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Agricoltura europea post 2013 tra proposte e controproposte, il punto della situazione

Dopo mesi di confronti e dibattiti il Parlamento europeo ha presentato le sue controproposte al disegno di riforma della politica agricola comune (PAC) post 2013, presentato lo scorso anno dalla Commissione europea. Se quella del Parlamento non è proprio una bocciatura poco ci manca e ora la strada per arrivare nei tempi previsti ad una sostanziale riforma del comparto agricolo europeo si fa ancora più in salita.

Il punto su cosa sta succedendo nelle stanze dei bottoni dell’agricoltura a Bruxelles viene fatto sul numero, scaricabile a questo link: 8/ 2012 di Veneto Agricoltura Europa, newsletter di Europe Direct Veneto, lo sportello europeo di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa.  L’obiettivo dell’Unione Europea è quello di definire una politica agricola semplice, flessibile e al tempo stesso moderna, capace di garantire agli agricoltori maggiori certezze per il futuro. Commissione europea e Parlamento sembrano però avere punti di vista diversi per arrivarci. La prova è data dalle oltre 700 controproposte presentate dall’Emiciclo di Bruxelles sull’intelaiatura di riforma elaborata dalla Commissione europea sul finire dello scorso anno. Controproposte che riguardano le misure di mercato (OCM Unica), il finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC 2014-2020. Insomma, gli europarlamentari sembrano voler far scricchiolare quanto è stato fin qui messo assieme con tanta fatica dal Commissario Dacian Ciolos.

Il numero speciale di Veneto Agricoltura Europa, interamente dedicato a queste problematiche, analizza i vari dossier della riforma della PAC, dai i pagamenti diretti agli agricoltori (più equi in tutti gli Stati Membri) al sistema di controllo (più semplice), dal finanziamento della spesa agricola alla riforma dei settori vitivinicolo e dello zucchero, dalle misure “verdi” ai giovani agricoltori. Non mancano i commenti delle organizzazioni agricole europee e italiane, nonché del Ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, che sottolinea la necessità di fare presto per non andare fuori tempo massimo e dover così far slittare di un anno (2015) l’intero processo di riforma della politica agricola europea.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

La Direttiva Nitrati sul web

Sul sito internet della Regione del Veneto è consultabile una dettagliatissima scheda dedicata all’importante direttiva europea. La pratica della fertilizzazione dei terreni agricoli, effettuata attraverso lo spandimento degli effluenti provenienti dalle aziende zootecniche e dalle piccole aziende agroalimentari, è oggetto di una specifica regolamentazione volta a salvaguardare le acque sotterranee e superficiali dall’inquinamento causato, in primo luogo, dai nitrati presenti nei reflui.

Nella scheda informativa, anche le zone vulnerabili del Veneto. La Direttiva comunitaria 91/676/CEE ha dettato i principi fondamentali a cui si è uniformata la successiva normativa nazionale, ovvero il Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e il Decreto ministeriale 7 aprile 2006. Gli uffici competenti regionali hanno predisposto su questo argomento una esauriente e dettagliata scheda informativa che fornisce chiare informazioni sulle modalità di applicazione della direttiva, le zone vulnerabili del Veneto, il programma di azione e la disciplina regionale, gli adempimenti per  le aziende agricole, ecc. Si tratta di informazioni di grande importanza per gli operatori agricoli, in particolare per coloro che stanno attuando determinate Misure del PSR 2007/2013.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Il punto sul vigneto veneto

In attesa del tradizionale appuntamento del 1° settembre a Legnaro dedicato alle previsioni vendemmiali nel Nord-Est, si è tenuto a Conegliano (TV) l’incontro organizzato da Veneto Agricoltura volto a fare il punto sullo stato vegetativo e fitosanitario dei vigneti veneti e sugli aspetti commerciali e promozionali del vino.

Vigneto veneto: grande quantità che non va a scapito della qualità. Nel 2009 il vigneto veneto ha prodotto 1,1 milioni di tonnellate di uva da vino, nessun’altra Regione italiana ha fatto meglio. Il fatto più interessante è che questa grande quantità ha prodotto anche qualità. La produzione di vino e mosto è stata pari a 8,1 milioni di ettolitri, con un aumento di ben il 25% per le produzioni DOCG e DOC. Due sono le grandi province “enoiche”: Treviso (37%) e Verona (36%), sul cui territorio insistono oltre i due terzi dei vigneti regionali (55.000 dei 70.000 ettari totali).

Export. Il Veneto esporta oltre un quarto del vino italiano (28,6%) per un totale che sfiora il miliardo di euro (992.500.000), soprattutto in Germania, USA e Regno Unito. Sono questi i fondamentali del vino “Made in Veneto”, che se per l’esportazione nel 2009 ha comunque segnato una flessione del 5,5% in valore, ma non in quantità (ovvero il prezzo medio a bottiglia è calato, causa la crisi internazionale), rimane uno dei campioni della nostra economia.

Puntare sulla qualità e fare sistema. E’ stata questa la voce unanime emersa dal dibattito sull’export che ha visto coinvolti durante l’incontro a Conegliano nomi importanti del mondo del vino, quali Vasco Boatto, Università di Padova, Andrea Quattrocchi, ICE, Giancarlo Prevarin, Gruppo Collis, Emilio Pedron, Gruppo Italiano Vini, Raffaele Boscaini, Azienda Masi. Tutti concordi nel dire che il vino veneto è un prodotto di alta qualità, un marchio da difendere, che non va banalizzato sul mercato estero abbassando i prezzi. Che si deve fare allora? Bisogna investire in promozione e comunicazione del prodotto. Senza abbassare la guardia sulla qualità, ormai quasi un prerequisito, puntando sull’identità e sul rapporto con il territorio e la sua storia. Tutto questo al Veneto non manca. Il Prof. Vasco Boatto ha ricordato inoltre che grazie all’OCM Vino la Regione metterà a disposizione 5 milioni di euro per la promozione sui mercati internazionali: si tratta di un’opportunità strategica per il settore vitivinicolo, che la Regione intende sfruttare al massimo.

(fonte Veneto Agricoltura Europa/Veneto Agricoltura)

PAC: il Parlamento europeo adotta regole più semplici

In occasione della sessione plenaria del Parlamento europeo (18-20 maggio 2010) i deputati hanno adottato a maggioranza la relazione di Richard Ashworth sulla semplificazione della PAC. I punti salienti proposti da Ashworth riguardano:

– la riduzione delle formalità burocratiche per rendere le misure di sostegno più efficaci e meno costose;

– la rivisitazione della definizione di attività agricola (solo gli agricoltori “attivi” devono beneficiare degli aiuti diretti);

– la soppressione dell’obbligo, per gli esportatori, delle comunicazioni annuali sugli allevamenti e loro produzioni in quanto i dati sono già disponibili presso gli organismi pagatori degli Stati membri;

– l’identificazione elettronica degli animali.

I deputati, inoltre, hanno posto particolare attenzione al fatto che deve essere migliorata e rafforzata l’attività di informazione per guidare e consigliare gli agricoltori nelle loro scelte; questo per vedere diminuita l’applicazione delle infrazioni agli Stati membri. Per maggiori info: Europarlamento Europa

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Chi inquina paga

Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili dell’inquinamento. E’ la Corte europea di Giustizia ad affermare questo principio sulla base di un caso verificatosi in Italia e precisamente in provincia di Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico.

Responsabilità ambientale. Secondo la Corte, i Paesi dell’UE possono anche subordinare il diritto degli operatori a utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti dal caso di inquinamento. La direttiva europea sulla responsabilità ambientale prevede che, per determinate attività, chi abbia provocato un danno ambientale, o una minaccia imminente di provocarlo, è considerato responsabile dell’inquinamento. Quindi, deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l’onere finanziario, secondo il principio “Chi inquina, paga”.

Necessario però avere indizi plausibili. Il giudice europeo ha ribadito che le autorità nazionali possono imporre ad alcuni operatori delle misure di riparazione dei danni ambientali, a causa della vicinanza dei loro impianti a una zona inquinata. Il tutto senza avere preventivamente indagato sugli eventi all’origine dell’inquinamento, né avere accertato l’esistenza di un illecito in capo agli operatori e nemmeno un nesso di causalità tra questi ultimi e l’inquinamento rilevato. Occorrono tuttavia, conformemente al principio “chi inquina paga”, indizi plausibili, quali la vicinanza dell’impianto dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

In Europa avanza l’agricoltura biologica, arretra invece la coltura OGM

Secondo Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione Europea, le superfici dedicate all’agricoltura biologica nell’UE hanno raggiunto nel 2008 i 7,8 milioni di ettari, segnando un aumento del 7% rispetto al 2007. Su un periodo più lungo, ovvero tra il 2005 e il 2008, i dati disponibili indicano un aumento del 21%.

Spagna, Italia, Germania, Regno Unito e Francia in pole position. Nel 2008, i cinque Stati membri con le maggiori superfici dedicate all’agricoltura biologica sono risultati la Spagna (1,3 mil di ha), l’Italia (1,0), la Germania (0,9), il Regno Unito (0,7) e la Francia (0,6). Nel 2007, il totale delle superfici dedicate all’agricoltura biologica rappresentava il 4,1% dell’insieme delle superfici agricole utilizzate nell’UE. Le maggiori proporzioni di superfici dedicate all’agricoltura biologica risultavano in Austria (15,7% del totale delle superfici agricole), in Svezia (9,9%) e in Italia (8,9%).

Le colture. Nel 2008, le colture arabili più importanti sono state i cereali (44% delle superfici convertite interamente all’agricoltura biologica e dedicate alle colture arabili), seguite dai foraggi erbacei (42%), dalle altre colture arabili come i legumi da granella, le patate, le barbabietole da zucchero, le sementi e semenzali di terre arabili (7%), le verdure fresche e le colture industriali (4% ciascuno). I cereali raggiungono valori importanti in Lituania (79% delle superfici dedicate alle colture arabili), Portogallo (75%) e Irlanda (73%), mentre le percentuali più elevate di foraggi erbacei sono state registrate in Lettonia (67%), Estonia (66%) e Svezia (58%).

Diminuiscono le superfici destinate a colture OGM. Nel 2009, 14 milioni di agricoltori di 25 Paesi hanno coltivato 134 milioni di ettari di colture biotech, contro i 13,3 milioni di agricoltori e 125 milioni di ettari nel 2008. Il 90% degli agricoltori che hanno coltivato OGM sono piccoli produttori dei Paesi in crescita. È quanto si legge nel rapporto annuale sulle coltivazioni transgeniche diffuso dall’”International service for the acquisition of agri-biotech applications” (Isaaa).

In Germania forte stop all’Ogm. Il rapporto segnala che sei Paesi europei hanno coltivato 94.750 ettari di colture biotech nel 2009, in ribasso rispetto ai sette Paesi ed ai 107.719 ettari del 2008. Il calo è dovuto al fatto che la Germania ha interrotto la coltivazione transgenica. La Spagna ha coltivato l’80% di tutto il mais OGM europeo. Gli otto maggiori produttori di OGM sono stati: Usa (64 milioni di ettari), Brasile (21,4), Argentina (21,3), India (88,4), Canada (8,2), Cina (3,7), Paraguay (2,2) e Sud Africa (2,1). Gli altri Paesi che utilizzano OGM sono: Uruguay, Bolivia, Filippine, Australia, Burkina Faso, Spagna, Messico, Cile, Colombia, Honduras, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Polonia, Costa Rica, Egitto e Slovacchia.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Il Parlamento di Bruxelles ha dato il via libera al nuovo esecutivo, in carica fino al 2014. Dacian Ciolos il nuovo Commissario europeo all’Agricoltura

Dacian Ciolos, nuovo Commissario europeo all'agricoltura

Nell’elenco dei Commissari designati a far parte della Commissione Barroso II° Dacian Ciolos si occuperà di agricoltura e sviluppo rurale. Già Ministro indipendente all’Agricoltura nel suo Paese, Ciolos, di etnia ungherese, è docente alla facoltà di agraria dell’Università di Cluji ed è il più giovane (40 anni) dei Commissari del gruppo Barroso II°. Ciolos eredita uno dei portafogli più importanti dal punto di vista del bilancio e della politica europea. La sua candidatura è stata spinta soprattutto dalla Francia e appoggiata da gran parte degli Stati membri. Il nuovo Commissario arriva nel momento più propizio per difendere il mantenimento di un bilancio forte per l’agricoltura europea, dopo una crisi economica che ha mostrato l’utilità degli aiuti agli agricoltori e di alcuni meccanismi di regolazione dei mercati.

La linea per il quinquennio 2010/2015 di Dacian Ciolos. Nel corso della sua esposizione, il neo commissario europeo all’agricoltura si è impegnato innanzitutto a difendere un bilancio “importante” per la PAC e in particolare il mantenimento di alcuni strumenti di regolazione, come le misure d’intervento in caso di ribasso improvviso dei redditi degli agricoltori e l’estensione ad altri settori, come quello ortofrutticolo, del sistema dei fondi di garanzia e di assicurazione dei redditi. Ciolos si è anche opposto ai Paesi che chiedono di introdurre un cofinanziamento nazionale sugli aiuti diretti e le spese di mercato, sostenendo che “finché si ha una politica comune, si deve avere un bilancio comunitario”. Cilos ha anche ricordato che è lo stesso Trattato di Lisbona a consolidare gli obiettivi della PAC, a cominciare dal garantire la sicurezza di approvvigionamento dei mercati europei di materie prime, nonché redditi rispettabili agli agricoltori. “Allo stesso tempo – ha aggiunto – la PAC dev’essere adeguata alle esigenze e alle sfide interne e internazionali”.

Orientamento europeo agroalimentare verso la qualità e la diversità. Circa il futuro della PAC, il neo-Commissario ha sottolineato che “la politica agricola europea deve rimanere una politica robusta ed equilibrata, in cui i pagamenti diretti svolgono un ruolo importante e che non bisogna reintrodurre i vecchi meccanismi d’orientamento della produzione, bensì trovare nuove soluzioni”. Ciolos ha sottolineato che la politica di Sviluppo rurale (2° pilastro della PAC) dovrà integrare le nuove sfide legate al cambiamento climatico (tra cui anche la riduzione delle emissioni di carbonio). “L’orientamento del settore agroalimentare europeo verso la qualità e la diversità – ha detto – è la nostra forza nel mercato internazionale. Questa strategia dev’essere consolidata con forza nei negoziati commerciali internazionali. Quando si parla di PAC non ci si riferisce solo ai nostri prodotti alimentari, ma anche ai milioni di posti di lavoro che l’agricoltura offre nell’UE. Per questo motivo è importante lavorare insieme per porre le basi dell’agricoltura di domani”.

Il gruppo di lavoro del neo-Commissario all’Agricoltura. Capo unità alla Direzione Generale Agricoltura al servizio Relazioni con la Corte dei conti europea sarà Georg Haeusler (41 anni, austriaco). Il vice capo di gabinetto sarà invece il rumeno Sorin Moisa (proveniente dalla DG Trasporti). Fra i membri del gabinetto troviamo Yves Madre (proveniente dal Ministero francese dell’Agricoltura e che rappresentava la Francia nell’ambito del Comitato speciale agricoltura) e Ico Von Wedel (un tedesco, prima alla DG Bilancio e attualmente al Segretariato generale della Commissione). Il portavoce di Dacian Ciolos sarà Roger Waite, giornalista britannico di 45 anni editore principale di AGRA FACTS,  bollettino specializzato sull’attualità agricola europea.
(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)