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17 aprile 2019, a Negrar (VR) si parla di enoturismo come opportunità di crescita della Valpolicella

terrazzamenti vitati in ValpolicellaA poche settimane dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale sull’enoturismo, è dedicata a questo argomento la tavola rotonda “Destinazione Valpolicella…l’enoturismo come opportunità di crescita”, organizzato da Valpolicella Benaco Banca, in collaborazione con Coldiretti Verona, Cantina Valpolicella Negrar, Consorzio Tutela Vino Valpolicella, Comitato Palio del Recioto e dell’Amarone e con il patrocinio del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona. L’appuntamento è mercoledì 17 aprile alle 18.00 alla Cantina Valpolicella di Negrar (via Ca’ Salgari 2).

Protagonisti dell’incontro moderato dal giornalista Lucio Bussi saranno Simone Lavarini, vice direttore generale vicario di Valpolicella Benaco Banca, Stefano Chiavegato, presidente provinciale di Terranostra, di Davide Gaeta, professore di Politiche vitivinicole all’Università degli Studi di Verona e Debora Viviani dell’Osservatorio sui Consumi dell’Università degli Studi di Verona. La Valpolicella è avvantaggiata dalla vicinanza al lago di Garda – evidenzia il vice presidente Gianmaria Tommasi – e per questa vicinanza, i turisti possono facilmente programmare una visita in Valpolicella, che può diventare con il tempo una meta fissa da associare alla vacanza. Aggiungo che la Valpolicella può considerarsi il “quartiere verde” della città e quindi trarre beneficio anche dalla vicinanza a Verona. Come banca del territorio, vediamo il turismo una risorsa fondamentale da coltivare e da assecondare con progetti innovativi che sviluppino l’economia circolare – conclude Tommasi – e questo è un incontro che va esattamente in questa direzione”.

In Italia l’enoturismo è un settore che vale 2,5 miliardi con possibilità di ulteriore crescita. “Il settore del vino veronese è cresciuto scommettendo sulla sua identità, con una decisa svolta verso la qualità rappresentando un modello di riferimento per la crescita dell’intero agroalimentare nazionale – precisa Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona –. Possiamo e dobbiamo intercettare una parte dei milioni di turisti che visitano il nostro territorio per far conoscere loro le eccellenze enogastronomiche, le cantine e gli agriturismi. Coldiretti Verona, ad esempio, attraverso il proprio ente di formazione Impresa Verde Verona, ha già avviato un corso di formazione per gli agrichef sulla conoscenza del vino locale con abbinamento al cibo”. Alla fine del convegno i partecipanti potranno gustare un risotto realizzato dai risottari di Isola della Scala accompagnato da una degustazione di vini Domìni Veneti offerti da Cantina Valpolicella Negrar.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Chiuso con successo Vinitaly, si pensa già alla prossima edizione, in programma dal 19 al 22 aprile 2020. Dalle ricerche presentate in occasione dell’edizione 2019, emerge un Veneto terza meta turistica enoturistica italiana, gran consumatore di bollicine e primo in “conoscenza geografica” delle grandi denominazioni italiane.

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Il 53° Vinitaly ha chiuso da pochi giorni a Verona in linea con l’edizione precedente in fatto di presenze – 125mila da 145 nazioni – ma con un aumento di qualità e numero dei buyer esteri accreditati (+ 3 per cento, per un totale di 33 mila presenze) e un continuo lavoro sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale. A riprova di ciò, sono aumentate di 20mila, per un totale di 80 mila, le presenze di wine lover al fuori salone di Vinitaly and the City.

A Sol&Agrifood, focus sul consumatore di prodotti agroalimentari di qualità. Nel dibattito inaugurale della manifestazione, che si è tenuta in contemporanea a Vinitaly a Veronafiere, dal titolo “Conquistare il consumatore: l’esperienza femminile nel mondo dell’eccellenza agroalimentare italiana”, è emerso che: oltre 9 italiani su 10 consumano olio di oliva in Italia, 2 su 3 lo acquistano più volte al mese, selezionandolo principalmente in base all’origine ancor prima del brand e del prezzo; due italiani su dieci – specie nelle grandi città e in generale nel centro Italia – comprano alimenti Dop-Igp abitualmente. La ricerca ha preso in considerazione anche il consumatore di birra, differenziato tra chi beve birra e chi preferisce la birra artigianale: la prima è la preferita da Generation X e Baby Boomers (rispettivamente 39-54 e 55-73 anni), mentre la seconda attira maggiormente i Millennial (18-38 anni) più eruditi delle grandi città.

La percezione del made in Italy nel mondo. Secondo le ultime indagini multi-country di Nomisma Wine Monitor, sia negli Emirati Arabi, che in Regno Unito ma anche in Cina, dove nel 2020 Veronafiera lancerà la piattaforma Wine to Asia, circa 4 consumatori su 10 affermano che il nostro cibo e il nostro vino siano in assoluto i prodotti più rappresentativi del made in Italy, prima ancora di moda, auto e arredamento. All’estero, il food&beverage italiano richiama innanzitutto il concetto di “qualità” per circa un quarto dei consumatori stranieri, che, pensando al nostro cibo evocano anche immagini come “tradizione/cultura”, “salute” e “stile”. I prodotti della nostra cultura gastronomica che più attraggono i consumatori stranieri sono pasta e olio extravergine di oliva, ovviamente dopo la pizza, non plus ultra del made in Italy per diffusione e notorietà.

L’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno. Ecco in breve i risultati dell’indagine “Mercato Italia, gli Italiani e il vino” realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: si beve meno – il 26% di volumi ridotti rispetto a vent’anni fa – ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già un tasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, è stimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018). Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o della birra, dove prevale il matching con amicizia e quotidianità. Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

Fenomeno spritz e vini mixati. Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

 

Dal 13 aprile al 19 maggio 2019, “pellegrinaggio” musicale nella natura con Giorgio Gobbo, voce storica della Piccola Bottega Baltazar. 7 i concerti gratuiti, tra montagna e pianura, in cammino con l’artista per cogliere il legame tra musica e natura.

Un tour unico, diverso, dove la musica è connessa alla natura e il pubblico è invitato a camminare e scoprire dei luoghi, come parte integrante dell’esperienza live: è il “pellegrinaggio” musicale di Giorgio Gobbo, una delle più apprezzate voci del folk italiano, ospite nell’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) lo scorso fine marzo, voce storica della Piccola Bottega Baltazar. Da sabato 13 aprile partirà l’originale tour (partecipazione ai concerti gratuita e aperta a tutti): “Un omaggio ad alcuni dei paesaggi naturali nei quali ho trovato il filo di un canto o un sentiero di parole. Una serie di performance all’aria aperta, rigorosamente acustiche, che ho pensato per me e aperte a tutti i viandanti”.

Sette concerti che saranno anche occasione di cammino e di incontro e il modo più adatto per scoprire le canzoni dell’album Nettare dell’estate, proprio nei luoghi che hanno regalato l’intuizione che ha ispirato questo lavoro. Sette tappe, sette esibizioni dal vivo, sette percorsi, facili e suggestivi, dove Gobbo camminerà portando con sé la chitarra. “E’ il mio personale pellegrinaggio musicale: un viaggio che incontra l’alba, il giorno e la notte in ambienti dove il selvatico ancora si rifugia. Io ci metterò la musica, chi vuole può portarsi un plaid e vettovaglie; ci sarà da vivere l’esperienza offerta da sette scenari diversi fatti di alberi, alture, cielo.”

Il tour andrà dalla pianura ai 2200 metri di Passo Giau, sulle Dolomiti: partirà dal grande albero della Certosa, a Vigodarzere (PD), sabato 13 aprile, e toccherà poi l’ex cava di Monte Croce, a Battaglia (PD), il Rifugio Monte Comun, a Zovon di Vò (PD), il Rifugio Alpe Madre, sul Monte Grappa (VI), il Forte Interrotto, sull’Altopiano di Asiago (VI), il cerchio dei Druidi, sul sentiero delle creste, a Castelnuovo di Teolo (PD) e infine, domenica 19 maggio, la chiesetta di San Giovanni Gualberto al Passo Giau (BL).

Progetto nato dal contatto con la montagna. Nettare dell’estate, il primo album solista di Giorgio Gobbo, pubblicato alla fine del 2018, è un progetto nato dal contatto con la montagna e la natura, alla natura e alla montagna doveva tornare. Un omaggio che assume un valore speciale quest’anno, dopo il disastroso evento che ha colpito i boschi delle Dolomiti e delle Prealpi. “Nettare dell’estate” è disponibile negli store digitali e nel sito di Azzurra Music. I dettagli delle date sono disponibili alla pagina www.giorgiogobbo.it

Fonte: Servizio stampa Azzurra Music

A giardini del tè di Dazhangshan, in Cina, la XXX edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

ll Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso di dedicare la trentesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a I giardini del tè di Dazhangshan, situati nella contea di Wuyuan, nella parte nord-orientale della provincia del Jiangxi, nella Cina meridionale.

Ai piedi della montagna Dazhangshan, un vasto sistema di rilievi collinari accoglie in questa regione le coltivazioni del tè: campi ondulati, inconfondibili per il disegno ordinato delle piantagioni che scorrono in forma di siepi parallele e a tratti interrompono la copertura del manto boschivo o la distesa delle risaie nei fondivalle. La pianta del tè – quella Camellia sinensis che in quest’area della Cina ha avuto buona parte delle sue origini storiche – dà forma a un paesaggio contemporaneo condotto secondo rigorosi criteri agroecologici, in grado di raccogliere il senso della storia e di proiettare nel futuro il valore di un ambiente rurale nel quale l’uomo stabilisce una relazione di armonia con la natura.

Appuntamenti. Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2019 prevede nel mese di maggio, a Treviso, i suoi principali appuntamenti pubblici: venerdì 10 maggio alle ore 18 è in programma, nelle Gallerie delle Prigioni, l’apertura dell’esposizione The Ground We Have in Common. Sabato 11 maggio si svolgeranno un convegno internazionale di approfondimento nella sede della Fondazione Benetton (ore 9.30-13.30) e la cerimonia pubblica del Premio nel Teatro Comunale di Treviso (ore 17). Domenica 12 maggio alle ore 18 sarà proposto, nella chiesa di San Teonisto, un concerto di musica cinese in omaggio al luogo designato dal Premio.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Università a portata di click: Coldiretti e Università telematica eCampus siglano una partnership per nuova sede a Verona

L’Università a portata di tutti con un click trova sede a Verona. Coldiretti Verona e Università telematica eCampus hanno siglato una partnership per aprire una base veronese. Negli uffici della Federazione scaligera da aprile c’è una segreteria informativa a cui le persone interessate potranno fare riferimento per ricevere chiarimenti e modalità di accesso all’Università online. In un prossimo futuro Verona potrebbe diventare sede di esami.

L’accordo prevede una convenzione per i soci Coldiretti, che vogliono intraprendere o riprendere percorsi di studio, con una scontistica del 30% sulla retta annuale e la possibilità di coinvolgere docenti di eCampus in iniziative formative e convegni della Federazione. La segreteria informativa di eCampus in sede Coldiretti sarà attiva il lunedì e giovedì dalle 14 alle 17 al numero: 045 8678250; oppure 328 5742573.

L’Università online sta riscuotendo sempre più successo perché consente, attraverso la formazione a distanza, di conciliare studio e lavoro, o più in generale, di combinare lo studio con gli impegni della vita quotidiana. Un modo per rendere accessibile lo studio a tutti. “Questo è un modo – evidenzia Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – per dare ai nostri soci e ai veronesi la possibilità di ampliare le proprie conoscenze con percorsi universitari o master di specializzazione, anche se stanno svolgendo un lavoro o comunque impegnati in altre attività. Oggi gli imprenditori agricoli provengono da percorsi formativi diversi dall’agricoltura e spesso decidono di apprendere competenze complementari alla loro attività per avere competenze trasversali”.

Quella di Verona è la seconda sede dell’Università eCampus in Veneto, dopo Padova. La sede principale è situata a Novedrate (Como), altre sedi sono distribuite su tutto il territorio italiano. ECampus, che oggi conta 30mila studenti 5 facoltà e 44 percorsi di laurea, è strutturata come un ateneo tradizionale per quanto riguarda le sessioni d’esame e il titolo di studio rilasciato ma una diversa modalità organizzativa delle lezioni: gli studenti possono seguire online dal proprio computer o dall’App mobile in qualsiasi momento, con a disposizione un tutor personale online e le uniche attività che è indispensabile svolgere in presenza, nelle sedi accademiche, sono gli esami e la discussione della tesi. “Oggi la nostra società è costantemente connessa e informata attraverso strumenti multimediali, pertanto l’Università, che rappresenta il mondo dell’innovazione e del progresso non poteva non adeguarsi. Gli iscritti all’Università di eCampus sono oggi 30mila, raddoppiati nell’ultimo anno, a dimostrazione dell’interesse crescente per questa formazione superiore attenta e aperta alle imprese”, sottolinea Alfonso Lovito, direttore generale Università eCampus.

Testimonianza. Roberto Brun, veronese di 49 anni, è un imprenditore nel settore della commercializzazione dell’ortofrutta. E’ iscritto a eCampus  dal 2016 alla facoltà di Scienze della Comunicazione e prossimo alla laurea. “Laurearmi era il mio sogno – precisa – e tramite l’Università online si sta realizzandolo, pur continuando a lavorare. Ho trovato professionalità, correttezza e disponibilità da parte docenti per ricevere chiarimenti. Ho svolto gli esami a Padova conseguendo dei 27 come 18, quindi senza agevolazioni particolari”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Difendere una Pac che punti ai giovani e all’ambiente, appello dagli “agriconfronti” di Veneto Agricoltura

“Da incontri come quello organizzato da Veneto Agricoltura a Legnaro emerge netta la necessità di fare squadra a livello sia regionale che nazione ed europeo con l’obiettivo di disegnare una precisa strategia del sistema agricolo per i prossimi 20 anni. Solo in questo modo sarà possibile assicurare ai nostri agricoltori una politica agricola che possa garantire loro una soddisfacente redditività”. E’ con queste parole che il sottosegretario del Ministero per l’Agricoltura, il veneto Franco Manzato, ha inquadrato nel corso della tavola rotonda “politica” che concluso il partecipato evento promosso dall’Agenzia regionale svoltosi a Legnaro (Pd) nei giorni scorsi.

Tavola rotonda, coordinata dal direttore de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti, durante la quale l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, ha ribadito l’importanza del ruolo della Regione nelle scelte di politica agricola locale, leggi PSR, dove il Veneto si distingue per la capacità di spesa. Interrogato sul tema dell’innovazione, il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha voluto rimarcare il forte impegno dell’Agenzia per dare strumenti competitivi agli imprenditori agricoli veneti.

Partendo dalla presentazione del Quaderno n. 20 della Collana Editoriale di Veneto Agricoltura dal titolo “Agriconfronti. L’agricoltura veneta e le sfide europee” (che può essere scaricata da: https://bit.ly/2Yk7uRP), il convegno ha messo sotto la lente di ingrandimento alcuni comparti del primario veneto in rapporto a quello nazionale ed europeo, a cominciare dalle dimensioni aziendali e l’occupazione in agricoltura per passare poi ai settori vitivinicolo, del mais e del biologico. Obiettivo principale del focus è stato quello di tastare il polso all’agricoltura in vista della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che farà da sfondo alle scelte nazionali e regionali del periodo 2021-2027. Una politica, quella agricola, che in questi mesi sta prendendo forma a Bruxelles e che il Parlamento europeo che uscirà dalle urne il prossimo 26 maggio dovrà ultimare e varare, si spera, entro il 2020. “Allo stato attuale – è stato ricordato da Herbert Dorfmann,  membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo – ci sono ancora dei margini di discussione e d’intervento, ed è proprio per questo che confronti come quello di oggi assumono una grande rilevanza, visto che le parti coinvolte del mondo agricolo, compresa quella politica, vengono messe nelle condizioni di confrontarsi tra loro. Di certo possiamo dire che la PAC post 2020 sarà una politica che guarda ai giovani e all’ambiente e che supporterà chi davvero vive di agricoltura”.

Il focus, animato dai giornalisti Giorgio Setti (Terra e Vita), Antonio Boscaini (Informatore Agrario) e Mimmo Vita (Veneto Agricoltura), ha visto l’intervento di numerosi esperti ed esponenti del mondo produttivo (Sandro Boscaini, Azienda Vinicola Masi; Andrea Bertoldi, Brio SpA), accademico e della ricerca (Samuele Trestini, Università di Padova; Renzo Rossetto, Veneto Agricoltura), dell’associazionismo agricolo (Lodovico Giustiniani, Confagricoltura del Veneto; Daniele Salvagno, Coldiretti Veneto; Gianmichele Passerini, CIA del Veneto; Doriano Annibale, Agri del Veneto; Marco Aurelio Pasti, Associazione Maiscoltori Italiani) e di altre strutture quali Veneto Lavoro presente con Letizia Bertazzon. Di seguito le sintesi con tutti inumeri degli agriconfronti (superficie e dimensioni delle aziende agricole, occupazione, vitivinicolo, mais e biologico). Ricordiamo che i video di tutti gli interventi sono disponibili sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura.

Superfici aziendali in Ue, Italia, VenetoNell’Unione Europea la Superficie Agricola, dati Eurostat 2016, è di 173,3 milioni di ettari, utilizzata da 10,5 milioni di aziende agricole. Quasi il 60% da soli tre stati: Romania (33%), Polonia e Italia. Da noi le aziende agricole sono circa 1 milione e 145 mila, in calo del -31,8% nel decennio 2007-2016. La diminuzione delle aziende è una caratteristica strutturale comune a tutti gli Stati Membri: nell’Unione Europea è al -24,2%, in Veneto del -48%. L’agricoltura europea può essere definita una “agricoltura frammentata”: circa i due terzi delle aziende sono piccole (65%), non superando i 5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Ma, negli ultimi dieci anni, queste diminuiscono costantemente (-29), mentre aumentano di quasi il 4% quelle con SAU superiore ai 50 ettari, ora il 7% del totale. Il modello agricolo italiano si scontra con quello di altri grandi paesi europei come Francia, Germania, Gran Bretagna, dove prevalgono le aziende di grandi dimensioni. Inoltre, sempre a livello europeo, quelle con più di 50 ettari, pur essendo solo il 7% del totale, concentrano oltre il 68% della superficie complessiva. Quelle inferiori a 5 ettari, quasi il 65% del totale, occupano solo il 6% della superficie agricola. L’Italia, con una SAU media aziendale di 10,6 ettari, in crescita del 31,5% nel decennio, presenta comunque un valore inferiore a quello medio dell’Unione Europea, pari a 16,7 ettari/azienda. Valore che in Veneto ha avuto un incremento importante, passando da 5,7 a 10,9 ettari/azienda.

Occupazione. Nel 2017 nell’Unione Europea gli occupati agricoli erano circa 9,5 milioni, in calo del 17,7% rispetto al 2008, caratteristica strutturale dell’ultimo decennio per quasi tutti gli stati. Fanno eccezione l’Italia, che ha avuto un incremento del 2%; e il Veneto, con una crescita del 18%. Prevale quindi l’occupazione maschile: la “quota rosa” in agricoltura in Europa è in media del 33,7%. In Italia è al 26,2%, nel Veneto al 20,7%. Considerando la posizione professionale, in media, nell’UE-28, la quota di occupati indipendenti è del 61,4%, mentre i dipendenti rappresentano il 38,6% degli occupati agricoli. Nel Veneto gli indipendenti sono il 67,2% a fronte del 32,8% di occupati dipendenti; mentre in Italia, al contrario, gli indipendenti sono il 43,7%, 56,3% i dipendenti. La dinamica occupazionale negli ultimi dieci anni, evidenzia in quasi tutti i paesi un calo della quota di occupati indipendenti a favore di una crescita dell’incidenza degli occupati dipendenti. L’Italia, come la Francia, ha avuto una perdita meno rilevante (-6,9%), mentre la Regione Veneto mostra un aumento del +15,8% nel 2017 rispetto al 2008. Per gli occupati dipendenti si registra un aumento medio del +7% in Europa; che crescono anche in Italia, ma del 14,4%. Meglio ha fatto il Veneto, con un ottimo +23,9%. Anche per gli occupati indipendenti la propensione a fare impresa rimane prevalentemente una questione maschile. In media, nell’UE-28, i maschi rappresentano il 71,7% degli occupati indipendenti; in Italia la quota maschile è del 77,5%; in Veneto del 78,8%.

Vino. Le superfici e la produzione di uva da vino nell’Unione Europea, rispettivamente pari a 3 milioni di ettari e circa 21 milioni di tonnellate nel 2017, sono concentrate in tre paesi: Spagna, Italia e Francia. Negli ultimi dieci anni c’è stata una generalizzata riduzione degli investimenti scesi del -12,3%; in Italia siamo al -10,9%, mentre nel Veneto, assistiamo ad un incremento degli ettari del +15,3%. Negli ultimi dieci anni in Europa sia le importazioni – pari a 13 miliardi di euro nel 2017, che le esportazioni – 20,9 miliardi, sono in aumento. Ma mentre le importazioni sono cresciute del 18,5%, le esportazioni volano a +48%. La Francia, primo paese esportatore con oltre 9 miliardi di euro è cresciuta meno della media comunitaria (+33,3%); meglio fanno Italia, +69,5%, 6 miliardi di euro nel 2017, e Spagna (circa 3 miliardi di euro, +60,3%). Ottimo il Veneto, al quarto posto nella virtuale classifica dei principali esportatori nella UE, dietro la Spagna. Per strategie dell’export, la Francia sembra aver liberato quote di mercato, subito occupate da spagnoli e italiani, per puntare su mercati emergenti extra-UE forse più remunerativi, quali Cina, Australia e Sud-Est asiatico. Il Veneto, regione leader, vanta un incremento delle esportazioni extra-UE del +126%, e del +111% con gli altri paesi europei.

Mais. Negli ultimi dieci anni, nell’Unione Europea si è assistito ad una diminuzione delle superfici coltivate a mais, scese a 8,4 milioni di ettari nel 2017. L’Italia, con circa 650 mila ettari investiti, di cui un quarto coltivati in Veneto, è il paese che ha registrato la riduzione maggiore, -38,3%, leggermente superiore a quella del Veneto, -37,1%. Tuttavia, grazie a un netto miglioramento delle rese, la produzione totale è aumentata, attestandosi a circa 65,4 milioni di tonnellate di mais, un terzo in più rispetto al 2007. Nel 2017, le importazioni di mais dell’Unione Europea sono aumentate del 36,1% rispetto al 2007; quasi un terzo della crescita è imputabile all’Italia, che ha raggiunto i 5,3 milioni di tonnellate nel 2017. Di queste, 1,4 milioni sono importate dal Veneto, raddoppiate rispetto al 2007, metà delle quali da extraUE. Le esportazioni di mais sono state pari a circa 17,5 milioni di tonnellate: più del 90% verso altri paesi UE. In sintesi l’UE a 28 dipende oggi dalle importazioni provenienti da paesi extra Ue: specie dall’Ucraina, per oltre il 50%, seguita a distanza dal Brasile. La produzione di italiana infine copre poco più della metà del fabbisogno interno, come nel Veneto, dove il cosiddetto indice di autosufficienza ha seguìto un andamento analogo a quello nazionale.

Biologico. Nel 2017 il 24% dei quasi 280 mila operatori biologici europei, cresciuti del 55% in dieci anni, erano italiani, uno su 4; nel Veneto 2.516 dove, a partire dal 2010, il loro numero è più che raddoppiato. Tuttavia la diffusione del biologico sembra essere ancora limitata. In Italia il 5,6% del totale delle aziende è biologica, dato comunque superiore alla media europea, pari al 2,8%; più sotto il Veneto, con solo il 2,5%. La superficie biologica nella UE è sui 12 milioni di ettari: in testa la Spagna con il 17%, seguita dall’Italia, con 1,8 milioni di ettari, il 15%. In Veneto ci sono poco meno di 20.000 ettari bio, solo l’1,1% del totale italiano, dove la propensione ad investire, pur superiore che nella UE, avviene su superfici di ridotte dimensioni. Nell’Unione Europea, la maggior parte dei 12 milioni di ettari bio è costituita da prati e pascoli, colture foraggere e cereali, mentre tutte le altre colture detengono ciascuna una quota di superficie inferiore al 5% del totale. L’Italia è lo Stato membro con il maggior numero di ettari investiti a cereali, ben 299 mila, il 16% del totale; il Veneto, ne ha solo 5.500, il 2%. Per il vino l’Italia, con 103.500 ettari, concentra un terzo della superficie europea di vigneto biologico, dietro la Spagna, che raggiunge quota 34%. In Veneto gli ettari sono circa 4.500, un valore superiore a quello della maggior parte degli altri Stati membri europei.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Mercato del vino nella Grande Distribuzione, bene vini Doc, spumanti, vini a marca privata, vini bio. Se ne parla oggi lunedì 8 aprile a Vinitaly 2019.

I vini con maggior tasso di acquisto nei supermercati nell’anno passato sono i vini di qualità Doc e Docg, gli spumanti, i vini biologici ed i vini col marchio dell’insegna distributiva. E la grande distribuzione si conferma come il canale di vendita del vino italiano di gran lunga più rilevante, con 619 milioni di litri per un valore di 1 miliardo e 902 milioni di euro. Se ne parlerà a Vinitaly 2019, che si svolge a Verona Fiere fino al 10 aprile, nel corso della tavola rotonda, organizzata oggi, lunedì 8 aprile, da Veronafiere in collaborazione con IRI, cui parteciperanno produttori e distributori e a margine del Gdo Buyers Club (8 e 9 aprile).

Nel dettaglio. I vini Doc e Docg in bottiglia registrano il +5,3% nel primo bimestre 2019 (dopo una sostanziale tenuta nel 2018); gli spumanti il + 2,1%, i vini biologici il +18% (+ 11,8% gli spumanti bio); i vini a marca privata o marchio del distributore (MDD) in bottiglia il + 7% (dati 2018 a volume, ricerca IRI per Vinitaly 2019, iper+super+libero servizio piccolo). La quota di mercato del vino MDD è arrivata al 14% di tutto il vino venduto nella Grande Distribuzione per un valore di 156 milioni di euro. I soli vini Doc e Docg a marca del distributore sono cresciuti dell’8%.

Strategie di vendita. Va sottolineata la crescita costante, negli ultimi anni, degli acquisti dei vini a marchio del distributore (MDD), cioè di quei vini che le cantine italiane producono su incarico delle insegne distributive.  Quest’ultime provvedono poi a etichettarle con propri marchi oppure con altre etichette di fantasia. Il consumatore di solito non si accorge di acquistare un prodotto a marchio, ma è attirato dal prezzo contenuto, grazie alla filiera più corta, e da una buona qualità media. A fronte della crescita dei vini MDD, il 2018 ha fatto segnare una contrazione delle vendite a volume di varie tipologie di vino, su cui ha influito la scarsa vendemmia del 2017 e l’aumento dei prezzi del vino.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere