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Musetto d’oro 2019, vince un gruppo di amici, i “The king of macha”. Il prossimo 7 marzo, una delegazione della confraternità andrà a Norcia per la consegna della raccolta benefica.

I The king of macha, vincitori dell’edizione 2019 Musetto d’oro

Centinaia di musetti, chili di purè e cren. Così la Confraternita del Musetto ha celebrato il 17 gennaio scorso, giorno di Sant’Antonio Abate protettore dei Norcini, alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X (TV), la seconda edizione della goliardica cena a buffet.

I confratelli hanno dovuto bloccare le iscrizioni una settimana prima dell’evento. In gara c’erano trenta produttori “de casada”, la maggioranza del Trevigiano, ma alcuni, come Sandro Stefanuto di Villotta di Chions, in provincia di Pordenone, hanno dovuto fare chilometri per partecipare all’evento. Una serata unica nel suo genere, ospitata in una cantina tra le botti antiche e che ogni anno propone anche in abbinamento i migliori vini della Caneva dei Biasio: in questo caso, scelto un Raboso Spumante Rosato, che sarà anche la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2019.

Il vincitore. Tra tutti, ha portato a casa l’ambito “Musetto d’Oro” un gruppo di sei amici che si sono dati il nome di “The Kings of the Macha”. Sono di Montebelluna, da 16 anni ogni 8 dicembre – luna permettendo – uccidono il maiale che deve pesare tra i 250 e i 260 chili e avere un anno di vita. Nella vita fanno altro: direzione commerciale, bonifiche dall’amianto, rappresentanti di dolciumi, panettieri ed essiccatori del legno. Il loro portavoce è Roberto Durante. “La nostra ricetta è semplice: carne, pepe, sale e tradizione”, dice. “Farne meno ma farli buoni, poi in cottura due ore e quarantacinque nell’acqua dopo aver fatto i tre buchi con lo stuzzicadenti”. A premiarli, l’assessore regionale Federico Caner, che peraltro era in giuria e nella finalissima ha potuto degustare più volte i musetti. “Molto buono come gusto, equilibrato”, ha commentato. “Da caldo e da freddo non variava la bontà e anche visivamente era perfetto”. Dietro di loro, si è classificata l’azienda agricola Rossi, quindi Roberto Daminato, Costa del Sol, i Bagolari e al sesto posto Guizzo.

un momento della cena Musetto d’oro 2019

I giurati. Guidati dalle schede di degustazione tecniche appositamente predisposte da Mariano Alberton, oltre a Caner c’erano, il compositore Mario Brunello, il sindaco di Riese Matteo Guidolin e il suo vice Mario Zonta, l’ex assessore di Castelfranco Giancarlo Saran, i giornalisti Luigi Agostino Mariani, Mimmo Vita, socio Argav e Cristiana Sparvoli, il presidente della Confraternita del Formaggio Asiago Piave Fabio Bona e quello della soppressa, Bruno Valle; senza dimenticare lo chef Nino Baggio, Vittorio Scapinello, esperto veterinario, Alessandro Bragagnolo, noto norcino e Adriano Cavarzan, tecnico dell’Usl.

Il 7 marzo a Norcia. Il sindaco Guidolin, che nella serata ha vestito i panni di Gran Norcino, ha annunciato che il prossimo 7 marzo una delegazione della Confraternita si recherà a Norcia per portare quanto raccolto per la beneficenza. “Un anno fa la Confraternita era un’idea, ora invece siamo una realtà”, dice. “Dopo il successo di Porcomondo, la conferma che nella nostra sede a Cendrole il 17 gennaio è diventato un appuntamento imperdibile, l’attenzione da parte di autorità e esperti di enogastronomia da tutta Italia lo conferma, siamo orgogliosi del Museto”.

