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Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

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Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

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E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

26 Ottobre 2022, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del celebre almanacco meteorognostico “El Poiana”

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Ritorna finalmente alla Biblioteca “La Vigna” l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2023 che sarà presentato mercoledì 26 ottobre alle ore 17.30. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il Ristorante Molin Vecio di Caldogno.

Interventi. Le “machine dea cusina”, “la spumilia”, “il telegrafo”, “la transumanza” sono solo alcune delle tavole che illustrano l’edizione 2023 del Poiana che termina, come ormai è d’uso, con una mappa a colori delle De.Co, questa volta dell’Altopiano dei Sette Comuni. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio di Caldogno. Dopo il saluto di Mario Bagnara, consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna”, l’incontro vedrà la partecipazione di Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore e di Amedeo Sandri, chef. Partecipazione in presenza con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Anche il Parco Dolomiti Bellunesi e la Provincia di Belluno promuovono Premio Wigwam Stampa Veneta 2022

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Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ha aderito al Premio Wigwam Stampa Veneta, con “l’intento – ha detto il presidente Ennio Vigne – di offrire ai giovani di tutte le scuole del Veneto – alle quali il Parco ha inviato una specifica comunicazione – un’interessante opportunità per iniziare a mettersi in gioco, rendendosi proattivi nel raccontare i diversi aspetti inerenti in specie quest’area protetta”. “Rinnovare il rapporto intergenerazionale e raccogliere la memoria degli adulti e degli anziani – nonni, zii, parenti – è un modo non solo per riannodare rapporti umani e personali, ma anche per raccontare il territorio” ha affermato il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin. “È con questo spirito che la Provincia ha accolto convintamente il progetto di Wigwam. Il nostro territorio, specialmente le “terre alte”, è preda da anni di un feroce spopolamento, ben visibile nell’abbandono delle frazioni più periferiche e nell’allargamento del gap tra giovani e anziani. Ricucirlo attraverso il racconto e la raccolta di testimonianze è anche un modo per cambiare la narrativa della montagna ed evitare di disperdere il grande patrimonio immateriale che gli anziani costituiscono. Un plauso, dunque a chi ha avuto l’idea e la sta portando avanti con questo concorso. Ma anche un invito ai ragazzi: partecipate, con la passione e l’entusiasmo che vi contraddistinguono”.

“Il Premio” aggiunge Efrem Tassinato, presidente dell’Associazione Wigwam, socio Argav, “oltre ad essere patrocinato dall’Ente Parco Dolomiti Bellunesi e dalla Provincia di Belluno è supportato dal partenariato di ANCI del Veneto, dall’Ordine dei Giornalisti e dalle associazioni regionali della Stampa: Sindacato Giornalisti FNSI, ARGAV, UCSI, UNGP, Assostampa Padova oltre che dalla sede in Veneto di UNAGA. Vi collaborano, tutte le Comunità Locali Wigwam del Veneto, il Festival del Viaggiatore e AICQ del Triveneto. Si tratta di un partenariato aperto al quale si vanno aggiungendo singoli comuni, scuole di ogni ordine e grado ed associazioni di tutto il Veneto.” Una occasione per i giovani per iniziare ad essere protagonisti del futuro loro e dei propri territori. Un’iniziativa che si avvale principalmente del volano rappresentato dal Progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa, che ha per capofila Wigwam APS Italia ed è supportato dal contributo della Regione del Veneto con fondi statali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Gli under 25, anche giovanissimi, potranno partecipare inviando articoli inediti che raccontino/documentino l’attivismo delle Comunità Locali per la preservazione, la cura e la valorizzazione delle peculiarità dei territori (ambiente, cultura, prodotti e piatti tipici, persone). Elaborati che dovranno essere composti a mo’ di intervista ai protagonisti in specie, over 65. Sono previsti tre premi di 300 euro per elaborati individuali, uno per ogni categoria di età: under 14, 15-18, 19-25 anni. Un premio di 800 Euro di gruppo per il miglior insieme di almeno 12 elaborati. Ed un premio di 600 Euro per il miglior video realizzato da un gruppo partecipato da almeno 12 componenti. Per ricevere bando, ulteriori info e supporti: direzione@wigwam.it  Tel. +39 049 9704413

Fonte: Servizio stampa Wigwam

Sabato 8 gennaio, i soci Argav visitano l’edizione 2021/22 del Presepio Artistico di Segusino (TV)

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Sabato 8 gennaio i soci Argav saranno a Segusino (TV) per la tradizionale visita al Presepio Artistico. L’appuntamento è per le 9.45 nel piazzale in viale Italia 270, in modo da iniziare la visita alle 10 dell’edizione Natale 2021, dal titolo “Mi curo di te” (necessario il Green Pass base). Alle 11 11.00 è in programma la visita all’agriturismo “Riva dei Coz”, nuova struttura ricettiva ubicata in uno dei luoghi panoramici più belli di Segusino.Nei periodi estivi, la struttura alleva anche oche. Alle ore 12.30 brindisi con degustazione di prodotti tipici, rientro verso le ore 14.30.

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” invita a prendersi cura della cultura

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” ricorda la possibilità di destinare il 2X1000 della propria imposta sul reddito delle persone fisiche alla Biblioteca.

Attenzione alla storia dell’agricoltura italiana. Affermano in una nota: “Crediamo che sia un’occasione straordinaria per contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale che il nostro fondatore, Demetrio Zaccaria, ha scelto di donare alla città e a quanti vogliono imparare sfogliando i libri della Biblioteca, proprio come lui stesso ha fatto. La nostra istituzione risulta regolarmente iscritta nell’apposito elenco delle associazioni culturali ammesse al beneficio, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (art. 97-bis, D.L. n. 104/2020). E’ sufficiente indicare il nostro codice fiscale (95004540241) nell’apposito riquadro presente nella scheda. Come ogni anno è possibile destinare alla Biblioteca anche il 5X1000.

Sul loro sito è disponibile il secondo numero del Giornale di agricoltura e gastronomia, la rivista curata dal Consiglio scientifico della Biblioteca. E’ un numero interamente dedicato ai CEREALI, i chicchi che stanno alla base dell’alimentazione delle civiltà. Il tempo e gli uomini hanno determinato innumerevoli progressi nelle tecniche di coltivazione e di selezione del prodotto e la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, nei suoi libri, ha il merito di conservare la storia di questa formidabile evoluzione.Grazie ai saggi e alle ricerche di studiosi e ricercatori del settore, alle interviste curate dalla loro redazione e a un’ampia sezione dedicata alle fonti e alla letteratura, il tema dei cereali viene presentato sotto molteplici e interessanti aspetti, riprendendo le finalità di un’editoria ottocentesca che negli Almanacchi e nei Giornali trovava il modo di dar voce ai dibattiti, alle discussioni, ai cambiamenti in atto, allora, del mondo agricolo, ora anche in quello della gastronomia. E’ possibile leggere e scaricare la rivista a questo link

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Archivio storico Pietro Laverda, la Biblioteca Internazionale La Vigna lancia una campagna web di raccolta fondi per valorizzare la storia dei progressi dell’agricoltura italiana

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” ha lanciato sulla piattaforma Innamoratidellacultura.it una campagna di crowdfunding per proseguire il progetto ALma di valorizzazione dell’archivio storico Pietro Laverda. La Biblioteca, infatti, non possiede i fondi necessari per portare a compimento il progetto, che è stato possibile avviare solamente grazie al sostegno della Fondazione Cariverona.

Da archivio d’impresa ad impresa culturale è il motto della campagna di raccolta fondi. Si potrà scegliere fra vari livelli di donazione e in ogni caso si potrà godere dei benefici fiscali previsti dall’Art bonus, con un credito d’imposta fino al 65%. Per alcuni livelli di donazione è prevista anche una ricompensa: un modo per ringraziare e ricambiare l’attenzione e la generosità di quanti vorranno sostenere il Progetto ALma – Archivio Laverda macchine agricole.

Questo il video realizzato dalla Biblioteca per far conoscere il lavoro intrapreso, i materiali dell’archivio, ed i tanti riscontri che hanno ricevuto dalle persone nel corso degli ultimi anni. Iniziato nel 2018, il progetto ha valorizzato innanzitutto la raccolta fotografica dell’archivio che conta circa 23.000 fotografie. Sono stati digitalizzati, catalogati e messi in rete, su una banca dati accessibile dal nostro sito, oltre 11.000 scatti. 

L’obiettivo è ora quello di portare a termine l’intervento sulla raccolta fotografica per poi procedere all’inventariazione della parte documentaria che contiene preziose informazioni sull’attività della ditta e sulla produzione delle macchine agricole. Contestualmente si vorrebbe procedere con la mappatura delle mietitrebbie Laverda in Italia, quelle prodotte fino agli anni ’80, prima che la ditta fosse incorporata dalla holding Fiat Geotech.Da ultimo si procederà al recupero di tutto il materiale filmico con l’intento di creare un docu-film che ripercorra la storia dell’azienda.

Salvaguardare, catalogare e rendere disponibile alla consultazione il materiale dell’archivio Laverda è un modo per contribuire a conoscere e a valorizzare la storia dei progressi dell’agricoltura italiana. Ma è anche un modo per rendere omaggio a tutti coloro che sono stati partecipi della grande storia Laverda, per chi ha lavorato nell’azienda, per chi ancora oggi utilizza le macchine Laverda o semplicemente per ricordare il loro passato, intrecciato con le macchine agricole Laverda. 

Alcuni mesi fa è poi giunta la dichiarazione di “interesse storico particolarmente importante” da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali: un riconoscimento prestigioso che incoraggia a sostenere fortemente la valorizzazione di questo singolare e rilevante archivio.

Fonte: Biblioteca La Vigna

La Cultura del Fosso/3. Uno spaccato di vita rurale nella campagna dell’Ottocento a sud di Padova.

Ecco il terzo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianni Xodo, è tratto dal suo libro “Rosmini a Correzzola. Dialogo in quattro scene”, ed in particolare tratta del “ripristino idraulico dei terreni paludosi, compresi fra Adige e Bacchiglione e Bacchiglione e Brenta, voluti dal duca Lodovico Melzi d’Eril“.

Il libro “Rosmini a Correzzola. Dialogo in quattro scene” nasce dal fatto storico che “Le cinque piaghe della Santa Chiesa”, il capolavoro ecclesiologico di Antonio Rosmini Serbati, fu composto in gran parte nel novembre del 1832 alla Corte Benedettina di Correzzola, nel Padovano. Da qui le notizie storiche sulle condizioni di vita delle popolazioni che vivevano in zone paludose e malsane. Esseri umani che abitavano in capanne e tuguri in zone acquitrinose, causa prima di febbri malariche. Così, nell’opera, ne parla il parroco don Giobatta Mozzato, che resse la parrocchia di San Leonardo a Correzzola dal 1813 al 1834: “Per cercare di comprendere la situazione sociale ed economica di questo territorio credo sia opportuno fare una distinzione abbastanza netta fra il nord e il sud della provincia di Padova. Al nord c’è la pianura alta, costituita da campagne antiche, densamente popolate, coltivate da tempi remoti e quindi assai sfruttate; al sud si estende la zona di bonifica, più fertile e meno abitata, che copre quasi la metà dell’intera provincia padovana. Questa situazione è caratteristica anche delle province vicine e questa diversità di terreni comporta una differenza fra il nord e il sud nelle colture, nell’estensione delle proprietà, nel tipo di popolazione agricola, tutti elementi strettamente connessi tra loro e interdipendenti. Per quanto riguarda le coltivazioni più diffuse al nord il granoturco eguaglia o supera il frumento, a causa del frazionamento notevole delle proprietà e della conduzione e sono diffusi la vite e gli alberi da frutto. Nei fertili terreni del sud di Padova è possibile effettuare una coltura estensiva e quindi il frumento supera il granoturco e i campi sono divisi da rari filari di viti.

La popolazione agricola della nostra provincia è molto varia, va dai mezzadri e dai coloni ai piccoli proprietari e coltivatori diretti del nord, dai medi proprietari o dei medi e grossi fittavoli, chiamati qui da noi “massariotti”, ai braccianti, detti “obblighi”, che sono contadini legati con contratto al proprietario del fondo e a sua completa disposizione, più diffusi qui nel sud della provincia, dove le proprietà sono molto più ampie. La condizione degli “obblighi” è tuttavia migliore rispetto a quella dei braccianti avventizi, perché per lo meno, godono di una relativa sicurezza rispetto alle oscillazioni dei prezzi, anche se spesso sono ridotti in servitù. I braccianti obbligati inoltre sono spesso anche piccoli fittavoli, i cosiddetti “chiusuranti”. Esistono poi i salariati fissi, che nella nostra area vanno sostituendo i coloni parziari e al gradino più basso ci sono infine i braccianti avventizi, pagati a giornata, chiamati “opere”. Sono costoro che conducono un’esistenza grama e stentata, perché lavorano ogni giorno solo nei momenti di più intensa attività agricola: all’aratura, alla semina e al momento del raccolto; ma devono passare lunghi periodi di inattività, arrabattandosi alla meglio con lavoretti saltuari di tipo artigianale (seggiolai, calzolai, “sgalmarari”, produttori di sbalzi), o dedicandosi addirittura alla caccia e alla pesca di frodo, per sfamare se stessi e le famiglie.

Per tutti questi gruppi sociali, esclusi forse i “massariotti”, le condizioni economiche sono assai infelici e addirittura tragiche quelle dei braccianti, sia per le abitazioni sia per l’alimentazione e le condizioni igieniche. Infatti le boarie sono in muratura, col tetto di coppi, le masserie sono anch’esse in muratura, pur mancando di fondamenta e col pavimento di terra battuta, le abitazioni dei braccianti sono nei casi migliori dei casoni alla cavarzarana col tetto coperto da canne palustri o da paglia, ma anche delle povere capanne, veri e propri tuguri, prive di finestre e di camino. L’alimentazione nelle nostre campagne è prevalentemente a base di polenta di granoturco (mais), di conseguenza la pellagra continua a mietere vittime e la denutrizione è assai diffusa diffondendo rachitismo e debolezze congenite, specie fra i bambini. La disoccupazione grava come un incubo, specie fra i braccianti che, nonostante un diffuso flusso migratorio verso altre zone, sovrappopolano ancora le terre del Padovano, per cui i salari non aumentano e c’è una concorrenza spietata per procurarsi posti di lavoro, anche i più disagiati e incerti. La Chiesa soccorre come può, ma le necessità e il bisogno sono diffusissimi.

Cenni sulla bonifica. Quanto auspicato da Rosmini e Mellerio nei loro dialoghi nella tenuta di Correzzola sin dal novembre del 1832 trovò piena attuazione nel 1857 con l’inizio dell’opera di ripristino idraulico dei terreni paludosi, compresi fra Adige e Bacchiglione e Bacchiglione e Brenta, voluti dal duca Lodovico Melzi d’Eril; egli fece venire a Correzzola l’esperto agronomo Luigi Alfieri (cugino del celebre drammaturgo Vittorio), che fece installare in località San Silvestro a Civè una macchina idrovora a vapore della potenza di 50 cavalli vapore; Alfieri in seguito fece istallare una seconda grande idrovora vicino a Brenta d’Abbà. Nei vent’anni successivi i Melzi d’Eril fecero installare altre 6 piccole macchine idrovore, dislocate in vari punti del tenimento, dove era convogliata l’acqua dagli scoli minori, esse la mandavano agli impianti più grandi di Brenta d’Abbà e di Civè , i quali attraverso la Chiavica Melzi la riversavano nel Canal Morto. Grazie all’installazione delle idrovore nel territorio di Correzzola si verificò un autentico salto di qualità e i problemi di bonifica furono in gran parte risolti, riscattando dalla millenaria condizione di degrado i terreni più bassi, tutto ciò comportò anche il miglioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione di queste zone sia sul piano economico come su quello sociale.

