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L’etichetta del pesce è “bugiarda” in tutto il mondo: errori ed inganni spacciano specie ittiche di bassa qualità. In Italia, è il caso del palombo.

Un’analisi del Guardian Seascape di 44 studi recenti su oltre 9.000 campioni di frutti di mare provenienti da ristoranti, pescherie e supermercati in più di 30 Paesi ha rilevato che il 36% dei mitili era etichettato in modo errato, esponendo il consumatore a frodi sui prodotti ittici su vasta scala globale. A riportare la notizia è il quotidiano inglese “The Guardian”, secondo il quale molti degli studi hanno utilizzato tecniche di analisi del Dna relativamente nuove.

Il problema sembra essere diffuso nei ristoranti. Lo studio, che rappresenta il primo tentativo su larga scala di esaminare l’etichettatura errata nei ristoranti europei, ha coinvolto più di 100 scienziati che hanno raccolto segretamente campioni di frutti di mare ordinati da 180 ristoranti in 23 paesi. Il Dna di ogni campione è stato analizzato per identificare la specie e quindi confrontato con i nomi sul menu ed il risultato è stato avvilente: un ristorante su tre vendeva frutti di mare con etichette errate. I più alti tassi di etichettatura errata nei ristoranti, che vanno dal 40% al 50%, sono stati in Spagna, Islanda, Finlandia e Germania. Il “riciclaggio di pesce” è spesso collegato a catture illegali, non dichiarate e non regolamentate (INN) di grandi flotte “lontane”, in cui operano navi battenti bandiera straniera al largo delle coste dell’Africa, dell’Asia e del Sud America.

Per quel che riguarda l’Italia, il caso più eclatante riguarda il palombo: si legge nel report che “dei 130 filetti di palombo acquistati da mercati ittici e pescivendoli italiani, i ricercatori hanno riscontrato un tasso di etichettatura errata del 45%, con specie di squalo più economiche e impopolari che sostituiscono quelle più apprezzate dai consumatori italiani”. Circa il 40% del pesce etichettato “dentice” da pescherie, supermercati e ristoranti in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Singapore, Australia e Nuova Zelanda era tutt’altro. In Germania, invece, il 48% dei campioni testati che si presentavano in etichetta come capesante reali erano in realtà capesante giapponesi, assai meno ambite.

Fonte: Garantitaly.it

Via libera europeo per le etichette a batteria

Il “Nutrinform Battery” è ora pronto per essere applicato in Italia su base volontaria. Il sistema di etichettatura nutrizionale messo a punto dalle istituzioni italiane e contenuto in un decreto interministeriale, firmato dai ministri allo Sviluppo Economico, Salute e Politiche Agricole, ha infatti ricevuto il via libera dalla Commissione Europea. Il via libera, attraverso la procedura Tris, volta a valutare eventuali incompatibilità con il diritto dell’UE, era necessario per poter adottare lo schema sui prodotti in vendita in Italia.

Approccio educativo. Arrivato a maturazione dopo alcuni anni di studio, intende contrastare quello a tre colori francese, il “NutriScore” che è già stato adottato da vari Paesi dell’Unione e, volontariamente, da alcuni colossi multinazionali dell’alimentazione. Il “Nutrinform Battery”, che invece è monocromatico, non intende condizionare le scelte dei consumatori spingendoli all’acquisto di questo o quel prodotto, ma ha un approccio educativo. Attraverso i numeri esposti nelle caselle del Nutrinform e il simbolo grafico della batteria, i consumatori avranno la possibilità di capire sia la quantità di calorie e di nutrienti che assumono, sia l’incidenza di questi nutrienti sulla dieta quotidiana generale.

Fonte: Garantitaly.it

Che informazioni troviamo nelle etichette dei prodotti confezionati? 100 secondi per saperlo.

In questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si scoprono quali sono le informazioni che si trovano sulle etichette dei prodotti alimentari confezionati che devono essere specificate dai produttori secondo il Regolamento UE 1169 del 2011.

Fonte: IZSVe

Etichettatura alimenti, sì alla semplificazione ma resta l’obbligo di indicare se ci sono Ogm

È stato corretto il Decreto Legge ‘Semplificazioni’ nella parte che eliminava dalla norma l’obbligo di scrivere in etichetta se un prodotto alimentare contiene Ogm.

Un emendamento ad hoc, a firma degli stessi relatori nelle Commissioni affari costituzionali e lavori pubblici del Senato, ha infatti specificato che le norme “sono fatte salve le prescrizioni previste dalla normativa europea relative agli obblighi di tracciabilità e di etichettatura dei prodotti contenenti organismi geneticamente modificati”. Con questa novità viene dunque chiarito che la normativa europea sugli Ogm in etichetta dovrà comunque essere rispettata.

Per quel che riguarda l’obbligo di indicazione del Paese d’origine, questo viene limitato ai casi in cui la sua omissione possa indurre in errore il consumatore in merito al Paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento. Viene specificato che l’obbligo sussiste se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta, nel loro insieme, possono far pensare che l’alimento abbia un differente Paese d’origine o un luogo di provenienza diverso da quello reale. Per esser chiari: se l’etichetta è tricolore, sarà obbligatorio specificare che la materia prima utilizzata non è di produzione italiana.

Previsto uno studio per capire quanto gli elementi di un’etichetta possano condizionare i consumatori. L’emendamento del testo originario prevede ora anche la realizzazione “di appositi studi diretti ad individuare la presenza di un nesso comprovato tra talune qualità degli alimenti e la relativa provenienza nonché per valutare in quale misura sia percepita come significativa l’indicazione relativa al luogo di provenienza e quando la sua omissione sia riconosciuta ingannevole”. Vengono ora aggiornate anche le sanzioni previste in caso di violazione dell’obbligo rimandando a quelle previste dal regolamento Ue del 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Fonte: Garantitaly.it

Regione Veneto approva piano operativo 2018 per i controlli su etichettatura carni bovine e “sguinzaglia” 50 agenti accertatori

La Giunta regionale del Veneto ha approvato, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e di concerto con l’assessore alla Sanità, il Piano operativo regionale 2018 per lo svolgimento dei controlli a campione sull’etichettatura obbligatoria delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine. Quest’anno i controlli coinvolgeranno 267 operatori sui complessivi 3.600 operatori della filiera.

Il sistema di etichettatura permette di evidenziare il nesso fra l’identificazione della carcassa del bovino e le informazioni obbligatorie che figurano sui prodotti in commercio, a garanzia della relativa conformità e a tutela del consumatore. 
“L’Unione Europea ha stabilito le modalità di applicazione del sistema che assicura la tracciabilità del relativo prodotto attraverso l’etichettatura, con lo scopo di informare il consumatore sull’origine e le altre caratteristiche importanti del prodotto acquistato. La Regione Veneto, che dal 2007 è impegnata a garantire la qualità delle carni con un processo di verifica e monitoraggio dell’intera filiera produttiva, finanzia i controlli a campione svolti con appositi accordi stipulati in collaborazione con le 9 aziende ULSS venete, da cinquanta agenti accertatori – medici veterinari – in servizio presso i Dipartimenti di prevenzione. Il relativo impegno è di oltre 80 mila euro a carico del bilancio del settore primario”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Etichette, per un consumatore su due risultano difficili da leggere

Quando fanno la spesa, gli italiani selezionerebbero gli alimenti senza tralasciare le informazioni riportate sulle etichette apposte su ogni prodotto. E’ quanto sostiene la ricerca condotta da Ixè per Citterio, che ha analizzato le abitudini degli italiani quando scelgono con cosa riempire il carrello della spesa.

Quasi un consumatore su due lamenta che le etichette non sono facilmente leggibili. Dai risultati ottenuti è emerso che la maggior parte dei consumatori consulta sempre le etichette sul cibo prima di acquistare un prodotto piuttosto che un altro. L’Osservatorio Ixè, in base alle interviste effettuate, ha stimato che ben il 95% dei consumatori non dimentica di leggere l’etichetta. Il 43% lo fa per ogni tipo di alimento mente il 52% soltanto per alcuni prodotti. In ogni caso, circa il 45% dei consumatori ritiene che le informazioni non siano sempre riportate con chiarezza.

Cosa si guarda. L’informazione che interessa maggiormente chi consulta le etichette sul cibo è la data di scadenza. Ben il 75% degli intervistati non dimentica di farlo prima di inserire il prodotto nel carrello. Ma ci sono altri dati riportati che attirano l’attenzione dei consumatori. Il 61% è, ad esempio, interessato alla lista degli ingredienti. Più è chiara e breve e più il prodotto risulta apprezzato. Il 53%, invece, consulta l’etichetta anche per individuare l’origine delle materie prime impiegate nella produzione. Il 52%, inoltre, lo fa anche per accertarsi che il prodotto non contenga coloranti o conservanti. Mentre il 49% desidera conoscere le modalità di conservazione del prodotto. Il 36% infine si interessa del valore energetico e delle proprietà nutrizionali del prodotto. In particolare del contenuto di grassi saturi e di sodio (34%).

Fonte: Garanitaly.it

Indicazione stabilimento in etichetta, dal 22 ottobre 2017 scattano i 180 giorni per adeguarsi. Confartigianato Imprese Veneto: “In questo modo garantita tracciabilità dei prodotti a favore dei consumatori”.

Dopo la pubblicazione del 7 ottobre scorso in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145, il prossimo 22 ottobre entrerà in vigore la Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari.

Conto alla rovescia. Il provvedimento si applicherà ai prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività. Dal 22 ottobre, quindi, scatteranno i 180 giorni di periodo transitorio che porteranno alla vera operatività il 5 aprile 2018. In questo lasso di tempo, gli alimenti potranno essere immessi sul mercato o etichettati senza dover indicare la sede di produzione e potranno essere commercializzati anche dopo, fino all’esaurimento delle scorte.

Un’informazione chiave per la sicurezza e la corretta informazione ai consumatori. “Portiamo a casa un successo importante – afferma Christian Malinverni, presidente della federazione alimentaristi della Confartigianato Imprese Veneto-. La reintroduzione dell’obbligo di indicazione in etichetta dello stabilimento di produzione non era infatti scontata. Abbiamo fatto valere la nostra voce per una informazione chiave per la sicurezza e la corretta informazione ai consumatori, fondamentale anche per riconoscere un prodotto alimentare italiano da uno prodotto a basso costo in qualche Paese in via di sviluppo. Anche e soprattutto, però, per garantirne la tracciabilità della filiera di produzione in caso di allerta sanitaria. Sono questi i punti su cui Confartigianato Alimentazione ha fatto pressione per riportare l’obbligo di legge che va a concvretizzarsi.

Regime sanzionatorio previsto all’articolo 5 del decreto. In particolare: la mancata indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari preimballati, è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro; nel caso l’impresa disponga di più stabilimenti e non evidenzi quello effettivo mediante punzonatura o altro segno, è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro. Infine la mancata indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, secondo le modalità di presentazione delle indicazioni obbligatorie stabilite dall’articolo 13 del regolamento n. 1169 è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Latte e formaggi in Italia: origine in etichetta obbligatoria dal 19 aprile 2017 su tutte le confezioni

Da oggi, mercoledì 19 aprile 2017, è obbligatorio in Italia mettere in etichetta l’origine dei prodotti lattiero caseari. L’indicazione andrà messa su tutte le confezioni e si applicherà al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.

Un provvedimento che tutela consumatori e produttori. Questo nuovo sistema rappresenta una vera e propria sperimentazione in Italia e consente di indicare con chiarezza ai consumatori la provenienza delle materie prime di molti prodotti come il latte UHT, il burro, lo yogurt, la mozzarella, i formaggi e i latticini. “Vogliamo garantire – ha dichiarato il Ministro Martina – la massima tutela e trasparenza per consumatori e produttori. Con la sperimentazione dell’origine in etichetta, infatti, chi acquista potrà scegliere in modo informato e consapevole il Made in Italy. Si tratta di una svolta storica che consente un rapporto nuovo tra gli allevatori, i produttori e i consumatori.” “L’Italia – conclude il Ministro – continuerà a spingere perché questo modello si affermi a livello europeo e per tutte le produzioni agroalimentari, perché è una chiave decisiva per la competitività e la distintività dei modelli agricoli”.

Cosa cambia. Il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile. Le diciture utilizzate saranno le seguenti: a) “Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte”; b) “Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte”. Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “ORIGINE DEL LATTE: ITALIA“. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: – latte di Paesi UE: se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; – latte condizionato o trasformato in Paesi UE: se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea, verrà usata la dicitura “Paesi non UE“.
Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.

Fonte: Ministero Politiche Agricole

Da aprile 2015 nuovo sistema di etichettatura per carni suine, ovine e pollame

etichetta UnicarveDa questo mese, gli operatori del settore alimentare devono indicare in etichetta sulle carni suine, ovine e dei volatili destinate alla commercializzazione, il luogo dell’allevamento e della macellazione, mentre l’origine potrà apparire, su base volontaria, se la carne é ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese.

Secondo le nuovo regole, le carni di maiale, pollo, pecora e capra i cui animali sono nati, allevati e macellati nello stesso Stato Membro potranno riportare l’origine in etichetta dello Stato produttore o di un Paese terzo, mentre negli altri casi verrà indicato l’allevamento e il luogo di macellazione sull’etichetta. Il sistema di etichettatura richiede norme di tracciabilità in tutte le fasi di produzione e di distribuzione della carne, dalla macellazione fino al confezionamento, in modo da garantire il collegamento tra le carni etichettate e l’animale, o il gruppo di animali, da cui tali carni sono state ottenute.

Fonte: Europe Direct Veneto

Nuove etichette UE: luci (tante) e ombre (poche, ma pericolose per il Made in Italy)

UE-bandieraE’ una piccola rivoluzione quella introdotta dal Reg. CEE 1169/2011, le cui prime novità sono entrate in vigore lo scorso 13 dicembre con l’introduzione di un primo pacchetto di norme riguardanti etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti. Se da una parte le nuove etichette UE si presentano più dettagliate e trasparenti, dall’altra si registra un preoccupante arretramento, come quello riguardante l’abolizione dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione.

Le nuove etichette, prima parte. Bisognerà attendere il 13 dicembre 2016 per vedere applicate le norme sull’etichettatura nutrizionale. Ma quali sono queste novità? Vediamole in sintesi. Più leggibili – Le indicazioni obbligatorie riportate in etichetta devono essere scritte in caratteri più grandi e più chiari, in modo da renderle più visibili e leggibili. Evidenziazione degli allergeni alimentari – Le sostanze e i prodotti allergenici (soia, latte, cereali contenenti glutine, uova, noci, arachidi, pesce, crostacei, molluschi, sedano, lupino, sesamo, senape e solfiti) dovranno essere segnalati con maggiore evidenza in modo da essere facilmente identificabili. Nel caso di un allergene presente in più ingredienti lo si dovrà sempre evidenziare. La presenza di allergeni alimentari dovrà essere segnalata anche in ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese della ristorazione (aspetto, questo, di non facile soluzione logistica). Grassi utilizzati – Non saranno più tollerate dizioni generiche come “olio vegetale” o “grasso vegetale”, ma si dovrà specificare nella lista degli ingredienti il tipo di grasso, ad esempio “olio di girasole”. Doppia data di scadenza – Dovrà essere riportata su ogni singola monoporzione e non più solo sulla confezione esterna. Provenienza della carne – Debutta l’indicazione dell’origine delle carni suine, avicole, ovine e caprine, come già succede per le carni bovine.

Le nuove etichette, parte seconda. Origine delle materie prime – Viene esteso a tutti gli alimenti l’obbligo di indicare il Paese di origine e di provenienza delle materie prime utilizzate. Questa norma resta però solo sulla carta finché non saranno specificati contenuti e modalità. Rimane valido, invece, l’obbligo di indicare l’origine dell’alimento nel caso in cui ometterlo possa indurre in errore il consumatore. Informazioni più dettagliate – Le indicazioni che riguardano ingredienti e metodi di lavorazione devono essere riportate in modo evidente. Ad esempio, nel caso di un alimento “decongelato” questa dizione deve comparire a fianco della denominazione del prodotto. Divieto di imitazione – L’assoluta lealtà delle informazioni è un cardine essenziale della nuova normativa. Per esempio, si intende evitare che il consumatore possa acquistare una bevanda vegetale scambiandola per latte. Data di congelamento dichiarata – Per le carni, le preparazioni a base di carne e i prodotti non trasformati a base di pesce deve essere indicata la data in cui sono stati congelati. Stop all’obbligo del sito di produzione – E’ questa la principale nota dolente della nuova normativa UE che prevede l’eliminazione dell’obbligo dalle etichette dell’indicazione dello stabilimento di produzione. La logica seguita dai legislatori di Bruxelles è semplice: il marchio è il responsabile legale del prodotto. Una logica che però potrebbe causare grossi danni al “Made in Italy” in quanto si lascia mano libera di produrre in qualsiasi parte del mondo, mentre l’indicazione di una produzione effettuata nel nostro Paese ha un grande valore aggiunto. Numerose aziende italiane hanno comunque già annunciato che manterranno l’indicazione del sito di produzione sull’etichetta dei loro prodotti.

Fonte: Europe Direct Veneto Agricoltura