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Nuova Pac, gli europarlamentari promettono battaglia

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Adeguare la Pac al nuovo contesto geopolitico, soprattutto in tema di fitofarmaci, utilizzo dei terreni destinati a greening e di nuove tecniche genomiche. Promettono battaglia a Bruxelles sulla riforma della Politica agricola comune, che entrerà in vigore da gennaio 2023, gli europarlamentari Herbert Dorfmann, Paolo De Castro, Mara Bizzotto, Paolo Borchia e Sergio Berlato, che hanno partecipato all’incontro promosso da Confagricoltura Veneto sulle problematiche dell’agricoltura aggravate dal conflitto in Ucraina.

Gli europarlamentari hanno chiarito che non ci sarà alcun rinvio della Pac, ma che sarà necessario un adeguamento al nuovo contesto geopolitico che si è determinato con la guerra, i problemi logistici e i costi energetici andati alle stelle. “Faremo una battaglia tutti insieme sul nuovo regolamento sui fitofarmaci – ha chiarito Paolo De Castro-, affinché vengano prima fornite alternative agli agricoltori e solo dopo si prosegua nella direzione della diminuzione dei prodotti. Per quanto riguarda le aree di interesse ecologico, annuncio che sarà data la possibilità di coltivarle per un altro anno. Punteremo i piedi, infine, anche sulle new genomic tecnics. Bisogna chiarire per una volta per tutte che sono cosa diversa dal Frankenstein food: la mutagenesi senza innesti è diversa dalla transgenesi. L’Italia è all’avanguardia: abbiamo già tecniche pronte ad essere messe in campo, come i vitigni resistenti alle malattie. Peccato che ancora non si possano applicare perché manca un testo europeo autorizzativo”. Herbert Dorfmann ha chiarito che la nuova Pac non è da smantellare: “È stata discussa per anni e qualche passo in avanti l’abbiamo fatto. È vero, però, che alcuni elementi stridono con la realtà che nel frattempo è andata delineandosi. Quindi dovremo introdurre nuove misure affinché non venga messa a rischio la nostra produzione agricola. Anche se ritengo sbagliato puntare all’autosufficienza: l’industria alimentare europea e italiana vantano un’alta qualità ed efficienza, ma hanno bisogno di prodotti da altri Paesi”. Mara Bizzotto ha ricordato di aver sempre guardato con preoccupazione alla strategia Farm to work, “perché si parte dal principio che gli agricoltori inquinano e perciò bisogna farli produrre meno. Ma è una follia, perché così aumenteranno i costi di produzione e dovremo importare ancora di più dai Paesi extraeuropei. Per bloccare queste normative suicide dobbiamo mettere insieme una maggioranza di buon senso, al di là delle appartenenze partitiche, che abbia i numeri per bloccare al Parlamento Ue strategie come quella sui fitofarmaci o sulla nutri-score, l’etichetta a semaforo”. Concorda Sergio Berlato: “Non essersi resi conto che negli ultimi tre anni il mondo è cambiato vuol dire essere marziani – sostiene -. La Pac e il Farm to work sono superati e vanno cambiati, perché gli indicatori ci dicono che in autunno arriverà una grave crisi economica e occupazionale. No, quindi, a scelte folli che vanno a smantellare le filiere produttive, facendoci diventare sempre più dipendenti dagli altri Paesi”. Infine Paolo Borchia, che essendo componente della Commissione industria, ricerca ed energia offre una chiave di lettura diversa. “Bisogna lavorare su una maggiore autonomia energetica, per recuperare il gap causato dalle scelte sbagliate compiute negli ultimi trent’anni dal nostro Paese. Il piano europeo del Green Deal contribuirà a tenere alti i prezzi sia delle materie prime, che dei prodotti energetici. Serve un maggior coraggio dei gruppi politici per cambiare rotta e porre mano a un impianto troppo restrittivo, che andrà a mettere in difficoltà i nostri operatori”.

“Siamo preoccupati per l’applicazione della nuova Pac – ha detto Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -, licenziata in un momento in cui non si sapeva che si stava andando verso cambiamenti repentini. La pandemia, il conflitto in Ucraina, i rincari delle materie prime e dei costi energetici, la siccità e le temperature mai elevate in Veneto come oggi obbligano gli agricoltori a fare i conti con una realtà molto più difficile e complessa, di cui anche l’Europa dovrebbe tenere conto. Siamo d’accordo con il principio della sostenibilità, ma occorre garantire il livello produttivo e la competitività aziendale.  La Politica agricola comunitaria va attualizzata e modulata con normative meno restrittive e potenziando la ricerca, che deve fornire risposte e soluzioni per adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici”. Concetti ribaditi da Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza, che ha chiesto un cambio di paradigma sul mondo agricolo, “perché nessuno più di noi può sequestrare l’anidride carbonica nel terreno, con grandi benefici per l’ambiente e la comunità” e per Confagricoltura nazionale dal vicepresidente Giordano Emo Capodilista e da Cristina Tinelli, dell’ufficio di Bruxelles. “L’Europa deve ricordare che non siamo giardinieri, ma agricoltori. Chiederci di produrre meno per favorire l’import da altri Paesi o la produzione di cibo in laboratorio sarà la fine del nostro agroalimentare”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Epidemia aviaria, Confagricoltura Veneto afferma: “E’ la peggiore mai vista”

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Il settore avicolo pagherà un alto prezzo con l’epidemia aviaria, che, oltre a enormi danni per le aziende agricole venete, comporterà anche una forte mancanza di prodotto. A dirlo è Michele Barbetta, rieletto presidente della sezione avicoltori di Confagricoltura Veneto per il prossimo quadriennio. Ad affiancarlo nel ruolo di vicepresidente sarà Diego Zoccante, veronese, titolare di un allevamento di 15.000 tacchini da carne a Bolca (VR) e presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona.

La più grave epidemia aviaria che si ricordi. “A partire dall’inizio degli anni Duemila, il Veneto è stato coinvolto in numerose epidemie di influenza aviaria, sia a bassa che ad alta patogenicità. Nel 2017 si era assistito all’ultima emergenza epidemica, nel corso della quale erano stati abbattuti milioni di volatili ed era stato disposto il divieto di allevamento all’aperto nelle aree a rischio. Ma quella che stiamo vivendo oggi è la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia e in Veneto, che avrà tremende ripercussioni sul settore – sottolinea Barbetta, allevatore di Carceri (Padova), titolare di un’azienda agrozootecnica che comprende quattro allevamenti avicoli -. Innanzitutto ci troveremo presto di fronte a una considerevole mancanza di prodotto, a cominciare dalla carne di pollo e tacchino, perché siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90 per cento degli allevamenti colpiti in Italia. La conseguenza più probabile sarà che tutta la filiera, a partire dalla grande distribuzione, andrà a cercare carni altrove e quindi in Paesi competitor come l’Ucraina, l’Argentina e il Brasile. Oltre a perdere quote di mercato, il nostro Paese non potrà più garantire ai consumatori una carne di qualità, come quella nostrana. Una batosta quindi non solo per le aziende agricole, ma anche per i consumatori”.

Di questa terribile epidemia, al momento, non si vede la fine. “Questa è la peggiore in assoluto, sia per diffusione, sia per aggressività del virus, dal momento che può uccidere fino al 100 per cento degli animali di un allevamento – rimarca Barbetta -. Oltre al Basso Veronese, che conta il maggior numero di focolai, a soffrire è anche il Basso Padovano, che attualmente conta oltre 35 aziende agricole colpite. Il virus si è diffuso nonostante le rigide normative e i sistemi di sicurezza attivati dagli allevatori italiani, che sono costantemente soggetti a visite ispettive delle Asl. Probabilmente la causa va ricercata nel fatto che gli animali allevati all’aperto hanno più probabilità di essere contagiati da uccelli migratori. Il risultato è che moltissime aziende avicole si ritrovano da un giorno all’altro con fatturato pari a zero e ciononostante devono continuare a far fronte a spese ingenti per pulire e sanificare gli stabilimenti e pagare le bollette dell’energia elettrica, che hanno subìto rincari abnormi. Chiediamo perciò ristori tempestivi sia per gli allevatori che per il personale, dato che con le aziende chiuse e improduttive il lavoro verrà a mancare. Bisogna considerare che, per far ripartire un allevamento che ha perduto tutti gli animali, ci vorranno mesi. Nella speranza che nel frattempo si riesca a contenere l’epidemia”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Kiwi, la moria delle piante continua inarrestabile, danni ingenti nel Veronese e nell’Alto Padovano in cui, a novembre, si terrà un convegno al riguardo

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La moria dei kiwi continua inarrestabile. Si stima che la malattia, nel Veronese, abbia colpito dalla sua comparsa (otto anni fa) più della metà dell’intera superficie dedicata agli inizi, cioè 1.800 ettari. In Friuli Venezia Giulia, dove la superficie coltivata nel 2020 è di poco superiore ai 500 ettari, la moria interesserebbe circa il 10% degli impianti. Coltivazioni colpite anche in Lombardia, nella zona del Mantovano, e marginalmente anche in Emilia Romagna e in Calabria. Nel Lazio i primi casi si sono riscontrati tre anni fa, ma ora c’è una recrudescenza della malattia nell’Agro Pontino che si stima possa interessare mediamente il 20% delle superfici, quasi 2.000 ettari di piantagioni persi. Un danno enorme per un Paese che, secondo i più recenti dati della Fao, è il secondo produttore mondiale di kiwi dopo la Cina e prima della Nuova Zelanda.

Malattia di cui non si conosce ancora la causa. Conferma Andrea Foroni, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Veneto e coltivatore di kiwi a Villafranca: “Purtroppo con questo caldo anche nel Veronese stanno crollando tante piante. Sono cariche di kiwi, ma soffrono perché, non avendo più l’apparato radicale, non assorbono più acqua e quindi muoiono. Anni fa c’era una distesa di impianti di kiwi, da Villafranca a Valeggio e Mozzecane. Tutti scomparsi, a causa di questa malattia di cui non si è compresa ancora la causa, nonostante tutte le sperimentazioni messe in campo anche in Veneto. Agrea, centro studi di Verona, aveva avviato un frutteto sperimentale che aveva mostrato margini di miglioramento con una corretta gestione dell’acqua e una significativa baulatura del terreno d’impianto, oltre a un buon uso del compost. Ma dopo quattro anni anche quei frutteti sono morti. Ora riponiamo le nostre speranze nella soluzione messa a punto dal vivaista veronese Massimo Ceradini sui nuovi portainnesti, presentati pochi giorni fa all’Agri Kiwi Expo di Latina, dove sul fenomeno si sono confrontati i massimi esperti e studiosi nazionali. L’ultima ancora di salvezza, dato che nessuna pratica agronomica finora sperimentata negli ultimi anni ha funzionato”.

Un danno enorme per la provincia veronese, che sui kiwi aveva investito con convinzione tanto da concentrare circa l’80 per cento della produzione regionale. Invece anche nel 2019 si è registrata un’ulteriore diminuzione della superficie totale coltivata ad actinidia, scesa a 2.450 ettari. E gli impianti espiantati vengono compensati solo in piccola parte dall’entrata in produzione dei nuovi impianti, messi a dimora negli anni precedenti. In Veneto nel 2019 il raccolto è stato di circa 37.100 tonnellate (-35,3% rispetto all’annata precedente) e su livelli produttivi ampiamente inferiori rispetto agli standard medi della coltura.

Strage di piante anche nell’Alto Padovano. Fino a pochi anni fa nella zona di Cittadella, in provincia di Padova, c’erano oltre 100 ettari di kiwi, una coltura molto redditizia in cui le aziende credevano e investivano. Ora ne sono rimasti meno della metà per colpa della moria dei kiwi. A Fontaniva (PD) due aziende agricole hanno espiantato tutto, decidendo di cambiare coltura, dopo anni di perdite di kiwi e di redditività. “Cittadella è stata tra le prime in Italia a credere nella coltura, che era stata avviata negli anni Ottanta da Fabio testi nel Veronese – sottolinea Matthias Paolo Peraro, referente di Confagricoltura per l’Alto Padovano -. L’Italia era prima al mondo e il Veneto era secondo a livello nazionale per produzione. Invece otto anni fa è comparsa questa malattia che ha fatto fuori più della metà dei frutteti. Sono stati fatti studi e sperimentazioni, ma senza risultati. La verità è che i kiwi non hanno mai avuto l’attenzione che hanno altre piante nella selezione, basti pensare alle viti. Il kiwi è ancora propagato per talea e, di conseguenza, anche le piante giovani tendono ad ammalarsi e morire, perché sono figlie delle vecchie. Bisognerebbe invece trovare piante resistenti e innestarle. Ma servirebbero più ricerca e investimenti, che nessuno ha mai pensato di fare”.

A novembre un convegno. Confagricoltura Padova vuole andare a fondo al problema una volta per tutte e perciò in novembre organizzerà, a Cittadella, un convegno che coinvolgerà l’Università di Padova, la cooperativa Apofruit ed esperti in difesa fitopatologica di Verona: “Noi non vogliamo perdere questo settore, perché siamo stati gli unici nel Padovano a tenere duro in questi anni e ci crediamo ancora – spiega Peraro -. Nell’Alto Padovano abbiamo un terreno ottimale, ricco d’acqua e sassoso, che evita i ristagni tanto dannosi per i kiwi. Inoltre si tratta di una coltura che è stata a lungo redditizia, se pensiamo che produceva 250 quintali ad ettaro, mentre oggi fatichiamo a farne 100 a causa della moria. Infine, si tratta di un settore che ha pochi antagonisti a livello mondiale. Il nostro kiwi viene raccolto in autunno, ma poi è conservato in frigo fino a febbraio-marzo, quando non c’è più prodotto estero, a partire da quello cileno e argentino. Perciò i prezzi sono sempre stati soddisfacenti. Aggiungo che nella zona di Cittadella abbiamo tanti giovani che ci credono ancora e stanno investendo. Ma i costi dell’impianto sono alti: 45.000-48.000 euro a ettaro, senza contare le 600-800 ore di manodopera necessarie per il raccolto. Perciò chiediamo sostegno per un settore che può dare ancora lavoro, redditività e un futuro alle nostre aziende padovane”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Glifosate, agenzia per la protezione dell’ambiente Usa esclude pericoli, Confagricoltura ne rilancia l’uso

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente Usa (Epa) esclude qualsiasi pericolo per la salute umana derivante dall’utilizzo del glifosate, erbicida utilizzato particolarmente nelle tecniche di agricoltura conservativa. È il risultato del suo ultimo studio, che si schiera nuovamente a favore della sostanza, al centro, da anni, di diatribe mediatiche e giudiziarie a proposito di una sua presunta cancerogenità.

“L’agenzia ha concluso – si legge nel documento pubblicato – che non vi sono motivi di preoccupazione quanto a rischi di tipo alimentare per alcun segmento della popolazione, neanche seguendo le ipotesi più prudenziali applicate nelle valutazioni (come residui al massimo livello di tollerabilità, applicazione diretta all’acqua e trattamenti sul 100% delle colture). L’agenzia ha inoltre concluso che non sussistono rischi né di tipo residenziale, né di tipo professionale, né per gli astanti non-occupazionali”.

“La valutazione dell’agenzia statunitense – sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto – conferma quanto sostenuto da tempo, sulla base della scienza e non del pregiudizio, dalla nostra organizzazione: riteniamo importante continuare a utilizzare questa sostanza non solo da un punto di vista economico, perché si rischierebbe di mettere in crisi numerose imprese agricole, ma anche ambientale perché l’utilizzo di prodotti fitosanitari come questo consentono non solo un efficace controllo delle infestanti, ma anche una conseguente riduzione al minimo delle pratiche di coltivazione dei terreni e delle emissioni di gas serra, preservando il suolo e permettendoci di produrre cibo per tutta la popolazione. Anche questa vicenda evidenzia come, prima di ricorrere alla demonizzazione di alcune modalità produttive, sia opportuno analizzare le questioni tenendo nella massima considerazione i pareri espressi dalla comunità scientifica internazionale”.

La posizione pro glifosate dell’Epa è solo l’ultima in ordine di tempo. Prima si erano già espresse in maniera positiva l’Efsa (European Food Safety Authority), l’Echa (European Chemicals Agency), la German BfR, il Jmpr (Joint Fao/Who Meeting on Pesticide Residues) e le autorità regolatorie di Australia, Canada, Corea, Nuova Zelanda e Giappone. Anche l’Epa si era già espresso nel merito l’anno scorso, sottolineando come procurare allarme sul potenziale cancerogeno dei prodotti contenenti questa sostanza attiva sarebbe stato “in contraddizione con la valutazione scientifica dell’agenzia” e sarebbe stata quindi “una dichiarazione falsa e fuorviante”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

“Frutticoltori senza reddito da cinque anni. E i mercati chiuderanno”, la lettera di fine anno di Piero Spellini, membro di giunta di Confagricoltura Verona.

Piero Spellini

Riceviamo dall’ufficio stampa di Confagricoltura Veneto e pubblichiamo la lettera di fine anno scritta da Piero Spellini, membro di giunta di Confagricoltura Verona, sul difficile momento che stanno attraversando i frutticoltori veronesi, e non solo.

Sono un vecchio appassionato frutticoltore. Ho investito fino a sei mesi or sono nella mia azienda nel Villafranchese perché fosse sempre all’avanguardia, e oggi è considerata tale. Gli ultimi investimenti sono stati per chiudere gli appezzamenti, protetti da rete antigrandine, con le reti a fori sottili (anti carpo) per cercare di contenere l’invasione della cimice asiatica. La cosa è riuscita solo molto parzialmente.

Finite le raccolte ho cominciato a guardarmi in giro. La contabilità porta a risultati che definire sconfortanti è essere pazzescamente ottimisti. Mi sono chiesto se sono una mosca bianca o se non so produrre in modo economico. Ho avviato da vecchio ingegnere una mia indagine personale, che voglio condividere. Ho contattato circa 200 frutticoltori. Nessuno mi ha detto di aver chiuso il bilancio in maniera positiva, nella stragrande maggioranza dei casi, “a microfoni spenti”, conferma che sono cinque anni consecutivi che non si fa bilancio. I produttori di mele sono indecisi se togliere le piante quest’anno o provare per l’ultima volta. I peri hanno le radici che godono il fresco sopra terra. Il sistema bancario dice che, se guardiamo il debito rispetto al patrimonio, si può ancora resistere al fallimento un paio d’anni, ma se lo guardiamo rispetto ai fatturati e alle prospettive il settore è già morto.

Mi sono guardato in giro: dal prossimo anno non apriranno certamente il mercato delle pesche di Villafranca e quello di Valeggio; gli altri tre stanno discutendo su cosa fare, visto che i peschi sono spariti dalle campagne. Verona, che cercava di togliere a Latina la prima genitura del kiwi, ha tolto i frutteti, per la moria delle piante. Teoricamente questo sarebbe un anno buono per i prezzi, ma non c’è produzione e la poca che c’è è rovinata dalla cimice. I meli cercano di resistere, ma sono stati drasticamente estirpati per i prezzi irrisori e da ultimo per la cimice. Ho letto la relazione presentata dalla Regione Veneto, certamente fatta bene, ma fotografa una situazione del tutto irreale: cito solo il prezzo delle mele a 0,56 euro, contro un prezzo di campagna di 20 centesimi e un costo di produzione superiore ai 30.

Per quanto riguarda la legge sul caporalato, voglio dire che anche io mi sento vittima, ma del costo globale della manodopera e della burocrazia. Se anche l’anno prossimo il prezzo di vendita sarà uguale, non sarò in grado di pagare gli operai. Quanto alla burocrazia, ho assunto tra gli altri due ragazzi, il giovedì, per la raccolta che doveva cominciare il lunedì: uno se n’è andato in bicicletta con gli amici fino a Catanzaro, l’altro in Bulgaria a fare gare di moto. Assunzione, stipendio a ore zero, licenziamento totale euro 210 (senza contare il mio tempo perso), che tradotto in chili di mele a 20 centesimi sono 1.050 chili. Evito di commentare per non essere scurrile. Possibile che non si riesca a capire che la raccolta che dura forse due settimane non è un impiego, ma un’attività occasionale, che in Germania, Austria, Francia è considerata tale, che da dove oggi arrivano le mele (cioè Polonia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca) la manodopera per la raccolta costa 3,5 euro all’ora e loro, europei come noi, possono vendere a 20 centesimi mentre noi chiudiamo le aziende?

La mia zona è sempre stata all’avanguardia, ma ora con la sparizione delle pesche e del kiwi sta subendo una rapidissima trasformazione. Tre ettari di pesche mantenevano una famiglia, tre ettari di prato mantengono cinque vacche, forse, non certo una famiglia. Che quindi cerca di affittare, ma appezzamenti piccoli non li vuole nessuno, oppure cerca di vendere se trova qualcuno che compera, con prezzi crollati. Il numero delle aziende nei prossimi tre anni sarà drasticamente ridimensionato.

Il settore agrituristico invoca regole uguali per tutti i soggetti che offrono alloggi

foto Agriturist

Più integrazione delle attività agrituristiche nel comparto del turismo veneto, valorizzazione del territorio e dei fabbricati rurali con una maggiore elasticità nella gestione dei posti letto, semplificazione per chi fa ristorazione e lotta all’abusivismo, perché in troppi offrono alloggio senza averne titolo o sottostare alle regole. Sono stati questi i temi portanti dell’assemblea annuale di Agriturist Veneto, l’associazione regionale degli agriturismi di Confagricoltura, ospitata dall’agriturismo Tenuta la Pila di Villabartolomea (Vr), alla presenza di rappresentanti e operatori provenienti da tutte le province del Veneto.

un momento dell’assemblea Agriturist

Necessaria la revisione della legge regionale. Il presidente regionale dell’associazione di Confagricoltura, Leonardo Granata, ha spiegato che i 1.465 agriturismi veneti godono di ottima salute e sono in crescita (il Veneto è la seconda regione in Italia per numero dopo la Toscana), ma per consentire loro di stare al passo con il mercato occorre una revisione in chiave più attuale della legge regionale che li riguarda e regole uguali per tutti. “A livello nazionale è partita una campagna di Agriturist contro l’abusivismo di chi offre alloggio – ha detto Granata -. Un fenomeno che tocca da vicino anche il Veneto, con troppi soggetti che offrono e affittano stanze senza sottostare ad alcuna regola. Avendo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire essere messi all’indice da altre categorie, non vogliamo demonizzare nessuno. Chiediamo però un denominatore comune che consenta di operare nella legalità. Tre paletti sono fondamentali: l’invio delle schede delle persone alloggiate per questioni di pubblica sicurezza, la comunicazione dei dati all’Istat per una corretta politica del turismo sul territorio veneto e il pagamento della tassa di soggiorno. Naturalmente, per chi opera con continuità, va da sé che sarebbe necessaria anche la partita Iva”.

Regole chiare e uguali per tutti, ma senza alimentare burocrazia e controlli asfittici: “L’Italia è un Paese che ha il brutto vizio di concentrarsi sull’attività ispettiva e burocratica. Lasciamo vivere le imprese – ha sottolineato il presidente -. Gli agriturismi, in particolare, sono gli unici ad essere sottoposti a una percentuale di controlli del 20% su base provinciale annua, nonostante rappresentino l’1% del turismo regionale. Siamo soggetti a una pluralità di enti controllori e diversi che spesso vanno oltre i propri compiti e intervengono con sanzioni. Auspichiamo che il passaggio di competenze e il nuovo modello organizzativo della Regione Veneto, che si occuperà delle competenze in materia di verifica, riconoscimento e controllo delle attività agrituristiche, migliori la situazione attuale e sia il primo passo verso una compiuta integrazione nel sistema turistico veneto. Va superata infatti la separazione tra gli agriturismi e il resto delle strutture turistiche, che oggi sono normate a parte. Sul territorio ci siamo anche noi, con le nostre tipicità, che vogliamo siano valorizzate”.

Tra le rigidità da superare c’è quella sui posti letto, che stabilisce un tetto massimo di 30 posti al chiuso e 30 all’aperto: “Auspichiamo un monte letti annuo e senza suddivisioni aperto-chiuso, che possa essere gestito dall’azienda a seconda della stagionalità e delle tipicità aziendali. In questo modo potrà essere valorizzata l’iniziativa aziendale e sarà offerta la possibilità di recuperare i fabbricati storici e rurali che cadono in disuso”. Un’altra richiesta riguarda la ristorazione: “Chiediamo che nel 50% previsto dalla normativa per l’autoproduzione, sia prevista anche la possibilità di servire i prodotti della rete agrituristica, perché riteniamo utile favorire gli scambi e la connessione tra aziende agricole che producono sul territorio”.

In Veneto gli agriturismi associati a Confagricoltura sono 350, di cui un centinaio a Verona. In totale, secondo i dati della Regione, gli agriturismi sono 1.465, di cui 968 che offrono solo ospitalità, 129 che fanno agricampeggio e 744 che svolgono attività di ristorazione. In alcuni casi le aziende offrono sia ospitalità, sia ristorazione. Il primato appartiene alla provincia di Verona con 399 strutture, seguita da Treviso con 318, Vicenza con 236, Padova con 213, Venezia con 131, Belluno con 118 e Rovigo con 50.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Il Governo approva la riforma Agea (erogazione aiuti comunitari in agricoltura), Veneto Confagricoltura disapprova (accentra a discapito degli agricoltori veneti), Coldiretti approva (bene razionalizzare e mettere in rete le Regioni)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introduce norme in materia di riorganizzazione delle competenze nel sistema di erogazione degli aiuti comunitari cui sono preposti l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA).

Obiettivi del Governo. Il decreto, in attuazione dell’articolo 15 della legge delega e in linea con la nuova politica agricola comune 2014-2020, prevede la riorganizzazione dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), in modo da renderla maggiormente rispondente alle specifiche esigenze del settore e da assicurare il raggiungimento di diversi obiettivi: migliorare la qualità dei servizi erogati alle imprese agricole; razionalizzare e contenere la spesa; innalzare l’efficienza del sistema di pagamenti; rivedere e ottimizzare il modello di coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale; rivedere l’attuale sistema di gestione del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale); ottimizzare l’accesso alle informazioni, mediante la realizzazione di una piattaforma informatica che permetta una più forte integrazione tra le articolazioni regionali e la struttura centrale. Il decreto mira ad assicurare in modo più strutturato e netto la separazione tra le funzioni di Organismo di coordinamento e di Organismo pagatore attribuite all’AGEA.

Confagricoltura Veneto esprime la propria contrarietà. “La riforma rappresenta un atto di insensibilità istituzionale e di lesione dell’autonomia regionale, a discapito degli agricoltori e dei contribuenti – sottolinea il presidente di Confagricoltura Veneto, Lodovico Giustiniani -. La riforma accentrerà, infatti, la gestione dei procedimenti amministrativi, imponendo alle Regioni di uniformare il sistema informativo a quello nazionale. Questo significa che il Veneto dovrà abbandonare il sistema adottato dall’agenzia regionale Avepa, che ha dimostrato di operare bene, per adottare quello nazionale che è al contrario inefficiente, lacunoso e causa di gravi ritardi nei pagamenti. Quello che serve per Agea è una riforma radicale, che vada a rifondare completamente l’agenzia per metterla in grado di fornire risposte puntuali ed esaustive alle esigenze degli agricoltori”.

La razionalizzazione dei servizi e delle competenze è sempre utile invece per Coldiretti Veneto. Nel caso di Agea, “se la riforma contribuirà ad accentrare i servizi amministrativi, mettendoli di fatto in rete con le Regioni, il passo avanti compiuto sarà innegabile”, ha affermato Martino Cerantola, aggiungendo che occorre mettere da parte i personalismi: “in Veneto Avepa funziona molto bene. Dobbiamo continuare a lavorare in termini di efficienza e pensare che la riorganizzazione proposta dal governo contribuirà ad efficientare i processi ed al tempo stesso a razionalizzarli”. Si interverrà sull’intera filiera ed il sistema dei pagamenti, in previsione, dovrà essere più rapido. “Cerchiamo di pensare in rete e, soprattuttodi tagliare i procedimenti macchinosi di cui il nostro Paese, nessuna Regione esclusa, è pieno. Solo così potremo dirci un paese davvero democratico e dalla parte di chi lavora, peraltro con un ritorno sull’economia dei territori indubbiamente sensibile”.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf, Confagricoltura Veneto, Coldiretti Veneto

Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno 2018 in bicicletta, tra arte, gastronomia e natura

A Pasquetta tutti in bici alla scoperta dei territori di Padova e Vicenza, tra castelli, ville venete, parchi e assaggio di prodotti artigianali tipici. Agriturist Veneto, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura, riparte da aprile con una serie di iniziative mirate a far scoprire paesaggi e luoghi nascosti della campagna veneta, che includono una degustazione negli agriturismi con prodotti delle aziende e vini locali.

Il via sarà il lunedì dell’Angelo, con un programma di quattro escursioni cicloturistiche promosso in collaborazione con Giada Sgaravatto e Tiziano Giachelle, guide cicloturistiche di Ibikehere, associazione padovana che promuove le bellezze paesaggistiche del Veneto con escursioni su due ruote. Lunedì 2 aprile è prevista una pedalata tra i castelli, di 26 chilometri, tra le province di Padova e Vicenza. Partenza dall’agriturismo La Buona Terra di Cervarese Santa Croce, con sosta culinaria intermedia nell’agriturismo Villa Feriani di Montegalda. Breve sosta esterna al Castello di San Martino della Vaneza di Cervarese Santa Croce e al Castello Grimani-Sorlini di Montegalda. Rientro all’agriturismo La Buona Terra per il pranzo a base di prodotti dell’azienda.

Mercoledì 25 aprile toccherà a In Bici sulla Via del poeta Fogazzaro, escursione cicloturistica dedicata al poeta in occasione della Fiera di Montegalda. Visita a Palazzo Gualdo – Museo di Fogazzaro – e a Villa Fogazzaro – Museo delle Campane – a Montegalda. Sosta alla Gelateria San Marco di Montegalda.

Martedì 1 maggio Festa sull’Aia, evento tradizionale dell’agriturismo La Buona Terra. Ibikehere parteciperà organizzando un’escursione cicloturistica nella prima parte della giornata. Quindi pranzo all’agriturismo e pomeriggio in campagna.

Sabato 2 giugno si chiuderà con Il Fascino della cultura euganea in bicicletta, escursione cicloturistica con partenza dall’agriturismo La Buona Terra. Programmata una pedalata nel settore settentrionale dei Colli Euganei, con brevi soste esterne a Villa dei Vescovi di Luvigliano di Torreglia, all’Abbazia di Praglia di Teolo e a Villa Emo Capodilista La Montecchia di Selvazzano Dentro. Informazioni ai numeri 049 9915497 o 347 0833891.

In maggio torneranno anche “Le domeniche di Agricycle”, escursioni guidate in bicicletta, facili e adatte a tutti, alla scoperta di luoghi della campagna veneta e di siti culturali di particolare rilievo, che si concludono con una degustazione negli agriturismi con prodotti delle aziende e vini locali. Sempre in maggio si svolgerà “A tavola con l’agriturismo d’autore”, manifestazione che si pone come una vetrina della migliore enogastronomia rurale, con la presentazione e degustazione dei piatti tipici di alcune aziende agrituristiche di Agriturist Veneto. Per settembre, nel Trevigiano, è programmato invece “L’agriturismo racconta”, manifestazione pensata per far conoscere e incontrare le diverse realtà produttive agricole, turistiche e commerciali del territorio.

Ampliate le sinergie. “Per il 2018 confermiamo molti degli appuntamenti che hanno incontrato grandi consensi di operatori e pubblico – spiega Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto -. Quest’anno amplieremo la sinergia con altri attori del territorio, come le guide cicloturistiche, i ristoranti e i punti vendita, per promuovere e valorizzare i prodotti e la bellezza dei nostri agriturismi. Importanti saranno anche le giornate di approfondimento sui temi turistici, che vedranno a confronto le diverse realtà produttive agricole e turistiche per evidenziare criticità e punti di forza che ci aiutino a sviluppare al meglio il nostro lavoro”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

4 settembre 2016, si snoda tra ville e abbazie il tour in bici proposto nel Padovano nell’ambito de “Le domeniche di Agricycle”

Bici Po di GoroApproda all’agriturismo La Buona Terra di Cervarese Santa Croce, in provincia di Padova, la rassegna “Le domeniche di Agricycle”, iniziativa promossa da Agriturist Veneto, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura Veneto, per valorizzare la bellezza del paesaggio regionale e la varietà dei suoi prodotti.

La rassegna è un viaggio a cavallo tra cultura, natura, sport ed enogastronomia da percorrere in bicicletta, mezzo ideale per conoscere angoli nascosti tra il fiume e la campagna o suggestivi scorci collinari, città murate e ville venete. Il programma prevede cinque giornate negli agriturismi veneti, suddivise in due parti. La prima consiste in un’escursione guidata in bicicletta, facile e adatta a tutti, alla scoperta dei luoghi circostanti e di siti culturali di particolare rilievo. La seconda parte  è dedicata alla degustazione dei prodotti degli agriturismi. Il biglietto di partecipazione è di 10 euro per gli adulti e di 5 per i bambini, comprendente la visita guidata ai siti culturali, la guida all’escursione e lo spuntino.

Domenica 4 settembre alle 9.30 l’agriturismo La Buona Terra propone un’escursione di 20 chilometri dal titolo “Tra ville e abbazie”. Si pedalerà nell’incantevole paesaggio dei Colli Euganei, tutto su pista ciclabile, con prima tappa a Luvigliano di Torreglia, dove si visiterà la cinquecentesca Villa dei Vescovi, con gli affreschi che decorano le stanze e le logge. Si proseguirà quindi fino a Teolo, con visita alla maestosa Abbazia di Praglia che risale all’undicesimo secolo. Ultima tappa a Rovolon, a villa Frassanelle e al suo parco, per concludere quindi con una degustazione di prodotti dell’agriturismo e vini locali. Informazioni: 049 9915497 o info@labuonaterrabio.it

Ultimo appuntamento in ottobre. La rassegna si chiuderà domenica 2 ottobre all’agriturismo La Pila di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, con “Eductour”, evento pensato per presentare a tour operator, istituzioni e stampa Agricycle Veneto, progetto di Agriturist che promuove gli agriturismi accomunati dalla passione per la bicicletta, con servizi mirati ai cicloturisti come i ricoveri per le bici, l’officina con attrezzi, la colazione energetica, mappe e consigli per itinerari. In Italia il settore del cicloturismo è in costante crescita: secondo l’Agenzia nazionale del turismo-Enit la potenzialità a livello nazionale è di 3,2 miliardi di euro di fatturato annui. In Veneto ci sono oltre mille chilometri di piste tabellate.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

 

Con Gusta Veneto e Agricycle Veneto, il turismo rurale (anche in bici) della regione va in rete

Comiotto Nicoli Gulotta

da sx, Edoardo Comiotto (ufficio stampa Confagricoltura Veneto), David Nicoli (presidente Agriturist Veneto) e Clarissa Gulotta (responsabile progetto Gusta Veneto)

(di Marina Meneguzzi) Nel cuore della campagna veneziana a ridosso della laguna, nella sala convegni del Relais Agriturismo Ormesani, vera oasi naturalistica di 23 ettari in cui trovano spazio pascoli, allevamenti, vigneti, orti,  boschi di piante autoctone a piede franco, percorsi escursionistici ed un agriturismo  dalle linee moderne e green, Confagricoltura Veneto ha presentato lo scorso 1 aprile Gusta Veneto, progetto realizzato in collaborazione con Agriturist Veneto,  che mette in rete le eccellenze agroalimentari e l’offerta turistica rurale regionale. Tra i presenti all’incontro, anche il nostro socio Edoardo Comiotto, responsabile ufficio stampa Confagricoltura Veneto.

Un progetto che crea sinergie e “riconcilia” agriturismi e ristoranti. “Della rete fanno parte 310 aziende venete, di cui 143 aziende agricole con vendita diretta, incluse cantine e fattorie didattiche nonché 135 agriturismi“, ha spiegato Clarissa Gulotta, responsabile del progetto Gusta Veneto. Ci sono inoltre punti vendita, botteghe artigianali agroalimentari e una quarantina di ristoranti del Veneto, presenza quest’ultima che rappresenta una sorta di “pacificazione” con gli agriturismi, rei per i ristoratori di “concorrenza sleale” per il fatto di svolgere attività simile senza condividere gli obblighi fiscali e tributari. A far da collante tra le varie realtà, la genuinità e la qualità dei prodotti veneti: salumifici, caseifici e macellerie utilizzano come materie prime prodotti agricoli locali, ristoranti e trattorie propongono menù della tradizione a carattere stagionale, le botteghe artigiane mettono in vendita i sapori della campagna veneta.

Nel portale di Gusta Veneto, si possono contattare direttamente le strutture, con possibilità di interagire con valutazioni e commenti, si possono trovare consigli di viaggio, itinerari del gusto e percorsi in bici, ricette tradizionali e informazioni sulle produzioni tipiche, eventi e appuntamenti del territorio in cui le aziende del circuito saranno protagoniste. In collaborazione con Assoguide del Veneto, Gusta Veneto consentirà anche di prenotare itinerari e visite guidate nel territorio dei Colli Euganei (provincia di Padova), lungo la Strada del Prosecco nel Trevigiano, nella Laguna veneziana, in Valpolicella (provincia di Verona) e, nel Vicentino, a Monte Berico, Villa Valmarana ai Nani e la Rotonda, nonché nelle ville del Basso e Alto Vicentino.

Nucibella Morandi e Gulotta

da sx, Davide Morandi, allevatore di ovini, e Giulia Nucibella, responsabile progetto Agricycle Veneto

Prodotti di nicchia fatti conoscere agli chef. Tra le iniziative in cantiere, figurano “I venerdì di Gusta Veneto“, rassegna di cene negli agriturismi in programma da metà maggio a ottobre, e la collaborazione con l’Unione cuochi del Veneto, che prevede la visita nelle aziende agricole dei più quotati chef per far conoscere loro i prodotti di nicchia, come ad esempio i salumi di pecora prodotti dall’Allevamento Veneto Ovini di Davide Morandi, giovane imprenditore agricolo di Anguillara Veneta (PD), presente all’incontro, che ARGAV ha avuto modo d’incontrare in passato (vedi link) e che oggi, “fresco” di richiesta di certificazione all’Halal Italy Authority, guarda anche al mercato islamico. Ha dichiarato Morandi: “Ben vengano iniziative come Gusta Veneto, utili prima di tutto a farci conoscere tra noi produttori, agricoltori e allevatori. Noi pascoliamo le pecore in tutto il Veneto, dal Delta del Po al Nevegal, nel Bellunese. Da dieci anni a questa parte abbiamo iniziato a fare salumi, prima misti con carne di maiale poi di sola pecora, con crescente soddisfazione, anche a livello economico, grazie al fatto che il gusto del consumatore sta evolvendo per guardare oltre la tradizione, rappresentata dai prodotti Dop e Igp,  e comprendere tutti i prodotti di qualità“.

Agricycle Veneto. Nell’incontro, è stato presentato anche il progetto Agricycle Veneto, promosso da Agriturist con l’obiettivo di valorizzare le aziende agrituristiche che hanno i requisiti per ospitare cicloturismo. Ha spiegato Giulia Nucibella, responsabile del progetto Agricycle Veneto: “All’iniziativa hanno aderito 38 agriturismi  accomunati dalla passione per la bicicletta, che si impegnano ad offrire servizi mirati a clienti che vogliono scoprire il territorio regionale sulle due ruote, dai locali coperti e riparati per il ricovero biciclette, alle piccole attrezzature per la manutenzione, dagli indirizzi di officine meccaniche, a quelli di ditte per il noleggio di biciclette, dalle mappe delle principali piste ciclabili agli itinerari cicloturistici della zona, dagli indirizzi di guide turistiche del territorio, al trasporto dei bagagli dalla/alla stazione ferroviaria più vicina, dalla colazione energetica alla merenda al sacco o al rientro dal percorso cicloturistico. Inoltre, stiamo cercando di stipulare convenzioni con fornitori di servizi e associazioni legati al mondo della bici, come FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), ed abbiamo contattato tour operator e agenzie viaggi del territorio per la proposta di pacchetti turistici, che potrebbero essere destinati nel tempo anche a turisti stranieri“.

In Veneto, oltre mille chilometri di piste cicalbili tabellate. Gli itinerari sono stati soprannominati “percorsi Margherita”, e partono e arrivano da/agli agriturismi. Che, per la  maggior parte, si trovano sui principali itinerari cicloturistici del Veneto: la Ciclovia dell’Adige, che da Chioggia (VE) porta a San Bonifacio (VR), l’anello ciclabile dei Colli Euganei, nel Padovano, l’anello del Veneto, percorso che si snoda intorno alle province di Venezia, Padova, Vicenza e Treviso, passando per la Pedemontana, la via del Mare, che da Rovigo attraversa paesaggi agresti e pinete passando dal faro di Bibione e dalla foce del Tagliamento, i percorsi dalle Dolomiti a Venezia, passando da Cortina ai piedi del Cansiglio.

Commedie goldoniane in scena in agriturismo. “Gusta Veneto è un progetto autofinanziato, voluto dalle imprese e che Confagricoltura Veneto ha sposato“, ha detto David Nicoli, presidente di Agriturist Veneto. Che ha aggiunto: “Abbiamo creato uno strumento che consente ad ogni azienda aderente di promuoversi e di promuovere  contemporaneamente i colleghi. Gli agriturismi oggi giocano un ruolo di primo piano nello sviluppo del turismo rurale veneto, diversificando sempre più l’offerta con servizi e iniziative per far vivere un’esperienza che non si ferma all’alloggio e che coniuga ambiente, enogastronomia, attività escurisonistiche e sportive nonché attività culturali, come le commedie goldoniane che saranno organizzate nell’ambito di Gusta Veneto ed il cui calendario sarà presto pubblicato nel portale.  A spingerci in questa direzione è stata anche la recente delibera 883 della Regione Veneto, che consente alle imprese agricole di diversificare l’offerta creando le condizioni per una migliore fruizione delle aree rurali da parte dei visitatori”.