• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Pfas, insufficienti le misure sanitarie intraprese dalla Regione Veneto secondo Greenpeace, che pubblica il monitoraggio “Non ce la beviamo”. Replica dell’assessore all’Ambiente: “Veneto al top per sicurezza, valuteremo denuncia per procurato allarme”

Greenpeace ha pubblicato ieri il rapporto “Non ce la beviamo”, in cui vengono presentati i risultati di un monitoraggio sulla presenza di PFAS (sostanze perfluoralchiliche) condotto dall’associazione lo scorso aprile in diciotto scuole primarie e sette fontane pubbliche nelle province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo.

Misure insufficienti secondo Greenpeace. La ricerca rientra nell’ambito della Campagna STOP PFAS  con cui l’associazione rivendica l’insufficienza delle misure sanitarie adottate dalla Regione Veneto per risolvere il problema e soprattutto per  proteggere la popolazione dai rischi della contaminazione. Secondo Greenpeace, è necessaria una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS e, ad oggi, la Regione Veneto non ha adottato provvedimenti che vanno in questa direzione.

I risultati. Dal monitoraggio, risulta che in più della metà dei campioni sono stati superati i valori di PFAS ritenuti sicuri per la salute in Svezia e Stati Uniti. Seppur in concentrazioni diverse, i risultati hanno evidenziato la presenza di PFAS in tutti i campioni analizzati a Padova, Verona, Vicenza e alcuni comuni della provincia di Rovigo, oltre ai comuni della zona rossa per i quali la contaminazione è già nota. Nel campione di acqua prelevato presso la scuola di San Giovanni Lupatoto (VR), un comune non incluso nella zona a maggiore contaminazione, è stato addirittura superato, seppur di poco, il livello di PFOS (Acido Perfluorottansolfonico) consentito nell’acqua potabile in Veneto.

Replica della Regione Veneto. “Premesso che per un’analisi scientifica sarebbe necessario l’utilizzo di parametri assolutamente identici, tuttavia da una comparazione con le rilevazioni fatte in altre realtà risulta inequivocabilmente che l’esposizione a Pfos (acido perfluoroottansolfonico) in Veneto è la più bassa rispetto ad altri Paesi“, risponde a Greenpeace in una nota l’assessore regionale all’Ambiente. Che continua: “I nostri tecnici hanno comparato diversi dati europei e americani e il nostro limite Pfos, che l’Oms ha evidenziato essere la sostanza più pericolosa tra la famiglia dei Pfas, è da considerare il più basso in Europa e vicino ai limiti americani che, in qualche caso. sono leggermente più bassi dei nostri. Una cosa è comunque certa, i nostri limiti sono gli unici che recano la dicitura “fino allo zero virtuale”: ciò significa che, di fatto, l’attuale esposizione totale reale a tutti i Pfas è in Veneto già più bassa che negli altri Paesi, Stati Uniti compresi, e prevediamo che i limiti scenderanno ancora, anche perché i gestori veneti del servizio idrico integrato stanno adottando tutte le necessarie precauzioni, provvedendo a limitare le concentrazioni con sempre maggiore efficacia, pur se i limiti esistenti sono attualmente già rispettati”.

Continua la nota: “Per quanto riguarda il solo parametro Pfos in acque potabili, l’informazione sui limiti pubblicata da Greenpeace appare peraltro fuorviante, in quanto non tiene conto della specifica tossicità dei singoli composti. Se si prendono i singoli componenti si potrà  riscontrare che il livello di performance italiano per il Pfos è l’unico che prevede un limite così basso per questo singolo composto, che è quello che presenta maggiore tossicità. Per quanto riguarda le azioni compiute dalla Regione, fin dal 2013,  appena avvisata della situazione, ha agito facendo installare ai gestori dell’acqua potabile i filtri a carboni attivi in soli tre mesi stanziando anche e immediatamente importanti risorse economiche. Non poteva in alcun modo invece bloccare gli inquinatori, perché non esisteva alcun limite di legge per tali sostanze e soprattutto perché la Regione non è organismo inquirente né tanto meno giudicante. Non ha invece bloccato, perché  non aveva senso farlo, la distribuzione dell’acqua potabile filtrata, che è stata definita sicura e potabile non dalla Regione, ma dal massimo organo nazionale in materia di tutela della salute pubblica, l’Istituto Superiore di Sanità, tanto che i limiti di qualità dell’acqua potabile fissati dal Ministero della Salute su parere dello stesso Istituto sono sempre stati rigorosamente rispettati dalla Regione. Dire che la Regione ha alzato i limiti per i composti Pfas nelle acque potabili o  parlare di mancato blocco dell’erogazione dell’acqua potabile come fa Greenpeace significa creare volutamente preoccupazioni se non addirittura un allarme ingiustificato nella popolazione. Si respinge categoricamente l’affermazione secondo cui la Regione avrebbe aumentato i limiti e  su questo valuteremo se ci siano gli estremi per una denuncia. Ricordiamo infine a Greenpeace che tali sostanze sono regolarmente bevute in molte altre regioni d’Italia, come anche ammesso sulla stampa dal presidente della commissione bicamerale ecoreati”.

Fonte: Greenpeace/Servizio Stampa Regione Veneto

 

Annunci

Insetticidi neonicotinoidi, verso il bando totale?

ApiGli insetticidi neonicotinoidi minacciano seriamente non solo le api, ma anche bombi, farfalle, insetti acquatici e uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare. È quanto emerge da una revisione approfondita di tutti gli studi scientifici pubblicati dal 2013, commissionata da Greenpeace all’Università del Sussex (Regno Unito), una delle più importanti istituzioni scientifiche in questo campo.

Il rapporto “Rischi ambientali degli insetticidi neonicotinoidi”, appena pubblicato, esamina gli studi a partire dal 2013, anno in cui era stato adottato un bando parziale a tre neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) da parte dell’Unione Europea, ora in fase di revisione. Greenpeace, sulla base di questi risultati, chiede ora alla Commissione europea un bando totale dei neonicotinoidi e la promozione di metodi di agricoltura ecologica. “Le evidenze del contributo dei neonicotinoidi al declino delle api sono maggiori ora di quando venne adottato il bando parziale. Oltre alle api, queste sostanze possono essere plausibilmente legate al declino di farfalle, uccelli e insetti acquatici. Vista l’estensione del danno ambientale è prudente estendere il raggio d’azione dell’attuale bando europeo” commenta Dave Goulson, professore di biologia, considerato uno dei maggiori esperti europei dell’ecologia dei bombi.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa Veneto Agricoltura

Ogm: gli agricoltori veneti Coldiretti sostengono i colleghi del Friuli

Anche gli imprenditori agricoli di Coldiretti Veneto stanno raggiungendo i colleghi del Friuli impegnati in un sit-in davanti alla Prefettura di Fanna (PN). “Daremo vita a un “Presidio della Legalità” a oltranza – interviene Giorgio Piazza presidente regionale – per chiedere alla magistratura di intervenire immediatamente facendo rispettare la legge e ordinando la distruzione del campo in cui sono state seminate illegalmente piante di mais geneticamente modificate (Ogm).”

Liberi da Ogm: contro l’illegalità nei campi. Forti della posizione chiara della Regione Veneto, confermata dall’Assessore all’agricoltura Franco Manzato in varie occasioni tanto da chiedere l’iscrizione di territorio “OGM FREE” nel nuovo Statuto, anche lo schieramento regionale “Liberi da Ogm” formato da Coldiretti, Verdi Ambiente e Società, Legambiente, Slow Food,WWF, Confartigianato, CNA, LegaPesca, sostiene le azioni programmate al fine di combattere ogni illegalità nei campi.

Presenti otto campioni di mais dell’agente Mon 810. I referti delle analisi commissionate da Greenpeace confermano senza dubbio la presenza, su otto campioni di mais dell’agente Mon 810. Dunque non si è trattato di una sperimentazione puramente dimostrativa ma di una vera e propria semina priva di autorizzazione e punibile dalla legge con il carcere fino a due anni, su almeno 4 ettari di terreno agricolo. “Solo le istituzioni possono frenare atti simili – incalza Piazza – succede già per la coltivazione di marijuana dove la legge interviene con pene e sanzioni”.

Richiesta di provvedimenti disciplinari. La “task force” contesta, infatti, l’operato del procuratore della Repubblica di Pordenone Antonio Delpino in quanto il provvedimento di sequestro di un campo di mais non consente di prevenire la disseminazione di polline e quindi non esercita un’azione conservativa e chiede al Ministro di Grazia e Giustizia Angiolino Alfano un provvedimento disciplinare per ovviare a un danno che avrà impatto sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non si potrà limitare ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta. La coalizione, inoltre, sollecita il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, ad applicare un “protocollo operativo di gestione tecnica in presenza di Ogm”, come fece nel 2003 quando si verificò un caso analogo l’allora Ministro Alemanno. Il Presidio continuerà fino a quando non saranno attuate le azioni previste dalla legge, ovvero la distruzione dei campi Ogm e i provvedimenti nei confronti dei responsabili.

(fonte Coldiretti Veneto)

OGM: la Commissione Europea dà il via libera alla patata Amflora. Il ministro Zaia contrario, plauso di Confagricoltura, Greenpeace lancia allarme

foto Ministero Politiche agricole alimentari e forestali

“La decisione  presa dalla Commissione europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprietà della BASF.

Sovranità degli Stati membri prima di tutto. “Non solo non ci riconosciamo in questa decisione – commenta il Ministro – ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee.”

Possibile referendum per sapere cosa l’Italia vuole. Zaia si dice poi soddisfatto “della comune levata di scudi avvenuta in Italia in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di un nuovo prodotto OGM interrompendo una cautela che durava da più di dieci anni.” E dichiara: “A mali estremi, estremi rimedi. Credo che si potrebbe ragionare attorno alla possibilità di un referendum popolare, che su questo argomento sgombri ogni campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale.”

Solo per uso industriale? “Non e’ previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato Peter Eckes, direttore della sezione fitosanitaria dell’azienda chimica “Basf”, il gruppo tedesco che ha sviluppato la patata OGM. La patata transgenica contiene infatti solo amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, e verrebbe quindi utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. Di rimando, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia afferma che “non è vero che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. E questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati”.

Confagricoltura: da anni i mangimi per gli allevamenti contengono vegetali transgenici. “In Italia si può essere contrari agli Ogm, ma optare per la realtà modificata. Da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto”. Così Confagricoltura replica all’allarmismo sul via libera europeo alla coltivazione della patata biotech “Amflora” e avverte: “L’agricoltura italiana è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli. Occorre ricordare agli oltranzisti anti-Ogm che da tempo gli organismi biotech sono componente essenziale della dieta quotidiana praticamente in tutti gli allevamenti nazionali, compresi quelli delle filiere simbolo del made in Italy, dal Parmigiano al prosciutto San Daniele”. In materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l’anno. “E’ demagogico e semplicistico – conclude Confagricoltura – gridare no quando in gioco c’è la sopravvivenza di un settore dell’economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea”.

Allarme Greenpeace. La patata Ogm della Basf autorizzata dalla Commissione europea e conosciuta con il nome di Amflora contiene un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici“. A lanciare l’allarme e’ Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, che aggiunge: “L’Organizzazione mondiale della sanita‘ e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea), hanno gia’ messo in guardia sull’ “importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora (kanamicina e neomicina). L’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi.

(fonte: Ministero Politiche agricole e forestali/Confagricoltura/Asca/Greenpeace Italia)