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Vitivinicolo veneto 2018, cresce la produzione, calano i prezzi delle uve

Si avvicina il momento dei bilanci per l’annata vitivinicola 2018 che, nonostante un andamento climatico altalenante, si è caratterizza per un’abbondante produzione di uve complessivamente di buona qualità. Considerato che proprio in questi giorni il Ministero delle Politiche agricole ha concesso la proroga per la presentazione delle dichiarazioni di raccolta uve, slittata al 15 dicembre, bisognerà attendere ancora qualche settimana per poter tirare le somme finali dell’ultima vendemmia (al riguardo, Regione, Veneto Agricoltura e Avepa hanno già programmato per il prossimo 14 gennaio a Lonigo-Vi il tradizionale Focus dedicato al consuntivo dell’annata vitivinicola da poco conclusa).

24 per cento in più di produzione rispetto al 2017. Nel frattempo, arrivano ecco le stime sulla produzione di vino in Italia e il report di Veneto Agricoltura sull’andamento dei prezzi delle uve. Relativamente alla produzione di vino, una stima di Assoenologi indica per il 2018 una crescita addirittura del +24% rispetto al 2017, ma ricordiamo che quella era stata un’annata scarsa, con rialzi generalizzati in tutte le regioni italiane. La produzione nazionale complessiva potrebbe così toccare i 52,6 milioni di ettolitri, con oltre 10 milioni di ettolitri di vino in più rispetto all’anno precedente. Le regioni italiane che potrebbero registrare la crescita maggiore sono l’insieme di Lazio e Umbria (+40%), Emilia-Romagna (+28%), con Veneto, Friuli V.G. e Marche che segnano un +25%.

In dettaglio. Il Veneto potrebbe registrare una produzione totale di circa 12,1 milioni di ettolitri di vino, con circa 2,4 milioni di ettolitri in più rispetto al 2017, aumento sostanzioso dei volumi dovuto anche all’entrata in produzione di tanti nuovi impianti viticoli. Per quanto riguarda le quotazioni delle uve nel 2018, il report dell’Agenzia regionale (consultabile a questo link) rileva che il Veneto segna un forte ribasso rispetto al 2017, ovviamente dovuto soprattutto all’abbondante vendemmia, posizionando così la nostra Regione sulle quotazioni rilevate nel 2016. Dall’analisi dei dati statistici registrati presso le Borse Merci delle Camere di Commercio di Verona, Treviso e Padova, gli esperti di Veneto Agricoltura calcolano un calo del prezzo medio delle uve alla produzione pari al -20,9% per tutte le tipologie presenti in Veneto. Se invece si considerano le singole province, a Treviso si rileva un calo dell’11,9%, mentre sono più consistenti le riduzioni registrate a Verona (-23,9%) e Padova (-26,4%).

I prezzi medi nelle province vitivinicole venete. Il report indica per Verona un prezzo medio per l’uva di 0,74 euro/kg, mentre a Padova si passa a 0,50 euro/kg. E’ interessante segnalare che, relativamente al prezzo delle uve, Treviso perde nel 2018 la leadership regionale, attestandosi solo a 0,65 euro/kg, dato che si approssima molto al prezzo medio per l’intera regione, che risulta essere pari a 0,63 euro/kg. Relativamente alle varie tipologie di uve veronesi, tutte mostrano variazioni negative rispetto al 2017, con quelle IGT maggiormente interessate dal calo del prezzo medio. Le quotazione delle uve veronesi sono comprese in una forbice dei prezzi medi tra il minimo di 0,59 euro/kg e il massimo di 0,71 euro/kg.

