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Nato Bubble’s Italia Magazine, periodico dedicato alle bollicine italiane

E’ stato tenuto a battesimo a Vinitaly 2017 Bubble’s Italia Magazine, nuovo magazine patinato edito dal toscano Andrea Zanfi, e dedicato alle bollicine italiane. Direttore editoriale è Giampietro Comolli, noto winemaker e winebubbler italiano.

Una scommessa editoriale controcorrente. “In epoca di grande sviluppo digitale è una scelta controcorrente, voluta ricercata e motivata, saranno 3 uscite all’anno, con due selezioni delle 100 migliori etichette come consiglio, il meglio del meglio“, racconta Andrea Zanfi.  Aggiunge Comolli: “Le bollicine sono un patrimonio del made in Italy che hanno bisogno di un palcoscenico di alto livello per competere e per emergere nella globalità: finalità e obiettivo concreto e reale del magazine, non in vendita in edicola e libreria, è quello di portare nelle case di 10.000 consumatori di eccellenze nuove proposte di consumo“.

Fonte: Servizio stampa Bubble’s Italia Magazine

Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare, se ne parla l’11 aprile a Vinitaly 2017

Il cambiamento climatico degli ultimi 30 anni ha provocato anche alcuni effetti positivi sulla qualità del vino, ma l’incremento stimato di 1,5-2,5 °C nella temperatura media annuale può indurre un anticipo nelle fasi fenologiche della vite di circa 6-22 giorni. Per mitigare questi effetti verranno in aiuto le tecniche di miglioramento genetico e gli interventi di tecnica colturale. Per approfondire il problema e verificare le possibili soluzioni, in occasione di Vinitaly 2017 L’Informatore Agrario organizza martedì 11 aprile dalle ore 9.30 alle ore 14 il convegno “Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare“.
A seguire la degustazioneAnnate, altitudini e portinnesti a confronto” realizzata in collaborazione con il Il Soave (Consorzio Tutela). Iscrizioni al convegno e alla degustazione –> https://goo.gl/kc4hjw

Fonte: L’Informatore Agrario

Verso Vinitaly 2017: nella GDO crescono le vendite di vini Doc e spumanti

Crescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti; il vino biologico prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato; flessione dei vini nel brik di cartone e in tutti quei formati che non siano la bottiglia da 75cl. Queste le anticipazioni della ricerca sull’andamento del mercato del vino nella Grande distribuzione nel 2016 svolta dall’istituto di ricerca IRI che sarà presentata a Vinitaly 2017 (a Verona 9/12 aprile).

Vini Doc. Quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. In un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati. I vini a denominazione d’origine (in bottiglia da 0,75lt) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend già promettente del 2015 (+1,9%). Per il secondo anno consecutivo le vendite in promozioni rimangono statiche ed i prezzi medi sono in risalita.

Spumanti. Va sottolineato il successo degli spumanti che fanno segnare nel 2016 una crescita di oltre il 7% con 54 milioni di litri venduti, bissando l’ottimo risultato del 2015. “La crescita degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine conseguenza di un crescente uso nel consumo quotidiano – fa notare Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – Tale aspetto ci permette di dedurre che lo spumante attira nuovi consumatori e potrebbe rappresentare una tendenza di rottura nelle tradizionali abitudini del bere italiano”.

I vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre impressionante per un mercato ancora giovane, soprattutto nella Grande distribuzione: +25,7% in volume con 2 milioni e mezzo di litri venduti.

Ripresa del mercato interno. “I primi dati sul mercato del vino nella Grande Distribuzione confermano la ripresa del mercato interno del vino in Italia, – ha commentato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere I consumatori cercano sugli scaffali sempre più il vino di qualità, con un conseguente aumento dei prezzi medi. E’ un processo che è sempre stato sostenuto da Vinitaly che da 13 anni organizza e promuove l’incontro tra cantine e Grande distribuzione in convegni e incontri B2B”.

I prezzi. Nonostante la leva delle promozioni, che tuttavia si mantiene ferma al 50% da due anni, i valori del vino venduto continuano a salire: le bottiglie a denominazione di 75cl hanno un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro (4,81 euro al litro). Ancora un anno negativo per le vendite del vino in brik (- 2,5%) ed un crollo per tutti gli altri formati: – 8,6% per il vino confezionato da 0,76 a 2 litri e – 9,7% per formati diversi da questi (tutti dati in volume). Questi dati condizionano il dato complessivo del vino confezionato, che è di -1% a volume e + 1,1% a valore. Tra i formati differenti dalla bottiglia di 75cl si afferma soltanto il Bag in Box con 12 milioni di litri venduti ed una crescita dell’11,7% in volume.

Sul podio dei vini più venduti d’Italia si piazzano i tre inattaccabili campioni, nell’ordine: Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (Sicilia), Vermentino (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia) (che crescono in percentuale più del 4%). Tra i vini “emergenti”, cioè con una maggiore progressione di vendita a volume salgono sul podio, nell’ordine: Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), Valpolicella Ripasso (Veneto). Si conferma la crescita del Pignoletto (Emilia), del Pecorino (Marche/Abbruzzo) e della Passerina (Marche), mentre rientrano in classifica il Grillo (Sicilia) e il Cannonau (Sardegna). Va segnalata la crescita dell’8,2% in volume del Chianti Docg, quindi il top delle denominazioni, che vende quasi 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

 

Costituito a Montecchio Maggiore (VI) il Consorzio di tutela vini Doc delle Venezie

Ieri, martedì 14 marzo 2017, in Cantina Vitevis a Montecchio Maggiore (Vicenza) è stato costituito il Consorzio volontario di tutela vini Doc delle Venezie, associazione dei produttori e imbottigliatori trentini, veneti e friulani del Pinot Grigio. Il Consorzio debutterà ufficialmente a Vinitaly 2017, che si apre il 9 aprile a Verona.

Cariche. Il consorzio, presieduto da Albino Armani, produttore vitivinicolo veronese, si occuperà di promuovere, proteggere e gestire la Denominazione, valida già dalla vendemmia 2017. Neo consiglieri e vice sono stati nominati  Dario Ermacora per il Friuli Venezia Giulia e Lorenzo Libera per il Trentino Alto Adige.

da sinistra, Pan, Armani e Shaurli

Convergenza di intenti. “L’85% per cento del pinot grigio nazionale nasce nelle nostre terre e il riconoscimento del marchio DOC “delle Venezie” garantirà a questa apprezzata varietà di guadagnare ulteriori quote di mercato in Italia e all’estero, ampliando ulteriormente le proprie potenzialità produttive.  Il consorzio di tutela sarà la casa dei produttori dove tutti potranno portare le proprie osservazioni e convinzioni”, ha dichiarato nell’occasione l’assessore all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan, affiancato dai colleghi del Friuli Shaurli e della Provincia autonoma di Trento Dallapiccola.

La nuova ‘super Doc’ delle Venezie vale quasi 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 24 mila ettari: circa 13.000 ettari in Veneto, 8.000 in Friuli Venezia Giulia e 3000 nella provincia di Trento. Il Pinot Grigio è la quarta varietà di uva coltivata in Italia con una crescita negli ultimi cinque anni pari al 144%.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Coldiretti Veneto

Regione Veneto, 6 mln di euro per nuovi investimenti nel settore vitivinicolo, domande entro il 7 aprile 2017

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-Ammontano a oltre 6 milioni di euro le risorse finanziarie che la Regione Veneto mette a disposizione nel 2017 per le aziende del settore vitivinicolo che investono nel miglioramento dei propri impianti e Infrastrutture e nella filiera di trasformazione e commercializzazione. La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera all’erogazione dei fondi, fissando al prossimo 7 aprile il termine per la presentazione delle domande di contributo.

Due linee di azione. Il provvedimento passa ora all’esame della terza commissione del Consiglio regionale per l‘esame di competenza, prima della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale regionale. “Con questa misura di aiuto, prevista dall’organizzazione comune di mercato (Ocm) la Regione potrà sostenere fino al 40 per cento della spesa effettuata dalle imprese per investimenti. Abbiano distinto due linee di azione: poco più di 3 milioni euro sono destinati alle imprese agricole che investono sulle proprie strutture e altrettanti sono destinati  alle imprese di trasformazione e commercializzazione. Con questa ripartizione del budget riusciremo a sostenere l’intera filiera del vino, dal vigneto alla promozione di mercato, migliorando l’efficienza e la competitività delle imprese”, ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Amarone della Valpolicella, le ragioni di un successo mondiale

anteprima-amaroneAmarone della Valpolicella: chiusasi ieri a Verona la tre giorni organizzata dal Consorzio di tutela, che ha visto la partecipazione di 78 cantine che hanno presentato in degustazione a stampa, appassionati e operatori l’annata 2013 insieme ad una selezione di annate storiche, l’Osservatorio Vini Valpolicella ha fatto il punto sull’export e sul mercato interno.

La vocazione all’export dell’Amarone della Valpolicella è confermata dall’aumento del 3% in valore delle esportazioni nel 2016 sul 2015. Emerge dalle elaborazioni dell’Osservatorio curato da Wine Monitor sui dati rilevati su un campione di aziende molto significativo dal punto di vista dei volumi esportati. E cresce del 5% anche il giro d’affari 2016 del “sistema Amarone” – 286 imprese che mediamente nel periodo 2010/2016, hanno annualmente imbottigliato in media poco meno di 110.000 ettolitri del pregiato vino – per un controvalore stimato attorno ai 330 milioni di euro. “La fisionomia produttiva delle denominazioni vini Valpolicella – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio – è cambiata: dal 2005 al 2016 le aziende agricole produttrici di uva sono diminuite a favore di quelle che chiudono la filiera dall’uva alla bottiglia. All’interno di questo processo si collocano anche gli accorpamenti per acquisti o subentro generazionale. L’ettarato, dal 2006 in poi, è aumentato di circa 2.000 ettari e con esso la produzione di uva, in seguito all’acquisizione di diritti di impianto precedentemente al blocco dei vigneti Valpolicella del 2010. Ogni anno, inoltre, il Consorzio richiede alla Regione in accordo con le associazioni di categoria la selezione qualitativa dell’uva da Amarone fissando la percentuale di cernita in vigneto che non potrà comunque mai essere superiore ai 78 quintali ad ettaro previsti dal disciplinare”.

Il 65% di Amarone venduto all’estero. L’estero, evidentemente, rappresenta una componente fondamentale del mercato dell’Amarone, essendo la propensione all’export pari a circa il 65% del prodotto imbottigliato, con Germania (18%), USA (11%), Svizzera (11%) che si configurano come i principali Paesi di destinazione. Congiuntamente, questi tre mercati assorbono circa il 40% delle bottiglie esportate. A ruota seguono UK (10%), Canada (7%) e Svezia (7%), con aumenti rilevanti in particolare nel caso del Regno Unito e del Paese scandinavo. Al contrario il ruolo dei mercati asiatici appare ancora marginale: Cina e Giappone pesano congiuntamente per meno del 5%, sebbene il valore dell’export in questi due Paesi sia cresciuto a doppia cifra rispetto al 2015.

Mercato nazionale in crescita. Buone le performance dell’Amarone della Valpolicella anche sul mercato nazionale, che assorbe il rimanente 35% del giro d’affari, con un incremento del 10% in valore. L’Horeca (alberghi, ristoranti, enoteche) detiene un ruolo di primo piano pesando per circa il 25% delle vendite del mercato Italia, a cui va associata gran parte della quota detenuta dai grossisti (32%), che in molti casi rivendono il grande rosso della Valpolicella proprio a ristoranti ed enoteche. Marginale, invece, come è naturale che sia, il peso della gdo: secondo i dati IRI, nel 2016 sono state vendute in iper, super e negozi a libero servizio meno di 470.000 bottiglie di Amarone e cioè circa il 3% di tutte le bottiglie prodotte. D’altronde l’incidenza del canale moderno figura sempre ridotta per i “grandi” rossi italiani, pari al 5% nel caso del Brunello di Montalcino, 3,3% per il Barolo, mentre arriva al 10% nel caso del Chianti Docg (ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un quantitativo di bottiglie prodotte dieci volte superiore all’Amarone). “L’aumento in valore delle vendite di Amarone in Italia – sottolinea Olga Bussinello, direttore del Consorzio – è particolarmente lusinghiero vista la staticità del nostro mercato interno. Nella gdo, è molto significativa la crescita in valore del 18,5% nel 2016 rispetto al 2015 dell’Amarone della Valpolicella, perché superiore a quella degli altri rossi blasonati che, probabilmente, sono stati più spesso oggetto di promozioni. Inoltre, la notorietà del brand Amarone nell’alta ristorazione era stata evidenziata dal focus di WineMonitor/Nomisma nel 2015 su un campione di 96 ristoranti stellati italiani, in cui risultava presente in carta nell’86% dei casi, dietro solamente al Barolo e a pari merito con il Brunello di Montalcino. Tuttavia, l’Amarone, pur eccellente e conosciuto, richiede una spiegazione, un racconto. Per questo il consumatore lo sceglie prevalentemente al ristorante, in enoteca e anche in cantina, come dimostra il continuo aumento delle vendite dirette in azienda”.

La filiera. La presenza dell’Amarone nei diversi canali di vendita è anche lo specchio della struttura della filiera dei vini Valpolicella, che vede il 39% delle bottiglie prodotto da piccole aziende (al di sotto delle 20 mila bottiglie). I dati dell’Osservatorio mostrano come siano soprattutto le grandi imprese della denominazione ad essere presenti sugli scaffali della Grande Distribuzione, che rappresenta un canale dove i piccoli produttori non entrano, alla luce delle condizioni economiche di accesso per loro spesso proibitive. Al contrario, le imprese più piccole hanno nella vendita diretta in azienda il principale sbocco commerciale, in alcuni casi per valori superiori al 50% del proprio fatturato.

Sei anni il “ciclo” dell’annata. Per capire le dinamiche di affinamento e immissione sul mercato, il Consorzio sta analizzando i dati delle giacenze di Amarone di fronte a una domanda di mercato che si fa sempre più pressante. “Abbiamo stimato un andamento medio delle giacenze, cioè il tempo in cui l’annata arriva pressoché ad ‘esaurirsi’, pari a sei anni – racconta Olga Bussinello. Il picco di imbottigliamento e immissione in commercio (80%) si colloca fra il quarto e il quinto anno dalla vendemmia, lasciando in cantina circa il 20% dell’annata. Si tratta di un dato medio, che risulta fortemente condizionato dalla domanda di mercato. Nelle annate particolarmente richieste, come la 2009, le giacenze tendono a ridursi lievemente. L’Amarone Riserva, che, per disciplinare, deve avere almeno quattro anni di affinamento per uscire sul mercato non è stato considerato. Sono delle stime puramente numeriche, che non tengono conto della qualità dell’annata, né delle scelte individuali delle aziende, ma solo della tendenza della denominazione ad allungare il più possibile l’affinamento dell’Amarone senza perdere quote di mercato”.

L’annata 2013. Colore intenso, ricco in profumi e alcolicità, con un ottimo potenziale di invecchiamento, il 2013 può definirsi un’annata di qualità medio-alta, che ha ben rappresentato il cambiamento climatico, dove variabilità e incostanza meteo sono fenomeni sempre più frequenti, che sottopongono la vite a regimi metabolici opposti ed estremi (proteici e zuccherini), portando a risultati finali a volte inaspettati, ma di grande interesse. Lo stress idrico in pre-invaiatura ha stimolato una intensa attività di sintesi antocianica, polifenolica e tannica. Gli alti valori termici e la carenza di precipitazioni nella fase di maturazione hanno permesso di ottenere uve più sane, mature e ricche di zuccheri. Il periodo autunnale dell’appassimento, inoltre, si è giovato di umidità relativa ridotta (mediamente al di sotto del 60%). Nel dettaglio, la commissione di degustazione del Consorzio ha riscontrato una grande eleganza fruttata nei vini di Mezzane, Illasi e Cazzano e una prepotente eleganza e potenza in quelli di Negrar. I vini della vallata di Fumane sono risultati contraddistinti da delicatezza olfattiva ed equilibrio gustativo, mentre quelli di San Pietro in Cariano da note di confettura. Nei vini della vallata di Marano è stata trovata una grande omogeneità territoriale con vini dall’ottima struttura. E’ stata riscontrata nei vini della Valpantena una sempre maggiore identità caratterizzata da morbidezza e grande piacevolezza.

Le ragioni della sua unicità. L’Amarone della Valpolicella è un vino, oltre che di pregio, assolutamente unico a livello mondiale perché nasce dalla combinazione di elementi peculiari: i vitigni autoctoni, una tradizione viticola ed enologica unica, un ambiente pedoclimatico irripetibile (terroir) e un paesaggio ben conservato e ricco di biodiversità. Pochi vini italiani hanno come l’Amarone una forte impronta territoriale, intesa come insieme di pratiche viticole impiegate su un insieme di vitigni locali, come Corvina, Corvinone, Rondinella (ma anche altri, antichi e storicamente presenti in Valpolicella, recuperati e in via di diffusione come l’Oseleta e lo Spigamonti) a cui si applicano tecniche idonee a valorizzare i loro caratteri qualitativi. La scelta delle migliori uve, per usarne al massimo il 65% del totale (o spesso percentuali inferiori), la loro messa a riposo in fruttaio e l’attesa per almeno 80-90 giorni prima della vinificazione, sono alcuni dei punti di unicità di questo grande rosso.

Appassimento salutare da tutti i punti di vista. Ciò che ancor più arricchisce di fascino e attese questo vino, è ciò che la ricerca scientifica ha evidenziato negli ultimi anni, ma che era già stato colto dalla gente del Valpolicella e che aveva travasato nella tecnica di appassimento. Le uve Corvina e Corvinone infatti, molto più delle varietà internazionali, nel corso dell’appassimento si arricchiscono di molecole dal grande valore salutistico e nutraceutico, tra le quali la più nota è il resveratrolo. Un esempio? Nella vendemmia 2015 la quantità di trans-resveratrolo nell’uva fresca di Corvina era di circa 140 microg/L, che dopo circa 80 giorni di appassimento, ai primi di dicembre, sono diventati oltre 1.200. Non solo. Nel corso della messa a riposo nelle uve avviene anche la sintesi di composti aromatici (come norisoprenoidi e terpeni) alcuni dei quali non presenti nelle uve fresche (es. germacrene). L’Amarone della Valpolicella è quindi il risultato di una combinazione non ripetibile altrove di interazione tra vitigni e ambiente, a cui si aggiunge una tecnica, l’appassimento, che in queste varietà autoctone porta alla sintesi di composti non presenti nelle uve fresche. Tanti elementi gestiti con scrupolo in vigneto e in cantina e codificati da un preciso disciplinare di produzione.  

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

 

Anteprima Amarone 2013: dal 28 al 30 gennaio alla Gran Guardia a Verona, tre giornate di assaggi: sabato 28 per la stampa; domenica 29 per gli appassionati e, novità della XIV edizione, lunedì 30 per gli operatori

anteprima-amaroneConto alla rovescia per Anteprima Amarone, che si tiene nel palazzo della Gran Guardia a Verona dal 28 al 30 gennaio 2017. L’evento, organizzato dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, presenta l’annata appena entrata in commercio, il millesimo 2013, che la commissione del Consorzio, riunita poche settimane fa per tracciarne il profilo e il valore, ha definito di qualità medio-alta.

Le 78 cantine partecipanti presenteranno anche alcune annate precedenti, in tutto saranno oltre 150 etichette da degustare, un’opportunità per godere di vini che l’affinamento ha reso ancor più interessanti. Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto del calice “istituzionale”: una commissione di esperti, infatti, ha selezionato un modello della VDglass che esalta l’espressione dell’Amarone.

La giornata inaugurale dedicata esclusivamente alla stampa. Sabato 28 gennaio è in programma un talk show in cui il critico d’arte Philippe Daverio e il giornalista e scrittore appassionato di vino Andrea Scanzi dialogheranno sul parallelo, forse un poco spericolato e probabilmente divertente, tra le opere d’arte, icone di stile senza tempo la cui fruizione crea anche un indotto economico, e l’Amarone. Il grande rosso della Valpolicella, infatti, nell’immaginario collettivo è già un’icona di stile enologico, viste le sue peculiarità legate all’originalità dei vitigni autoctoni da cui si ottiene, al metodo e al territorio di produzione. Un territorio che, a giudicare dai numeri, interessa sempre più i turisti che ricercano la qualità del vino nel paesaggio e nell’attenzione all’ambiente, che in Valpolicella sono tutelati grazie alla certificazione “Riduci Risparmia Rispetta” del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella. La degustazione nelle sale riservate alla sola stampa con servizio sommelier sarà disponibile dall’apertura alle 9,30 fino alle 17.

Apertura per il pubblico. Domenica 29 gennaio l’Anteprima Amarone accoglierà, dalle 10 alle 19, i wine lover. L’ingresso si può acquistare on line, info su www.anteprimaamarone.it; i biglietti saranno anche acquistabili direttamente in Gran Guardia a 30 euro. Insieme all’Amarone, protagonista della manifestazione, gli assaggi gastronomici proposti sono del ristorante Nicolis e le creazioni della pasticceria Perbellini.

Apertura per gli operatori. Per la prima volta nella storia dell’Anteprima Amarone, ci sarà una terza giornata – lunedì 30 gennaio dalle 10 alle 17 – interamente dedicata ai professionisti di settore, che potranno degustare con calma i vini e parlare d’affari con i produttori. La manifestazione è sostenuta da AGSM, ATV, Banco Popolare, Faberest, Grafiche Valpolicella, Idea Grandimpianti, Stipa Spa, VDglass, Volkswagen Group Italia Spa.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Vini Valpolicella