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Aspettando Trump, TTIP in stallo, in fieri l’accordo UE-Messico

Bandiere TTIPCongelato. Non ancora fallito, ma ibernato in attesa di sapere cosa dirà Donald Trump quando si sarà insediato alla Casa Bianca. Il negoziato UE-USA sul trattato di libero scambio è una delle priorità della Commissione europea su cui Bruxelles non attende passi avanti, almeno per un po’ di tempo.

Le posizioni protezionistiche enunciate dal Presidente americano eletto potrebbero sancire la fine del progetto del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti che prevede di integrare i mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo barriere non tariffarie (regolamenti, norme e standard). Obiettivo: consentire la libera circolazione delle merci e facilitare il flusso degli investimenti in quella che diventerebbe la più grande area di libero scambio del Mondo.

Accordo commerciale UE/Messico, varianti in corso. Nel quadro del suo impegno per una politica commerciale e di investimento più trasparente, la Commissione ha pubblicato una serie di proposte per l’adeguamento di vari elementi dell’accordo UE-Messico. Questi testi costituiscono la posizione negoziale iniziale dell’UE. Unitamente alle proposte, la Commissione ha reso disponibile la relazione sul secondo ciclo di colloqui svoltosi nello scorso mese di novembre in Messico. Tra gli obiettivi dei testi presentati figurano: l’aumento della partecipazione delle imprese europee alle gare d’appalto pubbliche messicane e viceversa; l’aumento della cooperazione in materia di prescrizioni sulle importazioni relative alla sicurezza alimentare e alla sanità animale e vegetale; l’agevolazione del commercio dei prodotti energetici e delle materie prime; l’estensione della protezione della proprietà intellettuale, inclusi i nomi dei prodotti tradizionali europei noti come “Indicazioni Geografiche.” Le proposte mirano a ridurre gli ostacoli normativi inutili al commercio e ad aumentare la parte dei vantaggi commerciali a beneficio delle piccole imprese oltre che a mantenere livelli elevati di tutela dei consumatori, dei lavoratori e dell’ambiente e a collaborare con il Messico in materia di sviluppo sostenibile. Ulteriori proposte dell’UE saranno rese disponibili con il progredire dei negoziati.

Fonte: Europe Direct Veneto

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TTIP, 11-15 luglio 2016, a Bruxelles il 14° round dei negoziati

Bandiere TTIPSi terrà dall’11 al 15 luglio 2016 a Bruxelles il 14° round dei negoziati commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti sul TTIP, che dovrebbero contribuire all’avanzamento dei difficili negoziati commerciali in corso, in particolare sull’accesso ai rispettivi mercati e gli aspetti normativi. Come nei round precedenti, i negoziatori si confronteranno con un’ampia rappresentanza di stakeholders che, nel corso delle prime giornate potranno illustrare le diverse posizioni e interessi. Sarà possibile seguire la conferenza stampa finale a questo link. Ulteriori informazioni a questo link.

Fonte: Europe Direct Veneto

Saette mediatiche sul TTIP, le precisazioni della Commissione Europea

Bandiere TTIPDi fronte alle critiche che molti media europei stanno lanciando in questi giorni contro il Trattato commerciale UE/USA, il Commissario al Commercio Cecilia Malmstrom è intervenuta con una serie di precisazioni e puntualizzazioni, ritenendo troppe le “inesattezze” pubblicate su numerosi media (e non solo) europei in tema di TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership), ovvero l’accordo commerciala in corso di svolgimento tra Unione Europea e Stati Uniti.Ciò per non gettare ulteriori ombre su dei negoziati che stanno avanzando lentamente e con già troppa fatica. Le puntualizzazioni fatte dal Commissario Malmstrom meritano dunque di essere elencate una ad una, anche perché contengono importanti “punti fermi” che tutti i cittadini europei auspicano rappresentino degli impegni inderogabili da parte dell’UE.

