccome siamo in Europa, un principio valido in uno dei paesi membri dovrebbe esserlo in tutti gli altri. Chissà che un’occasione del genere riesca a dare la sveglia alle associazioni, affinché riescano ad organizzarsi e a rivendicare almeno il sacro diritto alla proprietà privata dei cittadini normali. E forse  un giorno dovremo ringraziare il consigliere regionale e cacciatore Sergio Berlato per essere riuscito, con le sue  proposte tanto esagerate da risultare perfino bizzarre, a suscitare l’indignazione necessaria per ripartire con un nuovo referendum contro la caccia“.

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da sx, Efrem Tassinato, premiato dal presidente Fabrizio Stelluto

Riconoscimento speciale anche ad Efrem Tassinato. Nel corso dell’incontro, il direttivo Argav ha consegnato all’amico e chef Efrem Tassinato, giornalista, tesoriere Unaga, nonché fondatore e presidente nazionale Wigwam, un premio Argav straordinario. Efrem è da sempre convinto ambientalista – negli anni ’70 del secolo scorso ha fondato l’OSAN (Organizzazione per la Salvaguardia dell’Ambiente Naturale) organizzando le prime esperienze di campi di Riboschimento nel Bellunese e nel Bresciano – ed è promotore di un’economia equo, solidale e sostenibile. Inoltre, da oltre vent’anni ospita nelle accoglienti sale del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) i nostri incontri informativi mensili, che si concludono sempre all’insegna della convivialità, con menù tematici da lui preparati insieme alla moglie Diana all’insegna della genuinità dei prodotti.

Oggi la consegna del Premio Argav 2016 a Toio De Savorgnani, alpinista ambientalista

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Toio De Savorgnani, premio Argav 2016

L’alpinista ambientalista Vittorio (Toio) De Savorgnani riceverà oggi, sabato 17 dicembre, il premio Argav 2016. La cerimonia si terrà al Ristorante Forcellini di Padova. Anche quest’anno, il direttivo Argav ha voluto rendere merito all’impegno di  chi si adopera per dare lustro al territorio veneto; nelle più recenti edizioni il premio è andato all’attore, Marco Paolini; al poeta e musicista, Bepi De Marzi; alla scienziata, Ilaria Capua; all’ideatore della comunità Internet “Grow the planet”, Gianni Gaggiani; alla cooperativa sociale vicentina, Agrimea; alla famiglia agrocircense rodigina, Giona.

Toio De Savorgnani è nato nel 1954 da madre cimbra del Cansiglio e padre forestale friulano; fin da bambino, Toio ha trascorso tutti i periodi di vacanza in Cansiglio a contatto con una comunità umana arcaica e quasi fuori del tempo, ma  anche con l’ambiente naturale della foresta, che lo ha influenzato in maniera determinante. La montagna è diventata  la sua passione ed il suo impegno principale: negli anni ‘70 ha partecipato alle prime visite guidate naturalistiche in Veneto;  nel 1978 ha collaborato alla ristrutturazione del Giardino Botanico Alpino al rifugio Vazzoler, nel gruppo dolomitico del Civetta, allora chiamato l’Università del 6° grado e l’anno dopo  ha partecipato alla spedizione sul Manaslu (m. 8.156, 7^ cima della Terra) nell’Himalaya del Nepal. La spedizione non ha raggiunto la cima  a causa delle fortissime bufere e Toio De Savorgnani ha subito gravi congelamenti a mani e piedi dopo aver trascorso una notte all’aperto a causa delle continue slavine, che avevano distrutto la tenda a 7.500 metri.

Tutela della montagna. Nel 1980, De Savorgnani ha iniziato a  lavorare in Cansiglio, prima col Corpo Forestale dello Stato  e poi con l’Azienda Regionale delle Foreste ( ARF)  e tuttora  continua ad operare lì. Ha lavorato per oltre 15 anni al Giardino Botanico Alpino Lorenzoni in Pian Cansiglio e ha collaborato alla ristrutturazione del Museo Etnografico, ora chiamato “Museo dell’Uomo in Cansiglio – Anna Vieceli”. Nel 1988 ha partecipato alla fondazione dell’associazione di  alpinisti ambientalisti Mountain Wilderness Italia, emanazione nazionale di “Mountain Wilderness International”, creata l’anno precedente da molti, famosi alpinisti ( Chris Bonington, Reinhold Messner, Fausto De Stefani, Alessandro Gogna, Carlo Alberto Pinelli, ecc.).  Da  allora “Mountain Wilderness” è diventata, per De Savorgnani, il  riferimento principale per le attività ambientalistiche in ambiente alpino;  all’inizio degli anni ‘90 ne é stato anche presidente nazionale, mentre oggi é membro del consiglio direttivo. De Savorgnani  é stato tra i fondatori del Comitato per il Parco del Cansiglio, dell’Ecoistituto Veneto Alex Langer e anche dell’associazione Ecohimal Italia (presidente onorario: il famoso alpinista, Kurt Diemberger), che opera per la conservazione dell’ambiente naturale, nonchè della cultura delle popolazioni himalayane.

Una scelta che coinvolge lo spirito. “Nel corso degli anni – sostiene Toio De Savorgnani – ho capito che non andavano  trascurati  anche gli aspetti leggendari, mitologici e di tradizioni orali popolari, legati all’ambiente naturale e così ho recuperato quanto appreso dai nonni, da cimbri, boscaioli e pastori del Cansiglio, riportando le mie esperienze  in alcune pubblicazioni. In queste mie opere ho collegato l’ambiente arcaico del Cansiglio e delle altre nostre montagne a quanto ho visto ed appreso nei miei viaggi in Himalaya, dove è iniziato per me un cammino diverso, che mi ha portato ad associare agli aspetti  scientifici, ecologici ed etici anche quelli spirituali, per me ormai inscindibili  e inseparabili.  Una scelta ora avvalorata dall’enciclica di papa Francesco “ Laudato si”; una via, che io ho intrapreso oltre 30 anni fa e che, con tutti i miei limiti, sto tentando di portare  avanti anche nel presente.”