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Futuro della PAC e cambiamenti climatici

Incredibilmente il cambiamento climatico rappresenta ancora un concetto astratto per molte persone, nonostante sempre più spesso si senta parlare di fusione dei ghiacci polari, di incremento delle temperature del globo terrestre, di eventi atmosferici quali uragani e trombe d’aria sempre più distruttivi, ecc. Troppe persone, cioè, danno poca importanza al verificarsi di questi fenomeni, soprattutto perché non influiscono direttamente nella loro vita quotidiana. Niente di più sbagliato: i cambiamenti in atto devono interessare tutti noi per svariate ragioni a partire dalle sorti dal cibo che  consumiamo, che dipende da un’agricoltura sempre più esposta proprio ai cambiamenti del clima.

Le conseguenze del cambiamento climatico nel settore agroalimentare influiscono sempre di più sull’agricoltura. Le condizioni meteorologiche estreme e i cambiamenti repentini di stagionalità hanno un impatto significativo sulla produzione agricola, influenzando sia la quantità che la qualità dei prodotti. In futuro questi effetti potrebbero intensificarsi sfidando il settore agroalimentare. Nella prima parte del 2017 l’Europa ha affrontato condizioni climatiche estreme, con gravi ripercussioni sulle produzioni. Per esempio, le grandi tempeste di grandine e gelo registrate nello scorso mese di aprile hanno causato gravi danni a molte colture, in primis al vigneto europeo. Di conseguenza, nel 2017 la produzione di vino è stimata in calo del 14% rispetto al 2016, segnando un preoccupante minimo storico. Non è però solo la quantità di prodotti agricoli ad essere minacciata dal cambiamento climatico ma anche la qualità. Un esempio è dato dalle frequenti piogge che sempre quest’anno hanno colpito l’Europa settentrionale, causa questa di una
forte riduzione di contenuto proteico nel frumento. Tutto questo determina
anche un impatto negativo sulle esportazioni agroalimentari europee.

La risposta dell’UE. In che modo l’Unione Europea risponde a queste importanti questioni? La Politica Agricola Comune (PAC) è una parte della risposta. Attraverso la PAC, infatti, l’UE ha messo in campo una serie di misure che contribuiscono a combattere i cambiamenti climatici. Non solo, la PAC offre anche concreti aiuti agli agricoltori che si trovano in difficoltà finanziarie a causa del clima in cambiamento. Ad esempio, nel settembre di quest’anno la Commissione europea ha permesso a 15 Stati Membri di aumentare i pagamenti anticipati agli agricoltori colpiti da difficili condizioni climatiche. Tale incremento è stato destinato ai pagamenti diretti (dal 50 al 70%) e ad alcuni pagamenti per lo Sviluppo rurale (dal 75 all’85%). Tuttavia, aiutare i produttori ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è solo una parte dell’impegno dell’UE. Un altro aspetto chiave si chiama “mitigazione”, ovvero come aiutare gli agricoltori a contribuire agli
sforzi generali che puntano a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. L’UE sta lavorando con forza su questo fronte, rinnovando costantemente le sue politiche e assicurando importanti finanziamenti per contribuire a garantire l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e limitare le emissioni.

Una politica in continua evoluzione. La PAC, nata nel 1962, si è evoluta nel tempo. Oggi più che mai le sue azioni si concentrano sulle questioni ambientali e climatiche e i risultati sono evidenti: dal 1990, ad esempio, si è registrata una riduzione del 23% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre l’agricoltura biologica europea è cresciuta del 5,5% all’anno nell’ultimo decennio. Per raggiungere questi obiettivi l’UE ha modificato le sue strategie e di conseguenza la PAC, prevedendo tra l’altro una maggiore sostenibilità nel settore agroalimentare. Anche i pagamenti diretti agli agricoltori possono essere incrementati con somme aggiuntive in cambio delle cosiddette misure “verdi”, quali la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche in cui la terra non viene coltivata. Queste misure (a dire il vero per alcune solo in parte) hanno già evidenziato i loro vantaggi ambientali per la biodiversità, la qualità dell’acqua e del suolo, il sequestro del
carbonio e la valorizzazione dei paesaggi.

L’importanza della politica di Sviluppo rurale. Anche i Programmi di Sviluppo Rurale stanno svolgendo un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I PSR elaborati a livello di Stati Membri o di Regioni affrontano infatti obiettivi che rappresentano importanti priorità quali il ripristino, la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi legati all’agricoltura e alla silvicoltura, alla promozione dell’efficienza delle risorse e il sostegno allo spostamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Innovazione, un alleato strategico contro i cambiamenti climatici. Anche l’innovazione e la conoscenza contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo. Dai robot ai satelliti, la tecnologia e l’innovazione stanno lentamente modificando l’agricoltura. Una grande quantità di informazioni è ora accessibile a un’ampia fascia di popolazione, consentendo agli agricoltori una maggiore precisione nelle loro attività in campo, ma anche contribuendo a migliorare la qualità delle previsioni meteo, monitorare i raccolti e prevedere i rendimenti. Questa combinazione consente di rispondere, a livello locale, all’utilizzo più responsabile delle risorse ma anche, a livello europeo, alla formulazione delle politiche. Attraverso il Programma Horizon 2020, l’UE investe con forza nella ricerca e nell’innovazione: nel suo ultimo programma di lavoro, lanciato lo scorso 27 ottobre, ben 1 miliardo di euro è dedicato alla conoscenza e all’innovazione in agricoltura, nel settore alimentare e nello sviluppo rurale, principalmente nei temi della sicurezza alimentare sostenibile, della rilancio delle aree rurali, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Il cambiamento climatico, un problema globale. È dunque fondamentale che l’UE adempia ai propri impegni nella lotta al cambiamento climatico ponendo al
centro l’agricoltura. Ricordiamo che gli impegni dell’UE derivano principalmente dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi adottato dopo i negoziati sul clima del COP21 svoltosi a Parigi nel novembre 2015, impegni che mirano a mantenere l’aumento globale della temperatura al di sotto di 2°C. L’Europa ha un settore agroalimentare ricco e diversificato, che dovrebbe essere protetto, e proprio per questo la futura PAC continuerà a mettere la sostenibilità al centro delle sue priorità, fornendo gli strumenti per consentire agli
agricoltori e agli attori delle aree rurali di affrontare le molteplici sfide causate dal cambiamento climatico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europe Direct

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Agricoltura, più investimenti, ma la Pac non sempre è un affare

C’era anche (virtualmente) Paolo De Castro, vice presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, all’incontro dello scorso 8 marzo a Veneto Agricoltura su Investire in agricoltura e Nuova PAC: dall’assessore regionale Giuseppe Pan, al direttore dell’Agenzia Alberto Negro, i presidenti delle organizzazioni professionali agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri), le banche (FriulAdria/Credit Agricole), l’Università di Padova (il Tesaf), il CREA, etc.; tutti presenti per capire il trend “economico” del settore primario e cosa dovranno aspettarsi gli agricoltori dalla futura politica agricola europea, la PAC.

A Bruxelles avviate le discussioni slla Pac post 2020. Un focus, quello organizzato a Legnaro (Pd) da Veneto Agricoltura-Europe Direct, d’intesa con Regione e Università di Padova, per fornire al mondo agricolo e istituzionale strumenti di discernimento. Non solo parole ma dati. Che facevano riferimento al volumetto appena pubblicato da Veneto Agricoltura-Europe Direct proprio su “Investire in agricoltura”. Del resto in questi giorni a Bruxelles sono state avviate le discussioni sulla PAC post 2020, con la messa in rete da parte della Commissione europea di una consultazione pubblica aperta (fino al 2 maggio).

Lo scenario dell’agricoltura veneta è stato descritto da Renzo Rossetto (Veneto Agricoltura). Negli ultimi dieci anni (periodo 2005-2015) le superfici investite nelle principali colture agricole in Veneto sono passate da circa 645 mila ettari a 580 mila, con un calo del -10%: giù gli ettari coltivati a cereali (-20%), orticole (-32%) e frutticole (-23%); in crescita (+8%) la vite (effetto Prosecco) e le colture industriali (+19%), trainate dall’espansione della soia. Anche il numero di allevamenti segna il passo: 3.600 quelli di bovini da latte nel 2015 (-60% rispetto al 2005), che registrano la flessione più rilevante; circa 2.200 quelli di suini (-45%), in calo anche gli allevamenti di bovini da carne (-7%) e avicoli (-6%). Nonostante ciò, l’investimento medio per azienda, vera cartina di tornasole, evidenzia una maggiore propensione delle aziende ad investire: in crescita gli ettari mediamente coltivati dalle aziende per tutte le principali colture (gli aumenti maggiori per vite e cereali). Anche gli allevamenti vedono aumentare il numero medio di capi per azienda: raddoppiano, ad esempio, il numero di vacche da latte per allevamento, in forte crescita anche il numero di capi avicoli (+45%) e suini, mentre scende leggermente il numero di capi bovini per allevamento.

Conviene o non conviene investire in agricoltura? Prova del nove è il valore della produzione per ettaro o per singolo allevamento: quasi raddoppiato, sostengono gli economisti dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario il valore prodotto da un ettaro di vite, che supera gli 11.000 euro, in forte crescita anche quello delle orticole (da poco meno di 38 mila a oltre 43 mila euro/ettaro), cereali (+35%) e frutticole (+24%). Per quanto riguarda la zootecnia, triplicato il valore prodotto per singolo allevamento di vacche da latte, quasi raddoppiato quello suinicolo, +83% per l’allevamento avicolo. Ciò significa che nonostante il calo di superficie e di aziende, quelle rimaste riescono ad impiegare in maniera più efficiente ed efficace i fattori produttivi e ad aumentare la produttività aziendale.

Strategia. In questa logica, l’assessore regionale Giuseppe Pan, che ha aperto i lavori, è stato chiaro: “L’obiettivo più importante è quello di mantenere, come minimo, gli attuali finanziamenti comunitari. Non sarà facile, perché tutto dipenderà dal bilancio che l’Unione Europea avrà a disposizione nel periodo 2020-2027 e dalla consistenza del relativo capitolo agricolo. Inoltre, sono prevedibili forti pressioni da parte di tutti gli Stati Membri, a cominciare da quelli dell’Est Europa. L’Italia dell’agricoltura, a differenza di quanto accaduto in passato, dovrà fin da subito fare fronte comune e lavorare in squadra per far sì che la nuova PAC possa sostenere le filiere produttive più deboli”.

Possibili scenari. Anche per il direttore dell’Agenzia Veneto Agricoltura, Alberto Negro è giunto il tempo di avviare il dibattito sul futuro della PAC. Futuro che, al momento, sulla base di quanto si sta delineando a livello europeo, vede vari possibili scenari: mantenimento delle regole attuali della PAC; una PAC che punti solo su alcune priorità quali per esempio la gestione del rischio, i servizi a favore dei cambiamenti climatici e degli ecosistemi, ecc.; una PAC che metta in sinergia i Pagamenti diretti e la gestione del rischio; una PAC che preveda una nuova ridistribuzione delle risorse; fino ad arrivare addirittura all’ipotesi di un possibile smantellamento della politica agricola europea e una conseguente completa sua liberalizzazione, come chiedono alcuni vari del Nord Europa. Fortunatamente alcuni di questi sono solo scenari ipotetici con scarse possibilità di affermazione. La PAC post 2020 è dunque tutta da costruire ma proprio per questo è importante monitorare il dibattito in atto a livello europeo e risultare propositivi a livello nazionale e regionale.

Parola d’ordine, semplificare. Anche gli interventi dell’Università di Padova (proff. Luca Rossetto, Samuele Trestini) e di Crea (Andrea Povellato) hanno messo a confronto la futura PAC con i possibili strumenti a disposizione degli agricoltori, offrendo valutazioni e proiezioni sugli scenari in campo e strumenti di analisi utili alla Regione e agli stakeholders per definire la piattaforma che sarà di riferimento per i negoziati che andranno intrapresi con la burocrazia di Bruxelles. Quest’ultima è stata una dei grandi imputati nella discussione apertasi grazie alla tavola rotonda coordinata da Alberto Andrioli de L’Informatore Agrario. Dal neo presidente di Confagricoltura Veneto Lodovico Giustiniani a quello della CIA regionale Flavio Furlani a quello di Coldiretti Padova Federico Miotto (sostituiva quello veneto Cerantola, impossibilitato), tutti hanno puntato il dito contro una PAC densa di carichi amministrativi e dunque da semplificare. Ma non basta, serve facilitare l’accesso a strumenti finanziari a sostegno degli investimenti dell’imprenditoria agricola, che necessitano anche di ombrelli assicurativi. In questo senso si è espresso Davide Goldoni di FriulAdria. Ma l’interrogativo più pesante l’ha posto sul tavolo il prof. Vasco Boatto (Univ. di Padova), che ha denunciato come il Veneto in tutti questi anni ha più perso che guadagnato dalla Politica Agricola Comunitaria, che ha favorito maggiormente le agricolture del Nord Europa.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europa