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23 marzo 2017, alla Biblioteca La Vigna convegno e inaugurazione mostra “Sulla via della seta”, esposte foto di metà ‘800

Giovedì 23 marzo 2017 alle ore 17.30 alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza si tengono un convegno e una mostra di fotografie di metà dell’800 mai esposte finora inerenti al tema “Sulla via della seta in Cina“. La mostra sarà poi visitabile fino al 21 aprile 2017, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.

Un po’ di storia/1. Nel 1859, quando l’epidemia della “pebrina” stava già devastando da alcuni anni i raccolti di bozzoli dell’Europa mediterranea, partirono per la Cina due grosse spedizioni di setaioli italiani. Una era guidata da due notabili friulani, distintisi nei fatti del ’48, Gherardo Freschi e Giovan Battista Castellani, entrambi sericultori esperti, l’altra era nelle mani del lombardo Carlo Orio. L’obiettivo era di raccogliere, selezionare e portare in Europa un massiccio quantitativo di uova di bachi da seta (il “seme-bachi” nel gergo di allora). Si sperava così di poter almeno arginare, ricorrendo alle immense produzioni seriche della Cina, la “dominante malattia” in Europa e far ripartire in pieno la produzione nostrale.

Un po’ di storia/2. Castellani si recò nel cuore del più quotato distretto cinese per produzioni di qualità e vi risiedette per oltre sei settimane. Di questo esperimento, mai tentato in precedenza in Cina, Castellani tenne un accurato diario arricchito da decine e decine di annotazioni su pratiche, usi, abitudini, peculiarità della sericoltura locale oltreché sulle più frequenti infermità dei bachi e sui sistemi cinesi di prevenzione. Lo studio venne pubblicato al rientro, nel 1860, a Firenze con il titolo “Dell’allevamento dei bachi da seta in Cina, fatto ed osservato sui luoghi”, un testo di oltre 200 pagine con otto tavole incise di cui alcune ricavate da originali fotografici ripresi da Giacomo Caneva, padovano, uno dei maggiori fotografi italiani della metà dell’Ottocento che aveva partecipato alla spedizione.

Un po’ di storia/3. Una copia del testo di Castellani fu presentata e descritta nel 2012 al direttore del China National Silk Museum di Hangzhou, il Dr. Zhao Feng, che ne apprezzò immediatamente l’importanza. Si decise pertanto, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze storiche, geografiche e dell’antichità – DISSGeA dell’Università di Padova, di procedere alla traduzione in inglese e in cinese del testo, sotto la supervisione del Prof. Claudio Zanier (Università di Pisa).  Nel frattempo, per fortunata e straordinaria coincidenza, sono apparse sul mercato delle foto antiquarie, alcune decine di originali di Caneva fatte in quel suo viaggio in Cina, originali che si credevano ormai del tutto dispersi. Acquistate in buona parte da un collezionista trevigiano, Giuseppe Vanzella, sono state generosamente messe a disposizione per poter essere inserite nel volume che si andava pubblicando. Ora saranno presentate per la prima volta nella mostra a “La Vigna”, che accompagnerà la presentazione del volume del Castellani nella versione sino-inglese, presentata al pubblico italiano per la prima volta a Vicenza. Il tutto arricchito da un’esposizione di volumi sulla seta appartenenti al ricco patrimonio della Biblioteca.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Aperte le iscrizioni al corso accelerato per bachicoltori tenuto da novembre 2016 dall’Associazione Italiana Gelsibachicoltura

bachi_adultoSono aperte le adesioni al corso accelerato per futuri bachicoltori promosso dall’Associazione Italiana Gelsibachicoltura (AIG) in collaborazione con Coldiretti. Il programma, concentrato in 24 ore totali e distribuito in tre giorni di cui due dedicati alla formazione teorica e uno alla pratica, ha lo scopo di fornire l’abc dell’allevatore di bachi con un particolare riguardo alla coltivazione di gelsi, pianta indispensabile per l’alimentazione dei “cavalieri”.

I temi trattati durante l’attività formativa riguardano la filiera della seta, le malattie e la profilassi negli allevamenti,  potatura, cura e manutenzione degli alberi, aspetti economici e finanziari, i contributi europei, esperienze di start up e di ritorno alla professione. L’inizio è previsto per il mese di novembre prossimo. Per informazioni scrivere a: info@gelsibachicoltura.it o chiamare al numero 0422-954100.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

 

Bachicoltura veneta: una questione italiana ed europea

bachi_adulto“Il ritorno alla bachicoltura in Veneto è una questione di interesse non solo nazionale ma anche europeo: si tratta di una prima risposta alla concorrenza cinese per avere una seta 100% italiana. Per questo stiamo valutando l’opportunità di ripristinare, a partire dal prossimo anno, il contributo alla produzione del comparto per permettere alla filiera sericola di organizzarsi in maniera efficiente”. Lo ha sottolineato il senatore Mario Dalla Tor, rappresentante veneto in Commissione Agricoltura che ha predisposto una interrogazione urgente al Ministro Martina su sollecito dell’Associazione Italiana Gelsibachicoltori (AIG).

Rintrodurre un aiuto minimo. Impegnati sulla questione anche Giovanni Piccoli e Laura Puppato, sostenitori del progetto di filiera intrapreso di recente dai neo produttori guidati da Fernando Pellizzari. L’obiettivo è quello di rintrodurre un aiuto minimo per l’allevamento dei bachi, allo scopo di incentivare una produzione di cui l’Europa è fortemente deficitaria e su cui la Cina esercita una politica di dumping. Il contributo permetterebbe di conseguire una mini garanzia di redditività  visti i prezzi stracciati dei bozzoli cinesi. “Dopo un declino dell’attività segnato dall’uso di insetticidi che ha favorito i competitor stranieri, stiamo attraversando un periodo di riscoperta di un antico fervore – spiega Fernando Pellizzari –  dimostrato soprattutto dalle nuove generazioni alle quali affidiamo il successo di questa rinascita che deve essere sostenuta con un giusto intervento finanziario. Quello che invochiamo è un riconoscimento per non perdere l’entusiasmo iniziale e continuare nella nostra missione di restituire all’Italia una grande tradizione oltre all’occasione di manifestare la grande capacità del saper fare che è anche uno stile riconosciuto nel mondo”.

Fonte: Europe Direct Veneto

1 aprile 2016, inizia il primo corso di formazione per bachicoltori, in programma 30 ore di lezioni teorico-pratiche a Treviso e a Padova

kitL’Associazione Italiana Gelsibachicoltori (AIG) apre le iscrizioni al primo corso di formazione per aspiranti bachicoltori.

L’abc del neo imprenditore bachicolo in 30 ore teorico-pratiche. La partecipazione è aperta a futuri imprenditori del settore ma anche a simpatizzanti compresi ex allevatori che vogliono rispolverare tecniche e abilità conservate nella memoria. L’intervento formativo, unico nel suo genere, è promosso in collaborazione con gli esperti del Centro ricerca in agricoltura (Crea) e compone di lezioni teoriche e pratiche (30 ore totali) che saranno organizzate nelle sedi di Coldiretti Treviso e presso il Centro bacologico di Brusegana, in provincia di Padova. “Abbiamo avuto molte richieste in questo senso e a pochi giorni dalla costituzione della nuova organizzazione – commenta il presidente Fernando Pellizzari –  ci sentiamo incoraggiati a procedere nella direzione giusta: alla filiera della seta italiana al 100% mancava la parte produttiva che ora c’è. Il nostro invito è rivolto ai giovani che si affacciano a questa professione con curiosità ma consapevoli che in agricoltura nulla va improvvisato”. Per informazioni 0422-954100.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Presentata a Mestre (VE) l’Associazione di Gelsibachicoltori nata per promuove la rinascita della seta in Italia

kit

kit

“Ogni anno arrivano dalla Cina circa tremila tonnellate di seta tra filati e tessuti, mentre la produzione nazionale è praticamente azzerata visto che i bozzoli prodotti in Italia rappresentano meno di mezzo milione di euro. Tuttavia, se pensiamo al valore che può essere riconosciuto alla produzione nazionale, per il tramite del industria tessile di alta gamma, si aprono grandi possibilità per il riavvio di un comparto, quello bachicolo appunto, che negli anni ’50, solo in Veneto, contava 40mila allevamenti”.  Lo ha detto Martino Cerantola, presidente di Coldiretti, che oggi a Mestre (Ve) ha presentato ufficialmente l’Associazione nazionale gelsibachicoltura, rifondata per recuperare in un’ottica moderna una grande tradizione del nord est.

conf stampa

un momento della conferenza stampa

Contributi dal Psr 2014-2020. La realtà organizzativa a cui aderiscono florovivaisti, imprenditori agricoli, fattorie sociali, ex produttori e simpatizzanti anche fuori confine regionale, ha lo scopo primario di offrire ai soci l’assistenza tecnica necessaria per applicare le innovazioni nel processo produttivo oltre che formulare accordi di filiera con gli acquirenti. “Sullo sfondo c’è il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 – ha ricordato Cerantola-  che contribuisce all’ammodernamento delle aziende professionali, sia dal lato delle attrezzature che dal lato strutturale. Per tutte le imprese agricole in genere – ha continuato –  c’è la possibilità di realizzare siepi campestri con piante di gelso, oppure veri e propri impianti specializzati (gelseti) con un contributo al 100% rispetto ai costi di realizzazione”. “Per fortuna  – ha spiegato Cerantola – non è necessario sempre e comunque ripartire dall’impianto, perché molte di queste piante storiche appartengono ormai al patrimonio del territorio in quanto ancora presenti nei filari delle nostre campagne”.

gelsi

gelsi e bachi

Allevatori di bachi in tutta Italia. “Siamo all’anno zero ma puntiamo a mille realtà sul territorio – ha esordito  Fernando Pellizzari neo presidente dell’Associazione. Alla domanda  “Chi sono i nuovi bachicoltori? Pellizzari ha risposto: “Sono i figli di chi ha conservato strumenti – non certo per farne un museo – e i segreti del mestiere, molti di loro ancora studenti altri già  nuovi agricoltori insediatisi con il Programma di Sviluppo Rurale che hanno dimostrato un rinnovato interesse verso una professione in via d’estinzione come lo erano i “cavalieri” che non filavano più a causa di un prodotto usato per la cura dei frutteti. Gli appassionati di questo settore che affronta la sua rinascita arrivano da ogni parte d’Italia, come in ogni angolo del Paese sono attesi i vertici dell’Associazione per formare e incoraggiare gli interessati a questa professione.

seta

prodotti in seta

Start up. Tra i fondatori Giorgio Simionato che nella provincia di Padova a Massanzago ha già piantato 25 mila piante di gelso le cui foglie sono necessarie all’alimentazione: “Saranno pronte a settembre” – ha annunciato fiducioso. Nel frattempo due giovani biologi Emanuele Rigato e Pier Paolo Poli nel trevigiano possono fornire mangime e l’abc per partire con l’attività. Titolari di una start up “Smart Bugs” , oltre a promuovere un kit nelle scuole, si occupano di insetti, mosche, larve addirittura farfalle per eventi fashion,  sono loro i partner ideali per l’avvio iniziale.  “L’equilibrio naturale è stato ripristinato – ha commentato il direttore regionale di Coldiretti Pietro Piccioni – per questo non potevamo non prendere in considerazione l’ipotesi concreta di sviluppare politiche economiche orientate a sostenere sia gli agricoltori che hanno mantenuto tecniche ed attrezzature del passato che le nuove generazioni che intendono investire nella filiera”.

Una scommessa per il futuro dell’agricoltura veneta e italiana. Durante l’incontro non è mancata la vena nostalgica con immagini e racconti di vita vissuta: in particolare quella faticosa delle donne impegnate nelle filande. Toccante la testimonianza di Massimo Miotto di Istrana, che ha ereditato dal padre competenza e saggezza:” Quando ho ricominciato dove lui ha lasciato mia mamma ha pianto”.  “Mai come in questo caso l’esperienza del passato diventa maestra ma anche utile per delineare una scommessa vincente per il futuro dell’agricoltura regionale – ha concluso Elio Tronchin segretario dell’Associazione. All’evento erano presenti i rappresentanti della cooperazione sociale che in questo lungo periodo di black out hanno sperimentato per primi la ripresa dello stato vegetativo dei bachi utilizzandoli come contributo terapeutico, i referenti delle ditte farmaceutiche, artigianali del tessile e orafi per lo sviluppo progettuale e i funzionari regionali per le misure di sostegno finanziario europeo.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

La bachicoltura fiorisce anche in Calabria

CARTOLINA SETA SAN FLOROIn seguito agli articoli da noi pubblicati in merito alla bachicoltura, un nostro lettore, Florino Vivino, che ama definirsi cultore del gelso e del baco da seta, ci rende partecipi dell’attività della giovane Cooperativa Agricola “Nido di Seta” che opera in Calabria, a San Floro, in provincia di Catanzaro, nel campo della gelsibachicoltura.

Racconta Vivino: “In un lembo di terra nuda, nel 1998 sono state radicate tantissime piante di gelso che hanno trasformato un sito naturale in un paesaggio naturalistico di grande bellezza e interesse,  dove  milioni di bachi da seta hanno ripreso la loro arte di tessitori di bozzolo, da cui si estrae un filo di seta lungo, lucido e continuo che sfiora i 2 km.  Quando avvengono azioni sul territorio come quelle intraprese della cooperativa, destinate a coinvolgere giovani che credono nel riscatto della terra, allora una cosa è certa: l’alternativa all’emigrazione c’è e nasce dal rispetto dell’ambiente  e dal fatto di dar valore alle risorse naturali”. Vivino conclude con una frase perfetta: “Dove bruca il baco da seta, la natura è perfetta”. Ringraziamo Florino Vivino di averci fatto conoscere questa interessante nonché giovane realtà economica legata alla natura e alla terra, a cui aguriamo il miglior successo.

 

Bachicoltura: rinascita (al femminile) della via della seta in Veneto, se ne parla il 6 marzo a Mogliano (Tv)

Baco da seta ColdirettiFino a quasi 50 anni fa, la bachicoltura era un’attività diffusa in tutto il Veneto. Dopo il blocco della produzione, dovuto ad un principio attivo che faceva bene ai frutteti trentini ma non ai gelsi nostrani che davano le foglie ai ghiotti “cavalieri”, i bachi hanno ripreso a filare, tanto che si può già parlare di una rinascita della via della seta nel territorio regionale. Per assistere a questo miracolo dal vivo ed approfondire i tanti temi legati a questa pratica che sta appassionando i giovani agricoltori, Donne Impresa di Coldiretti ha organizzato un convegno per venerdì 6 marzo alle ore 15.00 nell’ex Filanda Motta a Campocroce di Mogliano Veneto (Tv).

Richiesta impellente di materia prima di qualità. Le coltivatrici di Coldiretti hanno riunito gli esperti del settore collegandoli tra loro attraverso il filo della bellezza: elemento che accomuna l’equilibrio naturale, il paesaggio, la riscoperta di un mestiere, l’arte e la campagna. “Rispondiamo ad una richiesta impellente di materia prima di qualità. In questo senso abbiamo sollecitazioni dall’industria tessile e dai laboratori artigianali – spiega Franca Castellani, presidente delle agricoltrici di Coldiretti Veneto – Donne Impresa raccoglie questa ennesima sfida non con spirito nostalgico ma con rinnovato entusiasmo. In questo progetto, che mettiamo a disposizione delle altre categorie professionali, delle scuole, delle istituzioni  c’è tutta la forza dei contenuti e una sicura prospettiva occupazionale”.

I partecipanti al convegno. Al tavolo, dopo l’introduzione ai lavori di Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Veneto, siederanno Giorgio Piazza, presidente regionale di Coldiretti,  Silvia Cappellozza,  responsabile Cra sezione di Padova, Bruno Barel docente di diritto pubblico, Giampietro Zonta, orafo artigiano, Tiziana Martire, presidente della cooperativa sociale “Cantiere della Provvidenza”. Interverrà Serena Pellegrino, prima firmataria della modifica costituzionale per riconoscere la bellezza al 1° articolo della Costituzione e Clodovaldo Ruffato, presidente del Consiglio Veneto che patrocina l’evento. I lavori saranno moderati dalla giornalista Laura Simeoni.

In mostra gli strumenti della bachicoltura e le opere in seta dell’artista Andrich. Con l’occasione saranno esposti e illustrati da Massimiliano De Marchi e Ilario Tartaglia strumenti ed attrezzi senza età impiegati nella gelsibachicoltura e nelle filande. Si potranno poi ammirare in controluce le opere della collezione privata del maestro Lucio Andrich, artista poliedrico che ha disegnato e ricamato migliaia di pezzi di seta ora custodite dal nipote nella “fattoria museo” di Torcello (Ve).

