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Ospitalità in Veneto, coro (dissonante) di voci in materia. Fra ristoratori in attacco, agriturismi in difesa, il presidente ARGAV auspica un ritorno alle origini.

Carne griglia Festa Agricoltura MiranoAntefatto. Lo scorso 17 dicembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato le modifiche alla legge in materia di agriturismo, ittiturismo e pescaturismo. Il disegno di legge, che modifica la normativa finora esistente (qui trovate le modifiche contestate dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi in un precedente articolo), è stato proposto dall’assessore all’agricoltura Franco Manzato, dopo essere stato preventivamente approvato dalla Giunta regionale, sentito il parere dell’apposita commissione consigliare.

Albergatori e ristoratori: un provvedimento dannoso. Ad approvazione delle modifiche di legge avvenuta, sono seguite le rimostranze dei ristoratori (qui trovate anche il parere di Confesercenti Venezia), a cui le organizzazioni di categoria hanno ritenuto necessario rispondere e di cui riportiamo di seguito le repliche.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto e Venezia

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto e Venezia

Coldiretti Veneto: “Una legge che esalta il grande potenziale turistico della campagna”.  Fattorie sociali, didattiche, agri e ittiturismi hanno una legge, la Regione Veneto ora disciplina il lavoro di queste realtà che contribuiscono al fatturato dell’agricoltura veneto pari a 5 miliardi di euro. “Le tante sfumature non devono trarre in inganno – spiega Coldiretti – si tratta sempre e comunque di aziende agricole che coltivano, allevano, trasformano e producono servizi per la collettività. E’ questa la sostanziale differenza rispetto ad altre simili attività del sistema economico”. Il provvedimento legislativo approvato in Consiglio Regionale rende giustizia agli agriturismi, nati inizialmente come opportunità di integrazione al reddito e maturati nel tempo non solo professionalmente ma anche come offerta che va dalla ristorazione alla pratica di sport, con l’introduzione di proposte che interessano anche la sfera sociale. E’ questo il motivo che fa scegliere l’ agriturismo: un servizio tagliato su misura dalla famiglia agricola a quella di città ed il valore aggiunto al comparto del turismo  dimostrato dalla loro presenza, anche in  aree marginali, che garantisce ai clienti più esigenti di godere appieno dell’ambito rurale a volte non raggiunto dai tour operator. Coldiretti che conta circa 600 aziende agrituristiche, quasi la metà del totale regionale, plaude al salto di qualità che la politica ha dimostrato nell’approvare un testo unico in grado di recepire il grande potenziale pronto ad esprimersi anche attraverso le limitazioni date dal livello produttivo aziendale. Contemporaneamente la legge quadro presenta una flessibilità che gli operatori non interpretano come una serie di “libere concessioni” piuttosto uno sprone per confermare  la serietà e credibilità di chi pratica l’accoglienza e la ricezione in campagna con l’innato buon senso dell’agricoltore”.

David Nicoli Agriturist Veneto

David Nicoli presidente Agriturist Veneto e vicepresidente Agriturist Nazionale

David Nicoli, presidente Agriturist Veneto e vicepresidente nazionale Agriturist. “Gli attacchi scomposti e disinformati di cui l’agriturismo è stato oggetto in questo periodo da parte delle associazioni di rappresentanza di albergatori e ristoratori, impongono una replica pacata ma decisa.  In primo luogo, spiace che si dimentichino i più elementari principi di correttezza criminalizzando indiscriminatamente un’intera categoria di operatori economici, come le associazioni sopra citate tendono a fare nei confronti dell’offerta agrituristica veneta. I casi di illegalità vanno isolati e denunciati e questa è la linea sempre seguita dalle associazioni agrituristiche, che non hanno alcun interesse a coprire furbi e disonesti. Ma nessuno si permette di affermare che la ristorazione ordinaria nel suo complesso agisce fuori legge perché, tanto per portare un esempio, di tanto in tanto si scoprono dei rappresentanti della categoria che si comportano in maniera per così dire disinvolta nei confronti di turisti stranieri. Ma verso le aziende agrituristiche, chissà perché, si ritiene di potersi esprimere pubblicamente senza osservare queste elementari regole di correttezza. Ancora. Le aziende agrituristiche beneficiano di un regime fiscale forfetario (reddito imponibile calcolato nella misura del 25% dei ricavi), che peraltro tendono a non adottare preferendo quello ordinario. Si tratta di un’agevolazione da considerarsi come parziale compensazione dei limiti che la legge pone all’esercizio ed all’espansione delle attività agrituristiche in quanto connesse e complementari a quelle agricole: in quanto, cioè, devono essere strettamente legate all’azienda agricola di cui sono espressione e devono impegnare un numero di giornate di lavoro inferiore a quello richiesto dalle attività agricole in senso stretto. Ci si riferisce soprattutto al fatto che l’ospitalità agrituristica al chiuso e all’aperto non può superare le 30 persone e che nella ristorazione agrituristica il 65% dei prodotti deve provenire dall’azienda. Sono limiti che valgono comunque, indipendentemente dalle capacità produttive, ricettive ed organizzative della singola azienda. Sono quegli stessi limiti che hanno indotto diverse aziende agrituristiche di successo ad entrare nell’offerta turistica ordinaria, nella quale, contrariamente all’agriturismo, possono organizzarsi ed ampliarsi a piacimento. E’ ben strano che queste aziende agrituristiche abbiano deciso di trasformarsi in alberghi e ristoranti veri e propri, se l’agriturismo, come viene detto, è un bengodi dove si fa quello che si vuole e non si rispettano le leggi. In realtà l’agriturismo, in quanto attività legata a quella agricola e da questa dipendente, è sottoposto non solo a pesanti adempimenti burocratici ma anche, come si è accennato, a limiti severi e precisi, sulla cui osservanza vigilano diversi organi di controllo, quali NAS (Nuclei Antisofisticazione dei Carabinieri), Guardia di Finanza, Province, INPS, ASL…Autorità tutte, com’è giusto, molto attive, puntuali e presenti in azienda anche più volte all’anno. Sarebbe veramente miracoloso che l’agriturismo riuscisse ad eludere un tale schieramento di forze violando sistematicamente la legge…Va anche precisato, a scanso di ogni equivoco, che la manodopera impegnata nelle attività agrituristiche è regolarmente inquadrata a norma dei contratti collettivi vigenti per il settore agricolo e comporta a carico dell’azienda oneri retributivi e previdenziali corrispondenti a quelli degli altri settori produttivi.  In conclusione, l’agriturismo in Veneto è ormai un’attività affermata, che si è guadagnata uno spazio piccolo (1% dell’offerta turistica complessiva, 4% di quella di ristorazione) ma apprezzato dai consumatori, grazie alla capacità degli operatori di intercettare una domanda specifica che forse albergatori e ristoratori non erano in grado di soddisfare. A questi ultimi, cogliendo anche l’occasione delle prossime festività natalizie, rivolgiamo l’invito di deporre le armi della polemica e di avviare con il mondo agrituristico una proficua collaborazione, nella convinzione che il Veneto, per poter esprimere appieno le proprie enormi potenzialità in campo turistico, non possa più fare a meno di un’offerta che sia nello stesso tempo diversificata e integrata”.

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Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

Il presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto, ha posto al presidente di Agriturist, David Nicoli, una riflessione, invitandolo a una discussione. “Pregiatissimo David Nicoli, ho appena ricevuto il vostro comunicato stampa sull’ennesima polemica fra operatori della ristorazione ed agriturismi. Aldilà dei toni (magari “sopra le righe”) dell’attacco nei vostri confronti, devo dire che tocca “un nervo scoperto”, nei cui confronti (chi mi conosce lo sa anche in Confagricoltura Veneto) lamento da tempo un’eccessiva disattenzione da parte delle Organizzazioni Professionali Agricole e delle associazioni di settore. Nel merito dell’odierno comunicato mi ha colpito in particolare questo passaggio: “Ci si riferisce soprattutto al fatto che l’ospitalità agrituristica al chiuso e all’aperto non può superare le 30 persone e che nella ristorazione agrituristica il 65% dei prodotti deve provenire dall’azienda.” Questa è sicuramente la norma, ma è la cecità verso una realtà troppo spesso diversa, che sconcerta. C’è un errore di fondo che, ritengo, possa ascriversi al noto detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, vale a dire, fiutato l’affare (il “business”), si è dimenticato l’obbiettivo originario (la “mission”) che, ricordo, era quella di far vivere la campagna a me, cittadino; oggi il rapporto si è rovesciato e molti(ssimi) agriturismi si adeguano alle esigenze del turista: dai menù ricercati e dimentichi delle tradizioni del territorio al cambio quotidiano delle lenzuola in camera alla piscina e, magari, anche al centro benessere; ma di che azienda agricola stiamo parlando? Senza considerare che, in tanti casi, l’agriturismo non è integrazione al reddito agricolo, ma la coltivazione è solo il pretesto ad avere l’agriturismo. Mi scuso, ma sono osservazioni, che mi vengono dal cuore, dall’esperienza e dalla tristezza di veder naufragare consumisticamente un progetto, che dovrebbe essere, prima di tutto, culturale. Sperando in un cortese cenno di riscontro, saluto cordialmente ed auguro buone Feste!”

Agriturismo in Veneto, nuove nomine in capo ad Agriturist Veneto (Confagricoltura) e Terranostra (Coldiretti)

prodotti tipiciDavid Nicoli, classe 1971, una laurea in scienze dell’informazione, titolare di un’azienda ad indirizzo cerealicolo a Rovigo e dell’agriturismo “Millefiori” con alloggio e ristorazione, è il nuovo presidente di Agriturist Veneto, la più antica e prestigiosa associazione agrituristica, espressione della Confagricoltura regionale. Lo ha eletto per acclamazione l’assemblea, che gli ha affiancato, in qualità di vicepresidenti, Leonardo Granata, di Padova, e Giacomo Murari Brà, di Verona.

E a Coldiretti Veneto…Diego Scaramuzza, imprenditore agriturista veneziano, leader di Terranostra Veneto è vice presidente nazionale di tutti gli agriturismi di Coldiretti. La rappresentanza veneta sarà inoltre rafforzata dalla presenza in Consiglio del presidente provinciale di Verona Stefano Chiavegato. Le nomine di entrambi sono avvenute nei giorni scorsi a Roma in occasione dell’assemblea che ha visto l’elezione del siciliano Alessandro Chiarelli alla guida dell’associazione nazionale. Titolare de “La Cascina” a Mestre, Diego Scaramuzza – classe 1970- con un passato da chef nei ristoranti top di Venezia ha scelto di convertire l’azienda agricola di famiglia e trasformarla in un agriturismo per pranzi di affari, happy hour alla moda, cene eleganti e lunch veloci a due passi dal centro storico di Mestre. In questi anni si è rivelato imprenditore dallo spirito creativo e dall’estro enogastronomico ricercato. Dal 2011 è il numero uno di Terranostra Veneto che conta oltre 550 aziende agrituristiche tutte proiettate nella rete di Campagna Amica. Con questi numeri la realtà veneta si conferma l’associazione più numerosa e non solo a livello regionale ma anche italiano.

(Fonte: Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto)