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Causa siccità e scarsa convenienza economica, crolla la produzione di grando duro in Italia

Non è solo la raccolta di uve da vino (in calo sul 2016) a preoccupare l’agricoltura italiana. Anche per il grano duro la campagna 2017 si annuncia molto difficile con una perdita media di quasi il 30% sull’annata record precedente, che equivale a 1,5 milioni di tonnellate di frumento duro in meno. Lo riporta il settimanale L’Informatore Agrario, che ha incrociato le rilevazioni degli esperti del settore su tutto il territorio nazionale.

Rese migliori al Nord. La siccità ha compromesso gran parte della produzione nel Centro-Sud del Paese, con cali che vanno dal -41% in Toscana al -37% del Molise, dal -30% in Puglia, Basilicata e Umbria al preoccupante -50% nel Lazio. Meglio è andata al Nord, dove le superfici sono calate del 28%, le produzioni del 18%, ma le rese, complice un’annata molto positiva per la coltura, sono aumentate dell’11%. In generale il raccolto presenta una qualità eccellente per il 60-70% della produzione mentre il calo produttivo è da imputare tanto al clima, che ha penalizzato le rese, quanto alla riduzione delle superfici seminate a causa della scarsa convenienza economica per gli agricoltori che ha caratterizzato le ultime campagne del grano duro.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

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La Commissione europea investe sul futuro della bioeconomia

La Commissione europea ha inaugurato un nuovo Centro di conoscenze sulla bioeconomia per fornire prove scientifiche a sostegno dei responsabili politici e stakeholder nazionali ed europei. Si tratta di una piattaforma on-line pensata non solo per generare conoscenza, ma per raccogliere, strutturare e rendere accessibili le conoscenze provenienti da un’ampia gamma di discipline e fonti scientifiche sulla bioeconomia, la produzione sostenibile di risorse biologiche rinnovabili e la loro trasformazione in prodotti validi.

Istituito da e per la Commissione europea, il nuovo Centro agevolerà le politiche basate sulle prove in agricoltura, fornendo una conoscenza approfondita sulla bioeconomia, inclusi dati, informazioni e competenze. L’agricoltura in senso lato (foreste, colture, animali) svolge un ruolo importante nello sviluppo della bioeconomia, che include l’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili terrestri e marine indispensabili per produrre cibo, bioenergia e materiali vari.

Investimenti con effetto moltiplicatore. Per questo motivo la Commissione europea ha deciso di investire importanti risorse nel futuro della bioeconomia, promuovendone l’innovazione attraverso la politica di Sviluppo rurale. Basti pensare che per il periodo 2014-2020 le Autorità di Gestione hanno programmato attività su questa linea per più di 800 milioni di euro che genereranno, tra l’altro, un investimento complessivo di 2,7 miliardi di euro destinati alla produzione di energia rinnovabile.

Riesame della strategia. Nelle aree rurali dell’UE, dove viene prodotta la biomassa agricola e forestale, un piano di questo tipo si traduce nella creazione di migliaia di posti di lavoro. Il centro di conoscenze sulla bioeconomia sosterrà la Commissione europea nel riesame della Strategia per la bioeconomia del 2012 tenendo conto dei nuovi sviluppi politici e strategici, come l’Accordo di Parigi del 2015 nell’ambito della COP21, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il pacchetto sull’economia circolare.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

22 settembre 2017, il secondo “Incontro in cantina” organizzato da Argav e Arte&Vino è nel Padovano, nei colli Euganei, alla cantina Vignalta

Proseguono gli “Incontri in Cantina” di aggiornamento professionale legati al mondo enologico organizzati per i soci da Argav in collaborazione con l’associazione Arte&Vino. Dopo Venissa a Mazzorbo (VE), venerdì 22 settembre alle ore 17 si andrà nel Padovano, alla cantina Vignalta di Arquà Petrarca, nei colli Euganei. Relatore dell’incontro sarà Andrea Alpi del Seminario Veronelli, che parlerà di “Mineralità, sapidità e acidità. Quali le differenze? Come si riconoscono? Come incidono sulla tipologia di vino e di abbinamento col cibo?

23 settembre 2017, l’Assemblea dei soci Argav si riunisce a Rovigo per il rinnovo degli organi associativi

Sabato 23 settembre 2017, nella sala della biblioteca vescovile (ex Angelo Custode) a Rovigo, in via Schirollo 74, si terrà, con prima convocazione ore 9:00 e seconda convocazione ore 10:30, l’Assemblea dei soci Argav per il rinnovo degli organi associativi.

