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Tutela prodotti Dop, “qualsiasi evocazione” in etichetta diventa illegittima se può confondere, in Spagna una case history

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’utilizzo di segni figurativi che evocano l’area geografica alla quale è collegata una denominazione d’origine protetta (DOP) può costituire un’evocazione illegittima di quest’ultima. Una sentenza che, pur non coinvolgendo direttamente prodotti Made in Italy, è certamente significativa anche per la tutela dei marchi protetti italiani.

Il caso spagnolo. La “Industrial Quesera Cuquerella SL” commercializza tre dei suoi formaggi utilizzando etichette che contengono il disegno di un cavaliere che assomiglia alle raffigurazioni abituali di Don Chisciotte della Mancia, di un cavallo magro e di paesaggi con mulini a vento e pecore. In etichetta anche i termini “Quesos Rocinante”, cioè “Formaggi Ronzinante”. Ma i formaggi in questione non sono compresi nella denominazione di origine protetta (DOP) “queso manchego”, che protegge i formaggi lavorati nella regione La Mancia (Spagna) con latte di pecora e nel rispetto dei requisiti del disciplinare di tale DOP. Per questo la “Fundación Consejo Regulador de la Denominación de Origen Protegida Queso Manchego”, incaricata della gestione e della protezione della DOP, è ricorsa ai giudici ritenendo che tali etichette e tali termini costituiscano un’evocazione illegittima di detta DOP, ai sensi del regolamento relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari.

La Corte di giustizia europea rimanda ai tribunali locali di decidere se si confondono i consumatori. È stata la Corte Suprema spagnola a sollecitare il pronunciamento della Corte di giustizia europea e questa ha sentenziato che il regolamento europeo prevede una protezione delle denominazioni registrate contro “qualsiasi evocazione”: l’utilizzo del termine “qualsiasi” rispecchia la volontà di proteggere le denominazioni registrate, considerando che un’evocazione si produca mediante un elemento denominativo o un elemento figurativo. La Corte ha aggiunto che l’obiettivo è quello di garantire che il consumatore disponga di un’informazione chiara, succinta e credibile sull’origine del prodotto e che l’utilizzo di segni figurativi che evocano l’area geografica alla quale è collegata una denominazione d’origine può costituire un’evocazione della medesima anche nel caso in cui i segni figurativi siano utilizzati da un produttore stabilito in tale regione, ma i cui prodotti, simili o comparabili a quelli protetti da tale denominazione d’origine, non sono protetti da quest’ultima. Spetta al giudice nazionale assicurarsi che tali segni figurativi siano in grado di creare una vicinanza concettuale con la DOP di modo che il consumatore abbia direttamente in mente, come immagine di riferimento, il prodotto che beneficia di tale DOP.

Fonte: Garantitaly.it

Prodotti a denominazione d’origine, Consorzio prosciutto veneto e Coldiretti Padova contro il progetto di legge regionale De.Co.

prosciutto di Montagnana

Fa discutere e preoccupa non poco i produttori il progetto di legge regionale sulla disciplina e valorizzazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali) in discussione in Regione in questi giorni. In allarme soprattutto gli imprenditori impegnati da decenni nella tutela di prodotti tipici storicamente riconosciuti con i marchi di origine e qualità Dop, Igp, Stg attraverso l’attività dei rispettivi Consorzi di Tutela e il rispetto di severi e rigorosi disciplinari di produzione.

I timori. A sollevare parecchi dubbi sull’impatto della nuova denominazione comunale, a partire proprio dalla compatibilità rispetto alle disposizioni legislative statali in materia di marchi e di indicazioni geografiche protette, sono i produttori dello storico Prosciutto Veneto Berico – Euganeo Dop, che ha nel Montagnanese, nella Bassa Padovana, il fulcro produttivo. C’è il timore che l’introduzione delle De.Co. non faccia altro che aumentare la confusione fra i consumatori che ancora faticano a districarsi e a distinguere tra i marchi di qualità Dop, Doc, Igp e Stg. A questo si aggiunge il rischio, tutt’altro che remoto, di favorire invece la concorrenza sleale, come del resto è già avvenuto in passato, da parte di chi sfrutta il legame con un determinato Comune o località per favorire prodotti che non rientrano nel circuito virtuoso delle denominazioni di qualità presenti da decenni e che non ne rispettano le severe norme di produzione.

Effetti negativi. I produttori del Consorzio del Prosciutto Veneto Berico – Euganeo, guidato dal presidente Vittorio Daniolo, si rivolgono direttamente alla Regione chiedendo di considerare seriamente quali potrebbero essere gli effetti negativi dell’introduzione di una nuova denominazione comunale che non farebbe altro che aumentare i contenziosi legati alla tutela dell’origine dei prodotti e dei rispettivi marchi. “E’ da apprezzare la volontà della Regione di valorizzare i prodotti legati al territorio – ricordano al Consorzio  del Prosciutto Veneto – ma questo deve avvenire attraverso norme che siano chiare e che si coordino con l’ordinamento giuridico comunitario e interno, evitando di condurre in inganno il consumatore sulla qualità dei prodotti chela stessa norma mira a tutelare, in considerazione del fatto che le nostre imprese investono nelle denominazioni d’origine qualificate, sottoponendosi a severi e onerosi controlli”.

Una posizione sostenuta da Coldiretti Padova. “Per tutelare i prodotti agroalimentari collegati al territorio esiste già la categoria dei Prodotti Alimentari Tradizionali (PAT), i cui metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura sono praticati in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, per un periodo non inferiore a 25 anni. Questa categoria può essere sicuramente collegata al prodotto di un Comune e trova la sua legittimazione nella normativa nazionale che ne stabilisce i requisiti per il riconoscimento”, aggiunge il presidente di Coldiretti Padova, Massimo Bressan.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova