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Pesca in Veneto, decennio 2006-2016 “in gondola”

Nel decennio 2006-2016, il settore della pesca nel Veneto ha avuto un andamento altalenante. Lo conferma il Rapporto strutturale sul comparto ittico regionale pubblicato da Veneto Agricoltura che registra una riduzione (-23%) del numero di pescherecci che nel 2016 erano 659. Fa da contraltare però l’incremento (+23,8%) del numero delle aziende ittiche attive nel settore risultanti ben 3.752 nel 2016, mentre nel decennio considerato il numero di occupati (6.937 unità) si è ridotto del -1,3%. Tra il 2006-2016 si registra anche una forte perdita di forza lavoro dal settore delle pesca (-57,4%), mentre risulta in crescita esponenziale l’occupazione nel comparto dell’allevamento (+1843,5%).

Flotta peschereccia ridotta di un quarto (-23%) e di oltre metà la forza lavoro, stabile la produzione. In lieve calo (-3,9%) la produzione locale regionale come pure il fatturato (-3%), che giornalmente viene sbarcata nei sei mercati ittici regionali (Venezia, Caorle, Chioggia, Pila, Scardovari e Porto Viro), con i primi due in forte perdita nel periodo considerato. A tenere, rispetto al 2006, sono solo i quantitativi di pesce azzurro (+15%), mentre sono tutte in diminuzione le altre tipologie di pesce, i molluschi e i crostacei. Se si considerano i transiti complessivi, ossia anche i prodotti di provenienza nazionale ed estera che arrivano a Chioggia e Venezia, risultano in perdita i quantitativi di entrambi (-6,8% Chioggia, -13,4% a Venezia), mentre al mercato ittico di Venezia tiene il fatturato (+5,3%) grazie al prodotto estero.

Allevamento, bene occupazione e mitilicoltura. Male i mercati, specie Venezia e Caorle. In forte salita i prezzi medi di quasi tutte le specie analizzate, che portano a un +26,8% del prezzo medio generale. In calo del -19,6% la produzione complessiva dei molluschi bivalve di mare operata dai Co.Ge.Vo. (Consorzi di Gestione e Valorizzazione dei Molluschi) veneti, diminuzione dovuta sia alle vongole di mare (-14,2%) e ancor più, ai fasolari (-36,0%). Per quanto riguarda gli allevamenti, si registrano diminuzioni di produzione della venericoltura (-11,1% sempre nel periodo 2006-2016) e della piscicoltura (-17,7%), mentre è la sola mitilicoltura a presentare un lusinghiero +68,9%, rialzo dovuto in gran parte agli impianti longline in mare aperto.

In rialzo il numero delle imprese (+23,8%) e le importazioni ittiche. Brutte notizie arrivano anche dalla bilancia commerciale estera, dato che nel decennio 2006-2016 il Veneto risulta ampiamente deficitario di prodotto ittico: infatti, a fronte del calo delle esportazioni del -9,4%, fa eco una forte crescita delle importazioni (+45,5%). Il valore complessivo del settore ittico veneto, riferito alla produzione complessiva della pesca marittima e dell’acquacoltura, dopo un periodo di lento ma costante calo, negli ultimi tre anni si mostra in salita, assestandosi su un valore di circa 200 milioni di euro, un aumento del +3,1% rispetto all’anno precedente. Confrontando questo valore, registrato nel 2016, con il picco massimo rilevato nel 2006 (242,1 milioni di euro), ne risulta però un calo produttivo in termini di valore del -17,8%.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

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Vendemmia 2017 in Veneto, calo delle rese, buona la qualità, primeggiano il “mondo Prosecco” e il “sistema Verona”. Exploit export vino bio. Nuovi investimenti nel settore di Veneto Agricoltura.

Veneto Agricoltura investirà nel settore vitivinicolo un milione di euro nei prossimi tre anni, specie nella sperimentazione all’interno della propria azienda Diana di Mogliano Veneto (Tv) e con un nuovo vigore delle attività nel CeRVEG di Conegliano (Tv), il proprio Centro di Ricerca per l’Enologia e la Grappa. Lo ha annunciato Alberto Negro, direttore dell’Agenzia regionale, in apertura del convegno vitivinicolo promosso da Veneto Agricoltura, Regione e Avepa e svoltosi lo scorso 11 gennaio a Lonigo (Vi), nella cantina del Gruppo Collis, protagonista la vendemmia 2017.

I dati. Una raccolta che ha prodotto 11.023.000 q di uva, confermandosi in vetta tra le regioni italiane, segnando però un calo del -15,46% rispetto al 2016. Di questi, ben 8.815.000 q (+9,31%) sono costituiti da uve a Denominazione d’Origine (DO). La riduzione delle rese, dovuta principalmente alle gelate tardive di aprile e alla prolungata siccità estiva, non ha interessato solo il Veneto ma tutti i principali Paesi produttori dell’Unione Europea, a cominciare dalla Francia (-17%), la Spagna (-22%) e la stessa Italia (-26%). Quella del 2017 sarà dunque ricordata come una tra le vendemmie più scarse degli ultimi decenni, ma di buona qualità.

Il Veneto vitivinicolo inteso per macrosistemi vede spadroneggiare il “mondo Prosecco”, che da solo vale oltre 4,5 milioni di q. di uva, pari al 51,33% delle DO; e il “sistema Verona” con quasi 2 mln di q. di uva (22,44% delle DO) suddiviso tra Valpolicella con 908 q. di uva (10,3%), Soave (677 q.; 7,67%), Bardolino (235 q.; 2,66%) e Bianco di Custoza (159 q.; 1,81%). Bene anche la Denominazione “Delle Venezie”, new entry nella vendemmia 2017, che ha esordito con ben 1.356 q di uva.

Volumi imbottigliati, per quanto riguarda le DOCG, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco ha superato i 655.211 ettolitri, attestandosi saldamente in cima alla graduatoria; seguono a distanza l’Amarone (111.699 hl; +4,3%), l’Asolo (80.064 hl; +42%), il Colli Euganeo Fior d’Arancio (7.228; +4,9%), e via via tutti gli altri. Per quanto riguarda invece le DOC, è ancora il Prosecco a farla da padrone con 3.297.718 hl (+7%), seguito dal Soave (401.203 hl; +9,1%), Valpolicella Ripasso (207.945 hl; -0,1), Bardolino, Valpolicella, Lugana, Valdadige, ecc.

Nel 2017, la superficie destinata a vigneto nel Veneto ha superato i 91.349 ettari, segnando un +4,7% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, a dettar legge sono le province di Treviso con 38.625 ha e Verona (28.887 ha), a seguire Venezia (8.703 ha), Vicenza (7.712 ha), Padova (7.030 ha), Rovigo (242 ha) e Belluno ( 147 ha). Le uve a bacca bianca (72%) hanno ormai surclassato quelle a bacca nera. Il numero di aziende vitivinicole nel Veneto è leggermente calato, attestandosi sui 29.670, ma il “miracolo vinicolo” continua ad essere sotto gli occhi del mondo intero. Gli esperti regionali hanno ricordato, infatti, cha il Veneto si conferma la quarta potenza mondiale in fatto di esportazioni: nei primi 9 mesi del 2017 ha segnato un +6,4% rispetto al corrispettivo periodo dell’anno precedente, quando aveva superato i 2 miliardi di euro in valore (pari al 35,6% del totale nazionale); solo il Prosecco vale 549 milioni di euro (Regno Unito 38,6%; Stati Uniti 23,7%, Germania 5,3%).

Bio. Per quanto riguarda invece l’affermazione del vino biologico, un fenomeno in crescita costante, gli esperti di Veneto Agricoltura hanno ricordato che nella nostra regione la superficie bio ha segnato un +192% dal 2009 al 2016.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Ambiente. Nella riserva naturale di Bosco Nordio a Chioggia (Ve) aumenta il numero delle testuggini, presenti anche famiglie di tassi

Bosco Nordio (Chioggia, Ve), la Riserva Naturale Integrale gestita da Veneto Agricoltura, vero relitto dell’antico manto boscato che ricopriva l’entroterra dell’alto Adriatico, svolge molte funzioni con la sua presenza. Certamente quella ambientale e forestale, ma anche didattica, viste le strutture presenti adatte per questa funzione (diorami, sale per attività di educazione naturalistica, cartellonistica, percorsi didattici anche in bosco) che ogni anno vengono utilizzate da numerose scolaresche e gruppi. Non basta, Bosco Nordio è anche un laboratorio di studio frequentato in continuazione da studiosi per conoscere ancora meglio l’ecologia dei componenti di questo unico fazzoletto boscato litoraneo.

