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Viticoltura, risorse Ue inutilizzate, Regione Veneto indisce un nuovo bando, domande entro il 30 giugno

Nuovo bando per il settore vitivinicolo indetto da Regione Veneto. Complice la riduzione delle domande da parte delle aziende riguardante il piano di ristrutturazione e riconversione viticola (aiuti ai rinnovi degli impianti viticoli), le risorse stanziate con i tre bandi 2018 di sostegno al settore vitivinicolo (OCM vino) non sono state utilizzate del tutto. Così la Regione Veneto ha deciso di mettere a bando le “economie di spesa”, pari a 3,7 milioni di euro, a patto di riuscire ad impegnarli e a spenderli tutti entro il prossimo 15 ottobre, pena della loro perdita e restituzione all’Unione europea.

Domande da presentare entro il 30 giugno. “Avuto il benestare dal Ministero per l’Agricoltura, abbiamo previsto un nuovo bando per investimenti nella trasformazione, perché in questa misura ci sono maggiori garanzie di poter completare entro la data indicata l’istruttoria delle domande, presentare le polizze fideiussorie per l’anticipo pari all’80% del finanziato ed effettuare il pagamento da parte di Avepa”, ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura. Le domande, pertanto, dovranno essere presentate entro il 30 giugno, nei mesi di luglio ed agosto seguiranno le istruttorie. Grazie al meccanismo della fideiussione, la Regione – tramite Avepa – potrà concedere ed erogare subito il finanziamento.

Bando aperto per 30 giorni. Che ora passa di gran carriera all’esame della competente commissione del Consiglio regionale con l’obiettivo di essere celermente valutato e pubblicato quanto prima sul Bur. Sono previste due graduatorie, entrambe con una disponibilità finanziaria di 1.861.548,37 euro, una riservata alle aziende trasformatrici (spesa massima ammissibile 400.000) e l’altra per le aziende agricole (spesa massima ammissibile 200.000). Sono ammesse a finanziamento le spese per dotazioni e attrezzature di cantina e gli interventi di ammodernamento dovranno essere conclusi e rendicontati entro il 31 gennaio 2019.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

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Vinitaly 2018, siglato accordo Italia-Cina per l’export nel Centro Internazionale del vino a Qingtian

la firma dell’accordo tra la municipalità cinese e l’Associazione per lo sviluppo dell’economia e della cultura Italia-Cina

In occasione di Vinitaly 2018, si è tenuto lo scorso 17 aprile a Verona la presentazione del Centro Internazionale del Vino della città di Qingtian, nello Zhejianguna, una delle regioni cinesi più ricche. Ospite d’onore dell’incontro,  rivolto ai produttori di vino italiani interessati ad esportare in Cina, è stato il vice sindaco della municipalità Xiuxiong Zhu, presente insieme ad altre quattro autorità politico-istituzionali cinesi.

Collaborazione con la città di Verona. Durante l’incontro è stato siglato anche l’accordo tra Municipalità cinese e l’Associazione per lo Sviluppo dell’Economia e della Cultura Italia-Cina, rappresentata dalla vicepresidente Silvia Gastaldello. Scopo dell’associazione è creare occasioni di incontro tra le aziende italiane che hanno molto da offrire al mercato cinese e gli operatori cinesi che possono trovare nel made in Italy ricchezza in termini di cultura e qualità. “Verona è la prima città italiana a stringere un rapporto di collaborazione comunale con la facoltosa capitale cinese di Qingtian” ha dichiarato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, “ci auspichiamo che questo dialogo tra le città iniziato, nel settore vinicolo, si estenda anche ad altri settori economici”. Alla presentazione, moderata dal consigliere Argav Maurizio Drago, erano presenti anche i consiglieri regionali del Veneto, Stefano Valdegamberi, Alessandro Montagnoli, Stefano Casali, l’assessore alle Risorse Agricole e Forestali della Regione Friuli-Venezia-Giulia, Cristiano Shaurli e il dirigente del Dipartimento Agricoltura della Regione Piemonte, Moreno Soster.

L’unione fa la forza. Il meeting è proseguito con la presentazione della realtà di Buon Vino Italia, impegnata nella promozione e nella vendita del vino delle piccole e medie cantine italiane in Cina. La mission di Buon Vino Italia è soddisfare la crescente domanda di vino italiano e far conoscere al potenziale cliente cinese la cantina, la storia legata al prodotto, il metodo di coltivazione e quindi le caratteristiche della filiera di produzione dal vigneto alla bottiglia sullo scaffale. Tramandare i valori legati alla tradizione italiana permette di distinguersi dalla concorrenza di altri paesi presenti nel mercato cinese; inoltre avvicinarsi al mercato cinese in gruppo e non in qualità di singola azienda facilita il processo di esportazione anche alle aziende agricole che per volume di produzione non riescono a coprire grandi ordini.

Grandi vantaggi. La presentazione è proseguita con l’intervento di Riccardo Iacobone, titolare della cantina Rosarubra di Pietranico (PE), tra i primi esportatori per mezzo di questo circuito, che ha dichiarato: “Il mercato cinese offre possibilità inimmaginabili ai produttori italiani. Il governo della città di Qingtian è sensibile a coloro che importano all’interno del Centro Internazionale del Vino cinese e noi produttori non possiamo lasciarci sfuggire occasioni come queste”. A concludere il meeting internazionale l’intervento di Cesare Busetto, coordinatore regionale di Confimea – Confederazione Italiana dell’Impresa – che, per dare sostegno e impulso all’export dei propri associati attraverso il progetto Buon Vino Italia, ha siglato l’accordo di collaborazione con la Municipalità cinese.

Fonte: Servizio Stampa Buon vino Italia

Al via Vinitaly 2018, tra gli argomenti trattati, si parla di vino bio in Veneto (16 aprile) e della rinascita della viticoltura bellunese (17 aprile), il cui Consorzio è pronto a chiedere la Doc

Da oggi e sino al 18 aprile tiene banco a Verona Fiere Vinitaly, il più importante salone internazionale dedicato al mondo del vino e dei distillati. Molti gli appuntamenti in programma nel padiglione del Veneto, a iniziare da quelli della Regione (Pad. 4, D4 E4), tra cui la presentazione del report di Veneto Agricoltura sul vino biologico regionale (lunedì 16 aprile ore 11:30-12:30), effettuata su un campione di 263 aziende biologiche (parte quantitativa) e attraverso dei focus group (parte qualitativa) che hanno coinvolto gli stakeholder, sia della fase produttiva che della trasformazione. Al termine sarà proposta una degustazione di due vini biologici, uno bianco ed uno rosso, i cui uvaggi provengono da varietà di vite resistente (tolleranti alle malattie funginee), e più precisamente dal vigneto dimostrativo costituito da Veneto Agricoltura grazie ad uno specifico progetto regionale, nella cantina biologica “Le Carline” di Pramaggiore (Ve).

Un brindisi con i vini bellunesi abbinati al formaggio dop Piave. Martedì 17 aprile, alle 12, nello stand di Confagricoltura (padiglione 9 area D) si svolgerà un incontro introdotto da Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di tutela Coste del Feltrino, seguito dall’intervento di Giampaolo Ciet, presidente di Piwi Veneto (viti resistenti) e da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno. Guarnieri parlerà della rinascita della viticoltura bellunese, zona di grande produzione di vino soprattutto nel Feltrino, fino alla prima metà del Novecento, con 80.000 ettolitri annui, un patrimonio disperso a causa della guerra e della filossera. Le aziende sopravvissute hanno ricominciato a sviluppare varietà autoctone come Bianchetta, Pavana, Gata, Turca e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati nel territorio, simile al Trentino, come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni bianco. Le 11 aziende del consorzio, nato nel 2015, coltivano 20 ettari di vite per 1.200 ettolitri di vino all’anno, e altri 20 ettari entreranno in produzione nei prossimi anni.  “Siamo pronti a chiedere una doc – rivela Guarnieri – abbiamo fatto studi storici e ampelografici, che presto saranno ufficializzati, da cui emerge un’identità precisa, che rappresenta tutti i caratteri per poter chiedere una denominazione”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura/Confagricoltura Veneto

