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5/10/14, a Chioggia (VE), il Consorzio del Radicchio di Chioggia Igp lancia la campagna anti-contraffazione “Il Principe Rosso”

Giuseppe Boscolo Palo con Radicchio Chioggia

Giuseppe Boscolo Palo, presidente Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

Un’intera giornata dedicata all’agricoltura. La organizza Coldiretti che domenica 5 ottobre porta in piazza Granaio a Chioggia (VE) i Farmers Market della provincia di Venezia: ortaggi e frutta di stagione, salumi e formaggi, vino e miele, farine e prodotti da forno, tutti rigorosamente dal produttore al consumatore. Tra i gazebo gialli di Campagna Amica c’è anche quello che ospita il Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia Igp.

Progetto “Il Principe Rosso”. «Abbiamo voluto cogliere questa occasione – spiega Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio, nonché socio ARGAV – per dare avvio operativo al nostro progetto “Il Principe Rosso”, partendo proprio da Chioggia, che è l’indicazione geografica protetta del nostro Radicchio Igp. Si tratta di un’iniziativa di promozione, ma anche di formazione per far capire il grande valore insito nel prodotto col marchio della denominazione. Ormai in tutto il mondo si produce radicchio rosso tondo, che è il più consumato abbinato, spesso fraudolentemente, all’appellativo “Chioggia”, e arrivando come tale perfino nel nostro territorio. Una contraffazione del valore di parecchi milioni di euro, che confonde i consumatori e danneggia i produttori certificati di Radicchio di Chioggia, quello col marchio che ne garantisce l’origine. Da oltre un anno stiamo investendo risorse importanti per promuoverlo in Italia ed all’estero, dove spesso nei menù di ristoranti stellati si ritrova la parola “Chioggia” come sinonimo di “Radicchio”; perciò è singolare che il turista, soprattutto straniero, che arriva qui avendone sentito parlare al suo Paese, non lo ritrovi nel territorio d’origine. Vogliamo quindi promuovere il consumo del vero Radicchio di Chioggia, quello col marchio che ne certifica l’origine, partendo dal territorio di produzione. E in questo progetto abbiamo incontrato il sostegno di partner importanti, come Venezia Opportunità e la Provincia di Venezia».

Il convegno. Di contraffazione alimentare se ne parlerà nel convegno Gli inganni a tavola, difendiamoci dal falso Made in Italy che domenica 5 ottobre, alle 10 presso l’Auditorium San Nicolò, apre la kermesse di Coldiretti. Oltre alla vendita diretta dei prodotti per tutta la giornata, nel pomeriggio alle 16 i più piccoli possono partecipare al laboratorio “dal latte al formaggio”, dimostrazione pratica di come si fa una cagliata, mentre per chi ama la musica alle 17.00 c’è il concerto Gospel dei Vocal Ski Line di Venezia.

Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

Mercati a km zero, nel veronese il consumatore tipo è donna, attenta ai costi e alla salute

agriturismo_donnaDonna, tra i 35 e i 54 anni di età, con scolarità media e medio stato socio economico. E’ questo l’identikit del consumatore tipo dei mercati degli agricoltori, realizzato dal Consorzio VeroNatura che gestisce i mercati di Campagna Amica di Verona nei primi mesi del 2014 con una serie di interviste a utenti e produttori.

Nel dettaglio. A fronte di una presenza femminile pari al 62 per cento, si registra anche una presenza maschile pari al 38 per cento. Dall’analisi, è emerso che il consumatore tipo spende in media 13 euro ai mercati a kilometro zero. Acquista per lo più frutta e verdura e poi formaggi, carne, uova e salumi. Le ragioni della spesa nei mercati sono legate alla volontà di mangiare cibi sani, raccogliere informazioni su ciò che si consuma ed essere rassicurati su quello che si porta in tavola. Mangiare, dicono gli intervistati, è del resto un piacere. La soddisfazione dei consumatori dei mercati a kilometro zero è per il 75 per cento alta. “Cerchiamo di capire periodicamente – precisa Franca Castellani, presidente del Consorzio VeroNatura – chi sono i nostri clienti e cosa possiamo offrire nei nostri mercati. Del resto, da un’analisi di questi giorni su scala nazionale di Coldiretti, emerge che aumentano del 67 per cento gli acquisti degli italiani nei mercati degli agricoltori, in netta controtendenza con l’andamento negativo dei consumi alimentari, in calo del 4 per cento nel 2013.

Festa della donna. “Per ringraziare le nostre clienti, attente consumatrici – conclude Castellani – sabato 8 marzo nei mercati a kilometro zero di Borgo Roma e di Calmasino, daremo un omaggio a tutte le signore che si recheranno a fare la spesa”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Crisi, a Crespino (RO) Coldiretti parla del progetto economico per superarla

il tavolo dei relatori

«L’educazione alimentare è un dovere fondamentale verso i nostri figli, quanto l’educazione scolastica. Abbiamo una buona agricoltura che produce ottimi alimenti: diamoli ai nostri figli e insegniamo loro a mangiar bene, perché un bambino che mangia bene, sarà un adulto che mangia bene, sarà sano e non peserà sul servizio nazionale». Parola di pediatra e di sindaco di Crespino, Luigi Ziviani.

Globalizzazione del commercio del cibo, male necessario? Al convegno organizzato lo scorso 16 settembre da Coldiretti Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale: “Filiera agricola tutta italiana e qualità dei prodotti per superare la crisi e mangiare sano”, i relatori hanno collegato la globalizzazione del commercio del cibo con gli allarmi alimentari, sempre più frequenti, con la maggior lavorazione dei cibi e con l’allungamento dei passaggi per arrivare ai consumatori. Risultato: alimenti sempre meno freschi per poter essere trasportati per migliaia di chilometri, sempre più carichi di additivi e aromi, sempre più lontani dalla natura e dall’agricoltura, sempre meno italiani, con una forbice dei prezzi al consumo e alla produzione che si allarga. Ma Coldiretti ha la risposta delle filiere tutte agricole e tutte italiane. «L’Europa riceve il 12 per cento delle importazioni di cibo mondiali – ha detto Rolando Manfredini, responsabile dell’Area sicurezza alimentare della Confederazione nazionale Coldiretti – Ricordiamo la Bse, l’influenza aviaria, il pollo alla diossina, il batterio killer, la mozzarella blu… Il 95 per cento dei casi sono state malattie d’importazione. Nessuna emergenza ha mai avuto origine dall’Italia. Non è una fortuna, ma il risultato di un sano processo produttivo degli alimenti che ci viene da 10 mila anni di storia, quando i popoli transumanti inventarono le conserve per portarsi il cibo appresso e da qui abbiamo creato una cultura degli alimenti senza eguali al mondo».

 

platea convegno

«In Europa esiste il Rasff, il sistema di allerta e respingimento degli alimenti non-sicuri alle frontiere – ha spiegato Manfredini – Negli ultimi sei anni i rigetti sono aumentati: quest’anno sono al 5 per cento. Quali sono i cibi che risultano più contaminati? Alimenti dietetici e speziati. In ogni caso sempre alimenti “processati”, cioè che hanno subito delle lavorazioni dall’industria. E sono i tre quarti del commercio alimentare mondiale. Un sistema che posa su una filiera lunga, quindi meno controllabile. In prospettiva, il rischio alimentare è destinato sempre a crescere. Accorciare la filiera significa più controllo e meno storture. Prendiamo un vasetto di passata di pomodoro: euro 0,99 (offerto in sottocosto, dalla grande distribuzione). Il pomodoro incide per il 9 per cento (euro 0,08), il contenitore per il 19 (euro 0,19), il restante 72 per cento va in trasformazione, logistica e distribuzione (euro 0,72). Chi ha pagato il sottocosto?».

«I cibi che arrivano da lontano devono essere manipolati per poter resistere al trasporto – ha aggiunto Manfredini – Ecco i coloranti, gli additivi, gli aromi per dare colore e gusto a qualcosa che non sa di niente. Le banane vengono raccolte acerbe, maturano in nave e quando arrivano contengono meno potassio delle nostre pesche. Ma il consumatore non lo sa. Un chilo di ciliegie dal Cile consuma 7 chili di petrolio per arrivare. Fate conto che in Italia l’83 per cento dell’energia viene da combustibili fossili, l’86 per cento delle merci viaggia su strada e ogni italiano consuma 6-8 chili di merce trasportata al giorno; ogni pasto percorre mediamente quasi 2000 km». «Uno studio americano – ha proseguito Manfredini – ha calcolato che un cittadino Usa consuma 1600 litri di petrolio al giorno per mangiare. La guerra in Iran è stata fatta per il cibo! Per questo Coldiretti ha progettato la filiera agricola tutta italiana – ha concluso il relatore – perché dobbiamo mantenere la nostra indipendenza dal punto di vista alimentare: se uno stato perde la sua sovranità alimentare si sottomette ad un altro che gli imporrà il suo cibo al suo prezzo».

Crisi nera dei prezzi alla produzione. A conclusione della serata il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo ha così riassunto: «Nonostante siamo produttori di qualità, quest’anno abbiamo visto una crisi nera dei prezzi alla produzione. Le filiere lunghe e lo strapotere della grande distribuzione fanno allargare la forbice dei prezzi, sicché mentre il consumatore paga caro degli alimenti spesso anonimi, i produttori agricoli lavorano sottocosto e ricevono soltanto il 17 per cento per ogni euro di spesa alimentare del consumatore». «Per superare la crisi ed eliminare queste profonde ingiustizie – ha spiegato Giuriolo – Coldiretti ha lanciato un vero progetto economico per la realizzazione di filiere tutte agricole e tutte italiane: solo impegnandoci su questo progetto e stringendo i denti supereremo la crisi». «Abbiamo cominciato tre anni fa con i mercati degli agricoltori con la vendita diretta – ha concluso Giuriolo – e siamo pronti per la Vdo, vendita diretta organizzata. Un sistema di concentrazione del prodotto agricolo di tutte le aziende italiane che aderiscono alla nostra rete, che verrà distribuito attraverso le Botteghe di Campagna amica, sotto un unico marchio, in tutta Italia. Contiamo anche qui in Polesine di aprirne almeno una quanto prima».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)