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Nanomateriali e sicurezza alimentare

Il video seguente realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito della serie «IZSVe Scienza» vuole essere un’introduzione al mondo dei nanomateriali nell’ambito della sicurezza alimentare. L’impiego di nanomateriali nell’industria alimentare sembra offrire, infatti, notevoli vantaggi. Ad esempio, la presenza di alcune nanoparticelle dotate di attività antimicrobica nel packaging favorisce la conservazione e la qualità degli alimenti. Tuttavia è ipotizzabile che queste nanoforme diano origine a nuovi e sconosciuti fenomeni di tossicità, spesso correlati alle loro interazioni con altre sostanze.

Ferragosto. Grigliate in sicurezza: 8 consigli pratici per evitare rischi alimentari.

grigliata

Non è estate che si rispetti senza una grigliata con gli amici: utilizzando il barbecue in giardino o in qualche parco attrezzato, è uno dei modi più classici per trascorrere in compagnia il giorno di Ferragosto. L’atmosfera di vacanza, allegria e spensieratezza non deve però farci abbassare la guardia nei confronti dei rischi alimentari. Infatti, le elevate temperature tipiche della stagione estiva e le non sempre ideali condizioni di manipolazione e cottura degli alimenti quando si cucina all’aperto, possono creare le condizioni perfette per le cross-contaminazioni e la proliferazione dei patogeni nel cibo.

In particolare la carne cruda o poco cotta può essere veicolo di vari microrganismi patogeni fra cui Campylobacter, Salmonella, Listeria ed Escherichia Coli, oltre che costituire un rischio per l’epatite E. Inoltre, se posta a contatto diretto con la fiamma o se cotta eccessivamente fino a carbonizzare, nella carne possono formarsi sostanze cancerogene come le ammine eterocicliche o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questi rischi possono essere evitati grazie a buone pratiche igieniche, descritte successivamente.

Lavarsi spesso le mani. Tutto ciò che manipoliamo dopo aver toccato la carne cruda viene contaminato dai microrganismi patogeni che possono essere presenti naturalmente sulla superficie della carne. Se nelle condizioni ideali per moltiplicare, i patogeni possono causare malattie a trasmissione alimentare. E’ bene, quindi, lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone prima e dopo ogni manipolazione della carne cruda. In particolare ogni qualvolta, dopo aver toccato la carne, si toccano utensili o altri alimenti, soprattutto se questi ultimi sono pronti per il consumo.

Utilizzare utensili puliti ed evita cross-contaminazioni. Prima di iniziare controllare che la griglia e gli altri utensili siano puliti. È buona abitudine pulire e asciugare sempre la griglia e gli attrezzi per il barbecue prima di ogni utilizzo, soprattutto se sono rimasti a lungo in giardino ma anche nel caso in cui siano stati utilizzati di recente. Conservare e mantenere la carne cruda ben separata dagli altri alimenti o dalle superfici e dagli utensili puliti che si utilizzeranno per altri alimenti o preparazioni. Prestare attenzione anche a non utilizzare in modo promiscuo utensili e stoviglie usati per la carne cruda utilizzandoli successivamente per la carne cotta o altri alimenti. Per esempio non utilizzare lo stesso piatto o tagliere utilizzato in precedenza per tagliare la carne cruda per la carne cotta o altri alimenti. Non lavare la carne di pollo o in generale la carne cruda. Lavare la carne rischia di contaminare con eventuali schizzi contaminati utensili, piani di lavoro o altri alimenti nelle vicinanze del lavello.

Scongelare  correttamente la carne. La carne congelata o parzialmente decongelata non cuoce completamente sulla griglia. Se si vuole utilizzare questo tipo di prodotto è necessario organizzare in anticipo il barbecue in modo da considerare anche il tempo per lo scongelare completamente e in modo corretto la carne. Lo scongelamento può essere fatto ponendo la carne congelata per una notte sul ripiano inferiore del frigorifero, in modo tale che i liquidi non colino su altri alimenti. Altrimenti è possibile scongelare la carne utilizzando la modalità “defrost” del forno a microonde subito prima di cuocerla al barbecue.

