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Api, 14 comuni trevigiani seminano la Facelia per aiutarle a vivere. Un progetto estendibile anche agli agricoltori, in quanto la Pac dà contribuiti specifici per la semina della pianta nei terreni messi a riposo.

Facelia con ape

Quattordici comuni della provincia di Treviso hanno aderito al progetto “Facelia”, promosso da Apat – Apicoltori in Veneto patrocinato da Confagricoltura, Coldiretti e Cia Treviso, per contribuire alla sopravvivenza degli insetti impollinatori. Il progetto consiste in un’azione di diffusione della Facelia (Phacelia tanacetifolia), pianta ad alto potenziale mellifero, produttrice di nettare e polline e dunque richiamo irresistibile per le api e altri insetti impollinatori.

Il progetto fa leva sulla sensibilità dei comuni, ai quali Apat e Confagricoltura chiedono di acquistare i semi della pianta, seminandoli in appezzamenti comunali e mettendoli a disposizione gratuitamente dei residenti. Viene chiesto anche di organizzare un incontro informativo con un agronomo e un apicoltore. La lettera con la proposta è stata inviata a 140 comuni tra Treviso e Venezia. I primi ad aderire sono stati Spresiano e Ponzano Veneto, seguiti da Quinto di Treviso, Asolo, Cison di Valmarino, Cornuda, Crocetta del Montello, Jesolo, Monastier di Treviso, Musile di Piave, Nervesa della Battaglia, Paese, Revine Lago e Villorba. A breve si unirà Resana e altri comuni partiranno in autunno. A Paese sono stati seminati 5.000 metri quadrati di Facelia a fianco al cimitero e in un’ex cava. A Quinto seminati due campi accanto agli orti urbani.

Azione estendibile agli agricoltori. “L’iniziativa ha incontrato i favori non solo degli apicoltori, ma anche di tanti cittadini attenti ai problemi ambientali e alla biodiversità, consapevoli del prezioso lavoro delle api e degli altri impollinatori – spiegano Stefano Dal Colle, presidente regionale di Apat e Dino Masetto, agronomo di Confagricoltura -. In futuro contiamo di estenderla anche agli agricoltori. La Pac, politica agricola comune, prevede infatti la possibilità di seminare la Facelia nei terreni messi a riposo, con contributi specifici. Negli ultimi anni si è assistito a una grande moria delle api, che sono fondamentali perché il loro lavoro rappresenta un terzo di quello che troviamo nel nostro piatto, direttamente e indirettamente. I foraggi, che servono all’alimentazione degli animali, sono prodotti grazie all’impollinazione, così come fiori, frutta ed erbe hanno bisogno delle api. Ma con l’aumento della popolazione di api potrà tornare a crescere anche la produzione di miele. Oggi, infatti, il miele italiano riesce a soddisfare in termini produttivi appena il 50% del fabbisogno interno. Tanto che dobbiamo importare da Cina, Ungheria e Romania”.

La Facelia è anche ottimale per favorire la biodiversità del territorio, abbellire il paesaggio con l’abbondante e prolungata fioritura dal colore violetto. La pianta, originaria dal Nord Messico e California, raggiunge un’altezza compresa tra i 60 e i 100 centimetri. Una volta sfiorita, si trincia e si interra, incrementando la sostanza organica del terreno (sovescio). Il progetto Facelia prevede anche iniziative di sensibilizzazione rivolte al mondo della scuola. All’istituto comprensivo di Spresiano è stato organizzato il concorso di disegno “La mia ape”, che ha coinvolto oltre 200 ragazzi dalla prima alla quinta elementare. In autunno partiranno conferenze nelle scuole dedicate alle api promosse sempre da Apat e Confagricoltura Treviso.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Treviso

Insetticidi neonicotinoidi, verso il bando totale?

ApiGli insetticidi neonicotinoidi minacciano seriamente non solo le api, ma anche bombi, farfalle, insetti acquatici e uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare. È quanto emerge da una revisione approfondita di tutti gli studi scientifici pubblicati dal 2013, commissionata da Greenpeace all’Università del Sussex (Regno Unito), una delle più importanti istituzioni scientifiche in questo campo.

Il rapporto “Rischi ambientali degli insetticidi neonicotinoidi”, appena pubblicato, esamina gli studi a partire dal 2013, anno in cui era stato adottato un bando parziale a tre neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) da parte dell’Unione Europea, ora in fase di revisione. Greenpeace, sulla base di questi risultati, chiede ora alla Commissione europea un bando totale dei neonicotinoidi e la promozione di metodi di agricoltura ecologica. “Le evidenze del contributo dei neonicotinoidi al declino delle api sono maggiori ora di quando venne adottato il bando parziale. Oltre alle api, queste sostanze possono essere plausibilmente legate al declino di farfalle, uccelli e insetti acquatici. Vista l’estensione del danno ambientale è prudente estendere il raggio d’azione dell’attuale bando europeo” commenta Dave Goulson, professore di biologia, considerato uno dei maggiori esperti europei dell’ecologia dei bombi.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa Veneto Agricoltura

Moria delle api. Il 24 luglio sera a Cison di Valmarino (Tv) il progetto di raccolta fondi “Al Passo con le api” mette in tavola cause e rimedi.

ApiContinuano gli appuntamenti organizzati dall’osteria La Muda di Passo San Boldo, a Cison di Valmarino (TV) per far conoscere il progetto di crowdfunding “Al Passo con le Api” destinato alla realizzazione di un museo del miele e dell’apicoltura nei locali dell’osteria (ne abbiamo parlato qui). Questa sera, venerdi 24 luglio, alle ore 20, ci sarà l’incontro dal titolo “”Le sentinelle del territorio: le api“, volto a far conoscere il mondo delle api e la loro importanza per l’uomo.

Relatori. Gilberto Carlotto (vice presidente O. A. WWF Terre del Piave TV – BL gruppo AltaMarca), parlerà de “I fitosanitari che uccidono le api e che creano danni alla nostra salute. Riferimenti legislativi che dovrebbero tutelare la salute e l’ambiente“, mentre Giuseppe Morosin (Tecnico Apistico Ass. Regionale Produttori Miele Veneto “Fattoria Apistica Didattica: L’alveare”), parlerà di “Moria delle api, cause e rimedi“. L’ingresso all’incontro è libero, posti limitati, seguirà buffet conviviale (prenotazione al numero 0437/757253 osteria@lamudadisanboldo.it).

Fonte: Progetto di crowdfunding “Al Passo con le api”

E’ nato al “Passo con le api”, progetto di crowdfunding per far nascere un museo del miele e dell’apicoltura a Passo San Boldo (TV)

ApiUn anno fa l’Osteria La Muda di San Boldo, storico edificio del ‘400 a Cison di Valmarino (TV), ha riaperto sotto la guida di una coppia di appassionati trentenni, Federica Romitelli ed Enrico Perin. Oggi i giovani “mudari” hanno un progetto: adeguare l’antica sala degli archi medievali del locale per trasformarla in museo del miele e dell’apicoltura di montagna.

Per questo hanno creato ProduzioniDalBasso.com, progetto di crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding finanziamento), ovvero, una modalità di raccolta fondi online che, attraverso una piattaforma, consente a chiunque e in modo completamente autonomo e disintermediato di pubblicare un progetto determinandone gli scopi, il tempo di raccolta, le eventuali ricompense per i sostenitori e il budget. Se il progetto raccoglie consensi e sostegno da parte delle persone nel tempo stabilito – visibile nel sito – sarà poi possibile realizzarlo.

Entrata La MudaPremessa. La località di Passo San Boldo è conosciuta per l’omonimo Passo e la strada dei 100 giorni che da Tovena porta fino a Trichiana. Questa strada rappresenta una straordinaria opera d’ingegneria realizzata dall’esercito austroungarico che, durante l’occupazione del 1918, necessitava di una via diretta con la linea del Piave. L’impresa è avvenuta con l’impiego di circa 7000 persone che in soli 100 giorni hanno scavato nella roccia le 5 gallerie che si possono oggi visitare. La Muda si trova immediatamente all’uscita delle gallerie, nella direzione verso Trichiana. Nei secoli, l’edificio è stato dogana, locanda e osteria (dal 1470) non perdendo mai il suo ruolo strategico sul Passo San Boldo in termini militari, commerciali e turistici. Coi suoi 600 mq, comprende alcuni spazi, di recente restaurati, che hanno riportatoalla luce elementi storici importanti quali ad esempio l’antico Larin ottagonale del 1600, la fondamenta romanica della torre medievale del San Boldo e i 3 stemmi presenti sul fronte (Città di Belluno, il Leone di San Marco e le insegne del Capitanio Leonardo Venier).

Interno La Muda

L’ala dedicata alla ristorazione dell’Osteria La Muda

L’idea de “Al Passo con le Api”. Oggi l’attività di ristorazione dell’antica Muda occupa una metà dell’edificio. Le altre stanze, corrispondenti all’area che occupava un tempo il dazio – la stanza degli archi- e il negozio di alimentari attivo fino agli anni ’80, sono in disuso. Il sogno di Federica ed Enrico è, quindi, di recuperare l’antica sala degli archi medievali per adibirla a Museo delle Api e punto informativo di riferimento per gli amanti della montagna e gli appassionati di storia. “Gli oggetti in mostra saranno recuperati con l’aiuto e la collaborazione delle Associazioni di Apicoltori del trevigiano e del bellunese. I testi e gli eventuali supporti video saranno realizzati grazie ai fondi che riusciremo a raccogliere“, racconta Federica. Che aggiunge: “L’intenzione è quella di creare un museo adatto ad adulti e bambini, con la possibilità di effettuare percorsi guidati in collaborazione con esperti apicoltori. Sarà inoltre possibile visitare l’apiario di Confos posto a 600 m s.l.m. Vorremmo anche realizzare un piccolo e moderno shop per fornire materiale turistico e prodotti tipici del territorio quali miele, salumi e formaggi“.

Percorso di sensibilizzazione sul mondo delle api. Perchè aprire un museo delle Api alla Muda? Alla domanda risponde Enrico: “La vita delle api dipende dalla qualità dell’ambiente in cui vivono. A questo proposito, il museo nascerebbe in un’area strategica, le Prealpi Venete. Che a Nord confinano con un’area di grande pregio ambientale, ricca di biodiversità, in cui si trovano Limana, detto il paese del Miele, e Passo San Boldo. Beninteso, il museo a cui vorremmo dar vita non vuole essere un luogo di memoria dell’ape ma un punto di sensibilizzazione verso il mondo delle api e un’alimentazione rispettosa dell’ambiente, buona, pulita e giusta come insengna anche Slow Food“.

Se amate le api, la montagna e il buon vivere,  non vi resta che cliccare e donare, potrete essere anche ricompensati con degustazioni di miele e formaggio locali, fare un’esperienza in apiario e sala smielatura, oppure con l‘adozione di un’arnia.

Fonte: La Muda

 

Vallagarina (TN), contributi per salvare le api

api-alveare-favo-byflickcc20-botheredbybee-500Per il progetto di salvaguardia e incremento della popolazione di api della Vallagarina attraverso il recupero di terreni abbandonati e incolti, la Comunità della Vallagarina garantisce il sostegno economico attraverso il contributo per l’acquisto delle arnie (il cotributo è per l’85% della spesa e comunque in misura non superiore a 120 euro ad arnia).

Api fondamentali per l’impollinazione. La salvaguardia delle popolazioni di api della Vallagarina risulta particolarmente importante per l’attività di impollinazione di molte specie agrarie. Sulla base di tali premesse la Provincia Autonoma di Trento, la Comunità della Vallagarina per sé e per i Comuni di Ala, Brentonico, Isera, Mori, Nogaredo, Ronzo Chienis, Terragnolo, Villa Lagarina hanno approvato e firmato in data 9.7.2013 un protocollo d’intesa finalizzato al recupero di aree demaniali o private creando nuove opportunità di lavoro e reddito e diversificando le specie vegetali coltivate per allungare il periodo utile di bottinatura e quindi sviluppare ulteriormente l’apicoltura. Hanno aderito successivamente anche i Comuni di Avio e Trambileno.

Info. I Comuni interessati possono concedere ad ogni richiedente il contributo per il recupero e la semina/piantumazione delle aree incolte di 250 o 500 mq. anche a chi non possieda già o non abbia intenzione di acquistare arnie, purchè le specie da mettere a dimora siano state ritenute di interesse per l’apicoltura, secondo le indicazioni del consulente.Gli interessati potranno chiedere utili informazioni alla Comunità della Vallagarina segreteria.sede@comunitadellavallagarina.tn.it, alla dipendente Tiziana Peterlini tel. 0464/484294. Sono inoltre disponibili il consulente incaricato Pietro Lorenzi arambee@libero.it ed il dott. Gianantonio Tonelli della Provincia Autonoma di Trento gianantonio.tonelli@provincia.tn.it.

Fonte: Comunità Vallagarina

 

L’Unione Europea si mobilita per salvare le api

apiCreare le condizioni per “una nuova primavera per le api” grazie ad una reale presa di coscienza del dramma che sta colpendo milioni di esemplari in Europa e nel mondo. Ogni anno infatti si assiste alla moria fino al 30% delle colonie, con un impatto negativo non solo sull’ambiente ma anche sulla sicurezza alimentare, in quanto sono le api a garantire la riproduzione di più dell’80% delle specie vegetali.

Da attuare delle oasi di biodiversità. L’impegno in questo senso è stato assunto dai rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni internazionali e dagli stessi apicoltori riuniti a Bruxelles per la terza edizione della settimana europea delle api e della impollinazione. Dal confronto, svoltosi nella sede del Parlamento europeo, è emersa chiara la necessità di attuare delle vere oasi di biodiversità, delle riserve di polline e di nettare per soddisfare i bisogni alimentari delle api e mantenere le loro difese immunitarie. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza del legame essenziale tra scienza e politica affinché le decisioni siano prese sulla base di dati scientifici.

Presto una conferenza sulla salute delle api. L’elevata mortalità delle api dipende da più fattori: parassiti, malattie, cattive pratiche nel settore dell’apicoltura e dell’agricoltura, ma anche da alcuni pesticidi, senza dimenticare le carenze alimentari. Si tratta ora, è stato ricordato a Bruxelles, di dare una priorità a questi fattori per poter prendere con urgenza le decisioni politiche più opportune. Al riguardo, il Commissario europeo alla Sanità, Tonio Borg, intervenuto ai lavori, ha annunciato una nuova conferenza sulla salute delle api allo scopo di promuovere il dialogo, il trasferimento delle conoscenze e un approccio di lotta integrato a livello europeo. Del resto, la stessa Autorità per la Sicurezza Alimentare nell’UE (Efsa), dopo avere analizzato circa 250 progetti di ricerca europea sulla salute delle api nel 2012 e nel 2013, ha lanciato un appello urgente affinché gli sforzi di ricerca siano meglio coordinati per fare avanzare realmente le conoscenze, lottare per la salvezza delle api e per salvaguardare la biodiversità.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Salute delle api: dal 1° dicembre 2013 in vigore in Europa restrizioni sull’uso dei pesticidi

apiLa Commissione europea ha approvato nei giorni scorsi la restrizione dell’uso di tre pesticidi appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi. Tali pesticidi (clotianidin, imidacloprid e tiametoxam) sono stati identificati come dannosi per la popolazione delle api in Europa. La restrizione entrerà in vigore a partire dal 1° dicembre 2013 e sarà riesaminata al più tardi entro due anni. Essa si incentra sui pesticidi utilizzati nel trattamento delle piante e dei cereali che attirano le api e gli impollinatori.

L’80% dell’impollinazione dovuta all’attività delle api. Tonio Borg, Commissario europeo per la salute e politica dei consumatori, ha dichiarato: “Il mese scorso, a seguito dell’alto numero di rischi individuati dal parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, mi sono impegnato a fare tutto il possibile per proteggere la nostra popolazione di api. Il provvedimento adottato mantiene tale impegno e segna un altro passo importante verso un futuro più sicuro per le nostre api, che svolgono due ruoli fondamentali: non solo la produzione di miele, ma soprattutto l’impollinazione. Circa l’80% di tutta l’impollinazione è dovuto all’attività delle api, che è naturale e gratuita”.

Cosa succederà. La restrizione si applica all’uso dei tre neonicotinoidi per il trattamento di sementi, applicazione al suolo (granuli) e trattamenti fogliari su piante e cereali (ad eccezione dei cereali vernini) che attraggono le api. I restanti usi autorizzati sono a disposizione dei soli professionisti. Le eccezioni saranno limitate alla possibilità di trattare coltivazioni che attraggono le api in serre e in campi all’aperto solo dopo la fine della fioritura. Gli antiparassitari sono stati individuati come uno dei vari fattori che potrebbero essere responsabili del calo del numero di api. Fra gli altri fattori vi sono parassiti, altri agenti patogeni, mancanza o eventuale uso improprio di medicinali veterinari, gestione dell’apicoltura e fattori ambientali quali mancanza di habitat e cibo e cambiamenti climatici.

Le azioni intraprese. Il provvedimento fa parte della strategia generale della Commissione1 per combattere il declino delle popolazioni di api dell’Europa. Dopo la pubblicazione nel 2010 della strategia della Commissione relativa alla salute delle api varie azioni sono state adottate o sono in corso di realizzazione, Tra questi figurano: la designazione di un laboratorio di riferimento dell’UE per la salute delle api; l’aumento del cofinanziamento dell’UE per programmi apicoli nazionali, il cofinanziamento agli studi di sorveglianza in 17 Stati membri volontari (nel 2012 sono stati assegnati 3,3 milioni di euro) e la realizzazione di programmi di ricerca dell’UE come Beedoc e STEP, che analizzano gli aspetti multifattoriali ai quali può essere attribuito il declino delle api in Europa.

Prossime tappe.  Gli Stati membri devono revocare o modificare le autorizzazioni esistenti entro il 30 settembre 2013 in modo da rispettare le restrizioni dell’UE e possono consentire l’uso delle scorte esistenti al più tardi fino al 30 novembre. Le autorità nazionali hanno la responsabilità di garantire che le restrizioni vengano applicate correttamente. Non appena saranno disponibili ulteriori informazioni, e al massimo entro due anni, la Commissione riesaminerà tale restrizione per tener conto degli sviluppi scientifici e tecnici.

(Fonte: Commissione Europea – Rappresentanza in Italia)

7 dicembre, giornata nazionale del miele, parte da Roma la campagna di sensibilizzazione “L’Ape ci ascolta”

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Sant’Ambrogio, patrono di Milano, ha a che fare con il miele. Così le api e gli apicoltori vengono chiamati a raccolta per festeggiare la loro giornata.  Si celebra così, il 7 dicembre, la Giornata Nazionale del Miele, cibo sicuro, ricco di sostanze nutrienti, digeribile, di tradizione millenaria, prodotto dalle laboriose api che non sono mai state in pericolo come  in questi ultimi anni e che hanno davvero bisogno di essere tutelate.

 Le api sono le sentinelle per la tutela dell’ambiente. La loro mancanza dovrebbe preoccuparci in quanto non possono vivere in ambienti inquinanti.  Sono pertanto fondamentali nell’equilibrio dell’ambiente e consente, a noi umani,  il  monitoraggio della qualità ambientale. Decretare pertanto  il 7 dicembre a  giornata nazionale delle api ha il significato di lanciare un forte messaggio di valorizzazione del miele italiano e di unire tutti coloro che hanno a cuore la qualità della vita e dell’ambiente di oggi e di domani.

Dal 2009 si celebra questo alimento sano e divino grazie all’intuito dell’ associazione della qualità agroalimentare Accademia delle 5T,  con il  Ministero delle Politiche Agricole e l’Associazione Nazionale delle città del miele, con la collaborazione  di Mielizia, il Consorzio Nazionale Apicoltori (CONAPI), l’Accademia dei Maestri Pasticceri (AMPI),  gli Ambasciatori dei mieli (AMI), la Rete Nazionale Istituti alberghieri(RE.NA.IA), la Federazione Apicoltori Italiani(FAI).  l’Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani(UNAAPI), l’ Associazione Apicoltori Professionisti Italiani (AAPI), la Banca Popolare Etica, La Costigliola, NaturaSI.  Molti soggetti sensibili al prodotto “miele” e al rispetto delle soldatesse della natura, le api.

Il 7 dicembre è prevista la  Conferenza Stampa nazionale a Roma,  presso la Sala Cavour del Mipaaf, animata da Fede e Tinto  di Decanter Radio2 Rai e con la partecipazione degli amici delle api e del miele come il Presidente dell’Accademia 5T e direttore della rivista Sapori d’Italia Guido Stecchi, il conduttore televisivo Beppe Bigazzi e molti altri. “L’Ape ci ascolta” è la campagna di sensibilizzazione attraverso la divulgazione di un milione di cartoline che verranno distribuite dalle associazioni e dalle scuole per la campagna in difesa delle api e  del loro ruolo nella natura e per l’agricoltura. Far conoscere quello che veramente sono e fanno le api significa sensibilizzare e rispettare il grande patrimonio che ci permette di vivere bene e in un ambiente sano.

Spiegata moria api, secondo ricerca Università di Padova colpa insetticida mais

La moria delle api, osservata negli ultimi anni in percentuali comprese tra il 40 e il 60% della popolazione, sarebbe dovuta al contatto con insetticidi presenti nelle sementi, in particolare del mais. Lo afferma uno studio dell’Universita’ di Padova, nell’ambito del progetto ”Apenet”. Gli studiosi hanno accertato che ad uccidere le api sono si’ gli insetticidi, ma non quando l’insetto si posa sul fiore – come si poteva supporre – bensi’ quando in volo le api entrano in contato diretto con le sementi e gli insetticidi lanciati contemporaneamente dalle macchine seminatrici.

(fonte Ansa.it)

Allarme api: a rischio un insetto indispensabile

La mortalità delle api è aumentata drasticamente, in alcune zone è già all’80%. Secondo i deputati europei servono più finanziamenti per il settore dell’apicoltura. Dobbiamo aspettarci un’estate insolitamente silenziosa il prossimo anno? Il rapporto al Parlamento europeo del deputato Paolo de Castro spiega i rischi e propone soluzioni per contrastare la minaccia estinzione. Circa il 60-70% del nostro cibo, infatti, proviene da piante impollinate dalle api. E siamo davvero pronti a vivere in un mondo senza ciliegie, pomodori e altri prodotti della natura?

Le api muoiono per diversi fattori: la debolezza causata da agenti patogeni e parassiti, l’uso dei pesticidi, il cambiamento climatico, la diminuzione del cibo per la modifica dell’utilizzo delle terre, e anche i campi magnetici. I deputati invocano pratiche di coltivazione attente all’impollinazione e chiedono più finanziamenti per combattere l’aumento di mortalità delle api e sostenere il comparto apicoltura. I veterinari europei dovrebbero iniziare ad occuparsi anche delle malattie delle api e delle medicine necessarie. Una nota anche per il miele venduto in Europa che nell’etichetta dovrà indicare chiaramente origine e contenuto.

Le voci dei deputati europei. Secondo gli esperti, le api diminuiscono e sono sempre meno resistenti per colpa dell’inquinamento ambientale. Secondo il deputato sloveno e apicoltore Alojz Peterle: “Non bastano i farmaci, quello di cui abbiamo davvero bisogno è di diminuire l’uso dei pesticidi. Il comparto agricolo dovrebbe farne un uso più responsabile, e diventare il maggior alleato degli apicoltori”. La svedese Astrid Lulling ha chiesto che la Commissione europea, nelle sue proposte di revisione della PAC che presenterà a breve “assicuri i fondi di aiuto al settore, che oggi sono utilizzati a più del 90%. Si tratta di programmi utili e necessari, che devono essere rinforzati. I 32 milioni di euro che assicureremo alla filiera nel 2011 sono noccioline rispetto alla ricchezza agricola che dipende direttamente dall’attività impollinatrice delle api”.

La Commissione europea ha già approvato programmi nazionali per tutti i 27 Stati per migliorare la produzione e la commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura. Per questo è stato previsto un aumento del contributo annuale al settore da 26 milioni di euro per il periodo 2008-2010 a 32 milioni di euro per il 2011-2013. “I programmi nazionali si sono rivelati efficaci, ma il crescente fenomeno della mortalità apistica richiede misure e azioni urgenti”, sostiene Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura. “Dobbiamo rafforzare le politiche di settore nel quadro della riforma della Politica agricola comune dopo il 2013”.

(fonte Asterisco Informazioni)