• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

foto gruppo1

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

muro quasi finito2

Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

WhatsApp Image 2022-10-14 at 07.52.03 (1)

E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

Irrigazione e sicurezza idraulica, raddoppiati i costi, i Consorzi di bonifica chiedono sostegno alla Regione Veneto

bonifica2

“I costi energetici peseranno sempre più nei bilanci dei Consorzi di bonifica a causa dei mutamenti climatici che richiedono lavoro extra sia per il pompaggio di acqua irrigua in estate, sia per il funzionamento delle idrovore chiamate a mantenere in sicurezza il territorio in presenza di precipitazioni dal carattere sempre più torrenziale” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di bonifica, intervenuto nei giorni scorsi in Regione nelle audizioni della Commissione Bilancio.

La richiesta. “I Consorzi di bonifica sono tenuti al pareggio di bilancio e non vogliono gravare interamente sulle spalle di agricoltori e cittadini, già oberati dall’inflazione, chiediamo pertanto alla Regione un impegno finanziario concreto.” Dati alla mano, il 2022, tra siccità e caro bolletta, passerà agli annali come annus horribilis anche per il sistema dei Consorzi di bonifica cui spetta la sicurezza idraulica e la gestione dell’acqua irrigua e che, a tal proposito, gestiscono circa 400 impianti di pompaggio per l’irrigazione a pressione e altrettanti impianti idrovori. “Secondo le nostre previsioni – ha spiegato il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani in Commissione-, a fronte di un +15% di energia utilizzata, i Consorzi del Veneto dovranno far fronte a una bolletta del 103% in più rispetto all’anno scorso. In euro significa 19 milioni non previsti a inizio anno: da 18,2 milioni del 2021 ai 37 milioni del 2022”. Nell’audizione ANBI Veneto ha anche chiesto alla regione di sostenere il “Piano Laghetti”, attualmente in fase di definizione, fondamentale per realizzare invasi in grado di aumentare la capacità del territorio di trattenere acqua da utilizzare nei periodi siccitosi.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

A Novembre, l’Orto Botanico di Padova programma nuovi orari d’ingresso e visite guidate gratuite

  
  

Ingresso Orto Botanico Università Padova

Con l’arrivo del mese di novembre, gli orari dell’Orto Botanico di Padova si adeguano al ritorno all’ora solare: la chiusura è infatti anticipata alle ore 17, con ultimo ingresso alle 16.15. L’Orto è come sempre visitabile dal martedì alla domenica e nei giorni festivi. Per tutto il mese, le visite guidate delle ore 15 dal martedì al venerdì sono gratuite, comprese nel biglietto d’ingresso. Il turno del venerdì è disponibile anche in lingua inglese. Un’opportunità preziosa per visitare gli spazi dell’hortus cinctus e del Giardino della biodiversità con l’accompagnamento delle esperte guide naturalistiche. Per informazioni e prenotazioni: prenotazioni@ortobotanicopd.it – tel. 049 8273939 (attivo tutti i giorni dalle 9 alle 17).

Fonte: Orto Botanico di Padova

11 Novembre 2022, il “Principe Rosso” di Chioggia ambasciatore in Liguria


Giuseppe Boscolo - Berlino 2020

Dopo quasi sei secoli e mezzo dall’occupazione da parte dei Genovesi nella guerra con la Repubblica di Venezia, Chioggia sbarca in Liguria. Lo fa inviando come ambasciatore il “Principe Rosso”, il suo rinomato Radicchio IGP, nell’evento “FATTORE COMUNE, incontri fra DOP e IGP: quando il prodotto è sinonimo di un territorio”, organizzato dal Consorzio Focaccia di Recco col formaggio IGP per venerdì 11 novembre a Recco, Sori e Camogli, in provincia di Genova. «Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito del Consorzio ligure questo incontro tra le eccellenze agroalimentari tutelate dalla Unione Europea che portano nella propria denominazione protetta il nome del luogo da cui prendono origine spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo perché segna la ripartenza delle iniziative di promozione del nostro Consorzio in Italia e all’estero dopo la forzata pausa dovuta alla pandemia. Sarà anche l’occasione per esaminare i vari aspetti delle tutele, presentare i percorsi fatti, illustrare gli obiettivi colti e ipotizzare i piani futuri, analizzare gli sbocchi sul mercato e l’appeal sul turismo gastronomico, proporre nuove idee per la promozione delle DOP e IGP».

Il programmaNel primo pomeriggio al Teatro di Sori, dopo gli interventi delle Istituzioni Pubbliche e degli Organismi preposti all’antifrode dei prodotti tutelati, seguirà un “talk show” presentato daLucio Bernini assieme a Tinto, conduttore con Federico Quaranta del programma di Radio Rai Due Decanterin cui i Consorzi illustreranno le proprie DOP o IGP e il relativo territorio. Alla sera in uno dei ristoranti consorziati di Recco l’atteso momento gastronomico con grandi banchi d’assaggio e degustazioni
guidate dei prodotti DOP IGP presenti, mentre gli chef e i focacciai dei ristoranti associati al Consorzio Recchese eseguiranno dal vivo ricette ad essi dedicate. La mattina successiva è previsto un tour turisticoculturalegastronomico nella Città di Recco, nota quale capitale gastronomica della LiguriaOltre al Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia IGP, ci saranno con i loro prodotti Consorzi dei Salumi DOP Piacentini, della Robiola di Roccaverano DOP in provincia di Asti,
dello Zafferano dell’Aquila DOP, del Peperone di Pontecorvo DOP in provincia di Frosinone, del Crudo di Cuneo DOP, del Brachetto d’Acqui DOP in provincia di Alessandria, del Basilico Genovese DOP, dell’Olio DOP Riviera Ligure e l’Enoteca Regionale della Liguria che rappresenterà l’intera produzione enologica ligure.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia IGP

Stasera direttivo Argav on line

lets-write-something-writing-4545938-1024-768

Il direttivo Argav si riunirà on line questa sera, mercoledì 9 Novembre alle ore 18.45. Questo l’ordine del giorno: comunicazioni del presidente, comunicazioni della segretaria, nomina candidato Premio Argav, pranzo di Natale e lotteria del 10 dicembre 2022,  prossime attività, varie ed eventuali.

Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto 

Merano WineFestival apre oggi con il summit “Respiro e grido della terra”

meranowinefestival

Parola d’ordine sostenibilità. Il 31° Merano WineFestival apre con un importante summit “Respiro e grido della terra” che affronta il problema dell’acqua, in quanto risorsa primaria e fondamentale per la vita, i temi dell’innovazione, della sicurezza alimentare e della sostenibilità delle filiere enologiche, le certificazioni in viticoltura, nonché alcuni case history come il modello “Abruzzo sostenibile”. Argomento attuale e sempre più urgente che il patron del festival Helmuth Köcher ha voluto valorizzare coinvolgendo nomi illustri ed esperti in una conferenza al vertice che vuole essere ambasciatrice di un messaggio positivo e propositivo nel settore wine & food e non solo. Sei gli incontri ospitati al Teatro Puccini, tra venerdì 4 novembre, dalle 14.00 alle 17.00, e sabato 5 novembre, dalle 13.00 alle 18.00, giornata che concluderà con la cerimonia di apertura del festival, che si svolgerà sino all’8 novembre.

Il summit. “Fonti d’acqua le casseforti della vita” è il primo incontro dedicato all’acqua, quale elemento base della filiera enogastronomica dalle coltivazioni agli allevamenti, in merito al quale la grave crisi idrica in atto ne indica la drammaticità. Intervengono: Giuseppe Di Stefano – direttore generale Parco Villa Reale; Enrico Boerci – presidente Brianza Acque; Emanuele Kotakis – presidente Underwater; Lina Di Danieli – biologo Dolomia; Luigi Terzago – presidente FISAR; Andrea Pilotti – moderatore. A seguire “Wine & Sustainability: le certificazioni”, workshop che mette a confronto certificazioni e garanzie in viticoltura con Luca D’Attoma – enologo, agricoltura biologica e biodinamica; Luca Toninato – vice presidente Enogis; Giuseppe Ciotti – funzionario Masaf – SQNPI; Stefano Stefanucci – direttore nazionale Equalitas; Enrico De Micheli – amministratore delegato Agroqualità; Piero Bernabè – managing director Progress Spa; Riccardo Velasco – Crea Istituto San Michele all’Adige; Andrea Radic – giornalista moderatore. Chiude la prima giornata di summit un confronto tra i modelli di sostenibilità “Abruzzo Sostenibile VS New Zeland” con Emanuele Imprudente – assessore Agricoltura Abruzzo; Massimiliano Giansanti – presidente ConfAgricoltura; Austin Brick – Console Generale Nuova Zelanda in Italia; Lido Legnini – Ccia CH/PE; Antonella Ballone – Cccia Gran Sasso; Elena Sico – dirigente Regione Abruzzo; Pietro Gasparri – dirigente Masaf agricoltura biologica; Gennaro Strever – presidente Camera di Commercio Abruzzo; Angelo Gentile – responsabile nazionale Agricoltura Legambiente; Camillo Zulli – cantina Orsogna; Andrea Radic – moderatore.

La giornata di sabato inizia con il think talkAcqua dolce ed infrastrutture per l’agricoltura, ambiente marino e ristorazione” con Cosimo Nicastro – capitano di vascello e portavoce ufficiale della Guardia Costiera; Cav. Antonio Morabito – delegato presidenza nazionale per l’UNESCO e presidente di Verona FICLU; Paolo Cillis – sindaco di Pietragalla; Sergio Capaldo – presidente “La Granda s.r.l.” e ideatore dell’agricoltura simbiotica; Andrea Pilotti – moderatore. “Politiche europee sulla sicurezza alimentare”, il workshop dedicato a sicurezza alimentare, innovazione e sostenibilità ambientale per il mondo del vino, le politiche il Green Deal Europeo e Prospettive future a livello mondiale con; Denis Pantini – Nomina; Emanuele Imprudente – assessore Agricoltura Abruzzo; Luigi Moio – presidente OIV; Paolo De Castro – Commissione Agricoltura UE; Herbert Dorfmann – deputato Parlamento Europeo e membro commissione Agricoltura UE; Dante Stefano Del Vecchio – moderatore. A concludere gli incontri, “Dalla Georgia a Napoli: 8.000 anni di storia”, un approfondimento sulla storia dei vini e della sostenibilità dalla Georgia alla Campania nei giorni nostri con Nicola Caputo – assessore Agricoltura Regione Campania; Tommaso De Simone – presidente Cam.Com. Caserta; Adrea Prete – presidente Union Camere; Giorgio Murra – archeologo direttore del Mehnir Museum di Laconi; Otar Shamugia – Ministro Agricoltura Georgia; Attilio Scienza – ricercatore, professione, visionario; Anthony Muroni – presidente della Fondazione Mont’e Prama; Dante Stefano Del Vecchio – moderatore; Guido Inernizzi – co-moderatore. Quale sintesi dei sei incontri, le linee guida verranno riassunte in un MANIEFSTO, sottoscritto da tutti gli opinion leaders e stakeholders, da consegnare al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste,  documento che metterà in evidenza come l’agricoltura e in particolare la viticoltura devono impegnarsi per adotta­re misure urgenti al fine di combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, puntando all’obiettivo comune stilato dal Green Deal Europeo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Fonte: Servizio stampa Merano WineFestival

Dal 3 al 6 Novembre 2022 Fieracavalli torna in sella a Veronafiere

Fieracavalli

Fieracavalli torna in sella per la sua 124a edizione nel suo format originale di quattro giorni, dal 3 al 6 novembre 2022 a Veronafiere. Sono 2.375 i cavalli di 60 razze protagonisti assoluti della manifestazione, riferimento per il settore equestre con 12 padiglioni da visitare, per un totale di 128mila metri quadrati, 695 aziende espositrici da 25 paesi e 200 eventi in programma, tra competizioni, spettacoli e convegni, tutto nel segno della sostenibilità. “Insieme. Vicini.” è il claim dell’edizione 2022 che si conferma non solo manifestazione di riferimento per la sua community, ma anche grande evento internazionale e appuntamento imperdibile per chiunque desideri entrare in contatto con un mondo in cui la passione per il cavallo incontra persone, business, sport, lifestyle, spettacolo, territori e innovazione digitale. Una sintesi perfetta, capace di coinvolgere tutti nel modo più̀ trasversale: aziende, operatori ed esperti, atleti, amanti del turismo “slow” e famiglie. 

Il viaggio nel mondo delle razze equestri invece inizia ai padiglioni 2 e 3, con le più antiche razze italiane e il cavallo da Sella Italiano, in collaborazione con Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare e AIA. Al padiglione 9 invece ci si avventura nel mondo del cavallo di Pura Razza Spagnola, del Criollo e degli imponenti Frisoni. Alle tradizioni e ai cavalli d’oltreoceano sono dedicati due interi padiglioni (11 e 12): appaloosa, paint e quarter horse sono le razze americane in mostra, insieme all’ormai tradizionale appuntamento con il Westernshow. Spazio anche al principe delle razze equestri, il Purosangue Arabo, che diventa protagonista del prestigioso concorso morfologico internazionale dedicato a questa razza straordinaria.

Cavallo come vettore di forti messaggi che guardano con concretezza ai punti dell’agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. A caratterizzare l’edizione in questo senso ci pensano tre appuntamenti organizzati proprio per la giornata inaugurale e che toccano tre dei progetti bandiera della manifestazione. il primo è il viaggio a cavallo con il raid equestre Monaco-Verona, il progetto promosso da Fieracavalli e Veronafiere, che, a 17 anni dall’ultima edizione, torna a sensibilizzare a promuovere un turismo lento e sostenibile. Un itinerario di oltre 600 km, suddiviso in tappe, che collega la capitale bavarese al comune scaligero, dove i cavalieri arriveranno proprio nella mattina di giovedì 3 novembre. Nella stessa giornata è in programma la cerimonia di consegna dei primi diplomi del corso di tecnico di scuderia a detenuti ed ex detenuti della Casa Circondariale di Montorio, mentre la sera è in programma (nel padiglione 8) Riding the Blue Charity Dinner & Gala, che aprirà la prima serata del Gala d’Oro festeggiando la conclusione della raccolta fondi a favore del progetto di ricerca su ippoterapia e autismo inaugurato proprio dalla fiera nel 2019. Entrambi i progetti sono stati realizzati grazie alla fruttuosa e duratura collaborazione tra Fieracavalli e l’ASD Horse Valley Riding. Al Pad. 4 è invece allestita l’area talk “A cavallo della sostenibilità I Dialoghi sul futuro sostenibile del mondo equestre”, punto di confronto e pensiero sul futuro della società e del settore, fino al profondo lavoro di controllo e sensibilizzazione sul rispetto del cavallo attraverso il “codice etico di Fieracavalli”, documento programmatico e vincolante, condiviso con tutti gli espositori della manifestazione. L’attenzione al cavallo e al suo rapporto con l’uomo è anche al centro della Horse Friendly Arena (Pad.9), dove si alternano ogni giorno le dimostrazioni di alcune delle migliori scuole di addestramento naturale.

Fonte: Servizio stampa Fieracavalli

Dal Trentino, un esempio con le mele di bioeconomia circolare, interpretazione di un nuovo concetto economico in risposta alla crisi

MeleDanneggiate

Un contesto difficile e segnato dalle incertezze, quello che le aziende agricole stanno affrontando con costi delle materie prime in continuo aumento, costi di produzione alle stelle e mercati difficili. Senza contare l’impatto degli eventi climatici sempre più frequenti e veementi, basti pensare che dall’inizio dell’anno gli eventi estremi fra nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, bufere di vento e tornado che hanno provocato danni e vittime sono cresciuti del +42% rispetto allo scorso anno, con il 2022 che si classifica, peraltro, fino ad ora in Italia, come il più caldo di sempre, con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 °C) rispetto alla media storica, ma si registrano anche precipitazioni ridotte di 1/3 anche se più violente secondo Isac Cnr.

Non da meno il fenomeno dello spreco che porta a “buttare” mediamente un terzo della produzione lungo la filiera e nel processo di consumo. Nasce in questo contesto il partenariato europeo per l’innovazione SMS Green, del quale Co.Di.Pr.A. è capofila e vede la collaborazione di Agriduemila Hub Innovation, Fondazione Edmund Mach e Melinda. L’investimento convinto in innovazione di prodotto e di sistema è da sempre un elemento altamente qualificante per il nostro settore. Per questo Co.Di.Pr.A. ha promosso questo nuovo progetto nell’ambito dei Partenariati Europei per l’Innovazione (P.E.I.), che vede al centro il concetto di bioeconomia circolare che sarà sicuramene traino di innovazione e crescita sostenibile del nostro territorio.

Il progetto si pone l’obiettivo di dare nuova vita alle mele danneggiate irreparabilmente dagli eventi atmosferici e al marco mela esaurito, ossia il residuo esausto della produzione dei trasformati di mela, trasformandoli in un fertilizzante organico con proprietà ammendanti, a chilometro zero, che arricchisca e nutra il nostro prezioso suolo senza asportare ulteriori risorse prime, valorizzando al contempo dei prodotti attualmente considerati scarti, a ridotto valore aggiunto e dalla minima marginalità per l’agricoltore. La produzione di fertilizzanti dal recupero dei materiali organici di scarto della filiera potrà essere una risposta fondamentale per il raggiungimento di una adeguata capacità di autoproduzione interna e per interrompere la dipendenza dall’estero quanto ai fertilizzanti, che oggi mette a dura a prova le imprese per l’impennata straordinaria dei prezzi dovuta all’attuale contesto geopolitico. L’ulteriore valorizzazione del prodotto di scarto potrebbe permettere di riconoscere ai produttori agricoli una compensazione superiore delle “mele da industria” con il risultato, da un lato, di ottenere un ricavato complessivo non inferiore al consueto e dall’altro permettere una facilitazione nell’individuazione della capacità assicurativa, attraverso lo sviluppo di innovative soluzioni di gestione del rischio.

Dichiarazioni. “Tutto ciò – spiega Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – contribuisce positivamente a raggiungere un equilibrio economico-finanziario di lungo termine per le imprese agricole, stabilizzando le entrate e garantendo dei proventi di vendita anche nel caso in cui la produzione fosse fortemente compromessa da danni conseguenti a eventi avversi e/o da fitopatie”. “Oltre alle migliori prestazioni e stabilità reddituale – evidenzia Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – questo potrebbe produrre ulteriori effetti e ricadute positive sugli agricoltori, in quanto verrebbero applicati costi assicurativi ridotti grazie all’innescarsi di meccanismi virtuosi. Meccanismi virtuosi, quelli della bioeconomia circolare, che mirano a ridurre a 360° gradi gli effetti economici negativi sulle imprese derivante dall’aumento sproporzionato dei costi di produzione”. Il progetto avrà, quindi, numerosi impatti sull’intero comparto agricolo trentino e nazionale, per quanto riguarda sia il fronte assicurativo sia in termini di sostenibilità ed efficienza del sistema produttivo. “È necessario favorire una razionalizzazione delle soluzioni di gestione del rischio e, conseguentemente, un efficientamento della spesa pubblica – sottolinea Andrea Berti, amministratore delegato di Agriduemila Hub Innovation e direttore di Asnacodi Italia – Siamo costantemente al lavoro per portare ulteriori sviluppi nella direzione dell’innovazione, sfruttando le potenzialità delle tecnologie, ad esempio utilizzando rilievi satellitari, implementando tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale, sempre con l’obiettivo principe di valorizzare e tutelare il lavoro degli agricoltori. Una gestione del rischio che è evoluta nel tempo fino ad arrivare ad implementare strumenti per la stabilizzazione del reddito aziendale deve necessariamente sviluppare sinergie con la filiera e questi processi di bioeconomia circolare vanno sicuramente incentivati e sostenuti.” “Si tratta di una sfida importante quella che si pone il progetto SMS Green – racconta Silvia Silvestri, responsabile dell’Unità Bioeconomia del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach – con tutto il nostro staff e grazie alle tecnologie che disponiamo siamo già all’opera per caratterizzare i prodotti di scarto, valutarne le capacità fertilizzanti e misurarne gli effetti al suolo”. “Per noi è importante e fondamentale – spiega Luca Lovatti, responsabile ricerca e sviluppo di Melinda – riuscire a trovare soluzioni sostenibili sia da un punto di vista ambientale, sia sociale che economico. Infatti, è già da tempo che abbiamo intrapreso un percorso votato alla sostenibilità che hanno già dato risultati tangibili, come l’impego dei packaging compostabili, gli studi sulla carbon footprint. Questo progetto aiuterà ulteriormente a trovare risposte per una economia sostenibile incentrata su prodotti e processi di eccellenza e valorizzazione di ambiente e territorio”.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Vino, Valpolicella. All’insegna del motto “Appassimento, ritorno al futuro”, prosegue l’iter di candidatura dell’antica tecnica vinicola a patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

anteprima-amarone

Al via la “fase 2” della candidatura Unesco della “tecnica di appassimento delle Uve della Valpolicella”, che nei giorni scorsi ha visto l’intero territorio della denominazione veronese fare squadra a La Collina dei Ciliegi (Grezzana, VR) per rilanciare e testimoniare il supporto della comunità al riconoscimento della pratica enologica come “patrimonio culturale immaterialedell’umanità. Presentato lo scorso Vinitaly, il processo di riconoscimento entra ora nel vivo grazie alla “call to action” organizzata dal Comitato promotore, sotto il coordinamento del Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, con il claim “Appassimento, ritorno al futuro”, sigillo di un impegno intergenerazionale nella valorizzazione di una pratica virtuosa usata per vinificare i rossi migliori del territorio, tra cui l’Amarone e il Recioto, tramandata da oltre 1500 anni.

Prima tecnica vinicola ad essere candidata. Per Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella capofila dell’iniziativa: “L’appassimento delle uve è, non a caso, la prima tecnica vitivinicola ad essere candidata come patrimonio culturale dell’umanità. Si tratta infatti di un savoir faire che ha scritto la storia ma anche l’economia del nostro territorio, ne ha plasmato i prodotti definendone la qualità, contribuendo a disegnare la geografia e l’evoluzione sociale, l’etica del lavoro e l’imprenditorialità, le festività e i ritmi stagionali. Un tassello fondamentale della nostra identità che non può essere dato per scontato, e che deve essere compreso e valorizzato anche e soprattutto dalle nuove generazioni”. “Il riconoscimento Unesco rappresenta un’occasione importante per le comunità coinvolte– spiega Pier Luigi Petrillo, presidente dell’organo degli esperti mondiali della convenzione Unesco per il patrimonio culturale immateriale –. Oltre a comportare una spinta alla tutela della tradizione e del paesaggio bioculturale in cui viene esercitata, ne assicura la trasmissione alle nuove generazioni e favorisce una fruizione collettiva anche di tradizioni e riti ad essa collegati, stimolando la crescita del territorio e la consapevolezza del patrimonio culturale e identitario”. Per Massimo Gianolli, vicepresidente della Rete Valpantena e presidente de La Collina dei Ciliegi che ha ospitato l’evento: “Appassimento vuol dire non solo vino di qualità, ma anche radici, impresa, valore aggiunto: una vision collettiva che non può non coinvolgere, trasversalmente, tutti gli stakeholders del territorio e che vedrà la Valpantena protagonista nel sostenere il progetto”. Proprio i giovani della Valpolicella, con il neonato Consorzio Gruppo Giovani, si sono schierati in prima fila per sostenere la candidatura e rilanciare la declinazione young del Recioto, il vino più antico della denominazione. Nata su impulso del Consorzio di tutela proprio per intercettare il cambio generazionale del tessuto produttivo del territorio, la compagine riunisce circa 50 protagonisti under 40 impegnati a fare rete e a portare le istanze e prospettive dei più giovani anche all’interno delle policy consortili.

L’Unesco ha fino ad oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale 631 elementi in 140 Paesi del mondo, a rappresentatività della diversità e della creatività umana. Per ottenere il riconoscimento l’elemento candidato deve essere trasmesso da generazione in generazione; deve essere costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia; deve permettere alle comunità, ai gruppi nonché alle singole persone di elaborare dinamicamente il senso di appartenenza sociale e culturale; deve promuovere il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana e, infine, deve diffondere l’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella