• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Stasera, al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD),corso di formazione giornalisti promosso da Argav con focus sull’agroalimentare fra diritti e doveri: promozione, ispezione, vigilanza e controllo

repressione-frodi-1-150x150

Stasera, venerdì 24 giugno,  ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 21.00 un corso di formazione accreditato promosso da Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto presso il Circolo di Campagna Wigwam (Via Porto, 8) dal titolo “L’agroalimentare fra diritti e doveri. Promozione, Ispezione, Vigilanza e Controllo”. Sarà l’occasione per comprendere di più e meglio i meccanismi di funzionamento delle attività ispettive, di vigilanza, di controllo e di repressione a tutela del made in Italy agroalimentare e della promozione delle sue eccellenze.

Relatori.  Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che interverrà su “Ruolo dei Consorzi come aggregatori di sistema e promotori di sviluppo, nel contesto della nuova normalità”; Luca Giavi, direttore del Consorzio di Tutela del Prosecco doc su “Le eccellenze del made in italy agroalimentare, l’italian sounding e il ruolo dei Consorzi di Tutela. Un patrimonio da difendere. Come?”; Biagio Morana, direttore ICQRF di Conegliano su “Ispezione, controllo e vigilanza pubblica e privata sui prodotti agroalimentari”; Daniel Melis, Generale di Brigata, Comandante del nucleo Carabinieri per la tutela agroalimentare su “Le frodi agroalimentari e le attività di repressione”. Coordinatore il giornalista Gian Omar Bison membro del direttivo Argav. Il corso è in piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it e i giornalisti interessati a partecipare possono iscriversi.

Contrasto frodi alimentari, utile l’impronta digitale chimica dell’origano

OriganoL’origano ha un’impronta digitale chimica che ne rivela l’autenticità. A dirlo è uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sulle frodi alimentari in spezie ed erbe aromatiche, condotto in collaborazione con il gruppo Barilla e pubblicato sulla rivista internazionale Food Control.

Impronte digitali per smascherare le frodi. Spezie ed erbe aromatiche che usiamo per arricchire i nostri piatti spesso provengono da Paesi lontani. La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate. A questo riguardo, l’origano è una delle erbe aromatiche maggiormente soggette a frode. Questa pianta originaria del Mediterraneo, per esempio, viene sostituita con foglie di oliva, sommacco, mirto, cisto o fragola, arrivando in alcune miscele fino al 70% di sostituzione con altre specie. “La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per attività fraudolente” spiega Roberto Piro, direttore della SCS8 – Valorizzazione delle produzioni alimentari dell’IZSVe. “In qualsiasi punto della catena di approvvigionamento possono infatti verificarsi frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate”.

Per contrastare questo fenomeno i ricercatori del Laboratorio di chimica sperimentale (SCS8) hanno messo a punto una metodica sperimentale di fingerprinting chimico che rileva l’impronta digitale dell’origano ed è in grado di identificare quantitativi di adulteranti compresi tra il 1,5 e il 30%, presenti nel campione per causa volontaria e involontaria. Per lo studio è stata utilizzata la spettrometria di massa ad alta risoluzione ad analisi diretta in tempo reale (DART-HRMS) combinata con l’analisi statistica, che ha permesso quindi di creare un modello di classificazione e di identificazione corretta dell’origano adulterato, con una specificità del 92% , una sensibilità del 95% e un’accuratezza del 94%.

Il modello funziona come un sistema di apprendimento su base empirica, proprio come accade per i sistemi di machine learning. I costituenti chimici di ciascun alimento o matrice emettono una serie di segnali caratteristici che vengono “insegnati” allo strumento. Ogni volta che i campioni sono sottoposti ad analisi, lo strumento impara a riconoscere i segnali dei prodotti genuini, distinguendoli da quelli adulterati. Questo metodo di riconoscimento intelligente dell’impronta chimica messo a punto dai ricercatori è ora utilizzabile per analisi di screening dei lotti di materia prima in ingresso.

