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Biodiversità, in Pian Cansiglio (BL) la prima certificazione di prati e pascoli in Italia

biodiversità argav

La tutela della biodiversità e il benessere animale rappresentano valori e impegni imprescindibili per garantire sostenibilità e risorse per le nuove generazioni. E’ in questo contesto che il CSQA, leader nella certificazione nel campo agroalimentare, ha rilasciato la prima attestazione in Italia riguardante i prodotti lattiero-caseari; attestazione attribuita al Centro Caseario e Agrituristico dell’Altopiano Tambre-Spert-Cansiglio (Bl) per prodotti derivanti da animali che vivono in prati e pascoli con alti livello di biodiversità.  L’iter certificativo, avvenuto secondo lo standard “Biodiversity Friend®” della World Biodiversity Association, ha verificato l’elevato livello di biodiversità di prati e pascoli del Pian del Cansiglio. L’importante comunicazione è avvenuta in occasione della Fiera e Festival delle Foreste, organizzata l’11-12 settembre scorso da Longarone Fiere, Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, nella piana della foresta demaniale regionale del Cansiglio.

Questi alti livelli di biodiversità assicurano un ambiente sano e un’alimentazione ricca di essenze per il bestiame al pascolo con ricadute eccellenti  sui prodotti lattiero-caseari da questi derivati. Si ricorda che “Biodiversity Friend®” è uno strumento di valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti che permette di misurare l’eccellente valore ambientale del Cansiglio: nascono così latte fresco e ottimi formaggi, interamente provenienti da  un territorio che rappresenta un’eccellenza ambientale. “Siamo molto orgogliosi – dichiara Federico Caner, assessore Regionale all’Agricoltura – che sia stato riconosciuto e misurato attraverso un sistema di certificazione nazionale l’enorme valore ambientale di prati e pascoli del Pian Cansiglio. Un patrimonio ambientale veneto che assicura biodiversità del territorio, valore sociale e corretta gestione della fauna. Ci auguriamo che questo importante riconoscimento, che rappresenta una best practice dell’agricoltura veneta, possa aprire la strada ad altre realtà di questa come di altre aree montane del nostro territorio. Va inoltre ricordato che i prodotti veneti rappresentano una leva importante non solo dal punto di vista enogastronomico ma anche da quello turistico. Anche per questo tali eccellenze potranno fregiarsi del marchio “VENETO, THE LAND OF VENICE”  riservato ai prodotti tipici e di qualità della nostra regione”. Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, ha sottolineato che “l’Agenzia regionale ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto sui territori di proprietà della Regione Veneto per valorizzare una delle aree di maggior rilievo storico e naturalistico a livello regionale e nazionale. Siamo convinti che la sostenibilità sia volano anche per la crescita economica e sociale di un territorio”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Foresta, una risorsa da utilizzare in modo sostenibile. L’esempio della val di Zoldo, nel Bellunese.

Soci Argav val di Zoldo

soci ARGAV in visita in val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi) A fine agosto 2015, grazie al socio e consigliere Andrea Saviane, i soci ARGAV hanno avuto la  possibilità di conoscere meglio la val Zoldana, nel Bellunese, visitata per approfondire il progetto di valorizzazione del larice zoldano, condotto da Confartigianato Veneto  in collaborazione con il Consorzio Legno Veneto.

L’unica conifera che nella stagione invernale rimane spoglia. Chi non lo conosce può scambiare a prima vista il larice per un pino o un abete, viste le sue foglie aghiformi e sottili, che sono però raggruppate a ciuffi e caduche. Il suo legno è conosciuto per la durata e la robustezza. La facile lavorazione ed il bel colore rosso intenso lo rende particolarmente apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni.

paesaggio Val di Zoldo

veduta val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

Tre comuni che presto avranno un unico nome, Valle di Zoldo. Piccolo angolo nel cuore delle Dolomiti, la val di Zoldo d’estate si trasforma in un’affascinante meta per escursioni ad alta quota, sul Pelmo, sul Civetta o sul gruppo della Moiazza, mentre d’inverno a far da padrone, dal punto di vista turistico, è il comprensorio sciistico del Civetta. I paesi che la compongono sono Forno di Zoldo, il centro più importante della valle, un tempo sede di numerosi forni e fucine, oggi sostituiti dall’industria dell’occhialeria, Zoppè di Cadore, il comune più piccolo, meno popolato e più alto della provincia di Belluno e Cibiana di Cadore, rinomato per la tradizionale produzione di chiavi. Non affannatevi, però, a ricordare il loro nomi, perché da qui a breve i tre comuni si chiameranno con un nome solo, Valle di Zoldo, scelto dagli abitanti con un referendum.

Ermanno Pizzolato

Ermanno Pizzolato

Al Festil

prodotti di artigianato locale Al Festil

Calorosa accoglienza. “Anche per quanto riguarda l’artigianato, in questo territorio ci si trova inevitabilmente a parlare di foreste”, ha detto Ermanno Pizzolato, segretario di Confartigianato Belluno al nostro arrivo nella sala consiliare di Forno di Zoldo, dove siamo stati accolti dal giovane sindaco Camillo De Pellegrin. Insieme a loro, c’era anche Nadia Scarzanella, presidente della cooperativa “Al Festil“, impegnata a creare occupazione in Valle valorizzando l’artigianato e l’agroalimentare locale, venduto in un negozio in centro a Forno di Zoldo (via Roma 33). Presenti anche Saul Bianchin, che per CSQA,  organismo di certificazione indipendente, segue la certificazione forestale sostenibile PEFC come opportunità di valorizzazione delle foreste locali e il dottore forestale Andrea Zenari, che sta seguendo la gestione forestale sostenibile e la valorizzazione del larice in val di Zoldo.

logo-larice-val-zoldoChe cos’è la gestione forestale sostenibile. Con questo termine s’intende la garanzia che un bosco viene gestito seguendo i criteri della “buona” gestione forestale – che comprende indicatori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica riconosciuti a livello internazionale -, con l’obiettivo di tutelare, conservare e migliorare le risorse forestali. I sistemi di certificazione forestale più diffusi a livello internazionale sono FSC  (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes). “Il Veneto ha 420 mila ettari di foresta certificata PEFC, di cui il 60% si trova in val di Zoldo“, ha rivelato Saul Bianchin. I prodotti provenienti da foreste certificate, come il legname di larice della val di Zoldo, possono essere contrassegnati da un marchio riconosciuto.

segheria bis

esterno segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Ricostruire la cultura dell’uso del legno per generare nuova occupazione. “Da Trieste a Reggio Calabria passando per Torino, la foresta italiana è lunga circa 2 mila km, un dato che attesta un plus ambientale del Bel Paese” ha riferito Andrea Zanoni. Che ha sottolineato l’importanza di ricostruire la cultura dell’uso del legno per creare nuova occupazione. “Il legno italiano si può usare perchè ne abbiamo molto, grazie ad un accrescimento annuo costante e al fatto che viene poco tagliato. La CCIAA ha censito 35 mila artigiani e 2mila carpentieri del legno nonché oltre 11 mila operatori forestali a fronte del 25 per cento di disboscamento, dunque la materia prima c’è come anche gli operatori – anche se dovrebbero essere più qualificati -, e con una buona politica forestale questi potrebbero almeno raddoppiare. La cosa importante è puntare sulla valorizzazione del legno come materiale prezioso e di nicchia“, ha concluso Zanoni.

Legno illegale, terza voce a livello mondiale dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. A proposito di legno come materiale prezioso. Il legname di una foresta certificata costa più del legname comune perché c’è maggior impiego di manodopera qualificata (formazione boscaioli, dispositivi di protezione, procedure aziendali). D’altro canto, c’è sempre più attenzione alla sostenibilità ambientale da parte dei consumatori, che nell’acquistare il legname certificato hanno la sicurezza che i tagli degli alberi sono stati fatti scientemente. “Il taglio e il commercio illegale di tronchi è molto diffuso e pesante, a livello mondiale è la terza voce dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. Il legno illegale incide sul prezzo creando problemi al legno sostenibile. Un modo per fermarlo è dare riconoscibilità ai marchi del legno certificato“, ha affermato Bianchin.

scarzanella

Claudia Scarzanella, segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Il legno certificato può diventare il mercato del futuro, perché c’è sempre più voglia di comprare prodotti sani e con un’identità. Ad esserne convinta è Claudia Scarzanella, vice presidente giovani imprenditori di Confartigianato Belluno, titolare  della storica segheria Traiber (Località Villanova 26, Forno Di Zoldo, tel. 0437-78149), attiva dalla fine dell’800. Assumendone la gestione dopo la prematura scomparsa del marito, Claudia ha deciso di accentuare ancor più la scelta di utilizzare solo legno locale (larice 100% della val di Zoldo) per fare della segheria l’anello di una catena che sappia valorizzare l’intera filiera bosco-legno delle valli attorno a Belluno. “In questo modo abbiamo scelto un mercato di nicchia, rivolgendoci a una clientela sensibile e attenta alle questioni etiche, in grado di apprezzare concetti come km zero e tracciabilità. Da anni non compro più il legname dall’Austria, ma scelgo personalmente nei boschi della valle le piante in piedi da tagliare e le acquisto dai piccoli proprietari del posto: proprio come si fa per un vestito su misura”, ha spiegato Scarzanella. I vantaggi di una filiera così corta sono molteplici: “Non c’è solo il risparmio sui costi di trasporto, la presenza di una realtà come la nostra permette a molte persone che lavorano nel settore di restare in montagna e avere un’opportunità. “Molti acquirenti – ha raccontato Claudia – mi richiedono prodotti certificati PEFC, perché questo apre alla possibilità di concorrere per appalti “verdi” ed è uno strumento per valorizzare ulteriormente il prodotto. Ma vorrei che questo marchio venisse considerato come una prova etica del nostro lavoro”. Ultimo, ma non per questo meno importante, la presenza di un’attività così amica dell’ambiente offre al territorio anche maggiore visibilità dal punto di vista turistico.

Maschera e tabia Val di Zoldo

volti lignei e tabia di Fornesighe (foto Marina Meneguzzi)

Delizie paesaggistiche e gastronomiche. Dopo l’artigianato e il mondo produttivo, abbiamo fatto una gustosa sosta nella Malga Kornigian (Fattoria Kornigian, localita Cornigian – Forno di Zoldo, SP347) e apprezzato le bellezze naturalistiche e architettoniche dello Zoldano visitando i tabià (antichi fienili), e i volti lignei di Fornesighe, deliziosa frazione di Forno di Zoldo.

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Pierina Giacomel nel suo orto di montagna dove coltiva lo zafferano (foto Marina Meneguzzi)

Zafferano di montagna, un sogno diventato impresa. L’ultima tappa che ha chiuso l’interessantissima giornata in val di Zoldo è stata in località la “Veda”, frazione di Fornesighe, nel campo in cui la bellunese Pierina Giacomel coltiva da un anno a questa parte lo zafferano. La sua storia è presto detta: dopo tanti anni da emigrante in Germania, dove conduceva con successo insieme al marito una gelateria, è tornata in terra natia. Quindi, ha partecipato ai corsi tenuti dal Gal Alto Bellunese dal tema “L’Orto dimenticato”. e incontrato alcuni operatori agricoli. È nata così in lei l’idea di provare a coltivare anche in Zoldo lo zafferano che già trova dimora sull’Altopiano di Asiago. Ci ha spiegato Pierina: “Mi sono recata diverse volte sull’Altopiano di Asiago per apprendere i rudimenti del ciclo della lavorazione, che richiede molta pazienza e costanza”. Vista la riuscita dell’esperimento, Pierina sta aumentando la produzione. Una bella notizia per la Val di Zoldo e una gradita realtà a dimostrazione che anche in montagna un sogno può diventare una piccola impresa.

 

 

 

Indagine CSQA e GreenBusiness sull’importanza della sostenibilità per le imprese: trasferire valore con i prodotti importante anche per il settore agroalimentare

Immagine 1In occasione di Tuttofood svoltosi alla Fiera di Milano-Rho sono stati presentati i risultati di un sondaggio sull’importanza della sostenibilità per le impese, svolto da GreenBusiness (il primo magazine b2b in Italia a scegliere la strada della focalizzazione sui temi dell’economia sostenibile) e Csqa Certificazioni.

L’indagine, realizzata tra dicembre 2012 e aprile 2013 su un campione di 36 imprese, eterogeneo per settore di appartenenza e dimensioni, è stata presentata da Francesca Zecca di GreenBusiness e da Michele Crivellaro di CSQA Certificazioni. I risultati dell’indagine evidenziano un interesse diffuso verso le tematiche della sostenibilità aziendale ma soprattutto dei prodotti lungo il loro ciclo di vita. Il 58% degli intervistati ha dichiarato che essere sostenibili stimola l’innovazione e il 56% ha dichiarato di utilizzare green claims sui prodotti o che intende farlo a breve. Per il 94% delle aziende intervistate l’interesse verso i temi della sostenibilità è una richiesta crescente da parte dei consumatori. In ambito ambientale è forte l’attenzione a LCA (ciclo di vita), Carbon Footprint e Waterfootprint, mentre nell’ambito sociale prevalgono il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e le questioni di salute e nutrizione di segmenti specifici dei consumatori (es: senza glutine etc).

Sostenibilità e innovazione la sfida per l’agroalimentare italiano ed europeo. Il presidente di CSQA Luigino Disegna ha sottolineato che “il settore agroalimentare europeo e italiano non può permettersi di perdere la sfida della sostenibilità, soprattutto in questo periodo in cui i nostri prodotti si diffondono in mercati sempre più attenti a questa tematica”, mentre il direttore generale di CSQA Certificazioni, Pietro Bonato, ha sottolineato come “per le imprese operanti in contesti come quello europeo, che non possono fare affidamento all’accesso privilegiato o a basso costo a fattori produttivi come energia, lavoro e materie prime, la competizione si giochi sul campo dell’innovazione”.

In via di definizione due importanti norme certificabili. La sostenibilità è oggetto di attenzione anche a livello di normazione internazionale (ISO). Infatti, sono in via di definizione due importanti norme certificabili: la ISO 14067 sulla carbon footprint di prodotto e la ISO 14046 sulla waterfootprint. Quindi, la sostenibilità è una opportunità che può trovare nella certificazione di prodotto uno strumento di garanzia sia a livello aziendale che di prodotto. Il convegno si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno partecipato Alessandro Irico (Responsabile Assicurazione Qualità di Curtiriso), Pierantonio Sgambaro (Dir. Generale di Jolly Sgambaro), Fabrizio Guidetti (Presidente Unipeg), Guido Bragadini (Dir. Commerciale di Industrie Rolli Alimentari-Paren) e Silvia Lazzarin (Resp. Marketing & Comunicazione di Latteria Montello).  Le esperienze presentate hanno confermato due aspetti importanti: la sostenibilità dev’essere parte integrante della strategia aziendale complessiva e la certificazione ambientale di prodotto è un elemento fondamentale per rendere la comunicazione verso l’esterno più trasparente e credibile. Successivamente, nello stand di Jolly Sgambaro, il presidente L. Disegna ha consegnato ufficialmente il certificato ambientale di prodotto EPD a Pierantonio Sgambaro, che ha festeggiato questo nuovo ed importante traguardo e 10 anni di certificazione di prodotto “Grano Duro Italiano”.

(Fonte: CSQA Certificazioni)

Sostenibilità: determinante valutare l’intero ciclo di vita di un prodotto. Se ne è parlato al workshop ARGAV “L’impronta ecologica”, tenuto dagli esperti di CSQA.

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Di particolare interesse e attualità il workshop di formazione professionale “L’impPlatea workshop impronta ecologica 21 marzo 2013ronta ecologica“, organizzato da ARGAV su iniziativa del presidente, Fabrizio Stelluto, giovedì 21 marzo scorso, nell’ambito della Settimana dell’Ambiente Veneto in Fiera a Padova, in occasione del salone “SEP- Green R.evolution Exhibition”.

Mimmo Vita presidente UNAGA

Mimmo Vita presidente UNAGA

Massimo Zennaro presidente Sindacato Giornalisti del Veneto

Massimo Zennaro segretario Sindacato Giornalisti Veneto

Gianluca Amadori presidente ODG Veneto

Gianluca Amadori presidente Ordine Giornalisti Veneto

Ruolo dei giornalisti. L’incontro, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Sindacato Giornalisti del Veneto, ha visto la presenza di Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti e di Massimo Zennaro, neo segretario regionale del Sindacato giornalisti. Entrambi hanno ricordato la grave situazione della categoria e del mondo dell’informazione veneto, una “crisi che si affronta con coraggio e soprattutto idee – hanno affermato Amadori e Zennaro – ed in questo senso va accolto con estremo favore l’inziativa  ARGAV, rivolta ad approfondire argomenti di grande interesse per i lettori”. Mimmo Vita, presidente UNAGA, ha ricordato la responsabilità dei giornalisti del settore agroambientale, “che hanno il compito di trasferire ai lettori, nel modo più corretto, informazioni determinanti per il futuro dell’uomo e della Terra, come ha evidenziato nel suo discorso di inizio pontificato Papa Francesco, che ha parlato di custodia della bellezza del creato, di rispetto di ogni creatura di Dio e dell’ambiente in cui viviamo”.

Relatori CSQA Padova Fiere 21 marzo 2013

I relatori CSQA

CSQA, esempio d’eccellenza italiana nella certificazione indipendente. A spiegarci in modo ampio ed esaustivo il tema del workshop, gli esperti di CSQA, Luigino Disegna, presidente CSQA, Maria Chiara Ferrarese, responsabile Ricerca e Sviluppo CSQA e Michele Crivellaro, responsabile Marketing e Comunicazione CSQA. Che ricordiamo, è una società italiana che da più di vent’anni offre servizi di certificazione, ispezione e formazione ad aziende ed enti pubblici con l’obiettivo di creare valore e di infondere fiducia nei mercati e nei territori. L’azienda opera, tra gli altri, nei settori agri-food & packaging, foreste e filiere del legno e carta, prodotti tradizionali e, tra i servizi offerti, effettua anche la certificazione di bilanci ambientali, sociali e di sostenibilità. Una parola, quest’ultima, oggi molto di moda, hanno ricordato i relatori, che basa il proprio modello su 3 pilastri, economico, ambientale e sociale, e fonda le prime notizie nel 2001, quando la Commissione Europea pubblicò il Libro VerdePromuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese“.

Pier Luigi Sgambaro workshop impronta ecologica 21 marzo 2013

Pier Antonio Sgambaro titolare Jolly Sgambaro

Sostenibilità, opportunità per le aziende. Nella scelta dei consumi, oggi si iniziano a considerare sempre più importanti i criteri legati alla sostenibilità e all’ambiente. L’opinione pubblica, inoltre, è molto più incisiva oggi nelle scelte aziendali che in passato, forte anche del fatto che le persone vivono spesso sulla propria pelle certe problematiche (effetto vissuto) ed è più sensibile al tema della sostenibilità dei prodotti. Quindi, l‘imprenditore “virtuoso” – e al nostro workshop ne era presente un esempio, Pier Antonio Sgambaro, titolare di Jolly Sgamabaro, che i soci ARGAV hanno visitato lo scorso anno-, dovrebbe considerare la sostenibilità come un passo da intraprendere per rendere più competitiva la propria azienda, piuttosto che considerarla un vincolo, un costo o semplicemente una buona prassi. Premesso ciò, i relatori CSQA hanno sottolineato come sia importante considerare, nella valutazione della sostenibilità, l’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio, perché la qualità si costruisce nei vari passaggi della filiera e non può essere rintracciata solo nel prodotto/servizio finale. Si deve iniziare quindi a progettare a monte i prodotti ragionando sull’impatto ambientale che questo avrà su tutto il ciclo di vita.

impronta ecologicaImpronta ecologica: dopo la l’impronta climatica, l’impronta idrica. L’impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Tra gli indicatori di maggior utilizzo, figura la “Carbon footprint, ovvero l'”impronta climatica”, cioè l’ammontare dell’emissione di CO2 attribuibili ad un prodotto, un’organizzazione o un individuo. In tale modo viene identificato l’impatto che le diverse attività umane hanno sul “cambiamento climatico” di origine antropica. Prossima frontiera, che probabilmente vedrà i primi risultati a livello legislativo nel 2015, è però il water footprint, l’impronta idrica, indicatore del consumo di acqua dolce, che ricordiamo, ammonta al 2% dell’acqua presente sulla superficie della Terra. L’impronta idrica include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Per il computo si sommano tre componenti: acqua blu, che si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali ed è la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi; acqua verde, cioè il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; acqua grigia, che rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.

Giovedì 21 marzo 2013, in Fiera a Padova, workshop ARGAV “L’impronta ecologica”, ovvero, come calcolare il costo ambientale del nostro vivere

impronta ecologicaGiovedì 21 marzo 2013, nell’ambito della Settimana dell’Ambiente Veneto di cui ARGAV è partner, terremo in Fiera a Padova, (in occasione del salone “SEP– Green R.evolution Exhibition”, dedicato alla “green economy”), presso la Sala 8 d, alle ore 9.30, un workshop, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Sindacato Giornalisti del Veneto, su un tema di grande attualità per il nostro specifico professionale: l’impronta ecologica, cioè come calcolare il costo ambientale del nostro vivere. A spiegarcelo, saranno esperti del CSQA, che ringraziamo per l’indispensabile collaborazione.

120’ di aggiornamento professionale. Questo il programma dell’incontro: Ore 9.30 Salui. Gianluca Amadori, presidente Ordine Giornalisti Veneto, Massimo Zennaro, segretario Sindacato Giornalisti Veneto, Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV. A seguire: Luigino Disegna, Presidente CSQA, Maria Chiara Ferrarese, responsabile Food and No Food CSQA (La sostenibilità nella produzione agricola), Michele Crivellaro, responsabile Sistemi Gestione Ambientale e Sicurezza CSQA (Carbon and water foot print), Mimmo Vita, presidente UNAGA (conclusioni). Discussione.

Certificazione agroalimentare, la parola ai produttori

Certificazione come strumento per qualificare le produzioni, valorizzare i prodotti e tutelare il consumatore. E’ attorno a questo concetto-chiave che si è sviluppato lo scorso 26 maggio all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige il convegno promosso da AQA Certificazioni della Fondazione Edmund Mach e CSQA. Il vicepresidente dell’Istituto Agrario, Gabriele Calliari, il direttore generale, Alessandro Dini e il presidente di CSQA, Luigino Disegna, hanno spiegato l’importanza del nuovo accordo che darà più servizi e supporto alle aziende trentine, anche in termini di informazione e formazione, sulle materie legate alla certificazione per valorizzare il sistema organizzativo aziendale e la qualità delle sue produzioni.

Le tematiche emerse nella tavola rotonda. Momento clou del convegno, moderato da Mirtis Dalpiaz, direttore di Aqa Certificazioni, è stato il dibattito che ha visto salire sul palco dei relatori alcuni esponenti del modo agricolo trentino: Mario Tonina della Federazione provinciale allevatori, Massimiliano Gremes di Melinda, Diego Coller di Astro, Andrea Merz di Trentingrana e Fausto Peratoner della cantina Lavis. Tra i principali messaggi scaturiti dalla tavola, coordinata dal giornalista esperto di economia e marketing dell’agroalimentare, Fabio Piccoli, la crescente attenzione alle nuove tipologie di  certificazione volte alla sostenibilità ambientale, la necessità di razionalizzare gli strumenti di certificazione e di rafforzare la comunicazione e l’immagine aziendale, la preoccupazione per la continua proliferazione degli schemi che rischiano di creare confusione e non creano ulteriori vantaggi per l’azienda.

Certificazione come valore aggiunto. “La certificazione ormai è un prerequisito per proporre con più forza i propri prodotti all’esterno” ha spiegato Gremes, mentre Peratoner ha sottolineato che quello del vino è un settore che prima di altri ha avvertito la necessità di ricorrere a questo strumento. “Certificazione come valore aggiunto” per Danilo Merz che ha portato Trentingrana a sfruttare sito internet, packaging, brochure aziendali per trasmettere al consumatore il concetto di sicurezza alimentare e di affidabilità. Secondo Coller le certificazioni in futuro saranno “sempre più specializzate, spostando l’attenzione sulla qualità del prodotto e sulla sua origine”, mentre per Mario Tonina in questo momento di difficoltà per i prezzi e la concorrenza dall’estero la certificazione ha consentito di  distinguere e qualificare meglio la carne trentina.

Logo Qualità trentino. Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento agricoltura della Provincia ha descritto gli interventi e i finanziamenti pubblici per la qualità. “Contare su produzioni certificate  significa offrire una maggiore garanzia di qualità -ha detto-: questo porta un grande vantaggio, anche in termini di immagine, per l’intero comparto agroalimentare. E’ in questa direzione che si muove anche il marchio “Qualità trentino”, logo che distinguerà sul mercato le produzioni agroalimentari trentine che rispettano specifici protocolli di produzione. Andrea Cereser dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha parlato delle norme volontarie e della gestione della qualità, mentre Maria Chiara Ferrarese ha illustrato le norme volontarie applicabili al settore agroalimentare.

(fonte Istituto Agrario di San Michele all’Adige)