Fonte: Coldiretti Veneto

 

 

8-12 aprile 2013, nel padovano si esplorano nuove strade per la produzione della seta

SericolturaIl socio ARGAV Maurizio Previati ci mette a conoscenza di un interessante incontro che si svolge da oggi nel padovano e che tratta l’argomento della bachicoltura. Come abbiamo visto più volte in occasione di incontri ARGAV, si tratta di un settore che presenta interessanti sviluppi economico-professionali. Da lunedì 8 a venerdì 12 aprile 2013, si terrà dunque il convegno internazionale sulla sericoltura, organizzato dall’Associazione sericicola dei Paesi sul Mare Nero e Caspio e Repubbliche  Centrocaucasiche (BACSA). L’8 aprile, all’albergo San Marco di Monteortone di Abano Terme (Pd) è prevista l’inaugurazione mentre il 9 aprile, ci sarà una visita al CRA-API (Unità di Ricerca di Apicoltura e Bachicoltura, del Consiglio per le Ricerche e Sperimentazione in Agricoltura) di Padova e al Museo Esapolis.

In Cina, qualità e quantità della seta stanno venendo meno. “L’evento è stato promosso da CRA-API di concerto all’industria serica Ratti di Como (ora di proprietà del gruppo Marzotto) con lo scopo di esplorare nuove strade per la produzione della seta in collaborazione con Paesi diversi da quelli tradizionali del Sud Est Asiatico (Cina, India)”, spiega Silvia Cappellozza, ricercatrice al CRA-API. “Questo per garantire l’approvvigionamento di seta alla nostra industria tessile – continua Cappellozza – in un momento in cui la Cina non sembra più in grado di fornire la quantità di un tempo e soprattutto la qualità richiesta, a causa dell’industrializzazione del Paese che ha spostato la manodopera su altre attività diverse dall’agricoltura. Maggiori info: Tel.049 620205; email: silvia.cappellozza@entecra.it

(Fonte: CRA-API)

Venerdì 27 aprile 2012 ad Abano Terme (PD) si parla di bachicoltura, a moderare l’incontro il socio ARGAV Maurizio Previati

Venerdì 27 aprile p.v., alle ore 17:30, presso l’Hotel Venezia (via Flacco 42) di Abano Terme (PD) è previsto l’ incontro, ad ingresso libero, “Nuove frontiere dell’entomologia. Il caso del baco da seta” organizzato da CRA-API (PD) e Museo Esapolis (PD).

Interventi. All’incontro, moderato dal giornalista ARGAV Maurizio Previati, parteciperanno Luciano Cappellozza (ex-direttore Sezione Specializzata per la Bachicoltura di Padova), che parlerà de “Il cammino del baco da seta dall’antichità ai nostri giorni. Storia di un’attività”, Ettore Marson (autore di “Una pagina inedita della ricerca scientifica tra XIX e XX secolo”), il cui intervento verterà su “L’enigma della diffusione di un’epidemia contagiosa del baco da seta in Europa”, Silvia Cappellozza (ricercatrice CRA-API, sede di Bachicoltura  di Padova) che parlerà delle “Nuove prospettive della bachicoltura: un panorama delle possibili applicazioni” ed Enzo Moretto (direttore Museo Esapolis, Padova) che interverrà su “Entomofagia: alternativa sostenibile per i fabbisogni alimentari della popolazione mondiale”.

(Fonte: CRA-API, Museo Esapolis)

Bachicoltura, scenari d’impiego rivoluzionari e con interessanti risvolti economici

Baco da seta

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Lo sapevate che…il baco da seta ebbe nei secoli passati un ruolo economico eccezionale, al punto tale che la sua produzione condizionava i mercati? Per fare un confronto, esso rappresentava quello che succede oggi con le trattazioni del petrolio. Lo straordinario tema è stato affrontato nell’incontro con i giornalisti ARGAV avvenuto al Circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) lo scorso 16 gennaio.