Testuggini terrestri. Un esempio viene dalle tesi discusse la scorsa settimana, realizzate da due studenti del corso di laurea in Scienze Naturali dell’Università di Padova, su due importanti componenti della fauna della Riserva. Il primo, Marco Romani, ha effettuato un censimento della popolazione di Testuggine di Hermann (Testudo hermanni), una specie inserita negli elenchi della Direttiva “Habitat”, quindi protetta a livello comunitario. I risultati del lavoro segnalano che questa testuggine terrestre è presente a Bosco Nordio con una popolazione in buona salute, che dai dati raccolti sembra anche in incremento numerico (stimati 78 animali contro i 71 censiti sei anni fa). Il censimento del giovane laureato si inserisce nelle azioni previste dal Piano di Gestione della Riserva, con l’obiettivo di valutare lo stato della popolazione e definire il metodo più efficace per monitorare questo rettile.

Tassi e tane. Emanuele Cecchetto invece, sotto la guida della dottoressa Arianna Spada (Associazione Faunisti Veneti) e del professore Carlo Biancardi (Universidad de la República del Uruguay), ha studiato il Tasso (Meles meles), un mammifero di media taglia dalle abitudini prevalentemente notturne, censendo 19 tane, di cui 5 utilizzate durante l’autunno di quest’anno. Il neodottore ha realizzato attraverso il suo metodico lavoro, un’interessante mappa della localizzazione delle tane, utile per programmare la attività gestionali (ad esempio le visite da parte del pubblico) evitando disturbo agli animali selvatici presenti. Inoltre Cecchetto ha effettuato una serie di misurazioni sulle tane, per verificare le preferenze del Tasso nello scavo di questi rifugi, che vengono utilizzati da vere e proprie “famiglie” per molti anni.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Turismo sostenibile, nasce “GoToNATURE”, progetto integrato europeo Italia-Austria di valorizzazione dei siti naturalistici, storico-culturali meno conosciuti

Turismo sostenibile (foto Consorzio del Tarvisiano, Sella Nevea e Pramollo)

Il 2017 è stato indicato dall’ONU Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo*. A questo proposito, questa mattina, lunedì 8 maggio, alle ore 10:00, a Legnaro (Pd), nella sede di Veneto Agricoltura, l’Agenzia Veneta per l’Innovazione nel settore Primario, verranno formalmente avviati i lavori del progetto europeo “GoToNATURE”, iniziativa transfrontaliera di programmazione e gestione turistica comune.  Obiettivo? Creare un modello di sviluppo territoriale basato sull’utilizzo sostenibile di destinazioni turistiche meno note e del loro patrimonio naturale e culturale.

Il progetto vede coinvolti 4 partner: capofila Veneto Agricoltura, quindi il Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano, di Sella Nevea e di Passo Pramollo, la Regione del Veneto (Direzione Turismo) e l’Istituto Salisburgese per urbanistica e abitare; ed include i principi della “European Chart for Sustainable Tourism” (ECTS) nella progettazione di prodotti turistici innovativi, per cui si svilupperà un toolkit per il turismo sostenibile. L’area operativa del progetto, che avrà durata di 30 mesi, comprende siti d’interesse naturalistico (parchi naturali, paesaggi ecc.), culturale e storico meno conosciuti, ma non per questo turisticamente meno attrattivi. Le risorse finanziarie provengono dal Programma di cooperazione europeo transfrontaliera Interreg V-A fra Italia Austria, con l’obiettivo specifico di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale e culturale dell’area.

L’investimento complessivo è pari a poco più di 873 mila euro, che permetteranno la valorizzazione di 6 siti di interesse naturale e culturale che saranno compresi nei nuovi Prodotti Turistici Integrati e che verranno progettati e promossi. Saranno inoltre creati 6 nuovi prodotti per la valorizzazione dell’attrattività del patrimonio naturale (vacanza attiva, trekking, cicloturismo, sport acquatici, wellness) e culturale (enogastronomia, artigianato, architettura storica, paesaggio, ecc.). Le attività vedranno coinvolte almeno 21 imprese nella partecipazione dei tavoli di progettazione partecipata e ai workshop sul miglioramento della qualità.

* Il concetto di turismo sostenibile è stato introdotto nel 1988, circa un anno dopo la definizione di sviluppo sostenibile, dall’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto); indica un modo di viaggiare rispettoso del pianeta, che non altera l’ambiente – naturale, sociale e artistico – e non ostacola lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Veneto Agricoltura cambia ufficialmente veste, da azienda ad agenzia per l’innovazione nel settore primario

Alberto Negro Direttore Veneto AgricolturaCon l’inizio del 2017, si è attuata la legge n. 37 approvata dal Consiglio Regionale del Veneto il 28 novembre 2014 e l’ente Veneto Agricoltura è passato ufficialmente da Azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agroalimentare ad Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario. A dirigerlo, Alberto Negro, nominato lo scorso 22 luglio, che ha ultimato il processo di liquidazione della vecchia Azienda.

Cosa è chiamata a fare l’Agenzia Veneto Agricoltura? La legge lo precisa: è un ente strumentale della Regione del Veneto, che svolgerà attività di supporto alla Giunta Regionale nell’ambito delle politiche che riguardano i settori agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca. Inoltre si dovrà occupare di ricerca applicata e sperimentazione finalizzate al collaudo e alla diffusione delle innovazioni tecnologiche e organizzative volte a migliorare la competitività delle imprese e delle filiere produttive, la sostenibilità ambientale, nei comparti agricolo, agroalimentare, forestale e delle pesca. E anche diffusione, supporto e trasferimento al sistema produttivo delle innovazioni tecnologiche, organizzative, di processo e di prodotto, ivi compresi i processi di valorizzazione e certificazione della qualità, anche avvalendosi di strutture produttive private rappresentative delle diverse realtà produttive del territorio regionale; salvaguardia e tutela delle biodiversità vegetali e animali autoctone di interesse agrario, naturalistico e ittico nonché gestione del demanio forestale regionale.

Risorse economiche e umane rimangono le stesse. L’ente ha inoltre il ruolo di raccordo fra strutture di ricerca e attività didattiche e sperimentali degli istituti di indirizzo agrario, presenti sul territorio regionale, al fine di trasferire e testare la domanda di innovazione proveniente dagli operatori. All’Agenzia, la Giunta regionale potrà affidare l’attuazione di progetti (comunitari, statali, interregionali e regionali) in materia agricola, agroalimentare, forestale e della pesca. Un programma impegnativo che la nuova Agenzia dovrà realizzare con le risorse economiche e umane della vecchia Azienda.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

21-23 settembre 2016, a PadovaFiere la 67a edizione di Flormart. Nell’occasione, Argav s’incontra per il Direttivo.

florovivaismoDal 21 al 23 settembre torna a PadovaFiere Flormart, 67a edizione del salone del florovivaismo, giardinaggio e architettura del paesaggio. Tra gli appuntamenti in programma, ne segnaliamo alcuni a carattere agro-ambientale.

Educazione al territorio. Giovedì 22 settembre Anbi Veneto e rete delle scuole agrarie e forestali del Triveneto firmano un protocollo d’intesa. Gli obiettivi sono quelli di promuovere negli Istituti agrari l’educazione alla tutela del paesaggio, della biodiversità, dell’uso corretto del suolo e delle risorse irrigue. Si stimolerà la conoscenza del territorio del Veneto, le sue fragilità e il fondamentale ruolo rivestito dell’agricoltura. Si elaboreranno quindi per gli studenti metodologie di apprendimento attivo con utilizzo di attività laboratoriali, attività di alternanza scuola-lavoro e sperimentazione diretta di processi ecologici. Queste attività porteranno a realizzare progetti sperimentali di ricerca-azione che potranno essere utilizzati come modello di educazione all’uso corretto del territorio da parte di altre strutture educative e formative regionali e nazionali. “La firma di questo protocollo è oggi più che mai di particolare importanza. In Europa, in Italia, ma soprattutto in Veneto sono noti gli effetti di un eccessivo consumo del suolo e dei cambiamenti climatici. Oggi è necessario avviare una gestione della risorsa idrica che agisca in prevenzione e solo trasmettendo una maggior conoscenza del territorio si può realmente avviare un corretto processo educativo”, dichiara al proposito Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto.

Gli appuntamenti di Veneto Agricoltura. Sempre per giovedì 22 settembre, l’Agenzia regionale propone alle ore 11:00 un workshop dal titolo “Le infrastrutture verdi: uno strumento per ricucire il territorio” su come un nuovo tessuto agroforestale può cambiare il paesaggio e l’economia dei nostri territori nei prossimi anni, con due interventi: “Infrastrutture Verdi: Percorsi tematici ed Esperienze di Veneto Agricoltura” a cura di Federico Correale Santacroce (Veneto Agricoltura); “Le Infrastrutture Verdi e la Tutela della Biodiversità” a cura di Giustino Mezzalira (Veneto Agricoltura). Si parlerà anche delle esperienze avviate nell’azienda pilota e dimostrativa “Diana” (Bonisiolo di Mogliano V.to, TV) e presso ilCentro Vivaistico e per le Attività Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI), sui temi più “caldi” sul fronte del cambiamento climatico e della mitigazione degli impatti attraverso l’agricoltura e le “Infrastrutture Verdi”.

Direttivo Argav. In occasione di Flormart, i consiglieri Argav si riuniranno per il direttivo all’interno della fiera mercoledì 21 settembre a partire dalle ore 17, con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, prossime attività, varie ed eventuali.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto/Veneto Agricoltura

Agroalimentare Veneto 2015, “ebbro” di vino ma “a secco” in altri settori

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2015 è stimato in 5,5 miliardi di euro, in leggero calo rispetto al 2014 (-2,2%). È uno dei dati più salienti emersi ieri a Legnaro (PD), nella conferenza stampa in cui l’agenzia regionale Veneto Agricoltura ha presentato i dati definitivi 2015 dell’agroalimentare veneto.

Luci e ombre. “Se da una parte il comparto del vino vola, sia sotto il profilo della produzione che dell’export, altri settori, in primis quelli della zootecnia e dell’ortofrutta, per motivi diversi, evidenziano notevoli sofferenze”, ha esordito nel presentare i dati l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan. “La Regione – ha ricordato Pan – sta facendo la sua parte, non perdendo mai di vista gli obiettivi principali, quali la redditività delle imprese agricole, la loro innovazione, il ricambio generazionale che, grazie al nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2020, stiamo cercando di rafforzare”. Nel presentare il neo direttore generale Alberto Negro, ingegnere con lunga esperienza nel settore privato, Pan ha indicato la strada che egli dovrà seguire, portando Veneto Agricoltura ad essere sempre più al servizio dell’innovazione dell’impresa agricola veneta. L’incontro si è comunque focalizzato sull’andamento dei diversi comparti agricoli veneti che, come accennato, nel 2015 sono saliti in altalena.

Tra produzione e prezzi in calo (non per il vino), spunta la multifunzionalità. “Il fattore principale del leggero calo del valore della produzione agricola – ha sottolineato Alessandro Censori, di Veneto Agricoltura – proviene dalla discesa di produzione e di prezzo delle principali colture erbacee e la flessione del settore zootecnico (per il ribasso delle quotazioni del latte); compensato però dall’incremento di produzione e di prezzo dei prodotti vitivinicoli”. Ecco un dato importante nella lettura della Congiuntura agroalimentare veneta 2015. Ad un’area che possiamo chiamare “tradizionale” in difficoltà (anche storica) si contrappone una più “dinamica”, con al vertice il vitivinicolo, più performante. L’analisi dei dati mostra ancora in aumento, sia nella quantità che nel prezzo, le attività di supporto al primario regionale (contoterzismo, manutenzione del verde, attività post-raccolta, ecc.) a dimostrazione di come la multifunzionalità sia uno strumento sempre più diffuso tra le aziende agricole.

Continua la diminuzione delle aziende. Nel 2015 il numero di imprese agricole risulta di 64.950 aziende, -1,6% rispetto al 2014. Ma qualcosa sta cambiando. Si confermano infatti in crescita le imprese agricole costituite nella forma di “società di persone” (+1%) e soprattutto in quella di “società di capitali” (+4,6%), che insieme  rappresentano il 15,5% del totale delle aziende agricole regionali; mentre (inesorabile) prosegue la diminuzione delle “ditte individuali” (-2,1%), l’83,8% del totale.  Anche gli addetti sono scesi a 62.551 unità (-0,7%): quindi cala in misura rilevante il lavoro “indipendente”, che pur restando la parte preponderante degli addetti del comparto (circa il 58%) presenta una flessione del -15,9%, mentre sono in forte crescita gli occupati dipendenti (+32%).

Andamento climatico. Il 2015 è stato più caldo e secco rispetto alla norma. Le anomalie termiche più significative hanno caratterizzato tutto l’anno meno la primavera. Cereali e colture industriali. Il meteo anomalo ha penalizzato mais e soia, le principali colture del Veneto per estensione (rispettivamente 229.000 e 134.000 ettari), con diminuzioni di resa intorno al -20% e conseguente flessione produttiva; medesima sorte ha subìto la barbabietola da zucchero. Annata invece moderatamente favorevole per riso, tabacco e per cereali autunno-vernini come frumento duro (che ha triplicato la superficie coltivata) e orzo; per frumento tenero, girasole e colza invece contrazione di investimenti e produzione. Da notare che, con la globalizzazione dei mercati delle commodity, le abbondanti disponibilità di prodotto e l’elevata quantità di scorte presenti a livello internazionale ha condizionato i mercati nazionali deprimendo i listini e determinando quotazioni negative per quasi tutte le colture citate.

Colture ortofrutticole. La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2014, pari a circa 26.000 ettari. Crescono le coltivazioni orticole in serra (+7%) ma diminuisce la coltivazione di piante da tubero (-12%). Aumenta la resa per patata (+6%), radicchio (+25%) e fragola (+14%); cala per lattuga (-17%) e pomodoro da industria (-20%).  Continua la crisi della frutticoltura, specie quella estiva, con conseguente “ridimensionamento”; comunque l’annata è stata favorevole: produzione in crescita per pesco (+15%), actinidia (kiwi, +10%), melo (+4,4%), pero (+3,7%); non per il ciliegio (-27%). Più prodotto equivale però a calo delle quotazioni: pesche (-38%) e mele (-15%). Bene l’olivicolo (+45%) dopo il disastroso raccolto 2014.

Florovivaismo. Continua qui la “moria” delle aziende agricole (-2,3%) e delle superfici investite (2.750 ha, -3,4%). La produzione, soprattutto quelle di piante ornamentali, è stata influenzata dall’andamento climatico a seconda della stagionalità, ma nel complesso le rese sono rimaste sostanzialmente invariate e la produzione complessiva si è solo leggermente ridotta (1,4 miliardi di piante, 1,3%).

Vitivinicoltura. Annata particolarmente favorevole, con vendemmia abbondante e raccolta record pari a 12,5 milioni di quintali di uva (+20% rispetto al 2014) e un volume di vino di 9,7 milioni di ettolitri (+18%); prezzi delle uve in aumento su tutte le piazze e per quasi tutte le tipologie considerate. La media regionale delle quotazioni osservata nel 2015 è salita a 0,65 euro/kg, in aumento del 14,7%. In aumento anche la superficie vitata, salita a 80.500 ettari. E cresce anche l’export: Veneto, +10% in valore e +3,6% in quantità, trascinato dal boom del Prosecco sui mercati internazionali (+30% circa sia in valore che in quantità).

 Zootecnia. Non si può dire lo stesso del settore zootecnico. Bene la produzione di latte in Veneto (+2,7%), ma son crollati i prezzi alla stalla (-13%), con conseguente forte calo del valore della produzione ai prezzi di base (-9%). In sofferenza anche i consumi interni di formaggi e latticini, ad eccezione dello yogurt, l’unico dato positivo è il parziale calo dei costi alimentari. Anche la carne bovina ha sofferto del calo al consumo e il ricavato spesso ha coperto poco più dei soli costi espliciti; la contrazione produttiva in Veneto è stata del -3%, con “frenata” quindi anche della dinamica dei ristalli importati (-3,2%). Il comparto suinicolo ha subìto una forte contrazione delle quotazioni di mercato (-7,4%) condizionate da un eccesso di produzione e dalla pressione della disponibilità estera. Anche qui i consumi sono risultati in discesa. Bene la produzione di carne avicola, aumentata del +4,1%, (specie quella di pollo), ma sono diminuite le quotazioni di mercato che complessivamente hanno favorito la tenuta dei consumi.

Pesca e acquacoltura. Timidi segnali di ripresa per il settore ittico veneto: dopo il notevole calo osservato dal 2001 (-42%), la flotta peschereccia veneta è salita a 654 unità, mentre la produzione locale conferita ai mercati ittici del Veneto ha registrato un incremento di quantità e valore pari a circa il +6,5% su base annua. In crescita anche la produzione di molluschi bivalvi (+6,6%). Considerando il transito di prodotto sia locale che nazionale ed estero, l’analisi dei mercati ittici regionali evidenzia un aumento del +3,2% del quantitativo commercializzato e un incasso complessivo pari a 114 milioni di euro (+2,5%).

Industria alimentare. Nel 2015 il numero delle Industrie alimentari venete attive è leggermente salito a 3.720 unità (+1,4%). Buoni gli indici: produzione +3,5%, fatturato +2,9%, ordinativi interni +3%, ordinativi esteri +5,1%, occupazione +0,5%. Import/Export. Il deficit nel 2015 è più che dimezzato, scendendo a 464 milioni di euro (-54,7%) in seguito a un aumento più che proporzionale delle esportazioni (+12,1%) rispetto alle importazioni (+1,4%). Il significativo incremento delle esportazioni è dovuto principalmente ai prodotti per l’alimentazione degli animali (+21,9%), prodotti di colture permanenti (+21,1%) e piante vive (+20,4%); rilevanti anche le variazioni positive di carni lavorate e conservate (+19%), prodotti di colture agricole non permanenti (+12,4%), prodotti da forno (+11,5%) e bevande (+10%), le quali rappresentano il 35% del totale delle esportazioni agroalimentari del Veneto.

Primi risultati 2016. Le prime indicazioni raccolte presso gli operatori locali sulle intenzioni di semina per la nuova annata agraria evidenziano una ripresa degli investimenti a frumento tenero e duro e orzo, rispettivamente +10/15%, +50%, +10%. Sugli stessi livelli del 2015 le superfici a barbabietola da zucchero e soia; in ulteriore diminuzione gli ettari coltivati a mais (-5/10%). Andamento altalenante dei prezzi nei primi mesi del 2016, su livelli comunque inferiori a quelli del 2015 per il frumento tenero; per mais e soia invece aumenti del 30% e del 10%. I settori vitivinicolo e frutticolo in generale stanno risentendo dell’anomalo meteo di maggio e soprattutto di giugno, con  basse temperature e piovosità elevata. Si registrano raccolti compromessi a causa di grandinate, un’elevata pressione di malattie fungine e danni da insetti che hanno particolarmente danneggiato ciliegie e pesche, soprattutto per le varietà precoci. Per quanto riguarda la vite, il quadro fitosanitario è caratterizzato da una forte pressione di peronospora, che richiede ripetuti trattamenti antiparassitari.

Export. I dati relativi al primo trimestre 2016 per i vini nazionali indicano un calo dei vini in bottiglia in valore (-0,6%) e in quantità (-4,9%), mentre risultano ancora in notevole crescita gli spumanti (+21,4% in valore e +26,1% in quantità). Sembra pertanto proseguire di buon passo il successo del Prosecco all’estero, sebbene le tensioni sui mercati finanziari e la svalutazione della sterlina in seguito al Brexit potrebbero creare difficoltà alle esportazioni verso il Regno Unito, che nel 2015 è stato il principale importatore di vino dal Veneto in termini di valore. Nel primo semestre 2016 è continuato il calo dei prezzi del latte crudo alla stalla scesi su livelli mediamente prossimi a 33-32 euro/100 lt (IVA esclusa), subendo l’andamento negativo delle quotazioni dei maggiori paesi produttori di latte europei. Quotazioni negative anche per i principali formaggi DOP veneti, soprattutto per l’Asiago e il Montasio; meno accentuato il ribasso per il Grana, più stabile il prezzo del Piave. Il comparto veneto della carne bovina risulta ancora caratterizzato da una “situazione recessiva”: stabili, o tendenti al ribasso, le quotazioni degli animali da macello e dei ristalli. Male anche il comparto dei suini pesanti, penalizzato sia dal calo delle quotazioni, sia dall’aumento dei costi alimentari osservato negli ultimi due mesi. Gli avicoli infine, purtroppo, non mostrano segnali di ripresa.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura