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Salvaguardia delle barene, giovedì 22 giugno 2017 a Venezia la conferenza finale del progetto europeo Life Vimine

© Concorso fotografico “Le stagioni della Laguna – paesaggio, flora e fauna” – 2007

Giovedì 22 giugno 2017, all‘Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (Palazzo Cavalli Franchetti, campo Santo Stefano 2847) a Venezia, saranno presentati i risultati del progetto europeo LIFE VIMINE, che si propone di definire ed applicare un nuovo tipo di approccio integrato alla gestione del territorio, basato sulla protezione dall’erosione delle barene e paludi più interne della Laguna di Venezia. Questi habitat unici, appartenenti alla rete ecologica Natura 2000 a protezione della biodiversità in Europa, rischiano di scomparire a causa di processi naturali e, principalmente, impatti umani di varia natura.

I cardini dell’approccio integrato sono: ingegneria naturalistica a basso impatto ambientale-paesaggistico per la prevenzione dell’erosione delle barene; monitoraggio e manutenzione ordinari e continuativi del territorio lagunare; partecipazione attiva di comunità locali (ad es. pescatori) e portatori d’interesse; valutazione dei benefici socio-economici della conservazione delle barene.

Programma. Al mattino saranno illustrati e discussi i risultati del progetto, mentre la sessione pomeridiana dal titolo “Dove va la gestione della laguna: un approccio più integrato è possibile?” verterà sulle idee e direzioni per una gestione futura della laguna. Il progetto è coordinato dal gruppo LASA dell’Università di Padova e vede, fra i partner, anche il comune di Venezia, il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche (ex MAV) e il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. La partecipazione al convegno è gratuita ma, considerato il numero limitato di posti, è richiesta la prenotazione al seguente link

Fonte: Comune di Venezia, Direzione Sviluppo del Territorio e Città Sostenibile, Settore Tutela e Benessere Ambientale

Biodiversità, la Corte dei conti europea individua le criticità del progetto Natura 2000

biodiversità argavLa perdita di biodiversità è una delle principali sfide ambientali che l’UE è chiamata ad affrontare. La rete Natura 2000 è stata istituita ai sensi delle direttive Habitat ed Uccelli quale elemento chiave della strategia dell’UE fino al 2020 per arrestare la perdita di biodiversità e migliorare lo stato degli habitat e delle specie.

Cosa prevedono le direttive. Instaurano un quadro comune per la tutela della natura in tutti gli Stati membri. La rete Natura2000 conta oltre 27.000 siti in tutta Europa a protezione di diversi habitat e specie e si estende su oltre il 18% della superficie terrestre dell’UE e su circa il 6% di quella marina. Le attività socio-economiche non sono proibite nei siti, ma gli Stati membri devono far sì che questi non si deteriorino e adottare le misure di conservazione necessarie a mantenere o ripristinare uno status di conservazione soddisfacente per le specie e gli habitat protetti.

Visitati 24 siti. Ebbene, pur riconoscendo l’importanza del ruolo che Natura 2000 svolge ai fini della tutela della biodiversità, la Corte dei conti europea ha rilevato debolezze nella gestione e una carenza di informazioni attendibili sui costi e sulle risorse. Ed i finanziamenti non sono stati sufficientemente calibrati in base alle necessità dei siti ambientali. Gli auditor hanno visitato 24 siti Natura 2000 in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania, coprendo la maggior parte delle regioni biogeografiche europee, e consultato vari gruppi di portatori di interesse. “La creazione della rete Natura 2000 è stato un processo lungo, ora per lo più completato. Per tutelare adeguatamente la biodiversità nei siti, gli Stati membri devono ancora introdurre idonee misure di conservazione, opportunamente finanziate e corredate di una serie completa di indicatori per misurare i risultati conseguiti” ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

I punti di debolezza/1. Secondo la Corte, gli Stati membri non stanno gestendo la rete Natura 2000 in maniera soddisfacente. Il coordinamento tra autorità competenti, portatori di interesse e Stati membri limitrofi non è sufficientemente sviluppato. Troppo spesso le necessarie misure di conservazione hanno subito ritardi o sono state definite in modo inadeguato. Gli Stati membri visitati non avevano adeguatamente valutato i progetti che producevano un impatto sui siti Natura 2000. Benché la Commissione abbia esercitato una sorveglianza attiva sugli Stati membri, avrebbe potuto migliorare la comunicazione dei propri orientamenti. La Commissione ha trattato un numero ingente di denunce, in genere trovando una soluzione con gli Stati membri o avviando procedure d’infrazione, ove necessario.

I punti di debolezza/2. Secondo la Corte, i fondi UE non sono stati non sono stati utilizzati in modo soddisfacente per sostenere la gestione della rete. L’approccio adottato prevedeva che gli Stati membri si servissero dei fondi UE esistenti per integrare quelli nazionali; gli auditor hanno riscontrato la carenza di informazioni attendibili sui costi della rete e sui finanziamenti ad essa necessari. Non era noto con precisione quali fossero i fondi effettivamente erogati dall’UE fino al 2013 e quali fossero gli stanziamenti programmati per il periodo 2014‑2020. A livello dei siti, i piani di gestione raramente fornivano valutazioni esaustive dei costi. I documenti di programmazione per il periodo 2014‑2020 non indicavano con esattezza il fabbisogno di finanziamenti e la Commissione non ha affrontato tali lacune in un modo strutturato. I regimi di finanziamento dell’UE non erano sufficientemente calibrati in base agli obiettivi dei siti.

I punti di debolezza/3. I sistemi di monitoraggio e rendicontazione erano inadeguati: mancava un sistema specifico di indicatori di performance relativo all’impiego dei fondi UE. Gli indicatori a livello di programma di finanziamento si riferivano a obiettivi generali in materia di biodiversità piuttosto che ai risultati di conservazione della rete Natura 2000. I piani per il monitoraggio dei siti spesso non erano inclusi nei documenti di gestione del sito. Le informazioni di base sulle caratteristiche dei siti non erano generalmente aggiornate in base gli esiti delle attività di monitoraggio. I dati trasmessi dagli Stati membri troppo spesso erano incompleti e difficilmente confrontabili. La Corte ha formulato una serie di raccomandazioni per aiutare la Commissione e gli Stati membri a dare piena attuazione delle direttive sulla tutela della natura, chiarire il quadro finanziario e contabile di Natura 2000, nonché misurare meglio i risultati conseguiti da questa rete.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea