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Brindisi al 2011 con bollicine italiane

E’  tutta riposta nei consumi delle festività di dicembre la speranza di recuperare la diminuzione della domanda interna degli spumanti italiani. Mentre le vendite nella distribuzione moderna hanno  fatto registrare segnali positivi, sulla base dei dati forniti da SymphonyIRI nel rapporto annuale 2010 del Distretto del Conegliano Valdobbiadene, il dato complessivo nei primi 3 trimestri del 2010 ha fatto registrare, secondo le rilevazioni di Ismea,  una significativa diminuzione dei consumi domestici.

In calo consumi spumantistica italiana, ma non per tutte le denominazioni. “E’ vero – commenta Luca Giavi, direttore del Forum Spumanti d’Italia – il dato non è omogeneo tra le diverse denominazioni, ma il segnale fa comunque riflettere specie se si considera che sul mercato italiano, nel 2010, si è assistito ad una ripresa delle produzioni spumantistiche d’oltralpe, a fronte di una perdita molto pesante registrata l’anno precedente”. Considerato che il consumo di spumanti nel mese di dicembre rappresenta, sempre secondo i dati di SymphonyIRI, poco meno di 40% delle vendite annue – dato, anche questo, non omogeneo tra le diverse denominazioni – l’attenzione del mondo produttivo, per i risultati del periodo, è massima.

Se il mercato interno cala, l’export è in crescita. “Lontani dal voler apparire sciovinisti – continua Giavi – invitare i consumatori a valutare la varietà, la qualità e il valore delle produzioni spumantistiche italiane prima di scegliere una bottiglia con cui brindare in occasione delle festività, potrebbe essere un segnale di attenzione per un segmento dell’enologia italiana che in questi anni ha rappresentato una delle eccellenze del nostro export”. Se il mercato interno si contrae, del tutto diverso  il segnale per ciò che concerne l’export, secondo i dati disponibili, infatti, nei primi nove mesi dell’anno le esportazioni di spumanti italiani crescono sia in volume + 19% che in valore + 11%. “Si tratta di un dato particolarmente significativo – commenta Giavi – specie se si guarda ad alcuni mercati come quello americano dove si assiste ad un crescita in volume del 11%  e del 20% in valore, sintomo di come la spumantistica Italiana non si stia muovendo bene solo dal punto di vista dei volumi scambiati ma riesca, finalmente, a far riconoscere anche economicamente il valore delle proprie produzioni”. Dati particolarmente appariscenti sono quelli fatti registrare dal mercato russo che mantiene saldamente la quarta posizione nell’importazione di spumanti italiani sia a volume che a valore, con una crescita che nei primi 9 mesi dell’anno ha raggiunto un lusinghiero + 115% rispetto all’anno precedente, con una performance che lo porta ben oltre ai volumi e ai valori pre-crisi.

(Fonte: Forum Spumanti d’Italia)

La CO2 che piace: “bollicine” protagoniste al Vinitaly

foto Forum Spumanti d'Italia

Segmento trainante dell’intero comparto enologico italiano, la destagionalizzazione degli spumanti è una tendenza consolidata, una vera e propria “mania”, in linea con i gusti internazionali e con i bisogni di cucine mondiali diverse. E’ la Co2 che piace, simbolo di un bere moderno e capace di accontentare tutti, che sarà protagonista a Vinitaly, a Verona dall’8 al 12 aprile, uno degli eventi più importanti dell’enologia internazionale.

Nell’ultimo decennio il consumo di bollicine italiane è quasi raddoppiato: questo perché, se una volta erano relegate ai brindisi delle feste, oggi gli spumanti ricoprono tutto l’anno un ruolo da protagonisti, e rappresentano la scelta più gettonata, tra i più classici bianchi e rossi, non solo al momento dell’aperitivo, ma anche a tutto pasto. Grazie alla loro versatilità di abbinamento – dalla morbidezza elegante del Franciacorta al prestigio dei migliori spumanti trentini, dall’immediata piacevolezza del Prosecco alla dolcezza e classicità dell’Asti, fino alle tante etichette dell’Oltrepò Pavese – gli spumanti rappresentano una soluzione ideale che accontenta tutti e che va bene con quasi tutti i tipi di cibo, siano questi tradizionalmente italiani oppure etnici.

Italia terzo produttore al mondo di “bollicine”. Fondamentale è la variegata gamma di tipologie offerte dal Belpaese, grazie alla quale l’Italia è il terzo produttore al mondo con 360 milioni di bottiglie, dopo Germania e Francia: sono 278 le denominazioni d’origine che possono produrre un vino spumante, un numero assai ampio, spesso legato a produzioni limitate e addirittura localistiche (dati: Forum Spumanti d’Italia). Senza dimenticare la leva del prezzo, dalle etichette per le grandi occasioni alle bottiglie più easy e meno impegnative, l’ampia diffusione nei punti vendita e le etichette semplici e chiare.

La destagionalizzazione è la chiave del successo delle bollicine made in Italy, i cui consumi continuano a crescere, testimoniando un cambiamento epocale sulle tavole nazionali. Fra i meno giovani, al di là delle tipologie più famose e conosciute, gli spumanti italiani accontentano anche chi è alla ricerca costante di chicche enologiche, con produzioni legate a poco diffusi vitigni autoctoni – dall’Erbaluce di Caluso al Nerello Mascalese – ma sono in molti quelli che le scelgono semplicemente perché sono buone. Ma i principali consumatori sono soprattutto i più giovani, che le amano perché le sentono molto vicine al loro modo di essere: semplici, effervescenti e a volte molto chic, le nuove generazioni le preferiscono ai cocktails, ed iniziano a sceglierle anche al ristorante quando sono in compagnia.

La mania delle bollicine non riguarda solo il Belpaese. Nel mondo si consumano 2,6 miliardi di bottiglie l’anno e l’Italia con 190 milioni di bottiglie è il secondo esportatore dopo la Francia, con un fatturato export pari a 1,9 miliardi di euro (dati: Forum Spumanti d’Italia). Il loro successo mondiale è dovuto soprattutto al fatto di essere “paladine” del made in Italy accessibile, grazie ad una proposta forte di prodotti in grado di soddisfare in questo momento culture alimentari, gusti personali, possibilità econonomiche e abbinamenti a tavola assai differenti.
(fonte Veronafiere)