• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Trattenere la pioggia al suolo: Anbi e Coldiretti annunciano i primi 223 progetti, che potrebbero essere immediatamente cantierabili, per realizzare 10 mila invasi medio-piccoli e multifunzionali

Assemblea ANBI 6 luglio 2022

Sono 223 i progetti definitivi ed esecutivi, cioè immediatamente cantierabili, approntati da ANBI e Coldiretti nell’ambito del “Piano Laghetti”, che punta a realizzare 10.000 invasi medio-piccoli e multifunzionali  entro il 2030, in zone collinari e di pianura; i nuovi bacini incrementeranno  di oltre il 60% l’attuale capacità complessiva dei 114 serbatoi esistenti e pari a poco più di 1 miliardo di metri cubi, contribuendo ad aumentare, in maniera significativa, la percentuale dell’11% di quantità di pioggia attualmente trattenuta al suolo.

La realizzazione dei primi 223 laghetti comporterà nuova occupazione stimata in circa 16.300  unità lavorative ed un incremento di quasi 435.000 ettari nelle superfici irrigabili in tutta Italia, nel solco dell’incremento dall’autosufficienza alimentare, indicato come primario obbiettivo strategico per il Paese. Il maggior numero di attuali progetti interessa l’Emilia Romagna (40), seguita  da Toscana e Veneto come evidenziato dall’emergenza idrica in atto; per quanto riguarda il CentroSud è la Calabria a vantare il maggior numero di progetti sul tappeto.  L’investimento previsto per questa prima tranche del Piano Laghetti è quantificato in € 3.252.946.916,00.

A corollario degli invasi, perseguendo  l’altro e determinante obbiettivo strategico dell’autosufficienza energetica, dovranno essere realizzati 337 impianti fotovoltaici galleggianti (potranno occupare fino al 30% della superficie lacustre)  e 76 impianti idroelettrici, capaci di produrre complessivamente oltre 7 milioni di megawattora all’anno. “Quella attuale è la sesta emergenza siccità nei recenti 20 anni e ha già provocato danni per circa 2 miliardi all’agricoltura –precisa Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Servono investimenti infrastrutturali ed il Piano Laghetti è una scelta di futuro.” “L’Italia – aggiunge Ettore Prandini, presidente Coldiretti – è al terz’ultimo posto in Europa per investimenti nel settore idrico. Serve programmazione per uscire dalla logica dell’emergenza ed un piano di laghetti diffusi e con funzioni anche  ambientali è la soluzione all’impossibilità di realizzare grandi invasi come è stato negli anni scorsi per il Sud Italia.”“Se il Governo ha la reale volontà di realizzare almeno 20 grandi interventi infrastrutturali per il settore idrico entro il 2024, non potrà prescindere dalle progettazioni, in avanzato iter procedurale, redatte dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. E’ un parco di soluzioni, che mettiamo a servizio del Paese” conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Che ribadisce, infine, la richiesta di una struttura commissariale, che abbia l’autorità per gestire la fase dell’emergenza idrica, ricercando, nel rispetto delle normative, la compatibilità fra i diversi interessi economici e territoriali, che gravano sulla risorsa idrica.

Fonte: Servizio stampa ANBI

Siccità, sì ai decaloghi antispreco ma il problema è ben altro…

siccità

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Di fronte alla siccità vanno di moda i decaloghi sul risparmio idrico casalingo: utili, anzi utilissimi sempre, perché l’acqua è una risorsa preziosa. Fermarsi qui, però, equivale a guardare il dito, invece che la luna. Attenzione, quindi alle distrazioni di massa, perchè oggi il problema non sono le condutture degli acquedotti, che perdono (uno scandalo di inefficienza), ma è che non c’e’ più acqua da fare scorrere in tutte le tubature. E questo non è colpa di qualche rubinetto aperto troppo, ma dell’incapacità della classe politica ed in primis dei governi di programmare la resilienza dei territori di fronte ad emergenze largamente annunciate dagli scienzati. Il Piano Invasi per raccogliere acqua piovana venne presentato dall’Associazione dei Consorzi di bonifica e dalla Struttura di Missione Italia Sicura nel 2017. Da allora nulla o quasi è stato fatto e non e’ stato neanche inserito nel PNRR, dove solo il 2% delle risorse è destinato ad infrastrutture idriche. Quindi, di cosa stiamo parlando?

E’ veneto il vincitore del concorso fotografico nazionale obiettivo acqua di Anbi, Coldiretti e Fondazione Univerde

1-darla a bere MUNARI PIETRO

Con la fotografia dal titolo “Darla a Bere” che ritrae una formica nell’atto di bere da una goccia di rugiada sospesa su un ramoscello, il vicentino Piero Munari (risiede a Marano Vicentino) si è aggiudicato il primo premio del concorso fotografico nazionale “Obiettivo Acqua” promosso da ANBI, associazione nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, Coldiretti e Fondazione Univerde. “È una foto che racconta molte storie – ha affermato il direttore generale di ANBI Massimo Gargano – parla di vita, di biodiversità, del nostro pianeta e di quell’universale bisogno d’acqua che accomuna tutte le specie”. “Obiettivo del concorso – ha ricordato il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi – è mantenere viva l’attenzione delle Istituzioni su politiche dell’acqua che guardino al futuro, in un’epoca caratterizzata dai mutamenti climatici ma anche dall’epidemia di Covid durante la quale, la garanzia di disponibilità di cibo sugli scafali è stata elemento di tenuta sociale. Senza acqua, senza irrigazione, non può esserci cibo e men che meno l’eccellenza agroalimentare del nostro Paese”.

Mostra itinerante. “Siamo felici che il primo premio di questo prestigioso concorso arrivi in Veneto terra di acqua e di bonifica – ha affermato il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro -. La foto, insieme alle altre foto che hanno partecipato al concorso, saranno esposte in una mostra che ANBI Veneto sta definendo nel contesto delle celebrazioni del Centenario del Congresso di San Donà di Piave del 1922 che pose le basi della moderna bonifica, un anno di eventi che inizierà a marzo e avrà come momento principale il Festival della Bonifica, proprio a San Donà, dal 26 al 29 maggio“.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Situazione idrica in Italia: mancano 5 miliardi di metri cubi d’acqua rispetto a quanto previsto 50 anni fa

In Italia non dobbiamo compiere il miracolo di trasformare il deserto in una terra florida, bensì dobbiamo utilizzare al meglio i talenti affidatici con un territorio straordinario, che va altresì difeso dalla minaccia dell’aridità”: è in questa, evocativa immagine che Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), indica, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, svoltasi lo scorso 22 marzo, la strategia idrica, che l’Italia dovrebbe seguire.

I “talenti” sono dati da un andamento pluviometrico che, nonostante l’estremizzazione degli eventi atmosferici, vede cadere annualmente sull’Italia 1000 millimetri di pioggia (quasi mm. 2.000 in alcune zone del Friuli Venezia Giulia e della Liguria e solo mm. 300 su aree della Puglia), pari ad un volume complessivo di circa 300 miliardi di metri cubi, oltre la  metà dei quali, però, vengono restituiti in atmosfera attraverso l’evapotraspirazione; si calcola, quindi, che il patrimonio idrico potenzialmente a disposizione sia di circa 110 miliardi di metri cubi, di cui solo 53 miliardi realmente utilizzabili. “Di questa ricchezza riusciamo, però, a trattenere solo  5,8 miliardi, cioè circa l’11%. Il talento, che dobbiamo sviluppare è aumentare tale percentuale” precisa il presidente di ANBI.

Al proposito, ANBI ha indicato fin dal 2017, unitamente all’allora Struttura di Missione #italiasicura, una strategia fatta di 2.000 invasi medio-piccoli da realizzare in 20 anni grazie ad un investimento di circa 2.000 miliardi di euro; contestualmente sono stati  presentati i primi 218 progetti, interessanti 17 regioni (il maggior numero, 73, in Veneto, ma  è la Calabria, la regione ad abbisognare di maggiori investimenti: 527 milioni di euro). A Settembre 2020, nella prospettiva del Recovery Plan, ANBI ha presentato un Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, comprendente, innanzitutto, la manutenzione straordinaria di 90 bacini, in buona parte interriti. “La loro capacità – afferma Massimo Gargano, direttore Generale di ANBI – è ridotta del 10,7% a causa della presenza di oltre 72 milioni di metri cubi di sedime, depositati sul fondo: 46 bacini sono al Sud, 36 al Centro, 9 al Nord.” Oltre a ciò, il Piano ANBI prevede  il completamento di 16 bacini (capacità complessiva: mc. 96.015.080; investimento: quasi 452 milioni di euro) e la realizzazione di 23 nuovi invasi (capacità complessiva: mc. 264.493.800; investimento: circa 1 miliardo e 231 milioni di euro).   

“Sono tutti progetti definitivi ed esecutivi, cioè in avanzato iter burocratico e quindi capaci di rispettare il cronoprogramma indicato dall’Unione Europea, garantendo quasi 10.000 posti di lavoro. Per questo – insiste il dg di ANBI– ribadiamo la richiesta di inserimento nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. E’ utile ricordare che, ancora nel 1971(!), la Conferenza Nazionale delle Acque aveva indicato in almeno 17 miliardi di metri cubi, la necessità di invaso  necessaria a soddisfare le esigenze del Paese al 1980(!); oggi, secondo i dati del Comitato Italiano Grandi Dighe, tale capacità ammonta a 13,7 miliardi di metri cubi, di cui però è autorizzato l’uso di solo 11,9 miliardi, un volume ben lontano da quanto previsto  50 anni fa!  Risulta evidente, secondo l’ANBI,  l’urgente necessità di incrementare sensibilmente le capacità di invaso per sopperire alle esigenze idriche in un quadro condizionato dalla crisi climatica, dove ormai piove in maniera sempre più “tropicale” ( grandi volumi in autunno-inverno, poco in primavera-estate) con ripetuti fenomeni alluvionali in tutte le regioni (negli anni recenti, lo Stato spende mediamente 3 miliardi e mezzo all’anno per riparare i danni) e stagioni siccitose anche in aree, dove nel passato tali fenomeni erano molto rari (la situazione è già oggi critica in Sicilia e condizioni di sofferenza idrica si stanno ripetendo sulla fascia adriatica dell’Appennino). 

Ad innervare  d’acqua il territorio italiano è una rete di circa 200.000 chilometri di corsi d’acqua (circa 5 volte la circonferenza della  Terra), bisognosa di manutenzione straordinaria di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti 729 progetti cantierabili (ricompresi nel Piano ANBI per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese: 241 al Nord, 266 al Centro, 222 al Sud), capaci di garantire quasi 12.000 posti di lavoro con un investimento di circa 2 miliardi e 365 milioni di euro. “Nella Giornata Mondiale dell’Acqua  – conclude Gargano – è stato opportuno segnalare con forza che la fondamentale funzione del reticolo idraulico minore, rischia ora di essere pregiudicata dall’applicazione meccanica dei parametri comunitari del  Deflusso Ecologico, evoluzione del Minimo Deflusso Vitale, già in essere nel nostro Paese. L’obbiettivo di garantire le condizioni di vivibilità dei corsi d’acqua è prioritario ma, come sempre, deve essere declinato in base alle realtà locali. E’ evidente che le fluenze dei grandi fiumi continentali sono assai diverse da quelle dei corsi d’acqua italiani, dove anche il Po è ormai caratterizzato da un andamento torrentizio con forti escursioni di portata.”

“I corpi idrici vanno rispettati, ma il pericolo di un’interpretazione rigida dei parametri – comunica preoccupato Vincenzi – è di non avere più a disposizione  l’acqua sufficiente a garantire un territorio riconosciuto nel mondo e di cui sono parte integrante i fontanili, le marcite, i prati stabili, la policromia dei panorami; l’uso delle risorse idriche è determinante anche per mantenere l’equilibrio ambientale. E’ una battaglia, che stiamo conducendo attraverso Irrigants d’Europe e sulla quale, proprio in questa giornata, chiediamo l’impegno dell’intero Paese.”

Fonte: Servizio stampa Anbi

Sicurezza idraulica, ai Consorzi di bonifica del Veneto oltre 26 milioni per il dopo tempesta Vaia

Supera i 26,5 milioni di euro (per l’esattezza 26.729.579,70) il valore complessivo dei fondi che la Protezione Civile, attraverso due ordinanze del Commissario per l’emergenza Vaia Luca Zaia, mette a disposizione dei Consorzi di Bonifica del Veneto per la sicurezza idraulica del territorio regionale.

Si tratta di 23 progetti d’intervento inseriti nel “Piano degli Interventi urgenti in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato il Veneto dal 27 ottobre al 5 novembre 2019”, che hanno come oggetto la realizzazione, la manutenzione, il ripristino e la ristrutturazione di canali di scolo e bacini di laminazione, la messa in sicurezza di torrenti e argini, la ristrutturazione e l’adeguamento di impianti idrovori, sostegni e manufatti idraulici in tutti e 10 i comprensori di bonifica regionali. Ora che i finanziamenti sono stati comunicati ai soggetti attuatori, inizia l’iter che porterà alle gare d’appalto: secondo quanto previsto dalle ordinanze i contratti di assegnazione dei lavori dovranno tutti essere firmati entro la fine di settembre.

Messa in sicurezza del Veneto. “I finanziamenti che stanno arrivando sono fondamentali per la messa in sicurezza del Veneto, una regione ad elevato rischio idraulico e pesantemente colpito da Vaia – afferma Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi regionali di bonifica -. Dobbiamo sempre avere ben presente che i frequenti eventi atmosferici estremi di cui siamo testimoni sono causati da mutamenti climatici epocali. I Consorzi sono in prima linea in queste sfide e la loro nomina, nell’aprile 2019, a soggetti attuatori per la gestione dei danni di Vaia rappresenta un ulteriore riconoscimento dell’efficienza e capacità progettuale del sistema veneto della Bonifica”.

Siccità. Continua Crestani: “Ma la sicurezza idraulica rappresenta solo una faccia della medaglia, l’altra è costituita dai lunghi periodi siccitosi con la conseguente opera di gestione accorta della risorsa idrica effettuata dai Consorzi anche in questa prima parte di 2020 dove la scarsità di piogge ha causato grandi difficoltà all’agricoltura. Secondo la riunione dell’Osservatorio per gli utilizzi idrici del Distretto delle Alpi Orientali, tenutasi mercoledì 13 maggio scorso, tutti i principali fiumi della regione, con eccezione del Piave, registrano in questi giorni portate più basse della media, ma basta un nubifragio per mettere la rete idraulica regionale nuovamente sotto stress”.

Nello specifico, le risorse per i Consorzi di Bonifica previste nel Piano degli Interventi post Vaia sono distribuite come segue. il Consorzio di Bonifica Veronese (sede a Verona) è destinatario di 3.750.000 euro che verranno impiegati in tre interventi che interessano i comuni di Rivoli Veronese, Isola della Scala e limitrofi, Legnago. Il Consorzio Veneto Orientale (sedi a Portogruaro), riceverà 3.339.579,70 euro per tre interventi che interessano in particolar modo i comuni di Torre di Mosto, Gruaro e San Stino di Livenza. Il Consorzio Piave (sede a Montebelluna, Tv) si aggiudica 2.800.000 di euro per un sostanzioso progetto tra Codogné e San Fior. 2.900.000 euro andranno invece al Consorzio Acque Risorgive (sede a Mestre-Venezia) per tre interventi che coinvolgeranno i comuni di Curtarolo, Campagna Lupia e Mira. Il Consorzio Delta del Po (sede a Taglio di Po) riceverà 2.600.000 euro equamente suddivisi su due interventi che interesseranno Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle. Il Consorzio Adige Po (sede a Rovigo) riceverà 2.500.000 di euro per lavori di sistemazione idraulica tra Pontecchio Polesine, Guarda Veneta e Crespino. Al Consorzio Alta Pianura Veneta (sede a Cologna Veneta, Vr) andranno 2.800.000 euro per cinque progetti tra Zevio e Caldiero, Lonigo, Caldogno e Villaverla, Sossano e Vo’ Euganeo, Sovizzo. 2.400.000 euro andranno al Consorzio di Bonifica Adige Euganeo (sede a Este) per due progetti di sistemazione di sponde di canali: canale Fossa Molesana, tra i comuni di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra e Tribano, e Collettore Generale Acque Alte, tra Piacenza d’Adige, Ponso, Santa Margherita d’Adige e Vighizzolo d’Este. Al Consorzio Brenta (sede a Cittadella) andranno 2.640.000 euro per due interventi a Bassano del Grappa e Piazzola sul Brenta. Infine, 1.000.000 di euro andrà al Consorzio Bacchiglione (sede a Padova) per interventi alle botti a sifone di Codevigo e Piove di Sacco.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

 

Gestione dell’acqua, alcune chiavi di lettura fornite da Argav su cosa potrebbe succedere in futuro

Venerdì 15 maggio scorso si è svolto il primo webinar Argav dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa“. Protagonisti del virtuale incontro, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, Francesco Vincenzi, presidente Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI), Massimo Gargano, dg ANBI, Alessandro Battilani, segretario generale Irrigants d’Europe. Di seguito, il video della conferenza web realizzato dal consigliere Mauro Poletto.

 

A questo link, potete invece leggere l’articolo al riguardo scritto da Alessandro Maresca per Terraevita.it

Oggi il primo webinar Argav dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa”

Il tema della gestione dell’acqua in Italia e in Europa sta acquisendo una sempre maggiore importanza a causa dei mutamenti climatici in atto e dei conseguenti periodi siccitosi sempre più frequenti e lunghi.

Vista l’attualità di questa emergenza – il problema della siccità ha sicuramente caratterizzato questo inizio d’anno (pur se in secondo piano per l’emergenza sanitaria) – abbiamo deciso di organizzare il webinar su piattaforma Zoom dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa“. 

Oggi, venerdì 15 maggio, dalle ore 16.30 alle ore 18, interverranno:
Francesco VINCENZI, presidente Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI), Massimo GARGANO, dg ANBI, Alessandro BATTILANI, segretario generale Irrigants d’Europe.

Per collegarsi, sarà sufficiente copiare il sottoriportato link sulla barra di Google (o altro motore di ricerca) su computer, tablet o smartphone
https://us02web.zoom.us/j/88309291917?pwd=a0dzKzRmVnZNemxaeWU2djI3b0lGdz09
poi dare invio e si dovrebbe riuscire a partecipare automaticamente all’incontro (eventualmente fare clic su Apri Zoom Meeting).

Spettacoli, simposi, tour, incontri letterari, progetti didattici e laboratori: al via oggi sino al 19 maggio a San Donà di Piave (VE) la seconda edizione di Terrevolute – Festival della Bonifica

Sarà il rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo ospita l’argomento principale di Terrevolute | Festival della Bonifica, con un focus particolare sulle opportunità, le sfide e i rischi legati alla risorsa idrica. L’evento, in programma a San Donà di Piave (Ve) dal 16 al 19 maggio, si inserisce nel contesto della settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione, ed è organizzato dall’Università degli Studi di Padova e dall’Anbi Veneto con i suoi 11 Consorzi di Bonifica: Adige Euganeo, Adige Po, Acque Risorgive, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, Brenta, Delta del Po, L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico), Piave, Veneto Orientale, Veronese.

Ideatrice e curatrice di TerrEvolute è Elisabetta Novello, docente di Storia economica e di Storia ambientale presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova. Il Festival rientra a pieno titolo fra le modalità attraverso le quali il settore interpreta la Settimana Nazionale della Bonifica, iniziativa promossa da molti anni da Anbi Nazionale per sensibilizzare la cittadinanza sulla gestione attenta della risorsa idrica e sulla difesa del suolo. Tale iniziativa è declinata in ambito locale dalle Anbi Regionali e dai Consorzi di Bonifica.

Nel 2022, si festeggerà il centenario. Prosegue, così, dopo il successo della prima edizione – oltre 5.000 visitatori, tour, spettacoli e convegni “sold out” – il percorso di avvicinamento alla celebrazione, nel 2022, dei 100 anni dal Primo Congresso Regionale per le Bonifiche Venete che si svolse a San Donà di Piave nel 1922. In quell’occasione venne sviluppata una nuova idea di bonifica, già maturata da alcuni anni, secondo la quale gli interventi di trasformazione di territori improduttivi e malsani dovevano essere coordinati fra di loro fin dalla prima fase progettuale: una ‘bonifica integrale’ che alle azioni tese al prosciugamento unisse quelle di sanificazione, di irrigazione, di fornitura di acqua potabile, di predisposizione di infrastrutture, di gestione dei bacini montani. L’edizione 2019 di TerrEvolute vede nuovamente la curatela artistica di Andrea Pennacchi, regista e attore teatrale e televisivo, che ha definito il cartellone degli spettacoli – con la presenza di artisti di calibro nazionale – incentrati sul rapporto tra uomo e risorsa idrica. Anche questa seconda edizione prevede un grande mix di spettacoli di piazza, tavole rotonde, presentazioni di libri, progetti didattici, laboratori per i più piccoli, visite guidate, concerti, mostre, eventi gastronomici. Una programmazione articolata che si rivolge a cittadini ma anche agli addetti ai lavori, agli amministratori, agli studenti e che vuole sensibilizzare la cittadinanza sul ruolo cruciale di una corretta e oculata gestione della risorsa idrica.

Tra le novità della seconda edizione, il taglio scientifico del Festival. Già dall’inizio del 2019 alcune commissioni tecnico-scientifiche, composte da docenti universitari provenienti da diversi Atenei italiani ed esperti del mondo della bonifica, sono all’opera per produrre documenti programmatici su alcune tematiche di rilievo per lo sviluppo delle aree di bonifica. Durante il Festival il risultato delle Commissioni verrà presentato e discusso pubblicamente alla presenza di politici nazionali e locali, rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, portatori di interesse. Tutti i documenti presentati saranno poi condivisi nel sito web. Quattro i temi affrontanti: “Intervenire sul territorio per migliorare la gestione del rischio idraulico e geomorfologico” (giovedì 16 maggio, mattina); “A dieci anni dall’emanazione della l.r. 08/05/2009, n. 12: Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio” (giovedì 16 maggio, pomeriggio); “Paesaggio e turismo culturale: strategie per la valorizzazione del territorio” (venerdì 17 maggio, mattina); “La sostanza organica per migliorare le caratteristiche fisiche e idrologiche dei suoli agrari” (venerdì 17 maggio, mattina). Completa il programma scientifico la tavola rotonda a cura dei ricercatori under 40 anni di AISSA, Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie dedicata ad “Acqua e agricoltura” (venerdì 17 maggio, pomeriggio). Le iniziative scientifiche saranno anche valevoli per il conseguimento di crediti formativi degli iscritti agli ordini professionali.

Sabato mattina avrà luogo l’evento “Università in Piazza”: 8 docenti dell’Ateneo patavino terranno delle brevi lezioni agli studenti delle scuole di San Donà in Piazza Indipendenza, introdotti da Andrea Pennacchi che, per l’occasione, interpreterà il ruolo di Galileo Galilei. Altro aspetto fondamentale, in continuità con la prima edizione, è il programma di tour in bici e bus nei luoghi della bonifica. Queste alcune tra le destinazioni delle visite guidate da personale del Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale: Idrovora di Torre di Fine, Idrovora del Termine, Idrovora Valle Tagli, Azienda Agricola Tre Case, Idrovora di Cittanova, Ponte sostegno di Brian, Azienda agricola «La Fagiana», Azienda Genagricola di Ca’ Corniani, Ca’ Savio.

Tra le proiezioni che si terranno presso la sede del Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale figurano il documentario sulla bonifica di Ca’ Corniani di Caorle (giovedì 18 maggio) realizzato dal Laboratorio di Storia Orale dell’Università di Padova, e il video realizzato presso l’Idrovora di Santa Margherita di Codevigo (Pd) dagli studenti del Master in sceneggiatura Mazzacurati dell’Università di Padova. Vi saranno anche iniziative dedicate alle scolaresche, con la lezione plenaria conclusiva del Progetto Scuola di Anbi Vento “Alla Scoperta del meraviglioso Mondo dell’Acqua” che porterà a San Donà di Piave studenti da tutto il Veneto, e il progetto didattico del Consorzio Veneto Orientale “Tra altura e bassura, percorsi di bonifica”.

Spettacoli. Altro fiore all’occhiello di questa edizione, i grandi artisti con i loro spettacoli serali gratuiti, che animeranno Piazza Indipendenza, Corte Leonardo e la Corte consorziale L. Fassetta. Il primo a esibirsi sarà Giobbe Covatta, giovedì 16 alle ore 21.30 in Piazza Indipendenza, con lo spettacolo “” (sei gradi). Seguirà venerdì 17 alle ore 20 Corte consorziale L. Fassetta, “Ninèa Serraglia | Donna di Baréna”, di Moira Mion e Francesco Niccolini. Nella stessa giornata, alle ore 21.30, in Piazza Indipendenza andrà in scena lo spettacolo di Teresa Mannino: “Tra terra e acqua. Una riflessione semiseria sull’ambiente”. Sabato 18, protagonisti di Corte Leonardo saranno, alle ore 19.30, Mirko Artuso e Giorgio Gobbo, con “Come alberi appesi a un filo. Musica, parole e riflessioni sul tempo che viviamo”. Alle 21.30, poi, in Piazza Indipendenza Andrea Pennacchi, Francesca Sartori e Tajaf, si esibiranno con “Cena con l’Apocalisse”, di Andrea Pennacchi e Natalino Balasso. Nella giornata conclusiva di domenica 19 si inizierà con Giovanna Digito, in Corte Leonardo, che alle ore 18.30 metterà in scena “Storie de casa nostra”. Alle 19.30 sarà invece la musica la protagonista del centro, grazie alla parata musicale da Piazza Trevisan a Piazza Indipendenza dei Funkasin Street Band. Evento conclusivo del Festival sarà infine “Come gocce d’acqua”, di Pantakin Circoteatro, spettacolo ideato da Emanuele Pasqualini e Carla Marazzato.

Risorsa idrica da gestire attentamente. “Il successo della prima edizione di TerrEvolute dimostra quanto sia vivo l’interesse dei cittadini verso il territorio, un interesse che va inquadrato nel contesto generale di attenzione ai mutamenti climatici che vede l’alternarsi di lunghi periodi siccitosi a nubifragi – afferma Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto -. Da questa riflessione parte la seconda edizione del Festival che ha come focus l’acqua quale fattore di rischio e al contempo opportunità per i territori. I Consorzi di Bonifica del Veneto che gestiscono 26mila km di canali, 400 idrovore, servendo 4,5 milioni di cittadini su una superficie di 1,2 milioni di ettari, sono ben consapevoli che la vera ricchezza per un territorio sono cittadini informati e responsabili e Istituzioni attente ed efficienti. Il festival – continua Romano – nasce proprio con l’obiettivo, condiviso dall’Anbi nazionale, Università di Padova, organizzazioni agricole, comuni e Regione di mantenere vivo il dibattito sull’importanza di una gestione attenta della risorsa idrica.”

Un contenitore scientifico e culturale. «La tutela del territorio e il suo sviluppo sostenibile sono temi centrali per il nostro Ateneo – afferma il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto -. Ed è per questo motivo che siamo lieti di portare il nostro contributo a manifestazioni diffuse che puntano a sensibilizzare cittadinanza e studenti su argomenti sempre più cruciali. Così come è essenziale gestire in maniera responsabile e solidale le risorse che il territorio ci mette a disposizione». “La settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione nasce con l’obiettivo di richiamare l’attenzione pubblica su di una gestione etica e responsabile della risorsa idrica – spiega la prof.ssa Elisabetta Novello, curatrice del Festival -. “TerreEvolute | Festival della Bonifica”, vuole essere un contenitore scientifico e culturale che ha come principale obiettivo quello di dare spazio e nuova linfa ai temi della sostenibilità e della tutela del territorio. L’ambiente nel quale siamo ospiti è un patrimonio prezioso che merita di essere conosciuto, valorizzato e partecipato. La salvaguardia di tale ricchezza può essere garantita solo se tutti, ognuno negli ambiti di propria competenza, si impegnano nella realizzazione di azioni condivise”.

Fonte: Servizio stampa Terrevolute Festival della Bonifica

Bonifica veneta eccellenza del Paese, ma i cambiamenti climatici impongono maggior attenzione al risparmio della risorsa idrica

Duecento amministratori tra agricoltori, rappresentanti dei cittadini e sindaci hanno affollato la sala dell’hotel Laguna Palace di Mestre (VE) al convegno organizzato lo scorso 7 marzo da Anbi e Coldiretti sul sistema della bonifica veneta quale eccellenza del Paese.

Consorzi di bonifica veneti, un modello virtuoso. “I numeri parlano chiaro – ha detto in apertura dei lavori il direttore dell’Anbi regionale Andrea Crestani – 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), quasi 5milioni di assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Un esempio nazionale per professionalità, capacità d’intervento, progettualità e innovazione, il tutto sostanziato ulteriormente da conti in ordine, sprechi azzerati e senza oneri sul bilancio regionale”. Un biglietto da visita che non lascia dubbi sul modello virtuoso di controllo e manutenzione del territorio basato sull’ autogoverno, la sussidiarietà, l’autonomia finanziaria.

Un po’ di storia. Ha spiegato Massimo Gargano direttore dell’Anbi nazionale: “L’intuizione a cui si devono i moderni consorzi sta in un Regio Decreto n.12 del 1933 “Nuove norme per la bonifica integrale”, se non fu visionaria, per certo fu innovativa affidando agli abitanti di una certo comprensorio il compito di programmare le attività irrigue e idrogeologiche, segnalare le straordinarietà ma soprattutto prevenirle con la cura e la manutenzione del paesaggio nel rispetto dell’equilibrio naturale”. “Una legge regionale del 2009 mise i puntini sulle “i” disciplinando le funzioni, semplificando l’organigramma, aggregando ulteriormente, applicando il principio comunitario di precauzione e prevenzione del danno ambientale – ha sottolineato Giuseppe Romano di Anbi Veneto – anticipando con saggezza e preparando le strutture normativamente, dotandole di strumenti adeguati per quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, eventi alluvionali e fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario che hanno visto il pronto intervento di Sindaci schierati con la Protezione Civile, i tecnici consortili nonché i funzionari della Regione insieme ovviamente agli imprenditori agricoli. L’azione nel momento dell’urgenza ha scardinato gerarchie e favorito la consapevolezza che di fronte ai cambiamenti climatici non si è mai sufficientemente pronti nonostante i guanti e i caschetti in dotazione”.

Dissesto idrogeologico. Il presidio dei primi cittadini e la loro responsabilità rispetto al dissesto idrogeologico del 91% dei comuni è stato testimoniato da Maria Rosa Pavanello dell’Anci Veneto. Secondo i dati Ispra, oltre un milione di persone vive in aree a pericolosità da frana elevata e più di 6 milioni in zone a pericolosità idraulica. La popolazione più a rischio si trova in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Sul patrimonio di storia, abilità e competenza da difendere e valorizzare è intervenuto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, che alla luce di quanto accaduto anche recentemente, dalle alluvioni ai tornado fino alla siccità, ha invocato soluzioni e politiche adatte. “Un ragionamento sul risparmio della risorsa idrica e la sua conservazione va avviato e ovviamente condiviso dai consumatori, dagli ambientalisti oltre che dagli attori principali della campagna”.

Di capitale umano ha parlato Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl: “Metteremo in campo un’agenda agroalimentare, industriale e ambientale riformatrice, che leghi le istanze della produttività con quelle della giustizia sociale. Il binario da seguire è composto dal lavoro, che deve essere sostenuto e ben contrattualizzato. La nostra strategia è la negoziazione con le istituzioni locali e non”. In chiusura il direttore Pietro Piccioni, non ha perso l’occasione di evidenziare la disponibilità di Coldiretti al dialogo per procedere, con la forma della concertazione, lungo un percorso di studio e ricerca per esaltare il ruolo degli enti consortili in una prospettiva di sviluppo ecosostenibile.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Trivellazioni in Alto Adriatico, secondo Anbi “bisogna evitare di ripetere errori che si pagano ancor oggi”

Non si può rifinanziare, grazie ad un impegno politico trasversale da noi sollecitato, la cosiddetta Legge Ravenna, con lo stanziamento di 26 milioni di euro dal 2018 al 2024 per mitigare le conseguenze della subsidenza e contestualmente rischiare di riaccenderne le cause, creando le condizioni per trivellazioni anche nell’Alto Adriatico”: a dichiararlo è Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), aderendo all’invito dei presidenti dei Consorzi di bonifica rodigini Adige Po e Delta del Po, i cui presidenti, Mauro Visentin e Adriano Tugnolo, dichiarano: “Non vogliamo più alluvioni, non vogliamo più che il territorio si abbassi. Le conseguenze sono state disastrose per il Polesine”.

Un po’ di storia. “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravenna – ricorda Giancarlo Mantovani, direttore dei Consorzi di bonifica polesani – sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fra i 10 ed i 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Successivi rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po”.

Il Polesine ha già dato. L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto idraulico e idrogeologico, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica è attualmente costituito da un numero importante di centrali idrovore, che continuano a garantire l’indispensabile pompaggio per “sollevare” l’acqua verso il mare: 201 nel rodigino, 170 nel ferrarese e 144 impianti nel ravennate. La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica. Si è reso inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.“I territori del delta del fiume Po – concludono all’unisono i presidenti di ANBI e dei Consorzi di bonifica polesani – da oltre mezzo secolo stanno subendo le conseguenze di una scelta sbagliata; il Polesine ha già dato e le conseguenze sono note a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Anbi