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Presepio Artistico di Segusino, l’edizione 2022 dedicata “alla normalità”. Visibile dalla notte di Natale, rimarrà aperto sino a domenica 5 Febbraio 2023.

Natività Presepio Segusino 2021“Normalità”: questo il titolo dell’edizione 2022 del Presepio Artistico di Segusino (TV), quarantennale iniziativa di prezioso volontario, che vede gli Amici del Presepio tornare all’opera con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di stupire del periodo pre-pandemico e bellico. 

La normalità ci sarà nelle scene del presepio: un calmo e quieto vivere di un tranquillo paesino veneto in stile anni 20-40-50 del secolo scorso, dove tutti i protagonisti sono impegnati a fare delle cose normali; senza scalpore, pessimismo e ansie.  Ritorneranno  anche alcuni presepi ed allestimenti di “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”, che accompagneranno i visitatori attraverso le borgate del paese (Riva Secca, Riva Grassa, Stramare e Milies), alla scoperta di tanti bei piccoli angoli nascosti e degli allestimenti natalizi.

Apertura. Il Presepio Artistico di Segusino sarà aperto dalla notte di Natale fino a domenica 5 Febbraio 2023, festivi  9:00-12:00 e 14:00-19:00, prefestivi 14:30-19:00, feriali fino al 6 gennaio 14:30-19:00 e feriali dopo il 6 gennaio 15:00-18:00.   Tutte le info e il programma degli eventi collegati è su www.presepiosegusino.it  o alla pagina Facebook, Instagram e Twitter:  Presepio Segusino, mentre per vedere i principali video vi invitiamo a seguire il canale YouTube:  Presepio Segusino.

Fonte: Amici del Presepio artistico di Segusino

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

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Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

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E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

26 Ottobre 2022, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del celebre almanacco meteorognostico “El Poiana”

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Ritorna finalmente alla Biblioteca “La Vigna” l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2023 che sarà presentato mercoledì 26 ottobre alle ore 17.30. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il Ristorante Molin Vecio di Caldogno.

Interventi. Le “machine dea cusina”, “la spumilia”, “il telegrafo”, “la transumanza” sono solo alcune delle tavole che illustrano l’edizione 2023 del Poiana che termina, come ormai è d’uso, con una mappa a colori delle De.Co, questa volta dell’Altopiano dei Sette Comuni. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio di Caldogno. Dopo il saluto di Mario Bagnara, consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna”, l’incontro vedrà la partecipazione di Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore e di Amedeo Sandri, chef. Partecipazione in presenza con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Anche il Parco Dolomiti Bellunesi e la Provincia di Belluno promuovono Premio Wigwam Stampa Veneta 2022

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Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ha aderito al Premio Wigwam Stampa Veneta, con “l’intento – ha detto il presidente Ennio Vigne – di offrire ai giovani di tutte le scuole del Veneto – alle quali il Parco ha inviato una specifica comunicazione – un’interessante opportunità per iniziare a mettersi in gioco, rendendosi proattivi nel raccontare i diversi aspetti inerenti in specie quest’area protetta”. “Rinnovare il rapporto intergenerazionale e raccogliere la memoria degli adulti e degli anziani – nonni, zii, parenti – è un modo non solo per riannodare rapporti umani e personali, ma anche per raccontare il territorio” ha affermato il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin. “È con questo spirito che la Provincia ha accolto convintamente il progetto di Wigwam. Il nostro territorio, specialmente le “terre alte”, è preda da anni di un feroce spopolamento, ben visibile nell’abbandono delle frazioni più periferiche e nell’allargamento del gap tra giovani e anziani. Ricucirlo attraverso il racconto e la raccolta di testimonianze è anche un modo per cambiare la narrativa della montagna ed evitare di disperdere il grande patrimonio immateriale che gli anziani costituiscono. Un plauso, dunque a chi ha avuto l’idea e la sta portando avanti con questo concorso. Ma anche un invito ai ragazzi: partecipate, con la passione e l’entusiasmo che vi contraddistinguono”.

“Il Premio” aggiunge Efrem Tassinato, presidente dell’Associazione Wigwam, socio Argav, “oltre ad essere patrocinato dall’Ente Parco Dolomiti Bellunesi e dalla Provincia di Belluno è supportato dal partenariato di ANCI del Veneto, dall’Ordine dei Giornalisti e dalle associazioni regionali della Stampa: Sindacato Giornalisti FNSI, ARGAV, UCSI, UNGP, Assostampa Padova oltre che dalla sede in Veneto di UNAGA. Vi collaborano, tutte le Comunità Locali Wigwam del Veneto, il Festival del Viaggiatore e AICQ del Triveneto. Si tratta di un partenariato aperto al quale si vanno aggiungendo singoli comuni, scuole di ogni ordine e grado ed associazioni di tutto il Veneto.” Una occasione per i giovani per iniziare ad essere protagonisti del futuro loro e dei propri territori. Un’iniziativa che si avvale principalmente del volano rappresentato dal Progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa, che ha per capofila Wigwam APS Italia ed è supportato dal contributo della Regione del Veneto con fondi statali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Gli under 25, anche giovanissimi, potranno partecipare inviando articoli inediti che raccontino/documentino l’attivismo delle Comunità Locali per la preservazione, la cura e la valorizzazione delle peculiarità dei territori (ambiente, cultura, prodotti e piatti tipici, persone). Elaborati che dovranno essere composti a mo’ di intervista ai protagonisti in specie, over 65. Sono previsti tre premi di 300 euro per elaborati individuali, uno per ogni categoria di età: under 14, 15-18, 19-25 anni. Un premio di 800 Euro di gruppo per il miglior insieme di almeno 12 elaborati. Ed un premio di 600 Euro per il miglior video realizzato da un gruppo partecipato da almeno 12 componenti. Per ricevere bando, ulteriori info e supporti: direzione@wigwam.it  Tel. +39 049 9704413

Fonte: Servizio stampa Wigwam

Presepio Artistico di Segusino (TV), oggi l’apertura fino al 6 febbraio 2022

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Apre oggi al pubblico la 35a edizione del Presepio Artistico di Segusino (TV) e rimarrà aperto fino al 6 febbraio 2022. Gli orari di visita sono: domenica e festivi dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 19:00, prefestivi dalle 14:30 alle 19:00, feriali: solo su richiesta, per gruppi (previo prenotazione). Al momento, entrata con Green Pass ed in ottemperanza alle normative vigenti durante le giornate di apertura.Si entra scaglionati per gruppi di conviventi, mascherina obbligatoria. In caso di grande afflusso il tempo di permanenza nei locali sarà regolamentato dal personale di servizi (ingressi e percorso sono privi di barriere architettoniche).

Il titolo di questa edizione è “Mi curo di te”. Il curarsi degli altri, gli Amici del Presepio lo hanno scoperto, o meglio riscoperto, durante i mesi di lockdown quando molti volontari si sono adoperati per aiutare i vicini di casa o i compaesani più deboli, ad esempio, nel fare la spesa o nel procurare medicine, oppure compiendo tante altre piccole azioni che in tempo di “pace” non avrebbero avuto più di tanta rilevanza, ma che invece in tempo di pandemia hanno assunto un significato enorme per chi le riceveva. E questo ha fatto riscoprire il sentimento di solidarietà che c’era ai tempi della povertà e che gli anni di ricchezza economica ha pian piano fatto sempre più scemare.Il Presepio 2021 raffigura alcune piccole storie di vita in cui ogni persona, in qualche modo, “si cura dell’altro” attraverso azioni semplici, come quelle vissute durante il lockdown da pandemia, senza però riferimenti espliciti alla pandemia stessa.

Diversamente dalle passate edizioni, la Natività del Presepio Artistico di Segusino 2021 è immersa in un’ambientazione un po’ inusuale rispetto al solito, che richiama nello stile una borgata dell’Umbria. Con dei piccoli accorgimenti, farà capolino comunque anche il paesaggio veneto, unendo idealmente le due bellissime regioni italiane. Ritorneranno a Segusino anche alcuni presepi ed allestimenti di “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”. Ulteriori informazioni e novità sulla pagina Facebook Presepio Segusino.

Fonte: Associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino

Istituito il Premio Wigwam- Stampa Veneta rivolto alle nuove generazioni per Comunità resilienti, elaborati da produrre a partire da oggi, 30 novembre 2021, sino al 30 giugno 2022. Tema suggerito: Il Natale dei nonni.

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Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto, in collaborazione con il Sindacato dei Giornalisti del Veneto e Anci Veneto e con il patrocinio di Unarga, Argav e Ucsi del Veneto, ha istituito il “Premio Wigwam-Stampa Veneta“, dedicato alle nuove generazione per Comunità resilienti.

Il Premio intende disseminare e condividere esperienze partecipative volte a valorizzare peculiarità locali e beni comuni, favorire emulazione, collaborazioni e partenariati, stimolare coesione sociale e la costruzione di una rete regionale inclusiva, attraverso la promozione dell’interscambio interno e tra e diverse Comunità locali, promuovere la trasmissione del sapere vissuto ai giovani e il dialogo intergenerazionale.

A chi si rivolge. Il Premio è rivolto a gruppi partecipativi formati da: 10/15 ragazzi/e under 25 anni, giornalisti over 65 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti a supporto dei giovani; giornalisti und 65 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti, storici locali, sempre con la funzione di supporto ai giovani nella trasmissione del sapere nel dialogo intergenerazionale. I gruppi partecipativi prenderanno il nome dalla località o dal tema scelto e viene istituito compilando un “capitolato” di intenti coi riferimenti dei partecipanti, del/della tutor e, tra gli under 25, del/della “capogruppo” o del/della “vice capogruppo” e degli eventuali enti/aziende di supporto.

Modalità di partecipazione. Devono essere redatti: elaborati inediti che raccontino/documentino l’attivismo dei giovani delle Comunità locali per la presentazione, cura e valorizzazione delle peculiarità dei territori (ambiente, cultura, prodotti e piatti tipici, persone) in cui operano i gruppi partecipativi; elaborati composti in chiave di cronaca attuale sottoforma di ricerca, racconto, intervista ai protagonisti.

Tema suggerito, “Il Natale dei nonni”. I partecipanti potranno raccontare attraverso parole e immagini il Natale della tradizione, raccogliendo testimonianze e aneddoti da chi ancora ne conserva memoria o la perpetua. I contenuti potranno poi essere confezionati sviluppando due progetti paralleli: 1) un video documentario; 2) un opuscolo con gli elaborati e le fotografie presentati dal gruppo partecipativo.

Elaborati da produrre a partire dal 30 novembre 2021 sino al 30 giugno 2022. In tutto 12, uno dei quali in video. I testi devono essere in formato word di 6 mila battute esatte, spazi inclusi, più 6 foto originali in formato jpg, corredate da didascalie. I video di 3 minuti devono essere montati, con titoli di testa e note di coda. Testi e video devono essere corredati di liberatoria sottoscritta per la pubblicazione, oltre che di liberatoria per i minori.

Premi. Al miglior insieme di elaborati del gruppo 800 euro, al miglior video realizzato dal gruppo 600 euro, al miglior elaborato singolo under 14 300 euro, al miglior elaborato singolo 14-18 anni 300 euro, al miglior elaborato singolo 18-25 anni 300 euro.

Ulteriori informazioni e invio elaborati: Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto, via Porto 8, 35028 Piove di Sacco (PD), tel. 049-9704413, cell. 333-3938555, email: direzione@wigwam.it

Fonte: Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto

La cultura del fosso/8. Un mondo incredibile davanti casa, il ricordo del socio Argav Armando Mondin

Ecco l’ottavo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal socio Argav Armando Mondin, si intitola “Il mio bellissimo piccolo fosso di Losson della Battaglia“.

Posso dire che ho condiviso la mia nascita con un bellissimo piccolo fosso, che segnava il confine a sud della casa dove sono nato e la strada. La località è a Losson della Battaglia una frazione del comune di Meolo, in provincia di Venezia e il fosso era in Via Capo d’Argine.

Si, perché quella sera di un fine primavera molto caldo, quando ho lanciato il mio primo vagito so che si è udito fino al fosso dove mio padre con alcuni amici, stava attendendo che la levatrice facesse il suo lavoro. Accertatosi della salute di mia madre e del loro primo figlio maschio, mi hanno raccontato che sulle rive del fosso furono stappate bottiglie di vino Raboso e chi sa di cosa altro, tra sciami di lucciole che illuminavano quella improvvisata festa sotto il cielo stellato di quella sera, tra il canto delle rane e il vociare allegro della mia famiglia e dei suoi amici. Di mia madre non ho notizie che abbia partecipato alla festa, poverina, fiaccata dal dolore del parto e subito impegnata a lavarmi e coccolarmi.

Da quella casa in campagna me ne andai qualche mese dopo verso Venezia nella nostra nuova abitazione. Però su quel fosso ci sono tornato tante volte ancora prima che, qualche anno fa, lo interassero e ci costruissero sopra una pista ciclabile. Me lo ricordo bene, passava davanti alla grande casa di campagna dove abitavano i miei nonni, di fronte alla Laguna di Venezia, era lungo, non tanto largo, e profondo credo un paio di metri anche se l’acqua limpida che scorreva non superava mai la metà della sua profondità. Sulla riva che dava verso i campi dei miei nonni c’era una bella vecchia siepe, salici piangenti, dei gelsi, e altri alberi dei quali non ricordo il nome.

Quando era la stagione, nel fossetto, c’erano rane, rospi, tinche, gallinelle d’acqua, libellule, aironi cinerini, e chi sa quanti altri esseri viventi. Come fiori ricordo le stupende calle bianche con il pistillo giallo e se lo toccavi lasciava il suo colore sulle mani, gli iris e altri coloratissimi fiori più piccoli. Sulle rive non sommerse, erbe di svariate specie, alcune commestibili. Insomma, un mondo incredibile davanti casa. D’inverno quando l’acqua gelava ci si poteva anche pattinare o correre con una piccola slitta. Questo fosso veniva curato dalle famiglie nel tratto che scorreva davanti alla loro proprietà, per questo era sempre curato e bello. Ho conservato questo ricordo del fosso perché era come se mi appartenesse, o meglio se appartenesse alla mia anima, alle mie favole, alla mia libertà.

Quella campagna intera apparteneva a un mondo di sogni e di speranze e, un po’ più grande, immaginavo che sulle rive di questo piccolo corso d’acqua si riunissero i maghi insieme a Merlino per assaporare un’atmosfera ideale e unica dove progettare e provare le loro magie che spesso, pensavo, si manifestassero proprio sul fosso nei colori, nella bellezza, nella vita che là si vedeva. Ho ammirato tanti altri fossi da allora, molti sono stati interrati per obbedire senza un vero senso alla globalizzazione che, nei nostri territori, poco ha a che fare. Ma quei minuscoli corsi d’acqua rimasti continuano ad avere la mia attenzione in quanto sono un dono prezioso della natura che facilmente possiamo mantenere sul territorio.

Mi hanno narrato che in alcuni fossi con l’acqua particolarmente corrente, in tempi di guerra, si lavavano i panni. Frammenti di ricordi si compongono man mano per descrivere un angolo del nostro mondo, cercando di completare questo disegno impagabile che la natura ci ha regalato chiedendoci in cambio solamente un po’ del nostro tempo. Noi non abbiamo ascoltato fino in fondo questo richiamo, ma possiamo farlo magari dopo aver letto questa storia, per cercare di essere migliori, per ricordare che un fosso offre tanto ed è anche un cibo per l’anima che porta lontano, molto lontano, seppur non ci muovessimo dalle sue rive.

Gli altri racconti: 1 23567

Alti Pascoli della Lessinia, martedì 18 febbraio a Roma l’ultimo passaggio per la candidatura al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici

Martedì 18 febbraio alle ore 11.30 nella sede dell’Enit, Agenzia nazionale del Turismo in via Marghera 2/6 a Roma, si svolgerà l’evento conclusivo del percorso di candidatura degli Alti Pascoli della Lessinia al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Un territorio, quello della Lessinia, compreso tra le Regioni Veneto e Trentino Alto Adige, dove elementi di sostenibilità ambientale, persistenza delle attività produttive tradizionali, integrità paesaggistica e culturale, configurano un quadro di unicità a livello nazionale.

Un iter istituzionale, quello della candidatura, iniziato formalmente l’8 maggio 2019 con la costituzione a Verona di un’Associazione temporanea di scopo il cui obiettivo principale era quello di produrre un dossier di approfondimento sul territorio della Lessinia – richiesto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali – per mezzo di un team di professionisti ed esperti profondi conoscitori di questo lembo di terra montano. Dopo i saluti istituzionali di apertura da parte di ENIT, il perito agrario Giuliano Menegazzi, coordinatore del progetto di candidatura, e ideatore nel 2015 assieme all’architetto Chiara Zanoni dell’iniziativa, illustrerà i motivi di unicità del territorio degli Alti Pascoli della Lessinia, che costituiscono anche i punti cardine del dossier. Accanto a lui Daniele Massella, allevatore e presidente dell’Associazione Tutela della Lessinia. A ricordare il significato e l’importanza del Registro dei Paesaggi rurali storici sarà Mauro Agnoletti, professore di Pianificazione dei sistemi agricoli e forestali e Storia ambientale presso la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze. A mostrare in sintesi il lavoro svolto dal team operativo di professionisti e tecnici che per sei mesi e più hanno lavorato “sul campo” sarà il dottore forestale ed esperto alpicoltore Davide Pasut. A chiusura della mattinata, l’intervento della dottoressa Alessandra Albarelli, presidente nazionale di Federcongressi&Eventi, la quale illustrerà le opportunità di un nuovo sviluppo turistico per la Lessinia e gli ambienti rurali.

Elementi di unicità del territorio. Il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia si sviluppa tra le province di Verona, Trento e Vicenza su una superficie di 10.387 ettari; rappresenta un paesaggio rurale prealpino tra i meglio conservati e tra i più significativi d’Italia, caratterizzato da fattori di unicità e storicità, tra i quali meritano di essere sottolineate le tracce di frequentazione preistorica e storica e il particolare uso della pietra locale. Nonostante i processi di abbandono della montagna italiana a seguito del boom economico, connessi con i fenomeni di globalizzazione e di trasformazione della zootecnia, in questi luoghi si è mantenuto integro un tessuto produttivo tenace e in grado di provvedere all’auto sostentamento, inserito armonicamente in un paesaggio oggi particolarmente apprezzato da un turismo attento alle produzioni locali e sostenibili, oltre che ai servizi ecosistemici, come quelli forniti dal mondo rurale.

Tra i motivi del successo attuale del territorio si possono annoverare l’ampia fruibilità fisica e visiva delle malghe dei Monti Lessini (una di queste, la “Casara di Malga Fittanze, è stata riprodotta in Vaticano lo scorso Natale come capanna per la Natività) e la dolcezza del territorio, che lo rendono gradito da escursionisti e famiglie, figure base del turismo rurale; la presenza di prodotti locali molto apprezzati, come gli gnocchi “sbatui” (fatti con acqua e farina e conditi con il burro), i formaggi (Monte Veronese di Malga presidio Slow food) e la pecora Brogna, esempio di biodiversità locale, rende inoltre questa zona particolarmente ricercata dal turismo gastronomico. Altrettanto importante l’insediamento stabile nel Medioevo di popolazioni germaniche conosciute come Cimbri, che hanno costituito per secoli una minoranza linguistica sopravvissuta fino ai giorni nostri e hanno contribuito nei secoli a dare alla Lessinia l’attuale conformazione strutturale con la creazione di sentieri e vie tra la pianura e la montagna, passando per il grande lavoro di “spietramento”, ovvero la raccolta delle pietre utilizzate per la costruzione dei muretti di confine delle malghe e di edifici in pietra adibiti ad abitazione per il periodo di monticazione, ad allevamento degli animali ed a trasformazione dei prodotti, alla costruzione di pozzi per la raccolta delle acque piovane e di pozze per l’abbeveraggio del bestiame.

Un territorio segnato anche dalla Grande Guerra vista l’importanza strategica, all’inizio del ventesimo secolo, della Lessinia quale zona di confine con l’impero austro-ungarico. Un territorio trasformato quasi un secolo dopo, nel 1990, nel “Parco Naturale Regionale della Lessinia” al fine di tutelare i caratteri naturalistici, storici, ambientali ed etnici del territorio. L’avvento dell’ente Parco ha portato anche alla crescita di una rete museale costituita da sette strutture, alcune di importanza internazionale. La trentennale attività dell’ente non sempre ha riscontrato i favori dei residenti, in particolare in ambito rurale.

La sfida prossima per il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia sarà nel saper amministrare i cambiamenti attuali attraverso processi di valorizzazione delle produzioni, di salvaguardia dei metodi di produzione più sostenibili, di tutela del territorio, di incentivazione di politiche del lavoro specializzato necessario per le attività rurali, di dialogo con le istituzioni superiori e nel saper selezionare forme di turismo consapevole in linea con le direttive del Green Deal europeo. Anche per questo l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro viene considerato non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una nuova e durevole conservazione, a tutto tondo, del paesaggio.

La nascita del progetto. Come ricordato, nel 2015 Giuliano Menegazzi e Chiara Zanoni avevano inoltrato per la prima volta la richiesta di candidatura degli Alti Pascoli al Ministero, il quale, con la seduta di consiglio del 27 maggio 2016, aveva approvato la richiesta, con riserva. Lo stesso Ministero, attraverso l’Osservatorio Nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, aveva fatto sapere che «L’area (degli Alti Pascoli) è di sicuro interesse per il registro, ma si ritiene necessaria una sua più accurata perimetrazione e che si propone di approvare la proposta di candidatura con le raccomandazione espresse nella Valutazione». In pratica veniva richiesto ai soggetti promotori, tra cui l’Associazione di tutela della Lessinia e l’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna – oggi confluite nell’Associazione temporanea di scopo Alti Pascoli della Lessinia assieme a sette comuni, due società agricole private e altri enti territoriali di tutela e valorizzazione – di predisporre un dossier definitivo tenendo conto sia delle integrazioni richieste, sia dei criteri di candidatura pubblicati sul sito della Rete Rurale Nazionale che, in estrema sintesi, riconducono a requisiti di persistenza, unicità e integrità del territorio preso in esame. Per raggiungere questo obiettivo, l’ATS ha messo insieme un team di esperti e professionisti, tutti profondi conoscitori del territorio, che da maggio a dicembre 2019 hanno lavorato affrontando varie tematiche per evadere la richiesta ministeriale.

Il comitato promotore e il team di esperti. In provincia di Verona ne fanno parte i comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Roverè V.se, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno e Velo Veronese, in provincia di Trento i comuni di Ala e Avio, in provincia di Vicenza il comune di Crespadoro. Il comitato è formato poi da associazioni di tutela del territorio: l’Associazione Tutela della Lessinia, l’Associazione per la promozione e la tutela della Pecora Brogna, il Consorzio per la Tutela del formaggio Monte Veronese D.O.P., il Consorzio di Tutela della Pietra della Lessinia e l’associazione proprietari Malghe della Lessinia. Partecipano attivamente alcuni esperti e professionisti: Ugo Sauro, già professore all’Università degli Studi di Padova, Luca Battaglini, professore ordinario all’Università degli Studi di Torino, Geremia Gios, ordinario all’Università di Trento, l’esperta di lingua e tradizione cimbra Antonia Stringher,lo storico Bruno Avesani, l’architetto Chiara Zanoni, il dottore forestale Sebastiano Lucchi, il collega Davide Pasut, i medici veterinari Antonio Scungio e Marcello Volanti e il perito agrario Giuliano Menegazzi. Ulteriori informazioni www.altipascolidellalessinia.it.

Fonte: Servizio stampa Alti pascoli della Lessinia

 

Il “Museto d’oro” 2020 va a Pierluigi De Meneghi, piccolo produttore di Spresiano (TV)

I premiati all’edizione 2020 del Museto d’Oro

Il suo segreto è il rispetto per i maiali: li alleva all’aperto, d’estate allestisce per loro anche una doccia fresca, il cibo è tutto di sua produzione – mais, frumento e orzo -. Ma l’ingrediente in più, quello che l’ha fatto vincere, è la musica: ha impostato un timer, ogni due ore la radiolina suona per venti minuti. “Me l’ha insegnato un veterinario trent’anni fa, diceva ai contadini che le mucche se ascoltano la musica fanno più latte, ed è vero. Per questo faccio ascoltare loro la radio e li tengo puliti. Se il maiale sta bene, la sua carne è migliore. E a quel punto fare un buon museto è facile: io ci metto solo sale e pepe”, spiega Pierluigi De Meneghi, piccolo produttore locale 55enne di Spresiano, in provincia di Treviso (30 maiali all’anno, azienda aperta nel 2015 sul solco di una decennale tradizione famigliare), che di primo lavoro è quadro in una azienda metalmeccanica.

È lui il vincitore del Museto d’Oro 2020, terza edizione del premio indetto dall’Ingorda Confraternita del Museto che venerdì 17 gennaio scorso (Sant’Antonio Abate, protettore dei norcini) ha celebrato sua maestà il maiale nella propria sede, l’azienda vinicola Caneva dei Biasio di Riese Pio X, nel Trevigiano, che per l’occasione ha presentato la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2020: uno spumante di Raboso rosato. A premiare De Meneghi, l’assessore regionale Federico Caner in rappresentanza della giuria. Sul podio si sono poi classificati l’azienda agricola Rossi di Musano di Trevignano (TV) e Galdino Massaro di Riese Pio X (TV) che entrano nell’albo d’oro della competizione (il primo anno aveva vinto Luciano Ceccato, il secondo The Kings of the Macha).

Grande interesse per i prodotti locali. La notte degli oscar suini ha confermato l’enorme interesse verso i prodotti locali, erano presenti anche le confraternite del Formaggio Piave e della Sopressa di Bassano a supportare i confratelli. Matteo Guidolin, Gran Norcino della Confraternita, è orgoglioso della riuscita dell’evento. “Ormai Riese Pio X è la capitale italiana del maiale”, dice anche nel ruolo di sindaco del Comune. “Promuovere il saper fare dei nostri artigiani del gusto sarà sempre più decisivo per il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Ingorda Confraternita del Museto

30 novembre – 2 dicembre 2019, a Riese Pio X (TV) torna “Porcomondo!” Che quest’anno premia con il “Suin Generis” Franco Cazzamali, uno dei più celebri macellai d’Italia.

Torna a Riese Pio X, nel Trevigiano, dal 30 novembre al 2 dicembre, “Porcomondo!”, il festival ideato dalla “Ingorda Confraternita del Museto” dedicato al maiale. La seconda edizione della manifestazione si svolge negli spazi del centro culturale “Casa Riese” e dell’Istituto Agrario Sartor, un’opportunità unica per conoscere da vicino il più nobile degli animali domestici, non solo da un punto di vista gastronomico, ma anche culturale e sociale: al maiale è profondamente e indissolubilmente legata la tradizione e la cultura contadina veneta.

Lo scopo del festival “suin generis”, unico nel settore, è fornire una panoramica sul mondo del maiale, focalizzando l’attenzione sulle piccole produzioni e dei prodotti di nicchia. Basti pensare che ben 32 dei 289 presidi Slow Food italiani sono legati al suino. Ci saranno quindi degustazioni ed esposizioni di prodotti, master class, spettacoli, convegni, ospiti legati alla figura di “Sua Maestà il Maiale”. Saranno poi coinvolti gli istituti scolastici, alberghiero ed agrario in primis, ristoratori e chef locali. Per la seconda edizione si riconfermano inoltre le collaborazioni con Coldiretti, Slow Food e la Federazione Italiana Circoli Enogastronomici.

L’inaugurazione è sabato 30 novembre alle ore 18 con la mostra fotografica sulla tradizione norcina a cura del Circolo fotografico El Paveion, si prosegue poi con il “Processo al maiale Atto II – che giustizia sia fatta!”, che vede nel ruolo di giudice il magistrato Carlo Nordio. Assolto in prima istanza il maiale, con un processo d’appello, torna alla sbarra. L’assoluzione sembra non aver convinto del tutto il pubblico ministero che, con motivate argomentazioni, ha richiesto la revisione del processo. Quali altre accuse infamanti, prove schiaccianti, misfatti o vizi formali hanno convinto il Tribunale ad accogliere l’istanza di revisione? Nuovi collegi di accusa e di difesa, un nuovo giudice senza macchia, daranno vita ad uno spettacolare ed appassionato dibattito giuridico masoprattutto culturale, gastronomico e financo sociale.

Domenica 1 dicembre apre alle 10 la Mostra mercato con i “Piccoli Produttori Locali” che prosegue fino alle ore 20; alle 10.30 “A marenda col massador” con assaggio e dimostrazioni di norcineria; si riprende poi alle 14.30 col laboratorio per fare il pane a cura di Slow Food di Castelfranco Veneto, mentre alle 16.30 “Closing time”, lo spettacolo-degustazione sul culatello, sempre a cura di Slow Food, con la partecipazione di Diego Sorba dell’enoteca “Il Tabarro” di Modena. Alle ore 19 “Martondea, uno stampo da trovare, una storia da raccontare, un gusto da provare”, la cena-evento su prenotazione a cura di Giancarlo Saran ed infine, alle ore 21 lo spettacolo “Avete domande da porci? Marco & Francesco Grand Cabaret Show”.

Lunedì 2 dicembre alle ore 10 si svolge “Quinto Quarto”, la conferenza a cura di Morena Umana all’Istituto Agrario Sartor di Castelfranco, in collaborazione con Coldiretti Treviso; segue Luca Buffon col “Progetto PPL”, mentre alle 11 Giancarlo Saran parlerà di “Viaggio in Italia… col porseo”. Nel primo pomeriggio ci si sposta a Casa Riese, alle 14 scatta il laboratorio “Fare gli gnocchi” per i bambini delle elementari ed infine, conclude questa seconda rassegna di Porcomondo! la cena di gala con lo chef Claudio Gazzola dell’Osteria alla Chiesa di Monfumo, impreziosita dalla consegna del “Premio Suin Generis” a Franco Cazzamali, uno dei più celebri macellai d’Italia.

Fonte: Servizio stampa “Porcomondo!”