Le cultivar che evidenziano il costo unitario più elevato sono quelle di Recioto e Amarone, arrivate fino a 2,30 euro/kg, confermandosi così i prodotti di punta della viticoltura veronese. Solo i vini Bardolino presentano quotazioni stabili rispetto all’anno precedente, mentre tutti gli altri sono in perdita compresa tra il -4,4% del Soave classico e il -50,6% del Bianco Verona. Quanto è stato detto per Verona vale anche per la provincia di Treviso dove la situazione negativa che scaturisce dall’analisi dei prezzi medi alla produzione delle uve risulta essere la stessa, con l’unica variazione positiva evidenziata per il Prosecco Cartizze Docg (+6,9%). Per Treviso, i valori dei prezzi medi alla produzione delle uve sono racchiusi tutti in un range che va da un minimo di 0,68 euro/kg e un picco massimo di 0,79 euro/kg. In termini di variazioni annue negative, queste sono racchiuse nel valore minimo del -12,7% mostrato dal Glera per la produzione di Prosecco Conegliano-Valdobbiadene DOCG e il massimo del -53,8% del Merlot Igt. Anche la piazza di Padova segna variazioni tutte negative rispetto alle quotazioni medie del 2017, con riduzioni che vanno dal -6,9% del Colli Euganei Fior d’arancio Docg al -48% netto della Bianca Igt. Per le quotazioni unitarie delle uve padovane, solo il Glera per Prosecco Doc sfonda il muro dell’euro al kg (1,05 euro/kg), con il Serprino Doc che si spinge fino a 0,90 euro/kg.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

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9-13 novembre 2018, va di scena il Merano Wine Festival. Tra gli incontri più attesi, quello sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla vinificazione. Prime anticipazioni: entro il 2050, ridotte dal 25 al 75 per cento le aree produttive delle regioni vinicole più importanti al mondo.

Parterre di esperti al 27^ Merano WineFestival che a giorni, dal 9 al 13 novembre, apre il sipario in pieno centro della cittadina altoatesina e presenta la sua selezione con oltre 950 case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo e oltre 120 artigiani del gusto.

Quali considerazioni emergeranno dal dibattito più atteso della manifestazione? Sabato 10 novembre ore 15.00 al Teatro Puccini di Merano le più importanti personalità del mondo del vino e del consumo si confronteranno su “Il futuro del vino tra cambiamenti climatici, nuove opportunità nella produzione e aspettative dei consumatori”. Stevie Kim, Luca Gardini, Luciano Ferraro, Oscar Farinetti, Joe Bastianich, Luigi Moio, Matilde Poggi, Walter Massa, Adua Villa, Luciano Pignataro, Andrea Gori, e il climatologo meranese Georg Kaser, moderati da Franz Botrè, si interrogheranno su come anticipare i tempi prima che sia troppo tardi in vista dell’aumento della temperatura che entro il 2050 caratterizzerà maggiormente il futuro della viticoltura. La tavola rotonda si aprirà con il riferimento ad uno studio di un gruppo di ricercatori, guidati da Lee Hannah, climatologo di Conservation International, Arlington in Virginia, che ha elaborato un modello previsionale dei possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione. Il risultato di tale studio mette in evidenza il fatto che le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050, e ciò costringerà i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a latitudini più alte o altitudini più elevate, eliminando le specie vegetali e animali locali. Il futuro del vino passa anche per un cambiamento che, oltre a conformarsi agli eventi naturali, deve tener conto delle aspettative dei consumatori.

Il programma dell’edizione 2018 di Merano WineFestival è consultabile a questo link e prevede in apertura lo spazio dedicato ai vini biologici e biodinamici con “bio&dynamica”. I vini di “The Official Selection”, nella Kurhaus e i prodotti gastronomici della “Gourmet Arena”. E ancora, le immancabili “Charity Wine Masterclasses” e le novità di quest’anno come “The Circle – People, Lands, Experiences” in piazza della Rena, “Spirits Experience Area”, area dedicata al mondo della mixology, e allo champagne con “Catwalk Champagne”.

Fonte: Servizio stampa Merano Wine Festival

7 ottobre, torna Grapperie aperte, quattro quelle venete, una nel Trevigiano e tre nel Vicentino, tema 2018 grappa e caffè

Quindicesima edizione di Grapperie Aperte in arrivo in sei regioni italiane: domenica 7 ottobre in 18 distillerie di tutta Italia, di cui quattro in Veneto, il distillato di bandiera torna protagonista con una giornata dedicata all’abbinamento tra grappa e caffè, i due fine pasto per antonomasia della cultura enogastronomica nostrana.

Il programma per le distillerie venete è ricco e vario. Una è in provincia di Treviso, ovvero Castagner Roberto Acquaviti a Visnà di Vazzola, che oltre alle visite agli impianti di produzione offre degustazioni di distillati e cocktail e un torneo di burraco; le restanti tre sono in provincia di Vicenza. Si tratta della Fratelli Brunello di Montegalda, che aprirà le porte ai propri ospiti accompagnandoli nel tour dell’azienda con degustazione finale di distillati con sfiziosi abbinamenti a base di caffè e la presentazione delle novità di produzione; della Distilleria Li.Di.A. a Villaga, presso la quale si potranno effettuare visite agli impianti in funzione con illustrazione del processo produttivo e degustare grappe diverse in abbinamento a caffè e altri prodotti agroalimentari del territorio a km zero; della Distilleria Poli a Schiavon, che per la giornata di Grapperie Aperte propone visite agli impianti in funzione con l’antico alambicco a vapore e al Museo della Grappa, dove è conservata la più ampia collezione italiana di grappe storiche – 2500 bottiglie provenienti da 700 distillerie diverse – oltre alle degustazioni con sfiziosi abbinamenti enogastronomici.

L’Italia della grappa si riunisce dunque in un’ideale degustazione itinerante, una caccia al tesoro tra i bouquet e gli aromi delle vinacce che raccontano singoli territori e ancor di più la storia di chi le trasforma in un pregiato distillato, vero emblema della sostenibilità. La lavorazione delle vinacce, infatti, rappresenta un modo nobile e assolutamente ecosostenibile per recuperare le bucce d’uve dopo la prima spremitura da cui si estrae il vino, e dare così origine a un nuovo prodotto, esclusivo e personalizzato su mappe sensoriali espressione di un preciso terroir di origine.

La buona annata di vendemmia si riflette sulla produzione dei distillati. Certo è che, come per il vino, a determinare una buona annata per i distillati sia l’esito della vendemmia. Quella dell’anno corrente, per le caratteristiche climatiche e il bilanciato alternarsi di precipitazioni piovose con giornate soleggiate e temperate, è stata annunciata come una delle migliori degli ultimi anni e tale performance in vigna si ripercuoterà positivamente anche sulla produzione di acquavite che potremo degustare nei prossimi anni. Particolarmente favorevole sembra essere stata l’annata delle uve a bacca rossa, tuttavia anche per i vitigni a bacca bianca le rese sono buone e la qualità della vinaccia notevole, con profumi di grande livello. Programmi dettagliati disponibili al sito www.istitutograppa.org

Fonte: Servizio stampa Istituto Nazionale Grappa

Veneto, vendemmia record 2018 (+20%), sinergia Confartigianato e Coldiretti regionali per procedura di riserva in assenza di ricevuta Pec del documento Movimenti VitiVinicoli, fondamentale per evitare intasamenti e danni economici

Il buon senso e la convergenza di interessi tra i produttori agricoli, rappresentati da Coldiretti del Veneto e gli autotrasportatori della Confartigianato Imprese Veneto (Confartigianato Trasporti regionali), hanno impedito ad un assurdo cavillo burocratico di trasformarsi in un grande danno economico.

La loro azione congiunta ha portato, infatti, alla definizione di una procedura di riserva, da applicare nell’eventualità di ritardi nella ricezione del messaggio di notifica di avvenuta consegna della convalida del documento vitivinicolo MVV mediante PEC (v. decreto dipartimentale 1021 del 17 giugno 2014), che permette ai camion di effettuare comunque la consegna della merce in tempi certi.

Vendemmia straordinaria in quantità. “Si tratta -spiegano Nazzareno Ortoncelli, leader regionale Autotrasportatori Confartigianato e Giancarlo Vettorello, dell’ufficio vitivinicolo Coldiretti – di una novità arrivata giusto in tempo per agevolare sia le imprese di autotrasporto che i numerosi viticoltori e cantine che operano sul territorio regionale che quest’anno, si trovano a gestire una vendemmia straordinaria, superiore del 20% rispetto allo scorso anno. Senza la necessaria flessibilità si sarebbe incorsi in danni economici particolarmente ingenti”.

Come funziona. In sintesi, l’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) ha definito, mediante la circolare n. 000617 del 3 agosto 2018, la prassi secondo la quale, nel caso in cui la ricevuta non ritorni entro un’ora, l’operatore, ferme restando le annotazioni da riportare nell’apposita casella (n. 18, sul fronte del documento), annoterà sul retro del documento una dicitura del tipo “Non è arrivata ricevuta di avvenuta consegna. Allego la PEC inviata”. In questo modo sarà possibile iniziare il trasporto con il documento MVV e con la stampa del messaggio di PEC per la convalida.

Sì alla semplificazione e ai dovuti controlli. “Grazie alla collaborazione di alcuni nostri colleghi –spiega Ortoncelli – abbiamo potuto, documenti alla mano, dimostrare come in taluni casi, la ricevuta ritornasse all’operatore soltanto dopo alcune ore dall’invio della PEC per la convalida, causando disservizi ed ostacoli all’attività economica degli operatori vitivinicoli e agli autotrasportatori costretti a ritardare la partenza del trasporto”. “Semplificazione sì ma non assenza di controlli, specifica Vettorello. Infatti, se entro le 24 ore successive all’invio del messaggio di PEC per la convalida, l’operatore viene in possesso della ricevuta attestante che l’invio della copia del documento MVV alla casella di PEC “AOO” degli Uffici territoriali competenti è andato a buon fine, non dovrà fare altro che allegare tale ricevuta alla propria copia del documento MVV e conservarlo in atti. Se invece riceverà un messaggio di notifica di mancata consegna definitivo, l’operatore entro il primo giorno lavorativo successivo, dovrà inviare nuovamente il messaggio PEC (con allegato l’MVV emesso) con le stesse modalità seguite nel primo invio. Nell’oggetto del messaggio PEC si dovrà aggiungere la seguente dicitura: “Reinvio PEC”. Qualora non si provvedesse secondo le modalità sopra indicate, la convalida non viene considerata effettuata”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto e Coldiretti Veneto

Maltempo, martoriato il distretto del vino della Valpolicella

Interventi della Protezione Civile in un vigneto della Valpolicella inondato dopo il nubifragio di sabato 1 settembre 2018

“I danni sono ingenti, una bomba d’acqua (170 ml di pioggia nell’arco di 15 ore, ndr) che ha letteralmente devastato molti comuni veronesi. E oltre ai danni a famiglie e imprese, il nubifragio ha martoriato un distretto produttivo strategico per l’economia del Veneto, proprio nel momento clou della raccolta dell’uva e della successiva vinificazione”. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che sta seguendo gli interventi della Protezione civile e la conta dei danni provocati dal maltempo nel Veronese, in stretto contatto con il sindaco di Verona Sboarina, fa proprie le preoccupazioni dei viticoltori e degli operatori della provincia più agricola del Veneto.

Danni in Valpolicella dopo il le piogge torrenziali dell’1 settembre 2018

Una denominazione tra le più prestigiose al mondo. “Il Veneto è il primo produttore nazionale di vini con quasi 11 milioni di ettolitri – ricorda Zaia – conta 52 denominazioni d’origine e il prestigio della denominazione coinvolta nella zona del Valpolicella e di Soave è unico nel mondo. Ai danni dovuti all’impraticabilità delle campagne, al diffondersi di malattie fitosanitarie a causa delle continue piogge in presenza di uve mature si aggiungono in queste ore quelli inflitti ai vigneti, flagellati dal maltempo. Faremo la conta alla fine, con attenzione particolare alle ricadute sulla vendemmia in un’area così fortemente vocata. Intanto – preannuncia il presidente del Veneto – ho dato mandato al direttore di Avepa, Fabrizio Stella, di far uscire subito sul territorio i funzionari dell’Agenzia per i pagamenti nel settore primario per fornire assistenza a tutte le imprese agricole vittime del maltempo di queste ore”.

danni in seguito al nubifragio occorso in Valpolicella l’1 settembre 2018

Le organizzazioni agricole. “Il problema è se le viti assorbono troppa acqua, cosa che farà scoppiare l’uva, quindi dovrà essere raccolta velocemente. Le grandinate nelle aree tra Parona, Arbizzano e San Vito probabilmente hanno compromesso la qualità dell’amarone. Torna il problema della mancata manutenzione a fossati, progni, letti dei fiumi e alla cementificazione dilagante. Il Consorzio tutela vini aveva indicato l’inizio della vendemmia verso il 10 settembre, dipende ora dalle aree”, ha affermato Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e Veneto. “Stiamo controllando con i nostri tecnici le zone colpite, faremo le debite valutazioni quando avremo il quadro sufficientemente chiaro; ora è ancora presto, anche se c’è apprensione tra gli agricoltori delle zone danneggiate”. E’ quanto ha dichiarato Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Confagricoltura Verona/Coldiretti Verona

Vendemmia 2018, nel Padovano debutta l’uva resistente alle malattie fungine

vendemmia 2018 all’azienda agricola Parco del Venda di Vo’ Euganeo (Pd)

Coldiretti informa in una nota stampa che sui colli Euganei, nel Padovano, ha debuttato con la vendemmia 2018 il primo vitigno resistente alle malattie, una vite di nuova generazione che non richiede particolari trattamenti e permette una maggiore sostenibilità ambientale della viticoltura.

4000 viti. Pioniera di questa speciale varietà selezionata dall’Università di Udine è l’azienda Parco del Venda di Vo’ Euganeo, che tre anni fa ha messo a dimora circa 4000 viti e che in questi giorni ha raccolto l’uva Merlot e Cabernet, maturata in anticipo rispetto agli altri rossi. Una scelta, sottolinea Coldiretti Padova, che apre la strada anche sui Colli Euganei ad un approccio attento alle ricadute ambientali e ancor più responsabile nei confronti di cittadini e consumatori, dimostrandolo con i fatti. ”La tutela della salute e dell’ambiente sono sempre più sentiti – afferma Michael Toniolo di Parco del Venda – per questo è cresciuto il nostro interesse per le viti di nuova generazione. Il progetto si è concretizzato tre anni fa, quando abbiamo scelto di coltivare e quindi vinificare le uve  a bacca rossa di vitigni resistenti Merlot Khorus  e Cabernet Volos. Si tratta di viti in grado di resistere alle malattie fungine più comuni come l’oidio e la peronospora. Presentano inoltre una quota preponderante di genoma di Vitis Vinifera e una quota del tutto minoritaria, non più’ del 5-10%  appartenente ad altre Vitis portatrici di geni di resistenza. Abbiamo deciso di mettere a dimora le prime 4000 piante – continua Toniolo – scegliendo una posizione ottimale in collina e cercando di favorire al massimo l’adattamento dei vitigni alle condizioni atmosferiche del luogo”.

grappolo d’uva di vitigni resistenti alle malattie azienda agricola Parco del Venda (Pd)

Viticoltura del futuro ai nastri di partenza? “La ricerca in questo campo ha fatto numerosi passi in avanti» afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova “selezionando varietà in grado di contrastare le principali malattie della vite, si riducono quasi del tutto il ricorso ai trattamenti in vigneto. Un plauso va al Parco del Venda per aver scelto senza indugio e con convinzione di aprire una nuova strada nella nostra provincia. Di viticoltura sostenibile parliamo da tempo e abbiamo dedicato anche un recente incontro a Vo con i produttori e i responsabili del servizio vitivinicolo di Coldiretti Veneto. Stiamo gettando le basi per la viticoltura del futuro”.

Sperimentazione. Ricorda Toniolo: “Nella vendemmia 2018 siamo i primi produttori nei colli Euganei e tra le prime cantine nel Veneto, con poche altre in Italia, a vinificare un vino rosso proveniente da viti resistenti. I presupposti per ora sono molto buoni: le uve vendemmiate la scorsa settimana ci stanno già regalando i primi profumi e un colore molto intenso. Per stappare le prime bottiglie occorrerà aspettare il 2019 ma possiamo affermare di avere già centrato l’obiettivo di produrre un buon vino rosso nel totale rispetto della natura. In agricoltura biologica le piante vengono trattate con prodotti di copertura  quali rame e zolfo, diverse volte in una stagione, mentre le varietà  Khorus e Volos non necessitano di alcun trattamento in vigneto. Per la nostra azienda si tratta di un investimento importante, che guarda al futuro: il nostro intento infatti è quello di sostituire i vigneti più  vecchi con le varietà resistenti e dare il via ad una nuova concezione che sia in grado di soddisfare una clientela sempre più attenta al consumo responsabile. Il nostro approccio alla sostenibilità ci vede inoltre impegnati nella sperimentazione di un prodotto innovativo definito Food Grade, autorizzato per l’alimentazione umana normato ed ammesso in quanto sostanza di base che limita l’insorgenza delle malattie fungine. Il prodotto è stato utilizzato quest’anno in buona parte dei vigneti di proprietà”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Vendemmia 2018, accoglienza timida per i nuovi voucher da parte delle aziende agricole, troppo complicate le procedure di richiesta

La raccolta delle uve precoci è appena iniziata, ma poche aziende agricole si sono fatte avanti per chiedere informazioni sui voucher Presto (dall’acronimo “prestazione occasionale”) introdotti dal Decreto Dignità, il cui utilizzo appare troppo complicato. Molte, invece, stanno già assumendo lavoratori con il contratto a tempo determinato, che al momento rimane l’unico mezzo per regolamentare il lavoro dei vendemmiatori. E’ quanto viene affermato in una nota dai vertici di Confagricoltura Veneto.

I motivi che destano perplessità. Oltre ai ritardi operativi (sulla pagina Inps solo lunedì 20 agosto scorso sono comparse le modifiche introdotte dal decreto), a limitare l’accesso ai nuovi voucher sono le procedure burocratiche, che rimangono complicate e farraginose. Resta in voga, infatti, la procedura telematica dell’anno scorso, indicata dall’Inps nella circolare 107 del 5 luglio 2017, che obbliga sia il datore di lavoro che il lavoratore a iscriversi sulla piattaforma Inps, comunicare in via telematica tutti i dati relativi alla prestazione, comunicare l’eventuale revoca della prestazione e versare i compensi mediante il modello F24. Inoltre, non sarà possibile applicare i voucher ai lavoratori già assunti nella passata stagione con contratto a tempo determinato. Infine, ci sono i vincoli: l’utilizzo riservato solo alle imprese che hanno meno di 5 dipendenti (quindi quelle più grandi restano escluse dalle agevolazioni) e la durata della prestazione occasionale che da 3 giorni è stata alzata a 10.

Vanificati gli aspetti positivi. “Apprezziamo gli sforzi compiuti dal governo nell’andare incontro alle aziende, ma ancora una volta il fattore burocratico vanifica gli aspetti positivi – spiega Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. I vecchi voucher in uso fino al 2016 erano cartacei e prevedevano l’acquisto dei voucher sia per via telematica, che nelle tabaccherie. Era un sistema pratico e snello, che si adattava perfettamente alla natura occasionale del rapporto di lavoro che caratterizza la vendemmia e le raccolte della frutta. Il Decreto Dignità non ha reintrodotto i voucher, ma ha rivisto la disciplina del contratto di prestazione occasionale introdotto l’anno scorso dal governo Gentiloni. Le procedure telematiche restano, a parte qualche semplificazione, quelle del 2017 e scoraggiano le aziende a utilizzare lo strumento, in quanto comportano un carico burocratico che aggiunge altro lavoro alle ore passate in campagna ed è causa di ulteriori costi”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura