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Crisi, a Crespino (RO) Coldiretti parla del progetto economico per superarla

il tavolo dei relatori

«L’educazione alimentare è un dovere fondamentale verso i nostri figli, quanto l’educazione scolastica. Abbiamo una buona agricoltura che produce ottimi alimenti: diamoli ai nostri figli e insegniamo loro a mangiar bene, perché un bambino che mangia bene, sarà un adulto che mangia bene, sarà sano e non peserà sul servizio nazionale». Parola di pediatra e di sindaco di Crespino, Luigi Ziviani.

Globalizzazione del commercio del cibo, male necessario? Al convegno organizzato lo scorso 16 settembre da Coldiretti Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale: “Filiera agricola tutta italiana e qualità dei prodotti per superare la crisi e mangiare sano”, i relatori hanno collegato la globalizzazione del commercio del cibo con gli allarmi alimentari, sempre più frequenti, con la maggior lavorazione dei cibi e con l’allungamento dei passaggi per arrivare ai consumatori. Risultato: alimenti sempre meno freschi per poter essere trasportati per migliaia di chilometri, sempre più carichi di additivi e aromi, sempre più lontani dalla natura e dall’agricoltura, sempre meno italiani, con una forbice dei prezzi al consumo e alla produzione che si allarga. Ma Coldiretti ha la risposta delle filiere tutte agricole e tutte italiane. «L’Europa riceve il 12 per cento delle importazioni di cibo mondiali – ha detto Rolando Manfredini, responsabile dell’Area sicurezza alimentare della Confederazione nazionale Coldiretti – Ricordiamo la Bse, l’influenza aviaria, il pollo alla diossina, il batterio killer, la mozzarella blu… Il 95 per cento dei casi sono state malattie d’importazione. Nessuna emergenza ha mai avuto origine dall’Italia. Non è una fortuna, ma il risultato di un sano processo produttivo degli alimenti che ci viene da 10 mila anni di storia, quando i popoli transumanti inventarono le conserve per portarsi il cibo appresso e da qui abbiamo creato una cultura degli alimenti senza eguali al mondo».

 

platea convegno

«In Europa esiste il Rasff, il sistema di allerta e respingimento degli alimenti non-sicuri alle frontiere – ha spiegato Manfredini – Negli ultimi sei anni i rigetti sono aumentati: quest’anno sono al 5 per cento. Quali sono i cibi che risultano più contaminati? Alimenti dietetici e speziati. In ogni caso sempre alimenti “processati”, cioè che hanno subito delle lavorazioni dall’industria. E sono i tre quarti del commercio alimentare mondiale. Un sistema che posa su una filiera lunga, quindi meno controllabile. In prospettiva, il rischio alimentare è destinato sempre a crescere. Accorciare la filiera significa più controllo e meno storture. Prendiamo un vasetto di passata di pomodoro: euro 0,99 (offerto in sottocosto, dalla grande distribuzione). Il pomodoro incide per il 9 per cento (euro 0,08), il contenitore per il 19 (euro 0,19), il restante 72 per cento va in trasformazione, logistica e distribuzione (euro 0,72). Chi ha pagato il sottocosto?».

«I cibi che arrivano da lontano devono essere manipolati per poter resistere al trasporto – ha aggiunto Manfredini – Ecco i coloranti, gli additivi, gli aromi per dare colore e gusto a qualcosa che non sa di niente. Le banane vengono raccolte acerbe, maturano in nave e quando arrivano contengono meno potassio delle nostre pesche. Ma il consumatore non lo sa. Un chilo di ciliegie dal Cile consuma 7 chili di petrolio per arrivare. Fate conto che in Italia l’83 per cento dell’energia viene da combustibili fossili, l’86 per cento delle merci viaggia su strada e ogni italiano consuma 6-8 chili di merce trasportata al giorno; ogni pasto percorre mediamente quasi 2000 km». «Uno studio americano – ha proseguito Manfredini – ha calcolato che un cittadino Usa consuma 1600 litri di petrolio al giorno per mangiare. La guerra in Iran è stata fatta per il cibo! Per questo Coldiretti ha progettato la filiera agricola tutta italiana – ha concluso il relatore – perché dobbiamo mantenere la nostra indipendenza dal punto di vista alimentare: se uno stato perde la sua sovranità alimentare si sottomette ad un altro che gli imporrà il suo cibo al suo prezzo».

Crisi nera dei prezzi alla produzione. A conclusione della serata il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo ha così riassunto: «Nonostante siamo produttori di qualità, quest’anno abbiamo visto una crisi nera dei prezzi alla produzione. Le filiere lunghe e lo strapotere della grande distribuzione fanno allargare la forbice dei prezzi, sicché mentre il consumatore paga caro degli alimenti spesso anonimi, i produttori agricoli lavorano sottocosto e ricevono soltanto il 17 per cento per ogni euro di spesa alimentare del consumatore». «Per superare la crisi ed eliminare queste profonde ingiustizie – ha spiegato Giuriolo – Coldiretti ha lanciato un vero progetto economico per la realizzazione di filiere tutte agricole e tutte italiane: solo impegnandoci su questo progetto e stringendo i denti supereremo la crisi». «Abbiamo cominciato tre anni fa con i mercati degli agricoltori con la vendita diretta – ha concluso Giuriolo – e siamo pronti per la Vdo, vendita diretta organizzata. Un sistema di concentrazione del prodotto agricolo di tutte le aziende italiane che aderiscono alla nostra rete, che verrà distribuito attraverso le Botteghe di Campagna amica, sotto un unico marchio, in tutta Italia. Contiamo anche qui in Polesine di aprirne almeno una quanto prima».

(fonte Coldiretti Rovigo)