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Birra, aumenta l’interesse in Veneto per gli agribirrifici

Birra Antoniana

Birra Antoniana

L’interesse per la birra è aumentato anche in Veneto – commenta Coldiretti nell’apprendere la notizia dell’offerta giapponese per il marchio italiano Peroni. I consumatori  non solo non si accontentano più di bere la classica rossa o bionda, cercano la curiosità, il prodotto di nicchia. La risposta arriva soprattutto dagli agricoltori più giovani che hanno inaugurato in questi anni dei veri agribirrifici dove realizzare proposte incredibili utilizzando luppolo, orzo coltivati localmente dove la vicinanza al mare o alla montagna fa la differenza.

Aumento export birra italiana del 17% nel 2015. Questa tendenza ha incrementato la semina di varie colture, ideali per le miscele di sapori. Sono nati dei veri marchi ispirati alla territorialità o alla fantasia imprenditoriale. Dal micro birrificio agricolo “Santjago” di Vittorio Veneto (TV) gestito da fratelli Dei Tos, Mattia e Raffaele di 27 e 21 anni, che raccolgono i cereali dei 55 ettari vicino a Caorle per fare la weizzner di casa,  allo storico Birrificio Antoniano in provincia di Padova che ha scelto di lanciare “La Veneta” prima produzione certificata a kmzero: dalla finestra dello stabilimento è possibile vedere i campi di materia prima (qui l’articolo post visita al birrificio dei soci ARGAV). Insomma il nord est racconta molte esperienze simili a queste da Belluno a Venezia passando per tutte le province dove le nuove generazioni incoraggiate dalla legislatura hanno intrapreso questa attività. L’operazione internazionale in corso – sostiene Coldiretti – è motivata dall’aumento delle esportazioni di birra italiana nel mondo che crescono del 17% nel 2015 e sono praticamente triplicate nell’arco di un decennio lo testimoniano i 400 miliardi di yen (poco più di 3 miliardi di euro) in mano al produttore giapponese di birra Asahi per rilevare il marchio italiano Peroni dal gruppo SABMiller.

Birra, un indotto italiano rilevante. Non si tratta in realtà dell’ennesimo passaggio di marchi italiani storici in mani straniere poichè la Birra Peroni era già stata ceduta nel 2003 ed entrata a far parte del Gruppo sudafricano SABMiller plc al quale è stata ora fatta l’offerta del gruppo giapponese Asahi, la cui strategia di mercato si concentra sull’Asia e l’Oceania e intende espandersi su mercati dalla lunga tradizione che le consentirebbero anche una maggiore penetrazione della sua etichetta Super Dry. Il Gruppo Birra Peroni è oggi uno dei player principali nel settore dell’industria birraria ed è parte del Gruppo SABMiller plc che in Italia SABMiller è presente con tre stabilimenti produttivi (Roma, Padova e Bari). Nell’operazione internazionale c’è in gioco – sottolinea la Coldiretti – un indotto rilevante. A garantire la produzione italiana di birra ci sono infatti le coltivazioni nazionali con una produzione di circa 860.000 tonnellate di orzo su una superficie complessiva investita di circa 226.000 ettari. Per quanto concerne la produzione di birra, la filiera cerealicola unitamente al Ministero delle Politiche Agricole ipotizzano un impegno annuo di granella di orzo pari a circa 90.000 tonnellate. In questa situazione di grande dinamicità, a supporto della trasparenza dell’informazione dei consumatori, è però necessario – conclude la Coldiretti – qualificare le produzioni nazionali con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine, per evitare che vengano spacciati come Made in Italy produzioni straniere.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

A Padova, la prima birra accreditata ufficialmente “a Km zero” in Veneto

Birra AntonianaE’ ufficiale: la “birra Antoniana” è la prima a kmzero, almeno in Veneto, dove è nata la prima legge regionale che disciplina l’orientamento al consumo di prodotti locali. Nonostante non ci sia ancora una circolare applicativa, i fan di questo stile di vita, perché di questo si tratta, sono in continuo aumento come le richieste rivolte alla commissione per essere “accreditati”.

Gruppo specialisti “kmzero”. E’ stato cosi anche per il Birrificio Antoniano di Villafranca Padovana che oggi, lunedì  13 ottobre, ospiterà in azienda il gruppo degli  specialisti del ‘kmzero’ (rappresentante di Federconsumatori, il presidente di  Coldiretti Veneto, il dirigente dell’ente certificatore Csqa, il referente dei giornalisti enogastronomici, uno per l’Accademia della Cucina, oltre che i funzionari della Regione Veneto)  che esaminata la documentazione dichiarerà questa realtà a tutti gli effetti idonea all’iscrizione, targandola ufficialmente e inserendola nella rete dei locali che hanno deciso di impiegare nella loto attività in prevalenza la produzione agroalimentare ‘a breve distanza’.

Orzo padovano e luppolo veneziano. “Dubbi non ce ne sono” – sostiene Coldiretti Veneto, l’associazione che in pochi mesi raccolse 25mila firme per fare approvare una norma che orientasse il consumo dei prodotti di stagione e di provenienza regionale nelle mense collettive come nella ristorazione privata, anticipando già allora esigenze ancora attuali, come una corsia dedicata alla produzione locale nella Grande Distribuzione Organizzata.” La documentazione consegnata dai titolari – continua Coldiretti – attesta che l’orzo è padovano, il luppolo arriva dalla provincia di Venezia e che tutto il processo di trasformazione avviene integralmente in Veneto”. Insieme al Birrificio Antoniano, i tecnici dovranno valutare l’istanza presentata dalla Macelleria Mattarollo di Paese (Tv), dal Ristorante Il Concerto di Silea (Tv) e dalla Gastronomia Da Carlo Alberto di San Giovanni Lupatoto (Vr).  Il circuito composto da 73 locali e 22 panifici si potrebbe dunque arricchire di altri tre esercizi pronti a testimoniare con il loro lavoro e la loro scelta,  scritta nero su bianco, che tutelare l’ambiente, salvaguardare il territorio, promuovendo qualità e tipicità a favore dei clienti è possibile, basta volerlo.