La transumanza è patrimonio culturale immateriale Unesco

La transumanza è stata proclamata patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il Veneto, ora, può far valere le vie dei pascoli previste da un progetto di legge depositato in Consiglio regionale. E’ quanto annuncia Coldiretti nel commentare positivamente la decisione del Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a Bogotà, in Colombia per tutelare l’antica pratica che consiste nella migrazione stagionale del bestiame lungo le rotte migratorie nel Mediterraneo e nelle Alpi.

La candidatura della transumanza, che ha visto l’Italia capofila di una alleanza con Grecia e Austria, è stata avanzata nel 2017 per tutelare una pratica ancora oggi diffusa sia nel Centro e Sud Italia, ma anche al Nord dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice e Ceccano nel Lazio ad Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche in Veneto e nell’area alpina in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige. Il voto positivo dell’Unesco – evidenzia la Coldiretti – certifica il valore della tradizionale migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano dalla pianura alla montagna, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi, con viaggi di giorni e soste in luoghi prestabiliti, noti come “stazioni di posta”.

Un’attività ad elevato valore ecologico e sociale. Un riconoscimento importante – sottolinea la Coldiretti – che conferma il valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia che coinvolge in Italia ancora 60mila allevamenti nonostante il fatto che nell’ultimo decennio il “gregge Italia” sia passato da 7,2 milioni di pecore a 6,2 milioni perdendo un milione di animali. Il riconoscimento tutela un’attività ad elevato valore ecologico e sociale poiché – continua la Coldiretti – si concentra nelle zone svantaggiate e garantisce la salvaguardia di ben 38 razze il cui futuro è minacciato da un concreto rischio di estinzione, a vantaggio della biodiversità del territorio: dalla rustica pecora sarda alla pecora Sopravissana dall’ottima lana, dalla Brogna con testa e gli arti privi di lana alla pecora Comisana con la caratteristica testa rossa, dalla gigantesca Bergamasca fino a quella massese dall’insolito manto nero.

A pesare sono i bassi prezzi pagati ai pastori, il moltiplicarsi degli attacchi degli animali selvatici, la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per nazionali ma anche del massiccio consumo di suolo che ha ridotto drasticamente gli spazi e i tradizionali percorsi usati proprio per la transumanza delle greggi con pesanti ripercussioni sull’economia nazionale ma anche sull’assetto ambientale del territorio perchè quando un allevamento chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni.

L’Italia può contare su molti “tesori” già iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’elenco tricolore comprende l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’’arte dei pizzaiuoli napoletani (2017), la Falconeria, iniziativa cui l’Italia partecipa assieme ad altri 17 Paesi e dal novembre 2018 l’“Arte dei muretti a secco” sulla base della candidatura avanzata dall’Italia con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti, e proprio l’Italia è lo Stato che ne vanta il maggior numero a livello mondiale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Fino all’8 ottobre a Bressanvido (VI) c’è la Festa della Transumanza. Stasera si parla della tutela delle vie dei pascoli, mentre domenica 6 ottobre c’è il taglio della forma gigante di formaggio.

Fino all’8 ottobre 2019, il paese di Bressanvido, in provincia di Vicenza, è animato dalla Festa della Transumanza, arrivata alla  21 edizione, nata per iniziativa della Pro Loco sulla scorta dell’entusiasmo della gente all’arrivo della mandria dei fratelli Pagiusco in rientro dall’alpeggio e realizzata oggi insieme al Comune con il coinvolgimento delle varie associazioni volontaristiche del paese.

La manifestazione vuole innanzitutto documentare e valorizzare la tradizione di un rito che ha radici profonde nel territorio, riportando ad aspetti importanti della storia veneta e legati alla tradizione di un mondo rurale ancora vivo e presente nella comunità, tanto che la festa è in grado di fare da ponte tra le vecchie e le nuove generazioni. Gli anziani, infatti, possono rivivere le esperienze del passato acquisendo importanza alla luce dei più giovani che possono vedere con i loro occhi com’era la vita di un tempo.

2 ottobre, ore 20.45, si parla di tutela delle vie dei pascoli. L’edizione 2019 è la prima dopo l’uragano Vaia e Coldiretti Veneto vuole sottolinearlo ponendo al centro del dibattito questioni come lo spostamento degli animali in un contesto di ricostruzione, sottolineando la strategicità del bestiame e dell’allevamento in un periodo dove tutto è virtuale, pure la bistecca di sintesi. Sono tante le sfumature che saranno raccontate nella relazione principale di Stefano Masini, capo Area Ambiente e Territorio di Coldiretti, docente di diritto agrario a Tor Vergata. Dopo i saluti del sindaco di Bressanvido, Luca Franzè e del presidente di Latterie Vicentine, Alessandro Mocellin, i lavori saranno introdotti da Giustino Mezzalira, responsabile della Sezione agroforestale di Veneto Agricoltura. Atteso  l’intervento del consigliere regionale del Veneto, Nicola Finco promotore in Consiglio regionale di un progetto di legge per affermare il patrimonio culturale di questa usanza e tutelarne le “vie dei pascoli”, affinché la memoria dei tragitti non vada perduta, ma sia consegnata alle nuove generazioni. Sarà, quindi, la volta delle testimonianze di Marino Pagiusco, allevatore transumante e di Sergio Bassan della Confraternita dei Transumanti. Le conclusioni dell’incontro, moderato da Alessandro Scuccato, assessore al marketing del comune di Bressanvido, saranno affidate a Martino Cerantola, presidente provinciale di Coldiretti Vicenza. Nel corso della serata verranno presentati il volume e la mostra “Lana pecore pastori tra il monte e il piano” realizzato dall’Associazione Mondo Rurale Marostica.

6 ottobre, la festa della cooperativa casearia. Quest’anno, le tante attività della festa si svolgono sul piazzale della cooperativa Latterie Vicentine che, domenica 6 ottobre organizza la consueta festa, ricca però di novità pensate per le famiglie del territorio ma non solo. L’evento inizia alle 10.30 del mattino con i laboratori, che quest’anno avranno un’area dedicata ancora più grande e attrezzata: in particolare i bimbi potranno divertirsi con Natuarte e Riciclando a cura di Ecotopia, Spanocchiando e le fattorie didattiche, sperimentare la pittura su ceramica con SbittArte e osservare le dimostrazioni al tornio del giovane marosticense Leonardo Collanega. Non mancheranno le visite al polo più grande di Asiago DOP: per tutto il giorno si potrà accedere ad un percorso guidato all’interno dello stabilimento di Bressanvido e scoprirne i processi produttivi, spiegati da video installazioni multimediali. A grande richiesta un triplo turno per Casaro per un’ora, dove cimentarsi nella produzione di una piccola forma di formaggio guidati dai casari di Latterie Vicentine.

Per gli amanti della montagna è in programma la presentazione del libroNovanta giorni: diario di una stagione in alpeggio” del giovane scrittore e Maestro Onaf Francesco Gubert, che racconta la sua vita immersa nel lavoro tra prati e pascoli di alta quota. A seguire, l’autore condurrà una degustazione guidata di tre tipologie di formaggi prodotti da Latterie Vicentine. Agli appassionati di cibo sono dedicati workshop appetitosi, veri e propri momenti di gusto: i maestri Onaf presenti spiegheranno come abbinare i formaggi a vino, birra e grappa. I bambini invece potranno assistere anche visitare un’aia con animali da cortile. Il momento più significativo rimane il taglio della forma gigante del formaggio della transumanza, lavorata negli scorsi mesi da ben 11 casari. 11000 litri di latte raccolto anche nelle malghe, oltre 1000 kg di peso, 2 metri di diametro. Come da tradizione sarà il presidente della cooperativa Alessandro Mocellin a tagliare la forma gigante alle ore 16.30. Il ricavato delle vendita sarà devoluto in beneficenza ad alcune realtà del territorio.

Fonte: Servizi stampa Coldiretti Veneto/Latterie Vicentine

Musetto d’oro 2019, vince un gruppo di amici, i “The king of macha”. Il prossimo 7 marzo, una delegazione della confraternità andrà a Norcia per la consegna della raccolta benefica.

I The king of macha, vincitori dell’edizione 2019 Musetto d’oro

Centinaia di musetti, chili di purè e cren. Così la Confraternita del Musetto ha celebrato il 17 gennaio scorso, giorno di Sant’Antonio Abate protettore dei Norcini, alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X (TV), la seconda edizione della goliardica cena a buffet.

I confratelli hanno dovuto bloccare le iscrizioni una settimana prima dell’evento. In gara c’erano trenta produttori “de casada”, la maggioranza del Trevigiano, ma alcuni, come Sandro Stefanuto di Villotta di Chions, in provincia di Pordenone, hanno dovuto fare chilometri per partecipare all’evento. Una serata unica nel suo genere, ospitata in una cantina tra le botti antiche e che ogni anno propone anche in abbinamento i migliori vini della Caneva dei Biasio: in questo caso, scelto un Raboso Spumante Rosato, che sarà anche la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2019.

Il vincitore. Tra tutti, ha portato a casa l’ambito “Musetto d’Oro” un gruppo di sei amici che si sono dati il nome di “The Kings of the Macha”. Sono di Montebelluna, da 16 anni ogni 8 dicembre – luna permettendo – uccidono il maiale che deve pesare tra i 250 e i 260 chili e avere un anno di vita. Nella vita fanno altro: direzione commerciale, bonifiche dall’amianto, rappresentanti di dolciumi, panettieri ed essiccatori del legno. Il loro portavoce è Roberto Durante. “La nostra ricetta è semplice: carne, pepe, sale e tradizione”, dice. “Farne meno ma farli buoni, poi in cottura due ore e quarantacinque nell’acqua dopo aver fatto i tre buchi con lo stuzzicadenti”. A premiarli, l’assessore regionale Federico Caner, che peraltro era in giuria e nella finalissima ha potuto degustare più volte i musetti. “Molto buono come gusto, equilibrato”, ha commentato. “Da caldo e da freddo non variava la bontà e anche visivamente era perfetto”. Dietro di loro, si è classificata l’azienda agricola Rossi, quindi Roberto Daminato, Costa del Sol, i Bagolari e al sesto posto Guizzo.

un momento della cena Musetto d’oro 2019

I giurati. Guidati dalle schede di degustazione tecniche appositamente predisposte da Mariano Alberton, oltre a Caner c’erano, il compositore Mario Brunello, il sindaco di Riese Matteo Guidolin e il suo vice Mario Zonta, l’ex assessore di Castelfranco Giancarlo Saran, i giornalisti Luigi Agostino Mariani, Mimmo Vita, socio Argav e Cristiana Sparvoli, il presidente della Confraternita del Formaggio Asiago Piave Fabio Bona e quello della soppressa, Bruno Valle; senza dimenticare lo chef Nino Baggio, Vittorio Scapinello, esperto veterinario, Alessandro Bragagnolo, noto norcino e Adriano Cavarzan, tecnico dell’Usl.

Il 7 marzo a Norcia. Il sindaco Guidolin, che nella serata ha vestito i panni di Gran Norcino, ha annunciato che il prossimo 7 marzo una delegazione della Confraternita si recherà a Norcia per portare quanto raccolto per la beneficenza. “Un anno fa la Confraternita era un’idea, ora invece siamo una realtà”, dice. “Dopo il successo di Porcomondo, la conferma che nella nostra sede a Cendrole il 17 gennaio è diventato un appuntamento imperdibile, l’attenzione da parte di autorità e esperti di enogastronomia da tutta Italia lo conferma, siamo orgogliosi del Museto”.

Fonte: Servizio stampa Confraternita del Musetto