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Zootecnia, al via i controlli a campione regionali sull’etichettatura obbligatoria delle carni

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il programma operativo regionale 2017 inerente ai controlli a campione sull’etichettatura obbligatoria delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine.

Investimento di circa 100 mila euro. “L’Unione Europea ha stabilito le modalità di applicazione del sistema che assicura la tracciabilità del relativo prodotto attraverso l’etichettatura, con lo scopo di informare il consumatore sull’origine e le altre caratteristiche importanti del prodotto acquistato. La Regione Veneto, che dal 2007 è impegnata a garantire la qualità delle carni con un processo di verifica e monitoraggio dell’intera filiera produttiva, finanzia controlli a campione dei Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locale impegnando quasi 100 mila euro del bilancio del settore primario”, spiega l’assessore all’Agricoltura Pan.

Quest’anno i controlli coinvolgeranno 333 operatori sui complessivi 3.900 operatori della filiera che vede il Veneto primo produttore nazionale nel comparto zootecnico per la carne bovina. “La qualità è il principale carattere distintivo anche della carne bovina, ciò significa selezione delle razze, allevamenti che assicurano il rispetto della salute e del benessere degli animali e dell’ambiente, alimentazione corretta del bestiame con controlli costanti in allevamento, alla macellazione e ai punti di vendita a garanzia del necessario livello di protezione”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

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A Vidor (TV) la prima stalla in Italia gestita con un’app

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Fabio Curto

Dalla mungitura all’allattamento dei vitelli, dall’alimentazione al controllo delle malattie: tutto con un’app. È di Vidor, in provincia di Treviso, la prima stalla interamente robotizzata d’Italia, dove con un unico software viene tenuto sotto controllo l’intero andamento dell’allevamento.

2 dicembre, la stalla apre le porte. Si tratta dell’azienda agricola Ponte Vecchio, che venerdì 2 dicembre presenterà in anteprima assoluta la novità con un Open day nazionale, in collaborazione con Lely, azienda leader mondiale nella robotizzazione degli allevamenti, che punta a far scoprire come l’automazione si possa adattare all’allevamento zootecnico da latte. Durante l’evento, che si svolgerà dalle 10 alle 16, sarà possibile vedere in anteprima come lavora il nuovo software gestionale del robot, massimizzando l’efficienza della stalla.

Un software controlla i robot che gestiscono mungitura, alimentazione e allattamento
. “Ci sono già aziende in Italia ad avere adottato la tecnologia in alcune fasi della produzione, ma la nostra è la prima ad essere completamente robotizzata – spiega Fabio Curto, che conduce l’azienda con i familiari ed è presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto -. La novità è che tutto è controllato dal computer o da un’app sullo smartphone con un unico software gestionale, in maniera costante e continua 24 ore su 24, a garanzia non solo di una maggiore efficienza produttiva, ma anche del benessere degli animali e di una maggiore qualità della produzione. In qualsiasi parte del mondo io sia, basta che apra la app sul telefonino per avere sotto controllo la situazione delle stalle e sapere se le vacche mangiano e quanto mangiano, se hanno qualche problema sanitario, quanto latte fanno, se sono in calore e se hanno la mastite, se i vitellini vengono allattati a sufficienza. Qualsiasi tipo di anomalia o non conformità viene segnalata dal sistema, così come è possibile conoscere i dati sull’efficienza dell’allevamento, sulla produzione, sul consumo dell’energia».

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Famiglia Curto

Innovazione, con un occhio di riguardo alla tradizione. L’azienda Ponte Vecchio è una realtà storica, fondata da Sebastiano Curto negli anni Cinquanta, costruita all’interno di un vecchio mulino vicino al ponte che, attraversando il Piave, unisce la pianura trevigiana a Valdobbiadene. Oggi le redini sono in mano ai giovani che, in un momento di crisi come quella che sta attraversando il settore lattiero-caseario, hanno voluto con coraggio puntare sul futuro in maniera importante, innovando in tecnologia e management aziendale fino ad arrivare ad essere un unicum da imitare. «Lo sviluppo tecnologico non ci fa perdere il fil rouge che ci lega alla tradizione – avverte Curto -, che la nostra azienda porta avanti sia nella trasformazione dei prodotti, sia nella gestione attenta del territorio. Riteniamo, però, che oggi sia fondamentale evolversi al passo con le più moderne tecnologie produttive, per far fronte a diversi e nuovi scenari. Le tecnologie ci sollevano da gran parte del lavoro manuale, consentendoci un’organizzazione più svincolata dagli orari: a Natale non devo più, ad esempio, alzarmi alle 5 per mungere, perché posso organizzare tutto con il software. Ma anche la qualità e la produzione migliorano, perché le vacche si possono mungere fino a cinque volte al giorno con meno probabilità di mastite, in quanto la ghiandola mammaria è meno stressata. I dati parlano da soli: da quando abbiamo introdotto i macchinari i capi sono aumentati del 25 per cento, così come la produzione di latte». L’azienda Ponte Vecchio munge attualmente 120 vacche con due robot Lely Astronaut, un box dotato di un braccio meccanico. Con un Lely Vector, un robot dotato di un grande serbatoio, viene distribuito il cibo, mentre l’allattamento dei vitellini viene garantito da un robot Lely Calm, fornito di ciuccio. Ovviamente, la presenza dell’uomo è sempre necessaria per il controllo delle macchine e nelle diverse fasi della produzione.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Latte, tutti gli indici della crisi del settore

quote_latteSale il prezzo del latte spot, ma il beneficio ricade in favore della minoranza dei produttori, circa 1 su 10, l’equivalente del latte venduto al di fuori di contratti preesistenti. E la situazione nelle stalle, secondo le indagini realizzate dagli esperti de L’Informatore Agrario, rimane pessima per 8 aziende su 10. Mentre i pochi virtuosi che fanno reddito (10%) ce la fanno grazie a una gestione perfetta ma ancor più in virtù di un’incidenza light di ammortamenti e oneri finanziari; un peso leggero sul bilancio aziendale che però pochi possono permettersi. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è emerso nel convegno “Crisi da zootecnia da latte: la sfida si vince con gli indici di efficienza economica e tecnica”, organizzato a Cremona Fiere da L’Informatore Agrario in collaborazione con l’ente fieristico e il Servizio di assistenza tecnica agli allevamenti dell’Associazione allevatori della Regione Lombardia.

Poche le stalle che raggiungono il punto di pareggio. Le ‘stalle eccellenti’, secondo l’agronomo Michele Campiotti, che ha studiato quaranta aziende da latte del Nord Italia, battono la volatilità più drammatica della storia del latte italiano solo se mettono in fila un ‘percorso netto’ statisticamente difficile, in grado però di fissare il punto di pareggio a 31,46 euro ogni 100 litri di latte, di far registrare una produzione lorda vendibile per vacca di 4.883 euro e di marginalizzare ben il 14,5% della produzione lorda vendibile (plv). Una media ‘nordeuropea’, che si consegue a patto che si rientri in parametri rigorosi. A partire da un costo totale della produzione sotto i 40 euro, oppure con le spese per l’alimentazione a meno di 24 euro/100 al litro, della manodopera a meno di 7 di euro/100 L, di ammortamenti e oneri finanziari (meno di 4 euro/100 L) che non possono pesare più del 10% della plv. Il problema è che su quest’ultima voce per 6 aziende su 10 l’incidenza è maggiore fino a 3-4 volte rispetto l’indice di sostenibilità.

Tre crisi in meno di dieci anni. Per Ermanno Comegna, analista de L’Informatore Agrario: “Questa è la terza crisi ciclica registrata in Europa dal 2007 a oggi, ed è la peggiore se non altro per la sua durata – che arriva ormai a 50 mesi – e per il permanere di lunghi periodi ben sotto il livello medio di lungo periodo, fissato a 32,65 euro al quintali”. Una volatilità, fanno notare gli analisti, che pesa in modo determinante sugli allevatori europei e “la cui soluzione potrebbe arrivare attraverso un cambio di approccio da parte delle imprese zootecniche a livello individuale e collettivo”. In particolare per i produttori italiani il cui prezzo medio nell’ultimo decennio è stato comunque superiore del 10% rispetto a quello UE, ma va rilevato che questa forbice si va sempre più assottigliando: nel decennio precedente infatti il plus di valore del latte italiano rispetto a quello UE era di circa il 15%.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Blue Tongue: Regione Veneto appronta un piano per vaccinare tutto il patrimonio zootecnico regionale

220px-bluetongue_virusProseguono i casi di contagio di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che ha colpito greggi e armenti del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che ha raggiunto anche gli allevamenti delle altre province venete. Per contrastare la diffusione dell’epidemia, i Servizi veterinari della Regione hanno presentato al ministero per la Salute  un piano regionale di vaccinazioni a tappeto, esteso a tutto il territorio regionale e rivolto a tutto il patrimonio zootecnico.

Acquisto vaccini a carico della Regione, somministrazione a carico degli allevatori. “Compreremo un milione 700 mila dosi di vaccino, per assicurare a tutti gli allevatori di bovini da latte e da carne e di ovicaprini la somministrazione gratuita delle dosi necessarie”, assicurano gli assessori alla Salute e all’Agricoltura, Luca Coletto e Giuseppe Pan, al termine dell’incontro con tutte le associazioni professionali degli allevatori veneti. Il piano di vaccinazione, attualmente al vaglio del Ministero per la necessaria approvazione,  interesserà 443 mila bovini da carne, 419 mila bovini da latte, 55 mila ovini e 19 mila caprini. Per i bovini sarà necessario effettuare un richiamo dopo 3 settimane e, per tutte le specie, un ulteriore richiamo a distanza di un anno.  “Confermiamo agli allevatori quanto già promesso: la Regione Veneto si farà carico dell’acquisto dei vaccini – dichiara Giuseppe Pan – mentre la somministrazione resterà a carico degli allevatori, che potranno avvalersi dei veterinari aziendali o, in alternativa per le piccole aziende, dei veterinari Ulss”.

Certificazioni gratuite per spostamenti. Oltre alla fornitura gratuita dei vaccini, la Regione assicura il rilascio gratuito da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “L’intero Veneto è stato dichiarato zona di restrizione – chiarisce Pan – e, quindi, per aiutare gli allevatori abbiamo previsto l’esonero dall’obbligo di certificazione (il  modello 4) per i capi avviati a macellazione  e il rilascio gratuito di tale certificazione per quanti dovranno essere movimentati fuori regione. Si tratta di un’ ulteriore semplificazione che vale oltre 30 euro di risparmio a capo per gli allevatori e che agevola le aziende in questa difficile fase di mercato”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Ultima ora, epidemia “lingua blu”, Regione conferma vaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione

220px-bluetongue_virusVaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione per puntare alla eradicazione della malattia e certificazioni veterinarie per la movimentazione dei capi a carico dei servizi veterinari delle Ulss, sono le due nuove azioni che la Regione Veneto  intende assumere per contenere e debellare l’epidemia di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi e armenti negli alpeggi del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che, con la ‘demonticazione’ dei capi, rischia di arrivare anche in pianura.

Campagna vaccinale. “Nella riunione odierna con i responsabili dei servizi veterinari e di sicurezza alimentare, del dipartimento Agricoltura e del dipartimento Prevenzione della Regione Veneto abbiamo monitorato gli esiti delle prime azioni condotte per contenere l’epidemia e definito il piano d’azione per l’eradicazione del virus”, informano gli assessori Giuseppe Pan (agricoltura) e Luca Coletto (sanità),  che lavorano in tandem per la gestione dell’emergenza. “Dopo l’acquisto delle 104 mila dosi per la vaccinazione in massa degli ovicaprini delle tre province interessate di Belluno, Treviso e Vicenza  e aver reso obbligatoria la profilassi per i bovini soggetti alle ‘zone di restrizione’ con spese a carico dei proprietari, ora procediamo a intensificare la campagna vaccinale in modo di arrivare a coprire almeno l’80 per cento del patrimonio zootecnico bersaglio del virus”.

Una questione di interesse pubblico. La Regione Veneto provvederà quindi ad acquistare e a fornire alle Ulss  dosi gratuite di vaccino per i bovini delle zone soggette ‘a restrizione’ e renderà gratuito il rilascio da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “Di norma, tale certificazione è a carico degli allevatori, in quanto funzionale agli interessi delle aziende – spiega Pan –ma in questo caso, poiché la prevenzione del contagio del virus della ‘lingua blu’ è questione di interesse pubblico, sarà la Regione a farsene carico. Di concerto con l’assessore alla sanità predisporrò un provvedimento, da sottoporre alla Giunta, che renda gratuito il costo delle attestazioni veterinarie per la movimentazioni dei bovini, attualmente pari a 32,5 euro”. Per permettere la vaccinazione dell’intero patrimonio zootecnico delle specie sensibili,  la Regione punta, inoltre, alla collaborazione con gli allevatori e le associazioni di categoria per le operazioni di somministrazione. Le aziende che dispongono del veterinario aziendale sono invitate a provvedere in proprio alla somministrazione del vaccino. Le altre potranno rivolgersi ai Servizi veterinari delle Ulss, che – prospettano i due assessori – adotteranno tariffe calmierate.

Effetti. “La ‘Blue tongue’ non è una malattia trasmissibile all’uomo – ricordano Coletto e  Pan – ed è letale solo per gli ovicaprini, non per i bovini. Tuttavia ha pesanti riflessi sulla movimentazione e sui prezzi di mercato del patrimonio zootecnico. Lavoriamo, quindi, per debellare il virus, con un piano vaccinale di copertura a lungo termine”. Nel frattempo i servizi veterinari delle Ulss delle aree interessate dai focolai  hanno già provveduto a vaccinare oltre 20 mila capi e a monitorare buona parte degli animali all’alpeggio (ovicaprini e bovini): oltre la metà dei bovini saliti nei mesi estivi nelle malghe hanno superato i test di controllo e sono già rientrati nelle stalle di pianura. Nelle aree a maggior rischio di diffusione proseguono i controlli clinici negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Epidemia “lingua blu”, Regione attiva vaccinazione di massa per ovicaprini, quella dei bovini, al momento a carico dei proprietari

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Vaccini solo per gli ovini e bovini liberi di ammalarsi, è questa la considerazione  di Coldiretti di fronte al diffondersi dell’epidemia da blu tongue, espressa all’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan durante l’incontro con il consiglio provinciale dell’organizzazione agricola padovana.

Retromarcia regionale. “A causa delle scarse risorse di cassa la priorità d’intervento è nei confronti di pecore e capre in quanto il numero di capi soddisfa le scorte economiche accantonate in caso di simili calamità.  Ma se a vacche, manze buoi e vitelli non viene riservato lo stesso trattamento il virus non sarà mai eradicato dal territorio veneto”, afferma Martino Cerantola, presidente regionale dell’organizzazione agricola.  Coldiretti sottolinea l’improvvisa retromarcia degli uffici della Regione Veneto che di primo acchito  avevano garantito una copertura totale, fatto salvo poi verificare con il pallottoliere che i soldi non bastano e quindi operare le vaccinazioni solo per i greggi. “Cosi facendo il Veneto non sarà mai zona indenne a meno che gli imprenditori non si assumano direttamente l’onere del costo del vaccino: soluzione questa che non aiuta di certo gli allevatori già provati da una crisi di mercato senza fine con effetti speculativi già in atto”. Coldiretti  chiede che” le colpe di qualche falla sanitaria europea non ricadano per l’ennesima volta sugli agricoltori che hanno interesse quotidianamente di  difendere le mandrie e a garantire la salubrità delle carni ai consumatori. I servizi sanitari regionali su questo non possono sgarrare altrimenti  saranno responsabili della scomparsa di migliaia di stalle”.

La risposta della Regione. “Con il decreto di acquisto di 104 mila dosi di vaccini è partita la campagna regionale di vaccinazione di massa delle capre e delle pecore del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano contro la ‘blue tongue’, l’epidemia di febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi, mandrie e allevamenti negli alpeggi del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano. Veicolata da un insetto, la malattia della ‘lingua blu’ (così  denominata perché causa dermatosi e ingrossamento della lingua sino a fermarne la circolazione sanguigna) non è una malattia trasmissibile all’uomo, né contamina carni e latte nei bovini, ma ha esiti letali nei capi ovicaprini“.

Colpiti ad oggi 72 capi. Continua la nota della Regione: “La diffusione dell’epidemia della febbre catarrale maligna è costantemente monitorata dai Servizi veterinari del Veneto sin da fine agosto, data del primo focolaio segnalato nel Feltrino. Sinora la ‘blue tongue’ ha già colpito 72 capi (dati aggiornati a due giorni fa, dal Servizio veterinario e di sicurezza alimentare della Regione Veneto), di cui 36 pecore, 2 capre, 1 muflone selvatico e 33 bovini. I focolai, inizialmente concentrati negli alpeggi del Feltrino, si sono progressivamente diffusi all’intera provincia di Belluno, al Vicentino e all’Alta Marca. L’epidemia è stata probabilmente innescata da capi infetti importati. I veterinari delle due Ulss bellunesi hanno iniziato ai primi di settembre a vaccinare capre e pecore, là dove si sono verificati i primi focolai e ora il Centro regionale acquisti in sanità (Cras) sta provvedendo, con procedura di urgenza e centralizzata, all’acquisto delle dosi di vaccino, necessarie per la copertura vaccinale (servono due dosi nel biennio) dei 52 mila capi ovicaprini stimati nelle tre province interessate, Belluno, Rovigo e Vicenza”.

Blue tongue vaccinazione resa falcoltativa dal Ministero della salute. A differenza della precedente epidemia del 2008, quando intervenne il Ministero della salute con un piano straordinario di vaccinazioni obbligatorie su tutto il patrimonio zootecnico, ora non esiste più l’obbligo vaccinale nei confronti della ‘blue tongue’. “Il ministero della Sanità ha reso facoltative le vaccinazioni,  scaricandone così l’onere sulle Regioni – mette in evidenza Pan – che devono quindi effettuarle solo utilizzando risorse proprie. Per ora abbiamo quindi dato precedenza al piano di vaccinazione  degli ovicaprini nelle aree interessate dai focolai, al fine di preservare il patrimonio zootecnico, con un impegno di spesa di circa 100 mila euro per l’acquisto delle dosi”. Il Servizio veterinario e di sicurezza animale della Regione Veneto prosegue i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Bovini, al momento la vaccinazione è a carico dei proprietari. Pan conclude: “Siamo consapevoli che per eradicare la malattia sarebbe necessario estendere la vaccinazione anche  ai circa 160 mila bovini presenti nelle zone interessate. L’attuale piano di profilassi richiede in via prioritaria la vaccinazione obbligatoria dei bovini che devono essere movimentati dalle zone di restrizione e di quelli da riproduzione, con spese però a carico dei proprietari. Per oggi è stato indetto un vertice con i tecnici dei servizi di prevenzione veterinaria sull’emergenza ‘blue tongue’ nel corso del quale, compatibilmente con le ristrette disponibilità del bilancio regionale, cercheremo di trovare una soluzione anche alle richieste delle organizzazioni professionali degli allevatori di bovini di essere  aiutati dalla Regione nel sostenere l’onere vaccinale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

“Blue Tongue”, controlli veterinari negli alpeggi vicentini in vista della Transumanza

220px-bluetongue_virusCon settembre, inizia il rientro del bestiame dall’alpeggio ed i Servizi Veterinari e di Sicurezza alimentare della Regione Veneto stanno intensificando i controlli per prevenire la diffusione della ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che colpisce capi bovini e ovicaprini con esiti letali per questi ultimi.

Periodo di feste. Il piano di monitoraggio straordinario, avviato ad agosto negli alpeggi del Bellunese, in questi giorni è stato esteso agli alpeggi vicentini per escludere la circolazione del virus nelle mandrie che si apprestano a rientrare in pianura. Sono, infatti, questi i giorni della ‘demonticazione’, che fa mobilitare centinaia di bovini dai pascoli di montagna alle stalle di pianura (tra le più imponenti, ricordiamo quella di Bressanvido). 

I casi sinora in Veneto. Secondo quanto rilevato dalla Rete di sorveglianza epidemiologica dei Servizi veterinari regionali, nella nostra regione si sono registrati 20 casi di animali infetti nelle province di Belluno e Treviso (le prime ad essere colpite) e 2 nella provincia di Vicenza. Dopo i primi provvedimenti di ‘restrizione’ che hanno circoscritto le aree interessate dai focolai, impedendo qualunque movimentazione degli animali, la Regione Veneto ha predisposto e inviato al Ministero della salute, il piano di vaccinazioni obbligatorie per gli ovicaprini (100 mila capi tra Vicenza, Treviso e Belluno) con spesa a carico del bilancio regionale. Le vaccinazioni per i bovini che devono spostarsi dalle ‘zone di restrizione’ sono, invece, a carico del proprietario. In attesa dell’approvazione ministeriale del piano vaccinale, i veterinari della Regione hanno provveduto a vaccinare pecore e capre nel Bellunese, là dove si sono verificati il maggior numero di focolai e di capi contagiati, al fine di garantire il benessere animale e la sopravvivenza delle greggi. In sinergia con l’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie e con la collaborazione delle organizzazioni professionali degli allevatori, proseguono, quindi, i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto