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Pfas, insufficienti le misure sanitarie intraprese dalla Regione Veneto secondo Greenpeace, che pubblica il monitoraggio “Non ce la beviamo”. Replica dell’assessore all’Ambiente: “Veneto al top per sicurezza, valuteremo denuncia per procurato allarme”

Greenpeace ha pubblicato ieri il rapporto “Non ce la beviamo”, in cui vengono presentati i risultati di un monitoraggio sulla presenza di PFAS (sostanze perfluoralchiliche) condotto dall’associazione lo scorso aprile in diciotto scuole primarie e sette fontane pubbliche nelle province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo.

Misure insufficienti secondo Greenpeace. La ricerca rientra nell’ambito della Campagna STOP PFAS  con cui l’associazione rivendica l’insufficienza delle misure sanitarie adottate dalla Regione Veneto per risolvere il problema e soprattutto per  proteggere la popolazione dai rischi della contaminazione. Secondo Greenpeace, è necessaria una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS e, ad oggi, la Regione Veneto non ha adottato provvedimenti che vanno in questa direzione.

I risultati. Dal monitoraggio, risulta che in più della metà dei campioni sono stati superati i valori di PFAS ritenuti sicuri per la salute in Svezia e Stati Uniti. Seppur in concentrazioni diverse, i risultati hanno evidenziato la presenza di PFAS in tutti i campioni analizzati a Padova, Verona, Vicenza e alcuni comuni della provincia di Rovigo, oltre ai comuni della zona rossa per i quali la contaminazione è già nota. Nel campione di acqua prelevato presso la scuola di San Giovanni Lupatoto (VR), un comune non incluso nella zona a maggiore contaminazione, è stato addirittura superato, seppur di poco, il livello di PFOS (Acido Perfluorottansolfonico) consentito nell’acqua potabile in Veneto.

Replica della Regione Veneto. “Premesso che per un’analisi scientifica sarebbe necessario l’utilizzo di parametri assolutamente identici, tuttavia da una comparazione con le rilevazioni fatte in altre realtà risulta inequivocabilmente che l’esposizione a Pfos (acido perfluoroottansolfonico) in Veneto è la più bassa rispetto ad altri Paesi“, risponde a Greenpeace in una nota l’assessore regionale all’Ambiente. Che continua: “I nostri tecnici hanno comparato diversi dati europei e americani e il nostro limite Pfos, che l’Oms ha evidenziato essere la sostanza più pericolosa tra la famiglia dei Pfas, è da considerare il più basso in Europa e vicino ai limiti americani che, in qualche caso. sono leggermente più bassi dei nostri. Una cosa è comunque certa, i nostri limiti sono gli unici che recano la dicitura “fino allo zero virtuale”: ciò significa che, di fatto, l’attuale esposizione totale reale a tutti i Pfas è in Veneto già più bassa che negli altri Paesi, Stati Uniti compresi, e prevediamo che i limiti scenderanno ancora, anche perché i gestori veneti del servizio idrico integrato stanno adottando tutte le necessarie precauzioni, provvedendo a limitare le concentrazioni con sempre maggiore efficacia, pur se i limiti esistenti sono attualmente già rispettati”.

Continua la nota: “Per quanto riguarda il solo parametro Pfos in acque potabili, l’informazione sui limiti pubblicata da Greenpeace appare peraltro fuorviante, in quanto non tiene conto della specifica tossicità dei singoli composti. Se si prendono i singoli componenti si potrà  riscontrare che il livello di performance italiano per il Pfos è l’unico che prevede un limite così basso per questo singolo composto, che è quello che presenta maggiore tossicità. Per quanto riguarda le azioni compiute dalla Regione, fin dal 2013,  appena avvisata della situazione, ha agito facendo installare ai gestori dell’acqua potabile i filtri a carboni attivi in soli tre mesi stanziando anche e immediatamente importanti risorse economiche. Non poteva in alcun modo invece bloccare gli inquinatori, perché non esisteva alcun limite di legge per tali sostanze e soprattutto perché la Regione non è organismo inquirente né tanto meno giudicante. Non ha invece bloccato, perché  non aveva senso farlo, la distribuzione dell’acqua potabile filtrata, che è stata definita sicura e potabile non dalla Regione, ma dal massimo organo nazionale in materia di tutela della salute pubblica, l’Istituto Superiore di Sanità, tanto che i limiti di qualità dell’acqua potabile fissati dal Ministero della Salute su parere dello stesso Istituto sono sempre stati rigorosamente rispettati dalla Regione. Dire che la Regione ha alzato i limiti per i composti Pfas nelle acque potabili o  parlare di mancato blocco dell’erogazione dell’acqua potabile come fa Greenpeace significa creare volutamente preoccupazioni se non addirittura un allarme ingiustificato nella popolazione. Si respinge categoricamente l’affermazione secondo cui la Regione avrebbe aumentato i limiti e  su questo valuteremo se ci siano gli estremi per una denuncia. Ricordiamo infine a Greenpeace che tali sostanze sono regolarmente bevute in molte altre regioni d’Italia, come anche ammesso sulla stampa dal presidente della commissione bicamerale ecoreati”.

Fonte: Greenpeace/Servizio Stampa Regione Veneto

 

23 settembre 2010, a Tezze sul Brenta (VI), presentazione progetto RiduCaReflui

Proseguono gli appuntamenti del progetto RiduCaReflui (Riduzione del carico inquinante generato dai reflui zootecnici nell’area del Bacino Scolante della Laguna veneta), una risposta concreta alle esigenze della zootecnia. Il prossimo giovedì 23 settembre, alle ore 09.00, presso il Park Hotel Italia di Tezze sul Brenta (VI), RiduCaReflui verrà presentato insieme alla Sperimentazione sulle Aree Forestali di infiltrazione (AFI) per il ricarico della falda.

Visita in azienda agricola da prenotare. Dalle 11.00 si proseguirà con una visita tecnica presso la Società Agricola Agrifloor, sempre a Tezze, dove le deiezioni bovine sono sottoposte a digestione anaerobica in condizioni mesofile, cioè con temperature tra i 20° e i 40° gradi, e dove dal 2009 due ettari di superficie aziendale sono convertite in AFI. L’appuntamento è rivolto in particolare a tecnici pubblici e privati e imprenditori direttamente coinvolti nelle tematiche della gestione dei reflui zootecnici. Info e Prenotazioni: 049/8293920 – divulgazione.formazione@venetoagricoltura.org.

Il progetto.RiduCaReflui” è l’importante progetto di Regione e Veneto Agricoltura nato con l’obiettivo di ridurre i carichi inquinanti derivanti dai reflui zootecnici), nell’area del bacino scolante della Laguna di Venezia; ma anche mirato alla produzione di energia (di biogas, a monte del trattamento dei reflui) o alla valorizzazione agronomica delle deiezioni, cioè il loro uso in campagna (valorizzazione degli effluenti con trattamenti conservativi dell’azoto). Sullo sfondo l’applicazione della cosiddetta Direttiva Nitrati (676/91/CE), emanata dalla UE per regolamentare lo spargimento dei reflui zootecnici nei terreni agricoli, al fine di ridurre l’inquinamento da nitrati nelle acque superficiali e profonde. Direttiva recepita a livello nazionale e applicata con specifici provvedimenti regionali. E proprio per questo motivo un utilizzo diverso del “digestato”, analizzato e divulgato col progetto “Riducareflui”, potrebbe agevolare le aziende zootecniche, prospettando alle stesse soluzioni logistiche, tecnologiche e contrattuali più convenienti per il trattamento degli “effluenti animali”, e compatibili con i parametri di Bruxelles.

(fonte Veneto Agricoltura)

Al via in Veneto il I° Festival della Biodiversità, a dicembre la conclusione

Si aprirà oggi con un convegno presso l’Orto Botanico di Padova il primo Festival Regionale della Biodiversità. La manifestazione, articolata in una serie di eventi diffusi sul territorio, si concluderà ad Asolo in dicembre. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 “Anno Internazionale della Biodiversità” per focalizzare l’attenzione sul ruolo della biodiversità per la vita sulla Terra e a livello internazionale sono state programmate numerose iniziative di sensibilizzazione su questo tema.

Oggi il convegno “Biodiversità. Natura e artifizio nel disegno pianificatoria regionale. “Con il Festival della Biodiversità – fanno rilevare il vicepresidente e assessore al territorio Marino Zorzato e l’assessore ai parchi Franco Manzato – la Regione Veneto si fa promotrice di un’iniziativa che ha come finalità di aumentare la consapevolezza sui rischi derivanti dalla perdita della biodiversità, promuovendo sul territorio azioni positive per mantenerla intatta”. A livello veneto, il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, recentemente adottato, ha prefigurato la realizzazione di un’estesa rete ecologica, in cui la tutela della biodiversità viene messa in relazione con le esigenze di sviluppo sociale delle comunità presenti sul territorio. Il convegno di oggi (con inizio alle ore 9.00) avrà come tema “Biodiversità. Natura e artifizio nel disegno pianificatorio regionale”. Insieme a quello di Zorzato, sono previsti gli interventi dei rettori dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria e dell’IUAV di Venezia Amerigo Restucci, del prefetto d’Orto Botanico di Padova Carlo Andreoli, del segretario regionale per le infrastrutture Silvano Vernizzi, del geobotanico Cesare Lasen e del Direttore per i beni culturali e paesaggistici del Veneto Ugo Soragni.

Gli altri appuntamenti del Festival. Il programma del festival proseguirà con gli appuntamenti a Vo’ Euganeo (Padova) il 18 nell’ambito della Festa dell’uva, sul tema biodiversità e alimentazione, mentre il 19 settembre è previsto il Film Festival; a Cortina (Belluno) il 24 settembre nella sede municipale, sul tema bioversità e qualità del paesaggio; ad Adria (Rovigo) il 27 settembre presso il Museo Archeologico Nazionale sul tema biodiversità, archeologia e natura; a Venezia il 4 ottobre presso l’Auditorium S. Margherita giornata della biodiversità con riflessione su contenuti e valori di una disciplina per il Veneto del futuro; a Belluno l’11 ottobre a Palazzo Crepadona sul tema biodiversità: da vincolo ad opportunità; ad Auronzo (Belluno) il 16 ottobre all’Hotel Kursal su biodiversità e contesti alpini; a Crespano del Grappa (Treviso) il 18 ottobre sul tema biodiversità: un’alleanza virtuosa per mettere al centro del Veneto il Monte Grappa, gente natura e storia; a Treviso il 25 ottobre nella sede dell’amministrazione provinciale su bioversità: tra lo Storga e il Sile la natura fuori porta; a Teolo (Padova) presso l’Abbazia di Praglia convegno internazionale sulle praterie secondarie e sulla carta della natura del veneto; a Porto Viro (Rovigo) il 30 ottobre nella Sala Eracle su biodiversità e diritti umani; nella Valletta del Silenzio (Vicenza) il 15 novembre sul tema biodiversità: architettura e natura; a Caorle (Venezia) il 29 novembre sul tema bioversità: Vallevecchia e lo sviluppo del turismo. Infine, il 6 dicembre appuntamento conclusivo ad Asolo (Treviso), nella sede unicipale, per sviluppare il tema paesaggio, coltire e biodiversità.

(fonte Regione Veneto)

Km zero: un progetto che farà molta strada…sostenibile

Una carriera folgorante quella del “KMZERO”, ovvero il progetto di Coldiretti Veneto che in soli quattro anni da semplice slogan espressione di una raccolta di firme a favore di una legge d’orientamento al consumo di prodotti tipici nelle mense collettive e nella ristorazione privata è passato a legge regionale fino a diventare una strategia economica.

Tutti i numeri del Km zero in Veneto. Un brand che è sinonimo di tutto ciò che è locale, di provenienza regionale, riconducibile alla produzione agricola fresca di stagione nonché di filiera corta.Un successo che in poco tempo ha dato grandi numeri. Il Veneto attualmente conta quasi un centinaio di mercatini agricoli distribuiti su tutto il territorio, più 5000 aziende agricole che vendono direttamente ai consumatori, una rete di oltre trenta locali (trattorie, locande, pizzerie, bar, osterie, gelaterie, negozi, macellerie) che scelgono per i menù e i loro banchi le tipicità della campagna limitrofa, pacchetti vacanze ecosostenibili per promuovere i piccoli borghi rurali e le feste paesane, ospedali e distretti scolastici che per i pasti da somministrare hanno adottano piatti a base di specialità agroalimentari fornite direttamente dalle fattorie vicine.

Il Concorso regionale “Km zero raccomandato in cucina”. La Regione Veneto detiene anche il primato dell’unica norma del genere sul panorama legislativo nazionale. Un vanto per la tutela e la valorizzazione di quella identità dei popoli che passa attraverso non solo la storia ma anche la tradizione culinaria. La nostra è talmente ricca da permettersi una sfida tra sette province rappresentate ognuna da uno chef affiancato ad un politico, entrambi impegnati nella ricetta sintesi della semplicità contadina. Ingrediente principale la capacità di convincere la giuria, non tanto delle abilità dei cuochi o del sapore della combinazione gastronomica, quanto il messaggio emozionale ed evocativo del piatto preparato. Insomma una sorta di prova elettorale “politicamente corretta” per consiglieri, presidenti e assessori in gara con gusto per far vincere il partito della bontà.

Gli schieramenti. BELLUNO Ristorante “Alle Codole” di Canale d’Agordo con il Capo Gruppo PDL Dario Bond. PADOVA Trattoria “Da Ballotta” di Torreglia con il Presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato. TREVISO Ristorante “Teatro dei Sapori” di Castelfranco con l’Assessore all’agricoltura Franco Manzato. ROVIGO Trattoria “Alla Rosa” di Adria con il Consigliere regionale Graziano Azzalin. VERONA Ristorante “Tregnago” di Montecchia di Crosara con il Presidente IV commissione agricoltura Davide Bendinelli. VICENZA Ristorante “Al Pioppeto” di Romano d’Ezzelino con il Consigliere regionale Raffaele Grazia. VENEZIA Ristorante “Marco Polo” di Mestre con il Consigliere regionale Pietrangelo Pettenò.

(fonte Coldiretti Veneto)

L’uva d’oro di Venezia torna a risplendere

L'isola di Mazzorbo

Torna a risplendere l’Uva d’Oro, o Dorona, antica uva delle isole della laguna di Venezia, riscoperta e salvata dall’oblio e forse dalla scomparsa grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e di imprenditori privati. Nel contesto del progetto di recupero della tenuta oggi chiamata Venissa, di proprietà del Comune di Venezia, che sorge nell’isola lagunare di Mazzorbo, è stato ricreato un vigneto di quest’uva, la cui vendemmia prenderà il via venerdì 3 settembre prossimo.

A vendemmiare, Luca Zaia e Paolo Baratta. A tagliare i primi grappoli, alle 11,30, saranno il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, affiancati dai ragazzi down dell’Associazione Persone Down della Marca Trevigiana, già esperti vignaioli, enologi e creatori di etichette. La presenza di Baratta, vicepresidente del FAI, è tutt’altro che casuale: un’omaggio della cultura ad uno suo segmento, quello dell’enologia, della quale lo stesso presidente della Biennale è protagonista con la sua tenuta Monteti, sulle alture alle spalle del colle omonimo, nella Maremma Toscana, in Comune di Capalbio.

L’importanza delle uve autoctone. Il recupero di Venissa e dell’Uva d’Oro, a sua volta, è avvenuto sulla base del progetto di recupero e valorizzazione presentato da imprenditori del settore dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino), giudicato il migliore tra i dodici presentati al Comune in risposta ad una specifica richiesta, e coinvolge associazioni ed enti culturali e scientifici internazionali. L’iniziativa, oltre alla valenza storico – culturale, vuole sottolineare la ricchezza e la straordinarietà dell’enologia del Veneto in generale, territorio unico al mondo per le radici identitarie, variegate e antiche della sua viticoltura. Dei circa 8 milioni di ettolitri di vino prodotti attualmente in Veneto, 3,2 milioni sono oggi a Denominazione e, di questi, quasil’85 per cento sono ricavati da uve autoctone e originarie (tra le più importanti: le rosse Corvina, Rondinella, Molinara, Raboso, e le bianche Glera e Garganega) dalle quali si ottiene una varietà di vini eccellenti e unici, in grado di coprire ogni esigenza e di abbinarsi ad ogni cibo.Proprio per sottolineare l’importanza delle uve autoctone nella produzione e nell’economia enologica del Veneto, all’evento parteciperanno produttori di fama mondiale come Gianluca Bisol, Raffaele Boscaini e Giorgio Cecchetto, impegnati nel recupero e nella valorizzazione degli antichi vitigni.

(fonte Regione Veneto)

Il turismo subacqueo veneto scopre le “tegnue” di Venezia

foto Tegnueveneziane.it

Sulla base di un progetto finanziato da Regione, Comune di Venezia e Cam idrografica, al largo del Lido di Venezia sono stati attivati due siti in cui e’ possibile visitare le cosiddette ‘tegnue’‘, affioramenti caratteristici della morfologia del golfo di Venezia, con le loro dune e substrati solidi che interrompono l’andamento pressoche’ regolare dei fondali di sabbie e fanghi. Nei due siti sono state posizionate boe per evitare l’ancoraggio e fornire supporto per i subacquei. Altrettanti affioramenti saranno attrezzati entro pochi mesi. Per visitare le tegnue, non sono in previste spedizioni organizzate, ma e’ possibile recuperarne le coordinate on line, sul sito www.tegnuevenezia.it, o nei due centri informativi attivi a terra, presso il Palazzo del Podesta’ del Lido o il piccolo Museo della Laguna sud di Pellestrina.

Da scoprire sott’acqua: i resti del campanile di San Marco, relitti e galee.Al momento, invece, manca un’offerta relativa al turismo dell’archeologia subacquea. ”L’attivita’ archeologica subacquea – spiega il presidente del gruppo Argo, Alessandro Tagliapietra – e’ ricca, ma nessun sito e’ attualmente aperto e fruibile da parte dei subacquei, nemmeno attraverso guide”. Eppure, come spiega Tagliapietra, i reperti non mancherebbero: dai resti del campanile di San Marco crollato nel 1902, agli otto relitti individuati attraverso i lavori per la costruzione del Mose, ai diversi resti di galee presenti in laguna (anche se, in questo caso, l’eventuale visitabilita’ sarebbe complicata dalla limitatissima visibilita’, misurabile in pochi centimetri, sotto le acque della laguna). ”In Veneto – conclude – manca ancora questa cultura, che mi auguro si affermi al piu’ presto, anche se i tempi non possono essere dettati da noi, ma dal ministero. Nel frattempo, cio’ a cui miriamo, anche attraverso i nostri corsi di archeologia subacquea, e’ di sensibilizzare i subacquei ad adottare i corretti codici di comportamento in caso di un non impossibile ritrovamento. Piu’ che il recupero, in questi casi, e’ importante la segnalazione e la documentazione”.

(fonte Ansa)

Approvato il programma della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto

Proporre e definire una “posizione veneta” matura e condivisa rispetto all’evoluzione della politica agricola dell’Unione europea (I° e II° Pilastro) dopo il 2013. E’ questo lo scopo della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del Veneto, secondo il programma approvato dalla Giunta regionale il 27 luglio, con la deliberazione n. 1930.

L’avvio previsto per il prossimo mese di ottobre a Legnaro (PD). La Conferenza prevede un percorso guidato di approfondimento e confronto sul futuro del mondo rurale veneto, per verificare le opportunità di sviluppo del settore e le strategie “di accompagnamento” che potranno essere adottate nel periodo di programmazione 2014-2020. Il seminario di apertura, in programma il prossimo 1 ottobre a Legnaro (PD), avrà il compito di presentare i primi orientamenti dell’UE e un’agenda di possibili priorità attraverso le quali avviare la discussione sul futuro dell’agricoltura veneta. L’iniziativa, coordinata dalla Regione del Veneto, è organizzata in collaborazione con l’Azienda regionale Veneto Agricoltura e prevede il supporto dell’INEA attraverso un apposito accordo di programma.

Previsti anche cinque seminari tecnici e una consultazione on-line. L’incontro di presentazione e di lancio della Conferenza segnerà l’inizio del percorso progettato per definire e condividere con gli operatori, i principali portatori di interesse e la collettività, le priorità strategiche del sistema agricolo veneto, nel contesto delle prospettive delineate in sede comunitaria e in funzione del programma di governo della Regione. Dopo la giornata di apertura, sono previsti cinque seminari tematici, ciascuno dei quali affronterà una delle specifiche priorità emergenti: 8 ottobre (Innovazione, informazione e filiera della conoscenza); 22 ottobre (Globalizzazione dei mercati e nuovi strumenti d’intervento); 5 novembre (Sistemi agricoli e forestali, ambiente e produzione di beni pubblici); 19 novembre (Qualità dei prodotti e sostenibilità); 3 dicembre (Governance e federalismo per l’agricoltura e le aree rurali). In parallelo ai seminari tematici verrà avviata anche una consultazione “on-line” aperta a tutti coloro che vorranno presentare contributi e proposte per delineare e definire l’Agenda delle priorità strategiche per il sistema agricolo, forestale e rurale del Veneto, che sarà l’oggetto della Conferenza nell’ambito del congresso finale previsto a febbraio 2011.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)