Controllare le date in etichetta. La data di scadenza o il termine minimo di conservazione non sono la stessa cosa. Ogni alimento ha la sua shelf-life, ovvero la vita commerciale del prodotto. La durata della shelf-life viene indicata sulla confezione in due modi diversi a seconda che l’alimento sia fresco e deperibile oppure stabile. Per gli alimenti freschi e deperibili – in particolare quelli di origine animale molto ricchi d’acqua che in un breve periodo di tempo possono sviluppare elevate cariche microbiche e costituire un rischio di tossinfezione – viene usata la data di scadenza con la dicitura “da consumarsi entro il”. Oltre questa data, l’alimento non è più sicuro e non deve essere né venduto né consumato. Per gli alimenti stabili viene invece utilizzato il termine minimo di conservazione (TMC) con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”. Se la confezione è rimasta integra e il prodotto correttamente conservato, oltre questa data vi può essere uno scadimento delle qualità organolettiche dell’alimento come il colore, l’odore o il sapore ma il prodotto può ancora essere consumato in sicurezza, anche se è meglio farlo il prima possibile.

Cuocere adeguatamente. Cuocere accuratamente la carne al barbecue è importante sia perché è l’operazione che permette di eliminare eventuali batteri patogeni, sia perché permette di evitare la formazione di sostanze cancerogene dovute ad un’eccessiva cottura. Sulla griglia la carne va quindi girata e spostata regolarmente in modo da assicurare che sia ben cotta uniformemente su tutti i lati. Carbonizzato all’esterno non significa cotto all’interno! Se gli invitati sono tanti e il tempo per cucinare è poco, considerare di fare una prima cottura della carne di maiale e di pollo al forno, e poi successivamente svolgere un passaggio finale di cottura al barbecue. In questo modo gli invitati assaporeranno comunque il gusto della carne alla griglia ma si avrà la certezza che la carne è completamente cotta fino al cuore del prodotto.

Non tutta la carne può essere consumata al sangue. Costate, fiorentine, bistecche, hamburger, salsicce, wurstel, pollo: non sono la stessa cosa e non comportano gli stessi rischi. È importante che chi cuoce abbia chiaro che le diverse tipologie di carne implicano diverse esigenza di cottura, e non tutte possono essere consumate al sangue. La carne rossa, di cui i classici esempi sono tagliate e fiorentine, può essere consumata al sangue senza rischi per la salute; altre carni come pollo e suino, o altri prodotti a base di carne macinata come gli hamburger e le salsicce, non vanno serviti al sangue ma ben cotti. Suini e avicoli sono infatti più facilmente portatori di salmonella, mentre per gli alimenti a base di carne macinata il problema è relativo al fatto che – durante la loro produzione – eventuali batteri patogeni presenti sulla superficie possono diffondersi all’interno del prodotto.

Conservare correttamente e gestire bene gli avanzi. Prestare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti prima, durante e dopo la festa. La carne e gli altri alimenti deperibili che necessitano del mantenimento della catena del freddo non vanno lasciati al sole o a temperatura ambiente per lunghi periodi di tempo. Manteneteli in frigorifero o nella borsa termica fino al momento di cuocerli o servirli, e riponeteli al loro posto subito dopo averli usati. Tenere a temperatura ambiente lo stretto tempo necessario: la proliferazione dei patogeni è favorita in particolar modo in estate dalle alte temperature. Raffreddare velocemente eventuali avanzi, coprirli e riporli in frigorifero o nella borsa termica quanto prima. Consumateli al massimo il giorno successivo, dopo un uniforme e adeguato riscaldamento. Se avete qualsiasi dubbio sulla sicurezza alimentare di un avanzo, anche se è importante evitare lo spreco alimentare, evitate di consumarlo: meglio non rischiare un’intossicazione alimentare.

Attenzione agli allergeni. Infine, prima di preparare o cuocere il cibo per gli ospiti è sempre molto importante informarsi circa eventuali allergie o intolleranze. In questo modo è possibile preparare un pasto adatto per un eventuale ospite allergico o intollerante, evitando cross-contaminazioni con alimenti che contengono l’allergene. In alternativa, ancora meglio, è evitare di utilizzare per l’occasione l’alimento in questione per tutti gli ospiti.

Fonte: IZSVe, salepepesicurezza.it

Sicurezza alimentare e stili di consumo durante l’emergenza Covid-19: un’indagine dell’Osservatorio IZSVe

Sicuri della salubrità del cibo che mangiano e fiduciosi di poter controllare l’insorgere di rischi per la salute attraverso i comportamenti individuali: così appaiono gli italiani intervistati dall’Osservatorio IZSVe durante l’emergenza Covid-19.

Dai risultati di un’indagine a cui hanno risposto 730 consumatori italiani, la sicurezza alimentare non emerge come una particolare fonte di preoccupazione tra i possibili rischi che possono avere un impatto sulla vita delle persone in generale. Tuttavia, in questo momento di emergenza sanitaria il rapporto col cibo è cambiato: diminuisce la frequenza della spesa al negozio e aumenta la spesa online, si fa più attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti e cambia la dieta. Una cosa è certa: i consumatori hanno un ruolo importante nel contribuire alla sicurezza alimentare, e anche in questo particolare periodo corretti comportamenti nella gestione del cibo in ambito domestico possono garantire un consumo sicuro e consapevole.

Come è cambiato il rapporto col cibo durante l’emergenza Covid-19. Dalle dichiarazioni degli intervistati emerge che per la maggior parte dei rispondenti i comportamenti legati alla gestione del cibo hanno subito dei cambiamenti rispetto a quelle che erano le abitudini pre-emergenza sanitaria. Dieta e abitudini alimentari. In primo luogo è variata la spesa di generi alimentari: secondo il 27.1% degli intervistati essa è diventata meno frequente ma più abbondante, con un aumento di prodotti surgelati. La maggioranza dei rispondenti (più del 50%) dichiara di non avere riscontrato significative variazioni nelle loro abitudini di consumo. Tuttavia i dati evidenziano un incremento nel consumo di panificati (40.1%) e una riduzione nel consumo di pesce crudo (42.7%) e di cibi pronti al consumo (42.2%).

In ambito domestico emerge una maggiore attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti: alcuni, infatti, riportano di lavarsi più spesso le mani e lavare più accuratamente il cibo, il particolare le verdure (17.5%), ma anche gli utensili, i contenitori e le superfici in generale (17.7%). Rispetto all’alimentazione, i rispondenti dedicano più tempo alla preparazione del cibo (16.2%) preferendo alimenti ‘home made’ come pane, pasta, pizza e dolci (14%). Emergono inoltre variazioni nella dieta: se da un lato viene seguita una dieta più sana, facilitata dall’avere più tempo a disposizione per cucinare, dall’altro si attesta l’aumento delle porzioni di cibo consumate abitualmente e un peggioramento della qualità (12.9%).

Canali di acquisto degli alimenti. Per quanto riguarda invece le abitudini di acquisto, per il 24% dei rispondenti è aumentato il ricorso alla spesa di prodotti alimentari online, mentre rimane sostanzialmente invariato il dato rispetto alla consegna di pietanze e cibo a domicilio. Risulta in flessione la frequenza di acquisto presso supermercati e negozi alimentari. In linea anche con le indicazioni sanitarie, si predilige un carrello più abbondante ma riempito meno di frequente.

La percezione del rischio alimentare e della responsabilità individuale nel controllo delle malattie. Per quanto riguarda il rischio alimentare, i rispondenti in generale si sentono abbastanza sicuri del cibo che mangiano: infatti il 70% del campione ritiene poco o per nulla probabile che gli alimenti che consuma possano compromettere la propria salute.

Preoccupazione per diversi rischi potenziali. Nel contesto di diversi potenziali rischi che possono incidere sulla propria vita si riscontra una generale attenzione al tema dell’inquinamento ambientale: il 34.8% dei rispondenti ritiene molto probabile che condizioni ambientali sfavorevoli possano influire negativamente sulla propria salute. Tuttavia la principale fonte di preoccupazione riguarda le ricadute negative sulla vita personale di una possibile crisi economica, che sono ritenute molto probabili dal 38.2% degli intervistati. Considerando l’attuale contingenza di emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid19, appare significativo il dato rispetto alla possibilità di contrarre una malattia grave che pare preoccupare fortemente solo il 6.8% dei rispondenti.

Preoccupazione per i rischi alimentari. Rispetto al tema della sicurezza alimentare, i rischi verso i quali rispondenti manifestano un alto livello di preoccupazione riguardano le proprietà del cibo, in particolare la qualità e la freschezza degli alimenti, le manipolazioni in condizioni non igieniche del cibo consumato fuori casa e la presenza di sostanze chimiche e inquinanti negli alimenti. Gli altri temi a cui gli intervistati risultano essere particolarmente sensibili sono il benessere degli animali da allevamento, la presenza di microplastiche all’interno dei cibi e le sostanze residue nella carne, come antibiotici o ormoni. Da notare che anche in questo particolare momento, la possibilità che si sviluppino nuovi virus negli animali si colloca tra i rischi per i quali il livello di preoccupazione è basso.

Atteggiamenti verso la capacità personale di gestire i rischi alimentari. In riferimento alla capacità personale di controllare e gestire possibili rischi alimentari, la maggioranza degli intervistati (57.3%) ritiene di avere un elevato margine di controllo sui rischi legati alle proprie abitudini alimentari e alla dieta, come ad esempio un elevato consumo di grassi. Invece gli ambiti in cui gli intervistati ritengono di avere meno o addirittura nessun controllo riguardano le tecnologie applicate agli alimenti (75.8%), in particolare le nanotecnologie, e le contaminazione chimiche del cibo come ad esempio i residui di pesticidi (70%). Sfuggono dal controllo personale anche i possibili rischi derivanti da infezioni animali o zoonosi trasmissibili da animale a uomo (66%).

La sicurezza alimentare durante l’emergenza COVID-19. Nonostante dall’indagine dell’Osservatorio la sicurezza degli alimenti non emerga come un tema che desta particolare preoccupazione, in questo momento di emergenza sanitaria sono diversi i dubbi dei consumatori sulla gestione dei cibi. È possibile contrarre il COVID-19 dal contatto con gli alimenti? È vero che tutta la spesa va disinfettata? Quali particolari precauzioni bisogna adottare nella gestione del cibo? Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad oggi non esistono evidenze che il virus possa trasmettersi attraverso gli alimenti o le confezioni alimentari; il rischio di prendere la malattia in questo modo è quindi ritenuto altamente improbabile. Tuttavia, anche in questo periodo è importante mantenere la dovuta attenzione alle corrette pratiche di gestione e preparazione dei cibi. Il Rapporto 17/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)  fornisce indicazioni e raccomandazioni specifiche per garantire l’igiene degli alimenti e degli imballaggi alimentari anche in ambito domestico (poster ISS sulla spesa e igiene degli alimenti) e utili indicazioni per la spesa in negozio (poster ISS sulle indicazioni per la spesa in negozio). Le raccomandazioni suggeriscono quindi di continuare a riservare particolare attenzione all’igiene degli ambienti, delle superfici e degli utensili a contatto con gli alimenti, così come al lavaggio dei cibi che si consumano crudi e alla cottura dei prodotti di origine animale. In sostanza, possono anche cambiare le nostre abitudini di consumo, ma non le modalità di gestione e preparazione del cibo a casa, buone pratiche che tutti devono mantenere anche in tempi di COVID-19, possibilmente con un occhio in più alla pulizia degli ambienti. I consumatori sono un anello fondamentale nella catena di gestione del rischio alimentare. La consapevolezza dei possibili rischi e l’adozione di corrette pratiche in cucina garantisce la tutela della salute personale e collettiva.

Fonte: IZSVe

 

 

 

 

 

Peste suina, allevatori padovani in allarme dopo il maxi sequestro di carne cinese

Allevatori padovani in allarme all’indomani del sequestro di 9 tonnellate di carne suina dalla Cina, intercettate dalla guardia di Finanza di Padova, che erano destinate alla ristorazione. La peste suina si propaga infatti velocemente e, anche per una sola partita di carne importata, il rischio di contagio per gli animali è altissimo. Nel Padovano si concentra il 17% degli allevamenti veneti, che sono 9.800, di cui la stragrande maggioranza a conduzione familiare, con in carico poco meno di 3.000 capi (dati di Veneto Agricoltura 2018).

Confagricoltura Veneto: peste suina già presente in Polonia e Paesi Est Europeo. “Ringraziamo la Guardia della Finanza per la tempestività dei controlli e tutte le forze dell’ordine per il lavoro di sorveglianza che stanno facendo – sottolinea Rudy Milani, presidente degli allevatori suini di Confagricoltura Veneto -. Li sproniamo a continuare così e a fare il massimo per controllare la merce in arrivo, perché se qualche partita contaminata riuscisse a entrare nel nostro territorio sarebbe una debacle. Il settore vale 202 milioni di euro in Veneto e, dopo un decennio di difficoltà, da pochi mesi si sta risollevando, con quotazioni schizzate in alto anche grazie alla grande richiesta di carne dovuta al divieto di export di carne suina dalla Cina. La peste suina, che non ha conseguenze sulle persone, è estremamente contagiosa per gli animali di allevamento e quelli selvatici come i cinghiali, di cui il Veneto abbonda. Da mesi abbiamo sottolineato a livello ministeriale l’emergenza, sottolineando anche a livello regionale che si lavori per un contenimento della popolazione dei cinghiali. Ricordiamo che la peste suina è già giunta in Europa e attualmente i contagi hanno colpito allevamenti in Polonia e in Paesi dell’Est europeo, a poche decine di chilometri dai confini tedeschi”.

Coldiretti Padova: frontiere come un colabrodo, subito etichettatura per fermare invasione straniera.  “Il maxi sequestro di carne suina importata dalla Cina e potenzialmente pericolosa per la diffusione della peste suina conferma quanto ripetiamo da anni: legislazione e burocrazia non garantiscono un adeguato controllo sui prodotti che varcano le nostre frontiere. Mentre i nostri allevamenti sono sottoposti a decine di controlli severi e rigorosi, sul fronte della qualità e della sicurezza alimentare, dall’estero entrano nel nostro Paese prodotti senza alcuna garanzia. La Guardia di Finanza e l’Uls 6 di Padova hanno fatto un ottimo lavoro che va a beneficio dei produttori e dei consumatori”. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, commenta positivamente l’operazione che ha permesso di intercettare la carne importata illegalmente, violazione alle norme doganali e sanitarie, dalla Cina all’Olanda e quindi in un magazzino di Padova. “Più volte siamo stati al Brennero con i nostri allevatori per documentare come le frontiere siano un colabrodo e come il nostro Paese sia invaso da prodotti di dubbia provenienza che, oltre a rappresentare un’incognita per la salute pubblica, mettono in crisi con la concorrenza sleale il nostro settore suinicolo. Un motivo in più per spingere sull’etichettatura obbligatoria anche sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. Il mese scorso –ricorda Bressan – è stata finalmente raggiunta l’intesa fra stato e Regioni, ora bisogna arrivare al più presto all’entrata in vigore del decreto che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine trasformate”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Padova

 

Sicurezza alimentare in ambiente domestico, corso online gratuito “Vuoi venire a cena? Sicuramente sì, anzi…con sicurezza!” proposto da ISZVe e disponibile sino al 31/12/2020

Vuoi venire a cena? Sicuramente, anzi… con sicurezza!” è un corso online gratuito realizzato dall‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) nell’ambito delle attività di progetto di Ricerca Corrente IZS VE 09/16 finanziato dal Ministero della Salute. L’iniziativa formativa affronta il tema della sicurezza alimentare in ambiente domestico, attraverso il processo che comunemente viene effettuato nel momento in cui si decide di invitare ospiti a cena: i commensali hanno esigenze particolari? Come scegliere le materie prime? Come preparare e come conservare il cibo in modo sicuro?

Obiettivi e programma. Al fine di aiutare il partecipante a scelte e azioni consapevoli, per ogni alimento sono affrontati gli aspetti principali relativi a: allergie e intolleranze; pulizia e igiene dell’ambiente (cucina) e della persona; manipolazione e conservazione degli alimenti. Il corso fornisce ai partecipanti le conoscenze necessarie volte alla riduzione di esposizione al rischio da patologie trasmesse da alimenti. Intende promuovere la consapevolezza dei rischi legati alla preparazione dei cibi e la promozione di una maggiore attenzione al rispetto di corrette pratiche igieniche.

Modalità di fruizione. Il corso si svolge interamente online e si articola in moduli formativi con audio-lezioni e documenti di testo. Sarà disponibile fino al 31 dicembre 2020, e richiede un impegno di circa 2 ore. Per iscriversi è necessario accedere al portale IZSVe Learning Store, registrare il proprio profilo-utente, mettere il corso nel carrello e completare l’ordine come se fosse un normale corso a pagamento. Il corso è gratuito e pertanto non verrà addebitato alcun costo.

Sicurezza alimentare. Come funzionano i controlli veterinari alle frontiere? La risposta in 100 secondi.

Ogni anno l’Italia importa animali e prodotti di origine animale dall’estero, un volume commerciale in continua crescita. Quanto sono sicuri questi prodotti? E chi fa i controlli? A vigilare ci pensano veterinari e personale dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) e degli Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari (UVAC), stazioni periferiche del Ministero della Salute. I PIF si occupano delle importazioni dai Paesi Terzi, gli UVAC si occupano degli scambi all’interno della Comunità Europea.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Sicurezza alimentare, differenza tra “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”

Il termine shelf-life significa letteralmente “vita di scaffale” e nell’ambito della sicurezza alimentare viene utilizzato per indicare la vita commerciale del prodotto, ovvero il periodo di tempo che intercorre fra la produzione e il consumo dell’alimento senza che ci siano rischi per la salute del consumatore. Ma da cosa dipende la durata del prodotto? Chi la stabilisce e come? E quale differenza c’è fra le varie diciture sulla scadenza che troviamo nelle confezioni dei prodotti alimentari? Scoprilo in questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Sicurezza alimentare. Come bisogna riporre gli alimenti in frigorifero?

Nella serie «100 secondi», realizzata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), una spiegazione di come riporre gli alimenti nei diversi scomparti del frigorifero. All’interno dell’elettrodomestico, infatti, si creano aree a temperatura diversa: gli alimenti vanno quindi posizionati negli scomparti in base alla loro specifica esigenza di conservazione, più o meno vicina agli 0 gradi centigradi.

 

Dopo il mar Tirreno, anche nelle acque di Veneto e Friuli-Venezia Giulia è stato ritrovato in cozze e vongole il batterio Clostridium difficile, nessun allarme ma meglio consumare i molluschi bivalvi solo se cotti

Clostridium difficileUn’indagine condotta da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) nel periodo 2015-2017, recentemente pubblicata sulla rivista International Journal of Food Microbiology, ha accertato la presenza del Clostridium difficile in cozze e vongole provenienti dall’Alto Adriatico e i risultati meritano una certa attenzione.

Clostridium difficile è un batterio che, grazie alla produzione di particolari tossine, può causare nell’uomo la colite pseudomembranosa, una patologia ben conosciuta nei nostri ospedali e da non sottovalutare, specie negli anziani. Degli oltre 700 campioni analizzati, l’11,6% delle cozze e il 23,2% delle vongole sono risultati positivi, spesso anche con ceppi di C. difficile di particolare rilevanza clinica per l’uomo, come confermato dalle analisi molecolari eseguite in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Questo risultato si giustifica con l’elevata antropizzazione e con l’elevata densità di allevamenti nelle regioni prospicienti le aree marine in cui è stato effettuato il campionamento. Clostridium difficile è un batterio che, in presenza di ossigeno, dà origine a spore, che rappresentano delle forme di sopravvivenza caratterizzate da resistenza particolarmente elevata, anche al calore.

A differenza di quanto avviene nell’uomo, gli animali, con poche eccezioni, sono spesso portatori sani di C. difficile a livello intestinale. Uomo e animali sono tuttavia accomunati dall’eliminazione con le feci di spore di C. difficile, e in tal modo, tramite i reflui urbani e zootecnici, possono contaminare le acque dei fiumi che successivamente si riversano in mare. La contaminazione antropica e zootecnica dell’ambiente, in questo caso marino, può riflettersi, pertanto, nella contaminazione dei cosiddetti molluschi eduli lamellibranchi, ovvero di quelle specie di molluschi racchiusi all’interno di una conchiglia, che si nutrono filtrando l’acqua marina rimanendo sulla sabbia del fondale, come fanno le vongole, o appesi a distanza dal fondale, come succede per le cozze allevate. Questi molluschi, infatti, filtrando l’acqua possono accumulare le spore di C. difficile.

Consumare i molluschi bivalvi solo se cotti. I risultati non devono allarmare, ma suggeriscono qualche precauzione. Si conferma l’importanza di consumare molluschi sottoposti a trattamento di depurazione o provenienti da aree di allevamento a mare. Il consumo di molluschi crudi o poco cotti va sicuramente evitato, in quanto espone a rischi sanitari di vario tipo, non solo nei confronti di C. difficile. I risultati di questa indagine, preliminari ad ulteriori studi di valutazione del rischio, non devono tuttavia allarmare: perché nell’uomo si manifesti la colite pseudomembranosa non è sufficiente mangiare alimenti contaminati con le spore di C. difficile, ma sono richieste condizioni predisponenti quali alterazioni della flora intestinale, generalmente causate dall’assunzione di antibiotici per via orale o di farmaci che alterano il pH gastrico, unitamente all’età avanzata. Questa patologia, infatti, colpisce prevalentemente gli anziani e in particolare quelli che assumono giornalmente farmaci contro l’acidità gastrica e/o antibiotici.

Fonte: IZSVe

Allerte alimentari, come funziona il sistema

Come funzione il sistema delle allerte alimentari? Nel sesto video della serie IZSVe «100 secondi» prodotta dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), un’introduzione al sistema delle allerte alimentari: dalle origini delle allerte alla segnalazioni al RASFF, passando per le analisi di laboratorio e i richiami dei prodotti rischiosi.