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Ambiente. Regione Veneto, al via bando per rottamazione veicoli commerciali, contributi fino a 10 mila euro

Gianpaolo Bottacin

E’ stato approvato dalla Giunta regionale del Veneto su proposta dell’assessore all’ambiente Gianpaolo Bottacin un nuovo bando, collegato alle diverse iniziative promosse per il risanamento dell’aria, che prevede contributi per le aziende micro, piccole e medie che intendano acquistare nuovi veicoli commerciali N1 e N2 con la contestuale rottamazione di mezzi di categoria fino a Euro3.

Accordo Bacino Padano. “Si tratta di una delle diverse azioni che ho proposto di finanziarie tra quelle concertate nell’ambito dell’accordo del Bacino Padano – spiega Bottacin – che abbiamo firmato con il Ministero dell’Ambiente assieme alle Regioni Lombardia, Piemonte ed Emilia nel giugno dello scorso anno. Una delibera che, per quest’anno, nasce a livello sperimentale, ma in cui abbiamo recepito alcuni spunti raccolti anche da un incontro che, insieme al collega assessore alle attività produttive Marcato, abbiamo avuto con i rappresentanti di categoria di Confcommercio e Confartigianato”.

Nel dettaglio. La delibera prevede diverse forme di contributo a seconda delle dimensioni dei vari mezzi arrivando fino a 10.000 euro per un nuovo veicolo elettrico, 8.000 euro per un ibrido, 7.000 per mezzi GPL. “Cifre importanti, in alcuni casi anche superiori a quanto proposto dalle altre Regioni – aggiunge l’assessore – ma che abbiamo deciso di proporre al fine di dare un vero incentivo al cambio dei vecchi veicoli ad uso commerciale. Essendo in via sperimentale non è stata ancora quantificata la cifra di bilancio, in quanto sarà collegata al livello di interesse che ci sarà da parte del privati e dal conseguente numero delle domande, ma conto di poter mettere a disposizione per questa parte residua dell’anno almeno mezzo milione di euro“.

A breve il bando sarà pubblicato sul BUR e da quel giorno ci saranno 30 giorni per presentare le domande, ma fin d’ora si possono chiedere informazioni alla Direzione Atmosfera della Regione (tel. 041.2792442 o mail: atmosfera@regione.veneto.it).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

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8 ottobre 2018, inizia nel Triveneto la campagna olivicola, in Veneto stimata una produzione in crescita del 40 per cento

Con oggi, lunedì 8 ottobre, nel Triveneto apriranno i frantoi e la campagna olivicola si presenta buona con una stima di produzione in Veneto di un + 40% di olive presenti sulle piante, superando così le 22.000 tonnellate, pur con leggere percentuali diverse in alcuni areali.

Dalle prime analisi e prove, la componente di acido oleico e di polifenoli sembra ottima, anche grazie ai forti sbalzi di temperatura di questi ultimi dieci giorni, con minime notturne anche di 5°C e massime giornaliere che superavano i 26°C. È quanto afferma Coldiretti Verona nel commentare le previsioni divulgate dall’Ismea per l’Italia alla giornata nazionale dell’extravergine italiano al “villaggio contadino” al Circo Massimo a Roma, che ha dato inizio alla spremitura delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

L’annata 2018. «Nel territorio veronese e veneto – evidenzia Daniele Salvagno presidente regionale e provinciale di Coldiretti –  l’annata si prospetta buona e decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno a causa del clima sfavorevole, anche secondo le previsioni di Aipo Verona, Associazione Interregionale Produttori Olivicoli. Ci attendono così oli extra vergini d’oliva dai grandi profumi di erba appena falciata, di mandorla fresca, di agrumati e abbondi e armonici amari e piccati, insomma “grandi oli”».

La superficie coltivata a olivo in Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari e concentra circa il 70% delle superfici regionali, così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari) fanno segnare dei leggeri incrementi.

A livello nazionale e mondiale si registra un calo di produzione di olio rispettivamente del 38% che scende a 265 milioni di chili e dell’8% per una previsione di poco più di 3 miliardi di chili. E’ necessario recuperare il deficit italiano con il piano che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari, anche con l’incremento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia e che  può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

Etichettatura nutrizionale. «Una necessità per rispondere alla crescita record dei consumi mondiali di olio d’oliva nel mondo che in una sola generazione hanno fatto un balzo di quasi il 49% negli ultimi 25 anni cambiando la dieta dei cittadini in molti Paesi, sulla scia del successo della Dieta Mediterranea dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco», ha affermato Salvagno nel sottolineare che «a preoccupare sono ora i sistemi di etichettatura nutrizionale a semaforo come quella adottata in Gran Bretagna che promuove con il semaforo verde cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e boccia con il rosso elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva».

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Ortofrutta veneta, un tavolo regionale per combattere gli “alieni” e difenderne il prezzo

cimice asiatica

Gli attacchi di insetti alieni che il settore ortofrutticolo veneto sta subendo in questo periodo sono il segnale che, seppur esso continui ad essere una delle punte di diamante su base nazionale, è necessario continuare ad operare nella direzione dell’innovazione e della ricerca.

Il tavolo regionale. Le cimici asiatiche e i moscerini, scientificamente chiamati Drosophila suzukii Matsumura, due delle tante novità che hanno messo sotto scacco le nostre colture, sono extracontinentali ed ecco perché aliene. Questo e molto altro è emerso nei giorni scorsi nella sede di Veneto Agricoltura, al nuovo Tavolo dell’ortofrutta veneto, indetto dalla Regione e dalla sua Agenzia per l’innovazione nel settore primario, con l’intento di ottimizzare e sinergizzare i soggetti della filiera: la ricerca (Università, CREA), i produttori (le Organizzazioni professionali agricole), la commercializzazione (OP e Mercati).

Il valore del comparto. Del resto il settore è tra i più interessanti dal punto di vista economico, capace di produrre un valore di quasi un miliardo di euro. Ecco alcuni numeri significativi, frutto delle elaborazioni dei tecnici del Settore studi economici di Veneto Agricoltura: superficie a colture orticole in Veneto nel 2017: circa 27.600 ettari (+1% rispetto al 2016), di cui circa il 75% (20.500 ettari, +2%) in campo aperto. Per il resto, le superfici coltivate a piante da tubero (patata comune e patata dolce) sono state 3.100 ha (+5%), mentre le orticole in serra sono stimate a circa 4.000 (-6%). Il valore della produzione di patate e ortaggi (dati Istat) è stato pari a circa 600 milioni/€, +5% sul 2016. Il radicchio, con circa 7.500 ettari (-3%) è la prima coltura orticola, occupando il 27% degli investimenti regionali, seguito da pomodoro da industria (2.490 ha, +19%), asparago (1.740 ha investiti, +9%) e lattuga (1.500 ha, -8%). L’export dal Veneto di ortaggi e legumi, secondo la banca dati Coeweb dell’Istat, ha raggiunto nel 2017 i 391 milioni di euro (+7,8% rispetto al 2016), a fronte di importazioni per un valore di 360 milioni di euro (+1,6%) per un saldo positivo di circa 31 milioni di euro, quasi quadruplicato rispetto al 2016. Le superfici frutticole si sono attestate nel 2017 a circa 17.800 (+1%), per un valore della produzione di circa 257 milioni (-12% rispetto al 2016) a causa soprattutto delle condizioni climatiche della primavera 2017 (gelate tardive). Il melo è la prima coltura con circa 6.100 ettari investiti (5.750 in produzione), seguito dal kiwi (3.600 ha, -3,6%) e dal pero (3.050 ha, -2,7%). Le esportazioni di frutta fresca sono state pari a circa 455 milioni di euro nel 2017, in crescita del +3% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni sono state circa 375 milioni di euro. Il saldo è stato dunque positivo (80 milioni di euro), anche se si è ridotto di circa 13 milioni rispetto al 2016.

Il rapporto con la Gdo. Uno dei punti centrali della discussione è stato quella del rapporto con la Grande Distribuzione organizzata, che ormai spadroneggia nel rapporto con il consumatore. Ma anche nel rapporto con la GDO si deve intervenire, cosa che già sta succedendo anche grazie al valore aggiunto apportato dalle DO, denominazioni di Origine (DOP e IGP), che permette al prodotto di passare da “commodity” a “speciality”, spuntando così un prezzo maggiormente remunerativo grazie alle riconosciute caratteristiche di qualità e salubrità veicolate dal marchio europeo, meglio se controllato da un ente certificatore di primo livello come il CSQA di Thiene (VI).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

7 ottobre, torna Grapperie aperte, quattro quelle venete, una nel Trevigiano e tre nel Vicentino, tema 2018 grappa e caffè

Quindicesima edizione di Grapperie Aperte in arrivo in sei regioni italiane: domenica 7 ottobre in 18 distillerie di tutta Italia, di cui quattro in Veneto, il distillato di bandiera torna protagonista con una giornata dedicata all’abbinamento tra grappa e caffè, i due fine pasto per antonomasia della cultura enogastronomica nostrana.

Il programma per le distillerie venete è ricco e vario. Una è in provincia di Treviso, ovvero Castagner Roberto Acquaviti a Visnà di Vazzola, che oltre alle visite agli impianti di produzione offre degustazioni di distillati e cocktail e un torneo di burraco; le restanti tre sono in provincia di Vicenza. Si tratta della Fratelli Brunello di Montegalda, che aprirà le porte ai propri ospiti accompagnandoli nel tour dell’azienda con degustazione finale di distillati con sfiziosi abbinamenti a base di caffè e la presentazione delle novità di produzione; della Distilleria Li.Di.A. a Villaga, presso la quale si potranno effettuare visite agli impianti in funzione con illustrazione del processo produttivo e degustare grappe diverse in abbinamento a caffè e altri prodotti agroalimentari del territorio a km zero; della Distilleria Poli a Schiavon, che per la giornata di Grapperie Aperte propone visite agli impianti in funzione con l’antico alambicco a vapore e al Museo della Grappa, dove è conservata la più ampia collezione italiana di grappe storiche – 2500 bottiglie provenienti da 700 distillerie diverse – oltre alle degustazioni con sfiziosi abbinamenti enogastronomici.

L’Italia della grappa si riunisce dunque in un’ideale degustazione itinerante, una caccia al tesoro tra i bouquet e gli aromi delle vinacce che raccontano singoli territori e ancor di più la storia di chi le trasforma in un pregiato distillato, vero emblema della sostenibilità. La lavorazione delle vinacce, infatti, rappresenta un modo nobile e assolutamente ecosostenibile per recuperare le bucce d’uve dopo la prima spremitura da cui si estrae il vino, e dare così origine a un nuovo prodotto, esclusivo e personalizzato su mappe sensoriali espressione di un preciso terroir di origine.

La buona annata di vendemmia si riflette sulla produzione dei distillati. Certo è che, come per il vino, a determinare una buona annata per i distillati sia l’esito della vendemmia. Quella dell’anno corrente, per le caratteristiche climatiche e il bilanciato alternarsi di precipitazioni piovose con giornate soleggiate e temperate, è stata annunciata come una delle migliori degli ultimi anni e tale performance in vigna si ripercuoterà positivamente anche sulla produzione di acquavite che potremo degustare nei prossimi anni. Particolarmente favorevole sembra essere stata l’annata delle uve a bacca rossa, tuttavia anche per i vitigni a bacca bianca le rese sono buone e la qualità della vinaccia notevole, con profumi di grande livello. Programmi dettagliati disponibili al sito www.istitutograppa.org

Fonte: Servizio stampa Istituto Nazionale Grappa

I soci Argav tornano a visitare Badia, cittadina dell’Alto Polesine alfiere del baby food e delle macchine agricole

I soci Argav in visita al Consorzio Ortofrutticolo Padano di Badia Polesine. Sul muletto, Rita Gennari, accanto a lei, sulla dx con la maglietta nera, Andrea Tibaldo (foto Giovanni Saretto)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nel corso delle visite nel territorio regionale, i soci Argav hanno avuto modo di visitare più volte Badia, centro dell’Alto Polesine che deve il nome dalla presenza dell’antica abbazia (la Badia) benedettina di S. Maria della Vangadizza (X secolo). Ebbene, ogni volta è sempre una piacevole sorpresa, essendo la cittadina ricca di testimonianze artistiche (oltre all’abbazia, l’Ottocentesco Teatro Sociale Balzan è un vero gioiello) e di realtà agroalimentari esempio di eccellenza veneta e italiana. Tra queste, si possono certamente annoverare il Consorzio Ortofrutticolo Padano (Cop) e l’azienda Spedo & Figli, visitati a Badia lo scorso 14 settembre.

La stazione badiense del Consorzio Ortofrutticolo Padano tratta soprattutto mele e pere (foto Giovanni Saretto)

Mele e pere, il baby food europeo guarda a Badia. Cop, 30 milioni di euro di fatturato, con sede nel Veronese, a San Giovanni Lupatoto, comprende 11 cooperative rappresentanti oltre un migliaio di piccole e medie aziende delle province di Verona, Padova, Rovigo e Mantova. Ogni cooperativa ha una propria specializzazione nella produzione di ortofrutta, dalle ciliegie al kiwi passando per asparagi, pesche, cocomeri, mele, pere, zucche e radicchio. Sessantamila le tonnellate di prodotti lavorati all’anno, annate nefaste permettendo: quest’anno, infatti, la cimice asiatica ha colpito duramente, circa il 40 per cento dei prodotti sono stati danneggiati, le pere soprattutto, in quanto l’insetto predilige la loro dolcezza (come non essere d’accordo…). A dircelo è stato Andrea Tibaldo, responsabile della stazione badiense specializzata nella preparazione e condizionamento di mele (varietà precoce Royal Gala, Golden, Imperatore, ecc.) e pere (Abate, Conference, quest’ultima molto prelibata ma poco consumata in Nord Italia, ecc.), coltivate sia secondo i metodi dell’agricoltura biologica sia a residuo zero e destinate al baby food, ossia all’industria per l’alimentazione dell’infanzia. Da loro, si approvvigionano importanti aziende tedesche e francesi, che prediligono per i loro omogenizzati bio la frutta veronese, che presenta un grado zuccherino più alto rispetto ad altre produzioni, dovuto probabilmente al clima temperato dal lago di Garda. In tutto, a Badia si lavorano 35 mila tonnellate di frutta, comprese 10 tonnellate di prodotto fresco. Una curiosità: a movimentare la merce in azienda c’è anche una donna, Rita Gennari, che da trent’anni fa con passione questo lavoro e che, ha affermato Tibaldo, “è la migliore tra noi a spostarsi con il muletto!”.

I soci Argav in visita all’azienda Spedo & Figli di Badia Polesine (foto Giovanni Saretto)

Alla Spedo & Figli, l’innovazione è di casa. Storicità, serietà e alta qualità. Sono tre importanti componenti – non meccaniche – del successo di questa azienda che progetta e realizza macchine agricole dal 1967, ma in verità ancor prima, dai primi del ‘900, quando il nonno dei cugini Davide e Pierantonio, la quarta generazione Spedo che ci ha accolto con calore e simpatia, anche per la riunione del direttivo, aveva iniziato nel Veronese realizzando attrezzi meccanici per la raccolta e il trapianto di patate e cipolle. Oltre alle macchine per la raccolta delle olive, da sempre il loro prodotto di punta è lo scalzatore, oggi rivoluzionato nella gamma rispetto a quello progettato cinquant’anni fa, usato soprattutto tra i filari di frutteti e vigneti per togliere le malerbe, un metodo quindi altamente ecologico in quanto sostituisce l’uso di prodotti chimici.

I cugini Spedo, al centro il consigliere Giorgio Paolo Aguzzoni e la segretaria Mirka Cameran (foto Giovanni Saretto)

Sei milioni di euro il fatturato della Spedo, suddiviso a metà tra estero e Italia, quest’ultimo un mercato in crescita grazie al successo mondiale del vino – e dunque alla necessità di avere attrezzi che lavorino tra le vigne -, 36 dipendenti fissi più una decina di commerciali, sei linee di produzione. I modelli delle macchine sono frutto di un lavoro di ingegnerizzazione: molti attrezzi sono infatti progettati in base alle richieste del mercato e poi prodotti all’interno oppure affidando il lavoro ad officine esterne locali, divenute negli anni partner a tutti gli effetti. Quello della manodopera specializzata è un nervo scoperto: ci sono problemi a reperirla, le stesse scuole non formano a sufficienza, rivelano i cugini Spedo e dunque la strada passa attraverso la formazione in azienda di giovani.

Argav su Il Resto del Carlino. All’incontro era presente anche il giornalista Giovanni Saretto, che collabora a Il Resto del Carlino (vedi suo articolo pubblicato di seguito), invitato dal consigliere Giorgio Paolo Aguzzoni,organizzatore della giornata di visita. Ringraziamo Saretto sia per l’articolo che per le foto pubblicate a corredo di questo articolo.

Colli Euganei e Bassa Padovana, nuovi bandi Gal Patavino a favore di turismo rurale, migliorie e promozione prodotti aziende agricole, domande di contributo entro il 13 novembre 2018

Il GAL Patavino ha pubblicato nuovi bandi che riservano quasi 2 milioni euro per sostenere il territorio nel miglioramento delle aziende agricole, nella promozione dei prodotti agricoli e alimentari di qualità e nel turismo rurale.

Le azioni. Per promuovere e diffondere la qualità dei prodotti locali, il GAL riserva oltre 110.000 euro, e i beneficiari (Consorzi di tutela in primis) potranno ottenere contributi fino al 70%. Le imprese agricole che operano sull’area del GAL Patavino, 46 comuni tra i Colli Euganei e la Bassa Padovana, potranno ottenere contributi per migliorarsi e investire nella sostenibilità aziendale. Il bando mette a disposizione oltre 730.000 euro e i beneficiari potranno ottenere contributi fino al 50%. Le restanti risorse sono dedicate per lo sviluppo del turismo lento, a questo proposito il GAL ha avviato un lavoro di raccordo con gli enti locali: premiare le aggregazioni tra gli enti nelle infrastrutturazioni leggere significa che le realtà pubbliche hanno condiviso le priorità di investimento, dedicando le risorse con prospettiva e in sinergia tra loro.

Lo scorso anno il raccordo dei Comuni ha portato a quattro progetti di rete. Questa seconda fase prevede la pubblicazione di uno specifico intervento, con risorse dedicate a sostenere investimenti per infrastrutture che aumentino la sostenibilità dei percorsi di mobilità lenta secondo un’ottica di completamento e continuità. C’è tempo fino al 13 novembre 2018 per fare domanda di contributo. Sarà possibile partecipare agli incontri informativi che saranno organizzati dal GAL in collaborazione con AVEPA Padova. I bandi sono disponibili sul sito web www.galpatavino.it ma possono essere richiesti anche all’indirizzo mail servizio.tecnico@galpatavino.it. Gli uffici del GAL, inoltre, sono a disposizione per tutte le informazioni.

Fonte: Servizio stampa Gal Patavino

 

Alla scoperta del Monte Baldo, il Giardino d’Italia tra Trentino e Veneto e di Brentonico, comune che ha messo il verde al centro della propria attività

veduta del Monte Baldo

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Lo scorso agosto si è tenuta a Brentonico (TN), sul Monte Baldo, dosso montuoso che si sviluppa per circa 35 Km in direzione Nord-Sud, a cavallo tra Trentino e Veneto, la seconda edizione di “Baldo, Bio & Benessere”, evento che ha animato il già vissuto e frequentato parco Cesare Battisti, situato al centro del paese.

La biblioteca nel parco Cesare Battisti

Un’importante area verde fulcro di attività. Il parco ospita tanti giochi e attività per bambini nonché alberi secolari che offrono la loro ombra per il riposo. E’ questa un’area che ricorda il modo di pianificazione urbanistico tedesco, con spazi verdi al centro dei quartieri e non marginali, quali risultato della spartizione delle aree migliori per l’edificazione e con un fabbricato per servizi comuni con tetto green come è oramai costume in tutto il mondo occidentale da almeno 30 anni ed una biblioteca nel parco con due sezioni di libri: per bambini e per adulti.

particolare dell’iniziativa Baldo Bio e Benessere

L’attività ferragostana. Nei giorni di Ferragosto 2018, il parco si è animato ancor più con bancarelle dedicate al biologico, al benessere e ai lavori manuali e ha visto l’organizzazione di alcuni laboratori, tra cui quello di riconoscimento delle piante (a cura della Forestale), camminate Nordic Walking, corsi per la realizzazione di fiori o di farfalle di carta, di illustrazione di un libro, per la realizzazione di ghirlande di fiori di carta, Landascapes – i panorami dell’anima- workshop creativo espressivo, attività di ballo popolare, workshop creativi espressivi, corso di cucina vegana, togheterness mandala in natura, approfondimenti sui campi elettromagnetici e radiazioni naturali, trattamenti, consulenze a cura di associazioni e operatori olistici… Un mix di attività organizzate con il contributo di Rovereto e Vallagarina Azienda per il Turismo, Altopiano di Brentonico, Parco naturale Locale Monte Baldo, Family Trentino, Il Gradino Associazione, Cassa Rurale Alto Garda.

Il giardino rinascimentale di palazzo Eccheli Baisi

Brentonico è un piccolo paesino ma ha in sé una particolarità, che costituisce nel contempo un onore e una responsabilità. E’, infatti, il comune con maggiore superficie baldense (63 Kmq) rispetto tutti gli altri comuni, sia trentini che veneti. Il risiedere nel territorio del Monte Baldo, che è stato definito Hortus Italiae, il Giardino d’Italia, ne fa, quindi, un centro di particolare interesse, tant’è che il giardino del Palazzo Eccheli Baisi, che si trova nel paese, è stato progettato e realizzato sul modello degli Orti Rinascimentali di Padova e Pisa, con un orto dei semplici e un piccolo orto botanico. Un giardino delizioso da visitare, mantenuto in ottimo stato e ricco di dettagliati cartellini di riconoscimento delle piante presenti.

Macaone

Il Giardino d’Italia. E’ utile sapere che il Monte Baldo ospita ben 1952 specie di piante, il 43% delle specie dell’intera flora alpina, pur estendendosi solo sullo 0,2% del territorio alpino. In questo massiccio di natura calcarea sono state censite 2085 specie diverse di farfalle su un totale di 5127 specie segnalate nell’intera Italia. Una varietà biologica eccezionale, in un luogo molto ristretto, a due passi da casa per i veneti e i trentini. Per capire meglio la sua importanza bisogna sapere che Linneo (1707-1778), il fondatore della sistematica moderna, considerava il Monte Baldo una vera e propria “Regione Botanica”. Nel 1566, Francesco Calzolari (1522-1609), veronese, speziale, erborista, naturalista e, unanimemente riconosciuto, capostipite degli esploratori botanici del Monte Baldo, fornì una descrizione delle piante del Baldo che rimane tra le prime opere riguardanti la flora delle Alpi e che attirò e attira tutt’oggi l’interesse di naturalisti che si sono avvicendati e si avvicendano nella sua esplorazione. A Calzolari il comune di Brentonico ha dedicato una strada mentre Daniele Zanini ha dedicato un corposo libro “Le piante di Francesco Calzolari” (WBA books).