Questo l’ordine del giorno: insediamento organi assembleari, nomina presidenza e segretario assemblea, relazione del Presidente, dibattito, rinnovo cariche sociali 2017/2020 (presentazione candidature e votazione), elezione delegati congresso Unaga, varie ed eventuali. Per chi ancora non avesse provveduto, in occasione dell’Assemblea può essere espletato il rinnovo dell’iscrizione 2017 all’associazione.

23 settembre 2017, a Venezia, tra mistiche aiuole e vigneti, si degusta il “vin moro”

i soci Argav sotto la cerchiata con i vitigni coltivati dal Consorzio Vini Venezia nel Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) C’è una speciale “Terra Promessa” a Venezia e la si trova a due passi dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia, sul retro della chiesa di Santa Maria di Nazareth, da tutti conosciuta come chiesa degli Scalzi. Nella fattispecie, si tratta di un vitigno di origine israeliana, il cui grappolo può raggiungere anche una cinquantina di centimetri, impiantato dal Consorzio Vini Venezia insieme ad altre varietà di vitigni, in quello che si presenta come una sorta di itinerario spirituale fuori dal turismo di massa veneziano, il Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi, visitato dai soci Argav lo scorso 2 settembre.

da dex, Padre Fabio illustra ai soci la storia del Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi, mentre Carlo Favero, direttore del Consorzio Vini Venzia, quella del vigneto (foto Marina Meneguzzi)

Protetto da un muro di cinta, l’orto-giardino monastico, ridimensionato a metà Ottocento dall’insediamento della stazione ferroviaria e restaurato di recente per opera dell’architetto Giorgio Forti, oggi è aperto a visite guidate che, partendo dalla chiesa, capolavoro del Barocco veneziano del tardo Seicento, conducono a scoprire un tracciato ispirato al carisma carmelitano e alla storia dell’Ordine religioso, nonché all’opera della fondatrice, Santa Teresa d’Avila, che nel 1577 compose lo scritto “Castello Interiore“, da lei pensato come un cammino di vita cristiana diviso in 7 tappe. Nel giardino di 6 mila metri quadrati, sono presenti, quindi, 7 aiuole: dal prato verde all’orto delle erbe officinali, tra cui c’è la melissa moldavica, distillata dai monaci fin dal 1710 per divenire la celebre “Acqua di Melissa“, citata persino da Carlo Goldoni ne La Locandiera, ed oggi venduta nel piccolo negozio adiacente al giardino; le aiuole continuano con l’orto alimentare, i frutteto dei gusti perduti, l’orto degli ulivi, il bosco ed il vigneto.

particolare uva Terra Promessa coltivata nel brolo degli Scalzi (foto Marina Meneguzzi)

Una collezione della biodiversità viticola veneziana. Nel vigneto, collocato nella quarta aiuola, sono piantati 17 filari (7 + 10 come i sacramenti e i comandamenti). E questo grazie al Consorzio Vini Venezia, che si è impegnato, con l’ausilio del prof. Attilio Scienza, delle Università di Padova e di Milano nonché de CRA-VIT di Conegliano (TV), a recuperare la “storia vitivinicola” veneziana rintracciando in diversi orti e giardini veneziani più di 70 esemplari, individuando ben 30 varietà di vitigni, di cui ancora 3 risultano sconosciute. Tra le varietà analizzate e mappate che trovate nel brolo degli Scalzi figurano vitigni che si trovano nella Doc Venezia, tra cui Raboso Piave, Tocai Friulano, gli incroci Manzoni, i Pinot, il Refosco dal peduncolo rosso, i Cabernet, Merlot, Verduzzo trevigiano e friulano, Chardonnay, Malvasia istriana, oltre alle varietà Rushaki (di origine armena) e la sopracitata Terra Promessa, queste due ultime impiantate per rendere omaggio alla storia dei Carmelitani Scalzi, iniziata nel XII Sec. in Palestina, sul monte Carmelo.

Particolare vigne e brolo Giardino mistico Carmelitani Scalzi a Venezia (foto Consorzio Vini Venezia)

Vin moro di Venezia, presentazione libro (su prenotazione) e degustazione (libera).  Questo angolo verde di paradiso sabato 23 settembre ospiterà la prima edizione di #FeelVenice, appuntamento che avrà cadenza annuale organizzato dal Consorzio Vini Venezia per portare alla ribalta le diverse denominazioni e le ricchezze enologiche del territorio. Quest’anno, la manifestazione darà risalto al Raboso con la presentazione alle ore 9.30 del libro “Quando Raboso e Friularo si chiamavano vin moro”, nuova pubblicazione dello scrittore e sociologo Ulderico Bernardi (posti limitati, prenotazione obbligatoria a elisa.stocchiero@consorziovinivenezia.it – 347 3441102 ). A partire dalle ore 14.00 sino alle 19.30, in una degustazione libera, sarà possibile, invece, gustare i nettari del Consorzio Vini Venezia: dai vini del Piave a quelli del Lison-Pramaggiore, ai vini della Doc Venezia, insieme alle eccellenze dei produttori gastronomici del territorio. In via eccezionale, sarà anche possibile visitare la chiesa seicentesca del Convento, ora in restauro, ed il giardino mistico (contributo partecipazione a partire da 10 euro, il ricavato della giornata sarà interamente devoluto al restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth).

Ogm, la Corte di giustizia europea afferma che l’Italia non può vietarne la coltura. Zaia: “Assist a multinazionali”, Coldiretti: “Sentenza superata da nuova legislazione”

La Corte di giustizia europea ha emesso ieri una sentenza in cui indica che, secondo il diritto Ue, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall’Italia nel 2013. La Corte di Giustizia si è espressa in questo modo sul caso simbolo in Italia dell’agricoltura geneticamente modificata, quello dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, che aveva sfidato i divieti seminando mais Ogm nei suoi campi.

Governatore Veneto: “Gravissimo colpo ai prodotti tipici, assist a multinazionali”. In una nota stampa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha dichiarato che: “Sulla base di questa sentenza, i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie sulle quali sperimentare se gli ogm fanno male o no. Per contrastare tale pericolosa assurdità mi auguro nasca un vasto movimento di popolo, composto da tutti coloro che hanno a cuore il valore della biodiversità e delle produzioni agricole tipiche. Gravissimo è il danno che ne riceveranno l’Italia e il Veneto, rispettivamente con quattromilacinquecento e 350 prodotti tipici di alta qualità, che rischiano di essere spazzati via. Rischiamo di essere tutti schiavi delle multinazionali, ed è purtroppo reale la prospettiva che, per coltivare uva senza semi non potremo più acquistare e coltivare il seme che la produce, ma dovremo comperare la piantina dalla multinazionale di turno”.

Coldiretti: “Sentenza Corte di Giustizia superata da nuova legislazione”. In una nota, l’organizzazione agricola fa sapere che da un’indagine Coldiretti/Ixe’ emerge il dato che quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi. Continua la nota: “L’Italia è tra i 23 Paesi Ue (su 28) che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia, gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy. L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma“.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Coldiretti

Uova contaminate al Fipronil, una truffa ad ampio spettro

“Si è parlato di responsabilità dell’agricoltura «industriale» e delle multinazionali, fino a collegamenti arditi che associavano le uova contaminate alle gabbie in batteria. Ma è tutto falso. Quello delle uova al Fipronil è una truffa che ha colpito tutti, anche le piccole aziende e quelle del biologico”. Lo ha detto all’Informatore Agrario Alain Masure, direttore del Centro studi della Federazione dell’agricoltura della Vallonia (Belgio), in merito allo scandalo delle uova contaminate comparso anche in Italia.

L’inchiesta fa luce sulla partita del trattamento antipulci «dei miracoli» con cui un’azienda olandese ha truffato centinaia di allevamenti di galline ovaiole  aggiungendo al prodotto autorizzato il Dega16, l’insetticida incriminato. Secondo gli investigatori, che ora indagano sul sospettoso silenzio degli olandesi, gli ignari agricoltori hanno creduto a una soluzione spacciata dai truffatori come ideale per assicurare risparmio economico ma anche taglio del numero dei trattamenti chimici e meno stress per gli animali. “Abbiamo anche sentito dire che con il bio certe cose non succedono – ha aggiunto Masure – ma il Dega16 è autorizzato anche per gli  allevamenti biologici. La polemica sulla tipologia di allevamento poi è totalmente fuori dal mondo, perché ha riguardato tutte le categorie di produzione, a terra come in gabbia“.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa