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Zootecnia e lattiero caseario, Regione Veneto riconosce due nuove associazioni di secondo livello tra produttori

La Regione Veneto ha riconosciuto ufficialmente due nuove associazioni di organizzazioni di produttori (AOP) nel comparto zootecnico e lattiero caseario. Si tratta di Aop Agriform, società consortile a responsabilità limitata con sede a Sommacampagna (Verona) nel settore lattiero caseario e di Aop Italia Zootecnica, società cooperativa agricola a responsabilità limitata con sede a Legnaro (Padova) nel settore carni bovine.

Chi sono. Aop Agriform è nata su input dell’omonima associata commerciale Agriform, società cooperativa agricola che ha promosso l’aggregazione con due organizzazioni di produttori venete (Lattebusche di Belluno e Latterie Vicentine di Vicenza) e un’organizzazione emiliano romagnola (Santa Vittoria di Piacenza), tutte produttrici di formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) con particolare riferimento al Grana Padano. Coinvolge oltre 800 allevatori con in media circa 50 capi per stalla e assomma un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro. Aop Italia Zootecnica rappresenta le principali organizzazioni di produttori a livello nazionale: 5 Op venete, e precisamente Azove di Padova, Scaligera di Verona, Vitello di marca tricolore di Treviso, Vitellone di marca tricolore di Treviso ed Op Unicarve di Padova; a queste si aggiungono, in veste di soci sovventori, 4 associazioni di produttori: Asprocarne Piemonte, Bovinmarche, Consorzio Carni Sicilia ed Unicarve Associazione. Aop Italia Zootecnica rappresenta 1632 allevatori associati con una produzione annua di 544.368 bovini per un valore di oltre 870 milioni di euro.

Due comparti che generano il 14 per cento del valore della produzione agricola regionale. “Insieme si è più forti e si fa più strada – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan – Le due associazioni di organizzazioni di produttori sono state riconosciute dopo un lungo percorso condiviso con la Regione Veneto e grazie ad un efficiente gioco di squadra tra pubblica amministrazione ed imprese private, al fine di permettere alle aziende di essere interlocutori qualificati e privilegiati delle istituzioni locali, nazionali ed europee e di creare un percorso di forte aggregazione commerciale sia nella produzione lattiero casearia sia nella carne bovina. Zootecnia e produzione lattiero casearia in Veneto generano prodotti per quasi 840 milioni di euro, pari al 14 per cento del valore della produzione dell’intero comparto agricolo regionale”.

Prossimi passi. Il primo impegno operativo di Aop Agriform sarà la promozione dei formaggi veneti Dop nel Nord America. Obiettivo di Aop Italia Zootecnica è di essere punto di riferimento unico a livello nazionale per organizzare un sistema commerciale con regole trasparenti al fine di distribuire equamente lungo tutta la filiera il valore delle proprie produzioni, grazie anche al progetto del “Consorzio Sigillo Italiano” volto a comunicare ai consumatori la qualità dei prodotti certificati.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Fieragricola di Verona 2018 sarà la capitale del latte e della zootecnia

Sarà Fieragricola la capitale del latte e della zootecnia, quando a Verona si ritroveranno, dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, tutti gli espositori della cosiddetta zootecnia di precisione: robot e impianti di mungitura, impianti per la preparazione e la distribuzione automatizzata dei mangimi, software e microchip per il controllo a distanza della mandria, degli impianti di ventilazione, dei sistemi per la pulizia delle stalle.

In mostra. Tre padiglioni su 10 saranno dedicati alle tecnologie e prodotti per la zootecnia, per la produzione zootecnica, le energie rinnovabili (padiglione 9); mostre e concorsi animali, animali da allevamento e genetica (padiglione 10); Eurocarne, salone delle soluzioni per la filiera corta delle carni, che avrà una forte interazione con tutto il segmento dell’allevamento e dell’ospitalità rurale (padiglione 12). Le nuove tecnologie digitali, insieme alle pratiche per migliorare il benessere animale, la multifunzionalità aziendale, l’applicazione di economie di scala (attuabili magari ricorrendo ai servizi per conto terzi), saranno la strada per produzioni più sicure sul piano della salubrità e della qualità e più sostenibili sul versante economico, ambientale e sociale.

I concorsi nel ring. Tre, in particolare, saranno i concorsi degli animali, realizzati in collaborazione con l’Associazione italiana allevatori, da sempre partner di Fieragricola. Accanto agli eventi consolidati, come il Dairy Open Holstein Show (appuntamento internazionale dedicato alla razza Frisona) e alla mostra nazionale della razza Bruna (nel 2020 impegnata proprio a Verona nella gara europea), la grande novità del 2018 sarà il concorso europeo della Limousine, forse la più prestigiosa delle razze da carne allevate in Italia.

Spazio a suini, bovini da carne, avicoli. Particolari eventi, inoltre, saranno dedicati alla suinicoltura (eventi di Crefis, il Centro ricerche delle filiere suinicole, e 3tre3), all’avicoltura, alla carne bovina e alla nutrizione, grazie alla partecipazione, fra gli espositori, di Assalzoo, associazione di riferimento nazionale per i produttori di mangimi.

Il Milk Day. Grazie alla collaborazione di Fieragricola con NewBusiness Media, il 2 febbraio sarà celebrato il Milk Day, con approfondimenti e studi dedicati a tutta la filiera lattiero casearia. Il futuro del latte. Ad ottobre 2017 Verona ha ospitato un incontro tra importanti gruppi internazionali, organizzato da Clal.it, portale di riferimento mondiale per il settore lattiero caseario, i cui dati evidenziano per il periodo gennaio-agosto 2017 un incremento delle consegne di latte nell’Unione europea dello 0,08% su base tendenziale. Così, se Germania e Francia hanno rallentato le produzioni, con una flessione rispettivamente del 2,3% e del 2,4% in confronto allo stesso periodo del 2016, segnano invece una tendenza positiva nelle consegne Italia (+2,9%), Irlanda (+8,1%), Polonia (+4,5%), Repubblica Ceca (+5%), Romania (+6,2%), Spagna (+0,8%), Bulgaria (+11,8%), Austria (+0,6%), Belgio (+1,4%), Lussemburgo (+0,4%) e Cipro (+9,8 per cento). Il livello complessivo della produzione nella Ue-28 nei primi otto mesi del 2017 ha raggiunto quota 105.652.000 tonnellate, 83.000 tonnellate in più su base tendenziale.

Lo scenario, secondo gli analisti del team di Clal.it, non dovrebbe influire negativamente sui prezzi, che si mantengono elevati in tutta Europa (Friesland Campina, realtà cooperativa olandese fra le più importanti al mondo, con oltre 18mila allevatori associati, ha garantito un prezzo per il latte crudo a ottobre 2017 di 41,75 euro per 100 chilogrammi, con un aumento di 1,25 euro rispetto al prezzo garantito per settembre; prezzo che sale a 49,50 euro/100 kg in caso di produzione biologica).

La proiezione del bilancio (domanda e offerta) in equivalente latte al 31 dicembre dovrebbe segnare per tutto il 2017 un saldo negativo. Tuttavia, Clal.it rileva un riequilibrio nelle produzioni di materia grassa (aspetto che potrebbe influire sui listini del burro) e una tendenza ad aumentare le produzioni lattiere dallo scorso mese di giugno. Qualora le esportazioni dovessero segnare una battuta d’arresto e le produzioni di latte dovessero aumentare notevolmente, non si può escludere una frenata dei prezzi. Per ora, il bilancio è soddisfacente. Nei primi otto mesi del 2017 sono infatti cresciute le esportazioni europee di formaggi (+6,8%), di SMP (+43,3%), di WMP (+1,9%), di latte per l’infanzia (+13,4%), di yogurt (+11 per cento). Sono diminuite, nei primi otto mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2016 le esportazioni di latte e panna (-8,1%) e di burro (-18,8 per cento). Una situazione che impone molta prudenza agli allevatori, i quali dovrebbero ad oggi puntare più sulla sostenibilità delle produzioni che sulla mera quantità.

Zootecnia, al via i controlli a campione regionali sull’etichettatura obbligatoria delle carni

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il programma operativo regionale 2017 inerente ai controlli a campione sull’etichettatura obbligatoria delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine.

Investimento di circa 100 mila euro. “L’Unione Europea ha stabilito le modalità di applicazione del sistema che assicura la tracciabilità del relativo prodotto attraverso l’etichettatura, con lo scopo di informare il consumatore sull’origine e le altre caratteristiche importanti del prodotto acquistato. La Regione Veneto, che dal 2007 è impegnata a garantire la qualità delle carni con un processo di verifica e monitoraggio dell’intera filiera produttiva, finanzia controlli a campione dei Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locale impegnando quasi 100 mila euro del bilancio del settore primario”, spiega l’assessore all’Agricoltura Pan.

Quest’anno i controlli coinvolgeranno 333 operatori sui complessivi 3.900 operatori della filiera che vede il Veneto primo produttore nazionale nel comparto zootecnico per la carne bovina. “La qualità è il principale carattere distintivo anche della carne bovina, ciò significa selezione delle razze, allevamenti che assicurano il rispetto della salute e del benessere degli animali e dell’ambiente, alimentazione corretta del bestiame con controlli costanti in allevamento, alla macellazione e ai punti di vendita a garanzia del necessario livello di protezione”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

A Vidor (TV) la prima stalla in Italia gestita con un’app

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Fabio Curto

Dalla mungitura all’allattamento dei vitelli, dall’alimentazione al controllo delle malattie: tutto con un’app. È di Vidor, in provincia di Treviso, la prima stalla interamente robotizzata d’Italia, dove con un unico software viene tenuto sotto controllo l’intero andamento dell’allevamento.

2 dicembre, la stalla apre le porte. Si tratta dell’azienda agricola Ponte Vecchio, che venerdì 2 dicembre presenterà in anteprima assoluta la novità con un Open day nazionale, in collaborazione con Lely, azienda leader mondiale nella robotizzazione degli allevamenti, che punta a far scoprire come l’automazione si possa adattare all’allevamento zootecnico da latte. Durante l’evento, che si svolgerà dalle 10 alle 16, sarà possibile vedere in anteprima come lavora il nuovo software gestionale del robot, massimizzando l’efficienza della stalla.

Un software controlla i robot che gestiscono mungitura, alimentazione e allattamento
. “Ci sono già aziende in Italia ad avere adottato la tecnologia in alcune fasi della produzione, ma la nostra è la prima ad essere completamente robotizzata – spiega Fabio Curto, che conduce l’azienda con i familiari ed è presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto -. La novità è che tutto è controllato dal computer o da un’app sullo smartphone con un unico software gestionale, in maniera costante e continua 24 ore su 24, a garanzia non solo di una maggiore efficienza produttiva, ma anche del benessere degli animali e di una maggiore qualità della produzione. In qualsiasi parte del mondo io sia, basta che apra la app sul telefonino per avere sotto controllo la situazione delle stalle e sapere se le vacche mangiano e quanto mangiano, se hanno qualche problema sanitario, quanto latte fanno, se sono in calore e se hanno la mastite, se i vitellini vengono allattati a sufficienza. Qualsiasi tipo di anomalia o non conformità viene segnalata dal sistema, così come è possibile conoscere i dati sull’efficienza dell’allevamento, sulla produzione, sul consumo dell’energia».

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Famiglia Curto

Innovazione, con un occhio di riguardo alla tradizione. L’azienda Ponte Vecchio è una realtà storica, fondata da Sebastiano Curto negli anni Cinquanta, costruita all’interno di un vecchio mulino vicino al ponte che, attraversando il Piave, unisce la pianura trevigiana a Valdobbiadene. Oggi le redini sono in mano ai giovani che, in un momento di crisi come quella che sta attraversando il settore lattiero-caseario, hanno voluto con coraggio puntare sul futuro in maniera importante, innovando in tecnologia e management aziendale fino ad arrivare ad essere un unicum da imitare. «Lo sviluppo tecnologico non ci fa perdere il fil rouge che ci lega alla tradizione – avverte Curto -, che la nostra azienda porta avanti sia nella trasformazione dei prodotti, sia nella gestione attenta del territorio. Riteniamo, però, che oggi sia fondamentale evolversi al passo con le più moderne tecnologie produttive, per far fronte a diversi e nuovi scenari. Le tecnologie ci sollevano da gran parte del lavoro manuale, consentendoci un’organizzazione più svincolata dagli orari: a Natale non devo più, ad esempio, alzarmi alle 5 per mungere, perché posso organizzare tutto con il software. Ma anche la qualità e la produzione migliorano, perché le vacche si possono mungere fino a cinque volte al giorno con meno probabilità di mastite, in quanto la ghiandola mammaria è meno stressata. I dati parlano da soli: da quando abbiamo introdotto i macchinari i capi sono aumentati del 25 per cento, così come la produzione di latte». L’azienda Ponte Vecchio munge attualmente 120 vacche con due robot Lely Astronaut, un box dotato di un braccio meccanico. Con un Lely Vector, un robot dotato di un grande serbatoio, viene distribuito il cibo, mentre l’allattamento dei vitellini viene garantito da un robot Lely Calm, fornito di ciuccio. Ovviamente, la presenza dell’uomo è sempre necessaria per il controllo delle macchine e nelle diverse fasi della produzione.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Latte, tutti gli indici della crisi del settore

quote_latteSale il prezzo del latte spot, ma il beneficio ricade in favore della minoranza dei produttori, circa 1 su 10, l’equivalente del latte venduto al di fuori di contratti preesistenti. E la situazione nelle stalle, secondo le indagini realizzate dagli esperti de L’Informatore Agrario, rimane pessima per 8 aziende su 10. Mentre i pochi virtuosi che fanno reddito (10%) ce la fanno grazie a una gestione perfetta ma ancor più in virtù di un’incidenza light di ammortamenti e oneri finanziari; un peso leggero sul bilancio aziendale che però pochi possono permettersi. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è emerso nel convegno “Crisi da zootecnia da latte: la sfida si vince con gli indici di efficienza economica e tecnica”, organizzato a Cremona Fiere da L’Informatore Agrario in collaborazione con l’ente fieristico e il Servizio di assistenza tecnica agli allevamenti dell’Associazione allevatori della Regione Lombardia.

Poche le stalle che raggiungono il punto di pareggio. Le ‘stalle eccellenti’, secondo l’agronomo Michele Campiotti, che ha studiato quaranta aziende da latte del Nord Italia, battono la volatilità più drammatica della storia del latte italiano solo se mettono in fila un ‘percorso netto’ statisticamente difficile, in grado però di fissare il punto di pareggio a 31,46 euro ogni 100 litri di latte, di far registrare una produzione lorda vendibile per vacca di 4.883 euro e di marginalizzare ben il 14,5% della produzione lorda vendibile (plv). Una media ‘nordeuropea’, che si consegue a patto che si rientri in parametri rigorosi. A partire da un costo totale della produzione sotto i 40 euro, oppure con le spese per l’alimentazione a meno di 24 euro/100 al litro, della manodopera a meno di 7 di euro/100 L, di ammortamenti e oneri finanziari (meno di 4 euro/100 L) che non possono pesare più del 10% della plv. Il problema è che su quest’ultima voce per 6 aziende su 10 l’incidenza è maggiore fino a 3-4 volte rispetto l’indice di sostenibilità.

Tre crisi in meno di dieci anni. Per Ermanno Comegna, analista de L’Informatore Agrario: “Questa è la terza crisi ciclica registrata in Europa dal 2007 a oggi, ed è la peggiore se non altro per la sua durata – che arriva ormai a 50 mesi – e per il permanere di lunghi periodi ben sotto il livello medio di lungo periodo, fissato a 32,65 euro al quintali”. Una volatilità, fanno notare gli analisti, che pesa in modo determinante sugli allevatori europei e “la cui soluzione potrebbe arrivare attraverso un cambio di approccio da parte delle imprese zootecniche a livello individuale e collettivo”. In particolare per i produttori italiani il cui prezzo medio nell’ultimo decennio è stato comunque superiore del 10% rispetto a quello UE, ma va rilevato che questa forbice si va sempre più assottigliando: nel decennio precedente infatti il plus di valore del latte italiano rispetto a quello UE era di circa il 15%.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Blue Tongue: Regione Veneto appronta un piano per vaccinare tutto il patrimonio zootecnico regionale

220px-bluetongue_virusProseguono i casi di contagio di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che ha colpito greggi e armenti del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che ha raggiunto anche gli allevamenti delle altre province venete. Per contrastare la diffusione dell’epidemia, i Servizi veterinari della Regione hanno presentato al ministero per la Salute  un piano regionale di vaccinazioni a tappeto, esteso a tutto il territorio regionale e rivolto a tutto il patrimonio zootecnico.

Acquisto vaccini a carico della Regione, somministrazione a carico degli allevatori. “Compreremo un milione 700 mila dosi di vaccino, per assicurare a tutti gli allevatori di bovini da latte e da carne e di ovicaprini la somministrazione gratuita delle dosi necessarie”, assicurano gli assessori alla Salute e all’Agricoltura, Luca Coletto e Giuseppe Pan, al termine dell’incontro con tutte le associazioni professionali degli allevatori veneti. Il piano di vaccinazione, attualmente al vaglio del Ministero per la necessaria approvazione,  interesserà 443 mila bovini da carne, 419 mila bovini da latte, 55 mila ovini e 19 mila caprini. Per i bovini sarà necessario effettuare un richiamo dopo 3 settimane e, per tutte le specie, un ulteriore richiamo a distanza di un anno.  “Confermiamo agli allevatori quanto già promesso: la Regione Veneto si farà carico dell’acquisto dei vaccini – dichiara Giuseppe Pan – mentre la somministrazione resterà a carico degli allevatori, che potranno avvalersi dei veterinari aziendali o, in alternativa per le piccole aziende, dei veterinari Ulss”.

Certificazioni gratuite per spostamenti. Oltre alla fornitura gratuita dei vaccini, la Regione assicura il rilascio gratuito da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “L’intero Veneto è stato dichiarato zona di restrizione – chiarisce Pan – e, quindi, per aiutare gli allevatori abbiamo previsto l’esonero dall’obbligo di certificazione (il  modello 4) per i capi avviati a macellazione  e il rilascio gratuito di tale certificazione per quanti dovranno essere movimentati fuori regione. Si tratta di un’ ulteriore semplificazione che vale oltre 30 euro di risparmio a capo per gli allevatori e che agevola le aziende in questa difficile fase di mercato”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Ultima ora, epidemia “lingua blu”, Regione conferma vaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione

220px-bluetongue_virusVaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione per puntare alla eradicazione della malattia e certificazioni veterinarie per la movimentazione dei capi a carico dei servizi veterinari delle Ulss, sono le due nuove azioni che la Regione Veneto  intende assumere per contenere e debellare l’epidemia di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi e armenti negli alpeggi del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che, con la ‘demonticazione’ dei capi, rischia di arrivare anche in pianura.

Campagna vaccinale. “Nella riunione odierna con i responsabili dei servizi veterinari e di sicurezza alimentare, del dipartimento Agricoltura e del dipartimento Prevenzione della Regione Veneto abbiamo monitorato gli esiti delle prime azioni condotte per contenere l’epidemia e definito il piano d’azione per l’eradicazione del virus”, informano gli assessori Giuseppe Pan (agricoltura) e Luca Coletto (sanità),  che lavorano in tandem per la gestione dell’emergenza. “Dopo l’acquisto delle 104 mila dosi per la vaccinazione in massa degli ovicaprini delle tre province interessate di Belluno, Treviso e Vicenza  e aver reso obbligatoria la profilassi per i bovini soggetti alle ‘zone di restrizione’ con spese a carico dei proprietari, ora procediamo a intensificare la campagna vaccinale in modo di arrivare a coprire almeno l’80 per cento del patrimonio zootecnico bersaglio del virus”.

Una questione di interesse pubblico. La Regione Veneto provvederà quindi ad acquistare e a fornire alle Ulss  dosi gratuite di vaccino per i bovini delle zone soggette ‘a restrizione’ e renderà gratuito il rilascio da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “Di norma, tale certificazione è a carico degli allevatori, in quanto funzionale agli interessi delle aziende – spiega Pan –ma in questo caso, poiché la prevenzione del contagio del virus della ‘lingua blu’ è questione di interesse pubblico, sarà la Regione a farsene carico. Di concerto con l’assessore alla sanità predisporrò un provvedimento, da sottoporre alla Giunta, che renda gratuito il costo delle attestazioni veterinarie per la movimentazioni dei bovini, attualmente pari a 32,5 euro”. Per permettere la vaccinazione dell’intero patrimonio zootecnico delle specie sensibili,  la Regione punta, inoltre, alla collaborazione con gli allevatori e le associazioni di categoria per le operazioni di somministrazione. Le aziende che dispongono del veterinario aziendale sono invitate a provvedere in proprio alla somministrazione del vaccino. Le altre potranno rivolgersi ai Servizi veterinari delle Ulss, che – prospettano i due assessori – adotteranno tariffe calmierate.

Effetti. “La ‘Blue tongue’ non è una malattia trasmissibile all’uomo – ricordano Coletto e  Pan – ed è letale solo per gli ovicaprini, non per i bovini. Tuttavia ha pesanti riflessi sulla movimentazione e sui prezzi di mercato del patrimonio zootecnico. Lavoriamo, quindi, per debellare il virus, con un piano vaccinale di copertura a lungo termine”. Nel frattempo i servizi veterinari delle Ulss delle aree interessate dai focolai  hanno già provveduto a vaccinare oltre 20 mila capi e a monitorare buona parte degli animali all’alpeggio (ovicaprini e bovini): oltre la metà dei bovini saliti nei mesi estivi nelle malghe hanno superato i test di controllo e sono già rientrati nelle stalle di pianura. Nelle aree a maggior rischio di diffusione proseguono i controlli clinici negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Epidemia “lingua blu”, Regione attiva vaccinazione di massa per ovicaprini, quella dei bovini, al momento a carico dei proprietari

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Vaccini solo per gli ovini e bovini liberi di ammalarsi, è questa la considerazione  di Coldiretti di fronte al diffondersi dell’epidemia da blu tongue, espressa all’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan durante l’incontro con il consiglio provinciale dell’organizzazione agricola padovana.

Retromarcia regionale. “A causa delle scarse risorse di cassa la priorità d’intervento è nei confronti di pecore e capre in quanto il numero di capi soddisfa le scorte economiche accantonate in caso di simili calamità.  Ma se a vacche, manze buoi e vitelli non viene riservato lo stesso trattamento il virus non sarà mai eradicato dal territorio veneto”, afferma Martino Cerantola, presidente regionale dell’organizzazione agricola.  Coldiretti sottolinea l’improvvisa retromarcia degli uffici della Regione Veneto che di primo acchito  avevano garantito una copertura totale, fatto salvo poi verificare con il pallottoliere che i soldi non bastano e quindi operare le vaccinazioni solo per i greggi. “Cosi facendo il Veneto non sarà mai zona indenne a meno che gli imprenditori non si assumano direttamente l’onere del costo del vaccino: soluzione questa che non aiuta di certo gli allevatori già provati da una crisi di mercato senza fine con effetti speculativi già in atto”. Coldiretti  chiede che” le colpe di qualche falla sanitaria europea non ricadano per l’ennesima volta sugli agricoltori che hanno interesse quotidianamente di  difendere le mandrie e a garantire la salubrità delle carni ai consumatori. I servizi sanitari regionali su questo non possono sgarrare altrimenti  saranno responsabili della scomparsa di migliaia di stalle”.

La risposta della Regione. “Con il decreto di acquisto di 104 mila dosi di vaccini è partita la campagna regionale di vaccinazione di massa delle capre e delle pecore del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano contro la ‘blue tongue’, l’epidemia di febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi, mandrie e allevamenti negli alpeggi del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano. Veicolata da un insetto, la malattia della ‘lingua blu’ (così  denominata perché causa dermatosi e ingrossamento della lingua sino a fermarne la circolazione sanguigna) non è una malattia trasmissibile all’uomo, né contamina carni e latte nei bovini, ma ha esiti letali nei capi ovicaprini“.

Colpiti ad oggi 72 capi. Continua la nota della Regione: “La diffusione dell’epidemia della febbre catarrale maligna è costantemente monitorata dai Servizi veterinari del Veneto sin da fine agosto, data del primo focolaio segnalato nel Feltrino. Sinora la ‘blue tongue’ ha già colpito 72 capi (dati aggiornati a due giorni fa, dal Servizio veterinario e di sicurezza alimentare della Regione Veneto), di cui 36 pecore, 2 capre, 1 muflone selvatico e 33 bovini. I focolai, inizialmente concentrati negli alpeggi del Feltrino, si sono progressivamente diffusi all’intera provincia di Belluno, al Vicentino e all’Alta Marca. L’epidemia è stata probabilmente innescata da capi infetti importati. I veterinari delle due Ulss bellunesi hanno iniziato ai primi di settembre a vaccinare capre e pecore, là dove si sono verificati i primi focolai e ora il Centro regionale acquisti in sanità (Cras) sta provvedendo, con procedura di urgenza e centralizzata, all’acquisto delle dosi di vaccino, necessarie per la copertura vaccinale (servono due dosi nel biennio) dei 52 mila capi ovicaprini stimati nelle tre province interessate, Belluno, Rovigo e Vicenza”.

Blue tongue vaccinazione resa falcoltativa dal Ministero della salute. A differenza della precedente epidemia del 2008, quando intervenne il Ministero della salute con un piano straordinario di vaccinazioni obbligatorie su tutto il patrimonio zootecnico, ora non esiste più l’obbligo vaccinale nei confronti della ‘blue tongue’. “Il ministero della Sanità ha reso facoltative le vaccinazioni,  scaricandone così l’onere sulle Regioni – mette in evidenza Pan – che devono quindi effettuarle solo utilizzando risorse proprie. Per ora abbiamo quindi dato precedenza al piano di vaccinazione  degli ovicaprini nelle aree interessate dai focolai, al fine di preservare il patrimonio zootecnico, con un impegno di spesa di circa 100 mila euro per l’acquisto delle dosi”. Il Servizio veterinario e di sicurezza animale della Regione Veneto prosegue i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Bovini, al momento la vaccinazione è a carico dei proprietari. Pan conclude: “Siamo consapevoli che per eradicare la malattia sarebbe necessario estendere la vaccinazione anche  ai circa 160 mila bovini presenti nelle zone interessate. L’attuale piano di profilassi richiede in via prioritaria la vaccinazione obbligatoria dei bovini che devono essere movimentati dalle zone di restrizione e di quelli da riproduzione, con spese però a carico dei proprietari. Per oggi è stato indetto un vertice con i tecnici dei servizi di prevenzione veterinaria sull’emergenza ‘blue tongue’ nel corso del quale, compatibilmente con le ristrette disponibilità del bilancio regionale, cercheremo di trovare una soluzione anche alle richieste delle organizzazioni professionali degli allevatori di bovini di essere  aiutati dalla Regione nel sostenere l’onere vaccinale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

“Blue Tongue”, controlli veterinari negli alpeggi vicentini in vista della Transumanza

220px-bluetongue_virusCon settembre, inizia il rientro del bestiame dall’alpeggio ed i Servizi Veterinari e di Sicurezza alimentare della Regione Veneto stanno intensificando i controlli per prevenire la diffusione della ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che colpisce capi bovini e ovicaprini con esiti letali per questi ultimi.

Periodo di feste. Il piano di monitoraggio straordinario, avviato ad agosto negli alpeggi del Bellunese, in questi giorni è stato esteso agli alpeggi vicentini per escludere la circolazione del virus nelle mandrie che si apprestano a rientrare in pianura. Sono, infatti, questi i giorni della ‘demonticazione’, che fa mobilitare centinaia di bovini dai pascoli di montagna alle stalle di pianura (tra le più imponenti, ricordiamo quella di Bressanvido). 

I casi sinora in Veneto. Secondo quanto rilevato dalla Rete di sorveglianza epidemiologica dei Servizi veterinari regionali, nella nostra regione si sono registrati 20 casi di animali infetti nelle province di Belluno e Treviso (le prime ad essere colpite) e 2 nella provincia di Vicenza. Dopo i primi provvedimenti di ‘restrizione’ che hanno circoscritto le aree interessate dai focolai, impedendo qualunque movimentazione degli animali, la Regione Veneto ha predisposto e inviato al Ministero della salute, il piano di vaccinazioni obbligatorie per gli ovicaprini (100 mila capi tra Vicenza, Treviso e Belluno) con spesa a carico del bilancio regionale. Le vaccinazioni per i bovini che devono spostarsi dalle ‘zone di restrizione’ sono, invece, a carico del proprietario. In attesa dell’approvazione ministeriale del piano vaccinale, i veterinari della Regione hanno provveduto a vaccinare pecore e capre nel Bellunese, là dove si sono verificati il maggior numero di focolai e di capi contagiati, al fine di garantire il benessere animale e la sopravvivenza delle greggi. In sinergia con l’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie e con la collaborazione delle organizzazioni professionali degli allevatori, proseguono, quindi, i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Crisi zootecnia, le azioni messe in atto dall’Unione Europea per contrastarla e la circolare emanata dal Governo italiano

mucche in stallaLa Commissione europea ha definito i dettagli del pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro presentato lo scorso luglio dal Commissario all’Agricoltura Phil Hogan per riequilibrare il settore zootecnico. Due i binari su cui corre il pacchetto di luglio: il primo è dato da 350 milioni di euro di dotazioni nazionali destinate agli Stati Membri per sostenere le piccole aziende zootecniche impegnate in azioni che contribuiscono alla sopravvivenza della loro attività e alla stabilizzazione del mercato; il secondo è rappresentato dai 150 milioni di euro di aiuti destinati alla riduzione della produzione di latte e all’estensione fino al mese di febbraio 2017 dell’intervento pubblico per il ritiro all’ammasso privato di latte scremato in polvere.

Nel dettaglio. I dettagli del pacchetto, che saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, sono stati illustrati nei giorni scorsi dallo stesso Hogan: I° binario, i 350 milioni di aiuti agli Stati Membri saranno disponibili per quei produttori e/o allevatori attivi nei settori del manzo, vitello, suini, pecore e capre che si impegnino con aggiustamenti eccezionali nella stabilizzazione del mercato e a rendere sostenibili le loro attività. Gli Stati Membri avranno la possibilità di raddoppiare i fondi europei con fondi nazionali, i cui beneficiari dovranno essere sempre produttori e allevatori. La data limite per spendere i fondi è fissata al 30 settembre 2017.

2° binario. Per quanto riguarda la misura da 150 milioni destinata alla riduzione della produzione lattierocasearia, le domande saranno accettate sino ad esaurimento del fondo e potranno essere presentate anche da organizzazioni di produttori o cooperative. Potranno presentare domanda quei produttori che hanno consegnato latte ai primi acquirenti a luglio 2016. Gli aiuti non potranno coprire più del 50% della riduzione delle consegne di latte rispetto al periodo di riferimento. I pagamenti potranno essere effettuati solo dopo che gli Stati Membri avranno verificato l’effettiva riduzione della produzione.

Il Governo italiano. In attuazione del regolamento UE, il Ministero delle Politiche Agricole Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha emanato la Circolare che fissa le modalità di programmazione produttiva volontaria di latte da parte degli allevatori per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2016, regolamento delegato Ue (binario 2). Il finanziamento viene concesso su specifica richiesta degli allevatori interessati, è destinato a tutti i produttori attivi di latte bovino dell’Ue ed è limitato al latte bovino consegnato ai primi acquirenti.  L’aiuto economico è di 14 euro per 100 kg di latte consegnato in meno, in un periodo di tre mesi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Qualora le richieste presentate superino il predetto quantitativo finanziabile, la Commissione adotta un coefficiente di riduzione dei quantitativi che sarà applicato a tutte le richieste presentate nell’Unione. Il regolamento prevede, altresì, l’applicazione di penali progressive sull’importo unitario nel caso in cui i richiedenti non rispettino l’entità della riduzione indicata nella domanda. Le domande sono presentate agli organismi pagatori competenti, secondo le modalità stabilite da Agea e dagli stessi organismi pagatori e possono essere presentate direttamente dal singolo allevatore o per mezzo di organizzazioni di produttori riconosciute o cooperative. Le domande di aiuto devono pervenire all’organismo pagatore competente entro i termini di seguito indicati: a) entro le ore 12:00 del 21 settembre 2016 per il primo periodo di riduzione riferito ad  ottobre, novembre e dicembre 2016; b) entro le ore 12:00 del 12 ottobre 2016 per il secondo periodo di riduzione riferito a novembre e dicembre 2016 e gennaio 2017; c) entro le ore 12:00 del 9 novembre 2016 per il terzo periodo di riduzione riferito a dicembre 2016 e gennaio e febbraio 2017; d) entro le ore 12:00 del 7 dicembre 2016 per il quarto periodo di riduzione riferito a gennaio, febbraio e marzo 2017.

Fonte: Europe Direct di Veneto Agricoltura/Ministero Politiche Agricole