Fonte: Coldiretti Veneto

Cuore padovano, vocazione internazionale: i soci ARGAV alla scoperta del Birrificio Antoniano di Ronchi di Villafranca (PD)

Entrata Birrificio Antoniano(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) “Restituire ai padovani l’orgoglio e il sentimento di avere una birra made in Padova”: questo il progetto di Sandro Vecchiato, fondatore nel 2011 insieme al fratello Michele del Birrificio Antoniano di Ronchi di Villafranca (PD). Una dichiarazione di “amorosi intenti” che il direttore generale del birrificio ha rivelato ai soci ARGAV, in visita lo scorso 17 dicembre agli stabilimenti ubicati nell’alta padovana, accolti anche da Enrico Pinton, che per l’azienda cura le relazioni esterne.

Birra AntonianaUn vuoto da colmare. Il birrificio è sorto per il desiderio dei fratelli Vecchiato di colmare il vuoto creato a Padova negli anni ’70 dalla dipartita di Itala Pilsen, marchio storico nazionale della birra padovana, nato nel 1919 dalla fusione di due birrifici (Birra Cappellari e Birra Maura). L’Itala Pilsen, che aveva stabilimenti in pieno centro città, fra l’attuale parcheggio di  piazza Insurrezione e le botteghe di Galleria Borromeo, dagli anni ’50/70 del secolo scorso è infatti proprietà di Birra Peroni (oggi del gruppo SabMiller), azienda con sede a Roma.

Per spiccare il volo, sciacquati i panni…in America. Così, i due fratelli, agli inizi degli anni ’80 presero in mano le redini di Interbrau, azienda leader in Italia nella distribuzione di birre speciali, fondata dal padre Luigi. Forti di questa esperienza pluridecennale nel mercato delle birre di alta gamma e mossi da una passione straordinaria per la “cervogia”, i fratelli Vecchiato decisero, come prima cosa, di sciacquare i panni…in America, “Paese in cui si determinano i trend di mercato“, ha spiegato Sandro Vecchiato, confessando un’iniziale diffidenza verso gli States. Ben presto vinta, visto che nell’arco di cinque anni, Vecchiato ha calpestato il suolo americano ben 14 volte, uscendone con la convizione di dover creare, per riuscire a ritagliarsi una fetta di mercato, una birra dal cuore padovano ma con una spiccata vocazione internazionale. Fino al 1866 a Padova si beveva birra di stile viennese, che si caratterizza per il colore ambrato, il gusto delicato e un tasso alcolico di buon tenore. I Vecchiato, decisero qundi che la loro birra Antoniana avrebbe ricalcato questo stile.

Alcuni soci ARGAV con Enrico Pinton

La ricetta della birra made in Padova: orzo (in gran parte autoprodotto), lieviti (in futuro autoctoni?), luppolo (nel 2014 autoprodotto) e acqua del Sindaco. Altra decisione importante dei fratelli Vecchiato fu quella di dare al birrificio un’impronta agricola. “Non una scelta di comodo o una strategia di marketing  – ha spiegato Vecchiato – ma consapevole volontà di legarsi alla terra che dona gli ingredienti base “. Una terra, in verità, che potremmo definire non solo padovana ma nordestina. Dopo lunghe ricerche, infatti, il birrificio ha reperito un appezzamento di circa 80 ettari di terreno in zona Marano Lagunare (provincia di Udine) e altri 10 ettari in zona Mestrino, dove viene coltivato l’orzo, da cui si ricava il malto.

Il mastro birraio Luciano Masocco

Il mastro birraio Luciano Masocco

Fabrizio Stelluta omaggia Sandro Vecchiato con la penna ARGAV

Fabrizio Stelluta omaggia Sandro Vecchiato con la penna ARGAV

La produzione attuale si attesta sui 3 mila ettolitri con la prospettiva di produrne 10 mila. Le birre, a bassa fermentazione, rimandano nel nome a luoghi e tradizioni cari alla città del Santo. Oltre alla birra Antoniana, la birra che reinterpreta lo stile Vienna e che nell’etichetta riporta l’effige del Gattamelata di Donatello, viene prodotta la birra Altinate, che ricorda nel nome l’antica porta romana ad est della città, un simbolico ponte, dunque, tra oriente e occidente, che unisce gusti nostrani e aromi esotici.

Birra di NataleBirra stagionale. Nel periodo natalizio, viene inolte prodotta la birra di Natale Santa Lucia, dal delicato retrogusto di mandorla, e che riprende nell’etichetta il cielo blu intenso e stellato affrescato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Nel prossimo futuro, sarà avviata anche la produzione delle birre Portello e Ponte Molino, altri due luoghi simbolo della città. Nel territorio padovano i prodotti del Birrificio Antoniano si possono trovare presso la Casa della Birra, che ha 4 punti vendita (via Roma, a Mestrino, a Roncaglia e all’Arcella) e, servendosi della struttura Interbrau, nei migliori negozi di birra speciale ma presto sarà presente anche sugli scaffali della grande distribuzione, oltre che all’estero, dove è stata ben accolta in occasione delle maggiori fiere del settore. A giugno 2014, ci sarà anche la prima Festa della Trebbiatura, prevista una settimana di festeggiamenti in notturna, naturalmente dopo la messe diurna.