Sintesi della replica UE. I cosiddetti “testi consolidati”, in una trattativa commerciale, non rappresentano i “risultati finali”. Essi riflettono la posizione negoziale di ciascuna parte in causa, nient’altro. Non deve essere una sorpresa che nel corso dei negoziati vi siano dei settori in cui l’UE e gli USA presentino diversi punti di vista. Finora, per alcune aree di trattazione sono stati raggiunti dei buoni risultati, mentre per altre non è stato trovato l’accordo. E’ normale che in una trattativa entrambe le parti vogliano raggiungere il massimo dei propri obiettivi, ma ciò non significa che necessariamente debbano incontrarsi a metà strada. Nelle aree di trattazione in cui le distanze risultano essere insormontabili, semplicemente non sarà fatto nessun accordo. In questo senso, molti dei titoli allarmistici che compaiono in questi giorni sui media europei sono una tempesta in un bicchier d’acqua. Dal 2015, la Commissione europea ha reso le posizioni dell’UE in seno a tutte le questioni negoziate nel TTIP di pubblico dominio. Infatti, al termine di ogni ciclo di negoziati vengono pubblicati i report dei tavoli di lavoro, le prese di posizione e le proposte testuali dell’UE. Di fatto, quindi, le posizioni dell’Unione Europea sono a disposizione di tutti sul questo sito internet. La proposta UE per la coerenza normativa, resa pubblica dopo il round dello scorso febbraio, include riferimenti al principio di precauzione e sottolinea le procedure UE di consultazione pubblica consolidate, aperte a tutti gli interessati. Va chiarito che l’Industria europea non detiene accessi agevolati alle posizioni negoziali rispetto alle altre parti e settori. L’UE prende in considerazione e dà lo stesso peso alle osservazioni che giungono da tutte le parti coinvolte nei negoziati (sindacati, associazioni dei consumatori, organizzazioni sanitarie o ambientali, ecc.), che sono tutte rappresentate nel Gruppo consultivo che si riunisce regolarmente con il team di negoziazione UE. Ll’accordo commerciale con gli USA non abbasserà il livello europeo di tutela dei consumatori, o di sicurezza alimentare, o di salvaguardia dell’ambiente. Gli accordi commerciali non cambieranno le leggi europee in materia di OGM, o del modo sicuro di produrre la carne, o in tema di protezione dell’ambiente. Qualsiasi accordo commerciale UE/USA cambierà solo se porterà dei miglioramenti all’attuale sistema comunitario, rendendolo più forte. Nessun accordo commerciale limiterà le capacità future dell’UE di fare nuove regole per proteggere i cittadini europei o salvaguardare l’ambiente. Gli standard raggiunti dall’UE non saranno abbassati. In qualità di Commissario europeo per il Commercio Malmstrom ha un mandato chiaro per negoziare il TTIP dato alla Commissione dai 28 Governi dell’UE che definisce chiaramente gli obiettivi che l’accordo deve raggiungere e quali sono le nostre “linee negoziali rosse” che non devono essere oltrepassate.

Fonte: Europe Direct Veneto Agricoltura Europa

TTIP, sabato 7 maggio 2016 a Roma la marcia di chi ne chiede lo stop

Bandiere TTIPA proposito di TTIP, nei giorni scorsi, Greenpeace Olanda ha pubblicato parte dei testi negoziali del Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su una questione che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA.

Quattro gli aspetti che creano preoccupazione per la protezione dell’ambiente e dei consumatori: 1) Tutele ambientali acquisite da tempo sembra siano sparite. Nessuno dei capitoli visti fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante. 2) La protezione del clima sarà più difficile con il TTIP. Gli accordi sul Clima di Parigi chiariscono un punto: dobbiamo mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Ma non c’è alcun riferimento alla protezione del clima nei testi ottenuti. 3) La fine del principio di precauzione, inglobato nel Trattato UE, il principio di precauzione non è menzionato nei capitoli sulla “Cooperazione Regolatoria”, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti. D’altra parte, la richiesta USA per un approccio “basato sui rischi” che si propone di gestire le sostanze pericolose piuttosto che evitarle, è evidente in vari capitoli. Questo approccio mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche note quali interferenti endocrine (c.d. hormone disruptors). 4) Porte aperte all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali. Le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi. Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’UE fa solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

I documenti pubblicati da Greenpeace Olanda constano di 248 pagine in un linguaggio legale tecnicamente complesso: 13 capitoli di “testo consolidato” del TTIP più una nota interna dell’UE sullo stato del negoziato (Tactical State of Play of TTIP Negotiations – March 2016). Greenpeace Olanda ha lavorato assieme al rinomato network di ricerca tedesco di NDR, WDR and Süddeutscher Zeitung. In protesta al Trattato, sabato 7 maggio 2016, movimenti, associazioni e cittadini che supportano la Campagna Stop TTIP Italia, sfileranno a Roma in un corteo che avrà inizio alle ore 14 in Piazza della Repubblica.

Fonte: Greenpeace Italia/Comitato Stop TTIP Italia

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TTIP e crisi russa, avanti adagio

Bandiere TTIPI negoziati sul TTIP, l’accordo commerciale che Unione Europea e Stati Uniti vorrebbero chiudere nei prossimi mesi, stanno in realtà avanzando a “ritmi molto lenti e deludenti”. Lo ha detto il Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in occasione della Plenaria di marzo.

No ad accordo che diminuisca standard alimentari UE. “A distanza di quindici giorni dalla chiusura del 12° round negoziale possiamo dire che ad ogni settimana che passa si riducono le possibilità che l’accordo si concluda entro la presidenza Obama”, ovvero entro la fine dell’anno. Le presidenziali statunitensi si terranno infatti a novembre e il passaggio ufficiale di testimone avverrà a gennaio. Riguardo agli obbiettivi sul TTIP Hogan è categorico: “Non ci sarà un accordo che diminuirà gli standard alimentari dell’UE”, e se questo contenesse “un focus solo sulle tariffe sarebbe un cattivo accordo”. Specificatamente al comparto agricolo, il Commissario ha ribadito che il TTIP “deve proteggere i prodotti a Denominazione d’Origine”, un fattore su cui l’agroalimentare europeo punta per tutelare le produzioni di qualità. Hogan ha anche sottolineato che “non ci sarà una piena liberalizzazione del mercato per i settori sensibili” e, in ogni caso, “qualsiasi intesa verrà sottoposta al giudizio dei 28 e del Parlamento europeo”.

Russia: obiettivo normalizzazione, ma al momento “succede poco”. Per quanto riguarda invece la crisi con la Russia, il titolare europeo del portafoglio Agricoltura ha parlato di “sforzi e contatti per la normalizzazione” delle relazioni commerciali. Anche su questo fronte, sul quale gravano sanzioni e contro sanzioni legate alla crisi in Ucraina, si procede a rilento e “succede molto poco”. Hogan attribuisce a Mosca la responsabilità e fa notare come sia “difficile negoziare con il Ministro dell’Agricoltura russo, se si trova nella lista nera delle persone che non hanno accesso all’UE”.

Fonte: Europe Direct Veneto

TTIP, l’agroalimentare pesa sull’accordo per il 5 per cento. Indicazioni Geografiche tra i capitoli ancora in discussione.

Renzo Michieletto

Renzo Michieletto

(di Marina Meneguzzi) Molto partecipato l’interessante incontro dedicato al TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti), in discussione tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, organizzato  lo scorso 17 novembre dal socio e consigliere Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto, sportello europeo di Veneto Agricoltura, al circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) (qui potete scaricare l’introduzione al seminario).

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro

Il peso dell’agroalimentare sul TTIP è del 4/5 per cento. Via Skype è intervenuto l’europarlamentare Paolo De Castro (a questo link, potete ascoltare il suo intervento), relatore permanente per il negoziato di libero scambio UE-USA per conto della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo.”All’indomani del XI° round di negoziazione, svoltosi a Miami a fine ottobre, c’è urgenza di imporre agli accordi un’accelerata al fine di giungere in fretta alla conclusione, specie dopo l’accordo “Trans Pacific Partnership” stipulato tra Usa e paesi del Pacifico”, ha detto De Castro. Che ha aggiunto: “Tanti sono i punti di contatto già definiti, per cui è giunto il momento di superare le divisioni che ancora restano in piedi e arrivare quanto prima ad un accordo in grado di supportare lo sviluppo dei mercati delle due aree“. De Castro ha voluto tranquillizzare coloro che temono l’arrivo in Europa dall’America di carne clonata e Ogm, perché “nessuna delle leggi europee o americane vigenti verrà messa in discussione dal Trattato”. Sicuramente per l’Europa non è ipotizzabile un accordo che non contempli le Indicazioni Geografiche – ha continuato De Castro – ma sono convinto che anche la sponda americana dell’Atlantico potrà comprendere le nostre ragioni, che alla fine sono volte a tutelare anche i consumatori statunitensi”.

Edi DefrancescoProdotti a Denominazione, di fondo una questione legale. Ad approfondire il capitolo del TTIP legato ai marchi di qualità, questione prioritaria per l’Italia, in quanto dietro ai marchi ci sono tradizioni plurisecolari, legami indissolubili con il territorio e la cultura, anni di ricerca ed investimenti per assicurare prodotti di qualità a tutela dei consumatori,  è intervenuta Edi Defrancesco (nella foto a destra), del Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TeSAF) dell’Università di Padova. “A fine agosto 2015 erano 1.240 i prodotti europei a Denominazione, di cui 272 italiani”, ha detto la docente di Agripolis. Che ha aggiunto: “Il problema di fondo è che l’Europa fa valere sui prodotti la tutela “sui generis”, mentre in America vale quella “sui marchi”, per cui possono sorgere dei conflitti tra i due sistemi legali in caso di prodotti fatti e commercializzati in America da lungo tempo con un nome che richiama il prodotto italiano (Italian Sounding) ma da loro considerati nomi che definiscono “un genere” di prodotto, come ad esempio il Parmigiano, la Feta (formaggio greco), il Parma (prosciutto), l’Asiago, i formaggi Fontina, Gorgonzola e Munster (formaggio francese). Per cui, paradossalmente, i prodotti europei originali, attualmente non possono essere commercializzati in America con il loro nome, in quanto preesistenti in USA. Potrebbe però subentrare una coesistenza, ma deve essere contrattata dalla Commissione europea. Altro fattore che complica le trattative in atto, è che gli americani si sono accorti della convenienza ad esportare prodotti finiti, e non solo materie prime, come soia e grano”. “L’Ue non ha adottato una linea massimalista chiedendo la protezione di tutti i 1.240 prodotti – ha spiegato la Defrancesco – la strategia è quella di fare una lista specifica di Igp e Dop esportati nel  Paese specifico su cui si chiede protezione, anche per nomi evocativi, come è successo con il Canada,  dove nel 2013 è stata negoziata una lista di 145 prodotti agroalimentari, di cui 41 italiani, ora protetti totalmente. Una strategia, questa, che potrebbe essere utile se l’UE non fosse così lenta, perché ancora non si sa quale sarà la lista dei prodotti che saranno negoziati“, ha concluso la docente (qui potete scaricare le slide del suo intervento).

Flavio Innocenzi“Italian Sounding? Un falso problema!All’incontro era presente anche Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio tutela formaggio Asiago (nella foto a sinistra), che ha riferito come il vero problema per la vendita dei prodotti italiani all’estero non sia tanto l’Italian Sounding che, in fondo, prepara il terreno al vero “mady in Italy” ma la loro commercializzazione. “Inutile arroccarsi sulla difesa dei prodotti a Denominazione, il mercato si vince commercialmente  a livello globale e per farlo dobbiamo far sistema“, ha detto Innocenzi. Portando, a questo riguardo, l’esempio dell’azione di promozione nei mercati in crescita di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Austria da loro effettuata di concerto  con i Consorzi di tutela formaggio Gorgonzola e Parmigiano Reggiano grazie a uno stanziamento Ue. Il progetto si chiama “Cheese – It’s Europe” ed è uno dei quattro progetti italiani confermati dalla Commissione Europea nel quadro di un importante stanziamento che ha visto, in totale, l’approvazione di 33 nuovi programmi per promuovere i prodotti agricoli dell’UE. Il progetto si svilupperà nel triennio 2016-2018 e vedrà investimenti promozionali per 3 milioni di euro per diffondere la conoscenza dei tre formaggi Dop nelle catene commerciali e tra i consumatori. “I quattro paesi selezionati hanno importato formaggi e latticini Made in Italy per quasi 20.000 tonnellate nel 2014, per un controvalore superiore a 110 milioni di euro. E il dato più interessante è che si tratta di mercati con i più elevati trend di crescita nell’Unione Europea. Nel complesso questi paesi hanno segnato negli ultimi 3 anni oltre un +30% delle importazioni, livello che per Polonia e Repubblica Ceca supera il +50%“, ha concluso Innocenzi.

 

 

 

TTIP (Trattato transatlantico Stati Uniti-Europa), concluso l’11° round dei negoziati

Bandiere TTIPSi è tenuto a Miami (USA) il penultimo confronto tra Stati Uniti e Unione Europea sul Trattato Transatlantico. Le Organizzazioni agricole europee spingono per giungere a risultati concreti.
Ai capi negoziatori dell’UE le Organizzazioni agricole europee Copa-Cogeca chiedono progressi tangibili sull’eliminazione della burocrazia e delle barriere non tariffarie in seno al TTIP. La richiesta coincide anche con lo scambio di offerte fra UE e USA circa l’acceso al mercato, che include il 97% delle linee tariffarie. Il restante 3% rientra invece nella categoria comprendente settori agricoli molto sensibili. Al riguardo, il Segretario generale di Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, ha sottolineato l’importanza economica del possibile accordo, ricordando che gli USA rappresentano l’acquirente più importante di prodotti agroalimentari europei, per un valore di 15 miliardi di euro. Da qui la necessità, tra le altre, di trovare un accordo circa l’eliminazione delle barriere non tariffarie sulle questioni sanitarie e fitosanitarie.

Procedure lente e onerose. L’esempio dell’ortofrutta. Pesonen evidenzia, per esempio, che “nel settore degli ortofrutticoli, sono ancora pochi i prodotti ad avere il permesso di entrare sul mercato statunitense dopo aver seguito una procedura di presdoganamento, come nel caso di mele e pere. La procedura di presdoganamento riposa su un sistema burocratico lento e oneroso, difficile da rispettare: nel corso dell’intera procedura vengono effettuati cinque controlli, dal frutteto al capannone di condizionamento, prima della vera e propria ispezione di presdoganamento. Ciò comporta costi aggiuntivi e possibili limiti alle esportazioni, fino al 10% del valore FOB (Free In Board) delle esportazioni. Inoltre, per i prodotti ortofrutticoli, tutti i prodotti europei devono passare da un unico porto, quello di Filadelfia. Gli ortofrutticoli statunitensi, invece, possono essere esportati velocemente e raggiungere 500 milioni di consumatori europei attraverso tutti i porti dell’Unione”.

Rimozioni barriere non tariffarie Europa>Stati Uniti e riconoscimento prodotti a Indicazioni Geografiche. E’ evidente che barriere non tariffarie di questo tipo negano alle piccole e medie imprese europee l’opportunità di beneficiare della potenzialità del mercato. La questione va dunque affrontata e risolta con urgenza. “Riteniamo – ha detto Pesonen –  che la maggior parte dei guadagni provenienti da un accordo commerciale, nella fattispecie i tre quarti, derivino in effetti dalla rimozione delle barriere non tariffarie al commercio, ragion per cui esortiamo i negoziatori a garantire che tali barriere vengano rimosse. Occorre fare di più anche sul riconoscimento del sistema europeo delle Indicazioni Geografiche (IG) che protegge la nostra produzione di qualità dalle imitazioni”.

Il settore lattiero-caseario avvolto dalle nebbie. Per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, il presidente del gruppo di lavoro pertinente del Copa-Cogeca, Mansel Raymond, ha ricordato il severo impatto dell’iniziativa presa da Washington di aumentare i dazi sulle esportazioni di burro e crema di latte europei e ha invitato i negoziatori a fare in modo che si faccia marcia indietro. Raymond ha inoltre elencato i grossi ostacoli che i produttori lattiero-caseari dell’UE incontrano nel tentativo di commercializzare i prodotti a base di latte di “Categoria A” negli Stati Uniti. “I formaggi europei si vedono negare l’accesso al mercato statunitense in quanto la loro etichetta non riporta linee, barre o grassetto nel formato appropriato. I formaggi a pasta dura, semidura e molle devono attendere 60 giorni prima di poter essere immessi nel mercato USA. Il problema principale sembra essere costituito dai metodi di analisi, che differiscono da una parte all’altra dell’Atlantico. Anche questo problema va risolto con urgenza”.

Carni bovine, settore sensibile. Dal canto suo, il presidente del gruppo di lavoro “Carni bovine” di Copa-Cogeca, Jean-Pierre Fleury, ha ribadito che il settore delle carni bovine europee sta affrontando un periodo particolarmente difficile, considerata la continua diminuzione della domanda di carni rosse a cui, come non bastasse, si sono aggiunte le recenti dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa i rischi per la salute che un eccessivo consumo di carne può causare. Nonostante gli USA non importino ancora quantità significative di carni bovine, Fleury ha insistito sul fatto che questo settore va considerato come un comparto sensibile nell’ambito dei negoziati. “Non si tratta di essere iperprotettivi, ma i nostri agricoltori devono sostenere alti costi di produzione per via delle severe norme UE in materia di benessere degli animali, norme che le importazioni dagli USA non devono rispettare”.

Altre questioni sul tavolo del TTIP. Ricordiamo ancora una volta che i negoziati in corso tra UE e Stai Uniti non riguardano solo questioni legate al comparto agricolo e alimentare. Vediamo, in estrema sintesi, quali sono gli altri principali temi sul tavolo della discussione:  protezione dei dati: in materia di protezione dei dati personali l’UE punta che l’attuale sistema comunitario non venga compromesso; servizi pubblici: l’UE chiede che dal campo di applicazione del TTIP venga escluso qualsiasi servizio d’interesse generale attuale e futuro, come l’acqua, la sanità, i servizi sociali, e l’istruzione. L’obiettivo è di assicurare che le normative e il finanziamento di tali servizi restino completamente nelle mani delle autorità nazionali e locali; cinema e cultura: nessuna disposizione dell’accordo dovrà incidere sulla “capacità dell’UE o dei suoi Stati Membri di erogare sovvenzioni o garantire sostegno finanziario alle industrie culturali e ai servizi culturali, di istruzione, audiovisivi e stampa”. Non dovranno esserci ingerenze nemmeno nel sistema di fissazione dei prezzi per libri e periodici; appalti pubblici: l’UE chiede di eliminare le restrizioni attualmente vigenti negli USA a livello federale, statale e locale. Inoltre, si chiede che vengano istituiti dei “meccanismi per garantire che gli impegni assunti dalle autorità federali statunitensi siano onorati a tutti i livelli politici e amministrativi”; ambiente e sociale: l’UE chiede un accordo ambizioso, globale, equilibrato e di alto livello, capace di promuovere  “lo sviluppo sostenibile di benefici condivisi per tutti gli Stati Membri”. Per questo é richiesta una maggiore cooperazione transatlantica, preservando standard normativi e di tutela dei consumatori e la prevenzione del dumping sociale, fiscale e ambientale. Il TTIP dovrà contestualmente assicurare il livello più elevato di protezione della salute e della sicurezza, conformemente al principio di precauzione, garantendo la tutela dei consumatori, della normativa in materia di lavoro, ambiente e benessere degli animali, nonché della diversità culturale esistente nell’UE.

Il TTIP sul web. L’Unione Europea ha creato uno spazio web dedicato al TTIP, ricco di informazioni, schede e documentazione varia.

Fonte: Europe Direct Veneto