L’Ue spinge verso metodi di fingerprinting chimico. Lo studio dell’IZSVe si inserisce in un filone di ricerca che le istituzioni europee stanno spingendo da qualche anno. Per combattere le frodi alimentari nel mercato alimentare europeo, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l’Unione Europea stanno incentivando lo sviluppo di tecniche analitiche sempre più accurate e rapide in grado di identificare le matrici alimentari.

Un report della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo già dal 2013 invitava gli Stati membri a stimolare la ricerca sullo sviluppo e l’implementazione di metodi non-targeted che si basano sulla caratterizzazione dell’impronta digitale chimica e metabolica di un alimento genuino. Ma anche fuori dall’Europa, altri Paesi si stanno muovendo in questa direzione. Dello stesso avviso è la Convenzione della Farmacopea degli Stati Uniti d’America, che in un documento suggerisce di utilizzare metodi non-targeted per definire il fingerprinting chimico di un prodotto autentico e quindi di individuare per comparazione tutti quelli che hanno un’impronta chimica alterata che si discosta dal profilo originale. Alimenti e oltre: versatilità della spettrometria di massa DART-HRMS. Le agenzie internazionali si affidano sempre più alle capacità tecnologiche dei laboratori di ricerca per contrastare le frodi alimentari. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce.

Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari, e i cui risultati sono al momento al vaglio di riviste internazionali. La tecnica ha trovato interessanti applicazioni anche nell’ambito della tossicologia forense per il rilevamento rapido di tossine in fieno causa di morte in bovini e della diagnostica  veterinaria per l’individuazione precoce di paratubercolosi, in collaborazione con l’università di Calgary (Canada), a partire dal siero di vacche asintomatiche. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce. Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Impariamo a riconoscere l’olio extravergine di oliva e il pane, incontro con test di degustazione a Monselice (PD) il 7 ottobre 2016

pane e olio nuovo(di Maurizio Drago) Sappiamo davvero cosa mangiamo? Come ci si può difendere dalle truffe alimentari? Siamo sempre sicuri di sapere riconoscere un alimento di qualità? Una buona alimentazione è la base per uno stile di vita sano ma ogni anno in Italia rischiamo di mettere in tavola prodotti contraffatti, scadenti e pericolosi che possono danneggiare salute e portafogli.

Frodi alimentari. Nonostante la nostra eccellente tradizione agroalimentare, con oltre 800 prodotti a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione Europea, il nostro è anche uno dei paesi che conta un numero sempre crescente di frodi alimentari. Solo nel 2015 in Italia, secondo il report dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, sono state ben 77.000 le tonnellate di prodotti sequestrati, per un valore economico che ha sfiorato i 70 milioni di euro.

Per guidare i consumatori ad una scelta consapevole dei prodotti alimentari e tutelare la salute, evitando trappole e raggiri, le Associazioni dei Consumatori Asso Consum, Federconsumatori e Adoc hanno organizzato, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, 50 giornate di formazione e informazione in tutta Italia. Un impegno nato nell’ambito del progetto ministeriale Care Sharing, che punta a fornire strumenti sull’acquisto dei prodotti, sulla loro conservazione e sul riconoscimento di qualità, freschezza e provenienza.

Il primo dei due incontri organizzati nella Regione VenetoImpariamo a riconoscere l’olio di oliva e il pane” si terrà il prossimo 7 ottobre alle 20.30 a Monselice (PD) nella sala della Loggetta. Un evento patrocinato dal Comune al quale prenderanno parte: Elena Capone, segretario provinciale Asso Consum, Sandro Zancanella, esperto di prodotti agricoli e presidente del Mercato Stabile per la vendita diretta degli agricoltori  Agrimons, Bruno Mori, presidente regionale Eurocoltivatori Veneto, Gabriella Zanin, esperta di economia e gestione delle imprese. Un incontro, questo, che offrirà anche una “bussola” per orientarsi nel complesso mondo della sofisticazione alimentare, delle qualità nutritive e nutrizionali dei cibi e delle possibili truffe che si nascondono anche dietro alla più ingenua etichetta.

Test. Nella serata Sandro Zancanella presenterà dei  test: insegnerà a riconoscere, attraverso un percorso di degustazione, vari tipi di olio di oliva e di pane per “smascherare” i prodotti meno nobili e apprezzare le qualità dei più raffinati. Un allenamento per imparare a riconoscere attraverso il gusto le eccellenze di questi di due straordinari pilastri della dieta mediterranea. Maggio info: AssoConsum 3287312862 e-mail stampa_assocosum@yahoo.com

 

Frodi agroalimentari, in forte aumento le etichette false

repressione-frodi-1-150x150Nel 2013 vi è stato un forte aumento del cosiddetto “etichette packaging”, ovvero la contraffazione di etichette che ha fatto registrare 3.367.846 sequestri contro i 643mila del 2012 da parte dei NAC. È quanto emerge dall’annuale rapporto di FareAmbiente sulle frodi agroalimentari.

Dai dati del 2013 balza subito all’occhio come siano aumentati fortemente i reati di contraffazione dei marchi (IPG, DOC, etc.), gli illeciti legati alla ristorazione, soprattutto quella etnica, dell’alterazione del vino e dei formaggi. È da sottolineare che i sequestri e l’accertamento di attività illecite sono cresciute a fronte di una diminuzione dei controlli nel 2013. Il NAF, Nucleo Agroalimentare della Forestale ha accertato 189 reati, l’80% in più del 2012, 226 segnalati all’autorità giudiziaria (+47%), 1114 illeciti amministrativi (-6%), i NAS invece su 11.803 controlli sui ristoranti hanno rilevato nel 45% dei casi delle difformità con la normativa vigente. La Guardia di Finanza poi ha sequestrato 12mila tonnellate e 280mila ettolitri di prodotti agroalimentari oggetto di frode.

Il primato spetta all’olio di oliva (circa 900 tonnellate), ai mosti e all’uva parzialmente fermentati (9000 tonnellate), e vini e spumanti per oltre 270mila ettolitri. I maggiori controlli della guardia costiera, sono stati fatti presso i punti di sbarco (45.322), seguiti da quelli in mare (12.258). Le sanzioni sono state 4885, le principali elevate in mare (1209), in pescherie ( 840), nei punti di sbarco (802) e nella ristorazione (606). L’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) infine, ha eseguito oltre 36mila controlli e verificati oltre 24mila operatori e 55mila prodotti.

La criminalità scopre i cibi “in polvere”. L’allarme lanciato dal rapporto FareAmbiente è relativo all’attenzione che la criminalità organizzata dedica a tutta la filiera del cibo avendo individuato in questa un’ottima fonte di guadagno illecito a spese di ignari consumatori che, a causa della crisi, controllano sempre meno ciò che mettono sulla tavola. Più che imporre il pizzo i clan, attualmente preferiscono imporre i prodotti da commercializzare a discapito della salute e della libera economia. La criminalità infatti non si limita più a contraffare o ad adulterare prodotti alimentari, ora li crea a tavolino: è il caso dei “wine kit” o dei “food kit”, cioè metodi per ricavare vino o formaggio partendo da polvere di mosto, acqua e additivi chimici o polvere di caglio, nel caso dei formaggi. Tali kit poi finiscono in rete presentandosi ai consumatori come vini o formaggi di qualità soprattutto italiani ma, anche francesi, a basso costo.

Fragilità sistema di controllo. Ma il 2013 è stato anche l’anno in cui è venuta a galla la fragilità del sistema di controllo della sicurezza alimentare nell’Ue. Sempre secondo i NAC sono 28,3 i milioni di euro di illeciti finanziamenti ai danni dello stato e della Ue, sono stati sequestrati beni per 6,7 milioni di euro e deferiti all’autorità giudiziaria 2055 autori di reato. 84 le violazioni penali, 111 quelle amministrative. Per informare i cittadini e tutelare i consumatori, FareAmbiente ha predisposto, in collaborazione con la testata gionalistica online http://www.frodialimentari.it, un corso gratuito di base di educazione alimentare online.

Fonte: Garantitaly.it

“Qualità, sicurezza e sostenibilità. L’agroalimentare europeo si interroga” il nuovo quaderno edito da Europe Direct Veneto Agricoltura

170_34_1242114221_alimentihaccpUn fortino sotto assedio. Sembra questa l’immagine del comparto agroalimentare europeo, periodicamente scosso da scandali e frodi che interessano oggi alcuni prodotti a base di carne di manzo con dentro carne di cavallo, ieri le mozzarelle di bufala colorate, l´altro ieri il latte contaminato e via elencando.

UE, tutelare consumatori e imprese con più controlli ed etichettatura. La scottante e attualissima questione è stata affrontata nei giorni scorsi a Legnaro (Pd) nel corso di un focus promosso da Veneto Agricoltura -Europe Direct, che ha chiamato alcuni tra i massimi esperti in materia. Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, in conference call, ha evidenziato nel suo intervento “che stante il contesto di difficoltà internazionale, con la PAC 2014-2020 in via di approvazione, l´obiettivo resta quello di tutelare gli interessi del consumatore e delle imprese agroalimentari diminuendo la burocrazia e rafforzando gli strumenti di gestione dei rischi e la capacità delle imprese di stare in maniera competitiva sui mercati. Va bene l´attenzione per gli aspetti sociali del comparto e per il greening, ma è importante che essi siano considerati in riferimento alle politiche per le imprese”. “La questione della sicurezza alimentare – ha detto Paolo Pizzolato, commissario straordinario di Veneto Agricoltura – è uno dei temi che sta animando il dibattito in corso sulla futura PAC per il periodo 2014-2020. Argomenti quali la “Food security” e la “Food safety”, intesi sia come qualità degli alimenti che come sostenibilità degli stessi, occupano infatti importanti capitoli nell´agenda della futura politica agricola europea. Risulta fondamentale dunque avere le idee ben chiare al riguardo e il focus odierno e la pubblicazione che abbiamo dedicato a questi temi si pongono proprio l´obiettivo di fare chiarezza. Controlli, etichettatura e attenzione per la qualità devono essere le parole d´ordine”.

Rischio “Tutto DOP, Niente DOP”. Edi De Francesco (Università di Padova) ha analizzato le politiche sulla qualità alimentare dell´UE, comprendenti i sistemi di certificazione e di etichettatura dei prodotti, i marchi di origine (Dop, Doc, Docg, Stg-Specialità tradizionali garantite) e biologico, tutti riconoscimenti, questi, di grande importanza per la valorizzazione dei prodotti agricoli europei ma speso anche causa di confusione tra i consumatori per la mancanza di informazione. Da qui, la necessità di migliorare la comunicazione e la coerenza tra gli strumenti a disposizione, e ridurre la complessità di gestione da parte dei produttori per non incorrere nel rischio “Tutto DOP, Niente DOP” come ha sintetizzato con efficacia Luigino Disegna di Veneto Agricoltura, moderatore del convegno.

Crescita sostenibile e solidale in un contesto di progressivo cambiamento climatico. Grosse aspettative su questo aspetto ricadono sul recente “Pacchetto Qualità“, ossia il regolamento europeo sui regimi volontari di qualità dei prodotti agroalimentari che propone nuovi sistemi qualitativi e aggiorna quelli già esistenti (come le nuove regolamentazioni sui prodotti Dop, Igp e Stg). Vasco Boatto, sempre dell´Università di Padova, ha tratteggiato il ruolo della Strategia “Europa 2020” che punta a rilanciare l´economia dell´UE nel corrente decennio per delineare un modello di crescita intelligente, sostenibile e solidale in un contesto di progressivo cambiamento climatico. In questo ambito il sistema agroalimentare europeo è chiamato ad una sfida epocale: contribuire alla lotta contro la fame nel mondo garantendo nel contempo alti standard qualitativi degli alimenti prodotti rispettando le risorse ambientali.

Anche l’imballo del prodotto agroalimentare deve essere conforme e certificato. Mariachiara Ferrarese del CSQA di Thiene (Vi) ed un pool di esperti in materie giuridiche, hanno fatto il punto sulle principali norme che regolano la “Food safety” e la “Food security”, puntando l´accento su un aspetto in particolare: i materiali a contatto con gli alimenti sono parte della filiera. E per questo il packaging deve essere conforme e debitamente certificato”. L´occasione dell´incontro è stata offerta dalla presentazione del volume “Qualità, sicurezza e sostenibilità. L’agroalimentare europeo si interroga” (che può essere richiesto gratuitamente a Veneto Agricoltura), quaderno n. 14 della Collana di Europe Direct Veneto, appena dato alle stampe. Per i consumatori europei la misura è colma e per questo occorre fare subito un po’ di chiarezza. Eppure, il sistema di controllo messo in piedi dall´Unione Europea per il proprio settore agroalimentare risulta essere uno dei più sicuri e blindati del mondo. Resta il fatto che troppo spesso a farne le spese è il settore agricolo che con queste frodi ha, spesso, poco a che fare. Chiara in questo senso Edi De Francesco dell´Università di Padova: “Sono indignata come cittadina, ma rassicurata come consumatrice considerata la funzionalità del sistema europeo dei controlli“. Ma come viene garantita la qualità dei prodotti agroalimentari? Come vengono combattute a livello di Unione Europea e nazionale le frodi?

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Frodi alimentari: Coldiretti, il malaffare intacca il settore bio veneto che vale piu di 300 milioni di euro

Il malaffare intacca il settore bio che in Veneto è apprezzato dalle famiglie per un valore di 324 milioni di euro, tanta è la spesa biologica annua calcolata da Coldiretti. E’ questa l’amara conclusione dell’operazione “Gatto con gli stivali” condotta dalla Guardia di Finanza di Verona che ha portato al sequestro di oltre 700 mila tonnellate di prodotti alimentari falsamente biologici per un giro di fatture false per oltre 200 milioni di euro e l’arresto di sei  persone tra imprenditori e funzionari avvezzi alla truffa alimentare e fiscale.

Il bio in Veneto. Quella veneta è una filiera di nicchia che tuttavia esprime in termini economici un rilievo assoluto – spiega Coldiretti – sono circa un migliaio le aziende impegnate seriamente nella produzione, mentre i trasformatori e gli importatori di prodotti bio sono più di 600. La superficie biologica regionale è pari a 3.600 ettari e, a differenza di altre regioni, è rappresentata prevalentemente da colture di pregio ortofrutticole, viticole e anche a seminativo. Non mancano in questo capitolo le attività zootecniche dal latte, carne fino alle uova. Un comparto reale, certo non inventato, sottoposto a controlli costanti su standard qualitativi già elevati.

Assoluta necessità di etichettatura trasparente con regole uguali in tutta Europa. Gli agricoltori che scelgono il metodo biologico o biodinamico ne fanno una scelta etica  – precisa Coldiretti – che niente ha a che fare con i milioni di euro conteggiati nelle tasche di gente senza scrupoli, come quella coinvolta nell’indagine. Queste vicende – continua l’associazione degli agricoltori –  confermano oltre il buono e attento lavoro delle forze dell’ordine, l’assoluta necessità di etichettatura trasparente di tutta la produzione agroalimentare con regole uguali per l’intero territorio comunitario. Contro chi attenta alla salute e alla buonafede dei cittadini non c’è condanna adeguata – conclude Coldiretti che da tempo è impegnata nel rilancio del commercio di prossimità grazie alla rete di cento mercati agricoli a cui cominciano ad aggiungersi le botteghe di campagna amica che garantiscono un rapporto diretto tra produttore e consumatore che non è solo di mera compra-vendita ma soprattutto di fiducia comprovata.

Un italiano su due acquista biologico. Più di un consumatore su due (52 per cento) acquista prodotti biologici in Italia, dove sono quasi 50mila produttori che coltivano il bio su oltre un milione di ettari di terreno. Il fatturato dei prodotti biologici in Italia negli ultimi dieci anni è triplicato, passando da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre tre miliardi di euro attuali. In controtendenza rispetto al calo dei consumi generale nel 2011, gli acquisti di prodotti alimentari biologici confezionati delle famiglie italiane sono cresciuti dell’ 11,5 per cento, secondo una analisi Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo quadrimestre del 2011. Aumenti record – sottolinea la Coldiretti – si registrano  per alcuni prodotti come la pasta (+35 per cento), il latte (+ 32 per cento) e le mozzarelle (+83 per cento) ma  anche per i cracker (+54 per cento) e i formaggi freschi e spalmabili che addirittura raddoppiano (+101 per cento). Dal punto di vista produttivo l’Italia ha la leadership in Europa per numero di operatori certificati impegnati nella filiera dell’agricoltura biologica e resta leader europeo per ettari di superficie coltivati secondo il metodo biologico (escludendo i boschi e i pascoli gestiti in biologico, in cui la Spagna primeggia), secondo i dati del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura Biologica). Al 1° gennaio del 2011 in Italia gli operatori del settore biologico sono 47.663, in calo dell’1,7 per cento. La superficie interessata, in conversione o interamente convertita ad agricoltura biologica, risulta pari a 111.3742 ettari, con un incremento rispetto all’anno precedente dello 0,6 per cento.

(fonte Coldiretti Veneto)

Sequestro da parte dei NAC di olio “deodorato” spacciato per extravergine

Nell’ ambito delle ispezioni dei Nuclei Antifrodi Carabinieri finalizzate ad individuare i possibili ingressi dall’estero di olio “deodorato” è stato effettuato il sequestro di 9.000 litri di olio extravergine d’oliva proveniente da Spagna e Grecia. D’intesa con l’Ispettorato Centrale tutela Qualità e Repressione Frodi del Ministero che coordina queste attività a livello centrale, i Carabinieri hanno individuato un’azienda olearia di Forlì che ha importato l’olio per miscelarlo ad altri olii italiani e destinarlo ad aziende del settore della ristorazione; alle analisi di laboratorio, l’olio sequestrato si è rilevato “olio deodorato” e come tale non commerciabile come olio extravergine d’oliva.

Un numero verde per denunciare le frodi. Soddisfazione per quest’operazione è stata espressa dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano: “E’ fondamentale proseguire in un lavoro che rende più trasparente un mercato che rappresenta, per il nostro agroalimentare, un punto d’eccellenza indiscutibile. Non si tratta solo di tutelare i nostri consumatori ma anche di impedire una concorrenza sleale che penalizza i produttori corretti e onesti. A tal fine i NAC mettono a disposizione degli operatori del settore e dei consumatori il numero verde 800 020320, e questo è un servizio sul quale riponiamo grande fiducia.”

Sugli scaffali, prezzi stracciati, spiegato il motivo. “Un sequestro che forse spiega il perché – sottolinea la Coldiretti – sugli scaffali dei supermercati sia possibile trovare degli oli extravergine di oliva a prezzi stracciati che non coprono neanche le spese di raccolta e di imbottigliamento dei veri produttori olivicoli. L’Italia – prosegue la Coldiretti – è il più grande importatore mondiale di olio di oliva, ma nei supermercati tutto quello in vendita sembra italiano perché le etichette sono praticamente invisibili o perché si utilizzano nomi o immagini che richiamano impropriamente alla realtà nazionale. Un vero inganno”. “L’azione dei Carabinieri – commenta Confagricoltura – tutela i produttori, perché i bassi prezzi a cui questi oli contraffatti vengono venduti, deprimono le reali quotazioni del vero extravergine, creando confusione tra i consumatori e attivando di fatto un gioco al ribasso che danneggia gli olivicoltori onesti, privandoli del giusto riscontro economico al loro lavoro”.

(fonte Garantitaly.it)

Sicurezza alimentare: nel nordest, tre su quattro sono preoccupati

Cresce l’attenzione dei consumatori per quel che arriva sulle nostre tavole e la richiesta è quella di una sempre maggiore garanzia circa la qualità dei prodotti agroalimentari. I dati relativi al nordest sono stati pubblicati da Il Gazzettino nella pagine solitamente dedicate all’osservatorio e realizzate sulla base delle rilevazioni demoscopiche realizzate tra il 31 gennaio e il 2 febbraio dalla società Demetra. L’osservatorio sul nordest è diretto da Ilvo Diamanti e curato da Demos &Pi: in questo caso l’indagine statistica ha interessato 1024 persone rappresentative della popolazione di Veneto, Friuli e Trentino.

I dati certificano che in tutto il nordest il 76,1% si dice molto o abbastanza preoccupato per la sicurezza degli alimenti. Analizzando le risposte i cittadini più preoccupati sono quelli del Friuli, mentre nel Veneto la percentuale è del 74%. Il problema è ovviamente più sentito dalle donne (80,2%) rispetto agli uomini (71,7%) segno che ancora l’onere della spesa e in generale della gestione domestica ricade più frequentemente sulle madri di famiglia. Infatti se si divide il campione per attività, la preoccupazione pressoché totale è tra le casalinghe (93,2%), mentre gli studenti proprio si disinteressano della questione (63,9%).

C’è anche una distinzione per orientamento politico che viene fatta dall’indagine e qui il risultato appare per certi versi sorprendente. I più preoccupati sono infatti gli elettori dell’UDC (90,2%) e di Futuro e Libertà (83,6%) che sopravanzano anche le formazioni ‘storicamente’ più schierate sui temi ambientali della sinistra. Le percentuali minori vengono invece fatte registrare tra gli elettori che si sono dichiarati della Lega (74,1%) e e del PDL (72,3%). E dire che proprio i due ministri veneti, prima il leghista Zaia e poi il pidiellino Galan, sono stati i protagonisti della nuova legge sull’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari destinati alle nostre tavole.

(fonte www.garantitaly.it)

Cancellata la legge sui cibi adulterati: notizia vera o errata interpretazione?

Da qualche giorno circola la notizia della cancellazione della legge 283 del 1962 considerata la principale norma contro le frodi alimentari in Italia.

Per farsi un’idea a questo riguardo, ecco l’informazione data dall’agenzia Asca il 15 gennaio scorso: ”La furia cieca del ministro Calderoli ha colpito ancora, e questa volta rischia di mandare gli italiani al pronto soccorso. Tra le leggi tagliate e’ finita incredibilmente la 283 del 1962, la norma sulla tutela degli alimenti che ha permesso nel corso degli anni di scoprire e punire veri e propri attentati alla salute pubblica, dalle cozze infettate dal vibrione del colera alle mozzarelle blu, passando per il vino adulterato chimicamente e le farine alimentari col prione. Questa cancellazione scellerata non sappiamo se sia frutto di distrazione,incompetenza o atto volontario, resta il fatto che il governo deve subito correre ai ripari”. Lo dichiara il senatore del Pd Francesco Ferrante, che aggiunge: ”Il Procuratore di Torino Guariniello, che tante volte ha applicato la legge 283, ha segnalato al ministro Fazio come attualmente ci sia una pericolosa zona franca, una deregulation del settore alimentare che non permette di procedere a sequestri preventivi e che consente che nel nostro Paese arrivino prodotti contraffatti dall’estero, con buona pace della tutela della salute e del Made in Italy.Per riparare al guaio del Ministro Calderoli, che ha gia’ mandato al rogo leggi utili e funzionali – conclude Ferrante – presenteremo un emendamento al decreto milleproroghe per ristabilire la legge sulla tutela degli alimenti e salvaguardare la salute a tavola degli italiani”.

La questione però non è così chiara come appare. Nel cercare informazioni per i lettori del nostro sito, ci siamo imbattuti in due posizioni: importanti quotidiani nazionali riportano infatti la notizia lanciando l’allarme, come fanno il Corriere della Sera e La Repubblica, altri evidenziano “una svista d’interpretazione” come fa Il Sole 24 Ore, che rimanda allo scritto più esaustivo di Dario Dongo sul sito Ilfattoalimentare.it. Poiché il confronto e il dibattito sono gli strumenti migliori di conoscenza, abbiamo preferito riportare le diverse opinioni attraverso i link ai relativi articoli, certi che presto gli addetti ai lavori (il Ministro Calderoli e giudici) chiariranno la questione, molto importante per la salute degli italiani.

(fonte Asca.it, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il fatto alimentare)

6 luglio 2010: 700 agricoltori veneti al Brennero per dire stop ai millantatori

protesta allevatori Coldiretti

Da stamattina alle 7.00 una delegazione di 250 agricoltori provenienti da Treviso, Belluno e Verona staziona nell’area parcheggio al km 1 dell’autostrada del Brennero direzione sud (Austria Italia). Alle 14.00 scatta  l’ora di guardia per i colleghi di Venezia e Padova e a seguire sarà la volta degli imprenditori agricoli di Rovigo e Vicenza. A fine giornata, gli agricoltori veneti che avranno presidiato la frontiera saranno in tutto 700.

Stop ai millantatori. Un cordone umano pronto a fermare cisterne e furgoni di latte straniero, spalancare porte di tir, camion pieni di ortaggi, frutta, carne senza origine. Coldiretti dice “stop” ai millantatori che esaltando simboli dai connotati geografici ben definiti fanno passare del prodotto assolutamente anonimo come quello fatto in Italia. “Sappiamo bene  – spiega Giorgio Piazza Presidente Coldiretti Veneto alla guida dei berretti giallo verdi – che neanche l’un per cento del latte e semilavorati in arrivo dall’estero diretto in Veneto viene controllato alle frontiere. Le quantità importate nella nostra regione sono pari a quelle prodotte dagli allevatori e alimentano una fiorente industria del settore lattiero caseario che usa come brand il legame con il territorio”.

Necessaria origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari. Rispetto a questo Coldiretti si sta battendo per introdurre l’origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari che nel settore lattiero-caseario in questione è prevista solo per il latte fresco e i formaggi a denominazione d’origine. Mozzarelle, cagliate, caseinati, formaggi fusi e latte a lunga conservazione sono orfani di etichetta di provenienza ed entrano in Italia dai Paesi dell’Est o dalle lontane Repubbliche Baltiche. Il tutto in forma anonima, ovviamente, nonostante sia un diritto acquisito per tutti i consumatori l’informazione ai fini della sicurezza alimentare e del consumo consapevole.

Auspicabile una filiera solo italiana. Lo fa chiamando all’appello anche la Regione Veneto alla quale esattamente un anno fa aveva chiesto la pubblicazione dei dati delle importazioni affinchè tutti i cittadini fossero informati che l’esaltazione di un nome di paese non è sufficiente a garantire che il latte sia fornito dalle aziende locali. “Forse la logica del bilancio nel breve termine potrebbe anche giustificare determinate politiche –  insiste Piazza – ma alla lunga è dubbio il reale vantaggio per chi impiega tecniche, criteri di qualità e costi tipicamente “Made in Italy” assolutamente non paragonabili al resto del mondo. Per questo alle cooperative e strutture di trasformazione agroalimentari venete chiediamo di fare una scelta radicale e coraggiosa: mettere in trasparenza l’origine e lavorare solo produzione completamente italiana”.

(fonte Coldiretti Veneto)