Bozzolo baco da seta

Quando il PIL si misurava in bozzoli. Ettore Marson, autore del libro “Una pagina inedita della ricerca scientifica tra il XIX e XX secolo: il seme bachi e l’industria bacologica” (Edizioni Cleup) ha argomentato con dati storici l’importanza rivestita in passato dal baco da seta. Per testare il prodotto interno lordo (PIL) di una nazione il primo punto era costituito dalla produzione di bozzoli: c’erano enormi interessi economici in  gioco e l’Italia aveva una produzione di bachi superiore a 50 milioni di chili, il doppio della Francia e dell’Olanda, altri grandi paesi produttori. Nelle campagne del diciannovesimo secolo c’erano vaste aree di produzioni di bachi da seta, con piantagioni di migliaia di piante di gelso (i bachi sono ghiotti delle foglie di questa pianta che produce i dolci frutti delle more). Anche nelle nostre campagne venete la produzione era abbondante e le numerose famiglie si dedicavano molto alla bachicoltura.

Louis Pasteur

Nel 1850 la terribile epidemia di pebrina (Nosema bombycis) annientò la bachicoltura in tutta Europa, azzerandone la produzione.  Ci fu una corsa alla ricerca del rimedio e a Padova venne fondata nel 1863 la stazione bacologica, tuttora esistente, sebbene oggi continui le sue linee di ricerca all’interno del CRA (Consiglio per la sperimentazione e la ricerca in agricoltura). Lo stesso Louis Pasteur (inventore del vaccino) studiò per sconfiggere la malattie dei bozzoli, venne persino in in una stazione bacologica del Friuli per verificare i possibili rimedi e pubblicò ben due libri al riguardo. Nel 1870 venne celebrato anche il congresso bacologico internazionale. In quegli anni, fu trovata la soluzione per riprendere la produzione e fu incrementata la ricerca per  prevenirne le malattie. Gli stabilimenti bacologici sorsero in tutta Italia, venne fondata anche una rivista periodica “Il bacologo italiano”; l’Italia esportava nel mondo, compreso il Giappone.

da sx, Silvia e Luciano Cappellozza, Ettore Marson e Fabrizio Stelluto (presidente ARGAV)

Un settore in cui investire. A Padova è rimasta l’unica Stazione Bacologica Sperimentale italiana. Luciano Cappellozza, ex direttore dell’Istituto, ha sottolineato durante l’incontro come le aziende agricole potrebbero oggi avviare con un certo profitto la produzione della bachicoltura. Mentre qualche generazione fa serviva una grande quantità di manodopera, ora le moderne tecnologie permettono infatti che una sola persona possa dedicarsi alla bachicoltura, con un reddito interessante (circa 4000 euro netti all’ettaro per la produzione del bozzolo). Ci sono inoltre degli incentivi comunitari a cui si può accedere e il ministero dell’Agricoltura ha recepito da poco le normative che permettono ai bachicoltori di chiedere direttamente i contributi UE.

Scenari d’impiego rivoluzionari. Ma i dati tecnici li elenca con puntigliosità Silvia Cappellozza, giovane ricercatrice della Stazione Bacologica Sperimentale di Padova (è la figlia di Luciano Cappellozza, entrambi dediti al baco con una passione sfrenata). Fermo restando che il costo della seta è raddoppiato nel giro di pochissimo tempo e che  rappresenta lo 0,1% di tutte le fibre tessili in produzione, il campo del suo utilizzo va esteso alla ricerca scientifica, alla medicina e alla farmacologia, permettendo rivoluzionari scenari.

Un bozzolo può produrre un filo lungo 1700 metri di seta, più  è sottile e  più è pregiato.  Si stanno provando degli esperimenti per “rafforzare” la seta con la ragnatela dei ragni, che ha una maggiore resistenza. Straordinarie le applicazioni mediche e biomediche: resistenza alla tensione e compatibilità con il nostro corpo in campo chirurgico, evitando così i rigetti, proprietà “antiage” per la pelle, trapianti nel pancreas.

“L’Italia tornerà a produrre seta”: dicono fiduciosi quelli della Stazione Bacologica padovana, serve tuttavia ritornare al rispetto dell’ambiente. I bachi da seta sono scomparsi a causa del massiccio uso dei pesticidi. Un ritorno all’uso corretto dei campi comporterà anche la ripresa della coltivazione dei gelsi e l’incremento della bachicoltura. Con la possibilità di rivedere volare le farfalle nelle nostre campagne.