Fonte: Servizio stampa Confraternita del Musetto

Aperte le iscrizioni per la seconda edizione del premio che eleggerà il 17 gennaio a Riese Pio X (TV) il “museto d’oro 2019”

Il 17 gennaio è la festa di Sant’Antonio Abate, patrono dei norcini e protettore dei macellai, molto venerato nelle zone rurali italiane. E non a caso, l’anno scorso in questa data è nata a Riese Pio X, nel Trevigiano, nell’azienda vinicola La Caneva dei Biasio, la prima e unica “Ingorda Confraternita del Museto”, ente finalizzato a tutelare la storia e la tradizione dell’insaccato fatto col muso di maiale (da questo deriva il nome “museto”), con eventi, incontri e rassegne enogastronomiche, come il recente festival “Porcomondo”, ma anche goliardie e tante abbuffate in compagnia.

“La festa del museto” di giovedì 17 inzia alle ore 20 e prevede una cena di musetto, pasta e fagioli e vino abbinato (il costo è di 25 euro su prenotazione al numero 0423483153) e intrattenimento musicale. I produttori, invece, che desiderano iscriversi al concorso “Museto d’oro” devono avanzare richiesta a: confraternitamusetto@gmail.com o chiamare il numero 346-3090181. Il tesseramento alla Confraternita è facoltativo e si effettua in serata.

I giurati dell’dizione 2018

Quella del 2018 un’edizione di successo. Con tanto di statuto ufficiale, la confraternita è nata da un’idea di Matteo Guidolin, sindaco del paese trevigiano e noto per essere il frontman della band “Los Massadores”, ovvero i norcini del rock, celebri nel territorio per le loro ironiche canzoni in dialetto dalle tematiche prettamente venete. Il debutto è stato un successo di partecipazione con oltre trecento iscritti, e tra i giurati che testavano i musetti in concorso c’erano personalità autorevoli che hanno premiato Luciano Ceccato quale migliore produttore.

Fonte: Servizio stampa Ingorda Confraternita del Museto

 

Transumanza: anche Bressanvido e l’altopiano di Asiago tra i percorsi candidati a patrimonio Unesco

Anche il Veneto vuole entrare nella mappa della transumanza a tutela Unesco. Il sindaco di Bressanvido e il presidente dell’Unione montana dell’altopiano di Asiago hanno consegnato nelle mani dell’assessore regionale all’Agricoltura e del presidente della Commissione Affari istituzionali del Consiglio veneto le delibere approvate all’unanimità con cui i dieci comuni vicentini del ‘cammino’ della transumanza di Bressanvido chiedono che il Veneto sia inserito nella candidatura Unesco a “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.

Una tradizione secolare. Ogni anno la transumanza di Bressanvido mette in movimento circa 600 capi di bestiame che percorrono due volte il percorso, andata e ritorno, dalla pianura all’altopiano di Asiago, attraversando a primavera e in autunno, i comuni di Bressanvido, Pozzoleone, Schiavon, Marostica, Lusiana, Conco, Asiago, Gallio, Foza ed Enego, alla ricerca di pascoli verdi e di migliori condizioni climatiche. Si tratta di una tradizione secolare, che impegna centinaia di transumanti a piedi e a cavallo, peculiare di un particolare comparto – quello della pastorizia d’alpeggio – che accomuna diverse regioni, dall’Abruzzo all’Alto Adige, dal Lazio al Piemonte, dalla Sicilia alla Lombardia.

La consegna alle autorità regionali dei pronunciamenti dei dieci consigli comunali dell’Altopiano di Asiago

Iscritta nel Registro nazionale pratiche agricole tradizionali e paesaggi storici. “Anche il Veneto ha una ricca e consolidata tradizione in merito – ha sottolineato l’assessore All’Agricoltura – con molte transumanze ‘minori’ diffuse sul territorio come quella che arriva a San Pietro in Gu in provincia di Padova. Candidare la secolare transumanza di Bressanvido a patrimonio dell’umanità significa valorizzare una pratica che è presidio della montagna, della biodiversità e di filiere di attività agroalimentari che continuano a garantire prodotti di alta qualità. Intanto, come primo riconoscimento formale, si avvierà la procedura d’iscrizione al Registro nazionale delle pratiche agricole tradizionali e dei paesaggi storici. Il passo successivo sarà la richiesta rivolta al Ministero per le politiche agricole di integrare il dossier Unesco che ha presentato a Parigi, insieme alle altre due nazioni europee interessate, Austria e Grecia. Il Veneto, che sta investendo oltre 390 milioni di euro per lo sviluppo dell’agricoltura e della zootecnìa di montagna, vale a dire un terzo del ‘portafoglio’ dell’intero Programma di sviluppo rurale 2014-2020, intende sostenere con ogni mezzo questa pratica antica di salvaguardia del benessere animale e di conservazione dell’equilibrio ambientale. Si tratta di una pratica di ‘buon’ allevamento e di valorizzazione dei pascoli in quota, che è diventata anche ricchezza culturale, ambientale e turistica dei territori che la vivono, e che ben merita il riconoscimento Unesco”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

In Polesine, fondata la Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige, dove, nel 1554, venne coltivato per la prima volta in Italia il mais

Alcuni membri della Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige, presieduta da Ivo Romanini (secondo da sx)

(di Paolo Aguzzoni, consigliere Argav) In occasione del convegno “Polenta: Storia Cultura e Tradizione”, che si è svolto il 24 marzo scorso al teatro sociale “Eugenio Balzan” di Badia Polesine (Ro), è stata presentata la nascita della “Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige”. Il convegno,  patrocinato dalla Regione Veneto e dal comune di Badia Polesine, è stato realizzato in collaborazione con il Lions Club Badia Polesine Adige Po e il Gruppo Polentari Villa d’Adige.

da sx Luciano Righi e Ivo Romanini

Danilo Gasparini

A far da “padrino”, “il bacalà”. La nuova nata fra le confraternite del Veneto è stata tenuta a “battesimo” da Luciano Righi, presidente della “Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vincentina” che ha sede a Sandrigo (Vi). Righi ha colto l’occasione per raccontare le origini, la storia e le finalità della confraternita che guida con successo. Al “battesimo” sono intervenuti: Giorgio Golfetti e Umberto Parodi, delegati, rispettivamente, delle sezioni dell’Accademia Italiana della Cucina di Rovigo, Adria e Chioggia e di quella di Legnago, Basso Veronese e Polesine Ovest; Pietro Fracanzani ha parlato del “Ruolo dell’Accademia Italiana della Cucina, Associazione Culturale del Territorio; Danilo Gasparini è intervenuto su “La storia della maiscoltura veneta”; Mario Stramazzo ha invece trattato il tema “La polenta nella cucina tradizionale veneta”; Fabio Ortolan, fra i fondatori della “Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige”, ha spiegato “Come siamo arrivati” alla costituzione della nuova confraternita; ha portato il saluto il presidente nazionale dell’Associazione Polentari d’Italia Bastiano Arcai; ha chiuso Roberto Robazza, direttore del Centro Studi Territoriali del Veneto dell’Accademia Italiana della Cucina”.

Cinquecentesca ed in Polesine la prima produzione italiana. Ivo Romanini, neo presidente della “Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige” è intervenuto, da ex dipendente, raccontando la storia della gloriosa Società Italiana Produttori Sementi che aveva sede a Badia Polesine. Perché il riferimento a Villa d’Adige di Badia Polesine? Tutto nasce da un articolo del professor Giovanni Beggio del 31 ottobre 1951 dal titolo “Villa d’Adige (già Villabona) prima culla italiana della polenta. Documenti che non ammettono dubbi, fissano la prima coltura di granoturco da noi nel 1554”. Da questa notizia è stato preso spunto per far nascere a Villa d’Adige quella che nel tempo è diventata la “Festa Regionale della Polenta” la cui 35ma edizione si svolgerà dal 14 al 24 settembre 2018 nella frazione “veronese”di Badia Polesine. A questa festa si aggiunge ora la “Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige” che nel suo stemma porta proprio la data “1554” quando a “Villabona” venne coltivato per la prima volta in Italia “in campo aperto” il mais.

5-6 gennaio, per l’Epifania le campagne del Nordest si illuminano dei fuochi della tradizione (PM10 permettendo…)

I falò di inizio anno sono una tradizione popolare largamente diffusa nel Nordest. In Friuli sono detti  pignarûl (plurale pignarûi), in Venezia Giulia seima, in Veneto panevìn o panaìn (da pan e vin “pane e vino”, il povero cibo che si consumava durante l’evento), pìroła-pàroła, vècia (“vecchia”: le pire possono assumere la forma di un fantoccio), foghèra o casèra.

Le origini. Sembra che questa usanza risalga ai Celti, che accendevano dei fuochi per ingraziarsi il fato e bruciare simbolicamente l’anno passato insieme a tutte le negatività. Ancor oggi, il rito simboleggia la speranza e la forza di bruciare il vecchio per accogliere l’anno nuovo. L’evento viene solitamente accompagnato dalla degustazione di vin brulè e di pinza, focaccia tipica di questa festa.

I pronostici. Una delle principali tradizioni legate al Panevin è quella di osservare in che direzione va il fumo; in base a questa, i contadini predicevano se il raccolto dell’annata sarebbe stato buono o cattivo. A questo riguardo, un detto popolare recita: “falive a matina, tol su el saco e va a farina” (cioè se la direzione presa dal fumo e dalle faville è il nord o l’est, prendi il sacco e vai ad elemosinare); “se le falive le va a sera, de polenta pien caliera” (se la direzione è ovest o sud, il raccolto sarà buono, quindi la pentola sarà piena di polenta); “se le falive le va a garbin tol su el caro e va al mulin” (se la direzione è del libeccio per l’abbondanza devi andare a prendere la farina con il carro).

I falò in Veneto. Questi i principali appuntamenti in Veneto: Padova (5 gennaio); Marca trevigiana, nel Veneziano 5  6 gennaio; Verona (6 gennaio); nel Vicentino;  nel Rodigino.

Buone feste dai soci ARGAV, in visita il 27 dicembre al Presepio Artistico di Segusino (Tv), dedicato nel 2014 all’emigrazione veneta

1 Presepio Segusino Natività 2013Dopo la prima bella esperienza vissuta lo scorso Natale, sabato 27 dicembre i soci ARGAV saranno nuovamente a Segusino (Tv)  per la visita del Presepio Artistico, organizzato dall’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio. Ogni anno il presepio cambia tema e quello del 2014 è “Migranti!” (aperto alla visita tutti i pomeriggi da Natale fino al 1 febbraio 2015, e nei giorni festivi anche al mattino, info eventi tel. 334.3797867).

Allontanarsi dal proprio Paese non significa abbandonare! A parlarcene in modo più dettagliato è Carlo Stramare, presidente dell’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio di Segusino. “In questo periodo, la parola “Migranti” è particolarmente d’attualità – racconta Carlo – ma è bene distinguere tra migranti-emigranti e profughi, quest’ultimi costretti ad abbandonare il proprio paese in seguito a persecuzioni politiche, cataclismi o sciagure collettive. Emigrare, invece significa semplicemente allontanarsi dal proprio paese per andare in terra straniera. Attenzione: allontanarsi, non abbandonare! Ed è proprio da questa sottile differenza che nasce lo spunto per il Presepio Artistico di Segusino, edizione Natale 2014.  Si perché non vogliamo parlare della tragica realtà dello sbarco dei profughi in Italia, sebbene il problema sia davvero grande e triste; ma vogliamo parlare degli emigranti, dei nostri Migranti!”.

Di migrazione in migrazione: la prima nell’800…“Chi di noi in casa non ha mai sentito parlare un papà o un nonno delle loro esperienze da migrante? …ma guai a chiamarli profughi!, continua Carlo. La storia di Segusino, piccolo paese di origine orgogliosamente contadina, vide svariati fenomeni migratori durante gli anni, e tanto per citarne alcuni, balza subito alla memoria l’importante emigrazione del 1882 verso il Messico dove un gruppo di Segusinesi (con altri bassofeltrini) vi si trasferirono in seguito ad un’azzardata promessa di floridità e di distese terriere da coltivare che, però, si dimostrò meno veritiera di quanto sembrasse. Non si persero d’animo i seguisinesi migranti: si rimboccarono le maniche e iniziarono a coltivare e a costruire, fondando un nuovo paese tutt’oggi esistente, dal nome Chipilo, dove il dialetto parlato è ancora quello segusinese, sebbene a distanza di generazioni!”.

“Vado per tornare!” “La povertà era tanta a Segusino – continua a raccontare Carlo – e il ‘900 portò altre importanti emigrazioni verso la Francia, verso il Belgio, la Svizzera, l’Argentina, l’Australia e altri paesi ancora. Ma in quei “nostri” migranti non c’era la volontà di andare ospiti in un paese lontano per farsi compatire o per farsi accogliere. I “nostri” migranti partirono con la volontà di lavorare, di andare in terra straniera per offrire la loro manodopera, il loro sudore, le loro capacità manuali ed intellettuali.  Il presepio edizione 2014 non vuole ricordare un fenomeno migratorio in particolare, appunto perché riteniamo siano tutti degni di memoria, ma vogliamo rappresentare in tre scene chiave quella che è stata l’emigrazione segusinese, e perché no, anche quella veneta dell’epoca”.

Prima scena del Presepio: la partenza. “Ogni saluto è sempre triste – spiega Carlo – e anche se dentro ad ogn’uno (si sapeva) c’era la volontà di tornare presto e di tornare più ricchi, il saluto lo abbiamo immaginato come un momento triste e silenzioso: un papà che saluta i suoi figli, una moglie o una fidanzata che saluta il suo amato compagno che sta per partire verso terre lontane; rese ancora più lontane rispetto ad oggi perché non c’erano aerei, internet e i telefoni ad avvicinare le distanze. Seconda scena del Presepio: il ritorno a casa, la felicità! La fine di una lunga attesa, ma anche la fine della miseria grazie ai frutti del duro lavoro offerto alla terra lontana. Terza scena del Presepio: il non ritorno. Non tutti tornarono. Non tutti ci riuscirono. Qualcuno non riuscì a fare fortuna. Qualcuno ritornò dopo 20-30 anni. Qualcuno non ritornò proprio. La felicità del ritorno dei migranti è vicina alla tristezza del ricordo di chi non è tornato. Attraverso il tema del Presepio edizione Natale 2014 – conclude Carlo – vogliamo trasmettere il messaggio che i nostri emigranti andavano in terra straniera umilmente, in cerca di lavoro, offrendo rispetto, fatica e sudore, ma soprattutto con l’obiettivo di ritornare a casa, di tornare a Segusino, perché a Segusino era la vita di ogn’uno di loro. Migrante ma non profugo”.

Tante iniziative fino al 1 febbraio 2015. Il Presepio Artistico di Segusino rientra nella manifestazione “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” che si svolgerà in paese da Natale fino al 1 febbraio 2015. Si potranno ammirare bellissimi presepi nell’antico borgo di Stramare, a Milies, a Riva Secca, a Riva Grassa e in molte altre vie ancora. Un gradito ritorno quest’anno sarà il bus navetta verso i borghi Stramare, Riva Grassa e Riva Secca nelle domeniche 28 dicembre e 4 gennaio, con la possibilità di visite guidate e degustazione di prodotti tipici; domenica 11 gennaio, si andrà invece tutti a piedi a visitare i borghi con la prima pedonata non competitiva ed aperta a tutti, intitolata “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”. Domenica 18 e 25 gennaio allieteranno le giornate due bellissimi concerti che faranno seguito a quelli pre-natalizi dell’ormai tradizionale “Note Santa” (a cura del Coro di Stramare) e quello della Banda Municipale di Segusino.

Programma per i soci ARGAV. Grazie alla disponibilità e perfetta organizzazione  dell’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio di Segusino, i soci ARGAV avranno modo di scoprire in modo più approfondito i prodotti locali, tra cui spicca lo s-cek, formaggio fresco tipico del territorio. Ecco di seguito il programma nel dettaglio. Ore 9:00 ritrovo presso la Chiesa Parrocchiale di Segusino. Ore 9:30 trasferimento presso il Caseificio Stramare Dario e Saverio, dove la signora Caterina mostrerà la preparazione dello s-cèk. Parteciperà alla dimostrazione anche la signora Serena dell’azienda agricola Stramare Giulio, anch’essa produttore di s-cek di montagna, durante il periodo estivo. Ore 11:45 visita al Presepio Artistico di Segusino “Migranti!”. Ore 13:00 pranzo presso la “Locanda Caravaggio” di S.Vito di Valdobbiadene. Nell’occasione, la signora Cristina farà degustare le sue specialità, alcune anche a base di formaggio s-cèk. Ore 15:30 visita alla cantina produttrice di vino Prosecco “Bortolin Raul” sulle colline di Valdobbiadene. Oore: 17:00 ritorno a Segusino e rientro.

 

 

 

 

 

 

20/10/14, a Feltre (Bl) donate “pietre e terra” a simbolo di storie e momenti di vita importanti per l’umanità

agricolturaStasera, lunedì 20 ottobre, alle ore 20.00, presso la Cooperativa Sociale Arcobaleno ’86 onlus a Feltre (Bl), in via Calcin 11 (Statale per Belluno), al Museo dei Sogni, della Memoria, della Coscienza e dei Presepi, all’annuale consegna di “Simboli”, verranno accolte  delle “pietre srotolate da inquilini del mondo”, simbolo di storie di vite sognate, vissute, interrotte e ri-nate nel mondo.

Pietre e terra in memoria dei Giusti. A 100 anni dalla nascita del grande ciclista italiano Gino Bartali, sarà accolta la pietra del Colle dell’Izoard (2.361 m) Tour de France, e la terra raccolta dalla Comunità di Villa San Francesco il 2 ottobre 2014 nel Giardino dei Giusti  presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. In memoria di Oskar ed Emilie Schindler, la coppia tedesca che ha salvato dall’Olocausto 1200 ebrei durante la II Guerra Mondiale, sarà accolta la terra raccolta dalla Comunità di Villa San Francesco il 2 ottobre 2014  ai piedi dell’albero che li ricorda nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme.

Terra per la pace tra i popoli. Sarà poi accolta la “Terra della pace“, raccolta da don Attilio Riva ai piedi dell’ulivo recentemente piantato nei giardini vaticani  da Papa Francesco, Shimon Peres, Abu Mazen e il Patriarca Bartolomeo. Ancora, saranno accolte la terra dello stadio Maracanà, raccolta dall’Arbitro Internazionale di calcio Nicola Rizzoli che ha diretto la finale del Campionato del Mondo 2014 in Brasile, mentre Route Nazionale Agesci darà la terra raccolta a San Rossore (Pisa), dal clan 1 Agesci San Donà di Piave a ricordo del raduno di 35 mila Scout italiani e stranieri.

Terra per scrittori e poeti irlandesi. In memoria del poeta William Butler Yeats, sarà accolta la pietra presa sulla tomba di Sligo, in memoria dello scrittore James Joyce, la pietra del selciato della Fondazione Joyce di Dublino e in memoria dello scrittore George Bernard Shaw, un pezzo di piastrella della casa di Dublino, simboli raccolti da Vico Calabrò  e Giancarlo Busato alla partenza del Giro d’Italia 2014 in Irlanda.

I relatori. All’incontro, interverranno Nicola Rizzoli, arbitro Internazionale di calcio, Luigi Agnolin, già arbitro internazionale di calcio e direttore generale del Siena Calcio, Vico Calabrò pittore e frescante, direttore artistico della Comunità di Villa San Francesco, Roberto Armienti, che da presidente della sezione AIA-FIGC di Bologna tenne il corso di formazione all’arbitro Nicola Rizzoli, don Matteo Volpato, assistente Agesci di San Donà di Piave. Coordina la serata: Luca Cardinalini, scrittore e giornalista RAI, curatore di rubriche della trasmissione televisiva Dribbling di Raisport.

Fonte: Comunità Villa San Francesco