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3-4 febbraio 2018, in occasione di San Biagio, a Baver (TV) si parla di “Storie di alberi e della loro terra”, oltre a visitare parte del restauro del borgo antico

chiesetta di Baver (foto Marina Meneguzzi)

L’Associazione Culturale Borgo Baver onlus, che i soci Argav hanno avuto modo di conoscere nel giugno 2015 per la visita al borgo e al vigneto storico di Baver, di recente iscritto nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici, in occasione della festa di san Biagio, patrono della comunità locale, propone alcune iniziative religiose e culturali.

Sabato 3 febbraio. Nel pomeriggio, davanti alla storica chiesetta di Baver, verrà distribuito il pane di san Biagio benedetto durante la celebreazione della Messa (ore 14.30) mentre alle 16.00 si terrà la visita guidata al cantiere di restauro dell’antica locanda “Alla nave di Baver”, per vedere i risultati degli importanti lavori che si stanno approssimando alla conclusione.

Domenica 4 Febbraio. Alle ore 15.30, nella Casa Dal Cin a Baver- Pianzano (TV) si terrà l’incontro organizzato in collaborazione con la libreria Il Punto di Vittorio Veneto “Storia di alberi e della loro terra” – Ragionando su radicamento e sradicamento, di Matteo Melchiorre. A descrizione del volume, pubblichiamo uno scritto di Giulio Mozzi: Nel 2004 Matteo Melchiorre pubblicò un piccolo libro, Requiem per un albero. Era la storia – una storia meneghelliana, fatta di dati, sì, ma anche di voci, parole, incantesimi, coincidenze, echi – dell’antico olmo che sorgeva maestoso sul limitare del paese di Tomo, presso Feltre, e che venne sradicato da un violento temporale. Melchiorre aveva appena ventitré anni, all’epoca, ed era un giovane storico in formazione. Quel piccolo libro fu notato, passò di mano in mano, fu letto da amanti della letteratura e da storici di professione. E corse voce: Melchiorre è uno speciale. Speciale per come unisce il rigore della ricerca e il talento nello «spostare» metaforicamente il racconto storico. Oggi, dopo i riconoscimenti ricevuti dal magnifico La via di Schenèr, Melchiorre ha ripreso in mano quel piccolo libro, l’ha più che raddoppiato di mole, ha affiancato all’antico olmo altri alberi – pioppi, ippocastani, tigli – e altre, tante, storie; si è affidato al proprio talento di rabdomante della memoria, e di quel giovanile gioiello ha fatto un elegante, maturo monile: un libro vorticosamente affascinante”.

Fonte: Associazione Culturale Borgo Baver/Ibs

Sei nuove aree iscritte nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Tra questi, la pratica tradizionale della piantata veneta, di cui uno splendido esempio si trova a Baver (TV)

vigneto di Baver (TV)

L’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale ha iscritto nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici sei nuove aree. Ad oggi il registro include dieci paesaggi e due pratiche agricole, distribuiti dal Nord all’estremo Sud della penisola, con una crescita che ha visto  raddoppiare il loro numero nel corso dell’ultimo anno. “Non c’è Paese in Europa che abbia un patrimonio di paesaggi rurali così diffuso in tutte le sue Regioni. Le nuove iscrizioni confermano questa ricchezza unica di identità e di capacità degli agricoltori di formare e conservare i luoghi come veri e propri beni comuni”, ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.

Le sei nuove aree inserite. Fascia pedemontana olivata fra Assisi e Spoleto. Si tratta della principale area olivicola dell’Umbria, conserva un paesaggio dove il rapporto tra olivicoltura e storia si presenta particolarmente forte: borghi storici, castelli e complessi religiosi si trovano immersi negli oliveti che ricoprono le pendici, arricchiti da terrazzamenti, lunette e ciglioni, mentre nella parte pianeggiante, querce monumentali delimitano i seminativi.  La piantata veneta. Questa candidatura, che rientra nella sezione delle pratiche tradizionali, riguarda una antichissima pratica agricola che affonda le sue radici al periodo etrusco e che fino ad alcuni decenni orsono rappresentava la più importante qualità di coltura che occupava il centro ed il nord dell’Italia. Si tratta di più colture associate a filari alberati che oggi sono prese di nuovo a modello per le loro molteplici valenza ambientali e paesaggistiche (un esempio è il vigneto di Baver, nel trevigiano, visitato dai soci Argav nel 2015). Paesaggio della pietra a secco dell’Isola di Pantelleria. Il paesaggio di Pantelleria testimonia come le condizioni ambientali abbiano determinato lo sviluppo di tecniche colturali in grado adattare le necessità dell’uomo ad un ambiente difficile producendo un paesaggio straordinario associato ad una alta qualità dei prodotti e di grande valenza turistica. Chilometri di muretti a secco ospitano viti ad alberello, olivi potati per crescere a poche decine di centimetri da terra, capperi e agrumi, in un contesto paesaggistico di grande valenza estetico.  Parco regionale Storico agricolo dell’olivo di Venafro (Isernia). L’olivicoltura di Venafro affonda le sue radici nell’epoca romana dove la qualità dell’olio di questa area era già citato da Plinio e Catone. Si tratta di un paesaggio caratterizzato da olivi monumentali e da terrazzamenti in pietra, nella diffusa consociazione con il pascolo all’interno degli oliveti, in un ambiente che conserva ancora i caratteri del paesaggio storico dell’Appennino meridionale. Il paesaggio policolturale di Trequanda (Siena). Il paesaggio di Trequanda rappresenta un esempio di tipico paesaggio di origine  mezzadrile, con un mosaico policolturale complesso costituito da oliveti, vigne, seminativi nudi o arborati e boschi a dominanza di querce, arricchito dalla presenza di terrazzamenti in pietra a secco che sostengono gli oliveti sulle pendici più acclivi. Il paesaggio rurale storico di Lamole in Chianti. Il paesaggio agricolo storico di Lamole, conserva un paesaggio policolturale su terrazzamenti in pietra a secco e rappresenta un esempio di come sia possibile fare agricoltura di qualità nel rispetto del paesaggio storico, che finisce per essere un valore aggiunto ai prodotti locali. Lamole è la patria del Sangiovese il vitigno principale del vino Chianti.

Fonte: Servizio stampa Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

 

29 gennaio-5 febbraio 2017, a Baver (TV) storia e tradizioni rurali rivivono in tre incontri

chiesa-san-biagio

chiesa di San Biagio, Baver (foto Marina Meneguzzi)

L’Associazione Culturale Borgo Baver onlus, che i soci Argav hanno avuto modo di conoscere e incontrare nel giugno 2015 in occasione della visita al borgo e al vigneto storico di Baver, in occasione del decimo anniversario dell’iniziativa “Alla ricerca delle nostre origini” e della prossima festa di san Biagio, patrono della comunità locale,  propone dal 29 gennaio al 5 febbraio 2017 una serie di incontri legati alla storia e alle tradizioni rurale.

Domenica 29 Gennaio 2017 – ore 15.30, Casa Dal Cin, Baver. Il giornalista Sergio Tazzer, autore di “Grande Guerra Grande Fame” e coautore di “Guerra & Pane”, racconta la storia della Grande Guerra legata, da un lato, all’aspetto del pane e del rancio dei belligeranti, e dall’altro, alla fame in trincea e fra la popolazione civile.

Venerdì 3 Febbraio 2017, Festa secolare di San Biagio, San Biagio-Baver, Pianzano Nel pomeriggio, come avviene da più di ottant’anni, davanti alla chiesa di Baver, verrà distribuito il pane di san Biagio che sarà benedetto durante la Messa (maggiori info http://www.baver.it)

Domenica 5 febbraio 2017 – ore 15.30,  Casa Dal Cin a Baver. Le strade che raccontano la storia: Alpi che uniscono, Alpi che dividono, incontro con lo storico Matteo Melchiorre, autore de “La via di Schenèr”, che racconterà di un’antica strada fra le montagne che collegava due comunità, unite e separate da un passo: lo Schenèr.

Fonte: Associazione Culturale Borgo Baver