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11 novembre 2018, la festa di San Martino e la conclusione dell’annata agraria si celebrano al meglio al Festival delle Dop a Godega di Sant’Urbano (TV)

Dai formaggi ai vini, dall’olio extravergine di oliva ai radicchi, dal miele all’insalata, dai marroni al riso, e la lista potrebbe continuare visto che sono ben 36 i prodotti e 52 i vini del Veneto riconosciuti dai marchi europei Dop/Igp/Stg/Doc/Docg/Igt. Stiamo parlando di prodotti della nostra agricoltura per i quali l’Unione Europea ha riconosciuto la loro straordinaria valenza geografico-territoriale e per questo li ha inseriti nell’elenco europeo delle Denominazioni. Dunque, eccellenze del nostro agroalimentare che domenica 11 novembre (festa di San Martino, conclusione dell’annata agraria) faranno bella mostra di sé al 5° Festival delle Dop, kermesse di Regione e Veneto Agricoltura in programma in Fiera a Godega di Sant’Urbano (Tv) dalle ore 10 alle 18 (ingresso gratuito).

Una trentina i Consorzi di tutela delle Denominazioni venete presenti al Festival, oltre a numerosi altri enti che rappresentano la filiera e il territorio, tra cui il Consorzio Qualità Verificata (QV) con le sue carni e altri preziosi prodotti quali, per esempio, la patata QV. Ricco il programma degli eventi, a partire dalle degustazioni guidate a cura dell’Istituto Alberghiero Beltrame di Vittorio Veneto che presenterà (ore 11/13/15/17, iscrizioni in loco) una serie di prelibatezze a base dei diversi prodotti veneti a Denominazione.

Degustazioni. Particolare attenzione sarà poi posta ai formaggi, non mancheranno le degustazioni dei tanti vini Doc/Docg/Igt del vigneto veneto, compreso quello didattico dell’Istituto Cerletti di Conegliano. Le degustazioni e le presentazioni saranno curate dai Consorzi di tutela e da Ais Veneto. Per tutta la giornata il Festival proporrà, inoltre, numerose iniziative che prevedono il coinvolgimento del pubblico grazie alla presenza di chef e giornalisti enogastronomici. Da segnalare anche la mostra fotografica che celebra i 25 anni di attività del Consorzio di Tutela del Fagiolo di Lamon. Non mancheranno iniziative di solidarietà verso i territori colpiti dal recente maltempo, nel ricordo che in primis ad essere colpito è stato proprio il settore primario, quello che da secoli interagisce virtuosamente con l’ambiente, tanto l’agricoltura che la gestione forestale.

Fonte: Servizio stampa veneto agricoltura

 

 

11 novembre 2018, a Godega S.Urbano (TV) c’è il Festival delle Dop Venete

Il Festival delle DOP venete 2018, promosso da Regione e Veneto Agricoltura, giunto alla 5^ edizione, si svolgerà quest’anno nei padiglioni della fiera di Godega S. Urbano (TV) domenica 11 novembre (ore 10:00/18:00).

L’evento, a partecipazione gratuita, mette in vetrina le eccellenze dell’agroalimentare regionale, ovvero i prodotti riconosciuti dai marchi europei di qualità Dop, Igp, Stg e quello regionale Qualità Verificata. Saranno in esposizione tutti i prodotti di qualità veneti, che potranno essere degustati grazie alle preparazioni degli studenti dell’Istituto Alberghiero “Beltrame” di Vittorio Veneto (TV). Gli assaggi per il pubblico si accompagneranno con i tanti vini regionali, tra cui quelli prodotti dall’Istituto Cerletti di Conegliano (TV).

Al Festival saranno presenti una trentina di Consorzi di Tutela del Veneto, previsto inoltre un ricco programma di eventi collaterali, quali degustazioni guidate a cura dello stesso Istituto Ipssar Beltrame e Caseus Veneti, relativamente ai formaggi, ma anche da dai sommelier di Ais Veneto per quanto riguarda i vini.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Prodotti Dop e Igp, Italia sempre leader in Unione Europea per riconoscimenti, ma per i prodotti registrati dopo il 2010 benefici scarsi o irrilevanti dal riconoscimento d’origine

L’Italia si conferma, anche a fine 2017, il Paese dell’UE che ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti Dop (Denominazione origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) nel settore “food” (293, esclusi vini e altre bevande alcoliche), precedendo la Francia (245) e la Spagna (190).

Questi tre Paesi rappresentano il 54% dei prodotti Dop e Igp registrati dall’Ue. Nel 2017, l’Italia ha ottenuto il riconoscimento Dop o Igp per 4 nuovi prodotti, molti meno della media annuale del periodo 2010-2017 (circa 11 prodotti l’anno), meno di quelli riconosciuti alla Francia (8) e al Regno Unito (6). Il primato di riconoscimenti dell’Italia, rispetto ai Paesi UE concorrenti, è legato alla larga prevalenza delle certificazioni Dop (167 contro le 103 della Francia e le 102 della Spagna); la Francia ha invece ottenuto più riconoscimenti Igp (142 contro i nostri 126). A fine 2017, il Paese Extra Ue che ha registrato il maggior numero di prodotti Dop o Igp è la Cina (10), seguita a distanza dalla Thailandia (4).

I settori produttivi. Nel ricco e articolato panorama della nostra biodiversità agraria e tradizione alimentare, il settore per il quale il nostro Paese ha proposto e ottenuto il maggior numero di riconoscimenti Dop e Igp è quello dei prodotti delle coltivazioni orticole e cerealicole (111), seguito dai formaggi (52) e dagli oli extravergini di oliva (46). Ma il maggior numero di riconoscimenti Dop, quindi certamente legati alla produzione primaria nazionale e territoriale, si registra per i formaggi (50) e per gli oli extravergini d’oliva (42). Per i riconoscimenti Igp, prevalgono con largo margine ortofrutticoli e cereali (75) seguiti dai salumi (prodotti a base di carne 20). Le Regioni italiane nel cui territorio ricadono produzioni agricole e alimentari Dop e Igp sono quelle del Nord (167), seguite da quelle di Sud e Isole (115) e poi da quelle del Centro (91). Nelle Regioni di Sud e Isole, si registra la maggior quota percentuale di riconoscimenti Dop sul totale Dop e Igp (62%). Per quanto riguarda il valore della produzione, il primato va a formaggi e salumi, mentre per il valore dell’export dominano formaggi
e aceti balsamici.

Luci e ombre. Dall’analisi effettuata, i più recenti dati sui prodotti agricoli e alimentari italiani Dop e Igp confermano alcuni aspetti positivi e altri meno, circa gli effetti di queste certificazioni sullo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia rurale italiana. Fra gli aspetti positivi, si rilevano gli incrementi di 76 unità (il più elevato del periodo fra i Paesi UE) dei prodotti riconosciuti fra il 2010 e il 2017; dell’11% (2010-2016) del valore alla produzione; dell’82% (2010-2016) del valore esportato. Tuttavia, si rilevano alcune criticità (2010-2016): il valore alla produzione segna +11% a fronte del +35% dei riconoscimenti; le quantità prodotte segnano +20% a fronte, come sopra, del +35% dei riconoscimenti; il valore alla produzione dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa l’81% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti; i valori unitari alla produzione (€/kg) segnano una flessione del 7,6%; il valore dell’export dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa il 91% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti. In particolare, nel 2016, il valore medio alla produzione di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 539 milioni di euro (+8,8% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 4,45 milioni di euro (-11,4% sul 2010); il valore medio dell’export di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 308 milioni di euro (+81,6% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 1,1 milioni di euro (+40% sul 2010). Ciò significa che, attualmente, la maggior parte dei prodotti Dop-Igp, e in particolare i 72 nuovi registrati fra il 2010 e il 2016, rappresentando valori economici molto limitati, sembrano trarre benefici scarsi o irrilevanti dal riconoscimento d’origine, e di conseguenza incerti sono i benefici per gli agricoltori che devono sostenere costi aggiuntivi per certificare la produzione.

Specialità “eccessivamente locali”. Questi risultati poco esaltanti sono generalmente da attribuire alla registrazione di specialità eccessivamente “locali”, supportate da pochi produttori soprattutto medio-piccoli, con produzione limitata di basso valore complessivo, che non consentono di realizzare le necessarie economie di scala per la gestione, il controllo e la promozione della denominazione. Altri motivi di insuccesso si ritengono dovuti a: creazione troppo verticistica della denominazione protetta, senza il preliminare attento coinvolgimento dei produttori seguito dalla relativa assistenza tecnica; carenze organizzative dell’organismo di tutela della denominazione; insufficiente supporto di coordinamento, assistenza, promozione del settore da parte di istituzioni di livello superiore (Regioni, Stato). Tolto ciò, è un dato di fatto che l’agricoltura italiana, almeno a breve termine, oltre fondare la propria crescita su significativi incrementi di produzione e produttività può e deve puntare anche ad incrementare la remunerazione dei prodotti di pregio e orientare maggiormente la produzione verso tali prodotti. Le certificazioni Dop e Igp, sostenute dal notevole patrimonio di biodiversità agraria e di tradizioni alimentari di cui disponiamo, possono dare un contributo importante in questo senso purché istituite secondo oggettive considerazioni storico-tradizionali, ma anche, e soprattutto, secondo razionali progetti di riconversione produttiva e di marketing (nazionale e, ancor più, internazionale), anche collegati alla promozione del turismo gastronomico. L’attuazione di tali progetti dovrà essere sostenuta da specifiche professionalità e da una puntuale assistenza ai produttori agricoli. A questo link il rapporto completo del centro studi.

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura

31 gennaio 2018, a Bruxelles, il formaggio Asiago Dop veneto, lo speck alto-atesino e il pecorino romano salgono in cattedra come caso di successo di produzione agricola di qualità europea. Ma la Ue taglia del 90 per cento gli aiuti all’Italia per la promozione agroalimentare.

“Uncommon Flavors of Europe”, il progetto triennale di promozione negli USA e in Canada promosso dai Consorzi di Tutela Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano e co-finanziato dalla UE, nell’ambito di “Enjoy, it’s from Europe”, è un caso di successo europeo. Il 31 gennaio 2018, i tre consorzi sono stati invitati a Bruxelles, dalla Commissione Europea, per presentare le iniziative e i primi risultati del percorso di informazione e promozione della produzione agricola di qualità europea durante uno dei più importanti ed attesi appuntamenti di presentazione del bando 2018 relativo ad azioni simili rivolte al mercato interno e ai mercati extra-europei.

Tagli. “Questo nuovo riconoscimento europeo, in un anno nel quale sono calati del 90% gli aiuti UE all’Italia per la promozione agroalimentare e molti progetti non verranno finanziati, ci rende orgogliosi e ci impegna ancora una volta di più a lavorare per far comprendere a mercati così importanti per il Paese, il valore e il significato della storia e della tradizione agricola europea che i nostri prodotti testimoniano”, affermano Fiorenzo Rigoni, Andreas Moser e Salvatore Palitta, rispettivamente presidenti del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano.

Il programma “Uncommon Flavors of Europe” (Sapori d’Europa unici), di Asiago DOP, Speck Alto Adige IGP e Pecorino Romano DOP nasce per rafforzare la riconoscibilità, da parte del consumatore, delle caratteristiche distintive del prodotto d’origine, in contrapposizione con i prodotti denominati “comuni”, ovvero generici. Proposte inimitabili che, oggi, in USA e Canada, stanno ottenendo sempre maggiore interesse, grazie alla crescente curiosità e sensibilità di consumatori e ristorazione verso l’origine dei prodotti, le loro qualità, il loro impiego nell’incontro con la tradizione culinaria locale. Riconosciuto come uno dei dieci progetti italiani approvati dalla Commissione Europea selezionati su 199 presentati nel quadro dello stanziamento complessivo di oltre 30 milioni di euro di cui 23,6 co-finanziati dall’Unione nel triennio 2017-2019, “Uncommon Flavors of Europe” è stato presentato riscuotendo grande interesse, il 23 e 25 ottobre scorsi, a più di 100 giornalisti, cuochi ed importatori nell’ambito dello Starchefs – International Chefs Congress al Brooklyn Expo Center di New York e alla scuola alberghiera dell’Institut de tourisme et d’hôtellerie du Québec (ITHQ) a Montreal. Nei mesi successivi, il progetto ha avviato un’intensa attività di informazione e promozione dei tre prodotti testimonial di qualità europea avviando un dialogo diretto con i consumatori attraverso il web, i social media, la stampa e la TV. In questa prima fase, in particolare, sono state realizzate oltre 350 giornate promozionali, per il solo 2017, su un totale di 1750 programmate nel triennio 2017-2019, nei punti vendita delle maggiori catene di supermercati americani e canadesi, attività che ha offerto l’occasione di contattare direttamente 2,4 milioni consumatori negli Stati Uniti e oltre un milione in Canada. Nel 2018, le azioni del piano si svilupperanno e intensificheranno anche con attività rivolte al trade, come con il concorso LEARN & EARN, dedicato al settore professionale della grande distribuzione, che mette in palio viaggi in Italia e un road show informativo per operatori nei diversi stati USA. Il tutto con l’obiettivo di rafforzare il mercato dei prodotti agricoli europei di cui Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano, protagonisti del progetto “Uncommon Flavors of Europe”, sono rappresentanti di eccellenza.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Asiago

Spesa alimentare degli italiani, il 10 per cento è riservata ai prodotti a Denominazione

Gli Uffici studi di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre (Ve) hanno monitorato le tendenze dei consumatori in vista delle feste natalizie, che vedranno in gran parte tavole imbandite con i prodotti a denominazione. Se dell’hi-tech si può fare a meno, infatti, non potrà esserci festa senza i prodotti della nostra tradizione e dell’alta qualità che oggi le aziende agricole e le filiere agroalimentari sono in grado di fornire per la disponibilità di tutte le tasche degli italiani.

Al top in Europa. Dagli ultimi dati aggiornati all’11 dicembre scorso, l’Italia si pone al top nell’Ue con 294 prodotti di qualità registrati (Dop, Igp, Stg), c che incidono per oltre il 21 per cento del totale dei “prodotti di qualità registrati” in Europa. In termini assoluti, seguono con 245 prodotti registrati la Francia, con 195 la Spagna, con 138 il Portogallo e con 105 la Grecia.

Veneto secondo sul podio italiano. A livello territoriale, sul gradino più alto del podio del food di qualità presente in Italia si pone l’Emilia Romagna con 43 prodotti (18 Dop e 25 Igp), segue il Veneto con 36 prodotti (18 Dop e 18 Igp), la Lombardia con 34 (20 Dop e 14 Igp), la Toscana con 31 (16 Dop e 15 Igp) e la Sicilia con 30 (17 Dop e 13 Igp). Tra il food di qualità prodotto dalle nostre imprese agricole l’ortofrutta, i cereali, i formaggi e gli oli-grassi rappresentano oltre il 70% del totale. Gli ortofrutticoli, con 110 prodotti, costituiscono il 37,4% del totale, i 53 formaggi incidono il 18%, gli oli e grassi il 15,6% e le carni il 13%.

Il 10 per cento della spesa alimentare degli italiani è riservato ai prodotti a denominazione. Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Ismea e Fondazione Qualivita, gli Uffici studi di Confagricoltura Veneto e Cgia hanno constatato che il valore economico dei prodotti agroalimentari italiani ammonta a circa 6,3 miliardi di euro; mentre il valore al consumo di questi prodotti è di circa 13,3 miliardi di euro, pari al 10% della spesa complessiva destinata dalle famiglie italiane ai generi alimentari. Nei mercati internazionali, invece, il volume d’affari conseguito con l’export del food italiano Dop e Igp ha superato i 3 miliardi di euro.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Internazionalizzazione prodotti italiani a Indicazioni geografiche, mentre il radicchio di Chioggia “sbarca” in Finlandia, l’Asiago rivendica tutela e riconoscimento in Cina, Giappone e Messico

Il Radicchio di Chioggia Igp si spinge sempre più a Nord. La settimana prossima, in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, il Consorzio di Tutela porterà in Finlandia il “Principe Rosso” per presentarlo in una serie di eventi enogastronomici e culturali in alcuni ristoranti della capitale e in una serata di gala nell’Ambasciata italiana a Helsinki.

Un mercato attento alle certificazioni di origine e di qualità ambientale. “Puntiamo all’internazionalizzazione della promozione verso il Nord Europa – spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo – perché l’esperienza di questi ultimi anni alla Fiera Fruit Logistica di Berlino, ci ha fatto intravvedere ottime possibilità di affermazione del nostro prodotto in questi mercati, dove il consumatore è attento alle certificazioni di origine e di qualità ambientale. Invitandoci, la nostra Ambasciata ci ha assicurato che la società finlandese è estremamente interessata all’Italia, alla nostra cultura, ai nostri prodotti, soprattutto a quelli tipici regionali a denominazione di origine protetta e controllata che garantiscono lo stretto legame col territorio. Il radicchio di Chioggia, con la sua caratteristica chiusura a palla compatta è un ortaggio che può sopportare meglio di altre verdure a foglia il gelo invernale, inoltre il suo colore rosso-amaranto innervato di bianco può costituire un elemento di vivacità sulle tavole nordiche”.

L’altro lato della medaglia. “E’ in atto uno scontro globale, senza esclusione di colpi che richiede un intervento forte del sistema politico italiano e comunitario contro i tentativi di delegittimare un comparto di interesse nazionale come quello delle Indicazioni Geografiche. E’ questo il messaggio che il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lancia dopo che, negli ultimi tre mesi, è stato protagonista di un’intensa azione di tutela che ha visto il pieno riconoscimento dei diritti di proprietà intellettuale ed una serie di vittorie legali contro tentativi di usurpazione ottenute in Cina, Giappone e Messico, paesi dove sono in corso i negoziati bilaterali con l’Unione Europea.

La sinergia tra prodotto e territorio è l’elemento distintivo e fondante dell’Indicazione Geografica, occasione unica e inimitabile di promozione economica e valorizzazione del genius loci. A confermarlo sono i numeri del comparto dei prodotti DOP e IGP italiani che oggi valgono 14 miliardi di fatturato alla produzione (vino escluso) e, nel 2016, hanno visto esportazioni per 7,8 miliardi di euro, con un peso del 21% delle tipicità sull’intero export agroalimentare (dati Qualivita). Un settore, quello delle DOP e IGP, non delocalizzabile, che fornisce un importante contributo alla fiscalità nazionale e la cui salvaguardia andrebbe inserita tra le priorità nazionali, in quanto asset strategico per l’economia del Paese. “Di fronte a chi oggi mette in discussione lo stretto legame tra denominazione e luogo geografico d’origine – afferma il presidente del Consorzio di Tutela, Fiorenzo Rigoni, – come le  recenti richieste di organizzazioni di produttori nordamericani indirizzate al presidente Trump di non riconoscere le Indicazioni Geografiche negli accordi commerciali, è necessario che il sistema politico italiano prenda atto dell’attacco globale in corso e agisca, di concerto con la Ue, per salvaguardare i diritti di proprietà intellettuale legati ai prodotti DOP e IGP, la cui tutela coincide non solo con la difesa di interessi economici vitali ma con la difesa di un valore non negoziabile: ovvero l’identità e la cultura di intere comunità locali”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio radicchio di Chioggia Igp e Consorzio Tutela Asiago Dop

 

L’Asiago celebra il decennale della Dop con il premio “Turismo 2017” per la diffusione del nome Asiago nel mondo

Il Consorzio di tutela Asiago Dop è stato insignito dal comune di Asiago del premio “Turismo 2017” a riconoscimento dello sforzo fatto per la diffusione del nome Asiago nel mondo. Non c’era modo migliore per festeggiare i dieci anni da quando è stata riconosciuta, prima DOP europea, l’Asiago Prodotto della Montagna.

Tutela della biodiversità. Il percorso di valorizzazione del legame tra il prodotto e il suo territorio, che ha impegnato produttori e Consorzio di tutela, ha portato, dal 2006 ad oggi, un graduale aumento del numero di malghe e di caseifici che producono questa specialità arrivate a rappresentare il 32% sul totale delle aziende produttrici, con una produzione che, nel solo triennio 2013-2016, è passata dalle 37.292 forme del 2013 alle 61.038 forme del 2016, segnando un +63%. “La sinergia tra prodotto d’origine e territorio è sempre più occasione unica e inimitabile di promozione e valorizzazione del genius loci. Su questa strada, il Consorzio ha lavorato negli ultimi dieci anni per mantenere viva la produzione dell’alpeggio estivo e per diffondere e valorizzare il nome di Asiago e del suo prodotto più tipico, il formaggio, in Italia e all’estero. E’ questa una grande opportunità per tutti di cui prendere consapevolezza agendo uniti”, ha affermato il presidente del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago, Fiorenzo Rigoni.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Asiago Dop

 

 

Dop e Igp, Italia al primo posto per registrazioni, ma solo una decina quelle che contano economicamente

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Dop del Veneto

L’Italia è il primo paese dell’Unione Europea per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti a “Denominazione d’origine protetta” (Dop – prodotti ottenuti in una determinata zona da materie prime provenienti dalla zona stessa) e ad “Indicazione geografica protetta” (Igp – prodotti di consolidata tradizione ottenuti in una determinata zona da materie prime non esclusivamente provenienti dalla zona stessa) ai sensi del Regolamento UE n. 1151/2012 che sostituisce precedenti Regolamenti comunitari in materia di qualità dei prodotti agricoli e alimentari.

Tra i prodotti a denominazioni extra europei, 10 sono cinesi. Nel 2003 l’Italia era preceduta, sia pure di una sola unità, dalla Francia; nel 2016 conta, rispetto alla stessa Francia, 52 registrazioni in più. Il ritmo medio di crescita delle nuove registrazioni italiane è stato, fra il 2003 e il 2016, di circa 12 l’anno con il minimo nel 2006 (3) e il massimo nel 2010 (24). Guardando distintamente alle due categorie di riconoscimento (Dop Igo), il nostro Paese è largamente al primo posto per i prodotti Dop e al secondo posto, dopo la Francia, per i prodotti Igp. Fra il 2010 e il 2016, l’Italia ha registrato, in media, ogni anno 5 nuove Dop e 7 nuove Igp. I riconoscimenti Dop e Igp sono stati istituiti dall’Unione Europea, ma possono essere attribuiti anche a prodotti provenienti da Paesi extra UE. Oggi i prodotti di Paesi extra UE riconosciuti Dop e Igp sono 23, di cui 10 della Cina.

Più attive le regioni del Nord. Il primato di riconoscimenti raggiunto e consolidato dall’Italia rispetto agli altri Paesi dell’UE testimonia, non solo la ricchezza di tradizioni agricole e gastronomiche nazionali, ma anche l’eccellente lavoro delle istituzioni e dei produttori. Più attive nella valorizzazione dei prodotti DOP e IGP sono le regioni del Nord (soprattutto Emilia Romagna, Veneto e Lombardia); fra le regioni del Centro, la Toscana; fra le regioni del Sud, la Sicilia.

Top ten. Rispetto al 2003, nel 2016 i prodotti italiani che si fregiano dei marchi Dop e Igp sono più che raddoppiati (da 130 a 289). La categoria produttiva per la quale il nostro Paese ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti è quella degli ortofrutticoli e dei cereali (110), seguita dai formaggi (51), dagli oli extravergini di oliva (45) e dalle preparazioni a base di carne (41). I prodotti Dop prevalgono numericamente sugli Igp; tuttavia questi ultimi, nel periodo 2005-2016 hanno registrato un incremento maggiore, con 73 nuovi riconoscimenti (+142%) rispetto ai nuovi 60 (+56%) dei Dop.  Al valore complessivo delle esportazioni di prodotti Dop/Igp contribuiscono soprattutto dieci prodotti: grana padano Dop, parmigiano-reggiano Dop, aceto balsamico di Modena Igp, prosciutto di Parma Dopmela Alto Adige Igp, pecorino romano Dop, gorgonzola Dop, mozzarella bufala campana Dop, prosciutto di San Daniele Dop e, a parimerito al decimo posto, mela Val di Non Dop, mortadella di Bologna Igp, speck dell’Alto Adige Igp, olio Evo toscano Igp.

Conclusioni. Il “peso” sull’export dei “top 10” è  superiore al 90%, con l’aceto balsamico di Modena Igp al terzo posto della graduatoria (493 milioni di euro nel 2014 col 92% di produzione esportata) e la mela Alto Adige Igp al quinto posto (204 milioni di euro nel 2014).  In prospettiva, si evidenzia la necessità di una valutazione sui processi di riconoscimento di Dop e Igp per prodotti disponibili in quantità limitate, commercializzati quasi esclusivamente a livello locale, per la promozione dei quali forse sarebbero sufficienti altre qualifiche di valorizzazione (come, ad esempio, quella di “prodotto tradizionale”). La diminuzione delle aziende produttrici di Dop e Igp può evidenziare o un processo di concentrazione produttiva e quindi di rafforzamento strutturale, anche in concomitanza di una situazione di maggiore competitività, oppure una progressiva riduzione dei vantaggi della certificazione di questo genere di prodotti per gli operatori della produzione primaria. La necessità di consolidare, fra i riconoscimenti già acquisiti, quelli suscettibili, in ragione delle quantità prodotte, di una migliore possibilità di promozione e commercializzazione all’estero o sul mercato nazionale a livello non solo locale.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Il Marrone di San Zeno Dop ora è anche bio. La bontà del frutto ed il riconoscimento festeggiati per tre fine settimana dal 22 ottobre al 6 novembre con iniziative culinarie e di intrattenimento.

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Marroni di San Zeno Dop

(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

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da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari

I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

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il castagneto di Giovanni Gondola

Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica  può essere superato – ha spiegato Campagnariad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato  Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

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Marroni di San Zeno Dop

Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellanibensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“,  ha detto Campagnari.

caldarrostemarronesanzenodopLe feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

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Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus

Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

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Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco

Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

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La rissara di Gondola

Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.

Caseus Veneti 2016, i quattro formaggi top

caseus-veneti-2016Nella splendida cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD), la giuria aurea di Caseus Veneti, formata da stampa di settore nazionale, ha eletto tra i 37 formaggi premiati con una medaglia d’oro i quattro “top formaggi 2016”.

Ed in vincitori sono…La Casatella Trevigiana DOP della Latteria S.Andrea di Povegliano (TV), il formaggio Piave DOP di Lattebusche di Cesio Maggiore (BL), lo stracchino del Caseificio Castellan Urbano di Rosà (VI), il Capra ubriacato al Traminer della Latteria Perenzin di San Pietro di Feletto (TV), rispettivamente per le categorie DOP freschi e stagionati, formaggi variegati, e per ultimo affinati ed erborinati.

La giuria popolare. Ha premiato ancora Latteria S.Andrea per la Casatella Trevigiana e il Piave di Lattebusche nelle categorie DOP, Paliotto stagionato sempre di Latteria Sant’Andrea e infine l’Imbriago del Centro Veneto Formaggi. Il premio popolare è andato ai casari che hanno elaborato il formaggio.“Un ringraziamento va alla Regione, ai consorzi e a tutto lo staff che ha contribuito al successo di questa manifestazione che dimostra di avvicinare ogni anno migliaia di consumatori – ha detto Terenzio Borga, presidente Aprolaval prodotto del territorio, un prodotto che nasce dal latte, materia prima di qualità delle stalle del Veneto e viene trasformaggio in formaggi che sono la storia della nostra regione”.

Gli chef ai fornelli. Successo anche per gli show cooking 7 Chef per 7 Formaggi più uno, condotti da Adua Villa, sommelier master class e Marco Colognese, selezionatore Guide Espresso, che hanno visto alternarsi per due giorni gli chef più promettenti del Nordest (Silvia Moro, ristorante Aldo Moro di Montagnana- PD; Carlo Nappo, Podere dell’Angelo, Pordenone; Andrea Rossetti, Do Campagni, Cavallino Treporti-VE; Leandro Luppi, Vecchia Malcesine – VR; Alerto Basso, 3 Quarti di Grancona- VI; Ljublica Komlenic, Sporting by Lju a Caorle –VE; Alessio Longhini, Stube Gourmet di Asiago – VI).

Fonte: Servizio Stampa Caseus Veneti