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Le micro vacanze on line di Coldiretti Veneto premiate a Bit 2010

foto Un'altra cosa travel, laguna nord di Venezia

“La bella favola di Torcello”  si aggiudica il primo posto come migliore soggiorno per la sezione “Turismo responsabile italiano“, concorso  indetto dalla rivista specializzata di settore “L’Agenzia di Viaggi“. Il premio è stato assegnato a Milano in occasione di Bit 2010 (Borsa internazionale del turismo) al tour operator “Un’altra cosa travel” di Roma che, insieme a Coldiretti Veneto, promuove on line le micro vacanze ovvero viaggi di prossimità, a costo limitato e tutto incluso, che permettono al visitatore di conoscere il territorio rurale con occhi nuovi, valorizzando autentici tesori presenti nelle campagne.

La mini vacanza a Torcello. Gli italiani, dunque, non rinunciano alle ferie ma le fanno nel segno del “turismo a km zero” che trova nella sinergia tra enogastronomia, cultura e ambiente i suoi punti di forza. E’ questo il segreto del successo della super gettonata minivacanza nell’isola più famosa della laguna nord. A proporla è Paolo Andrich, l’unico imprenditore agricolo dei quindici residenti dell’isola più famosa della laguna nord di Venezia che offre un pernottamento nella casa museo dell’artista Lucio Andrich, la visita guidata agli scavi archeologici, colazione e pranzi  con menù a base di prodotti del suo orto, un giro in barchino alla scoperta di angoli incontaminati e per chi vuole anche la cena nella prestigiosa Locanda Cipriani con menù esclusivo a chilometri zero.

Risparmio tra 28 e 42 per cento per chi va in vacanza nei piccoli centri. “Rispetto alle città con appeal turistico e alle località più rinomate, a parità di categoria – spiega Luca Saba direttore di Coldiretti Veneto –   il risparmio che si ottiene frequentando i piccoli centri oscilla tra il 28 e il 42 per cento, e cioè si ottiene sempre uno “sconto” di almeno un terzo. Un beneficio che aggiunto al minor costo del trasporto consente di contenere il valore assoluto di spesa in 150/250 euro a persona. Siamo dunque orgogliosi di questo riconoscimento, ma anche dei numerosi apprezzamenti da parte dei cittadini che scelgono la natura come modo per staccare dalla quotidianità vivendo intensamente i luoghi di prossimità attraverso  le passeggiate, il nordic walking, i percorsi di trekking, passando per le strade sterrate dove cimentarsi con la mountain bike o le bici da corsa, le gite a cavallo, fino ad arrivare ai tragitti invernali con le ciaspole, gli sci di fondo, lo sleddog scoprendo così realtà minori, a volte sconosciute ma che fanno parte dell’identità del nostro territorio.

(fonte Coldiretti Veneto)

Dalla rete alla zappa, la vita in campagna fa tendenza anche tra i giovani

E’ boom per la campagna negli orti coltivati dal numero crescente di hobbisti ma anche su internet, dove gli italiani si posizionano al quarto posto, dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e Turchia, tra i 72 milioni di visitatori mensili di Farmville, il videogame che trasforma gli utenti in agricoltori virtuali e che sta spopolando in tutto il mondo. Il dato è emerso dall’incontro, promosso da giovani impresa della Coldiretti alla Fieragricola di Verona appena conclusasi,  per la presentazione dell’edizione 2010 dell’Oscar Green, il riconoscimento che premia gli imprenditori agricoli più innovativi (iscrizioni aperte fino al 5 aprile 2010).

La popolazione degli agro-internauti. Farmville (prodotto da Zynga) sta sostituendo tra le giovani generazioni i tradizionali giochi di guerra, è gratuito, si sviluppa nel tempo e consiste nella gestione di una azienda agricola con allevamenti, semine e raccolti da eseguire, nei tempi previsti e in modo imprenditoriale, per evitare la perdita di denaro. Obiettivo è quello di ampliare la propria attività con disciplina, creatività e strategia, premiati i comportamenti virtuosi come la collaborazione con i vicini con i quali si interagisce. In Italia a giocare a Farmville sono per lo più giovani ma vi si cimentano anche molti professionisti che lo considerano una forma di svago “nella natura” rispetto alla routine quotidiana, oltre a veri agricoltori che alternano la propria attività reale con quella virtuale su internet.

foto viniesapori.net

Crescente anche il numero di agricoltori per hobby. Dalla ricerca presentata a Fieragricola 2010 condotta da Nomisma in collaborazione con il mensile Vita in Campagna, emerge che la compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati. Tutti sono accomunati dalla passione di coltivare e praticare l’attività agricola per consumare prodotti più sani e genuini (62,5%), per praticare attività all’aria aperta (61,7%), per valorizzare un terreno ereditato (39,3%) o appositamente acquistato (35,7%), ma anche per risparmiare nell’acquisto di prodotti alimentari (25,1%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati si aggirano mediamente tra 0,6 e 1,2 ettari di superficie, spesso comprendenti anche parti a bosco. Si tratta essenzialmente di terreni in proprietà (oltre il 90%) localizzati per la maggior parte in collina e montagna (61,6%), cioè in aree maggiormente sensibili dal punto di vista del mantenimento e presidio territoriale; rispetto a questi ambiti la consapevolezza degli hobby farmer è massima, al punto che circa il 70% dichiara che le attività praticate contribuiscono al mantenimento/valorizzazione del paesaggio e il 58% in favore della tutela ambientale degli spazi rurali.

Cosa coltivano. La destinazione produttiva riguarda prevalentemente ortaggi (88,6%), frutta (65%), vite (34,3%) e olivo (32,3%) e, molto spesso, sono completate da processi di trasformazione per l’ottenimento di conserve vegetali (49,5%), olio (27,5%) e vino (23,7%). In qualche caso poi (circa il 40%) vi sono anche piccole attività di allevamento (in particolare di avicunicoli).  I prodotti ottenuti dall’attività di coltivazione e trasformazione sono destinati in via quasi esclusiva all’autoconsumo familiare (81,8%) o a regali ad amici e parenti (7,4%), evidenziando in questo modo l’assenza di rapporti di mercato, a conferma del fatto che l’attività di coltivazione di un fondo agricolo è fortemente legata a motivazioni di carattere extraeconomico (gratificazione personale, benessere derivante dall’attività agricola svolta nel tempo libero, ecc.) e non è guidata dalla volontà di ottenere un reddito, seppur solo integrativo: infatti, circa il 90% dichiara che non ottiene nessun reddito dall’attività di coltivazione che svolge. Il tempo dedicato all’attività produttiva sul terreno, che in media viene coltivato da circa venti anni, mostra come il 55% degli interessati dichiara di riservare oltre 10 ore a settimana a tali attività, mentre la quota restante impiega fino a 10 ore/settimana (equivalenti a circa 2 ore al giorno).

Agricoltura amatoriale, non un fuoco di paglia. In sostanza dalla ricerca emerge che in Italia esiste una parte di territorio agricolo, rurale e forestale che non è in capo ad agricoltori e che viene gestito secondo criteri non funzionali all’attività produttiva e mercantile (all’hobby farmer non interessa ottenere reddito dal terreno), ma secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico e più in generale della tutela territoriale. Si tratta di benefici (o, più tecnicamente “esternalità”) sottostimati o addirittura non riconosciuti dal punto di vista collettivo – alla luce della mancanza di rilevazioni statistiche ufficiali – che però permettono, assieme al contributo preponderante dell’attività propriamente agricola, una conservazione degli spazi rurali i cui vantaggi finiscono con il ricadere sull’intera popolazione.

(fonti: Coldiretti- Nomisma)