 

 

Indagine Vinitaly/Wine Monitor: Italia a distanze siderali dai mercati del futuro (più Est e meno Europa). Tra le tendenze che ci favoriscono, però, la passione per le bollicine.

Dalla bottiglia al centro della tavola a bene voluttuario, da abitudine a strumento di costume, da bevanda storica del Vecchio Continente a simbolo globale del lifestyle, che crescerà ulteriormente ma in gran parte fuori da dove è nato. Il vino nel mondo è cambiato e lo farà ancora di più nel prossimo quinquennio. Una second life del principale asset del nostro export agroalimentare (quasi 6 miliardi di euro il valore esportato nel 2017) che i produttori dovranno coltivare in vigna ma anche sui mercati, nel marketing, nelle praterie digitali. È lo scenario articolato dall’outlook “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro” effettuato da Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 15 al 18 aprile 2018, e Nomisma Wine Monitor.

Quale sarà il Paese produttore di vino che “darà le carte” in un mercato che per le sole cantine vale circa 31 miliardi di euro l’anno di export. In questo contesto anche il peso dei Paesi buyer cambierà inesorabilmente, con la geografia dei consumi concentrata sempre più oltre i confini europei. Con Cina e Russia, seguite dagli Stati Uniti, che da Est sono pronte far lievitare gli ordini (anche italiani), complice l’escalation del Pil procapite che nel Paese del Dragone è atteso in crescita addirittura del 10,6 per cento.

Per l’Italia, luci e ombre. Il quadro che ne è emerso dallo studio è in parte confortante e allo stesso tempo allarmante per l’Italia. Da un lato infatti c’è la locomotiva-vino del Belpaese che si è fatta sempre più strada negli ultimi 10 anni, con una crescita tendenziale in valore (+69%) doppia rispetto a quella francese e con 16 Paesi dove il tricolore è market leader (ma la Francia ne ha 29); dall’altra invece c’è una lontananza siderale dai mercati del futuro, quel Sud del mondo (più la Cina) in cui il nostro share di vendite non raggiunge mai – o quasi – la doppia cifra. “Motivi strutturali, geopolitici, ma anche di marketing e commerciali – ha spiegato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –, siamo ancora troppo poco organizzati e decisivi nel posizionamento di un prodotto il cui vero discriminante sarà sempre più quello del prezzo e non del volume, che non è certo illimitato. Oggi per sopperire al nanismo delle nostre imprese e per penetrare nei mercati più lontani da noi sul piano delle affinità culturali serve un brand ombrello e una struttura qualificata in grado di accompagnare nel mondo non le singole aziende ma tutto il made in Italy enologico con modalità aggregative”.

Necessaria promozione di sistema. Per il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani: “Dobbiamo essere in grado di cavalcare alcune tendenze che ci favoriscono, come quella sparkling dei consumi mondiali, che è stata l’arma vincente degli ultimi anni, con una crescita nel decennio del 240% a fronte di una media mondiale sul segmento ferma a +50%. Con Vinitaly lavoreremo sempre di più fuori dai confini nazionali, anche in stretta collaborazione con ICE-Agenzia, perché siamo e restiamo convinti che solo attraverso un progetto di promozione di sistema oggi sia possibile per il vino italiano crescere in valore”.

Il futuro dell’ecosistema-vino italiano: le previsioni di export al 2022. Stazionari la Germania e il Regno Unito, dove incidono negativamente età media e Brexit; in leggera crescita il Giappone, grazie all’imminente accordo di libero scambio; in ulteriore incremento nell’ordine Cina, Russia e Stati Uniti, veri player della crescita dei consumi grazie a fattori congiunturali considerati decisivi: aumento dell’upper class (fino al 25% della popolazione in Russia), tasso di urbanizzazione (arriverà al 63% in Cina) e Pil pro-capite in forte aumento. L’ecosistema-vino dei prossimi 5 anni, indagato dallo studio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, restituisce un quadro positivo dei trend delle vendite a valore, anche se con meno impennate rispetto al recente passato in 6 mercati top del mondo (64% dell’intero valore dell’export italiano).

Tendenze di consumo. Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini “Accanto alla «premiumization» si prevede l’accentuarsi di tendenze di fondo legate ai consumi di vino, come la forte crescita dei consumi di sparkling e sempre più legati a modalità di consumi in linea con i cambiamenti sociodemografici, che confermano l’aumento del consumo di vino conviviale da parte di giovani. Un’altra variabile – ha concluso Pantini – è data dagli accordi di libero scambio, che sin qui stanno avvantaggiando notevolmente Australia e Cile, specie in Cina, Giappone e Sud America”. Per l’Italia, che presenta variazioni  complessivamente in linea con la domanda generale di vino, il forecast a 5 anni presenta una media di crescita in valore dello 0,5% annuo in Germania e dell’1% nel Regno Unito (valori leggermente inferiori al mercato). Va meglio in Giappone, dove il trend delle vendite dovrebbe crescere nell’ordine del 2% l’anno e ancora di più nel principale mercato per il vino italiano, gli Usa, con variazioni previste attorno al 4,5% annuo e un incremento medio ipotizzato da qui al 2022 del 22,5%. Infine i 2 mercati top a maggior tasso di crescita, con la Russia che dopo la crisi del Rublo ha ripreso a volare (+27,5%) e la Cina, su cui si ipotizza un incremento nell’ordine del 38,5%..

Realizzazione dello studio. L’analisi previsionale (forecast) di Nomisma Wine Monitor su consumi ed import di vino nel prossimo quinquennio è stata realizzata attraverso l’implementazione di un modello complesso che comprende dati e informazioni qualitative (consumer insight e stakeholder consultation) e quantitative (variabili economiche e socio-demografiche) derivanti da fonti statistiche (pubbliche e private) e literature review.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

25 marzo 2018, il Chianti Classico si racconta e si degusta nel Padovano

Domenica 25 marzo 2018 nel centro congressi dell’Abbazia di Praglia a Teolo (PD), si terrà l’evento “Le declinazioni Chianti Classico”, organizzato dall’Associazione Arte&Vino, con cui Argav ha organizzato gli Incontri in Cantina e patrocinato dal Consorzio Vino Chianti Classico e del Comune di Teolo.

La leggenda del Gallo Nero. Sarà un pomeriggio di studio e degustazione per conoscere alcune delle più pregiate etichette, i segreti e l’essenza del Chianti Classico, il vino conosciuto in tutto il mondo, emblema della Toscana, partendo dalla storia di uno dei territori vitivinicoli più antichi e preziosi d’Italia per qualità e produzione. Una storia che ha inizio nel Medioevo e che vede le Repubbliche di Firenze e Siena contendersi aspramente il territorio del Chianti, finché l’esito di una singolare disputa, decisa dal canto di un gallo nero, farà passare gran parte del Chianti sotto il controllo della Repubblica Fiorentina, molto tempo prima della caduta di Siena. Da questa tradizione nasce la leggenda del Gallo Nero, da sempre simbolo ed emblema del Chianti Classico e del suo territorio.

Due le degustazioni guidate in programma. “Le espressioni del terroir chiantigiano” a cura di Roberto Gardini, è in programma alle ore 15.15 con degustazione di sette etichette di Chianti Classico Docg. Seguirà alle 17.30 il “Seminario sulla Gran Selezione del Chianti Classico” a cura di Massimo Castellani, ambasciatore ad honorem del Chianti Classico, con degustazione di otto etichette di Chianti Classico Docg Al termine di ogni seminario verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Maggiori info e costi evento: Associazione Arte&Vino

Fonte: Servizio stampa Associazione Arte&Vino

Autorizzazioni viticole 2018, diatriba tra Confagricoltura e Regione Veneto

vigneti a Valdobbiadene (TV)

Saranno 953 gli ettari disponibili nel 2018 per le nuove superfici vitate in Veneto, 88 in più rispetto agli 865 ettari del 2017. La Regione ha approvato il decreto che dà attuazione alle priorità e fissa le superfici minime e massime per ciascun richiedente. E’ stato stabilito che ogni azienda possa chiedere al massimo un ettaro, con priorità per le aziende che hanno applicato l’agricoltura biologica sull’intera superficie vitata per almeno cinque anni. La Regione garantirà a tutti di ottenere un minimo di 1.000 metri per superfici vitate. Il termine per la presentazione delle domande di autorizzazione è fissato al 31 marzo.

Confagricoltura Veneto è critica con il nuovo sistema, perché si prevede che le domande saranno parecchie migliaia (nel 2017 furono 7.233, per oltre 90.000 ettari) e la poca superficie, dovendo essere distribuita tra molti, verrà spezzettata in percentuali irrisorie, non accontentando nessuno. “Il sistema non dà possibilità alle aziende di crescere e strutturarsi per affrontare il mercato – dice Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. Il tetto massimo di un ettaro non aiuta lo sviluppo del settore e, anche se siamo i primi a incentivare l’agricoltura sostenibile, riteniamo che non sia neppure corretto privilegiare chi fa biologico, che non è la panacea di tutti i mali”. Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Veneto, comprende che i margini di manovra per la Regione siano limitati, “ma porre un limite di un ettaro per le domande, in modo da non scontentare nessuno, è una politica che non potrà far crescere l’economia nelle zone vitivinicole di successo del Veneto come il Prosecco, il Valpolicella, il Lugana e, in misura minore, il Pinot grigio, così come non ci potrà essere una spinta per la viticoltura italiana in sofferenza”.

Ancora più vincoli. A tre anni dall’introduzione, il bilancio del nuovo sistema delle autorizzazioni, secondo Confagricoltura Veneto, è alquanto deludente: “Si credeva che liberalizzasse le superfici vitate e invece pone ancora più vincoli – sottolinea Marchesini -. I risultati degli ultimi anni non soddisfano assolutamente le richieste dei nostri imprenditori. Perciò chiederemo ai nostri referenti nazionali e alla Regione di spingere a livello comunitario affinché si vada a modificare il sistema autorizzativo, per non rischiare la caduta di un settore che oggi è un traino per tutta l’economia”.

La situazione. Nel 2016, al debutto del nuovo sistema, la Regione Veneto fu prima in Italia con domande per 34.677 ettari di nuovi vigneti su 66.000 ettari richiesti complessivamente su tutto il suolo nazionale. Nel 2017, a fronte di una disponibilità di 865 ettari, sono state presentate 7.233 domande per oltre 90.000 ettari, pari al 60% del totale delle domande nazionali, che sono state 165.000. Quest’anno, secondo gli osservatori del settore, il numero potrebbe salire ulteriormente, sull’onda del fenomeno Prosecco e dell’export in crescita per l’Amarone.

La replica della Regione. A rispondere a Confagricoltura è l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan: “Tengo a precisare che le decisioni, contenute nella delibera di giunta del 20 febbraio scorso, sono state prese dopo ampio e diffuso confronto condotto dalle strutture regionali competenti con le rappresentanze sindacali professionali di categoria e della cooperazione agricola. Come confermano anche i verbali delle discussioni avvenute prima dell’approvazione della delibera, non era emersa alcuna obiezione in merito da parte dei rappresentanti del mondo agricolo. Abbiamo proceduto, nel pieno rispetto della normativa nazionale, con l’assegnazione di una superficie minima di 1000 mq per azienda (con riduzione se la superficie aziendale disponibile è inferiore) e introducendo un limite massimo pari a un ettaro. La restante superficie potrà essere ridistribuita con priorità alle aziende condotte con il metodo biologico. In questi anni sono stati molti gli sforzi per salvaguardare i redditi delle aziende accanto alla tutela della salute degli operatori e della popolazione che vive nei territori rurali, in particolare quella dei comprensori a più alta concentrazione di impianti viticoli. Ritengo, quindi, che quanto deciso per l’assegnazione delle autorizzazioni di nuovo impianto per l’anno 2018 sia stato assunto con attenzione alle diverse esigenze manifestate e rimango perplesso di fronte alla posizione espressa solo ora di un’organizzazione di categoria da sempre coinvolta e interessata e che, nel caso in questione, aveva come sempre partecipato al confronto pacato,  costruttivo e condiviso nei suoi esiti.”

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Regione Veneto

20 febbraio 2018, spumanti inglesi in degustazione a La Bulesca (PD)

Martedì 20 febbraio 2018 alle ore 20:30 nel ristorante La Bulesca di Rubano (PD, l’Associazione culturale Arte&Vino, con cui Argav collabora nell’organizzazione degli “Incontri in cantina”, organizza una speciale degustazione dedicata alle “Bollicine inglesi“. 

Complice il cambiamento climatico, la “perfida Albione” oggi produce ottimi spumanti. Privi di grandi tradizioni enologiche, gli inglesi sono tra i maggiori importatori di vino dal mondo. Ragion per cui ci viene semplice pensare all’Inghilterra, ed in particolare a Londra, come il cuore del mercato del vino europeo. Negli ultimi anni però è cambiato qualcosa. Gli inglesi non solo importano ma producono ottimi spumanti, all’altezza di quelli dei cugini francesi. Il clima più caldo ne ha favorito la produzione nella fascia meridionale dell’isola, da sud ovest a sud est: dalla Cornovaglia al Kent, dal Sussex al Surrey, si vinifica anche in Scozia e nei pressi di Londra. I terreni di gesso che troviamo in queste zone sono molto simili alla composizione del suolo francese della Côte de Blanc, e per certi versi, ricordano anche lo Champagne. Gli sparkling wines inglesi sono così competitivi da aver superato, negli assaggi alla cieca, quelli di molti altri paesi tra cui Italia e Francia.

Produzione in aumento del 50%. Sono molti in questo momento ad investire oltre il Canale della Manica. Taittinger, ad esempio,  la maison di Champagne nel 2015 ha comprato 70 ettari nel Kent e nel maggio del prossimo anno debutterà con lo sparkling post Brexit dei francesi. Il momento storico sicuramente incide e favorisce una crescita proficua nel settore, che combinato alla curiosità dei consumatori porta buoni margini di guadagno per tutti gli investitori. Con una produzione in aumento del 50%, le bollicine inglesi, sono in grado di lusingare qualsiasi consumatore. Prezzi competitivi e qualità alta, gli sparkling wines inglesi si posizionano sicuramente tra i vini che, già da quest’anno,  potranno regalare sorprese e nuove emozioni. A guidare la degustazione sarà Nicola Bonera, classe 1979, autorevole comunicatore dei vino in Italia,  nel 2010 vincitore del titolo di Miglior Sommelier d’Italia, dopo essere stato già due volte vicecampione italiano, vincitore del Master del Sangiovese nel 2006 e miglior Sommelier di Lombardia nel 2002. Dal 2012 è Ambasciatore del Metodo Classico.

I vini in degustazione. Chapel Down Brut Nv, Goring Estate Brut, Netimber – Classic Cuvée MV, Coates & Seely Britagne Brut Reserve, Hush Heath – Balfour Brut rosé, Coates & Seely Britagne Brut Rosé. Maggiori info quota di partecipazione a questo link.