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Che informazioni troviamo nelle etichette dei prodotti confezionati? 100 secondi per saperlo.

In questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si scoprono quali sono le informazioni che si trovano sulle etichette dei prodotti alimentari confezionati che devono essere specificate dai produttori secondo il Regolamento UE 1169 del 2011.

Fonte: IZSVe

Sicurezza alimentare. Come funzionano i controlli veterinari alle frontiere? La risposta in 100 secondi.

Ogni anno l’Italia importa animali e prodotti di origine animale dall’estero, un volume commerciale in continua crescita. Quanto sono sicuri questi prodotti? E chi fa i controlli? A vigilare ci pensano veterinari e personale dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) e degli Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari (UVAC), stazioni periferiche del Ministero della Salute. I PIF si occupano delle importazioni dai Paesi Terzi, gli UVAC si occupano degli scambi all’interno della Comunità Europea.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Sicurezza alimentare, differenza tra “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”

Il termine shelf-life significa letteralmente “vita di scaffale” e nell’ambito della sicurezza alimentare viene utilizzato per indicare la vita commerciale del prodotto, ovvero il periodo di tempo che intercorre fra la produzione e il consumo dell’alimento senza che ci siano rischi per la salute del consumatore. Ma da cosa dipende la durata del prodotto? Chi la stabilisce e come? E quale differenza c’è fra le varie diciture sulla scadenza che troviamo nelle confezioni dei prodotti alimentari? Scoprilo in questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Influenza dell’alimentazione sulla salute di onnivori, vegetariani e vegani, nessuna differenza se la dieta è ipercalorica e ricca di grassi

Il microbiota intestinale di vegani, vegetariani e onnivori è identico se la dieta è ricca in grassi. È questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e finanziato dal Ministero della Salute. La ricerca, pubblicata su Frontiers in Microbiology, aveva l’obiettivo di valutare l’impatto sul microbiota intestinale (l’insieme di tutti batteri presenti nell’intestino) derivante dal consumo di alimenti di origine animale.

Nessuna netta differenza. Sono stati coinvolti 101 volontari normopeso, che seguivano una dieta onnivora, vegetariana o vegana, a cui è stato chiesto di fornire il proprio diario alimentare, per la valutazione della composizione della dieta, e un campione fecale, per lo studio della composizione del microbiota. “Lo scenario osservato è stato sorprendente, in quanto ci aspettavamo di vedere delle differenze nette fra persone che si alimentano in modo così diverso. È apparso evidente invece che l’”etichetta” di vegano, vegetariano o onnivoro non è sufficiente a dare conto dell’impatto della dieta sulla salute”, ha dichiarato Antonia Ricci, direttore sanitario dell’IZSVe e responsabile scientifico della ricerca.

Dieta tipica dell’Occidente. I ricercatori, infatti, utilizzando diverse metodologie hanno provato a differenziare il microbiota degli onnivori da quello dei vegetariani e dei vegani senza ottenere risultati statisticamente significativi. I tre gruppi erano perfettamente sovrapponibili e tra i vegani e i vegetariani non si evidenziava prevalenza di popolazioni microbiche tipiche di un’alimentazione ricca in fibra. L’analisi dei diari alimentari ha rivelato la soluzione del caso. Tutti i partecipanti, indipendentemente dagli alimenti consumati (di origine animale o vegetale), presentavano una dieta ricca in grassi e povera in carboidrati e proteine. Questa tipologia di dieta, tipica dell’Occidente e ritenuta responsabile della planetaria pandemia di obesità, da quanto emerge dalla ricerca provoca cambiamenti del microbiota intestinale che fanno assomigliare i vegani e i vegetariani agli onnivori. Nessuna delle tre tipologie di dieta, per il momento, ha vinto la sfida della salute.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Listeria in mais e verdura surgelati: focolai tra il 2015 e il 2018 in Austria, Regno Unito e Nord Europa, prodotti ora ritirati dal mercato. In Italia, ogni giorno effettuati 2800 controlli al giorno, quasi uno ogni 30 secondi.

Mais e altri vegetali surgelati sono le fonti di alcune infezioni da Listeria monocytogenes che hanno colpito negli ultimi anni l’Austria, il Regno Unito, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, con 47 casi e 9 decessi confermati tra il primo episodio nel 2015 e l’8 giugno 2018.

Ceppi individuati in vegetali surgelati prodotti in Ungheria, ora ritirati tutti dal mercato. Gli esperti hanno utilizzato la tecnica del whole genome sequencing per individuare l’origine alimentare delle infezioni, che inizialmente si riteneva limitata al solo mais surgelato prodotto da un’azienda ungherese. In seguito invece gli stessi ceppi di Listeria monocytogenes sono stati individuate anche in altri vegetali surgelati prodotti dalla stessa azienda tra il 2016 e il 2018. Questo fa ipotizzare che i ceppi siano sopravvissuti nel centro produttivo nonostante le procedure di pulizia e disinfezione condotte per rimediare al problema. Il 29 giugno 2018 l’Ufficio per la sicurezza della catena alimentare ungherese ha vietato la vendita e ordinato il ritiro dal mercato di tutti i vegetali surgelati prodotti dall’azienda tra l’agosto 2016 e il giugno 2018.

Adeguata cottura. Con questa misura si riduce significativamente il rischio di ulteriori infezioni umane. Per ridurre ulteriormente il rischio è consigliabile consumare verdura surgelata solo dopo un’adeguata cottura, in particolar modo per soggetti a rischio come donne in gravidanza, neonati e anziani con sistemi immunitari indeboliti.

In Italia, ogni anno effettuati più di 1 milione di controlli. Gli alimenti che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole sono sottoposti a numerosi controlli che servono a garantire la sicurezza di quello che mangiamo. Il funzionamento del sistema dei controlli sugli alimenti è ben illustrato in questo breve video della nuova serie 100 secondi realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Sicurezza alimentare, per i consumatori del Nord Est è associata a qualità e controllabilità diretta e indiretta del cibo

Scegliere alimenti freschi e di qualità, preferire il “chilometro zero” e venditori di fiducia, leggere le informazioni in etichetta prima di acquistare: sono le strategie che le persone adottano per assicurarsi che ciò che mangiano sia sano e sicuro, in base a quanto emerge da uno studio sulle percezioni sui rischi alimentari realizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Quattro focus group condotti nel Nord Est. I risultati dello studio rappresentano un contributo utile al lavoro delle autorità pubbliche che hanno l’onere di definire politiche efficaci sulla sicurezza alimentare e promuovere l’adozione di comportamenti responsabili per ridurre i rischi alimentari. La ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica Appetite, si è basata su quattro focus group condotti nelle città di Pordenone, Udine, Trento e Bolzano, a cui hanno partecipato in totale 45 persone. La ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità diretta e indiretta del cibo. Durante questi incontri, i partecipanti sono stati invitati a dibattere le loro convinzioni sui rischi legati all’alimentazione e a raccontare i comportamenti che adottano quando acquistano il cibo, lo preparano e mangiano fuori casa.

Gli alimenti ritenuti più rischiosi dai partecipanti sono stati i prodotti deperibili: frutta, verdura, uova, carne e pesce. Sono state espresse preoccupazioni sia legate alle infezioni trasmesse dalla presenza di microrganismi dovuti a una cattiva conservazione di questi alimenti, sia alle possibili contaminazioni chimiche dovute all’impiego di sostanze usate nelle produzioni industriali come pesticidi, ormoni e conservanti. Per questi motivi, gli intervistati hanno detto di preferire prodotti freschi, made in Italy, acquistati il più possibile da piccoli venditori locali con cui instaurano un rapporto di fiducia. Questo nonostante ci sia la consapevolezza dei controlli sanitari da parte delle aziende e delle autorità pubbliche sugli alimenti della grande distribuzione, tra i quali sono percepiti come più sicuri i prodotti di marche conosciute.

Meglio mangiare a casa che fuori. Per gli intervistati, inoltre, mangiare fuori casa è più rischioso che mangiare in casa: sia perché non ci si può assicurare dell’igiene dei luoghi e degli operatori che preparano i piatti, sia perché gli esercizi pubblici potrebbero conservare troppo a lungo gli avanzi e offrire alimenti meno sani dal punto di vista nutrizionale. In generale la ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità del cibo. La qualità viene messa in relazione con la freschezza, la naturalità e l’origine locale del cibo; la controllabilità con la possibilità di agire in prima persona per assicurarsi che il cibo sia sano e di qualità (ad esempio, controllando l’aspetto e la data di scadenza del cibo, acquistando da venditori di fiducia, cucinando direttamente ciò che si mangia), oltre che con la possibilità di ottenere certificazioni e garanzie dalle aziende e dalle autorità attraverso l’etichettatura e i brand, elementi che rassicurano il consumatore al momento dell’acquisto.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

 

Certificazione agroalimentare, la parola ai produttori

Certificazione come strumento per qualificare le produzioni, valorizzare i prodotti e tutelare il consumatore. E’ attorno a questo concetto-chiave che si è sviluppato lo scorso 26 maggio all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige il convegno promosso da AQA Certificazioni della Fondazione Edmund Mach e CSQA. Il vicepresidente dell’Istituto Agrario, Gabriele Calliari, il direttore generale, Alessandro Dini e il presidente di CSQA, Luigino Disegna, hanno spiegato l’importanza del nuovo accordo che darà più servizi e supporto alle aziende trentine, anche in termini di informazione e formazione, sulle materie legate alla certificazione per valorizzare il sistema organizzativo aziendale e la qualità delle sue produzioni.

Le tematiche emerse nella tavola rotonda. Momento clou del convegno, moderato da Mirtis Dalpiaz, direttore di Aqa Certificazioni, è stato il dibattito che ha visto salire sul palco dei relatori alcuni esponenti del modo agricolo trentino: Mario Tonina della Federazione provinciale allevatori, Massimiliano Gremes di Melinda, Diego Coller di Astro, Andrea Merz di Trentingrana e Fausto Peratoner della cantina Lavis. Tra i principali messaggi scaturiti dalla tavola, coordinata dal giornalista esperto di economia e marketing dell’agroalimentare, Fabio Piccoli, la crescente attenzione alle nuove tipologie di  certificazione volte alla sostenibilità ambientale, la necessità di razionalizzare gli strumenti di certificazione e di rafforzare la comunicazione e l’immagine aziendale, la preoccupazione per la continua proliferazione degli schemi che rischiano di creare confusione e non creano ulteriori vantaggi per l’azienda.

Certificazione come valore aggiunto. “La certificazione ormai è un prerequisito per proporre con più forza i propri prodotti all’esterno” ha spiegato Gremes, mentre Peratoner ha sottolineato che quello del vino è un settore che prima di altri ha avvertito la necessità di ricorrere a questo strumento. “Certificazione come valore aggiunto” per Danilo Merz che ha portato Trentingrana a sfruttare sito internet, packaging, brochure aziendali per trasmettere al consumatore il concetto di sicurezza alimentare e di affidabilità. Secondo Coller le certificazioni in futuro saranno “sempre più specializzate, spostando l’attenzione sulla qualità del prodotto e sulla sua origine”, mentre per Mario Tonina in questo momento di difficoltà per i prezzi e la concorrenza dall’estero la certificazione ha consentito di  distinguere e qualificare meglio la carne trentina.

Logo Qualità trentino. Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento agricoltura della Provincia ha descritto gli interventi e i finanziamenti pubblici per la qualità. “Contare su produzioni certificate  significa offrire una maggiore garanzia di qualità -ha detto-: questo porta un grande vantaggio, anche in termini di immagine, per l’intero comparto agroalimentare. E’ in questa direzione che si muove anche il marchio “Qualità trentino”, logo che distinguerà sul mercato le produzioni agroalimentari trentine che rispettano specifici protocolli di produzione. Andrea Cereser dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha parlato delle norme volontarie e della gestione della qualità, mentre Maria Chiara Ferrarese ha illustrato le norme volontarie applicabili al settore agroalimentare.

(fonte Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Breaking news: all’incontro Argav dell’1 marzo al Wigwam Arzerello, anteprima vertice europeo sui virus influenzali

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

All’incontro Argav che ci sarà stasera alle 19 al Wigwam Arzerello, sarà presente anche Teresino Calogero, medico veterinario dellIstituto Zooprofilattico delle Venezie, per una comunicazione sui temi di un importante vertice europeo previsto a Padova nei prossimi giorni e che ospiterà i massimi esperti di virologia riuniti per presentare lo stato dell’arte e i progetti di ricerca sui virus influenzali.