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Pfas, entrano in azione le colture agroforestali

Area Impatto sanitario PFAS Veneto

La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in alcuni corpi idrici superficiali, sotterranei e negli scarichi di acque reflue di una estesa area del Veneto è questione, purtroppo, ben nota. Si tratta del più grave inquinamento delle acque della storia italiana: tre province interessate (Vicenza, Padova e Treviso), 350 mila persone coinvolte, gravi problemi di carattere sanitario e sociale. E poi indagini, processi, ricorsi che ormai si protraggono da un decennio.

Su questo drammatico quadro potrebbe inserirsi un interessante progetto europeo, “ZEROPOPs” (Costruire un futuro a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici: ricerca e innovazione a sostegno del Green Deal Europeo), finanziato dal Programma Horizon 2020 – Azioni di Ricerca e Innovazione, appena presentato da Veneto Agricoltura d’intesa con altri 26 soggetti partner (enti di ricerca, università, agenzie territoriali, imprese) di 15 Paesi europei e Australia.

La proposta progettuale intende valutare l’impatto ambientale dei Pfas alogenati e le relative implicazioni socioeconomiche, nonché le tecnologie innovative per il rilevamento della presenza di queste famigerate sostanze e individuare soluzioni efficaci, con particolare attenzione al ruolo che possono svolgere il suolo e talune colture agroforestali nell’azione di mitigazione e phytoremediation.

Se il progetto sarà approvato dall’Unione Europea, il compito di Veneto Agricoltura sarà quello di individuare e gestire, in collaborazione con l’Università di Padova – DAFNAE, uno dei siti sperimentali del progetto che verrà realizzato all’interno della “zona rossa” nei terreni di Lonigo dell’Istituto Strampelli della Provincia di Vicenza; nel sito verranno testate diverse specie di salice e diverse metodologie di distribuzione dell’acqua prelevata dalla falda e dai corsi d’acqua. Inoltre, Veneto Agricoltura si occuperà dell’attività di comunicazione rivolta alla cittadinanza e di formazione verso i soggetti del sistema della conoscenza (consulenti, rappresentati dell’associazionismo, ricercatori, ecc.).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Pfas, Gup Vicenza accoglie istanza Regione Veneto, due multinazionali entrano nel processo come responsabili civili obbligate al risarcimento danni

“Nel processo contro i vertici Miteni per il disastro ambientale conseguente alla contaminazione da Pfas entrano come responsabili civili obbligati al risarcimento dei danni due importanti multinazionali. E’ un risultato che premia mesi di lavoro preparatorio insieme ai legali e alle parti coinvolte in questa terribile vicenda di inquinamento, la più grave accaduta in Italia insieme a Seveso”. Con queste parole il presidente del Veneto, Luca Zaia, accoglie la notizia che il giudice dell’udienza preliminare di Vicenza, Roberto Venditti, ha accolto nella sua interezza la specifica istanza in questo senso formulata dall’avvocato Fabio Pinelli, che tutela gli interessi della Regione Veneto costituita parte civile, e ha disposto la citazione, quali parti del processo in corso davanti all’Autorità giudiziaria vicentina della giapponese Mitsubishi Corporation Inc. e della lussemburghese International Chemical Investors S.E.. Stessa decisione è stata assunta nei confronti della Società Miteni, nel frattempo fallita, che dovrà dunque concorrere al risarcimento del danno da reato.

Chi sono. Le prime due società sono dei colossi multinazionali dell’industria chimica che si sono succedute nel controllo societario della Miteni, nel periodo oggetto della contestazione dei reati per i quali è in corso il processo. Per tale motivo la Regione Veneto, per il tramite del proprio difensore, ha voluto che le stesse venissero chiamate a rispondere, assieme a Miteni, con il proprio patrimonio, degli enormi danni prodotti, al territorio e alla salute delle persone, dall’attività di quest’ultima. Il coinvolgimento formale nel processo di Mitsubishi Corporation e di International Chemical Investors crea le condizioni per consentire al territorio, quando saranno accertate le penali responsabilità degli imputati, di ricevere quelle ingenti risorse economiche che risulteranno necessarie per la bonifica ambientale e per la tutela della salute dei cittadini veneti. L’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 23 marzo, per consentire alla Regione di formalizzare la citazione in giudizio di tali nuovi soggetti obbligati per il profilo risarcitorio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Michele Boato, premio Argav 2019: “Pfas l’emergenza in Veneto più grave e sottovalutata, fallito il piano di azione mondiale contro il riscaldamento globale”

da sx Fabrizio Stelluto e Michele Boato

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) L’inquinamento da Pfas delle falde acquifere è la più grave emergenza ambientale che abbiamo oggi in Veneto e di cui ancora non abbiamo compreso tutta la gravità: è il monito lanciato da Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto Alexander Langer, nel ricevere dal nostro presidente, Fabrizio Stelluto, il premio Argav 2019, lo scorso 7 dicembre, nel centro congressi del ristorante hotel La Bulesca, a Selvazzano Dentro (PD). Boato ha paragonato le mamme venete del comitato “No Pfas”, alle mamme di Taranto che chiedono la chiusura dell’ex Ilva: da Nord a Sud, in Italia le donne lottano per la tutela della salute dei loro figli, un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dalla nostra Costituzione.

Storico attivista ambientale, Boato si è proclamato estremamente pessimista in merito al futuro: “Abbiamo fatto la resistenza ambientale ma dobbiamo ammettere di aver perso, da Cop 21 di Parigi (2015), in cui si definiva un piano di azione globale per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2° C, a Cop 25 di Madrid (2019) tutto è fermo, e molti studi prevedono che stiamo andando velocemente verso un innalzamento della temperatura di 4° C. Dico sempre ai miei amici dell’Alpago che sono fortunati a vivere lì e che da qui a 20 anni tutti noi che viviamo in pianura vorremo risiedere in montagna. Il problema è che non ci sono capi di stato in grado di affrontare davvero il problema del cambiamento climatico. In Italia, le situazioni ambientali migliori sono paradossalmente legate alla povertà o comunque ad uno sviluppo economico limitato”. Boato comunque non si dà per vinto e proclama di essere passato da “resistente” perdente a “resiliente”, per cercare di limitare, almeno, i danni.

Va in questa direzione anche il suo recente impegno associazionistico di riunire architetti, urbanisti e paesaggisti per progettare una Mestre diversa dall’attuale, da sottoporre poi al giudizio dei cittadini. Nella sua idea dovrebbe essere una Mestre più vicina all’immagine che Carlo Goldoni (1707-1793) espresse nella commedia “La cameriera brillante” (1753-54) : quella, cioè, di una “Versailles in piccolo” per la presenza di grandi ville e giardini – una per tutte, quella settecentesca, di cui si narrano ancor oggi le vestigia, che si trovava sul molo del canal Salso in piazza Barche, con teatro, sala da lettura, voliere, giardini all’italiana, casa del caffè e orto botanico -.

PFAS, avviate opere da Regione e Consorzi di bonifica per assicurare acqua pulita all’agricoltura e all’allevamento nell’area contaminata

“Regione e consorzi di bonifica sono in prima linea per adeguare la rete irrigua a servizio di colture, imprese agricole e allevamenti del Veneto. L’obiettivo è duplice: risparmiare una risorsa sempre più preziosa, l’oro blu del nostro millennio, e garantire a tutti – ma soprattutto ai primi anelli della catena alimentare – acqua pulita e sicura”. E’ quanto ha sottolineato l’assessore all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, concludendo il convegno a Lonigo tenutosi nei giorni scorsi, dedicato a fare il punto sulla progettazione e sullo stato di avanzamento dei progetti dei Consorzi di bonifica della pianura centro occidentale veneta, anche in relazione all’emergenza Pfas e ai rischi di contaminazione dell’acquifero e delle falde nell’area ‘rossa’ compresa tra Vicenza, Verona, Padova e Venezia, che vale oltre 310 mila ettari.

Valorizzare il Leb. L’idea forte, condivisa dai vari soggetti del tavolo regionale permanente e dai Consorzi di Bonifica, che presidiano 25 mila km di rete irrigua in Veneto è valorizzare la “colonna vertebrale del sistema irriguo veneto, il Leb, che porta l’acqua dell’Adige da Belfiore a Chioggia”, per garantire acqua ‘pulita’ ai campi veneti ed evitare prelievi dalla ‘terra dei Pfas’. La collaborazione strategica e progettuale tra Regione Veneto e i tre consorzi di bonifica del Veneto Centro-Occidentale ha consentito già di ottenere contributi per 70 milioni di euro, per cinque progetti già in fase esecutiva: 1) l’impermeabilizzazione di un tratto del canale LEB per evitare infiltrazioni e migliorare la portata irrigua di un sistema che serve più di 100 comuni che fanno capo alle province di Verona, Vicenza e Padova e Venezia (il contributo riconosciuto al consorzio di secondo grado Leb è di 20 milioni di euro); 2) la realizzazione di una condotta sotterranea di 19 km per fornire, in alternativa al fiume Fratta, acque non contaminate da Pfas ai distretti di Guà, Monastero e Fratta, all’area compresa tra Padova e Verona (42 milioni di euro dal Mipaaf al Consorzio di bonifica Adige Euganeo); 3) il risanamento dei canali a cielo aperto nei comuni di Cologna Venta, Zimella, Lonigo e Alonte (5 milioni di euro del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico al Consorzio Alta Pianura Veneta); 4) il risanamento delle acque irrigue nei comun di Cologna veneta e Asigliano Veneto (progetto da 3,5 milioni elaborato sempre dal Consorzio Alta Pianura veneta); 5) piano esecutivo degli interventi volti al risparmio idrico e al risanamento delle acque contaminate da Pfas nei comuni dell’‘area rossa’, vale a dire Cornedo Vicentino, Brogliano, Castelgomberto e Trissino (500 mila euro sempre al Consorzio Alta Pianura veneta).

Altri interventi predisposti. Oltre a questi interventi già cantierati o cantierabili, il Consorzio Alta Pianura Veneta ha predisposto, con i propri uffici tecnici, ulteriori progetti per oltre 341 milioni di euro in modo da programmare una alternativa concreta all’utilizzo dei pozzi privati per la cosiddetta irrigazione ‘di soccorso’. I progetti in lista di attesa per l’ok definitivo e i relativi finanziamenti sono: riconversione rete irrigua del bacino Togna nei comuni di Arcole, Zimella, Arzignano, Lonigo, Montorso Vicentino (importo 31 milioni di euro); estensione della rete irrigua del bacino Togna nei comuni di Arcole, San Bonifacio, Zimella, Gambellara, Lonigo, Montebello Vicentino (90 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino Fiumicello Brendola nei comuni di Brendola, Val Liona e Sarego (30 milioni); irrigazione della zona collinare compresa tra Palù e San Valentino di Brendola (5,1 milioni); opere connesse al canale LEB per l’irrigazione collinare nei comuni di Lonigo, Alonte, Orgiano, Sarego, Val Liona (42 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino della Valle Agno a beneficio dei comuni di Arzignano, Brogliano, Castelgomberto, Cornedo Vicentino, Montecchio Maggiore e Trissino (17,5 milioni); estensione della rete irrigua della Valle Agno a beneficio dei comuni di Arzignano, Montecchio Maggiore e Trissino (10 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino del Retrone nei comuni di Montecchio Maggiore e Sovizzo (7 milioni); estensione della rete irrigua del Bacino del Retrone nei comuni di Montecchio Maggiore e Sovizzo (500 mila euro); riconversione della rete irrigua del bacino del Ronego nei comuni di Cologna Veneta, Zimella, Alonte, Asigliano Veneto e Lonigo (102 milioni); estensione della rete irrigua nel Bacino del Ronego per i comune di Zimella e Lonigo (6 milioni di euro).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Arpav trova tracce di Pfas di nuova generazione nel Po. Zaia: “Questione nazionale, il Governo metta il limite zero”

Arpav ha comunicato agli uffici del Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile, Nicola Dell’Acqua, in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, quanto segue:

Pfas di nuova generazione. “Facendo seguito a quanto convenuto con gli organi regionali, a partire dalla fine di gennaio Arpav ha esteso la ricerca di un nuovo composto C6O4 ad alcuni punti di acqua superficiali collocati in punti di attingimento idropotabile. L’inquinante emergente in questione era in passato stato ritrovato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali. Ma si è ritenuto di ricercarlo nell’ambiente per verificare la presenza da altre possibili fonti. A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro. Il campionamento è stato ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle della stessa”.

Possibili fonti di inquinamento importanti. “Considerato che, data l’ubicazione dei punti di campionamento, risulti pressoché impossibile che derivi dal sito inquinato nell’area dell’azienda Miteni, il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro. Ricordiamo, infatti, che la stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia. Una sostanza così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d’Italia fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti. Si ricorda che per questa sostanza di nuova generazione gli standard analitici commerciali non sono disponibili e le analisi, ad oggi, sono sperimentali.

Segnalazione ad altre regioni. Per questo motivo la Regione del Veneto sta predisponendo una segnalazione alle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte riguardo a questo ritrovamento. Non essendovi limiti europei e nazionali, per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri. Queste azioni sono rese possibili anche grazie all’attività che la Giunta Regionale ha impostato già un anno e mezzo fa, con la Dgr 2232 del 2017, richiedendo a tutti i gestori della rete idropotabile di studiare sistemi di abbattimento da implementare qualora si trovassero ad affrontare situazioni impreviste come questa.”

Luca Zaia: “Una primaria questione ambientale nazionale”. In merito alla comunicazione, il Presidente della Regione ha commentato: “Questa è la conferma che la questione Pfas è un tema che interessa tutto il Paese, ed è una primaria questione ambientale nazionale. Per questo motivo è necessario che il Governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero. Invitiamo, quindi, il Ministero dell’Ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, agendo il più rapidamente possibile. Ciò a tutela della popolazione non solo delle aree interessate da questo tipo di inquinamento in Veneto, ma di tutti i cittadini del nostro Paese”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pfas. Vietato per un anno il consumo del pesce pescato nelle acque superficiali dei 21 comuni della “zona rossa”

“I livelli di contaminazione riscontrati nelle specie ittiche di cattura, campionati nell’ultima fase del piano di monitoraggio, hanno suggerito l’opportunità di individuare misure di carattere precauzionale”. Ad affermarlo è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha presentato ieri a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della regione del Veneto, realizzato e valutato in accordo con la Regione e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Arpav.

Ordinanza di divieto di consumo. Quindi, sulla base dei risultati della ricerca, il Presidente della Regione del Veneto ha emesso un’ordinanza nella quale viene vietato il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali in tutti i 21 Comuni della cosiddetta “zona rossa”. Il divieto è in vigore dal 10 novembre e lo resterà per un anno.

Gli alimenti esaminati. Complessivamente, sono stati prelevati 614 campioni di alimenti di origine vegetale e 634 campioni di alimenti di origine animale. Gli alimenti vegetali campionati sono stati: frutta (mele e pere da tavola), uva da vino, ortaggi (patate, radicchio, pomodori, asparagi, cipolle, lattuga/lattughino e altre verdure a foglia, fagiolini, zucchine, peperoni, zucca, piselli, cavoli, fagioli) e cereali (mais). Quelli di origine animale: muscolo e fegato di suini, avicoli e bovini da carne, oltre che latte, uova e pesci di cattura.

Esiti. Gli alimenti di origine vegetale sono risultati esenti da contaminazione rilevabile da PFOS e PFOA ad eccezione di alcuni campioni di mais, i cui livelli di PFOA erano in ogni caso estremamente bassi”; relativamente agli alimenti di origine animale, il latte, il muscolo bovino e quello avicolo hanno mostrato per PFOS e PFOA contaminazioni assenti o trascurabili. Il fegato, in particolare quello suino e le uova di produzione familiare hanno mostrato, in una percentuale significativa di campioni, livelli variabili di contaminazione per PFOS e PFOA. Il contributo di tali alimenti in termini di esposizione ai contaminanti risulta tuttavia estremamente ridotto anche nello scenario cautelativo adottato. Anche in alcuni campioni di muscolo suino è stata rilevata presenza dei contaminanti; i bassi valori riscontrati fanno comunque stimare come estremamente ridotto il contributo di tale alimento all’esposizione della popolazione ai PFAS”.

Conclusione. “La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto agli attuali TDI (limiti cautelativi per l’esposizione cronica ndr.) stabiliti da EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma ndr.) non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare. Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso sulle persone saranno disponibili”.

Costi. Ha detto Coletto: “Abbiamo ricevuto dal Ministero della Salute la notizia di un primo stanziamento di due milioni di euro per la parte delle attività sanitarie. Non è molto, ma è già qualcosa, i costi si protrarranno per anni, perché stiamo attuando un vero e proprio screening sulle persone che durerà a lungo ed eroghiamo le eventuali cure necessarie in forma totalmente gratuita. All’appello mancano ancora gli 80 milioni promessi dal Governo per gli interventi acquedottistici”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pfas, Regione Veneto delibera i nuovi limiti e stanzia fondi per il potenziamento dei filtri acqua uso potabile

La Giunta regionale del Veneto ha deliberato lo scorso 3 ottobre nuovi limiti (i più restrittivi d’Europa) per la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili, stanziando contemporaneamente un milione 200 mila euro, destinandoli agli Enti acquedottistici per il potenziamento dei filtri nei rispettivi impianti.

I valori. Ferma restando la competenza statale per la fissazione di valori per parametri aggiuntivi di cui all’allegato I del Decreto . Legislativo. n. 31/2001, i valori provvisori di performance (obiettivo) delle sostanze perfluoroalchiliche per l’acqua destinata al consumo umano, nell’ambito territoriale regionale, fino a diverse e nuove indicazioni da parte delle autorità nazionali e sovranazionali competenti, sono determinati in pari o inferiori a 90 nanogrammi per litro per “PFOA + PFOS”, di cui il PFOS non deve essere superiore a 30 nanogrammi per litro ed i valori della somma degli “altri PFAS” deve essere uguale o inferiore a 300 nanogrammi per litro. Si sono anche confermati i limiti di stabilire che per l’acqua destinata ad usi zootecnici, che restano quelli di cui al parere del Ministero della Salute del 29.01.2014 (prot. n. 2565): livelli di performance (obiettivo) per il PFOA pari o inferiore a 500 nanogrammi per litro; PFOS pari o inferiore a 30 ng/l; altri PFAS (somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS) pari o inferiore a 500 ng/l come previsto dalla D.G.R. n. 854 del 13.06.2017.

Filtri per l’acqua. Nell’ambito della zona individuata nell’allegato A della DGRV 2133/2016 (cosiddetta Zona Rossa), di intesa con il Consiglio di Bacino Veronese, il Consiglio di Bacino Valle del Chiampo e il Consiglio di Bacino Bacchiglione e con gli enti gestori (Acque Veronesi scarl, Acque del Chiampo spa, Medio Chiampo spa, Acque Vicentine spa, Centro Veneto Servizi spa), è stata avviata una serie articolata di interventi, coordinata dalla Direzione Difesa del suolo, finalizzata a sperimentare, nell’arco temporale di sei mesi, tecnologie di trattamento per le riduzioni dei carichi inquinanti sulle risorse idriche captate (in forza delle misure di controllo sulle emissioni delle contaminazioni ambientali), con l’obiettivo di perseguire, per l’acqua destinata al consumo umano valori di perfomance (obiettivo) per “PFOA + PFOS” pari o inferiori a 40 nanogrammi per litro, mantenendo l’obiettivo tendenziale delle virtuale assenza delle sostanze citate.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Paradossi italiani. Pfas, secondo il Ministero della Salute il problema esiste solo in Veneto, mentre quello dell’Ambiente chiede a tutte le Regioni di attivare piani di monitoraggio

“Il Ministero della Salute, con una nota della direzione generale della Prevenzione Sanitaria, ha respinto la richiesta a suo tempo avanzata dal Veneto di estendere a tutto il territorio nazionale i limiti di performance per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas). Prendiamo atto che, secondo il Governo nazionale e i suoi organismi tecnici, questo problema in Italia non esiste”. Lo riferiscono in una nota stampa gli assessori all’Ambiente e alla Sanità della Regione del Veneto, dopo aver preso visione di una comunicazione giunta nelle scorse ore a Venezia.

Nessuna evidenza significativa di critcità nel Belpaese. “Il burocratese utilizzato per comunicarci questa assurdità – incalzano i due Assessori – non riesce a celare la triste realtà. La nota del Ministero recita: “non si ritiene condivisibile la proposta avanzata da codesta Regione, anche in considerazione del fatto che l’Istituto Superiore di Sanità – attivamente impegnato nel roll-out dei PSA in alcune filiere idropotabili – ha segnalato alla scrivente direzione generale che le valutazioni preliminari sinora effettuate sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse (acque sotterranee captate in diverse zone industriali nell’area metropolitana di Milano), che per potenziali contaminazioni civili e industriali (acque superficiali captate da corsi d’acqua interessati da importanti fonti inquinanti antropiche civili e industriali, quali Arno e Po), non hanno evidenziato significative criticità”.

Ministeri “Torre di Babele” del dialogo. “Quindi, secondo loro, siccome quelle sostanze vengono usate solo qui, il Veneto deve arrangiarsi. Bene, siamo pronti a farlo, appena quello stesso Governo che nega l’esistenza del problema in Italia ci metterà a disposizione gli ottanta milioni, garantiti in campagna elettorale e mai visti, per intervenire sulle fonti di approvvigionamento e sugli acquedotti, progetti già pronti con una doppia valenza, sia ambientale che di prevenzione sanitaria”, affermano in una nota sampa i due Assessori. La Regione ha già speso molto, sia sul piano ambientale che su quello sanitario per garantire ai veneti la qualità di vita e di salute di cui hanno diritto, e continuerà a farlo. Ma non siamo più disposti a trovarci di fronte a lettere come quella in questione e a comunicazioni che evidenziano la Torre di Babele del dialogo tra Ministeri: mentre quello della Salute ci dice che il problema non esiste, quello dell’Ambiente, con una nota del maggio 2017, ha chiesto alle Regioni (le altre) di attivare Piani di Monitoraggio sui Pfas che, è bene dirlo, furono rilevati anche in altre parti d’Italia già nel 2013”.

Dell’Acqua nuovo coordinatore della Commissione Tecnica Pfas. Intanto, Luca Zaia, con un proprio decreto, ha nominato nei giorni scorsi il direttore generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua coordinatore della Commissione “Ambiente e Salute”, organismo che, con delibera del 13 giugno scorso, ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas“, fino a ieri tenuta ad interim da Domenico Mantoan, direttore generale dell’Area Sanità e Sociale Regione Veneto. Dell’Acqua, la cui nomina è già operativa, ricoprirà l’incarico gratuitamente.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pfas, insufficienti le misure sanitarie intraprese dalla Regione Veneto secondo Greenpeace, che pubblica il monitoraggio “Non ce la beviamo”. Replica dell’assessore all’Ambiente: “Veneto al top per sicurezza, valuteremo denuncia per procurato allarme”

Greenpeace ha pubblicato ieri il rapporto “Non ce la beviamo”, in cui vengono presentati i risultati di un monitoraggio sulla presenza di PFAS (sostanze perfluoralchiliche) condotto dall’associazione lo scorso aprile in diciotto scuole primarie e sette fontane pubbliche nelle province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo.

Misure insufficienti secondo Greenpeace. La ricerca rientra nell’ambito della Campagna STOP PFAS  con cui l’associazione rivendica l’insufficienza delle misure sanitarie adottate dalla Regione Veneto per risolvere il problema e soprattutto per  proteggere la popolazione dai rischi della contaminazione. Secondo Greenpeace, è necessaria una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS e, ad oggi, la Regione Veneto non ha adottato provvedimenti che vanno in questa direzione.

I risultati. Dal monitoraggio, risulta che in più della metà dei campioni sono stati superati i valori di PFAS ritenuti sicuri per la salute in Svezia e Stati Uniti. Seppur in concentrazioni diverse, i risultati hanno evidenziato la presenza di PFAS in tutti i campioni analizzati a Padova, Verona, Vicenza e alcuni comuni della provincia di Rovigo, oltre ai comuni della zona rossa per i quali la contaminazione è già nota. Nel campione di acqua prelevato presso la scuola di San Giovanni Lupatoto (VR), un comune non incluso nella zona a maggiore contaminazione, è stato addirittura superato, seppur di poco, il livello di PFOS (Acido Perfluorottansolfonico) consentito nell’acqua potabile in Veneto.

Replica della Regione Veneto. “Premesso che per un’analisi scientifica sarebbe necessario l’utilizzo di parametri assolutamente identici, tuttavia da una comparazione con le rilevazioni fatte in altre realtà risulta inequivocabilmente che l’esposizione a Pfos (acido perfluoroottansolfonico) in Veneto è la più bassa rispetto ad altri Paesi“, risponde a Greenpeace in una nota l’assessore regionale all’Ambiente. Che continua: “I nostri tecnici hanno comparato diversi dati europei e americani e il nostro limite Pfos, che l’Oms ha evidenziato essere la sostanza più pericolosa tra la famiglia dei Pfas, è da considerare il più basso in Europa e vicino ai limiti americani che, in qualche caso. sono leggermente più bassi dei nostri. Una cosa è comunque certa, i nostri limiti sono gli unici che recano la dicitura “fino allo zero virtuale”: ciò significa che, di fatto, l’attuale esposizione totale reale a tutti i Pfas è in Veneto già più bassa che negli altri Paesi, Stati Uniti compresi, e prevediamo che i limiti scenderanno ancora, anche perché i gestori veneti del servizio idrico integrato stanno adottando tutte le necessarie precauzioni, provvedendo a limitare le concentrazioni con sempre maggiore efficacia, pur se i limiti esistenti sono attualmente già rispettati”.

Continua la nota: “Per quanto riguarda il solo parametro Pfos in acque potabili, l’informazione sui limiti pubblicata da Greenpeace appare peraltro fuorviante, in quanto non tiene conto della specifica tossicità dei singoli composti. Se si prendono i singoli componenti si potrà  riscontrare che il livello di performance italiano per il Pfos è l’unico che prevede un limite così basso per questo singolo composto, che è quello che presenta maggiore tossicità. Per quanto riguarda le azioni compiute dalla Regione, fin dal 2013,  appena avvisata della situazione, ha agito facendo installare ai gestori dell’acqua potabile i filtri a carboni attivi in soli tre mesi stanziando anche e immediatamente importanti risorse economiche. Non poteva in alcun modo invece bloccare gli inquinatori, perché non esisteva alcun limite di legge per tali sostanze e soprattutto perché la Regione non è organismo inquirente né tanto meno giudicante. Non ha invece bloccato, perché  non aveva senso farlo, la distribuzione dell’acqua potabile filtrata, che è stata definita sicura e potabile non dalla Regione, ma dal massimo organo nazionale in materia di tutela della salute pubblica, l’Istituto Superiore di Sanità, tanto che i limiti di qualità dell’acqua potabile fissati dal Ministero della Salute su parere dello stesso Istituto sono sempre stati rigorosamente rispettati dalla Regione. Dire che la Regione ha alzato i limiti per i composti Pfas nelle acque potabili o  parlare di mancato blocco dell’erogazione dell’acqua potabile come fa Greenpeace significa creare volutamente preoccupazioni se non addirittura un allarme ingiustificato nella popolazione. Si respinge categoricamente l’affermazione secondo cui la Regione avrebbe aumentato i limiti e  su questo valuteremo se ci siano gli estremi per una denuncia. Ricordiamo infine a Greenpeace che tali sostanze sono regolarmente bevute in molte altre regioni d’Italia, come anche ammesso sulla stampa dal presidente della commissione bicamerale ecoreati”.

Fonte: Greenpeace/Servizio Stampa Regione Veneto

 

Pfas: Galletti-Bottacin, firmato accordo, sbloccati 23 milioni per il bacino del Fratta-Gorzone

pfasimmagineE’ stato firmato nel pomeriggio di ieri, mercoledì 15 febbraio 2017, nella sede della Regione Veneto, l’Accordo integrativo per la tutela delle risorse idriche del bacino del Fratta-Gorzone: arrivano dunque sul territorio ventitre milioni di euro di risorse del ministero dell’Ambiente, di cui dieci destinati al distretto conciario vicentino, che dovranno servire agli interventi sulle aziende, per quelli sugli scarichi delle fognature, il collettore e gli impianti di depurazione, oltre che per garantire acqua potabile di qualità.

Nell’Accordo, in evidenza il problema Pfas. Ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “L’impegno del Ministero nell’ambito di un’intesa istituzionale aggiornata e integrata è confermato, chiediamo però al territorio l’individuazione di interventi puntuali e tempistiche certe per la realizzazione, in una filiera di responsabilità che coinvolge tutti.  Da qui, inoltre, lanciamo con ancora più forza la nostra sfida al problema Pfas: figurano infatti, a differenza del passato, tra gli obiettivi dell’Accordo, creando le premesse per dare giusta finalizzazione agli 80 milioni di euro di fondi Fsc contenuti nel Piano Operativo Ambiente deliberato dal Cipe lo scorso dicembre”.

La Regione Veneto. “Oggi abbiamo compiuto un passo importante verso la risoluzione di una problematica su cui ci stiamo muovendo da tempo. Inoltre, con la firma odierna, proseguiamo la collaborazione con il Ministero anche sul tema Pfas, argomento quanto mai delicato e di valenza nazionale interessando varie regioni, che stiamo analizzando in tutte le sue sfaccettature in sinergia con le diverse amministrazioni interessate”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente veneto Gianpaolo Bottacin. Il documento, che integra l’intesa raggiunta con l’accordo di programma quadro siglato nel dicembre 2005, è stato firmato da ministero dell’Ambiente, Regione Veneto, Autorità e Consigli di Bacino, Province e Comuni interessati, Arpa Veneto, gestori di fognature e impianti di depurazione, associazioni rappresentative di industriali, artigiani e aziende conciarie operanti sul territorio. “Le Parti – si legge nell’intesa – ribadiscono che il risanamento della parte alta del bacino del Fratta-Gorzone costituisce una delle condizioni indispensabili per l’utilizzazione delle risorse idriche a valle”.

Il testo individua l’esecuzione di diverse attività: il completamento e aggiornamento del censimento di tutte le fonti di inquinamento, il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee, la prevenzione ed abbattimento degli inquinanti e delle sostanze pericolose, tra qui quelle perfluoro-alchiliche, sulle quali si prevedono non solo il monitoraggio e la prevenzione della diffusione nell’ambiente, ma anche interventi per il loro abbattimento ovvero per la sostituzione delle fonti di approvvigionamento per garantire l’utilizzo di acqua potabile. Sono previsti inoltre “interventi di miglioramento della depurazione degli scarichi, mediante il miglioramento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione”,  razionalizzazione degli schemi fognario-depurativi, azioni di riqualificazione ambientale come la bonifica delle discariche per fanghi di depurazione, sperimentazione tecnologica, riduzione dell’utilizzo di acque di falda per uso industriale.

Programma di lavoro da definire entro un mese. All’inizio dello scorso anno il ministero dell’Ambiente, attraverso la direzione per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, aveva presentato il testo dell’Accordo integrativo, impegnandosi a mantenere sul territorio tutti i ventitre milioni precedentemente stanziati e fino a oggi non spesi. Le risorse saranno impegnate per il cofinanziamento degli interventi, in coerenza con gli impegni assunti e attraverso un programma di lavoro da definire entro trenta giorni. E’ chiarito che, in caso di mancato avvio degli interventi finanziati entro un anno, il Comitato di sorveglianza può proporre la risoluzione dell’accordo e dunque il ministero procederà alla revoca delle risorse di propria competenza, riprogrammandole d’intesa con la Regione.

Fonte: Servizio stampa Ministero dell’Ambiente