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Da Vinitaly 2022 parte la candidatura Unesco della lavorazione delle uve della Valpolicella

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“Parte ufficialmente da Verona, dal Vinitaly, il cammino della candidatura a Patrimonio Immateriale Unesco della tecnica di appassimento delle uve della Valpolicella. Una grande opportunità in chiave di sviluppo della denominazione e del territorio, volano per le economie locali e di valorizzazione della tradizionale, inconfondibile e inimitabile tecnica di lavorazione.” In tutti questi anni non è mai stata riconosciuta una tecnica di vinificazione, per questo è una sfida, ma questo dossier rappresenta quello che Unesco richiede”. Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, è intervenuto alla presentazione della candidatura Unesco ospitata nello spazio espositivo regionale a Vinitaly. Assieme a Zaia, erano presenti il vice presidente Organo Esperti Mondiali Unesco, il professor Pier Luigi Petrillo, il Rettore dell’Università degli Studi di Verona, il professor Pier Francesco Nocini, con il presidente del Consorzio Valpolicella e il presidente Strade del Vino.

Tradizione millenaria tramandata di padre in figlio. “Con il professor Petrillo ho condiviso gran parte della mia storia da Ministro, lo definisco un enfant prodige dei provvedimenti in agricoltura che mi ha fatto innamorare della partita Unesco. Tra un anno conto di tornare al Vinitaly per celebrare il decimo sito Unesco del Veneto. Per Verona intendiamo candidare anche la Pesciara di Bolca, con il suo inestimabile patrimonio di fossili marini. Tante opportunità che vanno colte e che dimostrano la capacità del Veneto di guardare al futuro”, ha proseguito Zaia. L’unicità dei vini più prestigiosi della Valpolicella deriva dalla tradizionale tecnica dell’appassimento: le migliori uve, selezionate e vendemmiate rigorosamente a mano vengono messe a riposare sulle tradizionali “Arele” (graticci di canna di palude anticamente utilizzati per l’allevamento di bachi da seta) o in moderne cassette, all’interno dei cosiddetti “fruttai”; questo periodo dura circa tre mesi e in questa fase, di fondamentale importanza, le uve perdono tra il 30% e il 50% del proprio peso, concentrando gli aromi e tutti quegli elementi che rendono riconoscibili e inimitabili i grandi rossi del territorio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto