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Formazione, al via il corso per diventare “Manager della sicurezza alimentare” promosso da IZSVe e Regione Veneto

Manager sicurezza alimentareSi terrà venerdì 24 gennaio alle ore 14.30 a Grisignano di Zocco (VI) presso la piattaforma SISA – Sala Riunioni (via Serenissima 10) la presentazione alla stampa del progetto “Safety management per le aziende agro-alimentari” realizzato dall’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie (IZSVe) in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione del Veneto.

Diventare manager della sicurezza alimentare. Il percorso di formazione professionale, rivolto a giovani laureati nel settore agro-alimentare, rappresenta una delle possibili risposte fatte in modo chiaro e forte alla crisi occupazionale che sta colpendo il sistema socio-economico.  Il progetto prevede la formazione della figura professionale del Manager della sicurezza alimentare a livello aziendale, in grado di rispondere in modo efficace ai mutamenti normativi e organizzativi delle aziende agro-alimentari, e capace di far fronte alle prossime importanti sfide dell’alimentazione, come richiesto dal mercato comunitario e globale. L’assessorato, attingendo in modo razionale a fondi europei, intende promuovere il dialogo fra il mondo della formazione e quello produttivo allo scopo di “costruire” competenze e professionalità e migliorare le opportunità occupazionali attraverso una formazione specialistica di alto livello.

Relatori.  All’incontro saranno presenti: Antonia Ricci (direttore Dipartimento di Sicurezza Alimentare, IZSVe), Igino Andrighetto (direttore Generale dell’IZSVe), Sergio Cassingena (presidente SISA Centronord),  Elena Donazzan (assessore regionale all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro).

(Fonte: Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie)

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L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sfida la crisi, in bilancio oltre 2 milioni di utile

Istituto Zooprofilattico delle VenezieNonostante la crisi economica l‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di Legnaro (PD) non solo tiene i conti in ordine, ma chiude il bilancio del 2012, approvato nell’ultima seduta del 30 maggio, con un utile che supera i 2 milioni di euro.

Utile dovuto a un’aumento delle attività e al contenimento dei costi. Il risultato non è di poco conto se si considera il difficile momento economico vissuto anche dalla pubblica amministrazione. Oltre due milioni di utile rappresentano infatti, in termini percentuali, il 5% del valore della produzione complessiva, rendimento molto simile a quello di un’industria. L’utile conseguito nel 2012, risultato superiore di circa il 20% a parità di condizioni tecnico – economiche, è conseguente ad un aumento delle attività (9%) e soprattutto ad un serrato contenimento dei costi, soprattutto di quelli relativi al personale, all’acquisto di beni non sanitari e alle collaborazioni esterne. Insomma, le economie messe in atto hanno portato i loro frutti. L’incremento dell’attività e l’avanzo di bilancio, l’ulteriore miglioramento dell’efficienza del sistema IZSVe sono conseguenza della laboriosità di tutto il personale e di una programmazione basata su solidi e concreti criteri. Una linea che ha visti concordi tutti gli organi gestori l’Ente.

(Fonte: Istituto Zooprofilattico delle Venezie)

Visita dei soci ARGAV all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ente pubblico d’eccellenza scientifica italiana, dove operano ricercatori di altissimo livello

Soci ARGAV in visita all'IZSVe 1 marzo 2013

1 marzo 2013, i soci ARGAV in visita all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro (PD)

(di Efrem Tassinato, socio ARGAV nonché tesoriere UNAGA e Marina Meneguzzi, socio ARGAV). Lo scorso 1 marzo un gruppo di soci ARGAV ha incontrato i dirigenti e ha visitato i laboratori dellIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie a Legnaro (Pd), ente sanitario di diritto pubblico, certamente uno dei luoghi dell’eccellenza scientifica italiana.

Omaggio ARGAV A Igino Andrighetto

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, fa omaggio della targa-ricordo dell’Associazione a Igino Andrighetto, direttore generale dell’IZSVe

Punto di riferimento mondiale nell’ambito della ricerca per la sanità e il benessere animale, della sicurezza alimentare e della tutela ambientale. La presentazione dell’Istituto di Igino Andrighetto, direttore generale di IZSVE, omaggiato con la targa-ricordo dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, ha messo in luce la particolarità di questa esperienza nata nel 1929 come laboratorio per incrementare le risorse zootecniche ed oggi proiettata sulla scena nazionale e internazionale come punto di riferimento per il monitoraggio e la ricerca per la prevenzione nell’ambito della sanità e del benessere animale, della sicurezza alimentare e della tutela ambientale. Una realtà, territorialmente competente per le tre regioni del Nord est italiano, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige e che occupa 600 addetti, la gran parte dei quali ricercatori.

Ilaria Capua Premio ARGAV 2012

Il premio ARGAV 2012 a Ilaria Capua

Centro di referenza mondiale per l’aviaria. In specie, l’Istituto assolve al ruolo di centro specialistico sull’influenza aviaria perché il Veneto rappresenta un’area di eccellenza delle produzioni avicole, secondo solo agli Stati Uniti nell’allevamento dei tacchini. Era perciò ovvio che il virus dell’influenza aviaria fosse scoperto qui. E’ venuta quindi spontanea la domanda sui nuovi rapporti che potranno instaurarsi tra l’Istituto e la famosa ricercatrice Ilaria Capua, premio ARGAV 2012, che qui dirigeva un gruppo composto da una settantina di ricercatori, ora che è stata eletta alla Camera dei Deputati. La riposta di Andrighetto è stata che i rapporti certamente continueranno, ovviamente su un piano che tenga conto della nuova situazione, per certi aspetti interessate per la contiguità tra il lavoro di ricerca e la politica, in un Paese dove la ricerca non è tenuta in adeguato conto. “L’istituto”, ha continuato Andrighetto “è una struttura sanitaria pubblica con una regolamentazione dell’aspettativa che per la Capua scatterà il 15 marzo prossimo, più rigida rispetto ad esempio all’istruzione. Ciò che però teniamo a dire è che essa rappresenta una risorsa con la quale mantenere stretti rapporti ed anche perciò non sarà nominato un sostituto.”

Una compagine di ricercatori di altissimo livello. Al di là dell’indiscusso valore di Ilaria Capua, il direttore generale Andrighetto ha tenuto infatti a sottolineare come l’IZSVenezie abbia in seno una compagine di ricercatori di altissimo livello, ad iniziare da Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Istituto, che ci ha illustrato l’organizzazione della struttura a cui poi è seguita la visita ai laboratori. E che per merito di un lavoro collettivo e di un sistema – pubblico, per una volta tanto – fortemente efficiente, l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie è attualmente sede di 7 centri di referenza nazionali: apicoltura, influenza aviaria e malattia di Newcastle, interventi assistiti con gli animali (pet therapy), malattie dei pesci, molluschi e crostacei, rabbia, salmonellosi, ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo-animale. Molto interessante anche l’attività di informazione rivolta al consumatore intrapresa dall’Istituto, e di cui potete avere un assaggio a questo link, dove è visibile il primo video della sezione IZSVe Scienza sulla sicurezza alimentare in ambito domestico.

Mozzarelle blu, è colpa di un batterio

foto Ansa

Le hanno già soprannominate “mozzarelle dei puffi” perché, a contatto con l’aria, diventano blu. Due donne, una a Torino e l’altra a Trento, hanno lanciato l’allarme denunciando l’accaduto ai carabinieri. E i militari del Nas (nucleo antisofisticazioni) hanno effettuato un primo maxi-sequestro di 70 mila confezioni, mentre il pm Raffaele Guariniello, della procura torinese, ha aperto un’inchiesta. Le mozzarelle, prodotte in Germania, erano destinate ai banconi di una nota catena di supermercati discount, che le distribuiva a costi compresi fra 1,75 e 2 euro. Le donne hanno aperto le confezioni e hanno dato l’allarme. L’improvvisa colorazione del formaggio è stata anche documentata con la minitelecamera del telefonino.

Test eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. La società – hanno spiegato gli inquirenti – si è comportata bene, collaborando con i carabinieri e dandosi da fare per ritirare tutti i pezzi entrati in circolazione. Guariniello, intanto, medita di attivare una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell’azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato – per ora a carico di ignoti – è la violazione dell’articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall’Istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che all’origine del fenomeno c’é un batterio, forse capitato nel formaggio durante le ultime fasi della lavorazione. Il ministro della salute, Ferruccio Fazio, comunica che è già stato attivato il sistema di ‘allerta rapido’ comunitario con la segnalazione alla Commissione europea e alle autorità tedesche della contaminazione delle mozzarelle. E dopo l’intervento dei Nas non dovrebbero più esserci esemplari nei banchi frigo della piccola e grande distribuzione.

Metà delle mozzarelle italiane sono fatte con latte straniero o cagliate industriali. Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, dal canto suo, invita la Camera dei deputati ad approvare con urgenza la legge sulle etichettature “per garantire in tutto e per tutto i consumatori”. La Coldiretti sottolinea come “la metà delle mozzarelle in vendita in Italia siano fatte con latte straniero o addirittura con cagliate industriali (semilavorati) provenienti dall’estero”. E Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura alla Camera, lamenta che “tra mozzarelle blu, latte alla melamina, pomodori taroccati provenienti dall’est asiatico ed oli di importazione spacciati per nazionali l’agricoltura italiana davvero non ce la fa più”. La procura di Torino si sta già occupando della questione sul più ampio fronte possibile. “Le insidie – dice Guariniello – arrivano da tutte le parti e noi dobbiamo fare in modo che tutti i prodotti siano sicuri. Anche a tutela dei marchi italiani“. “Per questo – aggiunge senza scendere nei dettagli – ci stiamo avvalendo dell’aiuto di varie forze di polizia. Che negli ultimi tempi hanno dimostrato grandissima professionalità”.

Produttori campani, la Dop è un’altra cosa. Puntare sulla qualità per difendersi dalle adulterazioni: dopo il sequestro delle “mozzarelle blu” eseguito a Torino e Trento i produttori della Campania, patria della mozzarella dop, ribadiscono l’invito ai consumatori. C’é ovviamente anche timore per il danno di immagine derivante da episodi del genere, “ma occorre chiarire – dice Luigi Chianese, presidente del Consorzio tutela mozzarella bufala campana dop – che le mozzarelle sequestrate sono prodotte con latte vaccino e non di bufala. Non si tratta quindi del prodotto dop, ma di un prodotto a basso costo e bassa qualità”. Secondo i dati dei produttori riuniti nel Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala, la mozzarella dop non conosce crisi. “Anche l’ effetto dell’allarme, poi rientrato, sulla brucellosi e la diossina è svanito e adesso la nostra produzione non riesce a soddisfare la richiesta per mancanza di latte”, dice Chianese. Dello stesso avviso è Albert Sapere, tra gli organizzatori del Salone della Mozzarella di bufala di Paestum (Salerno), rassegna che nel maggio scorso ha toccato il record di 120 espositori e 40mila visitatori: “Il prodotto di qualità resiste a tutti gli scossoni. La mozzarella dop piace e conquista anche i grandi chef, come Massimo Bottura che nel suo ristorante di Modena ha inserito più piatti a base del nostro prodotto”. Secondo Sapere il sequestro “deve rassicurare i consumatori, perché testimonia la validità dei controlli eseguiti. Controlli che premiano i produttori impegnati sul versante della qualità. Comunque la miglior difesa per chi compra è la conoscenza del prodotto: fidarsi dei produttori conosciuti o di marchi di garanzia come quello del consorzio campano, evitando confusioni tra la mozzarella di bufala dop e prodotti a basso costo”.

Le frodi alimentari più comuni.
Se una mozzarella diventa blu è facile accorgersi che c’é qualcosa che non va, ma anche una mozzarella bianchissima potrebbe essere taroccata, col gesso, come è stato in passato scoperto grazie ai sequestri effettuati dai Nas in Italia. Milioni di controlli e ispezioni, settore per settore, vengono effettuati ogni anno da Nas, Guardia di finanza, servizi veterinari e di igiene delle Usl, in difesa del consumatore italiano. In Italia nel periodo 2008-2009 le frodi agroalimentari sono aumentate vertiginosamente (+32%), un giro d’affari illecito di tre milioni di euro al giorno, secondo i dati del rapporto FareAmbiente presentato in questi giorni. Tra i prodotti più colpiti ci sono, oltre ai latticini, anche olio, vino, riso e conserve di pomodoro, per parlare solo delle sofisticazioni con aggiunte ‘non lecite’. Tra i latticini, la mozzarella di bufala é sicuramente la più ‘taroccata’. Secondo la legge, per chiamarsi tale, deve contenere almeno il 50% di latte di bufala, ma i Nas hanno scoperto mozzarelle di bufala fatte con latte comune in polvere, oppure con latte di mucca sbiancato con calce e soda e proveniente dalla Colombia o dalla Bolivia, dove costa circa 50 centesimi al kg invece che 1,35 euro di quello campano. In cima alla classifica dei prodotti più adulterati ci sono l’olio extravergine e il vino. Risale a nemmeno un mese fa l’ultimo sequestro di olio adulterato da parte dei Carabinieri del Nas di Bari, si trattava di comune olio di semi colorato con clorofilla e spacciato per olio d’oliva extravergine. Due anni fa è stata sgominata un’organizzazione che operava in varie città italiane producendo in questo modo finto olio d’oliva extravergine e sequestrati sette oleifici. Oli alimentari esausti, e dunque potenzialmente pericolosi, sono stati scoperti dai Nai in ristoranti e fast-food di diverse regioni italiane lo scorso anno. Il vino senz’uva, denunciato più volte dalle organizzazioni agricole, è un classico della sofisticazione. Con l’aggiunta di alcol, magari di contrabbando, e zucchero si possono produrre fraudolentemente ulteriori quantitativi di vino da successive spremiture di uva. Ma c’é anche chi ha aggiunto al mosto acido cloridrico e acido solforico oltre ai più innocui acqua e zucchero. Per questo il proprietario di una cantina vinicola di Veronella (Verona), C.B., è stato arrestato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Verona su disposizione del Gip della Procura del Tribunale di Verona. L’uomo aveva dei precedenti per sofisticazione che risalivano a una ventina di anni fa, allo scandalo del vino al metanolo.

(fonte Ansa)