• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

10 novembre, in marcia sul Monte Pizzoc, raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’antica foresta del Cansiglio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Toio de Savorgnani, premio Argav 2016 e di Michele Boato scritto per il periodico Tera e Aqua sull’iniziativa, anche da loro organizzata, domenica 10 novembre in Cansiglio.

Da oltre 30 lunghi anni ci si trova ogni novembre in Cansiglio per ricordare, con la nostra presenza, che l’attenzione non è calata, che siamo sempre vigili e disposti ad intervenire, che non siamo stanchi. Da quando abbiamo iniziato, nel 1988, molte cose sono cambiate: il pianeta Terra è cambiato molto più velocemente di quanto la maggioranza di noi stessi ambientalisti pensava possibile: trent’anni fa dicevamo che il nostro progresso (“progresso scorsoio” scriveva il poeta Zanzotto) era un treno senza freni, lanciato verso il baratro, ma speravamo che non fosse così. Speravamo possibile un’inversione di rotta. Invece, a 27 anni dalle Dichiarazioni di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo, le peggiori previsioni stanno cominciando a verificarsi: gli uragani quasi tropicali anche in Europa, di cui la tempesta Vaia del 2018 è stato un esempio, e le ultime cinque estati, le più calde da 240 anni, una di fila all’altra, ce lo ricordano drammaticamente. La neve abbondante e sicura per tutto l’inverno sta diventando un ricordo del passato, quindi, almeno per il Cansiglio e il Monte Cavallo, gli impianti di risalita, da Pian Cavallo, attraverso Forcella Palantina, sono uno scempio evitato. Inoltre, abbiamo manifestato per la demolizione della base radar militare sul Monte Pizzoc ed è accaduto; avevamo chiesto la demolizione, il recupero e la restituzione ad usi civili della base missilistica di Pian Cansiglio e si è realizzato. Ma altri pericoli sono vicini e possibili. Avevamo chiesto che l’Antica Foresta diventasse un Parco Regionale o una Riserva naturale Regionale o un’area UNESCO e non si è fatto nulla. Da anni stiamo chiedendo che nessuna parte del Cansiglio, un Bene Comune, una grande proprietà pubblica statale e regionale, venga venduta. Invece, hanno infilato l’ex Hotel San Marco, non utilizzato da vent’anni, nell’elenco nazionale dei beni alienabili; ma è solo uno stratagemma, un trucco vigliacco per partire da una constatazione di quasi buon senso (“perché continuare a tenerci un rudere fatiscente se privatizzandolo potrebbe essere restaurato e rimesso in funzione?“) per iniziare la svendita. Una delle foreste pubbliche più antiche d’Italia, più di mille anni di storia, messa sul mercato della speculazione privata proprio da chi si riempie la bocca di slogan retorici come “orgoglio veneto, identità veneta, la Serenissima”…Per l’ex Marco siamo già al terzo bando andato a vuoto, nessuno lo ha voluto: forse la nostra continua presenza, decine di articoli sulla stampa, manifestazioni continue delle associazioni ambientaliste (anche con l’appoggio di Radio Gamma 5), un lungo digiuno al quale hanno aderito in più di 100 tra noi, hanno fatto desistere gli acquirenti, in attesa di tempi migliori. Due anni fa, appena una settimana dopo una nostra manifestazione, hanno bruciato parte del Rifugio Casa Vallorch, un incendio doloso mai rivendicato da alcuno, tipo intimidazione mafiosa. Ecco perché, dopo oltre 30 anni, i motivi per ritrovarci ancora non mancano, per ribadire che impegnarci in prima persona per salvare anche una piccola foresta (rispetto alla Madre Terra) significa fare qualcosa di importante per tutto il pianeta. Se dappertutto ci si mobilitasse per proteggere il proprio “piccolo” territorio, sarebbe l’inizio dell’inversione di tendenza. Come dice la giovane Greta, gli stati non fanno nulla di concreto e producono solo proclami che poi non rispettano o rimandano a tempi troppo lunghi, allora è compito di tutti noi, della “gente comune”, di scendere in campo e far valere le proprie ragioni per difendere il futuro della Terra, cioè il nostro futuro, partendo dai singoli luoghi in pericolo.

Itinerario di domenica 10 novembre. Ad un anno dalla Tempesta Vaia in Cansiglio è ancora emergenza e l’accesso a Casera Palantina dalla tradizionale partenza in Pian Canaie è tuttora chiuso per l’asportazione degli alberi caduti. L’anno scorso siamo rimasti nella Piana e anche quest’anno rimaniamo nella parte meno colpita della Foresta, attorno alla cima del monte Pizzoc. Dalla strada provinciale 422, proveniente da Vittorio Veneto, dopo il passo della Crosetta si prende a sinistra la strada in salita con indicazione Pizzoc. Dopo circa 2 km girare a sinistra, indicazione Cadolten e a meno di 1 km si parcheggia davanti all’ex casa forestale. Raduno dalle 9.30 alle 10 a Cadolten. Partenza a piedi lungo la strada bianca. Dopo la chiesa di S. Floriano si imbocca a dx il sentiero 981 e poi il sentiero Berry (percorso dai partigiani durante la Resistenza), fino a Casere Croce in Pian de Geisa e si continua fino alla strada asfaltata per il Pizzoc. Alle 12 raduno sulla cima, ora Piazza della Pace, un tempo sede della base radar militare demolita dopo anni di manifestazioni. Pranzo al sacco, interventi, musica, ricordando le azioni del passato (impianti della Palantina, demolizione delle basi militari, contro l’impianto eolico, Riserva regionale, Unesco..) e del presente: NO alla vendita dell’ex albergo San Marco o di altre parti del Cansiglio. Chi ha problemi può arrivare al raduno in auto. In caso di maltempo, sotto la cima c’è il Rifugio “Città di Vittorio Veneto”. Il nuovo gestore dà tutta la sua disponibilità: possiamo pranzare al sacco, sui tavoli davanti al rifugio e usare i servizi. All’interno, per chi lo vuole, caffè, panini, ecc… Alle ore 14, tempo permettendo, si prosegue lungo il sentiero di cresta, con splendido panorama sulla pianura fino alla laguna e alle Dolomiti. Dall’Oselada si scende lungo il Vallon de le Ortighe fino alla strada forestale del Taffarel (sentiero H1) e sul sentiero H torniamo al parcheggio, alle 15,30-16. Alla fine foto di gruppo, come le altre volte, davanti al San Marco con lo striscione IL CANSIGLIO NON È IN VENDITA. A Sarmede (TV) è aperta la mostra dell’illustrazione per l’infanzia, ormai alla 32° edizione. Se c’è ghiaccio sulla strada, non potremo salire e comunicheremo un percorso accessibile alternativo (al bivio del- la SP 422, prima di salire al Pizzoc) uno/due giorni prima, via mail. Info 346.6139393 (Toio).

 

Il Cansiglio non si vende: continua fino al 17 settembre il digiuno a staffetta per denunciare possibili speculazioni economiche sull’Antica Foresta

Dopo aver iniziato a digiunare lo scorso 9 settembre insieme a Michele Boato, Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, lancia un invito a partecipare a “Digiuno&Raduno, il Cansiglio non è in vendita“, iniziativa da loro intrapresa insieme ad alcune associazioni ambientaliste e a Radio Gamma 5 per la difesa dell’Antica Foresta.

L’invito. Un ciao ed un grazie a tutti da parte di Toio de Savorgnani e Michele Boato, siamo ancora in pista per la salvaguardia del Cansiglio, il 9 settembre è iniziato un digiuno collettivo e poi il 17  settembre saremo su in altopiano per una raduno con escursioni….partecipate, aderite al digiuno di un giorno a testa ( a staffetta…), comunicandolo a me o a Michelenon occorre venire in Cansiglio, si fa  a distanza. Trovate informazioni anche sulle nostre pagine facebook

Gli organizzatori spiegano in una nota:

“Il Cansiglio è nuovamente in forte pericolo, purtroppo questo accade periodicamente ed il nostro non è un allarmismo infondato. Trenta anni fa e per oltre 25 anni, il pericolo più grosso è stato il collegamento con impianti per lo sci da discesa tra il Pian Cavallo ed il Cansiglio veneto: un primo impianto avrebbe poi dato il via alla creazione del comprensorio Sciistico del Cavallo-Cansiglio che avrebbe snaturato per sempre un paesaggio rimasto pressoché intatto per millenni. Ora invece il pericolo incombente è la vendita delle proprietà regionali, il cosiddetto demanio, a cominciare dall’ex albergo San Marco e non dobbiamo farci ingannare dalla apparente trascurabilità di questo evento: è vero che il San Marco è un rudere, è anche vero che la sua rimessa in funzione come struttura alberghiera potrebbe rivitalizzare un po’ l’economia locale, ma a questa prima cessione al privato è più che ragionevole sospettare che molte altre parti del Cansiglio verranno messe in vendita: il San Marco venduto sarebbe la rottura di un principio, cioè della inalienabilità del Cansiglio, che dura da oltre 1000 anni. Ma non si tratta nemmeno di difendere un principio: col Cansiglio interamente pubblico si può sperare di andare avanti con una selvicoltura sempre meno di sfruttamento economico e sempre più naturalistica, si può sperare che la Foresta diventi un’area naturale protetta, ad esempio una Riserva Regionale, oppure che sia accettata la sua designazione a Riserva della Biosfera Unesco, ma se vincerà la privatizzazione si parlerà solo di economia, di soldi, di sfruttamento a costo di qualsiasi sacrificio ambientale, come ora sta avvenendo per le colline del Prosecco.

Ecco perché abbiamo iniziato il digiuno a catena da sabato 9 settembre ed ecco perché ci ritroveremo nel maggior numero possibile domenica 17 settembre in Cansiglio, grazie all’aiuto degli amici di Radio Gamma 5, per tentare il salvataggio in extremis di questo grande patrimonio storico e naturalistico, visto che proprio in settembre partirà il quarto ed ultimo bando per la vendita del San Marco che, in caso di assenza di acquirenti, permetterà alla Regione di procedere a trattativa privata o addirittura alla cessione non onerosa purchè chi accetta la proprietà si impegni a rimettere in piedi l’albergo ristrutturandolo.

Noi non siamo d’accordo, lo abbiamo sempre detto, piuttosto che vendere solo per avere un albergo in più, ma con un costo ambientale altissimo oltre che una perdita storica e culturale, è meglio demolire e fare sparire ogni traccia del rudere attuale e ricreare al suo posto uno spazio verde“.