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Nel Veronese, olive, caldo e sole favoriscono la quantità. Ma la Dop interregionale del Garda lamenta nessun sostegno dalle 3 regioni coinvolte.

Olivi lago di Garda

Il caldo e il sole stanno favorendo le olive veronesi, che quest’anno stanno segnando una grande rimonta rispetto all’annata disastrosa del 2019. Il fenomeno della cascola è molto ridotto e i frutti abbondano sugli alberi, soprattutto nella zona del lago di Garda che è stata meno colpita in primavera da bombe d’acqua e vento.

Laura Turri

Raccoltà metà di ottobre. “Se la stagione proseguirà così contiamo di iniziare la raccolta alla metà di ottobre – sottolinea Laura Turri, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio Olio Garda dop -. “Abbiamo avuto una fioritura ottima dalla metà di maggio, grazie alle giornate soleggiate che all’ulivo fanno molto bene. L’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto, è stata ottimale e perciò le piante sono cariche di olive. La cascola c’è stata, ma in percentuali minime che non hanno inciso sulle quantità. Gli olivi hanno, evidentemente, deciso di venirci incontro e di rimediare alle enormi perdite del 2019, quando l’olio Garda dop perse il 96 per cento della produzione”.

Regioni non sostengono il settore. Laura Turri esprime però rammarico per la mancanza attenzione degli enti regionali per il settore: “Nessuna delle tre Regioni cui fa capo il lago di Garda ha risposto alle nostre richieste di aiuto – dice – , quando al termine della scorsa stagione olearia abbiamo chiesto lo stato di calamità. Né, il Veneto, né la Lombardia, né la Provincia autonoma di Trento. Evidentemente non ci ritengono un settore importante come altri, ma dimenticano che l’olivicoltura è indispensabile per il paesaggio del lago di Garda, che si caratterizza proprio per queste piante sempre verdi, tra cui tante secolari, che sono uno dei punti di attrazione per il turista. Se noi olivicoltori abbandonassimo la coltura, l’ambiente risulterebbe impoverito e il territorio non sarebbe più così curato e in ordine com’è oggi. Auspichiamo perciò che gli amministratori diventino consapevoli dell’importanza del settore e ci sostengano nelle annate a reddito zero, come il 2019, nelle quali comunque le spese di potatura e manodopera rimangono immutate”.

Aromi. I produttori veronesi, che coltivano 3.560 ettari di superficie a olivo, incrociano le dita, sperando che il bilancio 2020 compensi le perdite dell’anno precedente. Oltre all’olio Garda dop, nel territorio scaligero si produce anche l’olio Veneto dop, che nel Veronese ha la sottozona Valpolicella coincidente con la zona di produzione del Valpolicella e dell’Amarone. L’olio gardesano è caratterizzato da un profumo di erba fresca, erbe aromatiche, fieno e carciofo, con un tipico retrogusto di mandorla. L’olio Veneto dop presenta sentori fruttati, di frutta secca e note speziate, con un retrogusto di mandorle e carciofo.

Olio Garda Dop, corretto il disciplinare

olio“Insieme al Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda Dop abbiamo vinto la battaglia per correggere il disciplinare di produzione dell’Olio Garda Dop, che ora include tra la varietà ammesse anche il “Frantoio”, coltivato prevalentemente nell’area orientale del bacino”. A darne l’annuncio l’assessore all’agricoltura Franco Manzato, che ritiene questi aspetti “importanti per  le microeconomie locali, che fondano la loro attività sulle produzioni che il territorio e il clima favoriscono”, come l’olio nel Lago di Garda.

“Un percorso lunghissimo e tortuoso, iniziato 18 anni fa – racconta l’assessore – durante il quale il Veneto è stato capofila di una cordata degli enti confinanti, quali Lombardia e Provincia di Trento”. Il disciplinare è stato modificato anche in altri aspetti, come la possibilità di utilizzare la denominazione unica «Garda» per tutta la produzione ottenuta nella zona geografica delimitata. Sono stati inoltre migliorati alcuni parametri produttivi e qualitativi dell’olio, e implementate le informazioni in etichetta a maggiore garanzia dei consumatori.

Fonte: Regione Veneto