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Allarme agricoltura, Italia troppo dipendente da mais e soia esteri

È decisamente un passo avanti la firma dell’accordo quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata avvenuta nei giorni scorsi, fortemente voluto da Compag, la Federazione Nazionale delle Rivendite Agrarie, e altre nove organizzazioni rappresentanti l’industria mangimistica italiana (Assalzoo), i produttori agricoli (Ami, Cia, Confagricoltura e Copagri), il mondo cooperativo (Aci), i settori di stoccaggio ed essiccazione (Aires), le ditte sementiere (Assosementi) e i Consorzi di Indicazioni Geografiche (Origin Italia) allo scopo di promuovere la coltivazione di mais in Italia favorendo i contratti di filiera per il mais destinato all’alimentazione animale.

L’Accordo quadro per il mais (valido per le politiche agricole 2020-22) rappresenta un primo passo verso la ripresa produttiva di questo prezioso cereale in Italia, ma è fondamentale che la filiera non venga lasciata sola in un momento così difficile. Se i Paesi a cui l’Italia è solita rivolgersi per il proprio approvvigionamento di mais destinato all’agricoltura e alla zootecnia dovessero decidere di sospendere tali forniture allo scopo di garantirsi un maggiore periodo di autonomia per sopravvivere all’isolamento imposto dall’attuale emergenza coronavirus, il nostro Paese si troverebbe ad affrontare una situazione senza precedenti, privo delle riserve di magazzino che gli consentirebbero di sostenere il settore zootecnico e, di conseguenza, l’approvvigionamento di prodotti animali sulle tavole degli Italiani. La zootecnia italiana è eccessivamente dipendente dall’importazione di mais e soia: se tale scenario si verificasse davvero – e si tratta di uno scenario assolutamente possibile – non saremmo in grado di sostenere il settore e le conseguenze sarebbero catastrofiche.

Importate il 50 per cento delle granaglie. Nella drammatica situazione contingente, però, non può bastare. “In un Paese che importa il 50% delle granaglie destinate all’alimentazione del bestiame –  afferma il presidente di Compag Fabio Manara – è fondamentale che il Governo comprenda quanto l’intero settore zootecnico sia a rischio, ora che le importazioni dall’estero sono rallentate dalle misure adottate dai vari Paesi per contenere il coronavirus (riduzione del personale viaggiante, quarantena per il personale che rientra da altri paesi, lungaggini alle frontiere ecc.), e che intervenga di conseguenza, offrendo tempestivamente degli incentivi agli agricoltori in modo che questi riprendano a coltivare i numerosi terreni abbandonati (perché non sufficientemente redditizi) riducendo così il gap delle importazioni almeno dal 50% al 30%. Se, con i dovuti incentivi da parte del Governo, gli agricoltori procederanno immediatamente alla semina, essi saranno già in grado di raccogliere a settembre. Non è troppo tardi, ma se ci lasceremo sfuggire quest’occasione non saremo in grado di avere approvvigionamenti fino al prossimo anno, decisamente troppo tardi”.

Fonte: Servizio stampa Compag