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Domenica 21 gennaio 2018 a Maserà (PD) si festeggia il radicchio (con scopo benefico) e si mette sotto i riflettori il tema della giusta redditività agli agricoltori

radicchio bianco fior di Maserà (foto Consorzio Ortofrutticoli e tipici padovani)

La provincia di Padova vanta il primato della produzione veneta di radicchio, a partire dalla presenza di tutti i cinque radicchi veneti a marchio Igp: variegato di Castelfranco, Treviso precoce e tardivo, Chioggia, rosso di Verona, con oltre 2.300 ettari, più di un terzo del totale regionale di 7.800 ettari. Solo nell’ultimo anno la superficie è cresciuta del 12% incrementando anche la produzione, a fronte di un’annata segnata dalla siccità. Il fatturato complessivo per il Veneto è di oltre 40 milioni di euro.

Il problema, però, del radicchio, resta il prezzo all’origine, troppo basso soprattutto nel pieno della stagione, ma destinato a triplicare o quadruplicare nei passaggi dal campo alla tavola. Il radicchio variegato di Castelfranco viene pagato ai produttori intorno meno di 1 euro al chilo, ricorda Coldiretti Padova, e il tardivo di Treviso meno di 2 euro, per poi però essere venduto al dettaglio a più di 6-7 euro. Anche il Verona viene pagato all’ingrosso circa 1 euro mentre per il Chioggia il prezzo scende a 50 centesimi. Pochi spiccioli per un prodotto che richiede un lungo lavoro in campo.

Anche per garantire la giusta redditività agli agricoltori, a Maserà, nella Bassa Padovana, un piccolo ma determinato gruppo di produttori, riuniti nel Consorzio ortofrutticoli tipici padovani, ha scommesso sulle varietà locali, molto apprezzate dai consumatori, come il radicchio Bianco Fior di Maserà e l’originale radicchio rosa, creando così un solido legame con il territorio d’origine e una forte identità del prodotto. “Abbiamo deciso non di non scendere a compromessi sul prezzo – afferma Roberto Rigato, presidente del Consorzio – stabilizzandoci sui 3 euro al chilo e non spingendo eccessivamente sulla produzione per non svalutare il prodotto. La qualità paga e devo dire che i nostri clienti, i negozi del territorio padovano, rispondono positivamente. La nostra è una piccola realtà con quattro aziende e 10 ettari, dai quali ricaviamo circa 400 quintali di radicchio l’anno. Produciamo un radicchio di qualità che il produttore sa riconoscere ed apprezzare, per questo siamo consapevoli che di aver intrapreso la strada giusta. Il Bianco Fior di Maserà è il nostro cavallo di battaglia e ora sta crescendo anche la varietà rosa. Stiamo pensando di consegnare ai negozianti nostri clienti un adesivo con il marchio del radicchio in modo da informare subito la clientela che in quel punto vendita è disponibile il vero radicchio di Maserà. Chiediamo un atto di responsabilità anche ai commercianti, invitandoli a non rincorrere le facili speculazioni a scapito dei consumatori. Il radicchio è uno dei prodotti padovani e veneti per eccellenza e può garantire il futuro di decine di aziende, a patto però che il prodotto non venga svalutato nella corsa sfrenata alla quantità che fa crollare i prezzi”.

21 gennaio, festa del radicchio in piazza. Da 19 anni a questa parte, i produttori insieme al comune di Maserà e alle Organizzazioni agricole padovane propongono con successo una manifestazione dedicata al radicchio e alle altre tipicità dell’agricoltura locale, il tutto con uno scopo benefico. Quest’anno, la festa si terrà domenica 21 gennaio e dalle 10 alle 19 la piazza del municipio ospiterà la Mostra mercato e concorso dei radicchi Padovani, del radicchio bianco Fior di Maserà e dei prodotti tipici locali “made in Padova”. Nel pomeriggio alle 16 in piazza sarà proposta la tradizionale degustazione del risotto al radicchio, distribuita ai visitatori a offerta libera in collaborazione con le associazioni del territorio: Associazione Nazionale Carabinieri, Alpini, Protezione Civile, Fidas, Combattenti e Reduci, Federcaccia, Bocciofila Don Bosco. Il ricavato degli assaggi e delle degustazioni sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza di Padova, a favore delle attività di ricerca e di cura dei piccoli pazienti seguiti dall’associazione nell’ospedale padovano. In caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata a domenica 28 gennaio.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

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I soci Argav visitano oggi la comunità rurale di Segusino (TV), che ha dato vita al rinomato Presepio Artistico il cui tema 2017 è “1917, Natale in trincea”

Oggi, sabato 30 dicembre i soci Argav  sono in visita al  Presepio Artistico, di Segusino (TV), il cui tema quest’anno è “1917, Natale in trincea“. Il Presepio è aperto tutti i pomeriggi fino al 4 febbraio 2018, e nei giorni festivi anche al mattino.

Piccoli produttori locali. Oltre al Presepio, i soci avranno modo di scoprire ulteriori aspetti di una comunità fortemente legata alla propria storia ed impegnata nella valorizzazione delle peculiarità culturali, ambientali ed agroalimentari del territorio. In programma nella giornata c’è, infatti, anche la visita all’azienda agricola Alessandro Coppe, allevatore e produttore di formaggi di capra stagionati e freschi, caciotta, robiola e ricotta ed una sosta, tra un presepe e l’altro, all’osteria da Romolet  nel borgo montano di Milies.

Le scene a tema del Presepio Artistico di quest’anno vogliono ricordare la notte del Natale 1917 nelle gallerie e nelle trincee del freddo e nevoso Monte Grappa, col paese di Segusino sullo sfondo, e lo si vuole fare immaginando una simbolica stretta di mano tra un militare italiano ed uno austriaco. Gli Amici del Presepio, anche correndo il rischio di andare incontro ad un “dubbio storico”, vogliono immaginare che in quel Natale 1917, in qualche modo, tutti fossero diventati amici, fratelli, mettendosi a festeggiare, in trincea, la nascita di Gesù. Anche a Segusino, infatti, insieme a Quero, Vas e Alano di Piave, nel novembre 1917-ottobre 1918, furono scritte importanti e tragiche pagine della storia d’Italia. L’Associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino ha quindi organizzato una serie di eventi della memoria sui fatti della Grande Guerra, tra cui rientra le scene a tema nel Presepio, in collaborazione con altre associazioni, come la Pro Loco, il comitato Sagra Santa Lucia, la ProLoco, il gruppo Alpini, l’amministrazione comunale di Segusino e anche il paese di Fregona (Tv).

Un Natale vissuto in trincea. Al tempo bisognava sparare per fermare l’avanzata nemica, o qui sulle sponde del Piave o mai più. Ed era dal Monte Grappa, dal Monte Tomba, dal Monfenera che partiva il fuoco “amico” che doveva fermare il nemico”, racconta Carlo Stramare, dell’associazione. Che continua: “La storia ufficiale non parla di importanti tregue belliche nella notte del Natale 1917, come avvenne nelle giornate di Natale negli anni precedenti di guerra. Ma la storia ufficiale non parla nemmeno dei rapporti di amicizia che nacquero tra soldati avversari, quando non si combatteva, anche se poi si era pronti a sparare quando la tregua era finita. Le storie “segrete” dei soldati però qualcosa raccontano, perché quei soldati erano dei giovani ragazzi di 18 anni o poco più, arruolati in nome di una guerra fatta di poteri e di ambizioni di grandi Imperi, ma che fino ad allora era stata studiata solo all’interno dei comandi militari da generali che probabilmente nemmeno conoscevano così tanto bene i territori del fronte, mandando migliaia di giovani vite a morire. Col passare degli anni, alcuni racconti sono usciti dal silenzio, come il lancio del tabacco da una trincea all’altra tra i militari austro-tedeschi e quelli italiani, in cambio di un po’ di cibo o alcool; oppure la storia del soldato tedesco cognato del soldato italiano ospitato a sfamarsi nelle gallerie delle truppe italiane sulla Marmolada”.

particolare presepio artistico Segusino

Scene ricostruite nei minimi particolari. Dopo la scena a tema, le restanti scene del Presepio ritornano in clima puramente natalizio ed in un’ambientazione segusinese “doc”, ovvero quella che contraddistingue ogni edizione del Presepio Artistico di Segusino: l’ambiente semplice, povero ma genuino degli anni ’20-40-50 del secolo scorso, con la cura dei particolari fin nel minimo dettaglio, in un all’allestimento che copre una superficie di ca 100 mq tra le stanze dell’ex casa del cappellano, il tutto unito alla consolidata tecnica delle scene riflesse da abili giochi di specchi per aumentare la prospettiva di ogni profondità scenica, e con una serie di effetti luce unici ed effetti speciali di forte impatto come la neve che cade e molti altri ancora.

particolare presepio artistico Segusino

Altri eventi. Di notevole spessore anche gli eventi collegati al Presepio Artistico nell’ambito della rassegna “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino“, che consente di scoprire iniziative di rilievo come la mostra rievocativa-documentale su don Antonio Riva (vice parroco di Segusino durante il profugato a Fregona) e sui profughi della Grande Guerra allestita in chiesa parrocchiale dall’associazione “Drìoghe à la Stéla” e la mostra dal titolo “Per non dimenticare” allestita da Franco Canello nel centro parrocchiale. Da ricordare anche gli altri presepi ed originali alberi di Natale disseminati lungo le contrade del paese, da Riva Grassa a Riva Secca, da San Rocco e Santa Lucia, alla piazza di Segusino, a Stramare, dalla scuola primaria fino a proseguire con i numerosi presepi ed allestimenti natalizi nella borgata montana Milies. Nella notte della vigilia di Natale alle ore 18 in corte Finadri, si terrà “Natale in contrada” organizzato dalla Pro Loco, in cui si potrà seguire un percorso attraverso le borgate del paese, degustare vin brulè e le prelibatezze offerte dai gruppi spontanei, insieme alla musica natalizia, per terminare il giro alle 23:30 al Presepio Artistico e con la Santa Messa di mezzanotte.

Visite guidate col pulmino navetta gratuito ai borghi Riva Grassa, Riva Secca e la piazza per domenica 26 dicembre e domenica 7 gennaio, con l’ospitalità degli abitanti che offriranno vin brulè ed assaggi vari. Le giornate del 5 e 6 gennaio saranno dedicate alla Befana, mentre il 7 gennaio in chiesa parrocchiale ci sarà il Galà d’inizio anno col prestigioso coro di Stramare diretto dal maestro Elena Filini. Il 21 gennaio alle ore 13 è in programma la tradizionale passeggiata tra i borghi, quest’anno in due percorsi: uno facile adatto alle famiglie con bimbi in passeggino ed uno un po’ più impegnativo nel bosco, entrambi con meta finale all’antico borgo Stramare (in caso di maltempo, si faranno il 28 gennaio).

Cicloturismo, luci e ombre di un settore che presenta grandi potenzialità di sviluppo, specie nell’ambito della multifunzionalità in agricoltura

Un cicloturista su cinque sceglie l’agriturismo per le sue vacanze a due ruote. Nel 61 per cento dei casi è straniero e vuole girare l’Italia in bici per la bellezza dei paesaggi, il clima favorevole, l’ampia offerta culturale ed enogastronomica. Ama consumare prodotti di agricoltura biologica e locali. Ma il Veneto, come tutto il territorio nazionale, è ancora poco attrezzato per accoglierlo: poche strutture ricettive sono attrezzate per i ciclisti, pochi gli itinerari con la segnaletica adatta, scarse le informazioni e pure la promozione all’estero non è sempre adeguata.

Chiara Reato

Passi in avanti, ma c’è ancora molto da fare. Tanti operatori turistici si stanno accorgendo però delle grandi potenzialità offerte del cicloturismo, un’industria che in Europa crea un indotto di 44 miliardi (dati 2016 Enit), con 2,3 miliardi di gite in bicicletta organizzate e 20 milioni di pernottamenti. E a dimostrare l’interesse è il pienone di operatori e guide turistiche accorsi all’agriturismo Corte Carezzabella, a San Martino di Venezze (Ro), per la giornata dedicata a “Agriturismo, Cicloturismo & Territorio”, promossa lunedì 20 novembre da Agricycle Veneto, la rete degli agriturismi di Agriturist-Confagricoltura Veneto, che offre servizi dedicati ai cicloturisti. Chiara Reato, presidente di Agriturist Rovigo, ha spiegato i grandi passi in avanti compiuti dagli agriturismi del territorio creando la rete Agricycle, che si è data una carta dei servizi dedicati ai cicloturisti come ricoveri per le bici, mappe, piccola officina, colazioni energetiche. “I turisti a due ruote che ci bussano alla porta sono tanti – ha detto -, anche grazie a un territorio come il nostro che con i percorsi pianeggianti lungo i fiumi e il Delta del Po è alla portata di tutti, dalle famiglie ai bambini. Tuttavia è necessario specializzarsi e formarsi, perché il cicloturismo non ammette improvvisazioni. Anche il pubblico dovrebbe però fare la sua parte, curando i percorsi, la segnaletica e il territorio. Il degrado e gli argini non sfalciati ci creano imbarazzo con gli ospiti. Chiediamo più cura e sensibilità alla bellezza, perché il paesaggio è il nostro grande patrimonio”.

sala gremita al convegno Agricycle

Miopia istituzionale. Secondo Sandro Vidali, guida turistica che da anni conduce i cicloturisti alla scoperta del Delta del Po, manca ancora la capacità di investire nel cicloturismo come ha fatto l’Alto Adige con la Dobbiaco-Lienz, che sulla ciclabile ha costruito floridità e posti di lavoro: “Il nostro è un territorio che si presta molto a un turismo come quello in bicicletta, con i suoi 480 chilometri di argini fluviali e il Delta del Po. Bisognerebbe però fare scelte coraggiose per mettere in sicurezza il ciclista, ad esempio limitando il traffico nelle stradine che costeggiano i fiumi. E occorrerebbe lavorare sull’intermodalità dei trasporti, perché senza treni, bus e traghetti che trasportino i ciclisti da una parte all’altra del territorio non si crea attrattività. Invece qui è stato addirittura cancellato il traghetto tra Porto Levante e Albarella, che era il collegamento tra Venezia e Ravenna per tanti gruppi cicloturistici, ora costretti a percorrere la Romea con grandi rischi”.

Il turismo ha “bisogno” dell’agricoltura. Bisogna crederci di più, perché la domanda c’è, come ha confermato Pierfrancesco Rupolo, che dirige una delle due case editrici di guide cicloturistiche in Italia, che ha ricordato come l’indotto del cicloturismo in Italia sia in crescita continua. Michele Mutterle, referente nazionale della Fiab, la Federazione italiana degli amici della bicicletta che propone ogni anno 4.000 cicloviaggi, ha fornito i dati interessanti di una ricerca tedesca: un cicloturista compie vacanze della durata media di sette giorni, pedalando per 544 chilometri, cambiando spesso albergo e città. Un fermento confermato da Carmen Gurinov, guida sui Colli Euganei, Matteo Mingardo, promotore di eventi nell’ambito del turismo rurale, Alberto Zucchetta, consulente turistico e Diego Gallo, referente di Ogd Terme, che ha sottolineato come il turismo stia cercando “nell’agricoltura elementi per potersi rigenerare”. Le conclusioni sono state affidate ad Alberto Sartori, di Agricycle Veneto e Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto: “Da due anni abbiamo iniziato a intessere sinergie tra i diversi operatori turistici ed è questa la strada giusta, perché dobbiamo sempre di più strutturarci e diventare professionali. La Regione Veneto sta mettendo sul piatto bandi molto interessanti, ora sta a noi dare concretezza ai nostri progetti”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Mondo ippico in crisi “salvato” dal mondo agricolo

da sx Berlato, Giustiniani, Castiglione

Negli ultimi dieci anni il numero degli equidi è cresciuto del 45,4%, passando dai 318.136 del 2006 ai 462.539 del 2016. La maggior parte, 420.000, sono cavalli, seguiti da muli, asini e bardotti. Un boom di crescita legato in buona parte alle attività legate all’universo agricolo, che da un lato ha proceduto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio zootecnico, e dall’altro ha registrato una grande riscoperta del cavallo in ambiti come quelli dell’agriturismo, dell’ippoterapia e del turismo equestre in generale. Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’ufficio studi di Confagricoltura Veneto con l’ufficio studi della Cgia di Mestre, presentati nell’ambito di Fieracavalli.

Crescita di asini e cavalli “tipici”. Secondo i numeri dell’Associazione italiana allevatori che confluiscono nell’anagrafe degli equidi, gestita dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, nel quinquennio 2010-2015, sia il numero degli asini che quello dei cavalli appartenenti a razze autoctone è più che raddoppiato, grazie alla politica di salvaguardia e recupero di razze tipiche di alcuni luoghi e delle culture locali portata avanti dalle aziende agricole. In particolare, per gli asini “tipici” si è registrata una crescita del 129%, mentre per i cavalli “tipici” la crescita è stata del 121%. Un incremento che ha influito positivamente sull’economia e sull’indotto che girano attorno all’universo del cavallo, con numeri sempre più importanti e in crescita. Gli occupati nel settore ippico, incluso tutto l’indotto, sono tra i 40.000 e i 50.000, suddivisi in realtà poliedriche ma con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura.

Nel dettaglio. Di questi, tra 8.000 e 10.000 sono artieri, stallieri e addetti all’allevamento: si tratta di lavoratori dipendenti, che si occupano del benessere psicofisico del cavallo e della manutenzione delle strutture. Sono invece 2.861 le aziende agricole dedicate prevalentemente all’allevamento di cavalli e altri equidi, con ricadute sull’occupazione e sull’indotto. Numero consistente anche quello dei veterinari, che si occupano di zootecnia e/o cavalli di equitazione, che assommano a 1.470. Gli altri occupati si suddividono tra centri di equitazione, maneggi e impianti sportivi, ippodromi, maniscalchi artigiani che si occupano della ferratura del cavallo, oltre ai lavoratori delle associazioni di allevatori impegnati ad assicurare la tutela e la conservazione della razza equina: controllori zootecnici, informatici, amministrativi, genetisti e tecnici di laboratorio, personale addetto ad altre attività.

Molto importante anche l’indotto che gira attorno all’universo sportivo. Oltre 100.000 gli atleti tesserati alla federazione italiana sport equestri (Fise); 28.600 i tesserati alla federazione italiana turismo equestre E Trec – Ante (Fitetrec – Ante), 480 fantini. In più ci sono allenatori, istruttori, giudici di gara e i lavoratori dell’indotto (vestiario, accessori cavallo, mezzi di trasporto). Negli ultimi tre anni il cavallo è stato oggetto anche di una riscoperta negli agriturismi, dove viene impiegato nelle attività di equitazione che hanno segnato una crescita dell’11%. Accanto all’equitazione, sono cresciute anche le attività naturalistiche e di fattoria didattica, che includono corsi di equitazione, visita ai maneggi, passeggiate a cavallo. Infine, il cavallo viene sempre più impiegato nell’ippoterapia.

Gli interventi politici. “Questi dati confermano che il settore è in grande crescita – ha detto il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione (con delega all’ippica). Un patrimonio al quale il Governo può dare sempre più sostegno, ma anche le Regioni possono fare la loro parte, investendo risorse all’interno del Psr sul turismo equestre e sull’allevamento, che ha bisogno di un’azione sinergica per tornare ad essere centrale nella politica di valorizzazione del cavallo. Per quanto riguarda le politiche del Governo, vogliamo rafforzare il protocollo con la Federazione italiana sport equestri, che ha numeri davvero importanti”.
“C’è una prospettiva di crescita sempre più importante che non può lasciare indifferenti le istituzioni, ha aggiunto il consigliere regionale Sergio Berlato. I risultati si possono conseguire solo se ognuno fa bene la sua parte. In Regione in questi giorni abbiamo licenziato in commissione Agricoltura, che io presiedo, un importante progetto di legge, che verrà approvato in via definitiva dal Consiglio regionale nelle prossime settimane, che prevede la messa a disposizione delle decine di migliaia di appassionati di strumenti che contribuiscano al sostegno economico delle attività legate al cavallo”.

Sinergie. “Questa ricerca inaugura la collaborazione tra l’ufficio studi di Confagricoltura Veneto e l’ufficio studi della Cgia di Mestre, con una sinergia tra la conoscenza e la capacità interpretativa del settore di Confagricoltura Veneto e la qualità e competenza nella ricerca statistica della Cgia – hanno spiegato Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto e Verona -. Abbiamo voluto compiere un’indagine su ciò che gravita attorno all’indotto del cavallo, perché, in un momento in cui si registra una crisi del mondo ippico e delle corse, notiamo che le attività ippiche collocate all’interno del mondo agricolo, dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa all’ippoterapia e al turismo equestre, registrano un grande sviluppo del settore. Dai dati della ricerca emerge un particolare riconoscimento alla capacità allevatoriale italiana, che riesce a esportare cavalli geneticamente di qualità anche in Paesi come l’Irlanda e l’Inghilterra, noti paradisi del cavallo. Il Veneto, in particolare, è tra le regioni che più registrano un incremento dell’utilizzo del cavallo e degli equidi in generale, soprattutto nell’ambito degli agriturismi e delle fattorie didattiche”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Domenica 29 ottobre anche in Veneto camminata tra gli olivi alla scoperta della cultura dell’olio. Gli itinerari ad Illasi (Vr) e a Pove del Grappa (Vi).

Migliaia di persone alla scoperta della cultura dell’olio domenica 29 ottobre in tutta Italia, e anche in Veneto, grazie alla Camminata tra gli olivi, la prima giornata nazionale promossa dall’associazione Città dell’olio per valorizzare territorio e produzioni.

Coinvolte in Italia 120 città e 18 regioni. La cultura millenaria, il paesaggio e i profumi del bosco, ma legati alla coltivazione dell’olivo e alla produzione dell’olio, sono protagonisti assoluti dell’evento, che vede coinvolti nella provincia di Verona il comune di Illasi e, in quella di Vicenza, Pove del Grappa con itinerari inediti alla scoperta del patrimonio olivicolo. L’appuntamento, che ha avuto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e i Patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Ambiente, si svolge in tutta Italia contemporaneamente, in 120 città e in 18 regioni. Attorno alla passeggiata (dai 2 ai 5 chilometri) dedicata a famiglie e appassionati, ruota un’esperienza inedita, che guiderà i partecipanti attraverso paesaggi legati alla storia e alla cultura dell’oro verde. Ogni Comune ha selezionato un percorso tra gli olivi con caratteristiche uniche dal punto di vista storico e ambientale, che si conclude in un frantoio, un’azienda olivicola o un palazzo storico, dove ai partecipanti sarà offerta una degustazione.

Gli itinerari veneti. A Illasi l’itinerario parte da Piazza Boschetto verso Lessinia, attraversa il torrente Illasi fino al Tiro a Volo, Maria dei Pigni e Busa Ferrari, per fermarsi in un’azienda agricola che produce olio di ottima qualità. La fortunata posizione geografica di Illasi, insieme ad un clima mite e a territori fertili coltivati a vite, frutteto ed olivo costituisce, una cornice decisamente suggestiva dal punto di vista paesaggistico. L’itinerario del territorio vicentino, a Pove del Grappa, abbraccia le bellezze culturali e artistiche della città e le caratteristiche uniche del paesaggio olivicolo, la Conca degli olivi, che vanta oltre 20.000 piante. Parte dal frantoio comunale per attraversare gli oliveti e scoprire le caratteristiche che contribuiscono a produrre un olio di qualità. Previste anche le visite alle chiese e la degustazione al termine del percorso. Maggiori www.camminatatragliolivi.it

Fonte: Servizio stampa Associazione Città dell’Olio

A Lusiana (Vi), alla scoperta dei “patriarchi” di pomi e pere

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) “L’Associazione Opfel on Pira si occupa da oltre 15 anni della tutela e valorizzazione della biodiversità nel territorio dell’Altopiano dei 7 Comuni e della Pedemontana Vicentina. Ci prendiamo cura principalmente delle antiche varietà di mele e pere di Lusiana e delle erbe di montagna officinali e spontanee”. Questi gli obiettivi e l’impegno di professionisti, appassionati e giovani dell’Associazione che organizza da 18 anni la manifestazione a Lusiana (Vi), Pomopero.bio.

Vecchie varietà che spiccano per sapore, gusto, conservazione, resistenza alle fitopatie, alternanza di maturazione, che è garanzia di avere frutti per buona parte dell’anno senza costi di conservazione particolari. Un patrimonio di diversità biologica (biodiversità) che ha un valore enorme ma purtroppo non ha un prezzo di mercato,  come ce l’hanno invece le mele uniformate e monoculturali che comportano “costi di produzione” bassi, in termini di denaro, ma alti da un punto di vista ambientale e sanitario (anche per l’uso smodato di fitofarmaci).

Passeggiata tra i “patriarchi di pomi e peri”. Sabato 14 ottobre scorso, nel vasto programma di eventi organizzati per celebrare questi frutti gustosi e salutari, si è tenuta una piacevole passeggiata che ha portato i partecipanti a effettuare un circuito tra le contrade di Lusiana per vedere “patriarchi” di pomi e peri che si possono ora ammirare grazie a persone illuminate che in passato li hanno piantati e curati.

Davide Pozza

Custodi della natura. Com’è l’impegno di oggi (e la visione lunga) di Gino Cantele ‘Baselisca’ (85 anni) sulla cui proprietà ci si è fermati ad ammirare un frutteto di giovane piantagione tra le cui varietà c’è anche un Pomo Baselisca, che produce un pomo succoso, ben conservarbile, di buona pezzatura e gusto, che Gino ha individuato da semenzale di libera impollinazione e che è stato riprodotto da Davide Pozza, vivaista di vecchie varietà, giardiniere e accompagnatore della passeggiata.

Un patrimonio naturale da conoscere. Alla conclusione della passeggiata si è fatta una breve sosta al Campo Catalogo di piante di pomi e peri che l’Associazione gestisce e punta continuamente ad aumentare individuando, propagando e rinnovando vecchie varietà, che in alcuni casi sono state inglobate nel bosco, e che ora, con tanto lavoro, si sta cercando di portare a conoscenza di tutti. In contrà Ronzani, per finire in bellezza, tutti i partecipanti hanno potuto gustare con piacere pomi cotti, dolci e succo di pomi offerti dagli organizzatori.

Visita dei giornalisti Argav a Mele a Mel, in Val Belluna, video e racconto

All’arrivo, si sale verso il centro storico del borgo (foto Renzo Michieletto)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nel bel video girato e montato dal collega giornalista Edoardo Comiotto, si può vedere un sunto della giornata che i soci Argav hanno trascorso nel borgo di Mel (Bl), insediamento d’origine paleoveneta, quindi centro romano e altomedievale, dominato per un lungo periodo dalla Repubblica di Venezia.

A Mele a Mel anche le varietà prodotte nel centro di Sedico di Veneto Agricoltura (foto Beatrice Tessarin)

L’anima verace di Mel, Bandiera Arancione TCI, rivive nei cortili. L’occasione di visita è stata la mostra-mercato Mele a Mel, che espone tradizionalmente nei cortili degli storici palazzi del centro, aperti al pubblico solo nei giorni della manifestazione, più di cento varietà di mele, quest’anno prodotte in quantità minore rispetto agli anni scorsi a causa della gelata primaverile. Tra queste, c’era naturalmente la piccola e deliziosa mela “della rosetta”, varietà tipica della Val Belluna, insieme ad altri prodotti agricoli locali, manufatti artigianali e la rievocazione dei mestieri del passato da parte dei Gruppi Frazionali. Ogni cortile dedica uno spazio alla gastronomia. Noi abbiamo pranzato nel cortile agricolo – e così non poteva che essere – i prezzi sono davvero contenuti (abbiamo speso 12 euro a persona) scegliendo tra pasticcio di patate, gnocchetti alla zumellese, polenta e pastin, polenta e formaggio alla piastra, arrosto in salsa di mele, bevendo sidro di mele e vini locali.

Palazzo Zorzi, oggi sede del municipio (foto Beatrice Tessarin)

Visita del centro storico. Accolti da Fabio Barp, dell’Associazione Mele a Mel, che cura l’aspetto agricolo della manifestazione, e dal sindaco Stefano Cesa, la cui amministrazione organizza l’evento insieme alla Pro Loco Zumellese, nel video potete vedere l’interno del cinquecentesco Palazzo Zorzi, per secoli sede della Magnifica Comunità di Mel ed oggi sede del municipio, che conserva gli affreschi di Marco da Mello ispirati all’Orlando Furioso e gli ingranaggi del grande orologio un tempo ubicato nel campanile distrutto nel 1756 da un fulmine. Molto accoglienti anche la sala consigliare e la sala convegni ubicata nel sottotetto.

foto Beatrice Tessarin

Chicche archelogiche, artistiche ed enogastronomiche. Il municipio si affaccia su piazza Papa Luciani, nei giorni della mostra-mercato gremita da persone e bancarelle, su cui si affacciano anche altri edifici storici che abbiamo visitato. Guidati da Simone Deola, assessore comunale alle Attività Produttive e all’Ambiente, abbiamo visto il Palazzo delle Contesse (XVII sec.), che ospita il Museo Civico Archeologico, in cui sono custoditi i reperti rinvenuti nella necropoli di Mel (utilizzata dai Veneti Antichi dall’VIII al V secolo a.C., si trova a 500 metri dal centro abitato in direzione Belluno e si compone di un’ottantina di tombe dalla forma circolare, di cui sette visibili), tra cui anelli, armille, spilloni, fibule, ossari fittili e bronzei, ed oggetti d’uso quotidiano. Ancora, guidati dalla professoressa Miriam Curti, abbiamo visitato la chiesa dell’Addolorata, che conserva dipinti risalenti al Quattro-Cinquecento. Quindi, abbiamo fatto visita all’Antica Locanda Cappello (XVI sec.), in cui ci ha fatto da guida il gestore Giuseppe Agostini. Il locale storico è rinomato per la cucina (selvaggina tra i piatti più tipici) e ha sale abbellite da affreschi ottocenteschi e diverse stanze per il riposo (una di queste, si narra sia frequentata da un fantasma…).