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Aumenta il fabbisogno idrico dell’agricoltura veneta, ma l’acqua irrigua fa bene a tutto il territorio

Per mantenere i suoi alti standard di qualità, l’agricoltura veneta necessita di una quantità d’acqua maggiore rispetto al passato. Questo è dovuto a due fattori: da un lato i sempre più lunghi periodi siccitosi causati dai mutamenti climatici, dall’altro l’estensione del periodo in cui le campagne necessitano di acqua, ben oltre la consueta stagione irrigua che inizia il 15 marzo e si conclude il 15 ottobre.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi regionali di bonifica e irrigazione, nel webinar “Giornata dell’Irrigazione 2021” tenutosi ieri mattina in occasione dell’apertura della stagione irrigua 2021. 

Le principali sfide. “Per quanto riguarda la gestione della risorsa irrigua, non potendo utilizzare più risorsa di quanta già se ne utilizzi, è necessario efficientare la rete di distribuzione realizzando bacini di accumulo e provvedendo, ove necessario, alla riconversione dell’irrigazione a scorrimento in irrigazione a pressione – spiega Cazzaro –. Per far fronte alla sempre maggiore richiesta d’acqua nei periodi “pre” e “post” stagione irrigua è importante concordare con la Regione del Veneto una rimodulazione più flessibile dei prelievi dai grandi fiumi.” “Ma il concetto di “risparmio idrico” è fuorviante – precisa il presidente di ANBI Veneto -. L’acqua irrigua non è mai sprecata, anzi, da essa derivano fondamentali servizi ecosistemici a beneficio di tutti i cittadini”.

L’acqua trasportata dalla rete irrigua dei Consorzi di bonifica (27 mila km di canali, dei quali 8,7 mila km a uso irriguo e 10 mila km a uso sia di scolo sia irriguo; 600 mila ettari di territorio, pari a un terzo della regione, che necessita di irrigazione) oltre a nutrire le campagne svolge compiti di vivificazione ambientale dei corsi d’acqua, ricarica di falda, salvaguardia di biodiversità, produzione idroelettrica, attività produttive quali turismo, pesca, sport d’acqua. “È giusto parlare di efficientamento idrico, bene la riconversione degli impianti che permette di utilizzare fino al 50% in meno di acqua sulle coltivazioni, ma occhio a non sottrarre al territorio acqua vitale” chiosa il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani

Il contesto generale è quello profondamente condizionato dai mutamenti climatici. “Vi sono effetti del cambiamento climatico particolarmente evidenti sul territorio regionale, a partire da un aumento delle temperature di oltre 2 gradi – sia in inverno che d’estate – negli ultimi 50 anni  – ha spiegato Francesco Rech, tecnico di Arpav – . Per quanto riguarda le precipitazioni è complesso prevedere quale sarà il futuro andamento ma è necessario prepararsi a fronteggiarne la scarsità anche eventualmente a fronte di una concentrazione della piovosità in periodo non irriguo”. In questo contesto i finanziamenti previsti dal Recovery Plan sono di fondamentale importanza. “Il Recovery Plan è un treno da non perdere – ha affermato Crestani – , la Regione ha infatti accolto nel Piano Regionale per la Ripresa e Resilienza (PRRR) 13 schede progettuali dei Consorzi di bonifica riguardanti l’irrigazione per un valore di 345 milioni di euro. Cifre importanti che si sommano agli oltre 213 milioni di euro già ottenuti dai Consorzi negli ultimi 3 anni per l’ammodernamento della rete irrigua e si è già provveduto alla riconversione di 21 mila ettari”. “Nella Giornata dell’irrigazione 2021 vorrei prima di tutto ringraziare i Consorzi di bonifica per la vivacità dimostrata in occasione della redazione delle proposte relative a VAIA e al Piano di ripresa e resilienza (PRR) della Regione Veneto – ha affermato l’assessore Regionale all’Agricoltura Federico Caner – . In occasione della tempesta si sono impegnati da subito per sostenere le popolazioni colpite, realizzando successivamente importanti opere per garantire la sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio di competenza. Per quanto riguarda il Piano di ripresa e resilienza grazie al loro prezioso contributo sono stati stilati 21 progetti, relativi all’irrigazione e alla sicurezza idraulica, per un importo complessivo di 708 milioni di euro”.

Il canale LEB apre le paratoie. Il webinar, promosso da ANBI Veneto e dal Consorzio di Bonifica Lessinio Euganeo Berico (LEB), si è svolto in occasione dell’apertura delle paratoie del canale LEB, principale arteria irrigua del Veneto (48 km, 82 mila ettari serviti grazie a 34 derivazioni), a servizio delle campagne delle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. Nel corso del webinar, spazio è stato dato alla diretta video, tramite drone, dell’apertura delle paratoie a Cologna Veneta (VR) dove il Consorzio LEB ha sede e dove il canale, che inizia a Belfiore (Vr), si intuba per proseguire sottoterra fino a Montegaldella (Vi) dove si immette nel Bacchiglione, portando quindi le sue acque fino a Chioggia.  “Il Consorzio LEB sta realizzando, attraverso un finanziamento di 20 milioni di euro ricadente nel Piano Invasi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 4,6 km di nuovo rivestimento del canale Adige Guà, oltre ad importanti interventi di controllo telematico dei sistemi di rilevamento delle portate – ha spiegato il presidente del Consorzio LEB Moreno Cavazza -. E’ stato di recente approvato dal Consiglio di amministrazione del Consorzio LEB il progetto esecutivo, di importo pari a 33 milioni di euro, per dare continuità all’opera di rifacimento del Canale per i restanti 8 km, con l’obiettivo di arrivare al rifacimento completo dell’infrastruttura irrigua”.  “Con la riapertura delle paratoie del Leb oggi si apre simbolicamente la stagione irrigua del Veneto – ha affermato l’assessore Regionale all’Agricoltura Federico Caner -. Un modello quello del Leb che, dalle problematiche conseguenti ai Pfas, alla valorizzazione della risorsa idrica nell’irrigazione di territori caratterizzati dalla presenza di colture di pregio, anche orticole, unitamente alle colture seminative legate alla presenza di un vivace settore zootecnico, vogliamo estendere all’intera regione.”

Il problema del deflusso ecologico. Nel corso della conferenza grande spazio ha avuto il tema del Deflusso Ecologico (DE), criterio previsto nella Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, che definisce la portata minima d’acqua che deve essere mantenuta nei fiumi per preservarne caratteristiche, la flora e la fauna, e la cui effettiva applicazione è prevista dal 1° gennaio 2022. La criticità del DE è legata al fatto che il rispetto di tali valori, determinati rigidamente a livello comunitario, comporterebbe la riduzione, fino all’azzeramento, delle derivazioni della rete idraulica minore che innerva la stragrande maggioranza del territorio regionale garantendo agricoltura, vivificazione ambientale, paesaggio, produzione elettrica, turismo, sport, pesca, e soprattutto mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici. “Condivido – ha concluso Caner – con i presidenti e i tecnici dei Consorzi la preoccupazione per l’evidente danno che il deflusso ecologico sta creando a tutto il territorio. Assicuro che anche su questo fronte siamo al loro fianco, per affrontare insieme le difficoltà per l’attività irrigua provocate dalla impulsiva applicazione della disposizione comunitaria”.  “L’acqua produce ambiente e territori – ha chiosato il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi – dobbiamo lavorare anche per le generazioni che verranno consapevoli che raccogliendo la sfida della sostenibilità possiamo rendere migliore anche il mondo in cui viviamo oggi”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto e Consorzio di bonifica LEB